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Rodolfo Lollini

Rodolfo Lollini

Con colpevole ritardo, ma anche con l’intenzione di dare più enfasi ai festeggiamenti, senza che l’articolo fosse cannibalizzato dalle cronache del weekend, facciamo oggi gli auguri a Livio Berruti che domenica 19 Maggio ha compiuto 80 anni.

Berruti è stato un campione vero, capace di battere le frecce statunitensi sui 200 metri. E non veniteci a dire che si trattava di un gruppo di atleti di levatura inferiore a quanto di solito proposto da quella nazionale, perché per qualificarsi all’ultimo atto delle Olimpiadi di Roma, fu “costretto” ad eguagliare il record del mondo già in semifinale. Per poi ripetersi nella finale col tempo di 20”5. E se qualcuno leggendo questo crono arricciasse il naso, vorrei far presente che parliamo di quasi 60 anni fa. Con piste in terra battuta che non restituivano con gli interessi la spinta, come le superfici odierne. Anzi, il contrario. E di certo non aiutavano in curva, un tratto dove il vercellese era un autentico maestro.

Un'impresa memorabile, nel contesto di giochi olimpici fiabeschi ed irripetibili, come testimoniato dal film documentario che li descrive, mostrando scenari eccezionali. Pensiamo alla lotta greco-romana nella basilica di Massenzio o al percorso notturno della maratona, conclusasi con l’arrivo solitario dello scalzo Abebe Bikila all’Arco di Costantino. Anche le immagini della vittoria di Berruti, in uno stadio Olimpico gremito, furono impreziosite da uno stormo di colombe, alzatesi in volo quasi in contemporanea allo sparo dello starter. Rendendo ancora più magico ed irripetibile il filmato, con l’italiano a volare sul filo di lana che ai tempi era utilizzato sul traguardo delle gare brevi.

E poi come dimenticare il suo fidanzamento platonico con Wilma Rudolph, velocista afro-americana statunitense che conquistò l’oro nei 100, 200 e 4x100? E pensare che la ragazza da piccola aveva sofferto di poliomielite. Girarono qualche giorno mano nella mano nel villaggio degli atleti, Livio e la "gazzella nera", come la Rudolph fu ribattezzata ai tempi. In un clima che, come ha recentemente dichiarato il nostro velocista, ricordava quello di Woodstock. Un’unione multietnica propiziata dal melting point olimpico.

Terminata la carriera agonistica, l’atleta si è ritirato, come si suol dire, a vita privata. Avrebbe potuto vendere il “Berruti campione” a qualcuno dei tanti partiti politici che glielo hanno chiesto, oppure reclamare una bella poltrona CONI o FIDAL, quelle che non si negano a nessuno, figurarsi a lui. Ma da piemontese un po’ schivo, si è fatto signorilmente da parte. Un peccato, se si pensa a qualche dirigente con cui abbiamo a che fare oggi. In quanto alla politica, ci salviamo dicendo che siamo a pochi giorni dal voto e quindi facciamo finta che sia già scattato il silenzio pre-elettorale.

Il vulcanico Fulvio Frazzei, numero uno del Club del Miglio e mentore di tutti i dirigenti che organizzano le varie tappe, ha sfornato una delle sue novità, ma gli cediamo la parola per spiegarci tutto per bene

Grazie Rodolfo, in effetti dalla prossima tappa e come da tradizione nel periodo estivo, passiamo dalle piste alle piazze. Sabato 25 saremo a Misinto (MI).

Piazza storica del circuito. Cosa Ti sei inventato stavolta?

In collaborazione con gli amici della locale Atletica GISA, al posto delle solite gare individuali, andranno in scena batterie con staffette composte da tre elementi

E tutti dovranno percorrere un miglio?

Esatto

Ma per le categorie? Come farete a stabilire le classifiche?

Saranno basate calcolando la somma degli anni di ogni componente la squadra e più in dettaglio ecco le tre categorie femminile e le cinque maschili:

Cat. F105 somma età partecipanti fino a 105

Cat. F150 somma età partecipanti fino a 150

Cat. F200 somma età partecipanti da 151 in su

Cat. M105 somma età partecipanti fino a 105

Cat. M135 somma età partecipanti fino a 135

Cat. M165 somma età partecipanti fino a 165

Cat. M195 somma età partecipanti fino a 195

Cat. M300 somma età partecipanti oltre 195

Una domanda tecnica, per chi concorre alla vittoria finale del circuito: come farete a calcolare i punteggi per categoria di ogni atleta, da inserire nella classifica generale?

Risposta facilissima, saranno attribuiti 50 punti a tutti, il massimo, come se avessero vinto una tappa, quindi sotto con le iscrizioni e ricordatevi sul sito FIDAL potete anche iscrivervi singolarmente, salvo poi dichiarare la squadra sabato. Vi aspettiamo!

Si è svolta domenica 19 Maggio a Milano la quarta edizione della PolimiRun spring, la corsa podistica organizzata dal Politecnico e che è un vero successo in termine di raccolta fondi. Dal 2016 al 2018 sono stati distribuiti circa 200.000 euro per borse di studio in favore degli studenti sportivi. Nel 2019 il ricavato sarà invece utilizzato per la realizzazione del nuovo Campus di Architettura di via Bonardi.

Si è corso sotto la pioggia, su un tracciato cittadino di 10 km che univa, non solo idealmente, il nuovo Campus alla Bovisa con la sede storica del Politecnico in piazzale Piola. Due opzioni possibili, la gara agonistica e quella non competitiva. Vittoria assoluta per Ahmed El Mazoury (Atletica Casone Noceto) in 30 minuti netti, mentre al femminile è successo un bel pasticcio perché le prime due atlete, Joyce Mattagliano e Sara Galimberti pare abbiano, non intenzionalmente, sbagliato il percorso, riducendo il chilometraggio coperto visto che si sono presentate all'arrivo con tempi quasi da record del mondo e comunque molto migliori rispetto ai loro personali. Per decisione della giuria sono state escluse dalla classifica ufficiale, come testimoniato anche dalla loro assenza sulla classifica del sito FIDAL. Situazione abbastanza paradossale, se si pensa che sicuramente non erano le battistrada e quindi precedute da altri atleti. Strano anche che la prima donna non fosse accompagnata da una staffetta come spesso capita in questi casi. A beneficiarne è stata Laura De Marco dell’Assoindustria Sport Padova col tempo di 38'14". A beneficiarne solo sulla carta, in quanto al momento delle premiazioni le due "inconsapevoli tagliatrici" sono state chiamate sul palco per la consegna dei premi! Forse perché erano tra le testimonial dell'evento che peraltro non conoscevano così bene visto che si sono "perse" sul tracciato...

Concludiamo con un’osservazione relativa ai numeri, in quanto raramente ci era capitato di registrare differenze così significative tra iscritti e finisher. Specialmente su una distanza relativamente breve. A fronte di 15000 “che hanno corso”, dichiarati in homepage dall’organizzazione, numeri acriticamente ripresi anche da diversi media, il sito di cronometraggio registra 500 competitivi tondi tondi e 5668 non competitivi ovvero circa il 40% di presenze rispetto al totale delle adesioni. Forse sarebbe stato meglio dichiarare che in 15000 hanno aderito alla raccolta fondi.

Lunedì, 20 Maggio 2019 13:44

Milano – 8° Happy Mile Running Contest

Quest’anno le miglia a Milano dovrebbero essere ribattezzate miglià, in quanto fanno rima con umidità. Dopo l’acqua all’Arena Civica, anche la tappa al Campo XXV Aprile di domenica scorsa, 19 Maggio, è stata caratterizzata dalla pioggia, ma questo non ha assolutamente rovinato la festa. Tutto ciò è stato possibile grazie all’entusiasmo dei partecipanti, alla professionalità dei giudici ed all’ottimo lavoro dei padroni di casa, ovvero dirigenti ed atleti del CUS Pro Patria.

Chi ha resistito alle sirene provenienti dalle tante manifestazioni concomitanti nel weekend, a partire dai campionati regionali di Mantova, non si è pentito. Ed è stato trattato da re. A partire dal lussuoso pacco gara che regalava pasta di ottima qualità, pantaloncini tecnici ed un bel libro di narrativa sulla corsa. Proseguendo con il solito ricco ristoro che in coerenza col fatto di trovarsi all’happy mile, ricordava un happy hour, con salumi, formaggi e pasticcini innaffiati da vini pregiati. Senza dimenticare ovviamente le accoglienti strutture del centro sportivo e la bellissima pista azzurra. Citata per ultima, ma che è la prima a cui pensare per ogni runner che ama l’atletica.

Su questo anello anche stavolta non è mancata la battaglia. Come al solito hanno cominciato i ragazzi, in funzione dell’età sull’ottavo di miglio, 400 e 1000 metri. Nelle sei manches senior, oltre alla competizione si è vista anche della qualità, in special modo nelle serie elite, grazie alla gradita partecipazione di alcuni atleti assoluti di buon livello, appartenenti al gruppo di coach Giorgio Rondelli, presente a bordo pista. Ma saremmo stati stupiti di non vederlo, in quanto quando andiamo al campo lo incontriamo tutte le volte ;-).

