Direttore: Fabio Marri

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Per la sesta edizione del Valtellina Wine Trail, il comitato organizzatore ha scelto di uscire dalla valle per la conferenza stampa di presentazione. La cornice scelta è prestigiosa, la sede centrale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore dove di certo non mancano ambienti bellissimi e ricchi di storia. La sala biblioteca Negri da Oleggio, dove si riunisce anche il senato accademico, è senza dubbio fra questi.

Autorevole la lista dei relatori intervenuti, tra cui: Francesco Casolo (Referente Corsi di Laurea Scienze Motorie e dello Sport Università Cattolica di Milano), Martina Cambiaghi (Assessore Sport e Giovani Regione Lombardia), Fabio Molinari (Dirigente Ufficio Scolastico Territoriale di Sondrio), Marco Scaramellini (Sindaco di Sondrio) e Marco De Gasperi, il sei volte campione del mondo di corsa in montagna che fa parte del comitato organizzatore.

Presenti a Milano anche i rappresentanti dei principali sponsor, tra cui il Charity Partner Fondazione Opera Don Bosco, con Stefano Arosio che ha dato la parola anche a chi Vi scrive, per parlare di “Gran Criterium Internazionale”, il mio libro sulla corsa, i cui proventi sono interamente destinati a questa Onlus e che fino ad ora ha già incassato oltre 12.000 euro. Il libro è stato inserito nel pacco gara del Wine Trail, con l’obiettivo di raccogliere altri fondi, stavolta per la missione di Macallè. Grazie ad un accordo con IVECO i ragazzi della missione saranno preparati per diventare dei meccanici in grado di dare assistenza tecnica ai mezzi pesanti che circolano in Etiopia.

Questa kermesse, disegnata tra i vigneti, i filari e le più rinomate cantine di Valtellina, sabato 10 novembre si presenterà con un format ancora più bello e accattivante. Accreditati 2500 concorrenti da 28 differenti nazioni, con pettorali già esauriti da tempo e richieste pressoché doppie, ma in Valtellina si vuol fare qualità e non quantità. Per far vivere un’esperienza unica ai concorrenti sui terrazzamenti più celebri della provincia di Sondrio. Come di consueto saranno tre le distanze previste: 42, 21 e 12 chilometri a cui si aggiungerà una non competitiva di 3,5 chilometri al giovedì, riservata agli studenti. Programma alla mano, i primi a prendere il via dall’abitato di Castione Andevenno saranno i runner della 12 chilometri. Qui, come lo scorso anno, confermata la doppia formula agonistica e amatoriale per dare a tutti la possibilità di vivere l’evento da protagonisti. Posticipato alle 14 lo start della maratona e della mezza per correre le fasi finali di entrambe le prove nella penombra, con le luci frontali accese. Apprezzare i colori delle vigne nel loro massimo splendore ed un tramonto infuocato sui vigneti è il nuovo grande regalo che gli organizzatori hanno voluto fare ai concorrenti di questo trail.

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Venerdì, 21 Settembre 2018 00:16

Maratona, i venti migliori di sempre

La tabella delle prestazioni maschili è eloquente:

 

 

         TEMPO

      ATLETA

                 NAZIONALITÀ

                  LUOGO                       

ANNO      DATA     

1

2h01’39”

Eliud Kipchoge

KEN

Berlino

16.09.2018

2

2h02’57”

Dennis Kipruto Kimetto

KEN

Berlino

20.09.2014

3

2h03’03”

Kenenisa Bekele

ETH

Berlino

25.09.2016

4

2h03’13”

Emmanuel Kipchirchir Mutai

KEN

Berlino

28.04.2014

4

2h03’13”

Wilson Kipsang Kiprotich

KEN

Berlino

25.09.2016

6

2h03’38”

Patrick Makau Musyoki

KEN

Berlino

25.09.2011

7

2h03’46”

Guye Adola

ETH

Berlino

24.09.2017

8

2h03’51”

Stanley Kipleting Biwott

KEN

Londra

24.04.2016

9

2h03’59”

Haile Gebrselassie

ETH

Berlino

28.09.2008

10

2h04’00”

Mosinet Geremet

ETH

Dubai

26.01.2018

                                                                                                                                   

Da notare che 8 prestazioni sono state effettuate a Berlino, 1 a Londra e 1 a Dubai. La prestazione più datata dei primi 10 è quella di Gebrselassie (2h03’59”) e quella più recente di Kipchoge (16.09.2018). Nei primi 10, figurano 6 atleti keniani e 4 etiopi, a testimonianza dello strapotere africano nell’endurance. La nuova prestazione di Kipchoge migliora di ben 1’18” il precedente record, da parte dell’unico atleta riuscito sinora a correre sotto le 2h02”, per la precisione a 2’52” al km. Un solo atleta sotto le 2h03”: Kimetto con 2h02’57”, 4 anni fa. Mentre altre 7 prestazioni sono sotto le 2h04’. Alcuni tra questi migliori 10 atleti d’élite lo sono o sono stati anche nelle gare in pista sui 5˙000 e 10˙000 m: la maratona si fa sempre più veloce e più tecnica. Con la best performance di Kipchoge aumenta la differenza cronometrica con il record femminile, detenuto dalla britannica Paula Radcliffe con 2h15’25” a Londra nel lontano 13 aprile 2003, ovvero più di 15 anni fa.

