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Rodolfo Lollini

Rodolfo Lollini

Domenica, 21 Luglio 2019 20:11

Lonato (BS) – 20° Miglio di Lonato

Cambia ancora sede, ma non diminuisce la qualità del servizio offerto il 20° Miglio di Lonato che sabato 20/7 u.s. è stato disputato presso la Comunità Missionaria Villareggia. Location forse meno glamour del centro cittadino, ma luogo più semplice da raggiungere in auto, compreso il facile parcheggio. L’istituto ha un bel parco piantumato con diverse varietà come pini, palme ed ulivi.

Si è corso su un giro da 500 metri tra i vialetti del parco ed intorno all’edificio centrale. Tracciato leggermente mosso, con una salitella iniziale seguita da contropendenza e ultimi cento metri ancora in ascesa. Ideale per gli esordienti che hanno fatto un giro e ragazzi/cadetti che hanno doppiato. Quindi i realtà, rispetto alle distanze canoniche, hanno corso rispettivamente 500 e 1000 metri. I miler avevano anche un altro rettilineo di lancio per raggiungere, dopo tre giri, i fatidici 1609 metri. Per farlo partivano da una bella rotonda sotto gli occhi di una madonnina ed all’ombra della vicina chiesa, come si può vedere nell’immagine in copertina.

Venendo all’aspetto tecnico, i circa duecento atleti impegnati hanno dato vita a manches combattute. Segnaliamo solo il migliore tra gli uomini, il classe 2001 Andrea Lanfranchi (Atletica Rezzato) che in 4’31” ha sorpreso i più esperti avversari, mentre al femminile vittoria di Mara Ghidini (Atletica Brescia) in 5’10”. I risultati dettagliati li trovate qui, sul sito FIDAL che i giudici di Brescia hanno reso disponibile sul portale federale praticamente in tempo reale, grazie al sistema chip da loro gestito.

Tutto è filato liscio. Gli unici piccoli ritardi sono da ascrivere ad alcuni atleti della stessa società che si sono erroneamente scambiati i pettorali/chip. Premiazioni per tutti i partecipanti delle classi giovanili, per i primi tre delle categorie master ed i primi dieci assoluti.

Dopo le vacanze si riprenderà con le ultime tre prove a Segrate (21/9), Chiavenna (5/10) e Carate Brianza (12/10).

Prima della pausa agostana, il Club del Miglio ha un ultimo sussulto in quel di Lonato (BS), dove sabato 20 p.v. la locale società di atletica ospiterà la settima tappa del circuito.

Il 20° Miglio di Lonato non si svolgerà però nella suggestiva cornice del centro cittadino, a causa di lavori che lo rendono impraticabile ai fini podistici. E nemmeno al Parco in località Pozze, utilizzato nel 2016 per un’analoga emergenza. L’appuntamento è fissato per le ore 19 presso la Comunità Missionaria Villareggia, Via San Zeno, 7 – Lonato del Garda.

Le gare inizieranno alle ore 20 con gli Esordienti sui 400 metri, poi Ragazzi e Cadetti impegnati sui 1000 metri. A seguire Master Femminili e poi Maschili, cominciando sempre dalle categorie meno giovani. Premiazioni previste alle ore 21.45

Catalogare come semplice biografia il libro edito dalla casa editrice dal non facile nome “66thand2nd” (314 pag - 22 euro), sarebbe molto riduttivo, in quanto l’autore ha svolto un lavoro scientifico molto approfondito, come testimoniato dalla bibliografia e dalle numerose fonti, comprensive d’interviste ai protagonisti ancora viventi.

Broadbent racconta la vita di questo bravissimo mezzofondista, forse il migliore di tutti i tempi (unico a vincere 5000-10000-maratona in un’olimpiade), ma non solo. Per capire meglio il personaggio ed il contesto competitivo, viene narrata la storia dell’atletica di quei tempi, dal miglio alla maratona. Partendo addirittura dai grandi predecessori, primo fra tutti Paavo Nurmi. Quindi c’è molto spazio anche per i rivali, a partire dal suo preferito, Alain Mimoun. E non solo per quanto avviene sulle piste, ma anche relativamente alle loro condizioni di vita. E poi le sfide incrociate, il susseguirsi delle prestazioni record e quindi anche i confronti a distanza. In questo, da profondo conoscitore del suo paese, forse si dilunga troppo nei racconti sugli atleti britannici, se proprio vogliamo trovare un difetto al testo. Atleta praticamente autodidatta, Zatopek è stato il precursore di metodi di allenamento, molto duri, poi copiati in tutto il mondo.

Il sottotitolo del libro è “Una vita straordinaria, in tempi non ordinari”. Niente di più vero se pensiamo che Zatopek è passato da una Cecoslovacchia libera, all’invasione nazista, alla “liberazione” russa con il regime comunista. Fino alla nuova invasione sovietica dopo la primavera di Praga del 1968. E lui in mezzo, prima sfruttando la possibilità di essere inserito nell’esercito e quindi poter svolgere un’attività sportiva professionistica, a differenza di quasi tutti i suoi avversari stranieri. Diventando una star coccolata e suo malgrado uno spot pubblcitario vivente di come il sistema fosse vincente. In seguito la fase più difficile, quando appoggiando apertamente le aperture del premier Dubcek, si ribella al tentativo di “normalizzazione” sovietica. Il tutto nella fase terminale della sua carriera agonistica. Non gli verrà perdonato nulla: espulsione dall’esercito, fine di tutti i privilegi, perdita del lavoro, cancellazione delle onoreficenze acquisite. Per motivi economici dovrà pure vendere la casa, faticosamente costruita. Anche se sarà più fortunato di molti suoi compagni ed amici, come il suo primo (ed unico) allenatore. Jan Haluza, arrestato dalla polizia politica, incarcerato e torturato. Il tutto a costo di un forzato allineamento di Emil al regime. Fino alla tardiva riabilitazione dopo il crollo del muro di Berlino e della cortina di ferro. Ma saranno passati oltre vent’anni, tutt'altro che piacevoli. Da leggere.

Riceviamo e pubblichiamo volentieri l'appello dell'Università di Milano, Corso di Laurea in Tecniche Ortopediche, alla ricerca di 80 runners per un importante studio statistico sull'efficacia dei dispositivi medici su misura nella corsa. Lo studio, condotto dal Prof. Matteo Maria Parrini, Presidente del Corso di Laurea in Tecniche Ortopediche e dal Prof. Nicola Perrino, è finalizzato alla valutazione, in soggetti che corrono con e senza plantare, della relazione tra plantare e performance dei corridori. 

L'obiettivo è rispondere a domande quali: può un'artesi plantare influenzare il controllo neuromuscolare, con una riduzione immediata e a lungo termine del dolore? Il controllo neuromuscolare può inoltre avere effetti preventivi nell'insorgenza della sindrome femoro-rotulea e delle principali tendiniti? Può, infine, un plantare su misura rappresentare un'ottima prevenzione agli infortuni? I plantari rispondono alle aspettative dei corridori? Quali plantari rispondono in maniera efficace?

L'Università di Milano è alla ricerca di corridori, sia amatoriali che professionisti, disponibili a uno studio statistico. I soggetti selezionati saranno sottoposti ad una valutazione clinica e posturale, un esame stabilometrico ed un'analisi computerizzata del passo e della corsa, oltre al monitoraggio dell'efficacia dei dispositivi medici utilizzati. Sono test  non invasivi, che non prevedono assunzione di farmaci o sostanza alcuna. Si ricercano 40 soggetti, ambosessi, di età 18-65, che corrono abitualmente senza plantari su misura e 40 soggetti, ambosessi, di età 18-65, che corrono abitualmente con plantari su misura (non sono valutabili plantari di serie prefabbricati).

La ricerca si svolge nelle sedi universitarie in Milano. Non è prevista ricompensa alcuna, se non il beneficiare dei risultati di sofisticati e costosi sistemi di analisi senza esborso alcuno. L'eventuale plantare su misura progettato e costruito per l'atleta, sarà fornito a titolo gratuito con la sola condizione che l'atleta segua il protocollo di verifica e collaudo per un periodo limitato di 6 mesi.

Candidature entro e non oltre 22/07/2019 al seguente link: CLICCA.

Per chi vuole saperne di più ecco alcune premesse premesse scientifiche, diffuse dall'ateneo interessato: "La corsa è uno sport sempre più praticato da uomini e donne di tutte le età. Correre può aiutarci ad alleviare tensioni ed allontanare preoccupazioni, aiuta a tenere sotto controllo il peso e gli zuccheri nel sangue, migliora lo stato della circolazione e per molti è anche un toccasana per l'umore. Insomma, correre fa bene, è vero, ma possono esserci delle controindicazioni. Infatti, nella corsa, è fondamentale un corretto appoggio del piede. Durante il cammino l'appoggio del tallone determina un impatto che va dall'80 al 100% del nostro peso corporeo; durante la corsa questo valore può essere anche 7 volte superiore. Una migliore tecnica di corsa e un migliore appoggio possono portare un grande beneficio. Diversi studi confermano che il 70% dei podisti appoggia il piede di tallone, solo il 30% lo appoggia di mesopiede o di avampiede. E' oramai noto che l'appoggio del tallone ha un impatto molto più traumatico per le articolazioni. Durante la corsa il piede attraversa tre fasi fondamentali: la fase di appoggio, la fase di swing e la fase di spinta. Durante la fase di appoggio ammortizziamo il peso del corpo. La parte laterale della pianta del piede si appoggia al suolo e va a scaricare il peso sull'arto inferiore. Qui i muscoli si contraggono caricandosi di energia elastica. E' proprio l'arco plantare che accumula il 30% di questa energia. Senza questo recupero energetico i grandi campioni correrebbero i 200 metri a 13 km/h, invece dei 38 km/h. Nella la fase di spinta il piede è in posizione arretrata rispetto al baricentro, i muscoli scaricano l'elasticità della loro forza per spingere il corpo in avanti, quindi l'energia elastica accumulata nella fase di appoggio viene restituita ai muscoli. I muscoli del bacino avviano la fase di spinta, proseguita poi dai muscoli della gamba e termina con i muscoli del piede. Terminata la fase di spinta inizia infine la fase di oscillazione. E' quindi osservabile come una ripetizione infinita e scorretta di un movimento così complesso possa aumentare il rischio di infortuni". Per maggiori informazioni: www.studio-unimi-plantarisumisura.it - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Si narra che il sanguinario gangster Al Capone riuscisse sempre a non fare i conti con la giustizia, comprando poliziotti, giurati e chiunque fosse un possibile mezzo per farlo finire in carcere. Sempre uscito pulito dalla sua lunga serie di morti ammazzati ed attività illecite, alla fine riuscirono ad incriminarlo per evasione fiscale. Un suo ristorante dichiarava un numero di coperti serviti infinitamente inferiore alla quantità di tovaglie che venivano mandate in lavanderia. Un intelligente escamotage che alla fine lo mandò dietro le sbarre. Per sempre.

