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Giu 14, 2018 354volte

San Polo d’Enza–Canossa: seconda "Matildica", speriamo non ultima

Cala il sipario sulla corsa Cala il sipario sulla corsa Italo Spina

13 giugno. Sul sito Uisp “Atleticando”, ma non sul volantino cartaceo (peraltro rarissimo), si presentava come seconda edizione. Non ho trovato quando si sia svolta la prima: lo stesso sito Atleticando, per l’anno scorso, segna sia la classica Vezzano-Canossa (cioè la madre di questa corsa, che però vanterebbe anche una ‘nonna’ nel percorso primitivo della “Matildica” di Montecavolo) annullata un anno fa per pioggia quando eravamo già sulla linea di partenza (“vi vogliamo bene!”, fu il ritornello dell’inappuntabile speaker Brighenti), sia la corsa “di recupero”, disputata il 30 agosto ma con partenza e arrivo dallo stesso castello di Canossa.

Con nostalgia riapro le agende personali e trovo di aver partecipato il 29 giugno 1991 al “4° Palio di Matilde”, con partenza da Vezzano sul Crostolo (versante nord-est della rupe, anziché nord-ovest come oggi), e strada allora in buona parte sterrata, coi suggestivi lumi a petrolio accesi all’imbrunire. Nel 2001 era data come 12° edizione, io stavo alla quinta partecipazione (la gara era stata interrotta e poi ripresa), e Podisti.net aveva vari suoi rappresentanti col pettorale spillato…

Poi la corsa subì varie vicissitudini, il percorso fu cambiato (per un paio di volte si passò anche dal villaggio ‘arancione’ di Votigno, con un avant-indré non molto gradito), la strada venne pian piano asfaltata (ricorrenti frane a parte), un anno arrivammo a Rossena anziché a Canossa, ci furono varie interruzioni che forse non hanno contribuito a ‘fidelizzare’ i partecipanti. Quindi non so a che numero saremmo se agli organizzatori (sempre gli stessi, da Manelli e signora alla Scandianese tutta, dai fratelli Iotti alle dinasty Davoli e Mainini) non piacesse ogni tanto di rinumerare e ricominciare da uno. Nelle accademie ufficiali e in certe riviste solenni sogliono scrivere “numero 25, secondo della quarta serie”, come forse potrebbe farsi in questo caso.

Dato più sicuro, con questa partecipazione penso di essere arrivato a 12: più di me, tra i non reggiani, forse solo Giuseppe Cuoghi, classe 1947, che stavolta ha addirittura rischiato di battermi… Però nel 1991 fummo classificati in 384, adesso eravamo quasi la quarta parte di allora: malgrado la brillante idea di inserire la corsa nel trittico notturno reggiano, che fa venire qua anche dei ‘forzati’ che forse non la inserirebbero se fosse l’unica.

Un’altra ragione del risultato numericamente deludente va forse cercata nei meteo-astrologi, che dal giorno prima hanno cominciato a tambureggiare le loro allerta gialle, e fino alle ore 17 continuavano concordemente a prevedere piogge leggere su San Polo dalle 17, temporali più pesanti dalle 21 (ora d'inizio), e bufere epiche dalle 23. Gli allievi e imitatori della famiglia Giuliacci sono tanti, invasivi e contaballe (se non altro, sulle tv nazionali prosperano le fighette di bella presenza; su quelle locali la tendenza è invece verso il similgay che gesticola); e purtroppo, in questo mondo in cui si crede a tutto, e più coglionate si dicono più si ha successo, trovano dei fedeli credenti anche loro. Quanti sono rimasti a casa?

Io ho deciso di andare, assistendo a San Polo a un tramonto quasi afoso, e durante la salita a una notte stellata come era accaduto raramente durante i 27 anni precedenti. Il percorso, dato di 10,5 km (ma in altre fonti di 10,0) al mio Gps risulta di 9,730; il dislivello in salita sta sui 450 metri, considerando anche la lieve discesa dei km 8-9; più pedalabile rispetto al versante classico, però con un discreto muro ai km 6-7 dopo il passaggio dal villaggetto di Grassano.

Begli scorci panoramici, soprattutto sul castello di Rossena, tutto illuminato e da dove provengono rulli di tamburi per l’ennesima festa pseudo-matildica (è triste invece il buio in cui è lasciata Canossa, essendo da tempo chiuso e in vendita anche l’ultimo bar: che tempi, quando c’era una tavolata gestita dagli alpini e frequentatissima!).

Siamo in pochi, malgrado il costo d’iscrizione abbordabile (5 euro, saliti a 8 negli ultimi due giorni, più eventuali 3 per il ritorno in bus), confortati da un ‘pacchetto-gara’ con l’ennesima bottiglia di aceto balsamico industriale (malgrado i regali fatti ai figli, nella mia cantina ce ne sono attualmente 21) e un cd di musica rock recente. Ma ovviamente quello che conta e che costa è il percorso ben segnalato e protetto dal traffico, l’assistenza medica, i due ristori intermedi e quello finale, il cronometraggio, le trasferte dei cronometristi e giudici e speaker ecc.

La lotta di testa riguarda due habitués di queste gare, Andrea Bergianti che prevale di 5 metri su Luca De Francesco (accreditato dello stesso tempo di 39:16); a un minuto e mezzo Claudio Costi, un altro minuto dietro Gianmatteo Reverberi, che vidi, ragazzino, scalzare Morselli dal trono dei retrorunner nazionali, e ore vedete nella foto 38 di Nerino.

Non c’è nessuna lotta nel settore femminile: quando si iscrive Isabella Morlini, le avversarie prosciuttofile si defilano, mentre una sportiva autentica come la ragioniera e mamma reggiolese Rita Bartoli è ugualmente della partita e ha preso ‘solo’ tre minuti dalla docente campionessa (settima assoluta sotto i 43’: foto 41, Rita alla foto 48). Altri 2 minuti e arriva la terza, Eleonora Turrini che sta proprio a San Polo.

Poi ci siamo noi, venuti più da lontano, come Gianluca Spina, sassolese,  figlio di uno dei due fotografi e di Cecilia, altra assiduissima a queste gare. In 85 stanno sotto l’ora, dopo di che seguono gli ultra-dilettanti col mio altre volte compagno Ideo (foto 128); le nostre lucine sparpagliate si confondono con le lucciole sempre affezionate a questo giro.

In fondo a tutti, risale a passo d’uomo il lampeggiante blu che segue la mamma di Gianluca (la quale oggi fa la scorta al più anziano del lotto, il cioccolatiere formiginese Luigi Bandieri, anni 81), e quattro ‘ragazze’ di Scandiano (la più giovane fa 42 anni), cui si accoda nell’ultimo tratto Francesca Davoli, storica segretaria della maratona di Reggio.

Questa foto, tra quelle inviatemi da Italo (marito e padre, come si diceva; qui sotto nelle foto 3 e 4) ho scelto per la copertina: le ultime arrivate a Canossa, speriamo non le ultime di una bella storia che dura da trent’anni.

 

Servizio fotografico completo di Nerino Carri:

http://foto.podisti.net/p304771829

Classifica:

 http://www.podisti.net/index.php/classifiche/3635-2-san-polo-canossa.html?date=2018-06-13-00-00

 

 

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