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Apr 16, 2020 3397volte

Proposta dal Trentino: corsa per i soli tesserati Fidal. Opportuna o no?

Chi rischia o infetta di più? Chi rischia o infetta di più? Roberto Mandelli

Le restrizioni all’attività sportiva sull’intero territorio nazionale a seguito della diffusione del covid-19 che limitano, nel migliore dei casi, l’attività motoria alla prossimità della propria abitazione, hanno creato problemi soprattutto agli atleti agonisti: ecco la proposta dell’Atletica Val di Cembra, una delle società con maggior numero di tesserati in Trentino, che chiede di permettere gli allenamenti ai tesserati Fidal, esclusivamente in due fasce orarie dalle 5 alle 9 e dalle 18 alle 20, con distanza interpersonale di almeno due metri. 

Ecco quanto riportato sul sito societario: 

Per noi società sportive non cambia niente dopo questo decreto (del 2 aprile, che ha confermato in Trentino l’attività motoria in prossimità della propria abitazione, ndr), anche se sembra assurdo che un atleta non possa, da solo, fare un allenamento di 30 minuti in una strada/sentiero che sia poco o nulla trafficato … praticamente contagio zero.
Soprattutto perché a livello di atletica leggera non ci si può permettere di perdere più di un mese di attività, altrimenti va vanificato proprio tutto quanto acquisito durante l’inverno; e non si parla di categorie di bambini o delle categorie ragazzi, ma dagli allievi in su, ove cominciano ad esserci agonisti, cioè, secondo la Fidal, dove si comincia ad avere una mentalità che poi potrebbe portare a qualcosa di serio.
Non bastano gli allenamenti in casa, ovvero, non bastano a tenere la forma.
Abbiamo ricevuto anche tanti contributi negli anni, da parte proprio della Provincia per mantenere questi giovani, sommati a tanti sacrifici e soldi spesi per noi società sportive in modo da portare in alto giovani talentuosi e capaci di riuscire nello sport: vederseli andare in fumo con il rischio di abbandono proprio è un delitto per loro, per noi, per i genitori.
Questo preme, preme molto sinceramente
.

Siamo sempre sul filo di lana con questi giovani.
Non possiamo rimetterci tutti noi atleti e società, per colpa di quelli che sentendo che si può correre o fare jogging in strada, solo allora si mettevano la tuta e scendevano a correre, con la scusa per rimanevano ore sulla strada. Non si può perderci così per colpa loro!
SI CONTRAE IL VIRUS PIU’ FACILMENTE A RIMANERE IN FILA AL SUPERMERCATO O IN ALTRI NEGOZI CHE A CORRERE DA SOLI, SIA BEN CHIARO A TUTTI.

Con molti Presidenti e addetti ai lavori ci siamo confrontati al telefono, tutti abbiamo la stessa opinione e questa proposta: chiediamo che possano allenarsi gli atleti dai cadetti in su, quelli tesserati Fidal, riconoscibili con tessera. L’attività sportiva sia consentita solo dalle ore 5 alle ore 9 e dalle ore 18 alle ore 20, ai soli soggetti tesserati a livello federale e in regola con il certificato medico agonistico, purché individualmente e mantenendo la distanza di almeno 2 metri.
Oltre a tessera, aggiungiamo divisa sociale, canotta o tuta, o comunque abbigliamento con denominazione di società o rappresentativa, o addirittura della nazionale azzurra per i professionisti, così risulterebbero più riconoscibili e soprattutto credibili, senza generare difficoltà alle forze dell’ordine. Una canotta anche sopra la maglia generica non dovrebbe creare problema”.

La proposta ha avuto subito ampio risalto in tutta Italia, venendo ripresa da diversi organi di stampa: la domanda che nasce spontanea è che, ammesso che sia logico abbassare la guardia quando sembra che le misure contenitive abbiano registrato dei risultati, e a pochi giorni dalla cosiddetta fase 2 che dovrebbe portare a minori restrizioni, è legittimo differenziare tra cittadini tesserati Fidal, quelli tesserati per gli enti di promozione sportiva, e il resto della popolazione?

