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Dic 05, 2021 1058volte

41^ Maraton de Valencia, l’europea più amata dagli italiani

41^ Maraton de Valencia, l’europea più amata dagli italiani Roberto Mandelli

5 dicembre – Dopo le notizie essenziali date a poche ore dalla conclusione della corsa

http://podisti.net/index.php/in-evidenza/item/8066-valencia-esp-la-maratona-di-valencia-dice-kenya-ma-grande-epis.html

ci sta un commento dal di dentro, da chi ha aspettato la quarta ondata delle partenze (scaglionate tra le 8,15 e le 9,00, a gestire meglio i circa 14200 partenti, per 12800 arrivati), incrociando poi, dopo una decina di km sul rettilineo opposto, due scaglioni quasi interamente africani a distanza di un centinaio di metri l’uno dall’altro, che ormai avevano superato la mezza maratona e sfrecciavano leggeri nel vento verso il traguardo. Abbondavano anche i pacemakers, vistosi pure nell’accompagnamento della prima donna (che, lo confesso, a me non è sembrata una donna: sarà che ero controsole): è comunque una delle storture delle gare miste, consentire che una donna sia tirata da uomini, cosa che per fortuna non accade nelle competizioni olimpiche e mondiali, smontando talora altarini di dive fabbricate dai pacer e meno capaci quando tocca di rompere l’aria da sole…

Ma il discorso si allargherebbe all’uso dei pacemaker in generale, in contraddizione con lo spirito dell’atletica come disciplina individuale: e allora, qualcuno che mi legge potrebbe rinfacciarmi che i pacemaker sono utilissimi anche ai podisti meno che amatoriali, la stragrande maggioranza dei frequentatori delle maratone: qualche mezz’ora dopo dello stuolo africano, ho visto uno gruppone di corridori attaccati al cartello delle 3:15; e ancora più tardi, confesso che per un paio di km mi sono unito al gruppo delle 4:30, ottimo per schermare il vento contrario (dichiarato di 15 km/h dalle fonti ufficiali).

Ero stato una prima volta a Valencia nel 1994, quando la maratona era pressoché sconosciuta in Italia, e anche le compagnie aeree (in primis la nostra cosiddetta di bandiera, o meglio di greppia) snobbavano la città come meta (ricordo che presi un aereo della Gandalf che partiva da Linate!): ora invece, da quando Ryanair ha capito la redditività delle tratte, i voli diretti per VLC sono quotidiani e affollatissimi anche da aeroportini come quello della regione sedicente meglio amministrata d’Italia (dove il nuovissimo trenino-navetta, pardon, people mover, è spesso bloccato).

Già allora quella maratona partiva e arrivava dall’ex letto del Rio Turia, che si cominciava a bonificare (ricordo la pista di atletica colorata in blu); ma verso il mare, oltre il palazzo della Musica, non era ancora finito quello spettacolo di grande architettura realizzato a seguire, dal grandioso Oceanografico al palazzo delle Arti, dal Museo delle Scienze (usato come centro maratona) al cinema Emisferico. Uno dei rari esempi di architettura recentissima (in cui per fortuna prezzemolo Calatrava c’entra poco) che entusiasma non meno dei capolavori classici.

La consegna dei pettorali (e di un pacco gara che per peso si avvicina a quelli italiani) è avvenuta con un ordine e una celerità da non credere, malgrado le disposizioni anti-covid fossero fatte rispettare in maniera maniacale (non so quante volte mi hanno chiesto il greenpass, controllato con attenzione prima di rilasciarmi un braccialetto che da allora è stato obbligatorio tenere allacciato fino all’ingresso nei box la domenica mattina).

Veniamo dunque a domenica, quando si esce dagli alberghi che fa ancora buio (la Spagna si ostina a mantenere il fuso orario dell’Europa centrale, in pratica come se in Italia avessimo ancora l’ora legale): alle 9 la temperatura sale a 12 gradi, ed è uno spettacolo sui generis la quantità di mucchi di indumenti lasciati a terra o sulle staccionate da noi che partiamo.

Lo sparo del via è abbastanza ‘platonico’, nel senso che è letteralmente impossibile muoversi fino alla linea di partenza, dopo di che ci lanciamo, per modo di dire (il mio primo km sarà sui 6’30”): confidiamo nel chip, ma all’arrivo avremo la sorpresa di trovare la classifica fondata sul tempo lordo (sebbene i nostri attestati e diplomi individuali registreranno il tempo netto, l’unico che avrebbe un senso a questi livelli). È forse l’unico addebito che mi sento di muovere a questa organizzazione, per il resto giustamente apprezzata dagli italiani (sono 975 quelli ufficialmente censiti dalla classifica, probabilmente la nazionalità più numerosa dopo la spagnola).

Tracciato più veloce d’Europa, forse alla pari e forse meglio dei più piatti olandesi e tedeschi: non a caso, i larghissimi vialoni su cui si svolgono almeno 35 km sono tappezzati da cartelli che rammentano i record mondiali dei 10 e 21,1 km ottenuti qui. Magari, la ricerca di strade corribilissime va a scapito del paesaggio urbano, nel senso che entriamo nel centro storico solo verso il km 28, ci godiamo la stupenda vista del campanile “Miguelete” al 29, per poi riattraversare il Turia, verso la periferia, al 32. Nuovo rientro al 35, con passaggio dalla Plaza de Toros al 39, e poi di nuovo i vialoni fino al traguardo.

Ristori puntuali ogni 5 km, lunghissimi e con fin troppi addetti, sempre con acqua e idrosalini, tre volte con banane e frutta secca, due volte con gel di marca italiana. Niente spugnaggi, ancora, né spogliatoi - salvo (credo) per l’élite -; veloce e sicura la consegna delle borse col cambio; toilettes più che sufficienti alla partenza, e presenti lungo il percorso (ma non tante da impedire che ci si rifugiasse sulle numerose siepi, folte a sufficienza anche per il gentil sesso). Musiche ai bordi consistenti quasi solo in percussioni, salvo altoparlanti che diffondevano canzoni registrate: un paio di suonatori di cornamusa, un complessino beat e a un certo punto un’esplosione che spero fosse di fuochi artificiali.

Clima quasi ideale (pallido sole, temperatura finale sui 15/16), a parte il vento, che se non altro ci ha spinto a tratti negli ultimi 3-4 km: il peggio era quando soffiava lateralmente, facendo cadere transenne e spingendoci di lato nella fase di volo (per quanto poco possa ‘volare’ chi va sopra i 6/km). Arrivo monumentale, in pratica su un lungo ponte di legno sospeso sul laghetto; poi ci tocca quasi un chilometrino per ricevere la medaglia e un ricco pacco, che solerti addetti si premurano di appesantire con bevande e prodotti della terra (arance, banane, farina di arachidi, perfino broccoletti). Finalmente arriviamo alla consegna della borsa ricambi, dopo di che possiamo uscire dai recinti e riabbracciare i cari, fino a quel momento tenuti separatissimi.

Non c’è bisogno che lo dica io: maratona promossa.

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