Direttore: Fabio Marri

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Tanti faentini hanno dato l’estremo saluto l’11 giugno, nella chiesa del Cimitero dell’Osservanza a Faenza, ad Angela Bettoli, che è scomparsa all’età di 90 anni. È stata una bella figura del volontariato, quello più forte e sano, vero motore della comunità, come socia e dirigente della sezione di Faenza dell’UOEI (Unione Operaia Escursionisti Italiani). Per quasi trent’anni (dal 1959 al 1987), Angela Bettoli è stata segretaria dell’associazione, braccio destro di Francesco Calderoni, il presidente e tra gli ideatori della “Cento Firenze- Faenza”.

Con loro, Alteo Dolcini, cofondatore dell’’Ente Vini di Romagna guidato da Elio Assirelli, Pietro Crementi, ancora oggi direttore di corsa, il maestro Federico Lusa, i giornalisti Renato Cavina e Carlo Raggi, tra i protagonisti agli albori della “Cento del Passatore Firenze-Faenza”. Furono proprio Checco e Angela, sull’esperienza di camminate ed escursioni dell’Uoei sull’Appennino tra Faenza e Firenze, ad andare a vedere da vicino la ultramaratona Torino-Saint Vincent, traendo la convinzione che sarebbe stato possibile realizzare una impresa organizzativa analoga.

Angela Bettoli, sempre presente nelle più varie attività, oltre alla Cento, l’escursionismo, lo sci e la Festa della Montagna, è stata una bandiera dell’Uoei, che già nel 1962 la onorò con il “diploma nazionale di merito con distintivo d’oro” e di nuovo nel 2009 con la carica di socio benemerito della sezione manfreda. L’intera città di Faenza le aveva conferito nel 1992, assieme a Checco Calderoni, l’onorificenza di “Faentina sotto la Torre” per l’impegno profuso nell’ideare e organizzare la “100 km del Passatore”.

«Angela è stata una socia storica dell’Uoei – ricorda il presidente Pier Giorgio Gulmanelli – Fin dal secondo dopoguerra contribuì alla rinascita dell’associazione assumendo per numerosi anni l’incarico di segretaria della sezione. La ricordiamo con affetto, compagna di viaggio nella nostra associazione. E’ stata una persona generosa, che ha incarnato lo spirito uoeino, attivo e disponibile». Anche Marcello Da Prato, presidente nazionale Uoei, ha inviato un messaggio dalla Toscana. «Mi stringo in un abbraccio agli amici di Faenza che perdono una persona di grandi valori e umanità. Ricorderemo sempre la sua operosità e il suo esempio».

Il Presidente Giordano Zinzani, tutta la dirigenza, gli atleti del gruppo sportivo e tutti i membri della società Asd 100 km del Passatore si stringono attorno ai famigliari della cara amica Angela, venuta a mancare l’8 giugno. Angela Bettoli è stata segretaria dell'U.O.E.I., per la quale mise a disposizione locali per la sede sociale e per l'organizzazione della 100 km del Passatore, di cui fu tra i pionieri con Checco Calderoni, Federico Lusa e centinaia di soci U.O.E.I., contribuendo alla realizzazione di quella incredibile idea che fu la 100 km del Passatore.
Il Commendatore Pietro “Pirì” Crementi, storico direttore di gara della Cento, ha dedicato ad Angela un pensiero: “Il ricordo dell'amica Angela mi riporta a quarantasei anni fa, quando i volontari dell’U.O.E.I. e della società del Passatore invasero la sua casa e, nelle varie camere, trovarono spazio le commissioni di lavoro per organizzare l’ultramaratona. Ricordo Angela, instancabile, che passava da una camera all’altra per coordinare i lavori infondendo ai volontari la sua grande passione nel realizzare questa manifestazione che, negli anni, è andata sempre più perfezionandosi”.

