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Ott 13, 2020 Paolo Gino, presidente Club Supermarathon 317volte

La maratona di Sofia e i bulgari

13 ottobre 2020 (M.L.) A completamento di questo bel racconto personale, che suggerisco di leggere sino in fondo, perché non parla solo di maratona ed invece contiene ben altre curiosità, ecco la classifica della maratona: gara maschile vinta da Youssef Sbaii in 2:13:01, atleta del Marocco ben conosciuto in Italia; seconda posizione per il connazionale Raduan Nouini (2.13:02). Terzo Mohamed Ali, olandese ma di origini africane, con 2:16:20 realizza il suo personale. Primo italiano Alessandro Pollazzon (3:51:21). Tra le donne vince l’ucraina Viktorijna Khapilina, con l’ottimo tempo di 2:27:57 che rappresenta il suo nuovo record personale; seconda e terza posizione per due keniane, nell’ordine Jebet Naom (2:28:41) e Cynthia Kosgei (2:32:10). In totale sono 388 i classificati in maratona, invece 935 sulla mezza distanza.

I bulgari hanno resistito al Covid e la Maratona di Sofia si è svolta come se non fossimo nel 2020. Più di 2000 persone partite in diversi scaglioni sulle tre distanze. La maratona con due giri in gran parte in periferia e un quarto del percorso nel bel centro storico di Sofia.

Trascinato dal mio motivator Ferdinando Gambelli e dal suo scudiero Antonio Salvatore decido IN settimana di seguirli nella trasferta bulgara. Ferdinando ha il piglio del tour operator, ha organizzato ogni dettaglio in modo maniacale non lasciando niente al caso. Per cui tutto è pronto e con un po’ di coraggio e con molte precauzioni per dribblare il Covid si parte. Fino al 22 settembre era obbligatoria la quarantena al rientro in Italia, ora no. Per questo incontrerò qui a Sofia anche Simone Leo in visita parenti il lunedì successivo la gara dopo un’estate passata in attesa di rivederli. Vale la filosofia che con le dovute precauzioni con questo virus si deve pur convivere e vivere. 

 Così come i tre bulgari di Aldo, Giovanni e Giacomo, io, Ferdy e Antonio ci mettiamo in posa sotto lo striscione dello start. La Maratona parte alle 9:30 davanti alla Galleria d’Arte; c’è un gran bel villaggio affollatissimo, solo un 5% indossa le mascherine tra cui noi tre. D’altra parte il regolamento non lo prevedeva e la curva dei contagi e il lockdown qui sono stati lievi. Partono prima i 500 della maratona, tra cui ben 13 italiani. Dopo mezz’ora gli altrettanti della mezza e dopo il migliaio delle 10 km. Transenne, palco delle autorità e una ventina di telecamere sul percorso fanno dell’occasione un grande evento e penso che sicuramente sarà il più importante della cinquantina cui ho partecipato in questo funesto 2020. 

Si inizia tra i palazzi del Governo e i ministeri dove c’è sempre qualche capanello di protesta contro il primo ministro bulgaro, Bojko Borisov . Si sfiora poco dopo la via pedonale centrale VITOSHA dove si trovano i negozi più belli, poi si arriva nella piazza della chiesa ST. NEDELYA , risale alla metà del XVIII secolo, poco lontano la chiesa ST. GEORGE (la Rotonda) uno dei monumenti più antichi, confinanti le rovine di un edificio del secolo X all’interno affreschi molto antichi.

Proseguendo dritto la strada cambia nome e diventa KN. M. LOUIZA BLVD. Il primo palazzo sulla destra è uno dei più grandi centri commerciali del paese, ZUM, quasi confinante sul lato opposto HALI il mercato coperto in un edificio centenario. Proprio di fronte la Moschea BANYA BASHI del 1566, dove non si corre ma si entra senza scarpe sui preziosi tappeti che ricoprono anche le pareti. Qui c’è l’ostello dove alloggiano Ferdinando e Antonio.

Dietro al mercato coperto la SINAGOGA di Sofia, costruita all’inizio del XIX SECOLO ha la cupola centrale alta 33 metri e può accogliere oltre 1100 persone, per entrare bisogna mettere la kippahe la coppola. Ma ma noi tiriamo dritto. 

