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Ago 13, 2018 1549volte

Europei di atletica a Berlino: tiriamo le fila

Partenza della maratona maschile Partenza della maratona maschile Giancarlo Colombo-Fidal

Agli occhi degli sportivi che non si occupano solo di atletica il confronto deve apparire impietoso: nuoto e ciclismo agli europei di Glasgow hanno regalato agli italiani un mucchio di soddisfazioni, e medaglie, per i risultati dell’atletica ci siamo rimasti male, difficile negarlo.

Sono sei le medaglie portate a casa, grazie ad un artificio (perché di questo si tratta) che per la prima volta le assegna anche nella classifica a squadre in maratona, in questo modo da 4 diventano 6 (oro nella maratona maschile e argento in quella femminile). Intendiamoci, il riconoscimento ci sta tutto e andava benissimo assegnare il titolo, come sempre stato, ma la medaglia proprio non ce la vedo. Alla fine comunque poche le medaglie, le aspettative erano ben diverse, anche se adesso i vertici federali si sforzano di dirci che non ne avevano messe in conto un numero maggiore.

Provo a fare la mia personale disamina e dico subito che qualche motivo per consolarci riesco a trovarlo, sia pure dovendoci mettere un certo impegno. Vediamo prima alcuni principali risultati negativi, perlomeno da alcune specialità dalle quali poteva essere legittimo attendersi di più.

Non bene Vallortigara, ha sbagliato “solo” la gara più importante della stagione, e non è poco; Tamberi in fondo forse non è andato male, ma non deve lamentarsi se gli altri saltano più in alto di lui. Non riesco a considerare fallimentare il 5° posto di Tortu. Male la staffetta 4x100 uomini, errore apparentemente banale nel cambio ma che è costato la squalifica. Male la staffetta 4x400 donne, ma in realtà si deve dire male Libania Grenot (nemmeno qualificata nella sua gara individuale), ricevuto il cambio tra la seconda e la terza posizione è scivolata al quinto posto. Una campionessa che molto ha dato all’Italia, ad esempio due ori europei, ma ora a 35 anni forse è giunto il momento di farsi da parte. Così e così la Trost, che continua a saltare molto più in basso di una volta. C’era forse troppo ottimismo intorno a questi atleti? Eppure lo sviluppo della stagione induceva a sperare in meglio.

Bene, o meno peggio, invece un dato forse poco apparente, ma che non deve sfuggire: una dozzina di atleti in finale, da quanto non accadeva? Ci ricordiamo i cappotti di Pechino 2015 e Londra 2017? E sono atleti quasi sempre giovani, il ricambio che aspettavamo forse sta cominciando ad arrivare. Desalu, Tortu, Crippa, Chiappinelli, Cairoli, Osakue, Ojiaku, Pedroso, Mattuzzi sono i primi che mi vengono in mente, ma non sono gli unici. Altro dato: sono 11 i personal best portati a casa, purtroppo negativamente controbilanciati da tanti atleti che hanno corso, lanciato e saltato al di sotto delle aspettative. 

Molto ci sarebbe da dire sulle altre specialità track and field, ma questo è un sito di podismo ed allora concentriamoci sulla corsa, quella che peraltro in fondo ha portato il maggior numero di medaglie (5 su 6, secondo le nuove regole, oppure 3 su 4, in base alle vecchie). L’unica, bella, voce fuori “dal coro” è quella della pugliese Antonella Palmisano, suo uno splendido bronzo nella 20 km di marcia. 

Yohanes Chiappinelli e Yeman Crippa ci regalano il bronzo, rispettivamente nei 3000 siepi e nei 10.000 metri, con prestazioni davvero entusiasmanti. Entrambi chiudono lontani dai loro personal best, ma queste erano gare molto tattiche e dove la vittoria contava più di ogni altra cosa. Poco più che ventenni rappresentano un bel pezzo di futuro nel mezzofondo prolungato.  

Maratona donne: notevole la prestazione di Sara Dossena, lei ed il suo coach mi avevano pronosticato che sarebbe entrata nelle prime sei ed avrebbe realizzato il personal best. Complimenti, obiettivi raggiunti, con nuovo pb di 2:27:53. Grande Catherine Bertone, ottavo posto, continua a correre a livelli altissimi, a Berlino ha corso la sua seconda miglior maratona di sempre (2:30:06), la prima è un 2:28:34, che rappresenta il record mondiale nella categoria W45. Fatna Maraoui, atleta solida ed affidabile, ha fatto il suo e anche qualcosa di più, chiudendo al 14° posto in 2:34:48. A Laura Gotti non è andata bene, non ho notizie su eventuali infortuni o problemi di altro genere, ma bene e da apprezzare che abbia voluto comunque concludere la gara. Una gara vinta dalla bielorussa Mazuronak (2:26:22) nonostante una copiosa perdita di sangue dal naso; anche qui c’è un po’ d’Italia, dato che appartiene alla scuderia di Gianni De Madonna. Al secondo posto bene l’esordiente francese Clemence Calvin (2:26:28), che nello scorso mese di giugno aveva corso una mezza in 1:09:52. Terzo posto per Eva Vrabcova-Nyvltova (2:26:31). 

