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Mar 26, 2018 Gabriele Ammoni 680volte

Valencia, alla maratonina mondiale sospinti dalla folla

Gabriele Ammoni Gabriele Ammoni

Sabato 24 marzo si sono tenuti a Valencia, “ciudad del runnig”, i campionati mondiali di mezza maratona. Alle 17:05 la partenza delle atlete élite, mentre la gara maschile ha avuto inizio alle 17:30. Al seguito degli atleti professionisti, oltre 14.000 runners amatori da tutto il mondo si sono dati battaglia sullo stesso percorso nella “carrera popular”, tra cui c’ero anche io con la fortuna di poter vivere in prima persona l’esperienza di un mondiale di atletica.

L’expo e le zone di partenza/arrivo sono state allestite nella nuovissima struttura architettonica che ospita il Museo delle arti, della scienza e della tecnica, sotto il suggestivo sguardo dell’occhio di Calatrava. Grazie all’attenta ed esperta scelta dell’agenzia presso cui ci siamo rivolti, io e i miei genitori (anche loro corridori) abbiamo avuto la possibilità di alloggiare presso un hotel a poche centinaia di metri dai punti di interesse per la gara.

La partenza dall’Italia è stata programmata per il venerdì, giorno poi dedicato a Valencia a qualche breve passeggiata per il centro cittadino; mentre il sabato mattina è stato speso scattando le immancabili foto di rito del pre-gara e alla supervisione del percorso. Per l’orario del pranzo l’hotel ha allestito un carb-meal per tutti gli atleti presenti (opzionale e dal costo aggiuntivo di 20 euro, ma consigliatissimo), a base di pasta e riso accompagnati da salmone al vapore, tonno o pollo alla griglia, in modo da soddisfare le esigenze del podista e il gusto di tutti.

Pranzare presto in hotel ci ha permesso di ritirarci nelle camere verso le 13, così da poter sistemare i pettorali sulle maglie sociali e godersi un necessario riposo. Alle 15:30 tutti di nuovo attivi per recarsi nella zona di deposito borse (in molti hanno scelto di non servirsene, data la vicinanza dell’hotel all’arrivo). Il limite orario per la consegna del cambio era infatti alle 16:30. In questo frangente mi è capitato un piccolo imprevisto: a causa del vento, la targhetta adesiva della mia borsa era andata persa, non consentendomi di lasciarla; ma tempestivamente, al centro della zona di deposito, un addetto ha provveduto a consegnarmene una nuova, scrivendo a mano il numero di pettorale. Minuti persi per l’operazione non più di 5, complimenti all’organizzazione!

Breve e rapido riscaldamento nelle zone limitrofe alle griglie, classica “gita” al bagno chimico e ingresso nella griglia di competenza una decina di minuti prima della partenza della gara femminile.

L’attesa per lo sparo è stata lunga, 40 minuti fino alle17:30. Per ingannare il tempo e smaltire un po’ l’adrenalina mi sono dedicato a qualche esercizio di stretching dinamico sul posto e allo scambio di idee con quelli che di lì a poco sarebbero stati i miei compagni di corsa. Un’emozione unica essere in mezzo a tante persone mai viste, ma unite nella condivisione di un evento più unico che raro.

Finalmente il via ufficiale. Un’esplosione di tifo dalle tribune e dalle transenne, moltissima gente applaudiva ed incitava a gran voce. Assorbito da questo clima e sospinto da un folto gruppo di runner, mi sono ritrovato al passaggio dei 3Km senza accorgermene e a ritmo di un 10.000… il bello della diretta! Da lì, ho capito che se avessi voluto raggiungere il mio obiettivo era tempo di rientrare nei ranghi e correre, pur sempre col cuore, ma anche un po’ con la testa. Così trovo un ritmo veloce e sostenibile e continuo la mia gara. Sempre contornato da una moltitudine di atleti e in gruppo, ma mai con la necessità di zigzagare o effettuare repentini cambi di ritmo a causa del traffico.