Recentemente ho scoperto come il nemico pubblico numero uno della FIDAL ed in particolare dell’antidoping sia il presidente della Passo Capponi e già dall’assonanza nel nome della società si capisce subito come Alessio Guidi sia il nuovo Scarface.

Di cosa è accusato questo losco figuro? Innanzi tutto di aver organizzato una gara “abusiva”, quindi un evasore fiscale FIDAL (e vai con i parallelismi col criminale statunitense). Peccato che in questo caso non esistano volantini che richiamino al suo nome o siti internet che leghino la sua persona o la società che presiede, alla manifestazione in qualità di organizzatore.

E poi di che gara parliamo? In effetti non una vera gara. Insomma, niente a che vedere con le vere competizioni, ma nemmeno con le moltissime non competitive che poi casualmente hanno una partenza tutti insieme, magliette e medaglie ricordo, tempi cronometrati, ma per carità poi elencati solo in ordine alfabetico. Nessun premio in palio, anche se poi molto spesso salgono sul podio i primi tre che sono arrivati lì. Per caso. Ma non sono premi in danaro, per carità.

Qui si parla di un ritrovo tra amici per fare un lungo. Una maratona per Bologna, dopo che la gara ufficiale era saltata per l’ennesima volta. Messa insieme col passa parola e che ha raccolto meno di 50 persone. Nessuna iscrizione, nessuna medaglia, niente. Il vuoto pneumatico.

Ma non è tutto perché il fatto grave, ma cosa dico grave, gravissimo, criminale, è che all’allenamento si presenta un plurisqualificato per doping. Che non vince perché non c’è una gara. Ma compare in una foto. Mentre taglia il traguardo? No. Con una coppa in mano? No. Baciato dalle Miss? No. Esibendo un premio che non ha ricevuto? No. Abbracciato al summenzionato Guidi, novello Al Capone del Passo Capponi? No. E’ nel gruppo di tutti i partenti, per la classica foto di inizio seduta, di quelle che nei weekend sui social media ne puoi trovare a iosa.

Perché come sanno anche i bambini, oltre a non accettare caramelle dagli sconosciuti, se Vi trovate a fare un allenamento, va bene presentarsi educatamente, ma poi vanno prese tutte le generalità dei partecipanti, bisogna collegarsi col sito FIDAL e verificare che nessuno sia sotto squalifica. Pazienza che poi, se non siete Giudici, non avete nemmeno l’accesso.

Quindi per avere organizzato una gara che non c'è e per la quale non esistono prove convincenti di questa tesi e per aver corso un lungo tra amici, nel cui gruppo era presente un plurisqualificato (probabilmente senza nemmeno conoscerlo), l’Al Capone dal Passo Capponi, è stato squalificato fino al 23 6 2021: due anni.

No, no è uno scherzo dovuto ad un colpo di caldo, tutto tristemente ed incredibilmente vero, leggete qui

Li (le?) avevamo evocati /-e non più tardi di ieri a margine delle ultime notizie su Caster Semenya, per spiegare che in quel caso si trattava di una situazione completamente differente. Ricordavamo come la storia dell’atletica sia passata anche da uomini che si sono spacciati per donne, vincendo campionati e titoli olimpici. Salvo poi essere scoperti molto tempo dopo.

Analoga vicenda accade ora in Kenia. Dopo il flagello del doping che ha contaminato anche la Rift Valley, adesso arrivano pure le false donne. Giusto per non farsi mancare niente. In questo caso si tratta di Sheys Jepkosgei, atleta a livello internazionale che ha conseguito successi e piazzamenti in manifestazioni all’estero (Malesia, Marocco, Tanzania, Zambia) seppur non di primissima fascia. Il vizio del trasformismo lo ha tradito (-a??) , in quanto pare sia stato sorpreso in ospedale mentre sotto falso nome sostituiva un’altra infermiera, tale Pamela Mulupy. Una volta condotto nei locali della polizia e confermato lo scambio di persona è stato appurato che il sesso dichiarato sui suoi reali documenti non corrispondesse alla verità.
Insomma Sheys Jepkosgei è un uomo e non una donna. Verrà giudicato per questo scambio di persona dalle autorità locali nei prossimi giorni. A seguire immaginiamo che anche la IAAF provvederà a squalificarlo a vita.

19 giugno - Eccoci a parlare ancora di Caster Semenya. Argomento spinoso e dove si corre il rischio di fare eccessive generalizzazioni, banalizzando troppo i concetti, oltre che mancare di rispetto a determinate categorie di persone. Cercheremo di fare del nostro meglio.

Il riassunto della situazione è il seguente. Caster Semenya, come altre atlete che si trovano nelle sue condizioni, ha una produzione naturale di ormoni maschili (in particolare testosterone) molto più elevata di quella che normalmente hanno le donne. Da ciò ne consegue un vantaggio competitivo che le consente di correre più velocemente delle altre sue avversarie “normali”. Non a caso è campionessa mondiale ed olimpica in carica. Per ovviare a questa situazione che sta ammazzando il mezzofondo ed in particolare gli 800 metri (su distanze maggiori il vantaggio scema fino a diventare ininfluente) la IAAF aveva approvato un regolamento che costringeva a cure ormonali. Una specie di doping al contrario che personalmente non mi vedeva favorevole (clicca qui per l’articolo).

La battaglia tra Semenya e IAAF era proseguita sui tavoli di vari tribunali e se il TAS di Losanna aveva rigettato il ricorso della sudafricana, successivamente la Corte Suprema Federale Svizzera aveva ordinato alla IAAF di sospendere immediatamente l'attuazione dei regolamenti di eleggibilità contro Caster Semenya.

Ieri c’è stata la nuova replica IAAF che ha presentato un lunghissimo dossier per sostenere come la Semenya sia in realtà un uomo. Da qui in avanti si entra nelle congetture e nei si dice. Premettiamo subito che qui non siamo di fronte ad una truffatrice, ovvero un uomo che si è spacciato per donna, come tristemente avvenuto in passato anche per campionesse olimpiche scoperte molti anni dopo o solo in occasione del loro decesso. Caster Semenya pare abbia organi genitali femminili, ma all’esame genetico, i cromosomi sono XY ovvero diseguali, maschili. Non XX, uguali, femminili.

Ecco che salta fuori il problema. Con chi facciamo gareggiare Caster e le sue 'sorelle'? Senza trattamento la Semenya vale sugli 800m 1’54”. Circa 5 o 6 secondi più veloce delle donne. Con gli uomini (altra proposta IAAF in caso di mancato trattamento), non avrebbe scampo, essendo il limite mondiale a 1’40”. Se si tratta come sancito dal summenzionato regolamento di eleggibilità, da prima della classe diventa una ottocentista normale. Insomma un gran pasticcio. Forse la nascita di una categoria ad hoc potrebbe farle correre libere, ma ovviamente col rischio della ghettizzazione e della marginalità.

Marco Patucchi è un apprezzato giornalista economico che dal 1991 lavora a “La Repubblica”. Nella versione digitale serale del quotidiano, da qualche anno tiene anche una rubrica intitolata “Mappe”, dove può scrivere della sua passione, la corsa.

Con alle spalle già altre esperienze editoriali sportive, nelle 160 pagine di “Popoli in Corsa” -  Edizioni Correre – 18€, l’autore ha raccolto il meglio della sua produzione su “Mappe” dal 2012 agli inizi del 2016. Sono quindi contributi brevi, ognuno di due o tre pagine che consentono una lettura intermittente, anche se chi Vi scrive se lo è divorato tutto d’un fiato. Essendo gli scritti legati ai fatti del giorno, si potrebbe pensare all’effetto brioche, ovvero buona quando appena preparata e mangiata calda, un po’ meno se fredda e consumata in un secondo momento. Ma non è così. Salvo rare eccezioni, si tratta di personaggi o avvenimenti che anche se letti a distanza non perdono d’interesse.

Sono tanti gli atleti che vengono descritti, dai top runner a podisti amatori, organizzatori. Ognuno con una storia interessante o aspetti, anche tra i personaggi più famosi, che sono sconosciuti ai più. Vicende felici, altre insolite o purtroppo tragiche, bruscamente interrotte, magari sullo sfondo di avvenimenti o scenari globali come le guerre o le recessioni economiche. Il tutto partendo dall’ultimo fatto accaduto in qualche parte del mondo, ma anche a ricorrenze oppure dalla quotidianità dei runner comuni nel contesto di una Roma bellissima, visitata correndo. Talvolta la corsa è solo un tramite, ma non per questo meno efficace nel raccontare storie che meritano di essere conosciute. Talvolta Patucchi lavora anche di fantasia, confessandolo alla fine del pezzo, che è spesso ancora più godibile e verosimile.

Insomma un libro da leggere, magari alla fine di un allenamento, o da regalare a qualche amico con cui si corre insieme. Per poi commentarlo nelle uscite seguenti. Meglio se in occasione di una seduta tranquilla e non durante delle ripetute…

Siamo oggi in compagnia di Giovanni, detto Gianni, Mauri, Presidente FIDAL Lombardia ormai da due anni e mezzo. Quindi nel momento giusto per poter fare un bilancio dell'attività svolta e di quanto in programma nel prossimo futuro.

Grazie Rodolfo. Io credo molto nell'idea di una Federazione che, ad ogni livello, provinciale/regionale e nazionale, sia sempre meno burocrazia e sempre più una casa aperta al dialogo e al confronto con i suoi tesserati. Facile da dire ma complesso da fare in un quadro legislativo e di norme che, sempre più, costringono a un iper-lavoro amministrativo e a grandi responsabilità, i dirigenti delle nostre società e la struttura periferica della Federazione. Norme ed adempimenti in gran parte sono dovuti a leggi e disposizioni sempre più stringenti. Un quadro attuale che è inoltre appesantito da un'aria "elettorale" che caratterizza il nostro Paese in perenne campagna elettorale ed anche la Federazione. (NdR Elezioni FIDAL Italia previste per l’autunno 2020 con l’attuale presidente Giomi in uscita automatica dopo due mandati).