 

        Migliori prestazioni mondiali femminili

 

 

        TEMPO

      ATLETA

                  NAZIONALITÀ

                  LUOGO                  

             DATA

1

2h15’25”

Paula Radcliffe

GBR

Londra

13.04.2003

2

2h17’01”

Mary Keitany

KEN

Londra

23.04.2017

3

2h17’56”

Tirunesh Dibaba

ETH

Londra

23.04.2017

4

2h18’11”

Gladys Cherono

KEN

Berlino

16.09.2018

5

2h18’31”

Vivian Cheruiyot

KEN

Londra

22.04.2018

6

2h18’34”

Ruti Aga

ETH

Berlino

16.09.2018

7

2h18’47”

Catherine Ndereba

KEN

Chicago

07.10.2001

8

2h18’58”

Tiki Gelana

ETH

Rotterdam

15.04.2012

9

2h19’12”

Mizuki Noguchi

JAP

Berlino

25.09.2005

10

2h19’17”

Roza Dereje Bekele

ETH

Dubai

28.01.2018

 

Nelle migliori 10 prestazioni femminili ce n’è una che fa la differenza, quella appunto della capolista. Compaiono 4 atlete keniane e 4 etiopi, 1 britannica e 1 giapponese. 5 prestazioni sono di questo 2018, quindi qualcosa si sta muovendo. Tra le migliori prestazioni femminili è la gara di Londra quella con maggior numero di performances (4), mentre Berlino ne ha 3. In considerazione dei tempi ottenuti dalle donne sulla distanza di mezza maratona, si ritiene che il record femminile sui 42,195 km possa essere migliorato, e ovviamente da parte di un’africana. L’attuale migliore prestazione sulla mezza è della keniana Joyciline Jepkosgei (1h04’51”) a Valencia il 22 ottobre 2017, ovvero correndo a 3’04” al km (= 19,514 km/h). Ma l’opinione pubblica è ancora troppo concentrata sugli uomini, come in fondo avviene nelle gare in pista.

E resta da risolvere il problema se accettare o meno solo i primati ottenuti in gare esclusivamente femminili (cioè senza lepri maschili), come avviene alle Olimpiadi o nelle competizioni internazionali ufficiali. [F.M.]

 

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Ieri a Berlino Eliud Kipchoge non solo ha stabilito un nuovo record mondiale. Ha anche disintegrato il precedente. Chi corre sa bene come ripetere una prestazione sia difficile, come superarla, anche per pochi secondi, molto dura. Ebbene in questo caso il miglioramento è stato di ben 78 secondi. Un’enormità. Andando a scorrere la storia del primato, per trovare un miglioramento superiore al minuto è necessario tornare indietro di oltre cinquant’anni. Era il 3 Dicembre 1967 quando a Fukuoka, in Giappone, l’australiano Derek Clayton fermò le lancette, ai tempi c’erano ancora, sul crono di 2h09’36”. Primato precedente 2h12’ netti. Però erano altri tempi e non è solo un modo di dire.

Ricordiamo che il trentatreenne keniano era stato anche il protagonista di quella splendida operazione di marketing chiamata “Breaking 2” che aveva avuto luogo il 6 Maggio del 2017 a Monza. Sia chiaro, in quella occasione non c’era stato solo del fumo, ma anche un buon arrosto, perché correre in 2h00’24” una maratona, non era cosa facile, seppure col contributo di un auto che regalava una bella scia, numerose lepri fino all’ultimo chilometro ed altri aiuti minimi, ma sempre fuori regolamento come i rifornimenti volanti. Da allora però, tornati alle gare ufficiali ed omologate, di miglioramenti non se n’era vista l’ombra, ne da parte sua che da parte di altri atleti che facevano parte di quel progetto.

Poi il botto nella capitale tedesca con 2h01’39”, ed allora sarebbe bello capirne le cause. Quanto è dipeso dai tanto decantati nuovi materiali? Quanto da nuove tecniche di allenamento? Giorgio Rondelli, dalle colonne della rosea, sostiene che il nuovo recordman, più che per una maratona si sia allenato come per un diecimila, ovviamente con le dovute proporzioni. Però con tante ripetute da un chilometro ma anche quattrocento metri. Ovviamente a ritmi mostruosi e numeri elevati. Anche 15 sui mille e fino a 20/25 per il giro di pista. Velocità tra i 2’40” ed i 2’50” al chilometro che se uno non ci pensa sembrano andature esagerate, ma se si vuole tenere la media di 2’53” per 42 maledetti chilometri, sono l’unica risposta possibile. Se ci siano anche altri metodi di allenamento, situazioni legate ai bioritmi (a Monza si parlò anche di questo) o altro ancora, di lecito sia ben chiaro, purtroppo non ci è dato di saperlo.

Dai Eliud, dicci qual è il tuo segreto. Nel frattempo ancora tanti complimenti. Malgrado fossi già a ritmo record, sei stato capace anche di un notevole “negative split” tra la prima e la seconda parte della gara. Prima mezza in 61’06” e seconda parte in 60’03”. Semplicemente mostruoso.

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il 33enne keniano, campione olimpico a Rio, Eliud Kipchoge ha battuto il record mondiale fermando il cronometro dopo 2:01:39. ben 78 secondi in meno del precedente record stabilito sempre a Berlino nel 2014 da Dennis Kimetto con 2h02'57".
Kipchoge ha avuto l'assistenza di diversi pacer che lo hanno portato a passare in 14'24" ai 5000, 29'21" ai 10.000 e 1h01'06" alla mezza maratona. Dal 25esimo chilometro Kipchoge è rimasto solo dopo essere passato in 1h12'24". Da quel momento, anziché calare il ritmo, il keniano ha accelerato ancora trasitando ai 35 km. in 1h41'00, ai 40 in 1h55'32". Il finale, tra due ali di folla incredule per quanto stavano vedendo, è stato uno spettacolo straordinario.
"Mi mancano le parole per descrivere come mi sento", ha detto Kipchoge.
"È stato davvero difficile ma ero preparato a correre la mia gara, ho dovuto concentrarmi sul lavoro che avevo svolto in Kenya e questo è ciò che ha aiutato a spingermi: la mia squadra di coaching, la mia gestione, l'organizzazione".
Ricordiamo che Kipchoge era stato anche il "vincitore" e il primatista mondiale del tentativo di scendere sotto le due ore in maratona, organizzato a Monza lo scorso 17 maggio dalla sua marca di scarpe: record cronometricamente riuscito (2.00:25), sebbene non nella misura sperata, e in ogni caso non omologato per le troppe difformità rispetto alle regole in vigore (automobile frangivento davanti, alternanza di lepri, rifornimenti non regolamentari ecc.). Di tutte queste condizioni, a Berlino non ce n'era nessuna, a parte le lepri (tre nella prima metà come mostra il filmato qui sotto allegato; poi due, una sola verso la metà gara, e poi ovviamente nessuna): come si vede, solo nei primi km Kipchoge è stato ben 'coperto' dai compagni, ma poi spesso è uscito affiancando gli altri e 'strappando' in qualche occasione.