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Da 0 a 100... una sfida con me stesso, un sogno da rincorrere e soprattutto una promessa da mantenere. A distanza di alcuni giorni non smetto di commuovermi ripensando al momento magico in cui, dopo 17h30m, ho tagliato il traguardo di Faenza. Niente più caldo, fatica, notte, freddo, dubbi, ansie e dolori… la dolce alba faentina ha cancellato tutto, bagnandomi gli occhi con lacrime di gioia e soddisfazione. 

Mai e poi mai avrei pensato di riuscire a concludere il Passatore. Io che fino a 4/5 anni fa neanche correvo e consideravo il podismo “una noiosa fatica”. Poi, una corsa tira l'altra, il passatempo diventa passione...5, 10, 21, 30, 42 e ora? E' una fredda sera di dicembre del 2016 quando un compagno di squadra a cui ero molto legato, già finisher del Passatore anni prima, mi lascia una proposta: "Facciamolo insieme, vedrai che bello, sarà un'esperienza di vita!". Gli dico che ci avrei pensato, in fondo non si tratta mica di una passeggiata! 

Non ho mai avuto modo di rispondergli; di lì a pochi giorni un tragico destino lo ha travolto, tradito da quelle montagne e da quella libertà che tanto amava e rincorreva. In quel momento, asciugate le lacrime, non ho esitato un secondo in più e ho deciso che mi sarei iscritto al Passatore. In quel preciso momento ho fatto una promessa a me stesso e alla memoria di Pierluigi Macchi: avrei chiuso quella gara, costi quel che costi! 

Ho dovuto attendere un anno e mezzo per coronare il mio sogno e mantenere la promessa. Nel 2017, un incidente meccanico ad un quadricipite, mi ha costretto al ritiro a Borgo San Lorenzo. Tantissima delusione ma nessun dubbio, ci avrei riprovato l'anno successivo e così è stato.

Nel 2018, una preparazione fisica e mentale più accorta mi hanno permesso di arrivare all'appuntamento carico al punto giusto, consapevole delle mie possibilità e soprattutto senza problemi fisici. Da Firenze a Borgo San Lorenzo ho corso in scioltezza, godendomi il panorama senza dare troppo peso al caldo, comunque pesante.

Sulle prime rampe della Colla la prima crisi, passata piano piano in coincidenza con il calar della sera. Lo scollinamento di metà gara è stato un primo grande traguardo psicologico. Tra l'altro ho avuto la fortuna di ricongiungermi con Fabio, Manuela e Laura, compagni di squadra e di avventura (Mario, il quarto era troppo avanti, irraggiungibile e lanciato verso il traguardo); l'unione fa la forza, avanti tutti assieme. In formazione compatta si affronta la notte facendoci coraggio l'un l'altro. Anche Marradi arriva e passa.

E' ancora lunga, ma i chilometri iniziano a calare...forza! Sempre tutti assieme raggiungiamo il km 80. Qui purtroppo finisce la strada di Emanuela e Laura (grandissime comunque), mentre Fabio - che ne ha di più di me - allunga. Resto solo, ma adesso non si molla più, Faenza è sempre più vicina.

A Brisighella le gambe si bloccano, crampi e sofferenza. Un massaggio e si riparte! Chiamo quella santa di mia moglie Jenny, mi aspetta al traguardo, mi rincuora, mi spinge e mi carica. Santa, perché la trovo al km 94, mi è venuta incontro, cammina assieme a me fino a Faenza, riaccende il mio entusiasmo e la mia determinazione. Il tempo passa, ma del tempo poco m'importa.

Ecco Faenza, ultimi due chilometri; iniziano gli applausi, i complimenti, le foto, le lacrime. Quando finalmente arrivo in vista del traguardo mi infilo una maglietta speciale, sopra c'è scritto: “GRAZIE PIER”.

Ultimi cento metri, mi sembra di volare, riesco nuovamente a correre. Alzo le braccia al cielo, sono le 8.30, ricorderò questo momento per il resto della mia vita.

Ringrazio tutti quelli che mi sono stati vicino: Jenny, Fabio, Emanuela, Laura, Mario, tutti gli amici e compagni che mi hanno sostenuto, i miei genitori, ma soprattutto grazie a te Pier!