A rischio di cominciare l'intervista un po' in ginocchio, alla "Bruno Vespa", non posso che farTi i complimenti per il Tuo rapporto con i mezzi d'informazione. Fossimo negli States saresti un "Media Darling" e non solo per come sei giudicato, ma da come ti rapporti con noi.

Grazie Rodolfo, troppo buono, ma il mio obiettivo è, con gli strumenti di comunicazione nostri (sito regionale, social) e sui vari media di contribuire a rendere più visibile, conosciuta, apprezzata la grande attività (750 gare/anno)  che si fa nella nostra Regione, frutto dell'immenso lavoro di reclutamento, promozione, sviluppo tecnico ed organizzativo che fanno le nostre 570 società affiliate, i nostri dirigenti di società e i nostri tecnici, oltre alla disponibilità (volontaria) dei giudici di gara, del personale e dello staff del Comitato Regionale. E poi tu quando c'è da pestare duro, non ti tiri indietro, come nel caso del recente articolo sui campionati italiani master di staffette e prove multiple.

Un disastro...

L'attività nazionale e le manifestazioni sono tantissime (forse troppe) e in generale ben organizzate; una giornata storta può capitare a chiunque e il caso a cui ti riferisci rientra tra questi...ma solo chi non fa nulla no sbaglia. Sono appena tornato dai Campionati Italiani Master di Corsa in Montagna (Pompegnino di Vobarno) ed è stato tutto splendido, l'organizzazione, gli atleti, i giudici, i volontari...così un evento diventa una fantastica promozione del nostro sport e del territorio! Il nostro mondo "Atletica" ha talvolta un modo di agire "disinvolto", tutto è dovuto... ma ricordo a me stesso e a tutti noi che solo dal lavoro comune, dalla condivisione e dalla collaborazione di molti si può reggere un carico di campionati, di manifestazioni (di ogni livello) che non ha uguali in Italia. Il mio impegno e quello dei consiglio regionale di FIDAL Lombardia è per una attività che dia pari dignità a tutto il nostro mondo (dalla promozione, al settore giovanile e scolastico, alla attività di sviluppo dei nostri giovani verso l'alto livello, ai masters) ma, parliamoci chiaro, pretendiamo che chi può dia qualcosa.....un esempio, io apprezzo l'attività dei master ma mi aspetto che si dedichino non solo alle loro gare ma diano anche una disponibilità volontaria  come giudici o come aspiranti tecnici o come volontari alle gare. Il nostro mondo cresce con l'impegno di tutti e noi adulti abbiamo il dovere di dare ai nostri giovani atleti esempi positivi di disponibilità, di volontariato e di presenza/sostegno alle nostre gare. Criticare dalla tribuna chi lavora in campo per la nostra attività è solo sterile e fuori luogo! Sui Master vi dico che in Lombardia, grazie all'impegno di molti, in primis il consigliere regionale Virginio Soffientini, abbiamo dato da due anni piena dignità all'attività Master e ne sono contento, ma è doveroso anche dire che è inderogabile una revisione dell'attività federale. Troppi campionati, troppe attività e sovrapposizioni che spesso tolgono linfa vitale ed energie a quello che deve essere il nostro primo obiettivo: l'attività dei giovani e il sostenere lo sviluppo dei talenti verso l'alto livello.  

Ne parleremo in una prossima occasione. Torniamo nei territori di tua competenza: quali sono i miglioramenti di cui ti senti soddisfatto?

Crediamo di aver messo al centro del nostro sforzo gli atleti, le atlete, i loro tecnici e le società. Sergio Previtali il nostro fiduciario tecnico ha fatto e sta facendo un notevole lavoro assieme a tutta la struttura, abbiamo in media una iniziativa tecnica ogni 4 giorni; l'obiettivo è di costruire nuovi tecnici e di confrontarci con quanti già operano mettendo insieme le esperienze, superando steccati e diffidenze. In un anno abbiamo messo in piedi un’ottantina tra raduni, clinic, giornate di aggiornamento e di confronto. Sotto la mia presidenza abbiamo aperto (e sono pienamente operanti) ben 5 centri tecnici; Mariano Comense (lanci), Chiari (salti), Nembro (mezzofondo/fondo/montagna e marcia), Bergamo (ostacoli) e Alzano Lombardo (velocità). Abbiamo fatto molteplici manifestazioni e attività con altre Regioni (Emilia, Piemonte, Liguria, Valle d'Aosta, etc) e con gli svizzeri. I risultati dei nostri giovani sono eccellenti (100 giovani nelle squadre nazionali) ma... non abbiamo fretta, l'obiettivo è costruire il futuro dei nostri giovani il meglio possibile e a breve li aiuteremo (atleti/tecnici/società) con un Progetto Talento di entità mai vista (per ora 45.000 euro ma stiamo cercando altre risorse), per una parte di aiuta BCC Milano che ringrazio. Inoltre abbiamo un apprezzata area "Centro Studi" curata da Gianmario Castaldi che propone articoli tecnici, report da convegni e molto altro.

Immagino che avresti ancora tanto da dire 

Esatto. Poi si potrebbe continuare a parlare per ore di tutti quei campionati che stiamo portando in Lombardia con il duplice scopo di movimentare /qualificare la nostra attività ed anche di evitare costosissime trasferte agli atleti delle nostre società (che hanno casse esangui). Stiamo cercando di migliorare la nostra attività con dei Meeting, qualificando le gare a livello tecnico (notevole l'attività delle gare curate di mezzofondo fondo (piste buone, orari adeguati, atleti che si sacrificano a fare il ritmo giusto) hanno portato a piogge di primati personali, di minimi per le rassegne internazionali, di un grande miglioramento collettivo. La sfida (complessa e difficile) è quella di migliorare anche la qualità organizzativa dei nostri eventi istituzionali (campionati regionali e di società) ed abbiamo costituito un gruppo di splendidi giovani (Competition Support Team) che si mettono a disposizione per dare una mano dove serve (dai tabelloni, a spostare gli ostacoli, a collaborare con i giudici, a rastrellare la sabbia, etc). Un grazie di cuore a questi giovani e a quanti aiutano la nostra Atletica. In questi due anni inoltre, conscio dell'importanza delle piste e dell'impiantistica ho costituito lo "Sportello Impianti" (a disposizione di società, di uffici tecnici comunali, etc) e sono andato in decine di Comuni, dialogando con Sindaci ed Assessori. Con orgoglio vi devo dire che, anche grazie al lavoro attuale e di chi mi ha preceduto nel precedente quadriennio (la professoressa Vanni e il precedente consiglio regionale) i risultati sono lusinghieri; molte piste rifatte (grazie al sostegno di Regione Lombardia), molte in cantiere (tra cui l'Arena, i lavori inizieranno a breve) e moti progetti nei piani triennali dei Comuni (con piste e mini-impianti). E poi credo molte nel portare la nostra bellissima Atletica nel cuore delle città, abbiamo portato l'Asta, lo sprint e l'alto in Fiera Milano e molti eventi in piazza sono stati fatti e altri sono in cantiere (via aspettiamo in luglio alle Aste in piazza a Nerviano e Saronno). 

Riconoscendoti una buona dosa di onestà intellettuale, dicci anche se c'è qualche punctum dolens, e come pensi di rimediare.

Sono tante le cose da fare e sono graditi i suggerimenti di chi ci legge; in primis potenziare il nostro settore sanitario in modo da essere sempre in grado di aiutare atleti e società in caso di infortuni e della successiva riabilitazione, sviluppare e sostenere il gruppo Giudici Gare, migliorare sempre più il lavoro della "famiglia Comitato," essere più vicini alle società e supportarle nel loro impegno, dialogare con chi organizza e ricercare un rapporto di collaborazione con quanti negli anni hanno lasciato la Fidal per andare verso altri Enti. Il nostro è, e deve essere un lavoro quotidiano e di squadra e qui devo ringraziare I Comitati Provinciali che fanno un lavoro notevole sui territori. Inoltre abbiamo potenziato la nostra struttura con un segretario generale (il bresciano Rolando Perri), con uno Sport Manager (Marco Riva, che ci aiuta anche per il marketing e la ricerca sponsor) e con l'avvocato Boroni che assiste le società per gli aspetti legali, burocratici e statutari. 

Grazie Gianni: è stato un piacere. Ci risentiamo presto per proseguire questa chiacchierata se sei d’accordo

Certamente! E grazie a Voi per lo spazio che mi avete concesso e un appello a chi legge. Dateci una mano per il nostro bellissimo Sport!

Lunedì, 17 Giugno 2019 14:44

Tra ville e giardini con tanti tagliettini

Non calpestare le aiuole è un divieto ben conosciuto dai frequentatori degli spazi verdi. Mentre ai parchi questa possibilità è spesso concessa, nei giardini il divieto è molto diffuso. Se poi in mezzo ai giardini ci passi mentre stai disputando una corsa podistica, come quella di venerdì scorso, 14 giugno a Varese (qui un comunicato relativo alla manifestazione), allora se vai in mezzo al prato, non solo non rispetti una norma del regolamento comunale di Varese, ma riduci di diversi metri il percorso di 10,6 chilometri che era stato disegnato.

Insomma stai tagliando, stai infrangendo il regolamento FIDAL, stai barando. Purtroppo ci giungono diverse segnalazioni di furbetti che nel passaggio nelle varie zone verdi previste dal tracciato (Villa Panza, Villa Mirabello, Giardini Estensi) invece di seguire i vialetti hanno brutalmente tagliato. E non ci riferiamo al fatto, sempre deprecabile, di morsicare un angolo per disegnare bene la curva. No, qui si parla di gente che ha preso la diagonale. Senza vergogna. E senza peraltro subire sanzioni. Infatti risultano tutti felicemente classificati, quelli che sono arrivati in fondo. Ed hanno tagliato… anche il traguardo.

Bella serata di atletica, mercoledì 5 giugno, al campo sportivo Putti. Grande partecipazione in pista, con oltre 300 atleti in gara e tribune stracolme. A superare senza dubbio quota mille, nome dato alla manifestazione in quanto, per i pochi che non lo sapessero, fu proprio lo stesso Garibaldi a definire Bergamo la città dei Mille. In omaggio ai circa 180 orobici che fecero parte del suo esercito. Eroi capaci di riunificare l’Italia nel 1860.

Molti atleti, tanta gente ed una cornice suggestiva. L’impianto è pratico e funzionale, L’anello aiuta gli atleti, grazie ad un ottimo fondo. Gli alberi che circondano la pista regalano un piacevole colpo d’occhio. Mentre di fronte alla tribune è ben visibile la pista indoor. Per noi milanesi è un po’ un colpo al cuore, se si pensa che la pistina del Campo XXV Aprile non è ancora pronta a quasi dieci anni dall’inizio di questa storia che sembra ormai senza fine.