Amos Kipruto è giunto in seconda posizione in 2h06:23, mentre l'ex detentore del record mondiale Wilson Kipsang è giunto terzo in 2h06:48.
Tra le donne vittoria per la keniana Gladys Cherono con il record della corsa in 2h18:11, in una gara guidata nella prima mezza dall'etiope Tirunesh Dibaba in 1:09:03, con
Cherono, Ruti Aga, Edna Kiplagat ed Helen Tola molto vicine tra loro.
Cherono aveva già vinto a Berlino nel 2015 e nel 2017 e quest'anno con 2h18'11 ha migliorato di oltre 1 minuto il record della gara ottenuto dalla giapponese Mizuki Noguchi nel 2005.
in seconda posizione è giunta Ruti Aga in 2h18'34", terza la Dibaba in 2:18:55.
È stata la prima maratona della storia in cui tre donne hanno chiuso sotto le 2h19.

È la magia di Berlino, circuito piatto, veloce, fluido: una maratona che, dopo i primi anni di sostanziale indifferenza, hanno scoperto anche gli italiani (e le relative agenzie di viaggio, peraltro aggirabili perché è consentita l'iscrizione diretta). Una maratona dove i servizi, anche per gli amatori, sono di primo livello: solo lì, tra le cosiddette majors, al traguardo ci sono docce calde per quarantamila. E su tutto il percorso c'è un pubblico come si decanta e stracanta per New York, che ti spinge ad ogni metro. La maratona ideale, insomma, non solo per divertirsi ma anche per fare il tempo. E senza prosciugare il conto in banca. [F.M.]

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Si è ufficialmente compiuto nei giorni scorsi l’ultimo atto della Maratona del Lamone 2018, ovvero la cerimonia di consegna alla onlus Il Mantello del ricavato delle camminate della solidarietà, introdotte nel cartellone degli eventi collaterali della maratona proprio in occasione dell’edizione di quest’anno. L’assegno, del valore di 750 euro, è stato consegnato ad Alberto Schwarz, presidente dell’associazione di Russi che si occupa di fornire aiuto e sostegno alle persone in difficoltà, in occasione dell’assemblea di bilancio della coop che si è svolta al Teatro Comunale di Russi.

In quel contesto, Lucia Sassi, presidentessa del GS Lamone, ha annunciato la prima grossa novità dell’edizione del 2019, ovvero un nuovo cambio di data. La 43ª edizione della Maratona del Lamone si correrà, infatti, domenica 14 aprile 2019, visto che la domenica precedente è occupata dalle maratone di Roma e Milano, che hanno anticipato per non incorrere appunto nella domenica delle Palme.

“Scegliere di rimanere nella stessa data sarebbe stata una sconfitta quasi certa,  così si è chiesta la disponibilità e la collaborazione dell’arciprete don Pietro e del consiglio pastorale della Parrocchia locale che hanno accettato che la Maratona possa svolgersi la domenica delle Palme”.

Ad indurre il consiglio direttivo del GS Lamone, da Lucia Sassi a Davide Tondini fino a tutti i consiglieri, ad operare un nuovo cambio è anche la forza derivata dal grande successo ottenuto dall’edizione di quest’anno, in termini di atleti partecipanti alla Maratona e alle altre iniziative, tutte confermate per il 2019: dalla 5.000 per Russi alle podistiche di 10 e 3 km, dal Gran Premio promesse di Romagna al nordic walking per finire con la seconda edizione della camminata della solidarietà: “Per noi del GS Lamone organizzare questa Maratona – precisa la Sassi – è ogni anno una scommessa sempre più complicata, sempre più onerosa, ma ogni anno sempre più bella da vincere. Ci spinge il patrimonio dei volontari, con il loro prezioso lavoro, delle associazioni, con la loro collaborazione fattiva,  e dei nostri fedeli sponsor, con il loro fondamentale sostegno, che ogni anno credono in questo evento sportivo di grande rilevanza nazionale”.

Ovviamente confermata la collocazione della Maratona del Lamone come prima tappa del Trittico di Romagna, che si completa con la 50 km di Castel Bolognese (il 25 aprile 2019) e la 100 km del Passatore (25 e 26 maggio 2019). Aperte le iscrizioni ad un prezzo speciale di 20 euro fino al 31 ottobre 2018.

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Una corsa “eroica” la maratona del 18 maggio 2018 a Vittorio Veneto, una edizione unica in occasione del centesimo anniversario della fine della grande guerra; e una corsa bella, bella, bella, tra i luoghi della guerra, con partenza dal Viale della Vittoria e arrivo alla Piazza del Popolo, passando dal 26 chilometro per la “ salita degli eroi”, 150 metri di dislivello spaccagambe pressoché da camminare, il tutto in compagnia di un pacer d’eccezione: Giorgio Calcaterra. Che dire, una bella corsa che si è snodata lungo percorsi completamente inibiti al traffico, nel silenzio di una giornata dalle tinte invernali, fitte nuvole grigie per fortuna senza pioggia. Un percorso non banale con i suoi seicento metri di dislivello positivo totale condensati principalmente nei primi due terzi di gara, che regalano sul finale un lungo tratto in discesa dove lasciare girare le stanche gambe, condizione ideale per Fabio, maestro della corsa in discesa. Una corsa inaspettata per me, chiusa in quattro ore e mezzo, un vero successo e una gioia indescrivibile per una maratona regalami il 6 marzo in occasione del diciottesimo del mio figlio più grande: il mio regalo per la festa del papà, in anticipo di due settimane! Fino ad allora non avevo in previsione nessuna corsa, ma Carla con la complicità di Maria, la bionda, e Massimo mi hanno iscritto per la distanza regina ... ero molto dubbioso, lì per lì avrei preferito la mezza ma hanno avuto ragione … la maratona, molto meglio, un esperienza unica. L’inaspettato regalo mi aveva gettato nel panico più completo: leggendo il biglietto credo di essere rimasto veramente di stucco con un espressione che nascondeva la felicità per la carambata. Consapevole di non avere una vera preparazione specifica, mi faccio prendere da un’ansia fomentata dal terrore di non riuscire a finirla. Come essere sereno? nelle gambe ho solo un 30 km percorso due settimane prima a Salsomaggiore, in condizioni meteo estreme.