In campo femminile miglior crono di giornata per Najla Aqdeir che ha chiuso in 5’21’’84, malgrado una pista bagnata che sconsigliava di correre troppo all’interno. Sempre in testa dal primo metro, la portacolori della SF-Bracco Atletica ha impressionato per la facilità di corsa che ha esibito. Onore al merito anche a Sara Gandolfi (AF-Atletica GISA) che è restata a contatto per tre giri e mezzo. Nell’Elite maschile, invece, bel duello fra Andrea Astolfi (SM-CUS Pro Patria) e Riccardo Lerda (SM45 – Atletica Insieme Verona) che hanno fatto gara tattica fino all’ultimo passaggio quando il più giovane della coppia ha allungato per chiudere in 4’30’’28. Per tutti i risultati in dettaglio potete cliccare qui.

Terminato il primo blocco di gare su pista, ora il club passa alla strada per tutto il periodo più caldo. Si comincia con Misinto (MI), dove il prossimo sabato pomeriggio 25 Maggio, nel centro della cittadina, i miler passeranno dagli anelli piatti in tartan ai saliscendi in pavè, con la novità che si gareggerà a staffetta. Tre concorrenti per ogni squadra, ognuno con i soliti 1609 metri da coprire il più velocemente possibile. Anche le categorie non saranno quelle tradizionali, ma bensì basate sulla somma degli anni di ciascun terzetto:

Cat. F105 somma età partecipanti fino a 105

Cat. F150 somma età partecipanti fino a 150

Cat. F200 somma età partecipanti da 151 in su

Cat. M105 somma età partecipanti fino a 105

Cat. M135 somma età partecipanti fino a 135

Cat. M165 somma età partecipanti fino a 165

Cat. M195 somma età partecipanti fino a 195

Cat. M300 somma età partecipanti oltre 195

Insomma, ne vedremo delle belle

Mercoledì, 15 Maggio 2019 16:06

Jesolo: campionato europeo o minestrone?

Come molti di Voi forse già sapranno, Jesolo, Caorle ed Eraclea, dal 5 al 15 settembre ospiteranno i campionati continentali master. Bella rassegna di atletica in pista, nel cui programma sono previste anche prove cosidette non-stadia, ovvero corse su strada, come i 10 km e la mezza maratona. Anch’esse valide per l’assegnazione dei titoli europei. In occasione della recente visita dei dirigenti dell’European Master Athletics, arrivati sul litorale veneziano per un sopralluogo alle strutture, è stato approvato il regolamento della manifestazione. Regolamento che ci lascia alquanto perplessi per diversi motivi, in quanto le gare in questione saranno “open”, ovvero aperte anche ad atleti tesserati under 35, tesserati over 35 e tesserati Runcard "fuori-classifica".Togliendo poesia all’evento e creando a nostro avviso un minestrone che potrebbe minare la stessa equità competitiva tra i concorrenti.  

Facciamo una premessa: chi Vi scrive ha già partecipato a diverse edizioni di questi campionati in vari paesi come Francia, Danimarca e proprio l’anno scorso in Spagna, ad Alicante. Non per meriti specifici, in quanto non occorre conseguire un tempo o una misura minima di qualificazione, ma semplicemente per il piacere di partecipare con indosso la canottiera dell’Italia, contornato da atleti di altre nazioni, tutti con la maglia del loro paese di appartenenza. 

Quello che verrà fatto a Jesolo a settembre mi sembra però rovinare la poesia di una simile evento. Chi gareggerà si ritroverà a fianco anche corridori “normali”, come alla più normale delle gare, rompendo quello che considero un bellissimo incantesimo. Chi arriverà davanti, e vi posso assicurare che c’è gente che va forte ed è un piacere il vederli, magari sarà battuto da un under 35 fuori classifica, in un giorno che dovrebbe essere invece solo la festa dei master. Non parliamo poi dei tesserati over 35 e Runcard ovvero nelle fasce di età corrette per gareggiare, ma che non entreranno in classifica. I primi per loro scelta, infatti sarà possibile partecipare alla gara, ma pagando una quota ridotta si deciderà di non entrare in classifica. Insomma non basterà essere veloci per vincere, ma anche danarosi… Oppure, prendendola da un altro punto di vista, si può essere risparmiosi rinunciando però alle medaglie, il che è una specie di versione euro-FIDAL della partecipazione come non competitivo. Ah... la creatività italiana! I Runcard invece non potranno entrare in classifica per regolamento. Col rischio che qualcuno di questi signori magari arrivi davanti ad un master da podio, o comunque preceda qualcuno dei contendenti “ufficiali”. Imbarazzante.

Sempre sui Runcard ci sarebbe da scrivere molto altro, ma lo faremo in un articolo dedicato a loro e soprattutto alla FIDAL. Tornando a questi campionati vi è poi un aspetto legato all’equità competitiva. Chi mi assicura che un master non si faccia accompagnare per tutta la corsa da un atleta (regolarmente in gara anche se fuori classifica) che gli faccia la scia, gli dia il giusto ritmo e magari lo “alleni” anche? Oppure gli passi anche di nascosto una borraccia fuori dai punti di ristoro? Tanto i giudici non potranno vedere tutto. E sempre per il tema “roviniamo la gara a qualcuno”, vorrei ricordare che se si permette di partecipare ad un campionato europeo a un Runcard, sarà possibile anche che ci sia qualcuno all'esordio assoluto in gara. Senza alcuna preparazione (visto che le società non servono a nulla). Dunque nella foga e nell’inesperienza della partenza, o magari più avanti, potrebbe fare cadere qualcuno dei concorrenti veri.

A questo punto la domanda sorge spontanea e risulta retorica allo stesso tempo: perché lo hanno fatto? Semplice, per far cassa. Tristezza.

Siamo oggi in compagnia di Paolo Nobili, ufficialmente per parlare della prossima edizione del Trofeo Montestella, ma in realtà per denunciare un caso:

Si, in effetti abbiamo corso il rischio che l'edizione diciassette - in effetti anche il numero non portava bene - non si svolgesse... 

Ma come? E' una gara che piace molto ai runner milanesi. L'ultima volta c'erano quasi un migliaio di partenti, malgrado la pioggia incessante e la concorrenza di altri eventi.

Eventi ufficiali e non ufficiali, ma equivalenti. Perché ormai siamo alla giungla. Da un lato esiste un calendario ufficiale, spesso con lacci e laccioli e poi arriva un'organizzazione commerciale ed in quattro e quattr'otto, senza dover rendere conto a nessuno, mette in piedi una non competitiva in contemporanea.

Che poi tanto non competitiva non è... ma lasciamo perdere. Allora, quali sono le ragioni che avevano messo in forse l'evento?

Cominciamo col rassicurare tutti. La corsa si farà. Annotate sull'agenda domenica 27 Ottobre, però ci trasferiremo armi e bagagli al Parco di Trenno.

Perché?

Ormai organizzare a Milano una gara è diventata quasi una colpa. Correre su strada un lusso che si possono concedere solo pochi ricchi. Bisogna affrontare la spesa per il pagamento degli Agenti di Polizia Locale per intero, fino a due anni fa era al 50%; se occorre deviare il tragitto di un mezzo pubblico ATM sono altri costi salatissimi. Anche qui non ci sono sconti, il tutto ovviamente va ad aggiungersi a quelli della FIDAL (N.d.R: la tassa gara e quella su ogni iscritto) per il cronometraggio, pettorali, affitto attrezzature, ristori, ecc ecc. L'elenco è lunghissimo.........L'anno scorso abbiamo registrato un bel, anzi pesante, passivo e non possiamo pensare di continuare così, purtroppo queste sono le "regole" a Milano.

Ma a il Parco di Trenno non era già nel percorso del Trofeo Montestella?

Esatto. Direi anche la parte più bella. Quindi sostanzialmente abbiamo eliminato l’andata e ritorno da via Natta. Saranno otto bellissimi chilometri su asfalto, ma tutti nel verde del parco. Si parte e si arriva a fianco delle strutture dell’U.S. Viscontini, società che collaborerà attivamente con noi per quanto riguarda l'intera organizzazione. Il ritrovo è fissato alle 8.30 in via Giorgi, angolo via F.lli Gorlini, appunto presso il Centro Sportivo U.S. Viscontini. Con partenza unica alle ore 9.30, anche se questi due orari sono ancora ufficiosi. Il Centro Sportivo fornirà spogliatoi e docce calde ai partecipanti, oltre a servizio deposito borse e servizio bar, mentre nell'adiacente struttura gestita dall'asilo di Trenno, sarà impiantato il servizio segreteria e ristoro finale. Questo sarà il "nuovo cuore" operativo della manifestazione.

Temete disagi per i partecipanti?