Verso l’ottavo chilometro è caduta qualche goccia d’acqua, cosa non fastidiosa per la temperatura percepita, bensì per l’improvvisa perdita di aderenza delle scarpe sul suolo in fase di spinta. Durante quel quarto d’ora di acqua ho perso qualche secondo sulla tabella di marcia, però ero consapevole che la seconda parte di gara sarebbe stata quasi completamente in discesa, dunque non mi sono perso d’animo.

Dal tredicesimo ho iniziato ad accusare i colpi della fatica (e di quella partenza fin troppo spavalda). Purtroppo, non sono riuscito nemmeno a bere completamente il gel energetico a causa di uno stomaco troppo contratto dallo sforzo. In ogni caso, ero pronto a onorare fino all’ultimo metro questa gara, provando a dare costantemente il massimo. A supporto di questa situazione è intervenuta la popolazione valenciana accorsa ancor più numerosa presso le vie del centro cittadino, dove si percorreva la parte centrale della gara, circa dal quindicesimo al diciottesimo chilometro. Un calore emozionante è stato sprigionato da quelle persone, tanto da coprire il rullo incessante dei tamburi delle tante (tantissime, quasi una per chilometro) bande musicali presenti ai lati del tracciato.

A tratti mi è parso di partecipare ad un evento ciclistico: erano scomparse le transenne laterali in modo che adulti e bambini potessero affiancarsi ai corridori, cercando di dar loro un cinque o urlando a squarcia gola “ANIMO CHICOS, ANIMO!”.

Penso che quei tre chilometri rimarranno impressi nella memoria per lungo tempo. Al termine di questa galoppata trionfale, sento venir fuori tutta in una volta la fatica vera, quella provocata dall’acidosi dei muscoli, che iniziano a bruciare forte. “È qui che comincia la gara”, mi ripeto più volte, nel tentativo di distrarmi. Il ventesimo chilometro è stato il più duro e mi è sembrato non finisse mai. Poi, come un miraggio, il cartello con il rilevamento cronometrico intermedio. È il momento di stringere i denti e affrontare l’ultima fatica. A 700 metri dal traguardo una discesa che pensavo potesse aiutarmi a slanciare le gambe per il finale, mi ha invece portato un leggero rallentamento perché, ormai, la capacità di accelerazione era ridotta ai minimi termini. Per fortuna, pochi metri davanti a me un gruppo di corridori stava tenendo un buon ritmo e ho cercato di inseguirli, avvicinandomi.

Un’ultima svolta verso sinistra a 100 metri dalla linea d’arrivo prima della magia: l’azzurro della passerella si mescola con l’acqua limpida delle piscine adiacenti, poco distanti due tribune gremite inneggiavano l’arrivo di ognuno. Per un attimo la fatica sparisce e le gambe girano come sospinte da una forza regalata direttamente da quell’atmosfera. Chi ha già avuto modo di concludere una gara qui sa bene a cosa mi riferisco. A chi invece non ha ancora provato questa emozione, dico solo che bastano quei 100 metri di passerella per ripagare del viaggio e dello sforzo fatto per arrivare in quel preciso punto.

Supero il traguardo e, con la vista un po’ annebbiata, riesco a leggere il risultato: 1h20’27 (real time), che significa 31esimo italiano non professionista all’arrivo, nono nella categoria promesse, primo italiano promesse. Ma soprattutto, significa aver raggiunto l’obiettivo che mi ero prefissato quando ho incominciato a pensare e sognare questo viaggio. Significa aver raggiunto il mio PB sulla mezza maratona. Perché, alla fine, la vera sfida non è mai quella di superare gli altri, ma provare a raggiungere e superare i nostri personalissimi piccoli-grandi “muri”.

Ora posso dirlo con un pizzico d’orgoglio, ho corso un mondiale di mezza maratona al meglio delle mie possibilità attuali, con lo spirito di un appassionato amatore ingordo di speranze, sogni e ambizioni. Come diceva il nostro Pietro Mennea (di cui abbiamo ricordato la ricorrenza della sua scomparsa pochi giorni fa): “la fatica non è mai sprecata. Soffri, ma sogni”.

Informazioni aggiuntive

Fotografo/i: Teida Seghedoni

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