I compagni di avventura sono la certezza di una trasferta all’insegna del divertimento: al gruppo rodato, in questo giro si è aggiunto Lorenzo, il ‘gigante buono’, un giovincello poco più che maggiorenne dalla stazza di un armadio a due ante e dall’appetito insaziabile, che affronterà la sua prima gara competitiva cimentandosi nella mezza maratona con Marco, il nostro Speedy Gonzales, con Vera e Rosmarino … Tutti gli altri sono iscritti per la maratona: questo sulla carta … ma non andrà proprio così. Partenza dai rispettivi domicilii scaglionata su quattro differenti equipaggi: il primo dal parcheggio del centodiciotto con itinerario a tappe intermedie per cantine vinicole seguendo il fiuto del cowboy, il secondo guidato dalla Highlander Angela … la donna inossidabile dal podio sicuro, il terzo direttamente da Fano con Fabio maestro di corsa in discesa, e l’ultimo dalla coppia d’assalto capitanata dall’imprevedibile Rosmarino guru della corsa alternata stop and go. Il viaggio si presenta subito in salita, come la corsa dell’indomani, mettendo in difficoltà l’equipaggio: una foratura all’auto del cowboy ci obbliga ad un cambio di programmi; dopo la sosta ad una nota cantina di Sirmione, ci porta a Verona alla ricerca di un gommista prontamente trovato con l’ausilio della tecnologia; l’attesa della riparazione viene superata con uno spuntino frugale, dove (caso vuole) una associazione di pronto soccorso ha un piccolo stand promozionale … Maria la bionda e Cristina Robocoop ne approfittano per controllare pressione e saturazione, tutto ok, parametri perfettamente nella norma, possono correre serenamente … e così faranno. Io sono troppo in ansia per la gara, non mi misuro, già ipotizzo un mio probabile ritiro, se poi i valori fossero fuori dai limiti il morale precipiterebbe sottozero con evidenti nefaste conseguenze, molto meglio restare nel dubbio. Alla domanda “tutto bene?” tutti hanno ricevuto da me, fino ad un minuto prima della partenza, la stessa laconica ed ermetica risposta “per niente”.

Al ritiro dei pettorali Rosmarino, da calabrese focoso, incitato da Marco, vedendo la medaglia appositamente coniata per la maratona stupisce tutti modificando l’iscrizione e passando dalla mezza alla maratona! Gli diamo tutti del pazzo, se io mi sento impreparato lui lo è ancora di più! Salvo allenamenti di nascosto di cui non abbiamo avuto modo di sapere, è reduce da una trasferta in Germania a base di birra e crauti, nessun allenamento sulle lunghe distanze se non la mezza di Bergamo durante la quale la Bionda, una donna! gli ha dato più di sette minuti di distacco, ferendo pesantemente il suo orgoglio di maschio del sud. La cosa fa sorridere tutti, e mi rincuora, se ci prova lui … perché non posso provarci anch’io? Dopo il cambio iscrizione, passata l’iniziale euforia, l’ansia incomincia a prendere anche lui, che la stempera fumando con Elena, e poi con un pesante e rumoroso riposino pomeridiano. Il gruppo si ritrova compatto alla cena pre gara, per comodità la scelta ricade su buffet presso l’albergo dove si passerà la notte … Oltre all’orario da ospedale, una cena a buffet veramente triste in un contesto da mensa aziendale, il tutto illuminato da una luce bianca fredda di faretti a led. Mangiare guardando il tavolo delle colazioni coperto da un lenzuolo bianco suscita, fra l’altro, lo sguardo perplesso della mitica Angela, una vera Highlander che però domani si riconfermerà prima di categoria nei master settanta.

Ritrovo ore otto e un quarto, consegna borse nelle tende militari appositamente montate dagli alpini, interminabile fila al bagno per lo scarico, foto di gruppo ed avvicinamento alla zona di partenza … vediamo Calcaterra, mitico, ci avviciniamo per una foto che ci concede con grande discrezione regalandoci la possibilità di postarla.

Il nostro Fabio, uomo dalla corsa veloce in discesa, si posiziona per correre un pezzo con Calcaterra che farà il pacer delle 3h30 … ritrovatolo all’arrivo con il solito sorriso da orecchio a orecchio ci racconta di averlo anche superato nelle prime discese; e scopriamo che anche Lorenzo non solo ha terminato la sua prima gara con un buon risultato cronometrico ma è anche stato premiato con il secondo posto di categoria; senza dimenticare Marco con il best time sulla mezza riconfermato l’ottimo stato di forma. Vera invece ormai è una veterana della corsa, e si fa trovare bella fresca come una rosa.

Torniamo alla gara dei 42 e rotti: si parte tutti insieme, per me la strategia è cercare di risparmiare le energie in modo tale da arrivare alla “salita degli eroi” con abbastanza fiato e gambe in modo da poterla affrontare camminando senza problemi, perché finita la salita saremo intorno al trentesimo chilometro, ed è li che inizia la maratona. Inizialmente l’idea è seguire il palloncino delle 5 ore, ma non riesco, e mi accodo a quello delle quattro ore e mezza con Maria Massimo e Rosmarino; il resto della truppa procede secondo la propria strategia di stare intorno alle cinque ore. Durante il percorso, per i primi dieci chilometri Rosmarino procede secondo la sua tecnica dello start and go, si ferma, cammina un pochino e poi riparte e mi supera … lo fa per alcune volte e poi nonostante i miei consigli di conservare le energie prende e va … non mi preoccupo … sono certo di ritrovarlo intorno al trentesimo. Ma sbaglierò di brutto, saranno stati i gel, sarà stato il peperoncino …. fatto sta che ha varcato l’arco di arrivo dandomi ben dieci minuti, un impresa che l’indomani racconterà ai colleghi e amici … per noi un insegnamento: se vuoi … puoi. Corro per un tratto con Massimo e Maria che la sera prima, durante la cena buffet da ospedale, ha scommesso con le due sciure di farsi bionda se arriverà entro le cinque ore … se continua così credo che da lunedì sarà “la Bionda” … e in effetti dovrà pagare pegno, passando il traguardo subito dopo di me.