Tornando alle gare, si è cominciato poco dopo le 19.15 con gli Esordienti sull’ottavo ed il quarto di miglio. Mentre per le categorie Ragazzi/e e Cadetti/e si è gareggiato sulla distanza metrica dei 1000. Per i Ragazzi il più veloce è stato Riccardo Maccherone (Atl. Brembate Sopra) in 3’16”4 mentre al femminile è stata la sua compagna di squadra Michela Papalia (3’19”6). Sempre sugli scudi l’Altetica Brembate Sopra anche tra i Cadetti con Daniele Magri in 2’43”4. Samira Manai (AV Sporting Team) la Cadetta più veloce, in 3’04”7. Arrivati ai 1609 metri, fa piacere registrare che il migliore delle serie uomini sia stato un Allievo, Edon Ponik (Free Zone) in 4’44”7, mentre al femminile l’ha spuntata l’evergreen Laura Avigo dell’Atletica Lonato. 5’49”9 il tempo, ma parliamo di una SF50. Per ogni dettaglio su tutti i risultati, potete cliccare qui. Noi concludiamo facendo i complimenti a Maurizio Oberti ed a tutto lo staff del Comitato Provinciale FIDAL Bergamo.

Ho letto con attenzione l’articolo di Sebastiano Scuderi sui recenti Campionati Italiani Master di corsa su strada sui 10 chilometri che si sono svolti lo scorso 1° giugno a Genova. Con partenze dal primo pomeriggio ed una temperatura intorno ai 30° gradi.

Comincio subito con gli aspetti che mi vedono concorde con l’autore del pezzo precedente. Organizzare a Giugno è poco opportuno. Far correre in queste condizioni, nel primo pomeriggio è demenziale. E se mi venite a dire che la gente arriva da tutta Italia e quindi non si può iniziare troppo presto o finire troppo tardi ecco allora che la data scelta risulta ancora più infelice.

Al contrario, il fatto di correre su un circuito non dovrebbe spaventare nessuno. Anzi ciò diventa maggiore garanzia di assenza di traffico ed inoltre di miglior controllo delle vie interessate, evitando sgradevoli quanto pericolose invasioni automobilistiche. Tra l’altro, con i vari giri, si riesce a seguire meglio la gara ed incitare più volte gli atleti. Aspetto che in una competizione a manches è il non plus ultra, in quanto i compagni delle diverse categorie, in riscaldamento o defaticamento prima o dopo la loro batteria sono ben contenti di poter vedere come stanno andando i loro amici e dargli la carica. E’ uno degli aspetti più belli tra compagni di squadra durante queste trasferte ed a cui lego bellissimi ricordi.

Le sei andate e ritorno, ma che in realtà significano tre giri dai Bagni San Nazaro alla Chiesa di Boccadasse, mi sembrano la giusta misura. E se qualcuno si ritira, il problema torna ad essere il caldo e non la tentazione di transitare sull’arrivo. Stiamo parlando di runner ad un campionato italiano e su una distanza di 10 chilometri. Non di esordienti senza esperienza alla prima maratona. Se invece il problema è il caldo, allora, vedi sopra. Chissà come faranno quelli che correndo su pista passano 25 volte sul traguardo in un diecimila…

La divisione in batterie è la più opportuna, in quanto permette di gareggiare avendo bene in vista gli avversari per il titolo di categoria. I tempi di attesa prima dello sparo, contenuti. Il caos in partenza limitato. La categoria da esporre con un secondo pettorale sulla schiena è molto utile. Partenze generali sono sconsigliabili. Prima cosa costringono oltre mille atleti, ma a volte sono anche di più, a sostare per lungo tempo prima del via. Inoltre il rispetto delle gabbie e parlo per esperienza personale in diverse occasioni valide per il tricolore, è una chimera. Tutto bello in teoria, ma in pratica no.

Aggiungo inoltre che con le gabbie si parte dal presupposto che gli M35 siano più veloci degli M40 e a loro volta degli M45 e così via. Peccato che con questo sistema ad esempio questi tre signori, freschi campioni italiani SM60: Maurizio Vagnoli 36:53 SM65: Michele Gallo 39:02 SM70: Luciano Faraguna (Atl. Paratico) 44:09, dovrebbero partire dalle retrovie e lottare diversi chilometri per sorpassare gran parte dei corridori che li precedono. Insieme a tanti dei loro avversari diretti o atleti che lottano per il podio e che hanno tempi non molto diversi da quelli elencati.

Poteva mancare una nuova puntata della soap opera che vede come interprete principale Caster Semenya? Certo che no, è la risposta a questa retorica domanda.

Ieri infatti la Corte Suprema Federale Svizzera ha ordinato alla IAAF di sospendere immediatamente l'attuazione dei regolamenti di eleggibilità contro Caster Semenya che recentemente aveva visto rigettato anche il suo ricorso al TAS - Tribunale Arbitrale per lo Sport. Il Regolamento di eleggibilità della IAAF per la classificazione femminile, relativo agli “Atleti con differenze di sviluppo sessuale” ed entrato in vigore lo scorso 8 Maggio, prevede infatti cure ormonali per abbassare i naturali livelli di testosterone di queste atlete.

Quindi l’atleta sudafricana può continuare a gareggiare senza doversi sottoporre ai trattamenti “coatti” di cui Vi avevamo parlato in questo nostro precedente articolo che potete trovare cliccando qui

Grande soddisfazione da parte della campionessa olimpica sugli 800 metri che ha dichiarato: "Sono grata ai giudici svizzeri per questa decisione.Spero che seguendo il mio appello potrò di nuovo”. Ovviamente, non finisce qui…

Anche quest’anno la sesta gara del Club del Miglio fa tappa a Castiglione, dove tutto è sempre molto ben organizzato dagli amici della locale società, la BRC, acronimo di Basket and Running Castiglione. Lo spostamento alla domenica mattina, alla ricerca di una collocazione meno affollata nel calendario, impresa ormai impossibile, non toglie appeal a questa bella manifestazione. 

Il gonfiabile di partenza ed arrivo è stato riportato all’ingresso delle scuole medie di via Volta, che fungono da centrale operativa, dotata di tutti i servizi. Siamo nel punto più alto della cittadina ed infatti il giro da circa 800 metri, da ripetersi due volte, dopo un breve rettilineo propone 100 metri con pendenza a circa il 10%. Seguono altri 300 metri sempre in leggera discesa. La seconda parte del percorso è l’esatto contrario. Prima un leggero falsopiano di analoga estensione e poi la rampa secca che riporta alla partenza. 

Gare movimentate dalla presenza degli atleti locali e anche di coloro che partecipano al circuito del Comitato Podismo Cremonese. Ecco un estratto della cronaca di Roberto Matteucci, Addetto Stampa del Club del Miglio: “Dopo il classico prologo riservato alle categorie giovanili, le serie riservate ad Assoluti e Master, hanno preso il via a metà mattinata, in una rapida successione di prove combattute e spettacolari che hanno consentito al pubblico, presente su buona parte del percorso, anche se maggiormente concentrato nella zona di partenza/arrivo, di assistere ad uno spettacolo sempre avvincente. L’apertura delle danze spetta alle “lady” over 45, con Eva Volpari (SF50-Cremona Sportiva Arvedi) capace di mettere in scena il primo assolo di giornata, risolvendo in pratica la contesa già al primo passaggio sotto il traguardo. Lo stesso schema si è ripetuto nelle successive prove, partendo dalle atlete più giovani, con la biondissima Joanna Drelicharz (SF40-Atletica Lonato), all’ultimo test prima della gara sul miglio che disputerà nella prestigiosa cornice del Golden Gala di Roma nei prossimi giorni, autrice della miglior prestazione cronometrica femminile in 5’22’1. In campo maschile, vittorie per distacco per Giuseppe Lazzari (SM60-Road Runners Club Milano), Francesco Merisio (SM50-Athletic Team Pioltello) e Francesco Mapelli (SM35-Daini Carate Brianza), cui va la palma di più veloce in assoluto della manifestazione: 4’39’’8 il suo tempo”. Per tutti i risultati in dettaglio potete cliccare qui. 

Si torna a casa soddisfatti e con le mani piene per il generoso pacco gara che comprende l’ottima pasta, appositamente pensata per gli sportivi, insieme a diversi detergenti di marca. Ma non si va in vacanza, o meglio, durante le vacanze, il prossimo 20 Luglio, si correrà a Lonato. Sarà un sabato sera, nella suggestiva cornice del centro della cittadina bresciana.

Edizione quantomeno infelice quella dei campionati italiani master di prove multiple, 10000 metri e staffette che ha avuto luogo nello scorso weekend ad Abbadia San Salvatore (SI). Per chi non fosse al corrente, si tratta di tutte quelle gare che non vengono disputate ai campionati nazionali master “principali”, più altre specialità non olimpiche, che vengono inserite nel programma, come la 4x1500 metri maschile e 4x800 metri femminile, solo per restare al mezzofondo

Insomma è il ramo cadetto di questi campionati. Brutta da dire, ma è così. Se a questo aggiungiamo che di solito la considerazione federale nei confronti dei master è bassina, ecco tutte le premesse per un “disastro annunciato”. Il campionato era sotto il coordinamento del Comitato FIDAL Toscana, con il Responsabile Organizzativo, il Delegato Tecnico e il Rappresentante Federale come ben individuati referenti. A cui, vista la mala parata, nella giornata di domenica sono accorsi in aiuto i colleghi FIDAL laziali. Mettendoci una pezza, ma ormai la frittata era fatta.

L’elenco delle magagne è lungo. Si è gareggiato senza il cronometraggio elettrico, con inevitabili ritardi e dubbi sulla veridicità dei risultati. Specialmente sulle discipline di velocità. Nelle staffette sembrerebbe non siano state effettuate le normali verifiche dei partecipanti, né recepite sui fogli le variazioni delle formazioni. Nemmeno fossimo al Giuriati (NdR: la pista milanese dove settimanalmente degli amatori si trovano per fare gare amichevoli senza giudici), sono state disputate serie sui 10.000 metri in “autogestione”, ovvero ai partecipanti è stato chiesto di conteggiare in proprio i giri effettuati e di validare i tempi riscontrati sui cronometri personali… No, non stiamo scherzando. Pare anche che mancassero i testimoni, sei in tutto, sufficienti per le gare in corsia, meno se si vuol far partire più squadre come nelle staffette di mezzofondo.