Di sicuro, "dall'altra parte" ormai recitavamo a memoria. Qui bisognerà risistemare il tutto, ma stiamo cercando di programmare al meglio, oltre a contare sui nostri numerosi, esperti e disponibili volontari. E se qualche particolare non sarà perfetto, contiamo anche sulla comprensione dei partecipanti. In questi anni sono sempre tornati a casa soddisfatti dal Trofeo Montestella. E questo è sempre stato il nostro vero obiettivo.

Siamo oggi in compagnia di Simona Baraccetti, runner che vanta numerosi successi nella sua carriera e della sua bellissima, quanto affettuosa cagnetta, per conoscere meglio il mondo del running quando a competere in coppia sono l’uomo e quello che per antonomasia è definito il suo miglior amico. 

Simona, Ti abbiamo visto sul podio e vincitrice al femminile, domenica 28 Aprile ad una corsa nel parco naturale di Stupinigi, vicino a Torino.

Ciao Lollo, la gara di Canicross è stata organizzata per raccogliere fondi a favore dell’associazione che salva i levrieri dai "lager da competizione" in Cina e Spagna. Però la mia Alice non è un levriero e non è stata strappata a morte sicura, come capita a molti di questi animali una volta che terminano la loro carriera agonistica. Lei è un incrocio Border/Breton e l’ho adottata da una cucciolata di Padova.

Spiegaci cos’è il Canicross?

Il Canicross è una disciplina sportiva che ha le sue radici in Europa, nasce come allenamento per i cani da slitta dei Musher al di fuori del periodo invernale, successivamente diventa uno sport vero e proprio con tanto di campionato Europeo. Si tratta di una corsa in natura in prevalenza su sentieri in compagnia del nostro amico a quattro zampe, mediante l’utilizzo di un’imbragatura utilizzata dal cane che gli dà la possibilità di tirare il conduttore ma che allo stesso tempo non reca danno, né fisico a livello di sfregamento sulla pelle né di respirazione (è severamente vietato l’utilizzo di collari o pettorine che facciano forza sulla trachea). Il cane è legato al conduttore mediante la cosiddetta linea, ossia una corda di lunghezza non superiore ai 2 metri in tensione, agganciata ad una cintura indossata dal conduttore, munita di ammortizzatori elastici e attacco a sgancio rapido obbligatorio e molto utile per poter sganciare il cane in caso di pericolo. Scopo del Canicross è quello di divertirsi nella natura insieme al proprio cane e di rafforzare la relazione nel massimo rispetto delle sue esigenze, alla base della disciplina vi deve sempre essere un buon rapporto e possedere gli elementi base dell’educazione e dell’obbedienza.

Tornando alla gara, vedo che il vincitore Davide Alessio ha corso i 5000 in 15'27"? E dalla traccia del tuo GPS la distanza era sostanzialmente quella. Ma è il cane che lo traina? O è forte così? Dove sta il “trucco”?

No, no. Lui è campione europeo della specialità. E’ forte e ha creato un ottimo binomio, ma il cane è una razza selezionata apposta per le competizioni. Alla categoria degli Eurohound, appartengono tutti quei cani che sono stati selezionati incrociando qualsivoglia tipo di Bracco con gli Alaskan Husky. Sono la stragrande maggioranza dei cani attualmente impiegati nei circuiti agonistici e sono anche il gruppo più eterogeneo e versatile che esista. Il Greyster, invece, è un tipo di cane che trova origine dagli incroci tra Greyhound e Bracco.

Anche Tu non sei andata piano. Insomma, Ti diverti un sacco?

Si, molto. Ho scoperto un mondo agonistico pazzesco dove però ciò che conta in assoluto è la perfetta sintonia tra cane e atleta. E comunque l'anello debole del binomio è sempre il bipede ;-)

Come anticipato ieri su queste colonne (clicca qui per l’articolo), la richiesta presentata da Caster Semenya non è stata accettata. Come Ponzio Pilato, il TAS se n’è lavato le mani. Il Tribunale di Arbitrato dello Sport di Losanna, si è dichiarato incompetente rispetto alla decisione della IAAF di sottoporla nuovamente a cure ormonali obbligatorie. 

Personalmente ritengo ingiusto ogni genere di trattamento coatto, se non a scopi terapeutici. Da una parte si lotta a tutto campo contro il doping. Qui invece si obbliga ad un contro-doping, con un’azione innaturale. Caster Semenya è una donna. Non ha subito interventi chirurgici. Non ha fatto uso di sostanze proibite. Ha una naturale sovra-produzione di testosterone. Provocatoriamente ci domandiamo perché non segare le gambe ad un giocatore di basket troppo alto oppure rallentare chimicamente un velocista che ha delle doti nettamente superiori ai suoi rivali, solo perché nelle sue analisi qualche parametro è fuori dalla media. 

Ribadendo che la nostra è una posizione personale, ci teniamo anche a sottolineare di essere in buonissima compagnia nel fronte contro la regola 141. La pensano allo stesso modo il Consiglio dell’ONU e moltissime associazioni per i diritti umani. Poi ci sarebbe anche tutto il Sudafrica, con in testa il presidente della repubblica, anche se in questo caso si potrebbe pensare ad un giudizio interessato a favore di un connazionale. D’altro canto, per uno stato che ha fatto della lotta al razzismo il suo nuovo emblema, questa non può che apparire come un’altra forma di discriminazione. 

Sia chiaro, ci rendiamo conto che per la IAAF è un bel problema, perché quel tasso di testosterone “ammazza” la competizione tra le donne. Semenya e le altre, perché Caster non è un caso isolato, ma solo la punta dell’iceberg, hanno una marcia in più che le colloca sopra le altre atlete, ma purtroppo sotto gli uomini. La IAAF ha dichiarato che senza il trattamento coatto Caster e le altre possono gareggiare liberamente con i maschietti. Per coerenza verrebbe voglia di chiedere provocatoriamente alla IAAF di fare competere Semenya e le altre nelle gare maschili, ma lasciandole libere di prendere qualche “aiutino”. Se si fa passare il concetto che si devono dopare per allinearle alle altre donne, allora dovrebbe valere ancor di più per farle gareggiare in maniera equa con gli uomini… Oppure, continuando con le provocazioni, chiedere alla IAAF di definire una terza categoria, oltre quelle dei due sessi.

 

Si arricchisce di un’altra puntata il caso Calvin: la maratoneta che ha un rapporto, diciamo così, conflittuale con l’AFLD, acronimo di "Agenzia Francese per la Lotta contro il Doping", che ieri 29 aprile  l’ha nuovamente sospesa in attesa di ulteriori accertamenti.

Per chi non la conoscesse, non stiamo parlando di un amatore o di una runner di medio livello. La francese è un'atleta di punta della nazionale d’oltralpe, vantando al suo attivo due argenti europei sui 10000 (nel 2014) e maratona (Berlino 2018), distanza nella quale detiene il record nazionale con 2h23’21”. Tempo ottenuto proprio in occasione della recente maratona di Parigi.  Già sospesa temporaneamente all'inizio di aprile, l'atleta è stata poi autorizzata dal Consiglio di Stato a correre la gara lo scorso 14 aprile per un cavillo procedurale (non era stata 'sentita' ufficialmente dall'AFLD, il che è avvenuto solo lo scorso martedì 23).

Il “casus belli” tra AFLD e la Calvin risale allo scorso 27 marzo a Marrakech. Nel contesto di una situazione abbastanza grottesca, se si pensa che nelle precedenti settimane la Calvin aveva modificato quotidianamente i suoi recapiti nel programma software di reperibilità che i top runner devono mettere a disposizione per poter essere controllati.

La due versioni dell’accaduto sono contrastanti. Secondo il presidente di AFLD Dominique Laurent, la Calvin ed il marito nonché allenatore Samir Dahmani, anch'egli atleta internazionale francese ("mezzofondista dalle prestazioni in crescita mirabolante", l'ha definito Marco Bonarrigo) sono fuggiti al controllo. Quando hanno visto avvicinarsi gli agenti dell’AFLD che si sono qualificati, sono scappati tra i vicoli della cittadina marocchina, facendo perdere le loro tracce. In una scena che ricordava il più classico dei film d’azione o meglio una spy-story. Per questo ostacolo al controllo, adesso i due rischiano 4 anni di sospensione e la cancellazione dei risultati ottenuti.

L’altra campana è quella di Clémence Calvin che si dichiara una vittima della vicenda. L'atleta denuncia la violenza del direttore dei controlli dell'AFLD Damien Ressiot, precisando come i controllori non si siano presentati come tali. Accuse respinte al mittente da parte degli interessati, che appunto in previsione della replica hanno documentato l'avvenuto mediante una telecamera. Ciò farebbe scattare l'accusa di «mancato controllo», che per la legge sportiva francese equivale alla positività.

Intanto, il presidente della Federazione francese di Atletica, André Giraud, ha annullato uno stage di allenamento federale a Ifrane in Marocco (dove appunto soggiorna abitualmente la Calvin) "tenuto conto dei sospetti su questa località" in relazione a pratiche di doping.