Promessa mantenuta, ce l'ho fatta, anzi, ce l'abbiamo fatta!

 

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Quest’anno mi ero prefisso come  obbiettivo  la Nove Colli, odiata e  amata dagli ultramaratoneti per le sue difficoltà intrinseche ma, per il timore più che fondato di non riuscire a perseguire l’obbiettivo, mi sono dato una seconda chance e mi sono iscritto alla 100 km del Passatore. In effetti,  già prima e durante  la gara romagnola mi chiedevo perché correre di nuovo dopo una settimana una gara così importante per distanza, perché stressare così tanto il fisico  e la mente, per buttarmi poi per la settima volta su un percorso  conosciuto quasi a menadito. 

E così in casa e dagli amici, in  vista di questa ulteriore prova, sono stato additato come un pazzo, uno scriteriato, uno che non si rende conto che già correre per 202,400 km è massacrante, figuriamoci  ripetersi per 100 km  a distanza di una sola settimana! In cuor mio mi ritenevo già soddisfatto  e  un po' ora snobbavo il Passatore, anche perché  dover di nuovo affrontare  i dolori determinati dalle vesciche ai piedi, il caldo del pomeriggio, un’ intera notte  sveglio con tempi di percorrenza non inferiori, secondo le mie stime, alle 18 ore,  non era di  certo il massimo. 

Ma ormai la decisione era presa da tempo, e rinunciare a tutto il contorno della gara non mi andava. Così, archiviata la Nove Colli in 29 ore e pochi spiccioli, il sabato successivo partiamo; il gruppo è questa volta formato dai veterani Aldo  (cui si aggiunge la moglie Roberta che gareggerà nel Nordic Walking), Enrico, Martina alla quarta uscita, e gli esordienti  Giovanna, Giorgia, Nicola, Marco, Pio, Mario, Armando e Walter. Con  i suoi 46 anni  il Passatore rimane  una delle gare più affascinanti che si conoscano, che tutti i podisti, italiani e non, almeno una volta nella vita devono provare a portare a termine. Quando si pensa all’ultramaratona, si pensa a questa gara, questo cammino estenuante lungo l’Appennino che da Firenze porta a Faenza. Considerata dalle persone normali come una follia, è un sogno per noi  che ci crediamo, un appuntamento quasi d’obbligo.

Da molti runners è mal vista perché avendo  cancelli orari molto larghi viene  corsa da tanti con poco o addirittura senza allenamento, aumentando la possibilità di infortuni.

E’ malvista per la presenza delle auto e le biciclette  degli accompagnatori degli atleti che creano intralcio ai concorrenti, e che generano il dubbio  dei passaggi agli atleti, i cosiddetti tagli o autostop che siano.

Nonostante  tutto, la storia di questa gara in Italia è la storia di questa disciplina delle ultramaratone,  e solamente  chi l’ha vissuta  arrivando  al traguardo di Faenza, a volte in  lacrime, può descrivere la gioia che si prova; si tratta di un viaggio con se stessi  e come ogni  “impresa’’ necessita di un pizzico  di follia.  E non significa correre al limite. Da persona normale prima della partenza, ci si trasforma in una  persona migliore all’arrivo; è una grande occasione per dimostrare a se stessi che si possono fare grandi cose in quei momenti; rialzarsi miracolosamente ogni volta che si cade. E come tutte le grandi corse essa diventa una metafora della vita, un intera esistenza  raccolta nell’arco della durata di questo viaggio interiore; un viaggio interiore che ognuno fa dentro e con se stesso e che solo le lunghe distanze permettono di realizzare. Momenti di buio e di sconforto  si alternano  a momenti di euforia determinata,  anche dall’incontro di sempre nuovi amici lungo la strada: compagnia che permette di superare i tanti timori e situazioni insite in un percorso di tal fatta. E come in tutte le ultra maratone, difficilmente si resta indifferenti. Esse lasciano un segno indelebile che serve come esperienza per affrontare nuovi limiti. Ciò che rimane è un bagaglio umano di notevole spessore, ci si mette in gioco per testare la propria resistenza fisica, la capacità di sostenere certi ritmi, superare i propri, ascoltare interiormente se stessi, le proprie emozioni e fatiche, percependo alla fine valori essenziali, quali il rapporto con gli altri.

