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Roberto Annoscia

Roberto Annoscia

21 Aprile - Jackson Kiprop scrive la storia divenendo il primo ugandese a vincere la Nagano Marathon, in Giappone, evento IAAF Bronze Label: Kiprop si afferma in 2:10:39, per soli due secondi su Deresa Geleta, ottenendo la seconda vittoria della sua carriera, dopo quella a Mumbai nel 2013 dove ottenne il PB in 2:09:32.  

Tra le donne s’impone la etiope Meskerem Hunde in 2:33:32 (PB) che precede di 14 secondi la connazionale Chala.

La gara maschile, dopo l’avvio con al comando un folto gruppo di atleti, vede notevolmente ridursi il gruppo di testa a sole sette unità al passaggio alla mezza in 1:04:59. Ulteriore riduzione a quattro atleti al passaggio al 30km, per poi divenire, superato il 35°, un duello tra Kiprorp e Geleta.  

Allo sprint, Kiprop ha la meglio su Geleta precedendolo di soli tre secondi; terzo posto per il giapponese Naoya Sakuta in 2:11:21 (PB). Kering,che vanta un PB di 2:07:11 a Parigi nel 2010, è solo quarto in 2:12:45.

La corsa femminile vede sette atlete in testa fino a metà distanza, poi ridotte a tre al 25° km: la keniana Valentine Kipketer e le due etiopi, Kebene Chala e Meskerem Hunde.

Le tre proseguono insieme fino al 35° quando Kipketer (PB di 2:23:02 ad Amsterdam nel 2013), rallenta e lascia il duo etiope che si avvia verso il successo. Negli ultimi due chilometri, Hunde comincia a staccare Chala, precedendola sul traguardo di 14 secondi. Terzo posto per Kipketer in 2:35:03.

Classifiche:

Uomini
1 Jackson Kiprop (UGA) 2:10:39
2 Deresa Geleta (ETH) 2:10:42
3 Naoya Sakuta (JPN) 2:11:21
4 Alfred Kering (KEN) 2:12:45
5 Asuka Tanaka (JPN) 2:14:35

Donne
1 Meskerem Hunde (ETH) 2:33:32
2 Kebene Chala (ETH) 2:33:46
3 Valentine Kipketer (KEN) 2:35:03
4 Pauline Wangui (KEN) 2:36:02
5 Yumiko Kinoshita (JPN) 2:36:28

Mercoledì, 24 Aprile 2019 14:42

Prato - 31^ Maratonina Città di Prato

22 aprile - Come da tradizione, il lunedì di Pasquetta si è corsa la Maratonina Città di Prato, giunta alla 31^ edizione, organizzata dall’ASD Prato Promozione. 

Giornata climaticamente soleggiata, solo il vento si è dimostrato piuttosto fastidioso in alcuni tratti, con Piazza delle Carceri completamente invasa dagli atleti, e il Castello dell’Imperatore a far da sfondo.     

E, come tradizione oramai consolidata, a farla da padroni sono stati gli atleti africani, che si sono imposti sui 717 finisher. 

Tra gli uomini, vittoria del keniano Sammy Kipngetich (Atletica Saluzzo) in 1h03’54’’, che ha preceduto i ruandesi John Hakazimana (Atletica Castello), secondo in 1h05’06’’, e Felicien Muthira (Italia Marathon Club), terzo in 1h05’45’’. Quarto l’altro keniano Philemon Kipchumba (Atl. Recanati) in 1h07’03”, sul connazionale Dennis Bosire (Atl. Dolomiti Belluno), quinto in 1h10’18”.

Primo italiano, ottavo (settimo uomo), Andi Dibra (GS Il Fiorino) in 1h13’04”.   

Tra le donne, podio interamente keniano con netto successo di Lenah Jerotich (Atletica 2005), in 1h13’02’’, settima assoluta. Seconda Caroline Cherono in 1h15’20’’, terza Vivian Jerop Kemboi (Atletica Castello) in 1h17’48’’. Quarta l’ugandese Adha Munguleya (Atl. Lammari) in 1h20’29”. 

Prima italiana Veronica Vannucci (Atl. Vinci), quinta in 1h20’49”, che si è aggiudicata anche il Trofeo Cna memorial Daniele Biffoni riservato ai primi pratesi (tra gli uomini ha vinto Andrea Brachi, de I Bradipi, 17° in 1h18'12). 