Sabato, 27 Aprile 2019 15:57

La corsa che fece grande Hondo

Si è spento ieri a Jupiter, in Florida, John Havlicek, soprannominato “Hondo”. Il nome derivava dalla sua somiglianza con John Wayne e gli fu affibbiato da un compagno al liceo che aveva visto un film western interpretato dal noto attore, intitolato così. In un presente dove il termine leggenda è spesso inflazionato, Hondo se lo è pienamente meritato, segnando oltre 26000 punti e vincendo 8 titoli NBA su altrettante finali disputate. Mai perso all’ultimo atto. Tanto per dare un’idea, Michael Jordan si è fermato a quota 6 “anelli” come Kareem Abdul Jabbar, quello del gancio-cielo. Kobe Bryant e Magic Jonhson a 5. “Havlicek stole the ball! Havlicek stole the ball!”, ovvero recupera la palla, ripetuta più volte, è stata dichiarata la più famosa “chiamata” da parte di un radiocronista nella storia della pallacanestro. In quell’occasione Hondo mise una pezza ad un rarissimo, praticamente unico errore del suo centro Bill Russell (primatista di titoli, ne ha messi in tasca 11…). Ciò consentì ai Boston Celtics di vincere la finale di Conference contro Philadelphia, capitanata da Wilt Chamberlain (quello che una volta segnò 100 punti in una partita…) e conquistare poi l’anello contro i Lakers di Los Angeles.

OK Rodolfo, bella storia, ma cosa c’entra col podismo? Una delle caratteristiche peculiari di Havlicek era proprio la corsa. In tempi dove le rilevazioni non erano così precise come ora, pare che percorresse di gran carriera oltre 5 miglia a partita. Tutti sprint mai superiori ai circa 30 metri di lunghezza del campo. Chiudeva difensivamente ed era il primo a lanciarsi in contropiede. Tutta una ripetuta. I suoi tifosi lo amavano e quelli avversari lo rispettavano. Ma da dove derivava questa caratteristica? Certamente il ragazzo aveva una buona predisposizione, ma fin da piccolo fu costretto suo malgrado a duri allenamenti. No, non pensate che sia stato costretto dai genitori. Nulla di tutto questo, anche se mamma e papà hanno avuto un ruolo decisivo. Il piccolo borgo dove abitava era attraversato da una strada con moltissimo traffico. Per paura che potesse finire sotto un camion, i genitori non gli comprarono mai una bicicletta. Lui per poter giocare con i suoi coetanei aveva una sola opzione: seguirli di corsa! Diventò un resistentissimo purosangue e questa sua caratteristica, unita alle sue innegabili doti tecniche, fece sì che terminata l’università ricevette offerte anche da franchigie professionistiche di baseball e football americano. Fortunatamente per chi ama il basket scelse questo sport, ma magari avrebbe potuto diventare famoso nella stessa città, scrivendo il suo nome nell’albo d’oro della maratona di Boston

In italia, ai giorni nostri, una storia del genere non potrebbe mai succedere. Nella maggior parte dei casi, al ragazzo che chiede una bicicletta di solito gliene regalano due, oppure direttamente un motorino. E se deve fare due passi per andare a scuola o in palestra, viene rigorosamente accompagnato in auto, anche nel raggio di poche centinaia di metri.

Avete presente quando state facendo un allenamento e venite affiancati da un cane che vi accompagna per qualche metro, fino a quando le urla del padrone non lo fanno ritornare indietro? Ecco, immaginate tutto ciò moltiplicato all’ennesima potenza.

Questa storia è ambientata nel Marocco meridionale, dove tra il 7 ed il 13 Aprile si è svolta la 34^ edizione della Marathon des Sables. Circa 225 km con 2500 metri di dislivello da percorrere (in 6 tappe) in piena autonomia alimentare.

Nella seconda tappa la comitiva attraversa il villaggio di Tissardine. Un cane decide di seguire i partecipanti. Karen Hadfield, la sua padrona, lo aveva trovato ed adottato l’anno scorso. Diggedy, questo il suo nome, si attacca ai corridori e non c’è più verso di farlo tornare indietro. Conclude tranquillamente la frazione e, come facilmente prevedibile, diventa subito la mascotte del gruppo. Viene ribattezzato Cactus ed accudito ad ogni tappa, con vitto e cura delle ferite. Ormai è un concorrente, con tanto di GPS per seguire i suoi spostamenti. Almeno anche la padrona, in contatto con gli organizzatori, può controllarlo in remoto. All’arrivo, la medaglia di finisher se l’è abbondantemente meritata anche lui.

In questo filmato da You-Tube, ecco Diggedy-Cactus in azione!

Per la cronaca, la gara è stata conclusa da 17 italiani, tra Antonio Alongi (quinto assoluto in 17 h 43 min, su 605 uomini finisher) e Vittorio Franco (55.49). Unica donna tricolore, Alessandra Rampazzo che ha chiuso in 39.19 (50^ assoluta su 147 donne)

Vincitore assoluto è stato il marocchino Rachid El Morabity in 18.31:24. Prima donna l'olandese Ragna Debats in 22.33:36.

Lunedì, 22 Aprile 2019 15:25

Gennaro Gattuso parla come un runner

Chiariamo subito che non siamo tifosi della sua squadra, ma non possiamo fare a meno di ammirare la sportività di Gennaro Gattuso che nelle sue dichiarazioni riesce ad essere sempre bilanciato e non cerca mai una scusa in caso d’insuccesso. Lui è un ragazzo forte che ha lasciato la sua terra ancora minorenne per cercare fortuna all’estero come calciatore. E ci è riuscito. Malgrado il tasso tecnico non fosse di primissima qualità, ma peraltro nemmeno così scadente come si voleva far pensare. Altrimenti non diventi campione del mondo in nazionale. Oltre che campione d’Europa e d’Italia per club. La vita da allenatore, prima di ritornare al Milan, è stata piuttosto problematica. Ha avuto a che fare con piccole società. Con proprietà spesso assenti, per non dire latitanti. Eppure ha sempre tirato dritto per la sua strada, facendo con quello che aveva a disposizione, lui abituato a ben altri mezzi. Talvolta pagando di tasca propria gli stipendi ad alcuni giocatori in difficoltà economiche.

Perché parliamo di lui? Per un piccolo, quanto gradevole episodio per noi podisti. Perché recentemente, in una conferenza stampa, quelle lunghissime ed interminabili sessioni dove bisogna essere diplomatici, ma non noiosi, Gattuso ad un certo punto se n’è uscito con una similitudine, parlando di come correre a cinque al chilometro, del fatto che se vuoi andare più forte di dodici all’ora lo puoi fare soltanto se poi sei in grado di mantenere un certo ritmo, altrimenti vai incontro ad una crisi. Insomma, sembrava di sentire un coach di atletica più che il mister calcistico. Gennaro, ci stai ancora più simpatico.

Lunedì, 15 Aprile 2019 10:56

Arena Wet Mile

Oggi abbandoniamo volentieri lo schema classico per titolare all’inglese questo articolo dedicato al 29° Miglio Ambrosiano che si è disputato ieri, 14 Aprile presso l’Arena Civica di Milano. Giornata piena, insolitamente spostata alla domenica e che prevedeva anche questa volta le gare “promozionali” per i master. Per la velocità si è gareggiato sui 150 metri, mentre il concorso prescelto riguardava il lancio del peso. Il tutto nel contesto di una bella invasione di bimbi impegnati nelle loro gare su distanze ridotte.

Sui classici 1609 metri si è corso all’umido. Prima le donne, con le seguenti vincitrici di giornata, per categoria: Sara Gandolfi (GISA) tra le Allieve, Elide Gravina (Road Runner) SF35, Sabrina Leombruno (Athletic Team) SF40 ed Alessandra Cagliani (CRAL Teatro alla Scala) in una affollatissima categoria SF45. Vince di un soffio Cristina Gallì (V Castenedolo) nelle SF50, mentre sono più netti i successi SF55 di Paola Cagliani (CRAL Teatro alla Scala), SF60 Lorella Fumagalli (Road Runners), SF65 Gabriella Del Pesco (Road Runners), SF70 Francesca Caldarulo (Athletic Team).

Al maschile, nella prova Elite, vinta da Lorenzo Balducci (Atl. Riccardi), cercando di sfruttare il treno giusto hanno provato il record nazionale SM45 Riccardo Lerda e Hassan El Azzouzi per gli SM50. I successi per categoria hanno arriso a Michele Galvani (Daini) tra gli Allievi, Francesco Luongo (Unicredit) per gli SM35, Alessandro Castelli (La Michetta) SM40, Cristiano Marchese (Road Runner) SM45, Giovanni Bivona (Pro Patria) SM50. Tra i meno giovani Giuseppe Calabrese SM55 e Paolo Gatti SM60 impongono la legge dei Daini Carate. Giovanni Galmarini (Gallaratese) mette in piedi l’ennesimo duello all’ultimo secondo con Luigi Campini per la corona SM65. Rodolfo Rencurosi (Vignate) vince gestendo le energie da buttare nei successivi 150 metri tra gli SM70. Enzo Capuzzo (AVIS Pavia) fa il pieno per gli SM75, mentre l’immarcescibile Pietro Ferrari (Road Runners) approfitta dell’assenza dell’eterno amico-rivale Iacoboni per regolare il virtussino Veronesi tra gli SM80. Per il dettaglio dei risultati, cliccate qui.