Ed è così ormai da sempre,  da quella  mattina del 1973 quando nacque quella che allora si chiamava la “100 Chilometri del Passatore Firenze-Romagna (Faenza)”. Un’idea folle che all’inizio rimase in un cassetto ma che poi una sera  prese corpo nella “Cà de Bè” a Bertinoro, davanti a una piadina al prosciutto e una bottiglia di Sangiovese. Lì, a tavola, si buttò il seme. E a buttarlo furono quattro appassionati della corsa che avevano in testa un’idea meravigliosa:  Alteo Dolcini, forlimpopolese di nascita e segretario generale del Comune di Faenza, Francesco Checco Calderoni, faentino doc, assicuratore e presidente della sezione manfreda dell’U.O.E.I., Unione Operaia Escursionisti Italiani,  Renato Cavina, giornalista di “Stadio” e della “Gazzetta dello Sport” e Carlo Raggi, giornalista del “Resto del Carlino”. Quarantasei  anni fa, e sembra ieri perchè il tempo scivola via. Quarantasei  anni in cui la 100 chilometri del Passatore è diventata non un’ultramaratona ma l’ultramaratona con l’articolo determinativo. Una e una sola. Unica. E’ diventata il sogno proibito, la sfida, la madre di tutte le corse per le migliaia di “folli” che hanno deciso di provarci. Centro chilometri da Firenze a Faenza partendo di pomeriggio e  arrivando di notte o la mattina dopo, attraversando il cuore dell’Appennino, passando nei paesi e nei borghi che restano svegli ad aspettare i partecipanti  e ad applaudirli. La storia passa di qui. Ed è cosi anche quest’anno. Con 3062  iscritti che sono il nuovo record, con il re  Giorgio Calcaterra che dopo dodici vittorie arriverà terzo  cedendo la piazza d’onore meritatamene ad Andrea Zambelli .

Quest’anno il colpo di pistola  viene dato dinanzi al Duomo,  di modo che la partenza sia più veloce. Dopo lo start  ci attendono ali di folla al passaggio, mani che  non esitano a scaldarsi per applaudire, bambini che salutano. La strada inizia a salire e si sente tutta sulle gambe ancora fredde. Prima dell’erta  che porta a Fiesole attraversiamo San Domenico, località rinomata per la presenza dell'antica badia fiesolana, cattedrale di Fiesole fino al 1118 poi ricostruita nel 1456 grazie alle donazioni di Cosimo de' Medici sulla primitiva chiesa dell'undicesimo secolo appartenuta ai Benedettini