Tra i partecipanti anche il locale Sindaco, Matteo Biffoni, che ha concluso in 2h01’07”, al 557° posto. 

2500 i partecipanti totali alla manifestazione, comprese le varie non competitive e la corsa con il cane.  

 

 

20 aprile - La etiope Afera Godfay e il keniano Felix Kimutai sono i vincitori della 13^ Yellow River Estuary International Marathon (maratona dell'Estuario del Fiume Giallo), evento IAAF Gold Label road race, che si è corsa sabato scorso a Dongying, in Cina. Entrambi i vincitori hanno stabilito i nuovi record della corsa.

La maratona, che solitamente si corre a maggio, ha incontrato condizioni climatiche favorevoli, con temperatura fra i 13 e i 19 gradi ed umidità pari al 50%.

In campo femminile, la 27enne Godfay, che si è imposta in 2:22:41, ha avuto la meglio sulla favorita della vigilia, la connazionale Waganesh Mekasha, ottenendo il primo successo sulla distanza della sua carriera, migliorando il PB (di 2:23:45 stabilito a Shanghai nel 2018) e soprattutto il record del tracciato sinora appartenente a Letebrhan Haylay, qui vincitrice per due volte (con 2:24:45 nel 2018).

La corsa si è sviluppata con il gruppo di testa composto da sette atlete che è passato al 10° km in 34:05 e al 15° in 51:01. Solo dopo il passaggio alla mezza, la 27enne Mekasha, che vanta un PB di 2:22:45 stabilito a Dubai nel mese di gennaio, ha cominciato ad aumentare il ritmo, con la sola Godfay capace di rimanere con lei.  Il duo etiope ha proseguito appaiato per una decina di chilometri, ma la Godfay, in gran forma, è presto rimasta sola, andando a tagliare in traguardo in 2:22:41. Mekasha ha concluso in 2:23:19, anche lei sotto il precedente record della corsa, con la keniana Truphena Chepchirchir a completare il podio, terza in 2:27:52 (PB migliorato di 19 secondi).

Alla sua prima gara in terra cinese, il 30enne Kimutai, in fuga solitaria negli ultimi sei chilometri, si è imposto nettamente in 2:09:23, migliorando il precedente record del percorso stabilito dal connazionale Dickson Kipsang Tuwei nel 2016 con 2:09:27, e anche il PB (2:09:57, ottenuto vincendo ad Istanbul nel 2018).

Il gruppo di testa, composto da 15 uomini, è passato al 10° km in 30:49; progressivamente è andato riducendosi con 11 uomini al comando al 25°. Ma, al 31° km circa, l’allungo del marocchino Hicham Laqouahi (PB di 2:08:35 vincendo alla Oita Mainichi Marathon di Beppu in Giappone due mesi fa), riduce il gruppo di testa di altri quattro atleti. Al 35°, superato in 1:47:56, sono oramai solo quattro a comandare: Laqouahi, Kimutai, l’etiope Fikadu Kebede e l’altro keniano Dominic Ruto.

Un chilometro e mezzo e parte solitario Kimutai, che passato al 40° in 2:02:50, va a vincere esultando con l’indice puntato verso il cielo.  

Kebede (PB di 2:08:27 a Dubai a gennaio scorso) è secondo in 2:09:38, con il 28enne Ruto, terzo in 2:09:43, a soli 35 secondi dal suo PB ottenuto a Roma due anni fa.

Si gareggia anche da squalificati per doping e si vincono premi in danaro?

Sembrerebbe proprio di sì, leggendo i quotidiani keniani che hanno pubblicato una nuova incredibile notizia riguardante  Irene Jeptoo Kipchumba.

Ebbene, la Jeptoo, squalificata fino al prossimo 22 settembre (due anni) per la positività al prednisolone (un glucocorticoide appartenente alla famiglia degli ormoni steroidei molto usato per la sua ampia e potente attività antinfiammatoria), assunto per la maratona di Yuanan (Cina, 19 marzo 2017), questo  giorno di Pasqua ha gareggiato a Kuala Lumpur, nel torneo internazionale KT Tower di Turkish Airlines.