Concludiamo segnalando l’ottimo 3’05”56 sui 1000 metri di Sarah Soliman Zaghloul, prestazione che vale ben 1110 punti per questa tredicenne del CUS Pro Patria. Per chi non conoscesse bene il meccanismo dei punteggi FIDAL, tenete presente che numeri con quattro cifre sono sinonimo di eccellenza.

Ora il Club si prende qualche settimana di riposo, prossimo appuntamento ancora di domenica e sempre a Milano, il 19 Maggio presso la pista azzurra del campo XXV Aprile.

I giovedì dei Road Runner, sono sempre serate molto interessanti, durante le quali presso la centralissima sede milanese di via Canonica, vengono invitati illustri protagonisti del mondo della corsa. Ieri sera, 11 Aprile, è stata la volta di Simone Leo. Ferroviere novarese ora abitante a Cinisello B (MI), è il primo atleta al mondo ad avere concluso le Seven Sisters, ovvero le 7 ultramaratone di oltre 200km no stop, considerate tra le più dure al mondo, ovvero UltraBalathon, Nove colli Running, Ultra Milano Sanremo, Spartathlon, ASA Philippides Run, Badwater, Brasil 135.

Simone di solito non è mai concentrato sui tempi, salvo quelli dei “cancelli” ma è riuscito nella sua impresa peraltro concludendo ogni gara al primo tentativo. Da qui il nomignolo “killer” che gli è stato affibbiato. Ben condotta dal padrone di casa Ettore Comparelli e grazie anche alle puntuali domande della “presentatrice” Elena Zanzottera, Simone ha parlato di preparazione atletica e mentale, di alimentazione, di come dormire… correndo, delle visioni che appaiono dalla seconda notte e con cui bisogna convivere, passando per i dolori fisici, il rapporto con il suo staff e tanto altro.

Su ogni prova potrebbe scrivere un libro (ed in effetti ne dovrebbe uscire uno a breve ;-). Citiamo, in ordine sparso, che alla Badwater si corre 135 miglia nella Death Valley a temperature di circa 50°C. Nell’occasione ebbe come accompagnatore di eccezione il comico nonché runner Giovanni Storti. Oppure la mattina della ASA Philippides Run, la Atene-Sparta-Atene. Esattamente il doppio della Spartathlon. Quando non aveva molto voglia di correre e con davanti oltre 500 km. Oppure alla Brasil 135, dove 135 sta per miglia: 225km con dislivello positivo di 6000 metri nella giungla brasiliana. Organizzazione lacunosa e che alla fine gli ha fatto correre una ventina di chilometri in più, già che c’era.

Nella seconda parte della serata c’è stato spazio anche per il sottoscritto, con una presentazione del libro-novella sulla corsa “Gran Criterium Internazionale”. Come avvenuto ieri sera, in assoluta trasparenza, tutto il raccolto è stato direttamente versato con un bonifico alla ONLUS Fondazione Opera Don Bosco. Fino ad ora sono stati raccolti oltre 13.000 euro a favore della missione Health Center di Abobo in Etiopia. Chi fosse interessato al libro, può richiedermelo scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. . Sono ovviamente ben disponibile per analoghe presentazioni presso altri gruppi sportivi

La seconda tappa del Club del Miglio si è svolta sabato scorso 6 a Voghera, sotto l’attenta regia dei padroni di casa dell’Atletica Iriense. Come al solito, oltre alla classica “compagnia di giro” dei milers, si sono presentati anche molti atleti locali, ma anche provenienti da altre regioni: Emilia, Liguria, Veneto e Piemonte. Ennesima dimostrazione della caratura quasi nazionale del circuito, certificata anche dalla presenza di diversi recordman di categoria sulla distanza.

Circa duecento atleti, tra master e giovanili, hanno animato il Campo Giovani di Voghera che è stato battuto da un forte vento che soffiava da una curva della pista all’altra ed ha privilegiato chi ha corso inizialmente “coperto”.

A Voghera ha fatto il suo esordio il nuovissimo circuito regionale lombardo “Oltre il Miglio c’è di più”, che ha proposto ai partecipanti che hanno voluto cimentarsi, due ulteriori gare. Il lancio del giavellotto e gli 80 metri. Prove a cui hanno preso parte anche degli “specialisti”, accorsi per non perdersi la ghiotta occasione di gareggiare in zona.

Col Miglio Ambrosiano, che si svolgerà all’Arena Civica di Milano domenica 14 aprile, il Club terminerà il tris di tappe di apertura.

Ora, come fossimo a “Tutto il Miglio minuto per minuto”, cediamo la penna/microfono al nostro inviato Roberto Matteucci per la radiocronaca di tutte le manches: buon ascolto:

Le due serie femminili hanno avuto un andamento speculare: nella prima (tutte le categorie over 50), in testa dall’inizio Cristina Galli’, seguita a debita distanza da Eva Volpari (SF50-Cremona Sportiva Atletica Arvedi) e dal trio, targato Athletic Team, formato da Paola Cagliani (SF55), Maria Lo Russo (SF50) e Liliana Cagliani (SF55). Nel terzo giro Eva Volpari tenta l’allungo, al quale resiste solo Paola Cagliani che non molla fino al traguardo: alla fine un secondo scarso separa le due contendenti. Per la prima volta dopo tempo immemorabile, Rosanna Rossi (Iriense Voghera) non vince la categoria F60, trovando sulla propria strada una pimpante Antonietta Mancini (GP Garlaschese).

La seconda serie vede il progressivo aumento del distacco inflitto da Sara Gandolfi a tutte le altre, con la sola Joanna Drelicharz (Atletica Lonato) a tentare una valida resistenza fino a metà gara, per poi pagare nel finale e difendere per un soffio il secondo posto dall’arrembante ritorno di Licia Bombelli (Atleticrals2-Teatro alla Scala) autrice di una gara tatticamente molto avveduta.

Nella serie maschile over 70, gruppo sgranato con Rodolfo Rencurosi (SM70 - Atletica Vignate) a condurre in solitaria ed Enzo Capuzzo (SM75-AVIS Pavia) ad inseguire senza mai poter ricucire lo strappo di venti-trenta metri creatosi nel primo giro, per poi cedere nella parte finale.

Emilio Lazzaroni detta il ritmo nella serie SM65, ma la sua fuga viene stroncata dal forte vento contrario sul rettilineo opposto a quello d’arrivo, sicché la gara diventa una sfida a scacchi nella quale prevalgono nel giro conclusivo i due atleti pavesi Francesco Macrì (Atletica Pavese) e Vito Pocorobba (La Podistica Robbiese), con Lazzaroni ottimo terzo.

Anche Giuseppe Lombardo (Maratoneti Genovesi) impone la propria legge fin dallo start, prendendo subito il volo, ma si rende ben presto conto che le condizioni climatiche non consentono di ottenere tempi di spicco, per cui si limita a controllare da lontano il duello fra Carlo Zanetta (Atletica Sandro Calvesi Aosta), Roberto Melani (Atletica Cento Torri Pavia) e Giuseppe Lazzari (Road Runners Club Milano) che chiudono nell’ordine ben distanziati fra loro.

Nella serie SM50-SM55 si formano subito due trenini che definiscono in pratica il podio di categoria già a metà gara, lasciando ai restanti due giri solo l’assegnazione delle posizioni: fra i più giovani fa notizia il successo di Francesco Tomasoni (Free Zone) sul plurimedagliato Francesco Merisio (Athletic Team) e su Paolo Giudici (Atletica Cento Torri Pavia). Nessuna sorpresa invece fra gli SM55, con Nini Bombelli (Road Runners Club Milano) primo nella volata spalla a spalla con Davide Legnari (Atletica Pavese), mentre Daniele Lucchiari (Scalo Voghera) occupa il terzo gradino del podio.

In una serie SM45 orfana di Riccardo Lerda, ai box dopo essersi cimentato con successo nel lancio del giavellotto e negli 80 metri piani, vince per distacco Fabio Andreoli (GP Garlaschese) davanti al compagno di squadra Marco Zuccarin e a Roberto Lazzarin (Atletica Gisa).

