Direttore: Fabio Marri

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«Ci sono responsabilità penali a cui vanno incontro gli organizzatori - dice Andrea Mazzola, a nome del gruppo fondatore dell’evento che comprende anche Roberto Conforti, Paolo Spagnoli e Giorgio Soggia - e proprio per questo non ce la siamo sentiti di proseguire con questa splendida avventura. Non si tratta di denaro, non sarebbe stato un problema  spendere circa mille euro per mettere a punto un piano sicurezza adeguato, ma c’è ben altro». Con queste parole, Ivreachecorre ha chiuso i battenti.

Sette anni fa un gruppo di amici aveva dato vita alla manifestazione non competitiva e ludico-motoria, che aveva incontrato l’apprezzamento degli eporediesi arrivando ad una partecipazione, nel 2017, di 1400 podisti di tutte le età sui 5 km, che partivano da Piazza Ottinetti per attraversare il centro della città dalle rosse torri.

Solo una decina di giorni fa avevo segnalato la sofferenza di molti organizzatori di fronte alla «Circolare  Gabrielli»;  un amico che organizza una non competitiva tra pochi giorni, mi ha detto che ha dovuto redigere un piano sicurezza di 12 pagine, e non basta, perché il piano deve essere sottoscritto da un professionista abilitato iscritto all’albo, mentre lui ha dovuto presentare una dichiarazione in cui garantisce che sono state attivate tutte le procedure inerenti la gestione della sicurezza.

Al di là del burocratese, è chiaro che se qualcosa va storto l’organizzatore finisce nei guai: dal punto di vista civile è coperto dall’assicurazione, ma dal punto di vista penale no, a meno che non dimostri che tutto quanto previsto dal piano di sicurezza è stato scrupolosamente attuato. E a parte il fatto che non tutti gli organizzatori hanno mille euro da aggiungere al conto, la possibilità di processi penali (e di sanzioni che poi possono essere anche civili) induce tanti a desistere.

È abbastanza diffusa la pratica di far firmare una dichiarazione di esonero di responsabilità da parte dei partecipanti, ma va detto a chiare lettere che non ha alcun valore legale, in quanto le norme di pubblica sicurezza non sono negoziabili tra le parti.

Eppure… le manifestazioni podistiche sono una grande base di aggregazione, spesso sostengono iniziative benefiche, sono un modello di sana attività non solo motoria: devono morire di burocrazia?

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Venerdì, 15 Dicembre 2017 17:28

Torinesi, siete pochi: state a casa!

Tempi duri per il podismo torinese: la gara più importante di domenica 10 dicembre era senza dubbio la Royal Half Marathon di Enzo Caporaso, anche se nel 2016 aveva dovuto subire la concorrenza di Un Po di corsa, raggranellando solo 209 classificati contro i 2200 della concorrente. Quest’anno le due gare avevano trovato l’accordo, Un Po  il 3 e Royal il 10 dicembre, e  si contava su una partecipazione consistente.

A soli quattro giorni dallo svolgimento della gara il Comune di Torino ha revocato il permesso per motivi di ordine pubblico (?!). In realtà, l’assessore allo Sport Roberto Finardi ha chiarito meglio il problema: “La sicurezza non c’entra, ma con quei numeri non puoi mandare i vigili a bloccare il traffico, se no dovresti farlo fuori dalla chiesa a ogni battesimo !”

Il progetto del Comune è di disciplinare le manifestazioni podistiche suddividendole in tre fasce: solo le Elite potranno avere una origine o uno sviluppo nel centro cittadino, le altre possono benissimo svolgersi nei parchi (a Torino ne abbiamo almeno una dozzina) o in periferia.

Solo in città quest’anno si sono organizzate 25 manifestazioni tra competitive e non competitive: le più frequentate, 15000 alla Just the woman I am, e 8000 alla Stratorino. Delle competitive solo sette possono rientrare nell’Elite, assommando da 5000 a 700 partecipanti, più o meno.

A parte il comprensibile disappunto dei podisti, bisogna ammettere che forse c’è troppa abbondanza di manifestazioni, almeno a Torino: una ogni due domeniche,  con  gli automobilisti sempre più insofferenti e (bisogna dirlo) non con tutti i torti.

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