Il tutto in un contesto logisticamente mal servito sia come trasporti che strutture alberghiere all’esterno. All’interno dell’impianto citiamo solo un numero di bagni insufficiente per i partecipanti, una segreteria gare in evidente difficoltà e servizi di ristorazione, diciamo, alla buona.

Organizzare un campionato della categoria master è molto difficile e richiede grandi risorse. Quando la Federazione interviene con la propria struttura dedicata di FIDAL Servizi il risultato è, al netto di possibili imprevisti, buono.
Quando invece gli organizzatori sono realtà locali, anche federali, anche qualificate, il rischio di grossi problemi è alto, come testimoniato da diverse esperienze e nonostante la generosità di chi si rende disponibile. Varrebbe la pena di considerare questa situazione già in sede di regolamenti e programmazione annuale. Riteniamo sia controproducente moltiplicare i campionati e le manifestazioni nazionali se non ci sono le condizioni per assicurare un adeguato standard organizzativo.

Era un’accoppiata che poteva essere letale, quella che si era coalizzata sabato 25 Maggio a Misinto. Da un lato nuvole minacciose che avevano scaricato in zona tonnellate di acqua, spesso mista a grandine. Dall’altro le elezioni politiche in questo comune della provincia di Monza Brianza, con relative polemiche circa l’opportunità di consentire l’organzzazione di un evento nel sabato di pausa prima del voto.

Alla fine il meteo ha risparmiato questo centro, riservando solo un clima più fresco. L’ideale per correre nel pomeriggio. Anche la politica si è fatta da parte. L’amministrazione uscente è restata a casa evitando opportunamente “il bagno di folla” durante le premiazioni. Le opposizioni forse hanno capito che non avremmo fatto propaganda. Divertente comunque pensare che questo Club del Miglio, talvolta vituperato, sia stato visto come una iniziativa valida e positiva per il paese. Unico problema rispetto al solito, il blocco degli spogliatoi della scuola, sede dei seggi. Quindi per una volta niente doccia.

Miglio a staffetta: ecco la novità di questa quinta tappa del circuito 2019 che si svolgeva sul tradizionale percorso nel centro del paese. Due giri corti e due lunghi per un totale di un miglio per ognuno dei tre frazionisti. Il tutto dopo il tradizionale prologo dedicato ai giovani che invece hanno corso come al solito individualmente. Tracciato con saliscendi e pavè. Nervoso quanto intrigante. I quattro giri consentivano inoltre di tenere ben monitorata la situazione ed allo speaker d’incitare, se ce ne fosse stato bisogno, ogni partecipante.

Gare intriganti ed incerte, con posizioni che cambiavano spesso, in un contesto di gerarchie che non erano consolidate come capita al singolare. Nella manche riservata alle staffette interamente femminili, si è assistito al netto predominio del team composto dalle atlete più giovani: Sara Gandolfi (Atletica GISA), Licia Bombelli (Atl. Teatro alla Scala) e Ilaria Brunati (Atletica Desio) hanno chiuso in 17’51’’06 con un netto vantaggio su tutte le altre staffette.

La serie riservata alle formazioni meno giovani è stata molto combattuta ed ha visto alla fine prevalere il team misto Lazzari-Bombelli (Road Runners Club Milano)-Lazzarin (Atletica GISA) con l’ottimo crono di 17’36’’76. La batteria conclusiva, con squadre che sommavano meno di 165 anni in tre, ha visto il successo netto dei Daini Carate Brianza, (Giordano Montanari, Corrado Redaelli e Mauro Dozio) autori del miglior crono di giornata con 16’02’’78. Per i dettagli sulle classifiche cliccate qui.

Ringraziando l’Atletica GISA per l’ottima organizzazione, ricordiamo il nuovo appuntamento, già previsto per il prossimo fine settimana. Domenica mattina, sottolineiamo domenica, 2 Giugno a Castiglione Lodigiano (LO).

Venerdì, 24 Maggio 2019 18:56

Run 5.30 ne sveglia 3600 stamattina a Milano

Quella che fino a qualche anno fa era una semplice provocazione da parte di qualche runner organizzata in maniera semplice, ormai è diventato un fenomeno oltre che un bel business, con undici tappe in Italia: Verona, Milano, Palermo, Torino, Modena, Bologna, Ferrara, Trieste, Mantova, Reggio Emilia, Venezia e addirittura una a Brighton, in Inghilterra.

La formula è sempre la stessa, ovunque. Partenza alle 5 e 30 antimeridiane e percorso da 5,3 km. Rigorosamente e veramente non competitivo. Non come quelle finte corsette che poi sono gare belle e buone, con premiazioni e quant’altro. A Milano si è girato ovviamente in centro, partendo dai giardini di via Palestro per toccare poi anche Corso Vittorio Emanuele, le vie della moda, la Galleria e piazza Duomo. Secondo gli organizzatori stamattina erano circa 3600 persone che hanno pagato ognuna 15 euro per correre e poter dire: io c’ero! Ma forse anche qualcuna in più poiché oltre la marea gialla delle T-shirt ufficiali si notavano anche macchie di altri colori. Smemorati o portoghesi.

Il tutto all’insegna di corsa, amicizia, sostenibilità e solidarietà declinate in varie iniziative che trovate meglio descritte sul sito dove si spiega il perché, cos’é e soprattutto cosa non vuole essere la Run 5.30.

Per il commento del Compa: http://podisti.net/index.php/cronache/item/4047-milano-5-30-la-corsa-del-mattino-ha-le-ciliege-in-bocca.html

Con colpevole ritardo, ma anche con l’intenzione di dare più enfasi ai festeggiamenti, senza che l’articolo fosse cannibalizzato dalle cronache del weekend, facciamo oggi gli auguri a Livio Berruti che domenica 19 Maggio ha compiuto 80 anni.

Berruti è stato un campione vero, capace di battere le frecce statunitensi sui 200 metri. E non veniteci a dire che si trattava di un gruppo di atleti di levatura inferiore a quanto di solito proposto da quella nazionale, perché per qualificarsi all’ultimo atto delle Olimpiadi di Roma, fu “costretto” ad eguagliare il record del mondo già in semifinale. Per poi ripetersi nella finale col tempo di 20”5. E se qualcuno leggendo questo crono arricciasse il naso, vorrei far presente che parliamo di quasi 60 anni fa. Con piste in terra battuta che non restituivano con gli interessi la spinta, come le superfici odierne. Anzi, il contrario. E di certo non aiutavano in curva, un tratto dove il vercellese era un autentico maestro.

Un'impresa memorabile, nel contesto di giochi olimpici fiabeschi ed irripetibili, come testimoniato dal film documentario che li descrive, mostrando scenari eccezionali. Pensiamo alla lotta greco-romana nella basilica di Massenzio o al percorso notturno della maratona, conclusasi con l’arrivo solitario dello scalzo Abebe Bikila all’Arco di Costantino. Anche le immagini della vittoria di Berruti, in uno stadio Olimpico gremito, furono impreziosite da uno stormo di colombe, alzatesi in volo quasi in contemporanea allo sparo dello starter. Rendendo ancora più magico ed irripetibile il filmato, con l’italiano a volare sul filo di lana che ai tempi era utilizzato sul traguardo delle gare brevi.

E poi come dimenticare il suo fidanzamento platonico con Wilma Rudolph, velocista afro-americana statunitense che conquistò l’oro nei 100, 200 e 4x100? E pensare che la ragazza da piccola aveva sofferto di poliomielite. Girarono qualche giorno mano nella mano nel villaggio degli atleti, Livio e la "gazzella nera", come la Rudolph fu ribattezzata ai tempi. In un clima che, come ha recentemente dichiarato il nostro velocista, ricordava quello di Woodstock. Un’unione multietnica propiziata dal melting point olimpico.

Terminata la carriera agonistica, l’atleta si è ritirato, come si suol dire, a vita privata. Avrebbe potuto vendere il “Berruti campione” a qualcuno dei tanti partiti politici che glielo hanno chiesto, oppure reclamare una bella poltrona CONI o FIDAL, quelle che non si negano a nessuno, figurarsi a lui. Ma da piemontese un po’ schivo, si è fatto signorilmente da parte. Un peccato, se si pensa a qualche dirigente con cui abbiamo a che fare oggi. In quanto alla politica, ci salviamo dicendo che siamo a pochi giorni dal voto e quindi facciamo finta che sia già scattato il silenzio pre-elettorale.

Il vulcanico Fulvio Frazzei, numero uno del Club del Miglio e mentore di tutti i dirigenti che organizzano le varie tappe, ha sfornato una delle sue novità, ma gli cediamo la parola per spiegarci tutto per bene

Grazie Rodolfo, in effetti dalla prossima tappa e come da tradizione nel periodo estivo, passiamo dalle piste alle piazze. Sabato 25 saremo a Misinto (MI).

Piazza storica del circuito. Cosa Ti sei inventato stavolta?

In collaborazione con gli amici della locale Atletica GISA, al posto delle solite gare individuali, andranno in scena batterie con staffette composte da tre elementi

E tutti dovranno percorrere un miglio?

Esatto

Ma per le categorie? Come farete a stabilire le classifiche?

Saranno basate calcolando la somma degli anni di ogni componente la squadra e più in dettaglio ecco le tre categorie femminile e le cinque maschili:

Cat. F105 somma età partecipanti fino a 105

Cat. F150 somma età partecipanti fino a 150

Cat. F200 somma età partecipanti da 151 in su

Cat. M105 somma età partecipanti fino a 105

Cat. M135 somma età partecipanti fino a 135

Cat. M165 somma età partecipanti fino a 165

Cat. M195 somma età partecipanti fino a 195

Cat. M300 somma età partecipanti oltre 195

Una domanda tecnica, per chi concorre alla vittoria finale del circuito: come farete a calcolare i punteggi per categoria di ogni atleta, da inserire nella classifica generale?

Risposta facilissima, saranno attribuiti 50 punti a tutti, il massimo, come se avessero vinto una tappa, quindi sotto con le iscrizioni e ricordatevi sul sito FIDAL potete anche iscrivervi singolarmente, salvo poi dichiarare la squadra sabato. Vi aspettiamo!

Si è svolta domenica 19 Maggio a Milano la quarta edizione della PolimiRun spring, la corsa podistica organizzata dal Politecnico e che è un vero successo in termine di raccolta fondi. Dal 2016 al 2018 sono stati distribuiti circa 200.000 euro per borse di studio in favore degli studenti sportivi. Nel 2019 il ricavato sarà invece utilizzato per la realizzazione del nuovo Campus di Architettura di via Bonardi.

