Direttore: Fabio Marri

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La gara di sabato 26 maggio alle 17 (quando per la prima volta la temperatura ha raggiunto i 30 gradi), ha funto da apripista per il trofeo podistico del Frignano, senza valere per la classifica tranne che per la simbolica assegnazione della maglia, di cui i primi classificati di oggi potranno fregiarsi alla tappa d’esordio effettivo.

Percorso dichiaratamente più lungo di quelli solitamente tracciati nelle gare consorelle: quasi 11 km, circa  metà su sterrato,  con un dislivello di 460 metri, partendo dai 550 metri slm di Prignano, scendendo quasi al fondovalle Secchia, 255 metri, dopo 2.8 km (dall’abbondante servizio fotografico di  Teida Seghedoni, vedere le foto 78-85), e poi risalendo verso due cime principali con un’altezza massima di 665 metri al km 9.4 (la salita appare alle foto 444-445), per ridiscendere infine alla partenza. La durezza delle salite ha costretto molti ad andare di passo per lunghi tratti, anche fra i competitivi (vedi foto 219 e dintorni). Ma bastavano le discesine per far ritrovare il sorriso a raggianti podiste come nella foto 369-370, lei in accenno di deshabillé e tutta protesa a raggiungere il fidanzato che (impossibilitato a seguirla in bicicletta) l’aspetta alla base.

Non moltissimi i partecipanti: compresi i non competitivi, impegnati anche sul giro breve di 4 km, e verosimilmente anche compresi alcuni che non hanno corso affatto (compensati, peraltro, da quanti hanno corso senza spendere nemmeno l’euro e mezzo del pettorale), sono stati conteggiati in 419, con il Cittanova che da solo ne ha ‘ingaggiati’ 90, seguito dalle due principali società amatoriali della vicina Sassuolo, che hanno iscritto in totale 71 podisti. I competitivi classificati sono 85, di cui 16 donne, cifre che probabilmente cresceranno quando le classifiche conteranno sul serio.

Solita sagra dei partenti anticipati che non si degnano nemmeno di spillarsi un cartoncino sulla maglietta: il primo con un pettorale non competitivo appare dalla foto 131, il primo competitivo (che poi è stato il vincitore Alessandro Donati, classe 1985, con due minuti e mezzo di vantaggio sul compagno di squadra Alessandro Venturelli) fa invece la sua comparsa dalla foto 153; la prima donna (la immancabile, in gare di questo calibro, Laura Ricci) è dalla foto 205; mentre, per esempio alla foto 334, si ‘ammirano’ i sorpassi in slalom che i competitivi devono fare sugli anticipatori.

Consistenti i cartoni alimentari che hanno premiato i primi 5 uomini e donne; per tutti gli altri, una confezione di crescentine che, oltre all’eccellente organizzazione, ripaga ampiamente dell’euro e mezzo speso,  per chi l’ha speso.

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Costruire una corsa "per tutti" non è, né mai sarà, una cosa agevole, ma va detto che l’Associazione “Albero dei Bambini”, ben coadiuvata dalla corazzata trail di Mud & Snow, è molto vicina a tale traguardo.

La quinta edizione della CorriMarano, domenica 13 maggio, ha offerto l’opportunità di scegliere il tipo di percorso che più si confaceva alle proprie caratteristiche: partendo dal “Tre Croci Trail“, gara competitiva di 18 km con 800 mt. di dislivello positivo, potendo optare poi per un trail non competitivo di 13 km, o una camminata da 9 km, entrambi con dislivelli contenuti e senza tratti particolarmente impegnativi. Nel pomeriggio infine un affollato mini trail per i più piccoli.

La pioggia dei giorni precedenti ha contribuito a mettere un po’ di “pepe” sul percorso, creando quel tanto di fango che rende impegnative le salite e forse ancor di più le discese, particolarmente quella al 13° km che, per il fondo scanalato da profondi solchi, ripidità e fango estremamente fluido ha contribuito a lasciare il segno sul fondo schiena di molti concorrenti, tra i quali pochissimi dotati di bastoncini e non tutti calzati con scarpe A5 da trail. Due elementi che sul percorso potevano fare la differenza, come nell’imbuto al 3° km dove un breve ma assai ripido strappo in salita ha costretto a una discreta attesa mentre chi precedeva annaspava nel fango con continui scivoloni all’indietro; personalmente ho percorso il km contenente quel tratto in quasi 16 minuti contro i 9/10 che avrebbero costituito la norma: va ben sottolineato che comunque non sarei arrivato ”a podio“.