Infine, nell’affollata partenza che raggruppa tutte le categorie under 40, gara quasi tutta in solitaria per un brillantissimo Alessandro Bossi (SM–GP Garlaschese) che lascia a debita distanza il duo di SM40 composto da Gianluigi Vettemberge (Raschiani Triathlon Pavese) e Giuseppe Casula (GP Codogno 82), separati al traguardo da pochi centesimi. Nella pancia del gruppo, Emanuele Massoni, altro alfiere del GP Garlaschese, si aggiudica la vittoria in una poco affollata categoria SM35.

Prendete un sabato, per esempio lo scorso 30 Marzo ed in un piacevole pomeriggio mandate oltre duecento appassionati di corsa presso un centro sportivo attrezzato per l’evento. Insieme a loro un mare di accompagnatori a gremire le tribune. Ad aspettarli il personale dell’Athletic Team, gente che sa bene come si organizzano certe cose. Il risultato sarà quello di una giornata di felicità e divertimento, come traspare dagli occhi di questa ragazzina, nella bella immagine catturata da Monica Cappato.

Continua la tradizione che vuole Pioltello come prima tappa annuale per gli appassionati dei 1609 metri. Batterie in generale molto combattute, come dettagliatamente descritto nel comunicato stampa che trovate cliccando qui.

Giornata pienissima, in quanto al termine del programma agonistico si sono svolte anche le premiazioni della classifica finale 2018. In generale, tra riconoscimenti di giornata, premi finali e generosi pacchi gara per tutti, nessuno è uscito dall’impianto di via Piemonte a mani vuote.

La prossima tappa avrà luogo a Voghera, dove saremo ospitati dai padroni di casa dell’Atletica Iriense. Arrivederci al 6 Aprile. Se non sapete come iscriverVi navigate qui, sul sito del club. Se siete ancora convinti di partecipare, provate a guardare questo breve filmato con la sintonia delle partenze di sabato.

https://www.youtube.com/watch?v=1vkHfVs6JrY

Farebbe venir voglia di correre anche ad un sedentario.

Che la gara che dal 1933 si disputa a San Vittore Olona facesse parte della storia del running e più precisamente di quella del cross lo sapevamo già. Però lo scorso 29 marzo, in occasione del galà di apertura dei Campionati Mondiali di Cross Country ad Aarhus, il Presidente IAAF Sebastian Coe ha conferito alla Cinque Mulini la prestigiosa Heritage Plaque, la targa mondiale dell'atletica leggera. Insieme alla corsa italiana sono state insignite altre cinque manifestazioni: i Cross Country Championship inglesi ed americani, la Maratona Atene, quella di Boston ed il Gran Premio Cantones de La Coruña. 

"Queste sei gare hanno catturato l'immaginazione di atleti e fan, nel corso dei decenni, per i quali sono in cima alla lista degli eventi sportivi che devono essere vissuti perché sono diventati parte del folclore dello sport mondiale e luoghi del patrimonio culturale“, ha dichiarato Coe. “E’ il riconoscimento più ambito che premia il lavoro di diverse generazioni di uomini e donne che ogni anno compiono il miracolo della Cinque Mulini” ha risposto, commosso il Presidente dell’USSVO - Unione Sportiva San Vittore Olona - Giuseppe Gallo Stampino. Il Consiglio Direttivo dell’USSVO 1906 ha di deciso di apporre la Heritage Plaque presso il Mulino Meraviglia, emblema e culla della gara. Quindi già dalla prossima edizione, la numero 88, sarà possibile ammirarla per tutti i concorrenti ed il pubblico della Cinque Mulini.

31 marzo - Ai romagnoli, maestri di business e campioni d’ospitalità, non poteva certo sfuggire una ghiotta occasione per popolare la riviera fuori stagione, ammesso che una 'fuori stagione' sia rimasta. Ecco quindi nascere, già da alcuni anni, la Rimini Marathon, con il consueto ed opportuno corollario di gare di contorno. A cominciare dal sabato 30 Marzo, con la Kids Run. Giretto da un paio di chilometri per i ragazzi delle classi elementari che metteva in palio premi per circa 3000 euro in buoni per cancelleria alle scuole più numerose. Per passare alla domenica mattina con Family Run sugli 8km e la Ten Miles, 16km abbondanti, entrambe non agonistiche.

Alle 9.30 è scattata la maratona, con un percorso che ha privilegiato il lungomare in direzione sud, quasi fino a Cattolica e ritorno. Buona l’organizzazione, con il Palasport Flaminio a fare da struttura portante per servizi vari e e spogliatoi. Va  inoltre segnalato che gli oltre settantamila tra bicchieri, piatti e buste che sono stati distribuiti erano realizzati in materiale compostabile e biodegradabile.

Venendo ai risultati tecnici, col tempo di 2h23’05” s’impone Mohamed Hajjy dell’Atletica Castenaso, che stacca di quasi 5 minuti Youness Zitouni (ASD Pod Il Laghetto) e di quasi 9 Elia Generali, compagno di squadra del Castenaso. Prima tra le donne Josann Attard Pulis (MLT Starmax) col crono di 2h53’12”, argento per l’atleta di casa Federica Moroni (Golden Club Rimini) in 2h56’02” e terzo posto per Francesca Bravi (grottini Team), anche lei sotto le 3 ore con 2h59’34”.

Come da premesse iniziali, ancora di più in questi casi è importante il riscontro numerico. Molto positivo.  Nella Ten Miles si è passati dai 1034 arrivati dell’anno passato a ben 1460. Ottimo exploit anche sulla distanza regina, con 1851 concorrenti che hanno oltrepassato la finish line dei 42 chilometri, compresi i concorrenti della maratona in carrozzina che ha visto la vittoria di Simone Baldini e Giulia Campani. Se si pensa che il totale del 2018 era stato pari a 1442 arrivati, si capisce bene come questa manifestazione sembra abbia tutti i numeri per migliorare ancora la sua posizione nel ranking nazionale. Contando anche le altre gare, gli organizzatori hanno dichiarato di aver raggiunto un totale di circa 10000 presenze.

State tranquilli: non vogliamo entrare anche noi nel dibattito circa l’opportunità o meno di aprire la nuova via della seta tra Cina ed Italia. Non che ci manchino le idee, ma certamente saremmo fuori tema disquisendone su queste colonne. Però dopo quanto avvenuto domenica scorsa alla Maratona Internazionale di Xuzhou, una proposta vorremmo lanciarla anche noi.

Cosa è successo durante la 42 chiometri che si è svolta in questa cittadina situata nella provincia orientale di Jiangsu? Nulla di trascendentale, salvo che una runner di cui conosciamo solo il soprannome, Meng, è stata colta in fallo, mentre pedalava su una bicicletta al posto di correre. Fermata da un funzionario, ha abbozzato, salvo poi risalire in bici poco distante e concludere tranquillamente la sua impresa nel non indimenticabile tempo di 5h38’26”.

Di furbi e furbetti però è pieno anche il bel paese, tra tagliatori, portatori sani di chip altrui ed anche praticanti di un biathlon sui generis, pedalando fino ad un certo punto e poi correndo in prossimità del traguardo. La differenza sta che qui Meng è stata sorpresa, poi controllata ed infine cancellata dalla classifica finale, ma non finisce qui. Per lei é in arrivo una squalifica a vita.

Noi non sappiamo come si svilupperà la vicenda politico commerciale della nuova via della seta. Cosa sapremo esportare in Cina e nemmeno cosa importeremo in più rispetto ad oggi. Di certo se adottassimo anche qui un metro più rigido di quello attuale nei confronti dei furbi che la fanno quasi sempre franca e quando vengono puniti se la cavano a buon mercato credo che sarebbe un’importazione di grande giovamento per la cultura sportiva nel nostro mondo della corsa.

Oggi vi raccontiamo la bella storia di Thomas Panek, un uomo che attorno ai vent’anni di età ha perso la vista, ma non si è certo perso d’animo. Domenica 17 Marzo ha terminato la mezza maratona di New York in 2 ore e 20 minuti. Chi completa 21 chilometri merita già tutto il nostro rispetto. Se si tratta di una persona non vedente ancora di più. Tuttavia, ciò che ha reso eccezionale la sua prova, deriva dal fatto che ci è riuscito senza nessuna persona ad assisterlo. I suoi tre angeli custodi che si sono alternati alla guida si chiamano Westley, Waffle e Gus, ma non sono esseri umani. Si tratta di tre cani. Labrador retrivers che hanno frequentato un’apposita scuola fondata proprio da Panek. Una associazione no-profit creata proprio per addestrare gratuitamente gli animali ad assistere chi si trova nelle sue condizioni ed ama correre. Adesso ci aspettiamo che Panek voglia riprovarci in maratona. Ne ha già corse più di venti, ma con il nuovo special team, magari rinforzato da qualche elemento, sarà tutta un’altra cosa.