La keniana ha concluso in terza posizione in 13:05 alle spalle della connazionale Ann Njihia, prima in 12:36, e della neozelandese Danielle Nanty, seconda in 12:37, guadagnando un seppur modesto premio in danaro  (2000 ringgit, che dovrebbero essere poco meno di 500 euro).

Il caso è emerso dopo la denuncia su Facebook del manager Aman Yusof, che si è chiesto come una atleta squalificata potesse così liberamente gareggiare ed essere premiata.

A questo punto si sono interessate del caso la Federazione di Atletica keniana (AK) e l’Agenzia Antidoping (ADAK) che stanno indagando sull’accaduto.   

In particolare, il responsabile dell’Agenzia antidoping keniana, Japhter Rugut, ha ribadito che l’atleta fa parte degli atleti squalificati, imputando agli organizzatori il mancato rispetto del protocollo inerente le squalifiche internazionali per doping.

Il presidente della Federazione, Jackson Tuwei, ha promesso che seguirà personalmente il caso, anche per evitare il ripetersi di casi simili.  

 

21 aprile - Brillante vittoria per il 19enne etiope Berehanu Tsegu, con una potente volata finale, nella 14^ Yangzhou Jianzhen International Half Marathon, IAAF Gold Label road race, che si è svolta la Domenica di Pasqua nella città cinese; tra le donne si è invece imposta la 29enne keniana Perine Nengampi, con ampio distacco.  

Il diciannovenne Tsegu, nella seconda mezza maratona internazionale della sua carriera, ha staccato il keniano Moses Kibet negli ultimi 500 metri, tagliando il traguardo in 59:56, a soli quattro secondi dal record della corsa, stabilito nel 2015 dall’etiope Mosinet Geremew, qui per quattro volte vincitore, e a 15” dal suo PB, stabilito a Lisbona, dove terminò secondo, il 17 dello scorso marzo.   

La gara ha visto passare il gruppo di testa composto da venti atleti al 5° km in 14:08, per ridursi a dieci unità al passaggio al 10° km, avvenuto in 28:21. Ulteriore riduzione al 15° km, superato in 43:01, con sette corridori al comando. 

Al 17° km, il keniano John Lotiang (PB di 1:00:09 sempre a Lisbona il mese scorso) il mese scorso, ha aumentato improvvisamente il ritmo, con i soli Tsegu e Kibet che sono rimasti con lui, ottenendo presto un vantaggio di dieci secondi sugli inseguitori.

Ma proprio Lotiang ha ceduto al 19° km, lasciando i due compagni di fuga a contendersi il successo: nell’ultimo chilometro l’azione decisiva di Tsegu, con Kibet che ha chiuso a soli due secondi in 59:58, con Lotiang terzo in 1:00:22.

In campo femminile, Nengampi è riuscita ad imporsi nonostante la grande concorrenza di tante atlete con un personale al di sotto di un’ora e otto minuti, affermandosi in 1:08:04, personal best, ma soprattutto il secondo miglior tempo di sempre in questa mezza, dietro l’1:07:21 stabilito dalla connazionale Peres Jepchirchir nel 2016.

Dopo la prima parte “nascosta” in un gruppo composto da altre sette fuggitive, superata la mezza, Nengampi ha cominciato a staccarsi dalle avversarie, fino ad ottenere il vantaggio finale di quasi un minuto e mezzo.  

Secondo posto per la etiope Birhan Mhretu in 1:09:33 (PB migliorato di 53 secondi), terza ancora una etiope, Bekelech Gudeta dell'Etiopia (ottava ai Mondiali di mezza nel 2018) in 1:09:45.

20 aprile – Il 29enne keniota Asbel Kiprop, campione olimpico e tre volte iridato dei 1500, è stato squalificato per 4 anni per doping in seguito alla positività all’EPO riscontrata in un controllo a sorpresa, fuori competizione, il 27 novembre 2017 a Iten, poi confermata anche dal secondo campione.

Kiprop si è sempre professato innocente, adducendo svariate scuse, dalla produzione di un EPO naturale, dovuta agli intensi allenamenti in altura, all’accusa che i campioni prelevati fossero stati manipolati, ma la AIU (Athletics Integrity Unit) ha respinto le tesi difensive, squalificando l’atleta fino a febbraio 2022. Si attende ora il ricorso al TAS.