La giornata di vento e sole ha permesso belle vedute sulle vette appenniniche e sulla più prosaica pianura costellata di fabbriche di piastrelle: va comunque dato atto che partendo dai 140 metri slm di Marano e raggiungendo crinali che non hanno superato i 300 mt, se non di poco, la gara era ben congegnata con lunghi tratti che non hanno fatto rimpiangere quote maggiori se non per la temperatura, che si è mantenuta elevata su tutto il percorso, sentieri mono traccia, strade forestali, e in particolar modo alcuni tratti di sottobosco che si sono rivelati assai godibili con alternanza di brevi salite e discese nel più classico stile “mangia e bevi “.

Ristori ai punti giusti e più che forniti, considerando un percorso di soli 18 km, controlli e volontari in numero adeguato, compresi alcuni motociclisti pronti ad intervenire sui tratti più sconnessi in caso di necessità.

Pacco gara per la competitiva che, pur non coprendo il costo di iscrizione come dichiarato da qualcuno, era di buon livello considerando che si correva con molto meno dell’ormai canonico €/km.

Sul pasta party, facoltativo come sempre dovrebbe essere, non posso esprimermi avendo preferito reintegrare in una delle numerose trattorie presenti in zona.

A quanto dichiarato dallo speaker alla partenza erano 170 i competitivi sui 18 km (156 classificati, di cui 30 donne) e oltre 200 sui percorsi minori, sicuramente un buon risultato in una giornata ricca di gare in località limitrofe che sicuramente hanno goduto di promozioni social e sponsor societari di maggior rilievo.

Una menzione al vincitore Matteo Pigoni, in 1h 24’, e alla mamma volante e sempre sorridente Sonia Del Carlo, prima delle donne in 1h 52’. Due note di colore: le prime tre donne si chiamano tutte Sonia, pareggiate – ma discendendo molto la classifica – da tre Monica; e poi, devo dire che incrociare il buon Matteo nel tratto in discesa/salita che veniva percorso sia in andata che in ritorno, posto (credo) verso la metà gara, mi ha ispirato un momento di meditazione in considerazione che lui, in salita, correva più forte di me in discesa… dama e scacchi sono sempre più vicini!

NdD: Ho partecipato anch’io al trail (vigliaccamente, nella sezione non competitiva), dopo aver corso nel 2016 il “mezzo trail” di allora, circa 15 km più agevoli e per circa metà su strade asfaltate. Questa volta i km su asfalto probabilmente non superavano i 4-5, ma forse avrei gradito anch’io di restare sulla strada, al km 2.5 in salita verso Campiglio di Vignola, anziché essere dirottato su un sentiero parallelo, stretto e scivoloso, dove la mia media (complici le lunghe soste forzate) è salita ai 30’ / km rispetto ai 6 del km precedente.
Condivido il discorso sugli scenari ammirati, soprattutto tra il km 5 (zona di Villabianca, già meta di una memorabile crono in salita ora dimenticata da tutti) e il 10-12 (zona del suggestivo borgo di Denzano, appena oltre le Tre Croci di cui al titolo): da un lato Castelvetro, Puianello e le più lontane colline di Sassuolo e della valle del Secchia; dall’altro, la valle del Panaro e le alture che ci separano dal bolognese (Guiglia e oltre); in fondo, il Cimone striato di neve. Una occasionale e fascinosa compagna di corsa in quei tratti mi ha chiesto se avevo un telefonino: non per fotografare lei, ma le bellezze naturali che appunto stavamo gustando. Purtroppo non l’avevo, perché anche la compagna di gara ci avrebbe fatto la sua figura…
Questa gara può pure considerarsi una sorta di avviamento al trail per chi non ci si è mai accostato, e che (a quanto sentivo negli spogliatoi dopo la gara) ha sofferto in particolare le discese fangose (una delle quali era comune anche ai 13 km, quelli prescelti dai meno esperti). Ma da un organizzatore che si chiama Mud & Snow non si poteva pretendere di meno…
Quanto alle scacchiere in attesa, Massimo può al momento restare sulla breccia: finché ci resto io, che qui gli ho reso un quarto d’ora (non solo per essermi fermato a fare due chiacchiere con l’organizzatore Checco nel punto del bivio fra i 13 e i 18 km), può continuare a correre e a raccontarlo, come il sottoscritto fa da 45 anni, dopo averne viste di meteore che per un paio di stagioni mi hanno dato la polvere, e adesso vengono alle camminate trascinandosi sul percorso corto ... [F.M.]