Si è corso sotto la pioggia, su un tracciato cittadino di 10 km che univa, non solo idealmente, il nuovo Campus alla Bovisa con la sede storica del Politecnico in piazzale Piola. Due opzioni possibili, la gara agonistica e quella non competitiva. Vittoria assoluta per Ahmed El Mazoury (Atletica Casone Noceto) in 30 minuti netti, mentre al femminile è successo un bel pasticcio perché le prime due atlete, Joyce Mattagliano e Sara Galimberti pare abbiano, non intenzionalmente, sbagliato il percorso, riducendo il chilometraggio coperto visto che si sono presentate all'arrivo con tempi quasi da record del mondo e comunque molto migliori rispetto ai loro personali. Per decisione della giuria sono state escluse dalla classifica ufficiale, come testimoniato anche dalla loro assenza sulla classifica del sito FIDAL. Situazione abbastanza paradossale, se si pensa che sicuramente non erano le battistrada e quindi precedute da altri atleti. Strano anche che la prima donna non fosse accompagnata da una staffetta come spesso capita in questi casi. A beneficiarne è stata Laura De Marco dell’Assoindustria Sport Padova col tempo di 38'14". A beneficiarne solo sulla carta, in quanto al momento delle premiazioni le due "inconsapevoli tagliatrici" sono state chiamate sul palco per la consegna dei premi! Forse perché erano tra le testimonial dell'evento che peraltro non conoscevano così bene visto che si sono "perse" sul tracciato...

Concludiamo con un’osservazione relativa ai numeri, in quanto raramente ci era capitato di registrare differenze così significative tra iscritti e finisher. Specialmente su una distanza relativamente breve. A fronte di 15000 “che hanno corso”, dichiarati in homepage dall’organizzazione, numeri acriticamente ripresi anche da diversi media, il sito di cronometraggio registra 500 competitivi tondi tondi e 5668 non competitivi ovvero circa il 40% di presenze rispetto al totale delle adesioni. Forse sarebbe stato meglio dichiarare che in 15000 hanno aderito alla raccolta fondi.

Lunedì, 20 Maggio 2019 13:44

Milano – 8° Happy Mile Running Contest

Quest’anno le miglia a Milano dovrebbero essere ribattezzate miglià, in quanto fanno rima con umidità. Dopo l’acqua all’Arena Civica, anche la tappa al Campo XXV Aprile di domenica scorsa, 19 Maggio, è stata caratterizzata dalla pioggia, ma questo non ha assolutamente rovinato la festa. Tutto ciò è stato possibile grazie all’entusiasmo dei partecipanti, alla professionalità dei giudici ed all’ottimo lavoro dei padroni di casa, ovvero dirigenti ed atleti del CUS Pro Patria.

Chi ha resistito alle sirene provenienti dalle tante manifestazioni concomitanti nel weekend, a partire dai campionati regionali di Mantova, non si è pentito. Ed è stato trattato da re. A partire dal lussuoso pacco gara che regalava pasta di ottima qualità, pantaloncini tecnici ed un bel libro di narrativa sulla corsa. Proseguendo con il solito ricco ristoro che in coerenza col fatto di trovarsi all’happy mile, ricordava un happy hour, con salumi, formaggi e pasticcini innaffiati da vini pregiati. Senza dimenticare ovviamente le accoglienti strutture del centro sportivo e la bellissima pista azzurra. Citata per ultima, ma che è la prima a cui pensare per ogni runner che ama l’atletica.

Su questo anello anche stavolta non è mancata la battaglia. Come al solito hanno cominciato i ragazzi, in funzione dell’età sull’ottavo di miglio, 400 e 1000 metri. Nelle sei manches senior, oltre alla competizione si è vista anche della qualità, in special modo nelle serie elite, grazie alla gradita partecipazione di alcuni atleti assoluti di buon livello, appartenenti al gruppo di coach Giorgio Rondelli, presente a bordo pista. Ma saremmo stati stupiti di non vederlo, in quanto quando andiamo al campo lo incontriamo tutte le volte ;-).

In campo femminile miglior crono di giornata per Najla Aqdeir che ha chiuso in 5’21’’84, malgrado una pista bagnata che sconsigliava di correre troppo all’interno. Sempre in testa dal primo metro, la portacolori della SF-Bracco Atletica ha impressionato per la facilità di corsa che ha esibito. Onore al merito anche a Sara Gandolfi (AF-Atletica GISA) che è restata a contatto per tre giri e mezzo. Nell’Elite maschile, invece, bel duello fra Andrea Astolfi (SM-CUS Pro Patria) e Riccardo Lerda (SM45 – Atletica Insieme Verona) che hanno fatto gara tattica fino all’ultimo passaggio quando il più giovane della coppia ha allungato per chiudere in 4’30’’28. Per tutti i risultati in dettaglio potete cliccare qui.

Terminato il primo blocco di gare su pista, ora il club passa alla strada per tutto il periodo più caldo. Si comincia con Misinto (MI), dove il prossimo sabato pomeriggio 25 Maggio, nel centro della cittadina, i miler passeranno dagli anelli piatti in tartan ai saliscendi in pavè, con la novità che si gareggerà a staffetta. Tre concorrenti per ogni squadra, ognuno con i soliti 1609 metri da coprire il più velocemente possibile. Anche le categorie non saranno quelle tradizionali, ma bensì basate sulla somma degli anni di ciascun terzetto:

Cat. F105 somma età partecipanti fino a 105

Cat. F150 somma età partecipanti fino a 150

Cat. F200 somma età partecipanti da 151 in su

Cat. M105 somma età partecipanti fino a 105

Cat. M135 somma età partecipanti fino a 135

Cat. M165 somma età partecipanti fino a 165

Cat. M195 somma età partecipanti fino a 195

Cat. M300 somma età partecipanti oltre 195

Insomma, ne vedremo delle belle

Mercoledì, 15 Maggio 2019 16:06

Jesolo: campionato europeo o minestrone?

Come molti di Voi forse già sapranno, Jesolo, Caorle ed Eraclea, dal 5 al 15 settembre ospiteranno i campionati continentali master. Bella rassegna di atletica in pista, nel cui programma sono previste anche prove cosidette non-stadia, ovvero corse su strada, come i 10 km e la mezza maratona. Anch’esse valide per l’assegnazione dei titoli europei. In occasione della recente visita dei dirigenti dell’European Master Athletics, arrivati sul litorale veneziano per un sopralluogo alle strutture, è stato approvato il regolamento della manifestazione. Regolamento che ci lascia alquanto perplessi per diversi motivi, in quanto le gare in questione saranno “open”, ovvero aperte anche ad atleti tesserati under 35, tesserati over 35 e tesserati Runcard "fuori-classifica".Togliendo poesia all’evento e creando a nostro avviso un minestrone che potrebbe minare la stessa equità competitiva tra i concorrenti.  

Facciamo una premessa: chi Vi scrive ha già partecipato a diverse edizioni di questi campionati in vari paesi come Francia, Danimarca e proprio l’anno scorso in Spagna, ad Alicante. Non per meriti specifici, in quanto non occorre conseguire un tempo o una misura minima di qualificazione, ma semplicemente per il piacere di partecipare con indosso la canottiera dell’Italia, contornato da atleti di altre nazioni, tutti con la maglia del loro paese di appartenenza. 

Quello che verrà fatto a Jesolo a settembre mi sembra però rovinare la poesia di una simile evento. Chi gareggerà si ritroverà a fianco anche corridori “normali”, come alla più normale delle gare, rompendo quello che considero un bellissimo incantesimo. Chi arriverà davanti, e vi posso assicurare che c’è gente che va forte ed è un piacere il vederli, magari sarà battuto da un under 35 fuori classifica, in un giorno che dovrebbe essere invece solo la festa dei master. Non parliamo poi dei tesserati over 35 e Runcard ovvero nelle fasce di età corrette per gareggiare, ma che non entreranno in classifica. I primi per loro scelta, infatti sarà possibile partecipare alla gara, ma pagando una quota ridotta si deciderà di non entrare in classifica. Insomma non basterà essere veloci per vincere, ma anche danarosi… Oppure, prendendola da un altro punto di vista, si può essere risparmiosi rinunciando però alle medaglie, il che è una specie di versione euro-FIDAL della partecipazione come non competitivo. Ah... la creatività italiana! I Runcard invece non potranno entrare in classifica per regolamento. Col rischio che qualcuno di questi signori magari arrivi davanti ad un master da podio, o comunque preceda qualcuno dei contendenti “ufficiali”. Imbarazzante.

Sempre sui Runcard ci sarebbe da scrivere molto altro, ma lo faremo in un articolo dedicato a loro e soprattutto alla FIDAL. Tornando a questi campionati vi è poi un aspetto legato all’equità competitiva. Chi mi assicura che un master non si faccia accompagnare per tutta la corsa da un atleta (regolarmente in gara anche se fuori classifica) che gli faccia la scia, gli dia il giusto ritmo e magari lo “alleni” anche? Oppure gli passi anche di nascosto una borraccia fuori dai punti di ristoro? Tanto i giudici non potranno vedere tutto. E sempre per il tema “roviniamo la gara a qualcuno”, vorrei ricordare che se si permette di partecipare ad un campionato europeo a un Runcard, sarà possibile anche che ci sia qualcuno all'esordio assoluto in gara. Senza alcuna preparazione (visto che le società non servono a nulla). Dunque nella foga e nell’inesperienza della partenza, o magari più avanti, potrebbe fare cadere qualcuno dei concorrenti veri.

A questo punto la domanda sorge spontanea e risulta retorica allo stesso tempo: perché lo hanno fatto? Semplice, per far cassa. Tristezza.

Siamo oggi in compagnia di Paolo Nobili, ufficialmente per parlare della prossima edizione del Trofeo Montestella, ma in realtà per denunciare un caso:

Si, in effetti abbiamo corso il rischio che l'edizione diciassette - in effetti anche il numero non portava bene - non si svolgesse... 

Ma come? E' una gara che piace molto ai runner milanesi. L'ultima volta c'erano quasi un migliaio di partenti, malgrado la pioggia incessante e la concorrenza di altri eventi.

Eventi ufficiali e non ufficiali, ma equivalenti. Perché ormai siamo alla giungla. Da un lato esiste un calendario ufficiale, spesso con lacci e laccioli e poi arriva un'organizzazione commerciale ed in quattro e quattr'otto, senza dover rendere conto a nessuno, mette in piedi una non competitiva in contemporanea.