Si avvicina la partenza della trentesima stagione del circuito di mezzofondo più amato dai lombardi e non solo da loro. Prima tappa a Pioltello (MI), come da recente tradizione. Occasione perfetta per guardare avanti, ma anche per celebrare tutti i campioni delle varie categorie. Insieme a chi ha conquistato un podio, nelle premiazioni di fine giornata e che riguarderanno le classifiche generali dell’anno scorso. Tra i riconoscimenti individuali e di squadra, non mancheranno anche delle splendide targhe per i fedelissimi che nel 2018 hanno partecipato a tutte le tappe. Perché il Club ti colpisce, ti fa innamorare, poi ti vizia e ti coccola e alla fine crea dipendenza e non puoi più farne a meno.

L’ultima volta Vi avevamo anticipato che c’erano delle novità che andranno ad aggiungersi al collaudato telaio delle gare sui 1609 metri. Stiamo parlando del trofeo “Oltre il Miglio c’è di più”. In quattro tappe sarà infatti possibile gareggiare anche in prove di velocità e concorsi di lanci e di salti. Più precisamente in queste date/località:

  • 6/4 a Voghera (PV) su 80m e nel lancio del giavellotto
  • 14/4 a Milano su 150m e getto del peso
  • 5/10 a Chiavenna su 400m e salto in lungo
  • 12/10 a Carate Brianza su 200m e salto in alto

Classifiche comparate in funzione dell’età e dei relativi punteggi FIDAL renderanno la competizione ancora più interessante. Insomma, ci sarà da divertirsi. Per ulteriori informazioni potete navigare qui: http://www.clubdelmiglio.it/

Martedì, 19 Marzo 2019 09:19

Saluzzo (CN) – 7^ Mezza del Marchesato

Il Marchesato di Saluzzo era un antico Stato italiano che comprendeva territori piemontesi e francesi a cavallo delle Alpi. La cittadina in provincia di Cuneo e la locale società di atletica hanno quindi deciso d’intitolare in questo modo la maratonina che domenica 17/3 è partita dal centralissimo Corso Italia. Tracciato che poi ha attraversato i comuni di Manta, Verzuolo e Lagnasco per concludersi nuovamente a Saluzzo, in Piazza Cavour.

A tagliare il traguardo sono stati in 727, con un bel balzo in avanti rispetto ai 487 dell’anno scorso, per questa gara FIDAL che era valida anche come Campionato nazionale ACLI di Mezza Maratona. Nel contesto di un weekend dedicato alla corsa che era iniziato sabato pomeriggio con le gare dedicate a tutti i bambini dai 5 ai 13 anni.

Con il tempo di 1h05’52” il keniano Sammy Kipngetich ha bissato il successo dell’anno scorso. Dietro l’alfiere dell’Atletica Saluzzo si sono classificati Kipchumba Philemon dell'Atletica Recanati 1h06’40”, seguito dopo solo 11 secondi da Giovanni Grano della Nuova Atletica Isernia.

Vittoria e record della manifestazione col tempo di 1h14’15” per un’altra atleta di casa, la non ancora ventenne Ayele Meseret Engidu che regola con facilità Elisa Stefani dell’Asd Brancaleone Asti (1h16’21”) e la compagna dell’Atletica Saluzzo Lorenza Beccaria (1h17’50”), per la grande soddisfazione del presidente Gianni Bonardo, contento sia dei risultati tecnici che della perfetta riuscita della manifestazione.

Partiva proprio a fianco al monumento ai caduti del primo conflitto mondiale questa mezza maratona che domenica 17/3 ha contato 1319 classificati impegnati su un percorso circolare che toccava i vicini comuni di Cappella Maggiore e Sarmede prima del rientro per l’arrivo a Vittorio Veneto. Di certo, rispetto ai 1000 arrivati tondi in mezza maratona del 2018, l’incremento è stato notevole anche se va ricordato che l'anno passato si svolgeva anche una maratona. 

Manifestazione podistica che prevedeva ufficialmente anche l’opzione di partecipazione a piedi nudi o con calzature minimaliste come sandali o le calze in gomma tipo guanto, per intenderci. Era inoltre programmata la non competitiva Vittorio City Run su due percorsi a scelta da 6 o 12 chilometri. Non propriamente una semplice passerella per le vie cittadine, ma una bella passeggiata nelle incantevoli zone collinari a ridosso dell’abitato. Non abbiamo cifre precise, ma in totale si stima che a questa festa del running abbiano partecipato oltre 4000 persone. Evento podistico ben organizzato e con ricco pacco gara che per i finisher dei 21 chilometri offriva una bella medaglia, insieme a guanti, calze tecniche ed altri omaggi gastronomici. 

Venendo ai risultati tecnici dell’evento principale, analizzando i tempi va ricordato che praticamente il tracciato non prevedeva un metro di pianura, con continui saliscendi dai 145 metri di altitudine della partenza scendendo più volte a quota 90 fino al ritorno a Vittorio Veneto. In questo contesto la vittoria è stata appannaggio del keniano Joash Kipruto Koech (Atl. Potenza Picena) col tempo di 1h06’27”. A 34” il marocchino Rachid Benhamdane (Dinamo Sport), terzo l’altro keniano Ken Mutai a 54”. Posizioni che si erano già cristallizzate al passaggio ai 10 chilometri.
Migliore degli italiani è stato Roberto Graziotto (Tornado), quinto in 1h10’25”.
Kenia primo anche tra le donne con Vivian Jerop Kemboi dell’Atletica Castello in 1h15’39”. Combattuta la sfida per la piazza d’onore. Alla fine la spunta Giovanna Ricotta (Boscaini Runners) in 1h22’25”, precedendo di soli 15” Maurizia Cunico dell’Atletica Noceto.

Domenica, 17 Marzo 2019 15:31

Giù le mani dalla pista di Pero!

Pero è una cittadina al confine con Milano, nota in quanto sede del centro fieristico che nel 2015 ha ospitato l’Expo. Il suo centro sportivo, eredità dei mondiali di calcio del 1990, sorge vicino alle rive del fiume Olona ed accanto all’autostrada Torino-Trieste. Intitolato a Gianni Brera, ospita varie strutture, tra cui campi di calcio, un impianto al coperto ed una pista di atletica. Se ci consentite il termine, la pista è abbastanza spelacchiata, ma frequentatissima. Ci vanno i ragazzi delle scuole e gli atleti dei gruppi sportivi che annoverano tra le loro fila sia atleti amatori che di elite, i quali preparano su quel campo mondiali ed olimpiadi.

Dalle colonne de “Il Giornale”, Antonio Ruzzo ci fa sapere che l’amministrazione comunale ha deciso che la pista di atletica non serve più. La riqualificazione del centro, tramite un bando che poi consentirà ai vincitori di gestire l’impianto, prevede di risistemare i due campi del dio calcio, oltre le tribune e relativi spogliatoi. Per rendere il bando più allettante si concede di costruire un bel ristorante. Dove? Domanda retorica. Al posto dell’anello di atletica. Verrebbe graziosamente lasciata una pistina da 100 metri. Magari poi riconvertita in parcheggio. Ufficialmente o ufficiosamente, come già capita da altre parti e come abbiamo documentato su questo sito più volte. Ovviamente di progetti alternativi per costruire una pista da altre parti, nemmeno l’ombra.

Gianni Brera, che agli inizi della carriera giornalistica scrisse di atletica e dal 1953 al 1956 fu anche consigliere nazionale FIDAL, si rivolterebbe nella tomba.

Navigando su internet alla ricerca di storie interessanti sul mondo della corsa per Voi lettori di Podisti.net, ci siamo imbattuti in una notizia che ci ha lasciato esterefatti. Una premessa: poiché siamo contrari a quanto fatto e pubblicizzato, su questo articolo non troverete nomi.

Però in Italia, nel 2018, c’è chi fa correre una bambina di 6 anni per 10 chilometri in una gara. E non parliamo di aguzzini, bensì di genitori. E non per una sola gara, ma abitualmente. E non per finirla, ma per “fare il tempo”… Non contento, segnala il crono registrato a chi raccoglie le migliori performance continentali per anno di età su di un sito. Vengono fatte le opportune verifiche, non chiedeteci quali, ne come sia possibile in una gara non competitiva… Non lo sappiamo, tra l'altro nel frattempo sono passati dei mesi. Però alcuni giorni fa questo organismo “certifica” il record europeo femminile, categoria, scusate ci viene da ridere, 6 anni. La notizia viene ripresa da almeno una testata giornalistica generalista, con tanto di foto dell’atleta in gara e celebrazione. Ci “casca” anche un sito del nostro settore, che solo in un secondo momento modifica la news eliminando immagini e generalità della bimba.

Ecco, quello che volevamo dire è che per noi, a 6 anni è giusto correre, ma per divertirsi. Anche in gara, ma su distanze congrue all’età ed al momento di crescita delle bambine in questione. Come quelle immortalate dal nostro “One Billion Photo”, al secolo Roberto Mandelli, nell’immagine di apertura.