 

Podio maschile

1             206         PIGONI                MATTEO                         3 T BALDARO ASD                1974      VAM     1:24:19

2             204         GHEDUZZI          ROBERTO            TEAM MUD & SNOW     1995      SAM      1:32:40

3             118         VECCHIE'             PIERGIORGIO    TEAM MUD & SNOW     1971      VAM     1:35:30

 

Podio femminile

 

1             113         DEL CARLO         SONIA       TEAM MUD & SNOW              1974      VF          1:52:19

2             134         MONARI             SONIA       INDIVIDUALE              1972      VF          2:01:25

3             169         UGOLINI             SONIA         FRIGNANO ATL.        1971      VF          2:03:21

 

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I 665 competitivi classificati di questa 44^ edizione della classica gara ideata nel 1973 da Gigliotti e Finelli segnalano una discreta ripresa numerica, dai miseri 535 dell’anno scorso, anche se non sfiorano nemmeno gli 896 del 2016 e i 746 del 2015 (e non parliamo di quando i classificati erano duemila o più, ai tempi che non c’erano tutte le balle odierne di tessere e certificati medici ecc. – lo scrivo, casomai questo pezzo cadesse nelle mani della ministra della salute Beatrice Lorenzin, elettoralmente paracadutata a Modena e dunque venuta ieri a studiare la città che dovrebbe votarla, e a rivolgere il suo augusto messaggio ai podisti).

E aggiungo che comunque la Lorenzin era la meno peggio tra i politicanti venuti alla sagra di Modena, in prima fila alla messa vescovile della mattinata, e in parte poi alle premiazioni della gara nel pomeriggio. Penso che (se andrò a votare) voterò qualcuno, uno qualunque, ma purché non abbia partecipato a queste farisaiche profanatrici esibizioni. Almeno avessero corso i 3 km; ma forse ne andava della loro dignità.

Curiosamente, 665 furono pure i classificati della Corrida 2013, e 667 nel 2014: dunque il podismo nostrano è fatto a scale, ma tanto su ormai non ci si va più; difficilmente quantificabili i non competitivi (tra cui il sottoscritto: scusate, ma che il mio aereo da Miami arrivasse in tempo l’ho capito solo quando mi hanno riconsegnato le valigie all’aeroporto di Bologna, due ore prima del via della Corrida): i giornali parlano di cinquemila totali, non si sa se secondo la questura o secondo i sindacati. La mia impressione, a puro naso e per giunta con l’intronamento da fuso orario, è che alla partenza all’ora giusta non fossimo più di 2000-2500. Già, perché c’è anche chi parte prima (sembra di capire che un gruppo bolognese di una trentina di partecipanti sia partito in massa una mezz’ora prima, celebrandosi poi nel consueto autoritratto dove leggiamo tra l’altro che “il percorso di oggi risulterà essere molto simile a quello odierno”); e a questi va aggiunta la consueta dose di portoghesi o di quanti in ogni caso non hanno ritenuto opportuno di esporre il pettorale, nemmeno quello da 5 euro: guardate le foto della Teida e cercate uno che somiglia molto a Fausto Coppi, celebre scroccatore di pettorali di maratona (ma almeno quelli li indossa); e con lui ce ne sono tanti altri. Devo però dire che uno beccato due anni fa a correre senza pettorale, e da me denunciato su queste pagine, stavolta l’aveva. Quante me ne ha dette e me ne ha fatte dire! Però si è messo in regola; sia lui, sia l’altro tipo che di solito prende il pettorale economico poi fa la corsa lunga: oggi aveva un bel numero competitivo da 15 euro (riprenderà a risparmiare la prossima volta?).