Interessante quanto espresso da Pietro Netti sulla pagina facebook “Corriamo in Puglia”:

Vorrei condividere con tutti voi una serena riflessione sulla proposta (che leggo da più parti) di consentire ai soli tesserati di potersi allenare, derogando alle misure restrittive per il contenimento del Covid 19 vigenti per il resto della popolazione, ovvero oltre i famosi 200 metri dalla propria abitazione.
Per onestà intellettuale devo fare una doverosa premessa: sono stato tesserato FIDAL per moltissimi anni; al momento presente, per motivi lavorativi e personali, non lo sono più, pur effettuando annualmente la visita medica per l’idoneità all’attività sportiva agonistica ed allenandomi per mio conto, ma non finalizzando l’allenamento alla preparazione delle gare.
Personalmente troverei iniquo il consentire eventualmente ai soli tesserati (a quali enti, poi? FIDAL? FITRI? UISP?) la possibilità di uscire ad allenarsi derogando agli attuali limiti.
Forse il tesseramento rende immuni dalla possibilità di contagiarsi o di contagiare? I tesserati hanno acquisito più diritti del resto della popolazione?
La libertà di allenarsi all’aperto, se è un diritto (ed io credo fermamente che lo sia), non si acquista con una tessera: deve valere per tutti o per nessuno.
Ritengo, invece, che sarebbe più corretto consentire a tutti i cittadini di praticare attività fisica all’aperto, secondo determinate modalità e nel rispetto di alcune regole prestabilite (distanziamento interpersonale, rispetto di fasce orarie o di zone). Voi che cosa ne pensate?”

Ecco, nella speranza che ben presto i dati del contagio possano calare e si riescano a consentire dal 3 maggio, con il nuovo decreto e l’avvio della “fase 2”, maggiori libertà a tutti (evitando che gli atleti occasionali debbano inventarsi podisti per uscire di casa), a mio parere sarebbe meglio non introdurre questa discriminazione, che porterebbe ad accrescere ulteriormente l’odio nei confronti dei runners ‘privilegiati’, che già vivono un clima da caccia alle streghe.  

ARTICOLO COLLEGATO: "Proposta dal Trentino: lodevole, ma perfettibile, forse impraticabile

 
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2 commenti

  • Link al commento Venerdì, 17 Aprile 2020 00:50 inviato da Fabmarri

    Riporto (nella versione italiana) l'articolo 8 dell'ordinanza n. 20 emessa dal Presidente della provincia di Bolzano (alias Land del Sudtirol), Arno Kompatscher, il 13 aprile:
    [confermato] "il divieto di svolgere attività ludica o ricreativa all’aperto; resta consentito svolgere individualmente attività motoria in prossimità della propria abitazione, purché comunque nel rispetto della
    distanza di almeno 3 metri da ogni altra persona. Il requisito della prossimità alla propria abitazione è comunque assolto quando le persone si muovono a piedi".
    Da notare l'ultima frase: esiste dunque sempre "prossimità" quando il podista si muove a piedi; dunque ci si può allontanare anche di chilometri, purché si parta da casa a piedi.

    Rapporto
  • Link al commento Giovedì, 16 Aprile 2020 09:44 inviato da mdes

    Grazie del contributo.
    Alcune considerazioni.
    Preliminarmente è necessario chiarire che non è affatto certo che l'attività possa essere svolta anche in prossimità della propria abitazione; ciò perché alcuni appartenenti alle forze dell'ordine interpretano lo jogging come attività ludica e non motoria e di conseguenza sanzionano; si tratta di un'interpretazione kafkiana ma, purtroppo, chi ha ricevuto le sanzioni, se non vuol pagare, dovrà necessariamente formulare ricorso dinanzi all'autorità giudiziaria.
    Ciò premesso, Io non penso proprio che configuri discriminazione l'utilizzo della tessera Fidal.
    L'attività di corsa è stata bloccata a causa dell'accusa che vi sarebbero state molte persone che avrebbero approfittato della scusa di fare una corsetta per invadere parchi e altro.
    Al di là della pochezza dell'argomentazione, l'utilizzo della tessera Fidal potrebbe essere uno strumento per attestare che non si fa parte dei cd. runner della domenica.
    In aggiunta alla tessera (o se si vuole in alternativa) si possono prevedere le fasce orarie (mattina presto e tarda sera), il che esclude il rischio di assembramenti.
    Come indicato dai gestori delle nostre società sportive, i nostri atleti stanno perdendo la preparazione mentre quelli di altri Paesi vanno avanti senza alcun problema.
    In conclusione, mi sembra che come al solito nel nostro Paese non si vogliano cercare soluzioni intelligenti ma si prendano decisioni sull'onda dell'emozione che, spesso, non è frutto di scelte intelligenti: ho sentito recentemente chiedere da un giornalista ad un runner che correva a 200 m da casa "ma è proprio necessario ?"; a parer mio, la domanda non deve essere "è proprio necessario ?" ma "quale rischio assumo o faccio assumere correndo in solitaria alle 6 del mattino ?".
    Ovviamente nessuno, ma ciò purtroppo non conta

    Rapporto

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