Che poi tanto non competitiva non è... ma lasciamo perdere. Allora, quali sono le ragioni che avevano messo in forse l'evento?

Cominciamo col rassicurare tutti. La corsa si farà. Annotate sull'agenda domenica 27 Ottobre, però ci trasferiremo armi e bagagli al Parco di Trenno.

Perché?

Ormai organizzare a Milano una gara è diventata quasi una colpa. Correre su strada un lusso che si possono concedere solo pochi ricchi. Bisogna affrontare la spesa per il pagamento degli Agenti di Polizia Locale per intero, fino a due anni fa era al 50%; se occorre deviare il tragitto di un mezzo pubblico ATM sono altri costi salatissimi. Anche qui non ci sono sconti, il tutto ovviamente va ad aggiungersi a quelli della FIDAL (N.d.R: la tassa gara e quella su ogni iscritto) per il cronometraggio, pettorali, affitto attrezzature, ristori, ecc ecc. L'elenco è lunghissimo.........L'anno scorso abbiamo registrato un bel, anzi pesante, passivo e non possiamo pensare di continuare così, purtroppo queste sono le "regole" a Milano.

Ma a il Parco di Trenno non era già nel percorso del Trofeo Montestella?

Esatto. Direi anche la parte più bella. Quindi sostanzialmente abbiamo eliminato l’andata e ritorno da via Natta. Saranno otto bellissimi chilometri su asfalto, ma tutti nel verde del parco. Si parte e si arriva a fianco delle strutture dell’U.S. Viscontini, società che collaborerà attivamente con noi per quanto riguarda l'intera organizzazione. Il ritrovo è fissato alle 8.30 in via Giorgi, angolo via F.lli Gorlini, appunto presso il Centro Sportivo U.S. Viscontini. Con partenza unica alle ore 9.30, anche se questi due orari sono ancora ufficiosi. Il Centro Sportivo fornirà spogliatoi e docce calde ai partecipanti, oltre a servizio deposito borse e servizio bar, mentre nell'adiacente struttura gestita dall'asilo di Trenno, sarà impiantato il servizio segreteria e ristoro finale. Questo sarà il "nuovo cuore" operativo della manifestazione.

Temete disagi per i partecipanti?

Di sicuro, "dall'altra parte" ormai recitavamo a memoria. Qui bisognerà risistemare il tutto, ma stiamo cercando di programmare al meglio, oltre a contare sui nostri numerosi, esperti e disponibili volontari. E se qualche particolare non sarà perfetto, contiamo anche sulla comprensione dei partecipanti. In questi anni sono sempre tornati a casa soddisfatti dal Trofeo Montestella. E questo è sempre stato il nostro vero obiettivo.

Siamo oggi in compagnia di Simona Baraccetti, runner che vanta numerosi successi nella sua carriera e della sua bellissima, quanto affettuosa cagnetta, per conoscere meglio il mondo del running quando a competere in coppia sono l’uomo e quello che per antonomasia è definito il suo miglior amico. 

Simona, Ti abbiamo visto sul podio e vincitrice al femminile, domenica 28 Aprile ad una corsa nel parco naturale di Stupinigi, vicino a Torino.

Ciao Lollo, la gara di Canicross è stata organizzata per raccogliere fondi a favore dell’associazione che salva i levrieri dai "lager da competizione" in Cina e Spagna. Però la mia Alice non è un levriero e non è stata strappata a morte sicura, come capita a molti di questi animali una volta che terminano la loro carriera agonistica. Lei è un incrocio Border/Breton e l’ho adottata da una cucciolata di Padova.

Spiegaci cos’è il Canicross?

Il Canicross è una disciplina sportiva che ha le sue radici in Europa, nasce come allenamento per i cani da slitta dei Musher al di fuori del periodo invernale, successivamente diventa uno sport vero e proprio con tanto di campionato Europeo. Si tratta di una corsa in natura in prevalenza su sentieri in compagnia del nostro amico a quattro zampe, mediante l’utilizzo di un’imbragatura utilizzata dal cane che gli dà la possibilità di tirare il conduttore ma che allo stesso tempo non reca danno, né fisico a livello di sfregamento sulla pelle né di respirazione (è severamente vietato l’utilizzo di collari o pettorine che facciano forza sulla trachea). Il cane è legato al conduttore mediante la cosiddetta linea, ossia una corda di lunghezza non superiore ai 2 metri in tensione, agganciata ad una cintura indossata dal conduttore, munita di ammortizzatori elastici e attacco a sgancio rapido obbligatorio e molto utile per poter sganciare il cane in caso di pericolo. Scopo del Canicross è quello di divertirsi nella natura insieme al proprio cane e di rafforzare la relazione nel massimo rispetto delle sue esigenze, alla base della disciplina vi deve sempre essere un buon rapporto e possedere gli elementi base dell’educazione e dell’obbedienza.

Tornando alla gara, vedo che il vincitore Davide Alessio ha corso i 5000 in 15'27"? E dalla traccia del tuo GPS la distanza era sostanzialmente quella. Ma è il cane che lo traina? O è forte così? Dove sta il “trucco”?

No, no. Lui è campione europeo della specialità. E’ forte e ha creato un ottimo binomio, ma il cane è una razza selezionata apposta per le competizioni. Alla categoria degli Eurohound, appartengono tutti quei cani che sono stati selezionati incrociando qualsivoglia tipo di Bracco con gli Alaskan Husky. Sono la stragrande maggioranza dei cani attualmente impiegati nei circuiti agonistici e sono anche il gruppo più eterogeneo e versatile che esista. Il Greyster, invece, è un tipo di cane che trova origine dagli incroci tra Greyhound e Bracco.

Anche Tu non sei andata piano. Insomma, Ti diverti un sacco?

Si, molto. Ho scoperto un mondo agonistico pazzesco dove però ciò che conta in assoluto è la perfetta sintonia tra cane e atleta. E comunque l'anello debole del binomio è sempre il bipede ;-)

Come anticipato ieri su queste colonne (clicca qui per l’articolo), la richiesta presentata da Caster Semenya non è stata accettata. Come Ponzio Pilato, il TAS se n’è lavato le mani. Il Tribunale di Arbitrato dello Sport di Losanna, si è dichiarato incompetente rispetto alla decisione della IAAF di sottoporla nuovamente a cure ormonali obbligatorie. 

Personalmente ritengo ingiusto ogni genere di trattamento coatto, se non a scopi terapeutici. Da una parte si lotta a tutto campo contro il doping. Qui invece si obbliga ad un contro-doping, con un’azione innaturale. Caster Semenya è una donna. Non ha subito interventi chirurgici. Non ha fatto uso di sostanze proibite. Ha una naturale sovra-produzione di testosterone. Provocatoriamente ci domandiamo perché non segare le gambe ad un giocatore di basket troppo alto oppure rallentare chimicamente un velocista che ha delle doti nettamente superiori ai suoi rivali, solo perché nelle sue analisi qualche parametro è fuori dalla media. 

Ribadendo che la nostra è una posizione personale, ci teniamo anche a sottolineare di essere in buonissima compagnia nel fronte contro la regola 141. La pensano allo stesso modo il Consiglio dell’ONU e moltissime associazioni per i diritti umani. Poi ci sarebbe anche tutto il Sudafrica, con in testa il presidente della repubblica, anche se in questo caso si potrebbe pensare ad un giudizio interessato a favore di un connazionale. D’altro canto, per uno stato che ha fatto della lotta al razzismo il suo nuovo emblema, questa non può che apparire come un’altra forma di discriminazione. 

Sia chiaro, ci rendiamo conto che per la IAAF è un bel problema, perché quel tasso di testosterone “ammazza” la competizione tra le donne. Semenya e le altre, perché Caster non è un caso isolato, ma solo la punta dell’iceberg, hanno una marcia in più che le colloca sopra le altre atlete, ma purtroppo sotto gli uomini. La IAAF ha dichiarato che senza il trattamento coatto Caster e le altre possono gareggiare liberamente con i maschietti. Per coerenza verrebbe voglia di chiedere provocatoriamente alla IAAF di fare competere Semenya e le altre nelle gare maschili, ma lasciandole libere di prendere qualche “aiutino”. Se si fa passare il concetto che si devono dopare per allinearle alle altre donne, allora dovrebbe valere ancor di più per farle gareggiare in maniera equa con gli uomini… Oppure, continuando con le provocazioni, chiedere alla IAAF di definire una terza categoria, oltre quelle dei due sessi.

 

Si arricchisce di un’altra puntata il caso Calvin: la maratoneta che ha un rapporto, diciamo così, conflittuale con l’AFLD, acronimo di "Agenzia Francese per la Lotta contro il Doping", che ieri 29 aprile  l’ha nuovamente sospesa in attesa di ulteriori accertamenti.

Per chi non la conoscesse, non stiamo parlando di un amatore o di una runner di medio livello. La francese è un'atleta di punta della nazionale d’oltralpe, vantando al suo attivo due argenti europei sui 10000 (nel 2014) e maratona (Berlino 2018), distanza nella quale detiene il record nazionale con 2h23’21”. Tempo ottenuto proprio in occasione della recente maratona di Parigi.  Già sospesa temporaneamente all'inizio di aprile, l'atleta è stata poi autorizzata dal Consiglio di Stato a correre la gara lo scorso 14 aprile per un cavillo procedurale (non era stata 'sentita' ufficialmente dall'AFLD, il che è avvenuto solo lo scorso martedì 23).

Il “casus belli” tra AFLD e la Calvin risale allo scorso 27 marzo a Marrakech. Nel contesto di una situazione abbastanza grottesca, se si pensa che nelle precedenti settimane la Calvin aveva modificato quotidianamente i suoi recapiti nel programma software di reperibilità che i top runner devono mettere a disposizione per poter essere controllati.

La due versioni dell’accaduto sono contrastanti. Secondo il presidente di AFLD Dominique Laurent, la Calvin ed il marito nonché allenatore Samir Dahmani, anch'egli atleta internazionale francese ("mezzofondista dalle prestazioni in crescita mirabolante", l'ha definito Marco Bonarrigo) sono fuggiti al controllo. Quando hanno visto avvicinarsi gli agenti dell’AFLD che si sono qualificati, sono scappati tra i vicoli della cittadina marocchina, facendo perdere le loro tracce. In una scena che ricordava il più classico dei film d’azione o meglio una spy-story. Per questo ostacolo al controllo, adesso i due rischiano 4 anni di sospensione e la cancellazione dei risultati ottenuti.

