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Dic 01, 2017 Michele Rizzitelli 432volte

Lecce – 2^ Maratona del Barocco

La partenza La partenza Foto tratta da http://www.esercito.difesa.it

Una maratona perfetta. L’unico errore è stato l’averla collocata nello stesso giorno di quella di Firenze. Una ingenuità di programmazione che è costato il dimezzamento degli arrivati (440) rispetto alla prima edizione (962). Nessuna città al mondo attrae come Firenze, e i maratoneti non hanno saputo resistere al suo fascino, preferendola a quella che viene comunemente chiamata la Firenze del Sud. E poi, diciamo come stanno le cose. Ferdinand Gregorovius, il primo estimatore della città salentina, si espresse in questo modo: “Lecce può definirsi la Firenze del barocco. In questa tendenza artistica non v’è nulla in Italia che le si possa comparare”. E’ limitatamente al barocco che Lecce a buon diritto merita tale epiteto. Più che “Firenze del Sud”, più propriamente dovrebbe essere appellata “Firenze del barocco”. E il percorso della maratona è stato disegnato per mettere in vetrina questa fioritura artistica che pervade le 40 chiese, i palazzi nobiliari e perfino le modeste case d’abitazione.

La partenza in piazza S. Oronzo viene data con una ventina di minuti di ritardo. Ma non è tempo sprecato. I maratoneti possono rendersi conto, stazionando nel salotto della città, che Lecce non è solo Sei-Settecento, nell’ammirare l’Anfiteatro romano del I sec. d. C., le architetture rinascimentali e gli edifici del ventennio.

Prima un giro lungo il veloce viale alberato che circonda ad anello la città antica,  poi si penetra ripetutamente nel suo cuore barocco attraverso le sue storiche porte. Per 15 km ci si trova catapultati in un’atmosfera architettonica deliziosa, in cui la fantasia si esprime senza limiti nella realizzazione di rosoni ricamati, colonne tortili, frontoni curvi, vasi di fiori e frutta, putti, nastri svolazzanti e portali sormontati da stemmi, tutti rigorosamente in tenera pietra bianca locale che, col tempo, ha assunto calde sfumature dorate.

Forte è il contrasto quando, abbandonate le vie tortuose e le piazzette raccolte, si fila veloci lungo la superstrada, che rettilinea corre verso il mare. A differenza della prima edizione, per spezzarne la monotonia, questa volta l’Adriatico non viene raggiunto. Intorno al 23° km, si devia in una stradina di campagna sterrata, sinuosa e ondulata fra oliveti e qualche masseria. Il percorso è muscolare e impone frequenti cambiamenti di ritmo.

E in lievissima, continua salita è il ritorno in città su una strada asfaltata che scorre solitaria sul tavolato calcareo che circonda Lecce. Prevale la macchia mediterranea e qualche rustica villa in un ambiente dominato dalla pietra, quella stessa che, per la sua malleabilità, ha permesso quella straordinaria ricchezza decorativa tipica del barocco locale.

Un piccolo assaggio di strade periferiche in quartieri moderni, poi, negli ultimi tre chilometri, nuovo tuffo nel centro storico, quasi un ripasso delle bellezze architettoniche per meglio imprimerle nella memoria, con l’aggiunta del passaggio al davanti della scenografica piazza del Duomo, la ciliegina finale sulla torta. Qualche centinaio di metri dopo si è in piazza S. Oronzo, che ha visto il trionfo di Giorgio Calcaterra in 2:39:48 e di Paola Salvatori in 2:47:15.

Difficile trovare un difetto. Città blindata, ristori adeguati, percorso ben segnalato, assistenza garantita fino all’ultimo arrivato. La distribuzione del pettorale andrebbe posizionata in un posto meno decentrato del Parco Belloluogo.

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