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Mar 10, 2019 5942volte

Brescia, 17° Brescia Art Marathon

Arrivo insieme, ma distaccati di 6 secondi... Arrivo insieme, ma distaccati di 6 secondi... D. Gianaroli - R. Mandelli

10 marzo - In una bella giornata di fresco sole primaverile (sui 17/18 gradi), sono stati confermati sostanzialmente i dati di partecipazione dell’anno scorso: 820 arrivati (4 in più rispetto al 2018), e aumento consistente nelle gare più brevi: 1781 nella mezza maratona (rispetto ai 1655 dell’anno passato), 863 nei 10 km competitivi contro i 719 del 2018.

Vincitore assoluto l’ugandese Philip Kiplimo con il tempo, decisamente non memorabile, di 2 ore 19’ 02’’, davanti al keniano James Kipleting Corir (2h 20’ 13’’) e all’etiope Mulu Alemneh Alem (2h 24’ 05’’). Primo italiano il quarto, Marco Ferrari dell’Atletica Paratico, con 2h 33’ 41.

Tra le donne ha vinto Vitalyne Jemalyo Kibii (Kenia, 2h 32’ 08’’), seguita da Megertu Tafa Megersa (Etiopia, 2h 36’ 07’’) e da Hanna Kumlin (Svezia 2h 56’ 06’’). Anche qui, prima italiana è la quarta assoluta, Greta Manenti, un soffio sotto le 3 ore.

Nella mezza, i vincitori sono Massimo Leonardi (1h 11' 37”, due minuti sul secondo) e Monica Baccanelli (1h 24' 22'', quattro minuti su Greta Pizzolato).

Va detto che il percorso era tutt’altro che piatto (il mio Gps, oltre ad attestare una distanza complessiva superiore di circa 300 metri a quella dichiarata, dice di 200 metri di dislivello superati); e, non so per i primi, ma sicuramente per il gruppone il traffico automobilistico con cui abbiamo spesso convissuto non ha aiutato. Intendiamoci: strade chiuse per i primi 10 km circa, poi è cominciato qualche tratto con auto separate da noi solo mediante qualche ometto posto a terra; costante il traffico in attesa nelle numerose rotatorie, e ogni tanto abbiamo avuto qualche auto che ci sorpassava. Una maratona internazionale non dovrebbe permettere questo.

Poi, ai top runners non interessa, un po’ di più a noi che giriamo l’Europa alla ricerca di sensazioni: il percorso è decisamente brutto (perfino Aligi Vandelli, il supermaratoneta  che ne fa una alla settimana e ha sperimentato il peggio offerto dal mercato italico, mi diceva in corsa che questa Brescia non gli piace “neanche un po’”). Si chiama “Art Marathon”, ma di arte ne abbiamo vista ben poca, a parte gli ultimi 2 km in centro storico quando però era più opportuno stare attenti ai cubetti di porfido nelle strade: per il resto, aldilà di attraversamenti di quartieri industriali cadenti (mi chiedevo se non sarebbe più opportuno abbattere certi muri pericolanti di fabbriche anziché puntellarli con pali di acciaio), o periferie caratterizzate da supermercati, le poche volte che abbiamo respirato aria sana sono state tra i km 10-15 (zona di Cellatica, dove un cartello ammoniva che “è vietato contrattare e concordare prestazioni sessuali”)  e 30-37, nella zona di Caionvico, dove si arrivava però dopo un enorme svincolo stradale.

Peccato, perché altre cose sono sicuramente positive: la disponibilità di parcheggi, ben segnalati, nelle adiacenze del ritrovo; la meravigliosa metropolitana bresciana (inaugurata nel 2013, ultimo atto del sindaco uscente Paroli) che a un prezzo irrisorio ci trasporta dall’arrivo alla partenza e dove vogliamo (biglietto unico da € 1,40 per tutto il giorno); l’efficiente zona di consegna pettorali, dotata persino di caffè e dolci gratuiti – e per fortuna l’orario terroristico di consegna dei bagagli ai camion, delle ore 8,30, è stato largamente disatteso-. E i molti pacer, addirittura quattro gruppi tra le 3:40 e le 4:15.

Altre cose mi hanno convinto meno: la mancanza di bicchieri a due ristori, le vasche per intingere le spugne mai alimentate da acqua corrente e dunque progressivamente malsane, o sparite del tutto. Una curiosità della classifica (minima, se riguardasse solo me: ma chi ci garantisce sul resto?) è che mi vedo distanziato sul tempo lordo di 6” da Paolino Malavasi, mio compaesano e rivale decennale, con cui oggi abbiamo scelto la non belligeranza arrivando mano nella mano. Secondo i chip o chi li ha trascritti / 'accoppiati', eravamo a 20 metri l'uno dall'altro.

Ero stato a questa maratona in una delle prime edizioni (20 marzo 2005, sotto gli auspici del leggendario Beppe Togni), e ricordavo un tracciato extraurbano, nella zona sud della provincia, sicuramente più arioso. E gli arrivati furono 709, non molti meno che adesso. Oggi, devo se non altro elogiare il lavoro dei numerosissimi addetti che (coi vigili)  sorvegliavano gli incroci e le rotonde,  non potendo però fare a meno di lasciar passare le auto negli interstizi dei nostri passaggi (per fortuna che era una “giornata ecologica”).

Nota di merito anche per le docce, vicino alla zona di partenza (santa metropolitana!), e caldissime ancora quando ci siamo arrivati noi delle ultime schiere. Dentro, si discuteva della lunghezza effettiva della corsa: il più benevolo asseriva  200 metri in più, altri arrivavano a 500. Sappiamo tutti che i nostri orologini non hanno autorevolezza: eppure, parecchi cartelli intermedi erano sballati, anche di un centinaio di metri, né ho mai visto sull'asfalto i prescritti 'chiodi' piantati in corrispondenza almeno dei 5/10/15 ecc.

Medaglia tra le più brutte nella storia della maratona mondiale: un lato vuoto, l’altro lato con sei parole, cinque delle quali inglesi (Brescia Art Marathon – Run this race; peccato che "Brescia" non sia stata tradotta in inglese, facciamo Brixieland?). Sarà che il dottor Rosa, ispiratore di questa gara, è più di là (intendo nell'Africa anglofona) che di qua, ma se si spera con cinque parole inglesi (o con l'altro motto "Brescia makes your run") di catturare i podisti  esteri, mi sa che sbagliate metodo. Vi ricordate come è finito Barbolini da Carpi col suo gemellaggio con Londra?

Pacco gara accettabile (maglietta, calze, qualche alimentare, e un paio d’etti di depliant): il major sponsor Bossoni lancia il suo trofeo di mezza maratona che oltre a quella odierna comprenderà le mezze di Orzinuovi e la nostra vecchia conoscenza di Cremona. Mentre le eminenze grigie del Follow Your Passion insistono per proporci quattro giorni di seguito a Chia in Sardegna, poi a Monza (dove, dicono i malevoli, manca solo la corsa nei sacchi), a Bari e a un’altra mezza di Milano a fine novembre. Non è un reato offrire corse podistiche con lo scopo precipuo di far soldi; spetta a noi se mettere questi depliant nel nostro cassetto dei desideri o nel cassonetto del trash.

Informazioni aggiuntive

Fonte Classifica: tds-live.it

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