L’altra campana è quella di Clémence Calvin che si dichiara una vittima della vicenda. L'atleta denuncia la violenza del direttore dei controlli dell'AFLD Damien Ressiot, precisando come i controllori non si siano presentati come tali. Accuse respinte al mittente da parte degli interessati, che appunto in previsione della replica hanno documentato l'avvenuto mediante una telecamera. Ciò farebbe scattare l'accusa di «mancato controllo», che per la legge sportiva francese equivale alla positività.

Intanto, il presidente della Federazione francese di Atletica, André Giraud, ha annullato uno stage di allenamento federale a Ifrane in Marocco (dove appunto soggiorna abitualmente la Calvin) "tenuto conto dei sospetti su questa località" in relazione a pratiche di doping.

Sabato, 27 Aprile 2019 15:57

La corsa che fece grande Hondo

Si è spento ieri a Jupiter, in Florida, John Havlicek, soprannominato “Hondo”. Il nome derivava dalla sua somiglianza con John Wayne e gli fu affibbiato da un compagno al liceo che aveva visto un film western interpretato dal noto attore, intitolato così. In un presente dove il termine leggenda è spesso inflazionato, Hondo se lo è pienamente meritato, segnando oltre 26000 punti e vincendo 8 titoli NBA su altrettante finali disputate. Mai perso all’ultimo atto. Tanto per dare un’idea, Michael Jordan si è fermato a quota 6 “anelli” come Kareem Abdul Jabbar, quello del gancio-cielo. Kobe Bryant e Magic Jonhson a 5. “Havlicek stole the ball! Havlicek stole the ball!”, ovvero recupera la palla, ripetuta più volte, è stata dichiarata la più famosa “chiamata” da parte di un radiocronista nella storia della pallacanestro. In quell’occasione Hondo mise una pezza ad un rarissimo, praticamente unico errore del suo centro Bill Russell (primatista di titoli, ne ha messi in tasca 11…). Ciò consentì ai Boston Celtics di vincere la finale di Conference contro Philadelphia, capitanata da Wilt Chamberlain (quello che una volta segnò 100 punti in una partita…) e conquistare poi l’anello contro i Lakers di Los Angeles.

OK Rodolfo, bella storia, ma cosa c’entra col podismo? Una delle caratteristiche peculiari di Havlicek era proprio la corsa. In tempi dove le rilevazioni non erano così precise come ora, pare che percorresse di gran carriera oltre 5 miglia a partita. Tutti sprint mai superiori ai circa 30 metri di lunghezza del campo. Chiudeva difensivamente ed era il primo a lanciarsi in contropiede. Tutta una ripetuta. I suoi tifosi lo amavano e quelli avversari lo rispettavano. Ma da dove derivava questa caratteristica? Certamente il ragazzo aveva una buona predisposizione, ma fin da piccolo fu costretto suo malgrado a duri allenamenti. No, non pensate che sia stato costretto dai genitori. Nulla di tutto questo, anche se mamma e papà hanno avuto un ruolo decisivo. Il piccolo borgo dove abitava era attraversato da una strada con moltissimo traffico. Per paura che potesse finire sotto un camion, i genitori non gli comprarono mai una bicicletta. Lui per poter giocare con i suoi coetanei aveva una sola opzione: seguirli di corsa! Diventò un resistentissimo purosangue e questa sua caratteristica, unita alle sue innegabili doti tecniche, fece sì che terminata l’università ricevette offerte anche da franchigie professionistiche di baseball e football americano. Fortunatamente per chi ama il basket scelse questo sport, ma magari avrebbe potuto diventare famoso nella stessa città, scrivendo il suo nome nell’albo d’oro della maratona di Boston

In italia, ai giorni nostri, una storia del genere non potrebbe mai succedere. Nella maggior parte dei casi, al ragazzo che chiede una bicicletta di solito gliene regalano due, oppure direttamente un motorino. E se deve fare due passi per andare a scuola o in palestra, viene rigorosamente accompagnato in auto, anche nel raggio di poche centinaia di metri.

Avete presente quando state facendo un allenamento e venite affiancati da un cane che vi accompagna per qualche metro, fino a quando le urla del padrone non lo fanno ritornare indietro? Ecco, immaginate tutto ciò moltiplicato all’ennesima potenza.

Questa storia è ambientata nel Marocco meridionale, dove tra il 7 ed il 13 Aprile si è svolta la 34^ edizione della Marathon des Sables. Circa 225 km con 2500 metri di dislivello da percorrere (in 6 tappe) in piena autonomia alimentare.

Nella seconda tappa la comitiva attraversa il villaggio di Tissardine. Un cane decide di seguire i partecipanti. Karen Hadfield, la sua padrona, lo aveva trovato ed adottato l’anno scorso. Diggedy, questo il suo nome, si attacca ai corridori e non c’è più verso di farlo tornare indietro. Conclude tranquillamente la frazione e, come facilmente prevedibile, diventa subito la mascotte del gruppo. Viene ribattezzato Cactus ed accudito ad ogni tappa, con vitto e cura delle ferite. Ormai è un concorrente, con tanto di GPS per seguire i suoi spostamenti. Almeno anche la padrona, in contatto con gli organizzatori, può controllarlo in remoto. All’arrivo, la medaglia di finisher se l’è abbondantemente meritata anche lui.

In questo filmato da You-Tube, ecco Diggedy-Cactus in azione!

Per la cronaca, la gara è stata conclusa da 17 italiani, tra Antonio Alongi (quinto assoluto in 17 h 43 min, su 605 uomini finisher) e Vittorio Franco (55.49). Unica donna tricolore, Alessandra Rampazzo che ha chiuso in 39.19 (50^ assoluta su 147 donne)

Vincitore assoluto è stato il marocchino Rachid El Morabity in 18.31:24. Prima donna l'olandese Ragna Debats in 22.33:36.

Lunedì, 22 Aprile 2019 15:25

Gennaro Gattuso parla come un runner

Chiariamo subito che non siamo tifosi della sua squadra, ma non possiamo fare a meno di ammirare la sportività di Gennaro Gattuso che nelle sue dichiarazioni riesce ad essere sempre bilanciato e non cerca mai una scusa in caso d’insuccesso. Lui è un ragazzo forte che ha lasciato la sua terra ancora minorenne per cercare fortuna all’estero come calciatore. E ci è riuscito. Malgrado il tasso tecnico non fosse di primissima qualità, ma peraltro nemmeno così scadente come si voleva far pensare. Altrimenti non diventi campione del mondo in nazionale. Oltre che campione d’Europa e d’Italia per club. La vita da allenatore, prima di ritornare al Milan, è stata piuttosto problematica. Ha avuto a che fare con piccole società. Con proprietà spesso assenti, per non dire latitanti. Eppure ha sempre tirato dritto per la sua strada, facendo con quello che aveva a disposizione, lui abituato a ben altri mezzi. Talvolta pagando di tasca propria gli stipendi ad alcuni giocatori in difficoltà economiche.

Perché parliamo di lui? Per un piccolo, quanto gradevole episodio per noi podisti. Perché recentemente, in una conferenza stampa, quelle lunghissime ed interminabili sessioni dove bisogna essere diplomatici, ma non noiosi, Gattuso ad un certo punto se n’è uscito con una similitudine, parlando di come correre a cinque al chilometro, del fatto che se vuoi andare più forte di dodici all’ora lo puoi fare soltanto se poi sei in grado di mantenere un certo ritmo, altrimenti vai incontro ad una crisi. Insomma, sembrava di sentire un coach di atletica più che il mister calcistico. Gennaro, ci stai ancora più simpatico.

Lunedì, 15 Aprile 2019 10:56

Arena Wet Mile

Oggi abbandoniamo volentieri lo schema classico per titolare all’inglese questo articolo dedicato al 29° Miglio Ambrosiano che si è disputato ieri, 14 Aprile presso l’Arena Civica di Milano. Giornata piena, insolitamente spostata alla domenica e che prevedeva anche questa volta le gare “promozionali” per i master. Per la velocità si è gareggiato sui 150 metri, mentre il concorso prescelto riguardava il lancio del peso. Il tutto nel contesto di una bella invasione di bimbi impegnati nelle loro gare su distanze ridotte.

Sui classici 1609 metri si è corso all’umido. Prima le donne, con le seguenti vincitrici di giornata, per categoria: Sara Gandolfi (GISA) tra le Allieve, Elide Gravina (Road Runner) SF35, Sabrina Leombruno (Athletic Team) SF40 ed Alessandra Cagliani (CRAL Teatro alla Scala) in una affollatissima categoria SF45. Vince di un soffio Cristina Gallì (V Castenedolo) nelle SF50, mentre sono più netti i successi SF55 di Paola Cagliani (CRAL Teatro alla Scala), SF60 Lorella Fumagalli (Road Runners), SF65 Gabriella Del Pesco (Road Runners), SF70 Francesca Caldarulo (Athletic Team).

Al maschile, nella prova Elite, vinta da Lorenzo Balducci (Atl. Riccardi), cercando di sfruttare il treno giusto hanno provato il record nazionale SM45 Riccardo Lerda e Hassan El Azzouzi per gli SM50. I successi per categoria hanno arriso a Michele Galvani (Daini) tra gli Allievi, Francesco Luongo (Unicredit) per gli SM35, Alessandro Castelli (La Michetta) SM40, Cristiano Marchese (Road Runner) SM45, Giovanni Bivona (Pro Patria) SM50. Tra i meno giovani Giuseppe Calabrese SM55 e Paolo Gatti SM60 impongono la legge dei Daini Carate. Giovanni Galmarini (Gallaratese) mette in piedi l’ennesimo duello all’ultimo secondo con Luigi Campini per la corona SM65. Rodolfo Rencurosi (Vignate) vince gestendo le energie da buttare nei successivi 150 metri tra gli SM70. Enzo Capuzzo (AVIS Pavia) fa il pieno per gli SM75, mentre l’immarcescibile Pietro Ferrari (Road Runners) approfitta dell’assenza dell’eterno amico-rivale Iacoboni per regolare il virtussino Veronesi tra gli SM80. Per il dettaglio dei risultati, cliccate qui.

Concludiamo segnalando l’ottimo 3’05”56 sui 1000 metri di Sarah Soliman Zaghloul, prestazione che vale ben 1110 punti per questa tredicenne del CUS Pro Patria. Per chi non conoscesse bene il meccanismo dei punteggi FIDAL, tenete presente che numeri con quattro cifre sono sinonimo di eccellenza.

Ora il Club si prende qualche settimana di riposo, prossimo appuntamento ancora di domenica e sempre a Milano, il 19 Maggio presso la pista azzurra del campo XXV Aprile.

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