Massimo uomo dal passo veloce ci saluta e parte per riprendere Rosmarino e ristabilire l’ordine cosmico, perché va bene che arrivi prima di me … ma prima di lui è inconcepibile! Mi fermo a tutti i ristori, mangio banane e bevo coca cola in abbondanza, i gel inizio a prenderli poco prima della salitona, che affronto da subito camminando con il terrore di non riuscire più a correre al termine del tratto di oltre un chilometro e mezzo. E invece … il cervello comanda e le gambe rispondono, anche grazie al chiassoso incitamento dei ragazzi in carrozzella spinti da stupendi volontari che caso vuole, fino al trentesimo, stavano costantemente alle mie spalle. L’importante per me, come per tutto il gruppo, era arrivare, è una maratona da affrontare come una avventura ricordando la storia passata per non dimenticare perché, come cantava De Gregori … la storia siamo noi, siamo noi padri e figli! Passato il trentaduesimo chilometro la tensione si scioglie completamente, ne mancano solo dieci, incomincio a sorridere, male che vada camminando al traguardo ci arrivo, la medaglia dell’Eroica sarà al mio collo, anch’io sarò “eroe”.Gli ultimi chilometri sono tutti in discesa, un vero toccasana, che mi permette di fare un arrivo lungo il rettilineo che porta a piazza del Popolo in scioltezza a testa alta, non ingobbito dalla fatica come in altre occasioni. Partimmo in 14, più o meno giovani e più o meno forti, per tornare tutti “eroi” con la nostra medaglia al collo a brindare con una pinta di birra. Una corsa unica, un’organizzazione impeccabile. Grazie per la bella esperienza.

https://www.youtube.com/watch?v=jGZA8sO5Nlk

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Oltre alla famosissima maratona all’aperto, da tre anni New York accoglie anche una versione indoor. Quarantadue chilometri che tradotti sulla pista da 200 metri, si trasformano in ben 211 giri. Sebbene possa sembrar strano, la maratona indoor non è certo una novità di questi ultimi tempi. Dorando Pietri, dopo i giochi olimpici del 1908, campò per molti anni negli USA sfidando diversi avversari ed ingaggiando una lunga serie di rivincite con Johnny Hayes, la medaglia d’oro di Londra dopo la sua squalifica. Il tutto quasi sempre al coperto e come motore di un enorme giro di scommesse.

La riunione si è svolta in questo weekend, all’Armory Track, la pista che ha raccolto l’eredità del Madison Square Garden per questo tipo di gare. Questa corsa claustrofobica ha anche qualche vantaggio, in quanto vento e freddo rimangono fuori dalla porta. Inoltre ogni ora è consentito di cambiare la direzione in cui si corre, onde evitare infortuni. A ciò si aggiunge la musica, che secondo alcuni partecipanti è capace di dare una carica supplementare, in aggiunta a quella del pubblico.

Prima che alziate la mano domandando com'è possibile che i giudici da un lato vietino le cuffiette e poi in questo caso consentano la musica, ci teniamo a precisare che sul fatto che questi record siano riconosciuti dalla federazione mondiale abbiamo qualche dubbio. Se si cercano sul sito IAAF, in effetti non se ne trova traccia.

Come già avvenuto nelle precedenti tre occasioni, anche questa volta è andato tutto come da copione ed i due primati, maschile e femminile, sono stati nuovamente abbassati da Malcom Richards (2h19:01) e Lindsey Scherf (2h40:55). Certamente questi over trenta non sono atleti di primissima fascia, però tra vittoria e bonus record entrambi si sono messi in tasca 7000 dollari. L’anno scorso il montepremi per i vincitori con record era di 6000 dollari. Anche in questo caso un nuovo record.

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Sabato, 03 Febbraio 2018 16:04

Maratoneti italiani nel 2017

Secondo il tradizionale inserto MaxiMaratona a “Correre” di febbraio (e in www.maximaratona.it), nel 2017 sono stati 39460 gli italiani che hanno concluso una 42,195 km. Si tratta del quarto anno-record consecutivo: i maratoneti italiani avevano oltrepassato quota 38000 per la prima volta nel 2014 (38254) e quota 39000 nel 2016 (39098). In MaxiMaratona è presente l’elenco di tutti i nomi e i tempi dei maratoneti italiani nell’anno alle spalle. Rispetto al 2016, il nuovo è che gli uomini hanno smesso di diminuire, com’era accaduto consecutivamente nelle due stagioni precedenti: 32755 contro i 32704 del 2016, cioè + 51.

Prestazioni Tra gli uomini, il miglior crono lo ha segnato l’azzurro Daniele Meucci ai Campionati Mondiali di Londra con 2h10’56”, che gli è valso il 6° posto. Solo 10 atleti sono riusciti a scendere sotto le 2h20’ e altri 43 sotto le 2h30’. Tra le donne, notevolissimo il 2h28’34” dell’azzurra pediatra di Aosta Catherine Bertone, nella velocissima Berlin Marathon, 6^ donna, ma soprattutto record SF45, oltre che personal best. Seconda dell’anno la debuttante Sara Dossena, classe 1984, con un passato nel triathlon, che con 2h29’39” è stata 6^ a New York. Anna Incerti è la 3^ donna che è riuscita a scendere sotto le 2h30’ con il 2h29’58” di Milano. Altre 9 atlete sono scese sotto le 2h40’ e altre 9 sotto le 2h50’. Nel totale, le prime 44 performance sono sotto le 3h. La 100^ è Francesca Corno con 3h09’49” (Milano, 2 aprile). In totale, nel 2017, 56 atleti/atlete italiani sono scesi sotto le 2h30’. La fascia più frequentata è quella 3h45’-4h00’ (6908) con +3,2% rispetto all’anno precedente, seguita dalla fascia 3h30’-3h45’ (5946) con + 1,9% rispetto all’anno precedente.