Da li si può ammirare tutta Firenze dominata dalla cupola del Brunelleschi. Attraversiamo la piazza della città e da qui la strada spiana un po’.
Dopo aver scollinato sulla Vetta Le Croci, al km 16,5, finalmente la strada scende e permette di  prendere un po’ di fiato. Il  caldo nonostante il sole  si sia abbassato infierisce su  tutti, e costringe a bere, a volte più del dovuto, con immancabili sofferenze di tutti i generi. Si arriva al primo check-control a Borgo San Lorenzo, che si attraversa sgusciando tra passanti impassibili sotto il primo traguardo intermedio. La gara lascia temporaneamente la strada principale per entrare nel centro del paese, un passaggio  sul tappeto del 31,5. La mia impressione è che  stia andando ad un ritmo meno veloce del solito ma mi accontento,  prendo fiducia. La salita riprenderà tra il 31° e il 32° km, e lì un terzo di gara sarà andato.  Ci accompagnano lungo il percorso i suoni delle sirene delle ambulanze che soccorrono atleti colpiti da malori e crampi dovuti al caldo.
Le gambe vanno, poi la strada sale, sale 34 mo, 35mo, 36mo… Affronto la salita al passo in quanto mi rendo conto che dovrò risparmiarmi per la seconda parte del percorso. Le gambe girano male, si arriva al  cartello “Maratona” ma non c’è troppo da distrarsi, la salita continua sino al km 48 a 913m s.l.m, li dove c’è il Passo della Colla  e non perdona; non è difatti il punto di arrivo, come dicono molti: “Una volta scollinato è fatta, poi è tutta discesa”. No! E’ lì che il Passatore ci mette alla prova, è lì che si concentra tutto: la notte, il freddo, i dolori, la stanchezza; la solitudine del maratoneta. Non bisogna  illudersi che da quel punto inizi la discesa e gli ultimi 52 chilometri si possano correre. Bisogna evitare di farsi prendere dalla foga, di farsi prendere la mano in discesa.
L’agognato ristoro è  vicino,   tiro il fiato, mi fermo, incontro  gli amici , mi riposo un po' e poi giù per 52 km. Mi guardo avanti e indietro, è buio. Ora si è  soli, ci si si perde  nei fari delle auto che illuminano la strada. La discesa è illusoria ma aiuta a rilassarsi, a vivere lo spettacolo naturale. Migliaia di lucciole a bordo strada  farci compagnia; che musica, le rane, con il loro gracchiare, le stelle e, soprattutto, il pensiero che ormai quello che  ho  da fare è meno di quello che ho fatto. Al ristoro incontro Giovanna e tra una chiacchierata e l’altra arrivo a Marradi, nella valle del Lamone sul versante romagnolo dell'Appennino: qui si passa sotto il secondo traguardo. Inizia la  nausea,  i dolori ai piedi e alle gambe,  soffro maledicendo il giorno  in cui mi sono iscritto ad un ennesima  100. Tutte uguali, sempre gli stessi panorami… ma chi te lo fa fare? mi tornano all’orecchio le parole di mia moglie  al calduccio  di casa: ma come sempre ci ricascherò. I crampi allo stomaco mi costringono ad alternare il passo con la corsa e a non alimentarmi quasi più.
Dolce e chiara è la notte e senza vento, la strada dritta e larga non aiuta di certo, ma è sufficiente alzare lo sguardo e osservare il cielo stellato, maestoso, terso,  e la luna che rivela la sagoma delle colline, per commuoversi e sentire tutta la nostra piccolezza. Nel buio, si ode  il fiume scorrere sotto la strada, è il Lamone incrociato una trentina di chilometri più su, subito dopo avere attraversato  Passo della Colla. E raggiungo il piccolo centro agricolo a circa dieci chilometri da Brisighella, San Cassiano, a 228 metri di altitudine, ammirando il castello sulla collina sovrastante; per i podisti la  fermata è d'obbligo davanti al monumento dedicato ai centisti che si trova sulla curva poco dopo il rifornimento.  
Non solo Firenze e Faenza insomma, rispettivamente luogo di partenza e di arrivo di questa corsa, ma una miriade di cittadine, borghi e piccole frazioni che partecipano attivamente, ospitando gli sportivi ed accogliendo a braccia aperte i centisti che passano, aspettando ciascuno di essi per incitarlo, tutta la notte fino all'alba. Poi ecco Fognano, con le case arroccate e chiese immerse nella quiete della notte. E’ la volta ora di Brisighella, e poi Errano; intanto comincia ad albeggiare. A ricordarlo è il canto del gallo che scandisce il passaggio al nuovo giorno. Che meraviglia!
Con la gioia nel cuore e la consapevolezza che il peggio è fatto, arrivo al 95 km. Ora i chilometri sono tutti segnalati, ed è bellissimo leggere quei numeri con la consapevolezza di averli percorsi, inizia la conta, meno 5, meno 4 ecc… Il viale d’ingresso alla città vede atleti che aumentano l’andatura, mentre alcuni non ce la fanno e rallentano, ma ormai è fatta, si vede in lontananza il campanile della chiesa, e le arcate della bellissima piazza.
Finalmente l'arrivo a Faenza con il passaggio sotto il display la consegna della medaglia, del vino e del rimborso cauzione.
Permettetemi ora  di spendere qualche parola sulla logistica ed annotare la cattiva abitudine di molti concorrenti (quest'anno ancora di più) di farsi seguire dai mezzi. L'organizzazione,  per motivi economici fa orecchie da mercante. È inutile che “regolamentino” il passaggio delle auto e degli altri mezzi: essendo una gara Fidal, si devono rispettare i regolamenti della Federazione che vieta qualsiasi aiuto esterno e quindi tutte le auto, camper e anche le bici al seguito. Ognuno dovrebbe affrontare la gara in autosufficienza con il solo apporto dell'organizzazione, sia a livello di ristori e altro. I giudici non vedono o fanno finta di non vedere la centinaia di auto e camper al seguito dei corridori.
Sul sito del Passatore è apparso un “decalogo” composto da 10 consigli. Il nono è il seguente: “Se potete, fatevi seguire in bici o in macchina da parenti o amici. La gara è davvero partecipatissima, è una festa più che una corsa podistica: rendete partecipi i vostri cari di questa impresa!”
Mentre il regolamento del Passatore avverte: “I veicoli degli accompagnatori debbono attenersi assolutamente alle seguenti disposizioni: - Nessun veicolo al seguito fino a Borgo San Lorenzo (30 km dalla partenza). - Per evitare danni ai concorrenti derivanti dalle esalazioni di ossido di carbonio e dagli ingorghi, i veicoli degli accompagnatori non dovranno seguire i concorrenti ma attenderli lungo il percorso in punti di riferimento a loro congeniali.”
Regole a parte, cosa si intende per congeniali? Nella lunga notte del Passatore (ma anche durante il giorno) per lunghi tratti i runners devono vedersela con inquinamento da gas di scarico, acustico, pericolo di investimento.
Da Vetta le Croci in poi il traffico nei due sensi diventa caotico, paragonabile a quello del ponte di Pasquetta. Non solo auto di accompagnatori nella direzione della corsa, ma anche mezzi rombanti che procedono in direzione contraria. Ma all’organizzazione importa poco: i partecipanti firmano una dichiarazione con la quale sollevano la stessa “da qualsiasi responsabilità”.
Ma il Passatore perde molto del suo fascino a causa delle auto, che inquinano abbondantemente l’aria e soprattutto costituiscono elemento di pericolo per la sicurezza di chi corre, tanto che l’uso della frontale diventa indispensabile non tanto per vedere, quanto per farsi vedere.
Purtroppo, però, ritengo che un Passatore chiuso al traffico sia un’utopia, in quanto il numero degli iscritti precipiterebbe drasticamente.