Maratona uomini: bene Yassine Rachik, italiano dal 2015, atleta che spesso ha avuto difficili rapporti con la federazione di atletica leggera, confidiamo che questo sia un buon punto da cui ripartire; convocato grazie alle sue prestazioni, si porta a casa il bronzo ed il record personale di 2:12:09 (precedente 2:13:22). Bene anche Eyob Faniel, l’allievo di Ruggero Pertile si classifica al quinto posto col tempo di 2:12:43; conoscendo un pochino il ragazzo penso che non sia rimasto soddisfatto, invece dovrebbe essere contento della sua prestazione, è un talento, sono certo che migliorerà e di molto. A mio avviso deludente Stefano La Rosa, che comunque pensando alla classifica a squadre stringe i denti e finisce la sua gara in 2:15:57. Vince la gara il belga Koen Nart in 2:09:51 (record personale, precedente 2:10:16): alzi la mano chi lo aveva pronosticato. Delude le aspettative il super favorito Sondre Moen, addirittura ritirato al km 26. Ancora grande Tadesse Abraham, proprio nel giorno del suo trentaseiesimo compleanno diventa vice campione col tempo di 2:11:14.  

Insomma, tornando all’Italia e …tirando le fila: siamo onesti, pensavamo meglio. Invece siamo sempre qui a guardare il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno, che il presidente della Fidal, Alfio Giomi, cerca di convincere tutti, a cominciare da sé stesso, che in fondo è mezzo pieno. Va tutto bene o quasi, secondo lei, però eviti di appellarsi alla classifica a punti per scalare artificialmente qualche posizione nel ranking. Ma anche di dirci che - ha visto tanto azzurro e non importa il conto delle medaglie - oppure - l’atletica italiana si è svegliata e siamo sulla strada giusta -, fino addirittura al minaccioso - chi ha fallito qui, non avrà altre possibilità -. Sono le stesse cose che ci racconta dal suo primo mandato e, a proposito di possibilità e responsabilità, cominci proprio dalle sue personali.   

 

4 commenti

  • Link al commento Rodolfo Lollini Mercoledì, 15 Agosto 2018 23:58 inviato da Rodolfo Lollini

    Giomi si può attaccare alle medaglie o alla classifica a punti, ma in tutti e due i casi Berlino 2018 è peggio di Amsterdam 2016 che era già stata un' edizione molto modesta per noi...

    Quanto ai cappotti evitati, tipo Pechino 2015 e Londra 2017, stavolta faccio fatica a seguire il collega ed amico Lorenzini: non si possono paragonare manifestazioni mondiali con un campionato europeo!

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  • Link al commento Rodolfo Lollini Mercoledì, 15 Agosto 2018 23:57 inviato da Rodolfo Lollini

    Giomi si può attaccare alle medaglie o alla classifica a punti, ma in tutti e due i casi Berlino 2018 è peggio di Amsterdam 2016 che era già stata un' edizione molto modesta per noi...

    Quanto ai cappotti evitati, tipo Pechino 2015 e Londra 2017, stavolta faccio fatica a seguire il collega ed amico Lorenzini: non si possono paragonare manifestazioni mondiali con un campionato europeo!

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  • Link al commento Mercoledì, 15 Agosto 2018 15:53 inviato da Emilio VERONI

    Il mio commento arriva nel momento in cui sono state ufficializzate le dimissioni di Stefano BALDINI, in aperto contrasto con i vertici politici (GIOMI) e tecnici (LOCATELLI) della FIDAL. Speriamo che lo scossone serva per fare chiarezza una volta per tutte in un sistema deficitario da ogni punto di vista. Per tornare all'analisi di LORENZINI, mi preme sottolineare come anche i risultati apparentemente lusinghieri di alcuni nostri atleti, vadano analizzati in maniera critica perché ben poca cosa sono nel panorama internazionale. In tutta onestà, al momento in Italia ci sono solamente 3/4 atleti di livello internazionale: TORTU, sulla cui gestione troppo conservativa ho già fatto cenno su questo sito, VALLORTIGARA (nel 2018 ha sbagliato solo una gara, seppure la più importante) ed i due marciatori PALMISANO, alla quale comunque manca sempre qualcosa per vincere le gare importanti (l'anno scorso era accreditata ai mondiali della miglior prestazione) e STANO. Gli altri, per un verso o per un altro sono distanti dagli standard richiesti per ben figurare fuori dai nostri confini, compresi i medagliati. Non parliamo poi dei "generosi" CAIROLI (quando l'élite mondiale flirta con i 9000 punti, noi a stento arriviamo ad 8000!!!), OSAKUE (al netto della sin troppo enfatizzata aggressione... basti pensare a quello che è successo pochi mesi fa a BOSSE!!!... con i suoi 59 metri) o MATTUZZI, distante oltre mezzo giro di pista dalle medaglie... E questi sono stati indubbiamente i nostri migliori rappresentanti... vogliamo parlare del settore lanci o salti in estensione?... delle staffette?... insomma... io continuo a rimanere molto preoccupato del presente e futuro dell'atletica italiana

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  • Link al commento Martedì, 14 Agosto 2018 14:24 inviato da Francesco Berrettarossa

    Finalmente un'analisi completa, competente e lucida. In estrema sintesi direi che si sono viste molte cose positive in prospettiva futura. Il bagaglio di talento non manca sul suolo italico. Il problema resta una federazione inadeguata a gestire i talenti e senza idee in termini di reclutamento. Inoltre, come scritto da Fava sul Corriere dello Sport, la FIDAL è un carrozzone mangia soldi. Possibile che federazioni, come quella polacca, con un terzo delle risorse, riescano a portare a casa così tante medaglie? Va rivisto il sistema a partire dai suoi vertici.

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