Donne ancora in crescita Anche nel 2017 è proseguita la crescita della presenza femminile: le lady della maratona risultano essere ben 6705, in aumento del 4,9% rispetto al 2016, quando erano 6394. Per il terzo anno consecutivo è l’aumento delle donne l’elemento maggiormente responsabile della crescita quantitativa complessiva della maratona italiana, in quanto la presenza maschile progredisce di poche unità. Dove hanno corso La Maratona di Roma (2 aprile 2017) risulta ancora la più frequentata tra le italiane, con i suoi 13318 finisher, anche se in calo rispetto ai 13˙881 del 2016, soprattutto a causa del maltempo che ne ha ostacolato l’ultima edizione. Alle spalle della maratona della Capitale, registrano notevoli incrementi Firenze (26 novembre) con 8438 arrivati, Venezia (22 ottobre) con 5908 e soprattutto Milano (2 aprile), che con 5303 finisher fa registrare il miglioramento più significativo di tutto il panorama nazionale della specialità. Non smette di diminuire il numero di maratone italiane capaci di totalizzare 1000 finisher, probabilmente per il numero notevole di gare in calendario (74).

Gli italiani all’estero Tra le big maratone del mondo, la più amata dagli italiani si conferma ancora una volta la classicissima New York City Marathon (5 novembre) con ben 2762 italiani arrivati su un totale di 50646 finisher. Per il 3° anno consecutivo è la Maratona di Valencia (19 novembre) a conquistare il 2° posto, con 1559 italiani al traguardo, seguita da Berlino (953, 24 settembre), Atene (834, 12 novembre) e Barcellona (634, 12 marzo). Nel 2017, infine, i 39460 maratoneti italiani hanno prodotto un totale di 62˙860 crono. Insomma, i maratoneti italiani si confermano amanti delle grandi maratone estere, con un aumento notevole per quella epica di Atene.

Maratoneti italiani 2017

Atleti con più partecipazioni Di seguito l’elenco di italiani e italiane che hanno corso più maratone nel 2017. C’è da premettere che la statistica è relativa alle gare prese in esame, elencate a pag. 5 di MaxiMaratona 2017: 74 in Italia e 127 all’estero (generalmente, maratone su asfalto, esclusa buona parte delle eco-maratone, tutte le maratone-trail e tutte le ultramaratone). È più che probabile che qualche atleta che non compare in classifica abbia corso una maratona, e qualcun altro abbia corso altre maratone oltre a quelle che si trovano nell’inserto. Sia tra gli uomini che tra le donne c’è un nome che prevale sulla massa: Vito Piero Ancora con 55 maratone e Giovanna Carla Gavazzeni con 48, che acquistano ancor maggior spessore considerata l’età non giovanile. Dal punto di vista qualitativo spicca il milanese Marco Bonfiglio, ultrarunner di valore, con 29 maratone di cui 12 sotto le 3h. Da segnalare il 4h20’03” (Verona) di Antonino Caponetto, arzillo veterano, classe 1931. Per un quadro più completo bisognerebbe considerare anche le ultramaratone. Così le 55 maratone di Ancora acquistano un maggior spessore se si aggiungono alle 23 ultra, di cui 3 sui 100 km, del 2017 e il totale di 1047 (maratone + ultra) alla fine del 2017: la carriera sportiva pare proprio non essere finita considerato l’entusiasmo, benché l’età inevitabilmente avanzi. Il “re” Giorgio Calcaterra ne ha corse solo 3, ma con best 2h33’07” (Roma) a 45 anni; e senza considerare il Passatore in cui domina da oltre un decennio.

Uomini (solo maratone su asfalto): 1°) Ancora Vito Piero (55) - 2°) Saviello Paolo (43) - 3°) Gambelli Ferdinando (41) - 4°) Arena Marcello (36) - 5°) Tundo Giuseppe (35) - 6°) Bigi Luciano (34) - 6°) Pelagalli Leandro Giorgio (34) - 8°) Sansone Carmine (33) - 8°) Simonazzi Marco (33) - 10°) Gambaiani Mauro (32) - 11°) Bonfiglio Marco (29) - 11°) Liccardi Mario (29) - 11°) Tasca Elvis (29) - 11°) Pacinotti Pierpaolo (29) - 11°) Melani Alessandro (29) - 16°) Rizzitelli Michele (28) - 16°) Trinelli Roberto (28) - 16°) Gennari Luciano (28) - 19°) Pino Domenico (27) - 20°) Alimonti Daniele (26) - 20°) Cerqueni Vittorio (26) - 22°) Capecci Francesco (25) - 22°) Faleo Massimo (25) - 22°) Fanelli Luigi (25) - 22°) Martino Domenico (25) - 22°) Nicolussi Motze Bruno (25) - 26°) Guerrieri Graziano (24) - 26°) Boiano Roberto (24) - 26°) Cortella Massimo (24) - 26°) De Santis Mirco (24) - 26°) Teggi Maurizio (24) - 26°) Frattini Silvio (24) - 26°) Giammanco Michele (24) - 34°) Gemma Lorenzo (23) - 34°) Gorgone Salvatore (23) - 36°) Busetti Fabio (22) - 36°) Funghi Enzo (22) - 36°) Ponchione Alessandro (22) - 36°) Toschi Gianfranco (22) - 40°) Cannito Francesco (21) - 40°) Biagini Andrea (21) - 40°) Gioffrè Antonino (21) - 40°) Nicassio Antonio (21) - 44°) Alessandri Salvatore (20) - 44°) Capezzera Girolamo (20) - 44°) Vandelli Aligi (20) - 44°) De Francesco Vito (20) - 48°) Balzaretti Christian (19) - 48°) Lo Bianco Carmine (19) - 48°) Maggioni Roberto (19) - 48°) Nadjd Peyma Kambiz (19) - 52°) Facchinelli Daniel (18) - 52°) Borghi Lorenzo (18) - 52°) Neve Santo Maurizio (18) - 52°) Salimbene Giorgio (18) - 52°) Zerbinati Libero (18) - 52°) Trani Giuseppe (18) - 58°) Grotto Antonio (17) - 58°) Masiero Domenico (17) - 58°) Polidori Alfio (17) - 58°) Scarpa Franco (17).