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Domenica, 27 Maggio 2018 23:45

Faenza (RA) - 46^ 100 km. del Passatore

Andrea Zambelli si è aggiudicato il ‘Passatore’ 2018 tagliando il traguardo dopo 6h54’34’’, spuntandola sul tedesco Benedikt Hoffmann in seguito ad un estenuante duello durato circa 60 km con diversi scambi di posizione. Solamente nelle ultimissime fasi della corsa il reggiano è riuscito a staccare di circa una decina di minuti il portacolori della Foresta Nera.
La corsa si è decisa in buona parte con il ritiro del britannico Lee Grantham, in testa sin dalle fasi iniziali ma costretto a tirare i remi in barca a Razzuolo, in seguito ad una storta rimediata al 27° km. A chiudere il podio del 46^ Passatore, anche quest’anno patrocinato dalla FIDAL, Giorgio Calcaterra, giunto al traguardo dopo 7h32’02’’, accolto con tanto affetto e calore dal pubblico accorso in piazza del Popolo.
Buon 4° posto per il trentino Silvano Beatrici, salito in classifica anche grazie al crollo del bresciano Marco Ferrari, autore di una gara molto solida. Quinta assoluta, e prima tra le donne, la solita Nikolina Sustic, giunta al traguardo in 7h53’55’’ ad oltre 59 minuti dal battistrada. Sesto posto per il faentino Mirco Gurioli,  settimo Marco Ferrari, ottavo il sorprendente Roberto Isolda, nono Marco Lombardi, decimo, a gran sorpresa, il danese Mathias Jorgensen.