Mercoledì, 13 Marzo 2019 13:48

La Diamond League cancella i 5.000 metri

Brutte notizie per gli amanti del mezzofondo ed in generale delle distanze più lunghe dell’atletica leggera. Specialmente quando certe decisioni arrivano dall’organismo mondiale, la IAAF e riguardano la Diamond League. Per chi non conoscesse bene questo circuito di gare, in pratica stiamo parlando della coppa del mondo di atletica leggera. Sono i 14 meeting più importanti dell’anno e si svolgono in 13 nazioni in tutto il mondo. Dotata di un montepremi milionario e giunta alla sua decima edizione, la manifestazione prevede la presenza di 32 specialità del programma olimpico, 16 maschili e altrettante femminili che si alternano fra loro nelle varie tappe, in maniera che alla fine vengano disputate 8 gare per ogni specialità. Quali competizioni sono escluse rispetto al programma a cinque cerchi? I 10000 metri, la maratona, le gare di marcia, il lancio del martello, le staffette, in quanto non individuali e le prove multiple.

Le ragioni sono sostanzialmente quelle televisive. Il lancio del martello esigerebbe il campo sgombro da altre gare in contemporanea, decathlon ed eptathlon sono troppo lunghe e complicate. Impossibili da svolgere in una serata. Marcia, maratona e diecimila durano troppo.

Tutto questo fino al corrente anno, in quanto come comunicato dalla IAAF lunedì scorso, tra le novità della Diamond League 2020 ci sarà anche quella che la distanza massima saranno i 3000 metri, implicitamente cancellando i 5000 dal programma. Troppo lunga una corsa di circa un quarto d’ora per i palinsesti televisivi. La gente comune, non noi malati di corsa, si annoia e cambia canale. A commentare le novità è intervenuto anche il presidente IAAF Sebastian Coe, gran mezzofondista, ma che ironia della sorte, non aveva certo nei 5000 metri la sua distanza preferita. Lui vinceva 800 e 1500.

Weekend indimenticabile quello del 23-24 febbraio per Kieran Tuntivate, studente della famosa università di Harvard, impegnato nei Campionati Eptagonali Indoor della Ivy League a Cambridge, nel Massachusetts. Appena partita la gara dei 3000 metri, a causa di un contatto con un avversario si è trovato con la scarpa sinistra ormai fuori posto. Dopo aver tentato di proseguire in queste condizioni, ai 500 metri lo Junior ha deciso di liberarsi della calzatura, così come era avvenuto a un suo compagno che però era impegnato sugli 800 metri, una distanza più breve. In effetti, fino ai 2000 metri non ha sentito dolore, ma poi l’azione abrasiva della pista indoor, peraltro appena rifatta, si è fatta sentire in maniera prepotente. Malgrado il dolore e la tenuta precaria in curva che lo faceva scivolare, Tuntivate ha trionfato in volata col tempo di 8’12”72

 

Foto: www:thecrimson.com

Giunto al traguardo è stato immediatamente curato da compagni e dal coach Nicolas Benitez. Malgrado il giorno dopo si sia presentato al campo ancora in stampelle, con grande sacrificio e sfruttando il lavoro di squadra dei compagni che hanno assicurato un ritmo costante e senza strappi, Kieran è stato in grado di bissare la vittoria nei 5000 metri in 14’25”32, assicurando al suo ateneo un doppio bottino pieno nel punteggio. Il tutto per la gioia di staff tecnico e tifosi, accorsi numerosi in quanto Harvard giocava in casa.

Domenica, 03 Marzo 2019 22:40

Trecate (NO) – 4^ Trecate 10K

SERVIZIO FOTOGRAFICO

Domenica 3 Marzo, con la stagione del Cross per Tutti FIDAL che giunge all’ultima puntata, c’è tanta voglia di corsa su strada. Trecate è il posto giusto per correre una dieci chilometri. Gara che fa parte di un trittico iniziato a Magenta e che si concluderà nel prossimo fine settimana a Parabiago (MI). Un minicircuito con le classifiche che saranno stilate tenendo conto dei tempi totali ottenuti nelle tre prove.

Siamo già passati di qui nel 2017 e tutto è restato invariato. Ma si tratta di una buona notizia, in quanto non possiamo che confermare il giudizio positivo espresso due anni fa. Per cambiarsi e fare una doccia calda c’è una accogliente palestra, ideale anche come ambiente al chiuso se il tempo fa i capricci, sebbene stavolta la mattinata sia stata soleggiata. A voler essere pignoli, manca il deposito borse, ma francamente non se ne sente proprio la mancanza. Bene tutto il resto, dal veloce disbrigo della pratiche di ritiro pettorale, alla maglietta tecnica. Poi, per chi è goloso, segnaliamo che al ristoro non mancano mai i deliziosi cracker col gorgonzola prodotto in zona. 

Complimenti dunque all’ASD New Run Team, premiata da quasi 500 arrivati, tenendo conto anche dei non competitivi. Venendo alla parte tecnica, si correva sull’ormai consolidato tracciato lungo 5km e da ripetersi due volte. Percorso abbastanza tecnico, ben presidiato, con tanti cambi di direzione.

Adesso però è venuto il momento di celebrare chi ha vinto: Umberto Dimiccoli della US San Maurizio si è presentato in solitaria al traguardo dopo 32’36”, distaccando di rispettivamente 41 e 57 secondi Mauro Bernardini (AVIS Ossolana) e Francesco Milella (Pedone-Riccardi Bisceglie). Più combattuta la prova al femminile, con la vittoria di Rosanna Urso (Atl. Arcisate) in 39’20” a soli 7 secondi da Debhora Li Sacchi (Olimpia Runner) mentre Marta Dani (Runner Valbossa-Azzate) ha conquistato il terzo posto col tempo di 41’11”

Il giorno della gara, uno dei doveri del bravo organizzatore è quello d’ispezionare il tracciato per controllare che non siano sorti dei problemi all’ultimo momento, tipo l’automobile parcheggiata nel posto sbagliato, oppure dei nuovi lavori iniziati quel mattino sul percorso dagli operai del Comune. Lo stesso ente che Ti aveva rilasciato l’autorizzazione, ovviamente.

Lo scorso 23 Febbraio, Steve Ballou era presso l’Overton Park a Memphis nel Tennessee. Prima della 5 Chilometri su strada prevista per quel giorno. Nel piazzare alcuni birilli si è accorto che c’erano un paio di spettatori speciali su di un albero. Due serpenti dall’aspetto almeno apparentemente pericoloso ma che peraltro si sono eclissati prima della partenza.

Le foto postate su Facebook hanno avuto un incredibile rilievo, con moltissimi click e tante condivisioni, tanto che la direzione del parco si è sentita in dovere di tranquillizzare i numerosi utenti di questo polmone verde ampio ben 138 ettari, sul fatto che gli spettatori in questione non erano scappati dallo zoo ubicato all’interno del parco stesso. Si trattava di animali locali e non pericolosi per l’uomo, più precisamente erano un piccolo copperhead (traduzione letterale: testa di rame) ed un ratsnake ovvero serpente di ratto. Ci scusiamo con gli zoologi per la sommaria traduzione che omette gli esatti nomi scientifici degli animali in questione. La cosa più importante è che non sono velenosi ed aiutano a tenere sotto controllo la popolazione di roditori, quindi anche se possono far paura per il loro aspetto e la grandezza, sono dei membri indispensabili dell’ecosistema.

Sarà così, non lo mettiamo in dubbio, ma noi abbiamo deciso che non correremo mai questa gara in futuro.

Pensavamo di averle già raccontate tutte. Dal runner ucciso dall’ippopotamo, a podisti attaccati da puma, coyote ed altri animali. Però in tutti casi si trattava di allenamenti, in posti più o meno sicuri. Qui invece parliamo di un’aggressione in gara. Julie Stackhouse, 40 anni, era al terzo posto nella Donna Half Marathon, il 10 febbraio scorso a Jacksonville, quando è stata aggredita da un un bull terrier di quasi 40 chilogrammi.

Julie are partita con l’obiettivo di vincere, o meglio rivincere questa gara che attraversa le comunità costiere di Atlantic Beach e Neptune Beach a est di Jacksonville, in Florida. A circa un miglio dal traguardo, ormai aveva capito di non poter ambire a più della terza posizione, quando ha visto l’animale correrle incontro. Purtroppo non le è bastato spostarsi dall’altra parte della strada e fare un ulteriore scatto mentre viaggiava già a circa 4 min/km. Il cane l’ha fatta cadere e poi l’ha morsicata al viso e su un braccio che ha usato per difendersi, causandole un taglio che è stato successivamente suturato con ben 6 punti. L’intervento, ritardato ma provvidenziale dai proprietari dell’animale, le ha consentito, seppur sanguinante ed in stato di shock, di completare la gara al quarto posto col tempo finale di 1h25’54”. Il tutto anche grazie ad un concorrente suo amico che la seguiva e che quando ha visto la scena e l’ha presa per mano per i primi metri dopo l’incidente.

In seguito, la polizia di Atlantic Beach ha multato i proprietari che sono stati citati in giudizio. L’animale che era stato vaccinato contro la rabbia, è stato messo in quarantena.

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