Donne 1^) Gavazzeni Giovanna Carla (48) - 2^) Esposito Monica (34) – 3^) Betti Luisa (29) - 4^) Carolina Agabiti (28) - 4^) Gargano Angela (28) - 4^) Lettieri Rosa (28) - 7^) Sansone Patrizia (27) - 7^) Ranzuglia Giulia (27) - 9^) Zanaboni Maria Rita (25) – 9^) Razzolini Ilaria (25) - 11^) Di Pietrantonio Cristiana (23) - 11^) Lillo Luigina (23) - 13^) Caselli Gianna (22) - 14^) Corradini Eleonora (20) - 14^) Repetti Wilma (20) - 16^) Grilli Paola (19) - 17^) Gatti Carolina (18) - 19^) Carolin Edi (17) - 20^) Paroni Mariasole (16) - 20^) Zorzella Simona (16) - 22^) Jukic Sara (15) - 22^) Borgoncino Maria Cristina (15) - 22^) Noris Paola (15) - 25^) Bacchi Simona (14) - 25^) Bonizzotti Daniela (14) - 27^) Dileo Maria Rosaria (13) - 27^) Memmi Tamara (13) - 27^) Di Felice Anna Maria (13) - 27^) Introcaso Isabella (13) - 27^) Satta Marinella (13) - 32^) Moretti Antonella (12) - 32^) Vercellone Debora (12) -32^) Catani Raffaella (12) - 35^) Arienti Stefania (11) - 35^) Mocellin Marina (11) - 35^) Pozzi Ilaria (11) - 35^) Magnago Lisa (11) - 35^) Tricarico Sabrina (11).

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Miami, la città più meridionale degli Usa (non a caso, scelta come luogo d’esilio da 125mila profughi cubani, che hanno ricostruito una “piccola Avana” nel settore ovest della città), ha perlomeno quattro volti: 1- una Downtown che conta forse più grattacieli di Manhattan, toccati da tre linee di metropolitana sopraelevata e gratuita (Metro Mover) più un’altra linea, il Metro Rail, diciamo nello stile della S-Bahn di Berlino, a modico pagamento (l’equivalente di € 1,50 a corsa, 4 euro per un giorno intero); 2- la favolosa Miami Beach, isola nello stile di Venezia, congiunta da più ponti alla terraferma, e con una spiaggia bianca di 10 o più km affacciata sull’Atlantico, dove l’auto più comune è la Ferrari e i frequentatori vanno da Simona Ventura a Trussardi/Hunziker ecc., non più Versace (ma l’accesso alla spiaggia è gratuito, e puoi anche girare sui Trolley bus, gratuiti essi pure); temperatura attuale dell’acqua come a Rimini a inizio luglio, mentre l’aria oscilla tra i 21 e i 26 gradi; 3 – i quartieri a sud, raggiunti dal Metro Rail, molto verdi, con ottime soluzioni urbanistiche (mitica è la zona di Vizcaya e Coral Gables), case a uno o due piani annegate tra la vegetazione: volendo, si prosegue in auto verso sud fino all’estrema punta della Florida, Key West, dove abitava Hemingway; 4- la citata Little Havana, pienamente latina, con osterie, musica, movida, rivendite di sigari cubani e nicaraguensi (quelli economici costano 6-8 dollari l’uno), traffico di auto e smog, piena di distributori di benzina a prezzi ridicoli (faccio rifornimento per l’equivalente di 50 eurocent al litro).

In più, il 28 gennaio c’è la maratona, una delle tante organizzate in Florida (solo nel weekend precedente ce n’erano una a Tampa e una a Orlando, cioè Disneyworld; a breve se ne svolgerà una nelle vicinissime Bermuda e una 'spaziale' nei pressi di Cape Canaveral): gara che è sempre considerata a rischio, perché in Florida si concentra la metà di tutti gli uragani statunitensi, e infatti, delle 20 edizioni finora programmate, questa è la 16^ che arriva al termine (negli ultimi anni una fu annullata del tutto, una ridotta alla mezza, e l’anno scorso si corse sotto una pioggia torrenziale con 7 gradi). Le previsioni del tempo danno un peggioramento giusto per mezzogiorno di domenica 28, con 50% di probabilità di pioggia, e certezza di venti forti da ovest: la partenza della gara è fissata a scaglioni tra le 5,50 e le 7 di mattina, dunque si dovrebbe arrivare in tempo, come in effetti sarà: nessuno si bagnerà, mentre il vento fino a 40 km/h sarà una costante della gara, purtroppo più contro che a favore (e vallo a spiegare a chi non c’era, come mai il vento spirasse soprattutto contro… diciamo che sui tre ponti percorsi tra Miami e Miami Beach, in un tracciato fatto un po’ a 8, si rischiava anche di cadere a mare o almeno di essere sbattuti sui gard-rail, mentre nel tratto dove il vento doveva essere a favore correvamo nell’interno, tra i grattacieli o grandi alberature come a Vizcaya – comunque dichiaro che almeno verso il km 15 e il 38 ho sentito alle spalle una piacevole spinta, purtroppo durata poco).

La lamentela sul vento è stata una costante nelle dichiarazioni dei top runners: come scrive il Miami Herald, “The breeze combined with a humid starting time temperature of 73 meant any hopes of personal bests were blowing in the wind” (Bob Dylan ci soccorre!); “the problem today is wind – so much wind, everywhere. We had to struggle a lot”, dichiara il vincitore, il keniano di Eldoret Hillary Too, con 2h 23.02, mezzo minuto meglio dell’etiope Teklu Deneke, il quale insiste: “the wind was very bad and it was hot”. Modesto il tempo della vincitrice donna, la russa Lyubov Denisova, che con 2.40:53 ha vinto 4500 dollari che le serviranno per pagare gli studi della figlia negli Usa: e sul vento dice semplicemente “Terrible”. La mezza maratona, che partiva e correva insieme a noi fino al rientro sulla terraferma di Miami-Downtown, è stata vinta dal keniano Julius Koskei (1.05:47) e dalla etiope Senbeto Geneti (1.07:43).