Passatore 2018



Per quanto concerne la classifica femminile, Sustic ha preceduto la connazionale Marija Vrajic e la faentina Elisa Zannoni.
Il 46° "Passatore" è partito alle 15 da Piazza del Duomo a Firenze. La gara si è svolta in un clima caldo e soleggiato, con la consueta cornice di pubblico disseminata lungo il percorso. In testa alla corsa si è subito lanciato il britannico Lee Grantham, transitato a Fiesole (km 7,5) in 29’57’’ seguito a circa due minuti da Giorgio Calcaterra, Marco Ferrari, Benedikt Hoffmann e Matteo Lucchese. Dopo di loro la croata Nikolina Sustic in 34’12’’.
A Vetta Le Croci (km 16,5) Grantham ha mantenuto la leadership passando in 1h7’21’’, seguito a circa sei minuti dal quartetto precedente al quale si è aggiunto Andrea Zambelli. Al 27° km l’inglese ha rimediato una storta e, nonostante la stoica resistenza, ha ceduto a Razzuolo dopo essere sceso in 7^ posizione. A Borgo San Lorenzo (km 31,5) Zambelli ha proseguito la sua rimonta occupando la sesta piazza mentre la Sustic, manteneva la testa tra le donne, seguita da Marija Vrajic ed Elisa Zannoni.
Il recupero di Zambelli è proseguito sino alla terza piazza all’altezza di Panicaglia (35,7 km), quindi la seconda a Ronta (39,6 km) e, infine, sino a prendere la testa della corsa superando Hoffmann. Al passo della Colla di Casaglia (km 48) il tedesco ha ripreso il comando sorpassando il reggiano, dando via ad un tira e molla durato sino a Crespino (55,6 km) dove Zambelli ha artigliato la prima posizione. A seguire Calcaterra tallonato da Ferrari, più staccati Marco Serasini, Mirco Gurioli, Silvano Beatrici e Lorenzo Lotti, con Marco Lombardi e Roberto Isolda a completare la top 10.

A Marradi coppia di testa serratissima formata da Zambelli e Hoffmann seguita, a undici minuti, da Calcaterra. Ad Errano il reggiano teneva un vantaggio di un minuto sul tedesco, con “re” Giorgio staccato di circa venti minuti, ma saldamente in terza posizione.
Zambelli, seminato il rivale tedesco, raggiungeva infine il traguardo accolto dal caloroso e festante pubblico di piazza del Popolo. Hoffmann, giunto secondo con un ritardo di diciotto minuti dal vincitore, si è aggiudicato il Premio intitolato alla memoria di Checco Calderoni, essendo transitato per primo alla Colla di Casaglia. Alle 11 di oggi, domenica 27 maggio, al traguardo di Faenza sono giunti 2417 atleti (erano stati 2.705 nel 2017).
Tra i decani della corsa si segnalano, con 45 Passatori effettuati consecutivamente Marco Gelli e Walter Fagnani (45 non consecutivi). La podista più anziana giunta al traguardo è stata invece ancora una volta Natalina Masiero, per la 36^ volta al traguardo della Firenze-Faenza [eppure aveva scritto che non ci sarebbe più andata, NdD].