Asbel Kiprop aveva vinto l’oro ai Giochi Olimpici di Pechino 2008 sui 1500 dopo la squalifica per doping di Rachid Ramzi. In più vanta tre titoli iridati, sempre sui 1500, nel 2011, nel 2013 e nel 2015.
   

Nuovo caso di doping nel mondo amatoriale: è stata, infatti, sospesa l’atleta Tania Caldarella, classe 1987, siciliana tesserata per l’Atletica Palombella, per positività al betametasone al termine del 6° Trofeo Avis Rosolini, in provincia di Siracusa. 

La novità è che non si tratta di un’atleta di punta: stiamo parlando di un’atleta che ha un personale di 1h00:39 sulla 10km (da sito FIDAL), che ha concluso i 4,4 km della gara in questione in 22:05, 21^ donna, 4^ SF, 69^ nella classifica generale donne + uomini over SM55.

Il betametasone è definito su internet un corticosteroide, molto usato, che agisce riducendo l'infiammazione e modificando la risposta immunitaria dell'organismo, che nella pratica sportiva senza necessità terapeutica costituisce doping.

Vedremo come andrà la questione in sede di successivo dibattimento: il dubbio è se sia doping o disinformazione (compresa la mancata richiesta di esenzioni a fini terapeutici), per intanto l’atleta è sospesa in via cautelare. Di seguito la delibera NADO:

La Prima Sezione del TNA, in accoglimento dell'istanza proposta dalla Procura Nazionale Antidoping, ha provveduto a sospendere in via cautelare la sig.ra Tania Caldarella (tesserata FIDAL) riscontrata positiva alla sostanza Betametasone a seguito di un controllo disposto dal Ministero della Salute (SVD) ex lege 376/2000 al termine della gara “6^ Trofeo Avis Rosolini” svoltasi a Rosolini il 17 marzo 2019.

 

Nella foto si documenta la partenza della gara al cui termine è stato svolto il controllo antidoping alla base della presente sospensione. Ci scusiamo con l'atleta Linda Di Maio, una cui immagine era apparsa in un primo momento, e che è del tutto estranea alla vicenda.

   

14 aprile - La 7^ edizione della Orlen Warsaw Marathon, IAAF Silver Label road race, registra i successi dell’etiope Regasa Mindaye e della keniota Sheila Jerotich.

La gara maschile si è decisa allo sprint con Mindaye che ha prevalso sul keniota Ezekiel Omullo, affermandosi in 2:09:42; in campo femminile, netto il dominio di Jerotich che ottiene il record della corsa in 2:26:06, aumentando decisamente nella seconda parte della gara (negative split) ed infliggendo più di un minuto e mezzo di distacco alla connazionale Antonina Kwambai.

Tra gli uomini, il passaggio al 10° km è avvenuto in 30:28, mentre alla mezza, con il gruppo di testa già ridotto a tre atleti (il campione uscente Omullo, Mindaye e l’etiope Werkunesh Seyoum), si è transitati in 1:04:05, con già mezzo minuto di vantaggio sugli inseguitori tra cui l’eritreo Berhane Tsegay e il polacco Marcin Chabowski.

Nonostante il ritmo si sia un pochino rallentato nella seconda parte, il vantaggio del trio di testa al 30° km è salito ad un minuto, per arrivare ad oltre un minuto e mezzo al passaggio del 35° km, avvenuto in 1:47:31.

Ma Seyoum ha ben presto rallentato, lasciando Mindaye e Omullo a contendersi il successo: i due sono rimasti insieme fino a 300 metri dal traguardo, quando lo sprint dell’etiope ha lasciato dietro il campione uscente.

Mindaye ha così inflitto un distacco di 7 secondi ad Omullo, secondo in 2:09:49, realizzando il nuovo personale (migliorato nettamente il precedente di 2:10:51). Seyoum è giunto terzo, esattamente ad un minuto dal vincitore, in 2:10:42. Quarto posto e titolo nazionale per Chabowski, che ha tagliato il traguardo in 2:13:10.