Miami Marathon 2018

Sono 2918 i classificati nella corsa “full / completo” (come dicevano i cartelli), 14mila nella mezza; ci si aggiungono i 5 km, il Kids run, la corsa per le carrozzelle e per altre categorie di disabili, assistiti da volontari. Mi ha commosso vedere un uomo senza un braccio che spingeva il baby-jogger di un handicappato grave. L’organizzazione è semplicemente perfetta, nello stile americano: dal momento dell’iscrizione (100 dollari, cioè 80 euro: bruscolini!) sei bombardato da email quasi quotidiani, che si intensificano nell’ultima settimana; l’Expo è nel quartiere delle arti, suburbio un tempo degradato e oggi luogo privilegiato per artisti, hippies, negozi tipici ecc.: ci si va con navette gratuite che partono sia dal centro sia da Beach. All’interno dell’ampio capannone (ingresso previa perquisizione dello zaino), c’è la consueta distribuzione di gadget, bevande, cibi vari, tutto gratis (penso alla tirchieria degli espositori nostrani); massaggi, tapis roulant ecc. Una ventina di box distribuiscono senza code il pettorale (che include il chip monouso) e il pacco-gara, in sostanza ridotto a una maglietta.

Sconsigliato usare le auto per raggiungere il luogo della partenza, giusto sul porto e nel centro commerciale di Bayside: il Metro mover (alle cui stazioni peraltro i maratoneti possono parcheggiare gratis) ha tre fermate nel raggio di 200 metri, e infatti alle 5 di domenica mattina è uno spettacolo vedere i podisti che si dirigono verso le varie stazioni e montano in carrozza. Noto che la maggioranza non ha zaini da depositare al “Gear check” (ingresso che ricorda un po’ quello di Fort Wadworth a New York, ma senza controlli polizieschi): evidentemente sono residenti locali che semplicemente escono da casa (o dall’albergo).

Italiani, pochissimi (nelle posizioni di rincalzo vedo un Francesco Maino da Busto Arsizio, 136° in 3h 27, e un Gabriele Giachi da Lamporecchio, 146° in 3 h28; tra le donne, Samantha Di Giacomo, Tamara Gozzi, Paula Nicchiarelli, Francesca Balestrazzi sono classificate da Miami, Daniela Piaggio dall’Honduras, Tiana Baroni da Boston, e via così). Ma nella mezza c'è addirittura una signora di Reggiolo, Sabrina Strazzi: speriamo che Morselli le estorca un commento... Prevale la lingua spagnola, parlata dai tanti centro- e sudamericani (Perù, Argentina, Guatemala, Colombia mi sembrano le magliette più frequenti): infatti la gara degli amatori è vinta da un argentino di chiara origine italiana, Sebastian Castellani, in 2h 41, e da una colombiana di Medellin, Ana Maria Naranjo, in 3h19.

L’italiano che fa parlare di sé le cronache è Stefano De Leo, 37 anni, che però risulta residente a New York: taglia il traguardo della sua prima maratona in 3.59:50, e aspetta l’amica di Brooklyn Sofia Hedstrom, 39 anni e 20 maratone corse: quando questa arriva in 4.19, Stefano inginocchiato le chiede in inglese di sposarla (“Sofia, will you marry me?”). La risposta è Yeah, e il commento: “When it’s right, it’s right”.

Il percorso è, almeno nella prima metà, da pelle d’oca: si parte al buio, e il sole sorge dall’oceano ormai a Beach: nell’isola si percorrono circa 3 km sul lungomare forse più famoso del mondo, Ocean Drive, per avviarci di nuovo verso Miami attraverso il ponte Venezia e l’isola di S. Marco. Di nuovo tra i grattacieli, poi quelli della mezza vanno al traguardo mentre noi pieghiamo a destra (sud) verso il segnale del miglio 14; da questo punto i ristori (finora regolarissimi ogni miglio, con acqua, gatorade e talora frutta) diventano anche ‘strani’: ghiaccioli colorati, spicchi di ananas, birra ghiacciata, sciroppo di cocco, cioccolato in barrette… Ci si allontana dal mare verso Vizcaya, poi al punto più meridionale del Coconut Grove, dopo il km 30, si fa il giro di boa tornando sull’Atlantico e in pieno vento, che soffierà alla grande sull’ultimo ponte verso Beach; dove però non arriviamo perché a un’isola intermedia facciamo inversione rientrando in Downtown al km 39.

Tifo abbastanza sensibile, e i soliti cartelli spiritosi: “Va più forte, dice tua moglie, perché così lei torna prima a dormire”; “Corri come se Weinstein ti stesse inseguendo”; “Su una scala da 1 a 10, tu sei 13,1” (cioè la lunghezza in miglia della maratonina). Parecchi i pacemaker, scaglionati grosso modo ogni quarto d’ora: il loro cartello reca non solo il tempo finale ma anche la media a miglio; moltissimi i bagni chimici (direi più che a New York) lungo il percorso.

Sfioriamo Little Havana e, dopo un crudele ponte piazzato al km 41,850 (almeno secondo il mio Gps, che alla fine darà 43,090), torniamo al luogo di partenza-arrivo per l’apoteosi finale, una medaglia dorata da almeno tre etti, e l’abbondante ristoro comprensivo di birra (obbligatorio dimostrare di essere maggiorenni!): sul prato verde del Bayside Park ci mettono in mano una o più scatole di cartone, contenenti pasta asciutta, formaggio, torta e altro. Chi corre col cellulare acceso, ad ogni rilevamento chip (cioè ogni 5 km) riceve un sms che lo informa sul tempo netto, lordo, media al miglio, piazzamento: io lo leggo solo dopo l‘arrivo, insieme all’email che riassume il tutto e aggiunge addirittura le foto e due video personali presi durante la gara. La mia prestazione tecnicamente orrenda (da jetlag, tallonite, vesciche, turismo pedestre e bagni di mare) è confortata dal piazzamento di categoria (6° su 22) e dal rilevamento che negli ultimi 2,195 ho superato 53 persone. Per forza: al traguardo c’era mio figlio americano, che guarda con crescente preoccupazione gli slanci senili del papà; mica potevo farmi vedere moribondo, e almeno negli ultimi 0,195 il Gps sentenzia che vado ai 4:55/km (meglio non rivelare cosa mi diceva dieci km prima…).

L’American way of marathon non prevede che ci siano docce sul traguardo: ma c’è il Metro mover che ci aspetta (una corsa ogni minuto, H24), e volendo possiamo anche rituffarci nell’acqua calda calda dell’Oceano: questa volta, la mia spiaggia prescelta si chiama Hollywood, non proprio da Oscar ma ci si può accontentare.

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