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Apr 24, 2018 Giovanni Gadaleta 686volte

Boston 2018: alla conquista della Six Star Medal

L'arrivo bagnato a Boston L'arrivo bagnato a Boston Foto Boston Marathon

Ci avevo già provato l'anno scorso, ma per 18 secondi non ero riuscito ad entrare nella lista dei partecipanti alla Boston Marathon. Invece quest'anno avevo il tempo, ero uno dei "Qualifier" e finalmente potevo coronare il mio sogno… concludere le Six Majors e per di più a Boston con la maratona più prestigiosa. 

Un viaggio iniziato nel 2011 con NY, poi Berlino,Tokyo, Londra, Chicago, non vedevo l'ora di chiudere il cerchio e in questi mesi mi sono immaginato la gara in tanti modi, ma quello che mi aspettava non l'avevo ancora mai provato in una maratona. 

Nei giorni prima eravamo stati allertati per l'arrivo di un clima ostile (ma speri sempre cambi qualcosa), invece le previsioni, oltre ad essere state attese, si sono rivelate ancor più infami. 

La mattina, dopo una notte insonne (continuavo a rimuginare pensieri sull'abbigliamento da tenere per affrontare la corsa), mi dirigo a lasciare la borsa con il cambio per il fine gara e diligentemente mi metto in coda per prendere uno degli school bus che ci porterà a Hopkinton per la partenza. 

Piove già, i sacchetti ai piedi non tengono e ho le scarpe già inzuppate. Arriviamo al villaggio allestito in partenza dove attendiamo ognuno la sua wave, ci sono delle tende ed intorno fango ed acqua ovunque, anche ghiaccio.

Un po' di sconforto l'ho avvertito, non so dove mettermi, ho freddo e devo stare in piedi. Ma il tempo scorre veloce, si scambia qualche battuta con gli altri ed arriva il momento di portarsi in griglia di partenza, hanno chiamato la wave 2 white color. 

Proseguiamo in fila indiana sotto l'acqua incessante, raggiungo il mio cancello, entro, mi spoglio e vengo improvvisamente pervaso da una vampata di calore... Sono entrato in modalità gara, io le due medaglie le voglio. 

La notte insonne mi aveva consigliato alla fine di correre con pantaloncini, maglia termica con manicotti e maglia a manica lunga, in testa uno zuccotto poncho usa e getta e guanti. 

Si parte, la gente sulle strade non manca, faccio i primi 5km veloci quasi a volermi togliere questa "incombenza"... Ma i successi sono duri, i paesi si susseguono così come il percorso ondulato che culmina al 32esimo con la famosa collinetta Break Heart. 

Le gambe sono dure, ghiacciate, le tocco e non ho sensibilità, come le mani, ma tengo i guanti lo stesso. Vento, acqua,freddo per tutto il percorso con scrosci improvvisi ghiacciati. 

Non mi devo fermare altrimenti non riparto, guardo le case ed inizio a fantasticare di entrare e chiedere un ristoro caldo, poi si vedrà, tutte fantasie che mi distraggono... 

Ultimi km, ora il percorso è regolare, inizio una leggera progressione, metto il mio guanto bagnato e ghiacciato sulla schiena di un uomo con la canotta dell'Italia per incitarlo, si gira di colpo e mi incita anche lui. 

In città il frastuono aumenta, continuano ad incitarci, l'acqua non cessa.... ma può anche grandinare, io non mollo! 

Curva, ultimo rettilineo, vedo il traguardo, corro più forte, alzo le mani, lo taglio. 

Finita! Finita! Finita! Finita! Finita! Finita! 

Per un attimo mi manca il respiro, sono emozionato, mi riprendo e vado a farmi mettere le medaglie al collo. 

Poi mantella termica e felice torno a casa, adesso zuppo di emozioni. 

Boston strong! 

Grazie a quanti mi hanno supportato, alla persone che mi fermavano per strada e nei locali: “Congratulations today it wasn't easy".

 

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