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Nov 24, 2021 580volte

S'è spento Gianfranco Gozzi

Gozzi nel 2008 Gozzi nel 2008 Ph Fabio Rossi

23 Novembre 2021 - Gianfranco Gozzi ha lasciato oggi la vita terrena: l'infaticabile organizzatore e podista bolognese, Presidentissimo della Pol. Calderara e del Club Supermarathon dal 2010 al 2014, ha chiuso così, in una soleggiata giornata d'autunno, la sua lunga carriera.
Organizzatore alla vecchia maniera, suo il copyright sulla Maratona di Calderara nelle varie forme, suo il copyright sulle Maratone di Suviana, di Rioveggio/Monte Sole e in altri luoghi del suo appennino bolognese, era abilissimo nel realizzare eventi con budget limitati ma che sapevano coinvolgere i partecipanti duri e puri come lui.

Lo ricordiamo pubblicando le foto della sua Maratona di San Silvestro del 2008 https://podistinet.zenfolio.com/p924518967

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[Fabio Marri]

Il primo ricordo di Gianfranco è il suo vocione, grande e grosso come lui, e i suoi commenti dialettali all'indirizzo di podisti un po' sgangherati (spero di non essere irriverente ricordando quella volta in cui gli riferii che una attraente podista bolognese asseriva di non essere mai stata a letto con altri podisti: "L'al fà in pì" - lo fa in piedi).

Sempre pronto a colmare i buchi lasciati da altri organizzatori: quando dopo il 1996 la maratona di Bologna tirò i remi in barca, lui la sostituì subito con quella di Calderara, nello stesso giorno di New York ("O New York o Cardrèra"), garantita assolutamente piatta tant'è vero che il Gran premio della montagna era segnalato da un cartello su un ponticello alto mezzo metro sul livello della strada. Tirò avanti almeno una decina d'anni, e le affiancò poi la maratona di S. Silvestro, sempre a Calderara ma questa volta su un circuito di 6/7 km, e che la mattina del 31 dicembre (tradizionalmente soleggiata) raccoglieva qualche centinaio di maratoneti e di staffettisti, tutti accolti dopo la gara per un pranzo di lusso nel palasport, con pasta pollo e vino a volontà, compresi nel prezzo. E io continuo a usare l'accappatoio blu distribuito allora nel pacco gara.

Continuava a correre, ai suoi ritmi: facemmo insieme una parte della maratona di Assisi, essa pure l'ultimo dell'anno 99, con tanti altri che non ci sono più: Govi, Togni, Gaetano Amadio... (magari qualcuno partì un po' prima...). E trovava nuove occasioni per organizzare corse: come la già citata, bellissima, Suviana (forse il suo capolavoro) sulle alture di Francesco Guccini; o l'ecomaratona di Monte Sole, col centro corsa ubicato sotto un ponte dell'autostrada di Rioveggio (anche qui, pranzo di lusso nel dopogara). E aiutava altri organizzatori: da presidente del Club Supermarathon collaborò con Gianfranco Corà per la rinascita della 42 di Ferrara (ricordo i pettorali a dieci euro venduti durante un pranzo sociale), e dopo il  terremoto del Centro Italia si adoperò per una serie di eventi benefici attorno a Norcia.

Qualche volta l'organizzazione lasciava a desiderare, sotto l'aspetto squisitamente tecnico: una maratona di Chatillon, da lui messa in piedi, risultò grossomodo di 37 km; sapendo del mio temperamento critico, nel vedermi arrivare a certe competizioni un po' artigianali mi preveniva: qui ne avrai da scrivere... Ma il clima di solidarietà, di festa, di sfide interne condite da sfottò reciproci, aggiustavano tutto. E con la cara moglie Alberta, di professione libraia, che lo seguiva e coadiuvava regolarmente, c'era sempre l'occasione di alzare il livello del discorso, parlando di libri, di scrittori, di eventi culturali.

Ce ne andiamo tutti, prima o poi; ma dell'opera dei Grandi rimane tanto, e questo non muore.

 

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