Modena - Corrida di San Geminiano

Nel settore dei top (quelli che il pettorale non lo pagano, anzi sono pagati per venire qui), è dal 1995 che non vince un italiano (l’ultimo si chiamava Stefano Baldini): la novità è che oggi non ha vinto un keniano ma, per la prima volta, un etiope, Haile Telahun Bekele, 19 anni, in 38:17, un minuto abbondante sopra il record su questo tracciato, e comunque un minuto e mezzo prima dei ruandesi secondo e terzo (sul cognome impronunciabile del secondo ha fatto le sue ironie l’informatissimo Marescalchi in sede di premiazione). Primo italiano, il pavullese Simone Colombini “in grande spolvero” (come scrivono le gazzette tirando giù la polvere a frasi di cui non conoscono il significato); poco dietro, il compaesano Alessandro Giacobazzi recente trionfatore in maratona a Torino.

Tra le donne, si conferma la valanghinetta rosa, nel senso che alla vincitrice del 2017 Sara Galimberti è succeduta oggi Anna Incerti, che aveva già vinto dieci anni fa in 42:28 e a cui oggi sono bastati tre minuti in più per salire sul primo gradino del podio (come si suol dire: perché alle premiazioni il podio proprio non c’era), superando nel finale la keniana Jeruto Lagat. Podio virtuale completato dall’altra modenese Francesca Bertoni, terza: ma in effetti le straniere qui erano scarsine, in tutti i sensi: sono lontani i tempi di Rita Jeptoo o delle varie Jelagat. E anche la lunghezza complessiva lascia dei dubbi: ufficialmente si dice 13,350, sta di fatto che il cartello del km 13 è ad almeno 500 metri dall’arrivo (resta poi da fare anche un quarto di giro dell’ippodromo, cioè 250 metri), quando ai tempi che la Corrida sullo stesso percorso era ufficialmente quotata 13,274, il cartello dei 13 era affisso sul pilastro d’accesso all’ippodromo, una cinquantina di metri prima dell’ingresso in pista. A me il Gps dà 13,600.

E arrivano via via tutti gli altri, come dicevano i telecronisti delle volate in gruppo al Giro d’Italia: e se alcune foto del mio quasi omonimo, e fedelissimo tosco, Fabio Marranci mostrano lo sforzo dei migliori sul doppio cavalcavia di Cognento (km 6/8), le foto urbane della Teida immortalano (altra frase fatta e con sempre meno senso, in un’epoca nella quale le foto si cancellano ad ogni cambiamento di software) tutti, compreso Giuseppe Cuoghi, ex hockeysta compaesano di Raffaella Pelloni (meglio conosciuta come Carrà); Cuoghi deve essere l’unico ad aver corso tutte le 44 corride (perché l’unico anno che non la corse, venne tanta neve che la gara fu annullata).

E compresa la Lorella detta Lella, che col suo fitwalking arriva sempre e ovunque. E compreso infine (not last & not least) Lolo Tiozzo, patron della Ovunque, con cui ho corso gli ultimi 3 km (ai 5:40”… foto 655 e dintorni) constatando come sia il più popolare tra gli spettatori e anche tra i colleghi podisti, che gli vengono vicini per ricordargli quando li ha portati sulla muraglia cinese o a Petra o a Gerusalemme. Ma al traguardo Brighenti non si accorge di lui perché sta omaggiando Julia Jones.

Premiazioni con la sfilata di politici e vippetti locali, lasciamo perdere: al sindaco in pompa magna, eletto sulla base della promessa del “consumo zero del suolo”, bisognerebbe chiedere cosa significano quei cartelli ai bordi del grande campo verde tra i km 4 e 9 (per i modenesi: tra la Motorizzazione e la zona della concessionaria Piaggio), che annunciano un imminente mega-intervento edilizio; ma la maggioranza dei podisti, piuttosto che ingaggiare battaglie perdute,  se ne sta in piedi nel fondo del vecchio palasport a chiacchierare dei fatti propri e commentare questo evento unico per Modena, e ahinoi finito troppo presto. 

Dai colloqui  apprendiamo che l’unica corsa modenese più antica della Corrida, la Sgambada di Mirandola in programma domenica prossima, non si farà (e la colpa non è della circolare Gabrielli). Il podismo modenese perde il suo vanto che lo rendeva unico in Italia, di non saltare mai una domenica di corsa. Accontentiamoci del mercoledì.

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