La gara femminile ha visto da subito condurre un gruppo formato da cinque atlete: le keniote Jerotich, Kwambai e Gladys Yator, le etiopi Fantu Zewude Jifar e Hemila Wortessa; il passaggio alla mezza, in 1:13:09, le vedeva in vantaggio di oltre un minuto sulle inseguitrici.  
Yator e Zewude hanno presto rallentato, imitate da Wortesa: rimaste sole in testa, Jerotich e Kwambai sono transitate al 30°km in 1:44:15, con 42 secondi di vantaggio sulle dirette rivali.

Poco prima del cartello del 35° km, si decide la gara: Jerotich allunga decisa correndo la frazione tra il 35° e il 40° in 17:06. Ormai sicura della vittoria, Jerotich continua a spingere fino a tagliare il traguardo in 2:26:06, che migliora di 19 secondi il precedente limite della corsa, stabilito da Fatuma Sado nel 2015, e il PB (precedente 2:27:34).

Kwambai chiude seconda nell’ottimo 2:27:43, terza è la bielorussa Nina Savina in 2:29:06 (PB), con la ucraina Viktoriya Kalyuzhna, anch’essa al debutto, quarta in 2:30:04. Ritirata la Wortesa.

Il 26° congresso della della European Athletics che si è svolto a Praga lo scorso sabato 13 aprile, al termine delle elezioni per il rinnovo della carica di presidente, dei vicepresidenti e dei membri del consiglio della federazione europea per il quadriennio 2019-2023, ha registrato la conferma al vertice di Svein Arne Hansen, 72enne norvegese, numero uno della EA dal 2015 e candidato unico per la presidenza.

“Sono onorato e orgoglioso, grazie per la vostra fiducia e il supporto”, il primo commento del rieletto presidente, già alla guida della Federazione norvegese.

Vicepresidenti sono stati eletti la britannica Cherry Alexander (50 voti), il bulgaro Dobromir Karamarinov (45 voti) e il ceco Libor Varhanik (29 voti).

Per quanto riguarda il Council, sono stati scelti Slobodan Brankovic (Serbia), Nadya But-Husaim (Bielorussia), Raul Chapado (Spagna), Faith Cintimar (Turchia), Jean Gracia (Francia), Karin Grute Movin (Svezia), Marton Gyulai (Ungheria), Frank Hensel (Germania), Anna Kirnova (Slovacchia), Dimakos Panagiotis (Grecia), Antti Pihlakoski (Finlandia), Sonja Spendelhofer(Austria), Erich Teigamagi (Estonia).

Ennesima sconfitta per la nostra atletica, con Alfio Giomi, presidente della FIDAL, che non è stato rieletto e dopo quattro anni lascia l’incarico di consigliere.

Ancora un nuovo primato maschile mondiale indoor sulla maratona, realizzato come avviene oramai da quattro anni nella Columbia University, Irving Medical Center & NewYork-Presbyterian Indoor Marathon  (che si disputa nell’Armory’s New Balance Track & Field Center di New York), giunta alla quarta edizione, e unico evento di questo tipo: la notizia è semmai che ha resistito quello femminile realizzato nel 2018!

Il 25enne C.J. Albertson ha concluso in 2:17.59 (sembra che abbia corsi gli ultimi 200 metri in 30″4), soffiando il record al secondo arrivato, il 36enne Malcom Richards, che ha completato la distanza in 2:18.47, migliorando a sua volta il precedente limite di 2:19.02. Terzo il britannico Andrew Lemoncello in 2:20.04.

In campo femminile, vittoria per la 36enne Stephanie Pezzullo in 2:42.11, che però non è riuscita a migliorare il record mondiale, anche a causa di problemi ad un polpaccio, stabilito da Lindsey Scherf, con 2:40.55, un anno fa. Seconda è giunta Chelsey Albertson, moglie di C.J. Albertson, in 2:54.26

Ricordiamo che la pista indoor misura 200 metri e che per completare la distanza di 42195 metri occorre inanellare quindi 211 giri, pur con la possibilità di cambiare senso di marcia ogni ora, per evitare infortuni.

I due vincitori hanno entrambi ricevuto il premio di 3000 dollari, ai quali per Albertson si sono aggiunti altri 4000 per aver stabilito il primato mondiale.

Da ricordare che nell’intero week-end si svolge anche la maratona a staffetta, cui hanno preso parte 102 squadre formate da un massimo di otto atleti, con incasso in beneficenza.  

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