Per quanto concerne i più giovani arrivati, si segnalano in campo maschile Jacopo Baruzzi, classe 1997, dell’ASD Leopodistica, giunto al traguardo in 15h54’29’’ (1641° assoluto) e, in campo femminile, Valeria Fioccola, classe ’95, della International Security Service, 516^ assoluta con il tempo di 12h31’12’’.
Il primo podista faentino ad aver concluso il 'Passatore' 2018 è Mirco Gurioli 6° assoluto, con il tempo di 7h56’45’’, mentre la prima faentina giunta al traguardo è Elisa Zannoni, 18^ assoluta con il tempo di 8h43’15’’, risultando anche la prima podista romagnola ad aver concluso la corsa. Quanto a Gurioli, il runner dell’ASD Tosco-Romagnola risulta primo anche nella classifica dei romagnoli.
Per quanto concerne gli atleti toscani, il primo fiorentino classificato è Lucio De Chigi, con il tempo di 11h37’13’’ (281° assoluto), mentre la prima fiorentina è Santina Gallorini (13h43’08’’). Primo runner toscano è Marco Lombardi (9° assoluto) con il tempo di 7h59’27’’, mentre la prima toscana è Giulia Petreni (10h40’09’’).
Tra i gruppi più numerosi giunti all'arrivo troviamo l’ASD Leopodistica (Ra) con 35 arrivati, l’ASD Passo Capponi di Bologna con 34 e G.S. Cat. Sport Roma con 30. Il gruppo con la miglior media è stato l’ASD Tosco-Romagnola (8h48’32’’), seguito dall’ASD Leopodistica (10h14’46’’) e Pol. Dil. Santa Lucia (10h40’38’’).
Don Luca Ravaglia, in marcia per la “100 km per la Pace”, è giunto al traguardo in 2339^ posizione con il tempo di 19h20’35’’. Per quanto concerne il settimo titolo Csen, ad aggiudicarselo è stato Paolo Cecconi, con un tempo di 10h47’52’’, seguito da Marco Martina e Roberto Papamarenghi.

Il 'Passatore' 2018 ha registrato 3066 iscritti, di cui 2946 partenti; circa 1135 esordienti, oltre 480 donne e oltre 50 atleti provenienti da 26 nazioni straniere: Argentina, Australia, Austria, Belgio, Brasile, Canada, Capo Verde, Croazia, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, G.B., Hong Kong, Irlanda, Malta, Olanda, Polonia, Repubblica Ceca, Repubblica di San Marino, Romania, Russia, Slovenia, Svezia, Svizzera e USA.ù

Passaggi intermedi




 

Pubblicato in Cronache
Domenica, 27 Maggio 2018 23:44

Passatore... così non va!

Troppe, davvero troppe biciclette e macchine al seguito dei partecipanti lungo il percorso di questa 46esima edizione della 100 Km del Passatore.
Credo che chiunque abbia partecipato alla 100 km "più bella del mondo" possa raccontare della magia del Passatore una volta scollinati dal Passo della Colla, perchè la gara si trasforma in un viaggio con se stessi al buio, ascoltando i rumori della natura, i rumori degli animali, “illuminati” dalle lucciole e, come capita spesso, anche dalla luna piena.
Questo è quello che è successo anche a me nell’edizione del 2015 ed è quello che racconto sempre quando mi chiedono che cos’è il Passatore. Invece partecipando quest’anno, la “magia” si è trasformata in una tappa del Giro d’Italia tra Firenze e la Colla e in un controesodo modello A14 in agosto tra la Colla e Faenza. In almeno 4 o 5 occasioni mi sono dovuto fermare a causa dell’incrocio simultaneo di biciclette e auto da entrambi i lati della strada, oppure quando si formavano le colonne di auto all’imbocco dei vari paesini andando verso Faenza.
Mi dispiace ma così proprio non va, il “mio problema” in gara dev’essere solo quello di come affrontare al meglio i 100 km del percorso e non quello di zigzagare tra le biciclette o stare attento a non essere investito dalle auto. Peccato, perché i volontari invece hanno fatto un gran lavoro nei vari ristori per servire ottimamente i 3.000 partecipanti e tener sempre riforniti i punti di ristoro nonostante il gran caldo, che inevitabilmente ha fatto “consumare” molto di più del solito.
Spero davvero che gli organizzatori prendano seri provvedimenti in merito agli accompagnatori per far tornare la “magia” al Passatore, altrimenti questa gara non sarà più "la più bella del mondo" ma diventerà la più pericolosa del mondo.

Passatore 2018


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