Arriviamo al giro di boa del centro, ancora il ponte LUVOV MOST. Fossimo andati dritto un pezzettino saremmo arrivati alla stazione centrale dei treni e dei bus, mentre prima girando a sinistra in S. STAMBOLOV troviamo il MERCATO DELLE DONNE, il principale della città, alimentare e vestiario, molto economico e specchio del ceto povero, ci sono anche anziani e zingari che vendono un cestino di insalata, un tovagliolo ricamato, un paio di calze, oggetti usati. Lo visiterò domani.

Ma ritorniamo sul percorso della maratona in piazza Nedelya, voltando sul lato destro passiamo davanti prima al MUSEO ARCHEOLOGICO e poi al grande palazzo che ospita la NATIONAL ART GALLERY, da dove siamo partiti, e il ETNOGRAPHICAL MUSEUM, che espone fantastici costumi, oggetti e documenti del popolo bulgaro.

Poco più avanti sulla stessa strada all’angolo con S. RAKOVSKI, la CHIESA RUSSA di S. Nicola del 1914 con le cinque cupole dorate; l’interno è piccolo ma molto bello, curatissimo il giardino, proprio qui alla fine mi farò la foto finale con medaglia al collo. siamo al quarto chilometro. Qui davanti al parco dell’Accademia il mio albergo, il Crystall Palace Boutique (di cosa non lo so). Ancora pochi passi ed ecco appare sulla sinistra una grandissima piazza che mi toglie il fiato e ogni dubbio che sono davanti alla ALEXANDER NEVSKI CATHEDRAL, il più grande edificio dei Balcani; occupa la superficie di 4000 mq, ben 14 sono le porte di ingresso, centinaia le finestre a mosaico, i dipinti, nella cripta un’esposizione di oltre 200 icone. Molto duro e intimo l’interno. Nella piazza il mercatino dell’usato con molti oggetti militari, quadretti e icone di Santi, artigianato bulgaro, tessuti e tovaglie, e molte monete e francobolli di cui Ferdinando collezionista numismatico ha fatto incetta il giorno precedente.

Dopo due rotonde si gira a destra e al km 5 siamo ormai fuori dal centro. Al km 6 si fa un cavalcavia e si imbocca una specie di autostrada che porta in periferia. Tutto dritto fino al km 13 dove si arriva alla porta Est di Sofia e qui si torna indietro. Il primo giro si fa praticamente nella nebbia, ma non fa freddo.

> Si ritorna quindi nel centro e si completa il primo giro. Il secondo è uguale preciso. Esce il sole e illumina l’autostrada solitaria. Purtroppo al 29° chilometro la riaprono senza pietà degli ultimi, la polizia ci dice auguri e mi ritrovo a correre a lato di un mucchio di auto puzzolenti e clacsonanti. Ricordo il percorso del primo giro e dopo la porta dell’est ritorno verso il centro. All’arrivo non c’è più nessuno ma un giudice segna il mio numero e mi fa i complimenti forse per essere sopravvissuto. Riesco pure a trovare una medaglia su un camion in partenza con la quale mi concedo un paio di selfie nel deserto e davanti a San Nicola la chiesa Russa dalle cupole dorate a cui dedico la conquista dell’ultimo posto. 

Si, Bulgaria terra lontana di conquista. La prima volta che tentai di raggiungerla era il 1985 in moto. Dopo aver girovagato in lungo e in largo per la Romania di Ceacescu mi presentai alla frontiera bulgara con paio di stecche di sigarette Kent, che hai tempi erano un ottimo lasciapassare. Dopo 6/7 ore in dogana dovetti desistere, anche perché c’era gente che stava lì da due giorni. 

Ritentai due anni più tardi era il lontano 1987, avevo 26 anni e un buon carnet di viaggi ed esplorazioni ad est, specie in Ungheria. A quei tempi neanche esisteva internet ed altri mezzi del genere, avevo amici di Pavia che studiavano a Budapest. Un giorno scrissi loro volevo ritentare la sorte bulgara sempre in moto. Mi diedero degli indirizzi di amici degli amici bulgari, tra questi una tipa che mi rispose dicendo che voleva conoscere amici italiani ma che era difficile per loro muoversi tra le mille restrizioni vigenti prima del crollo del muro. Mi persi un po’ d’animo, non volevo fare la fine di due anni prima. Così, per pura curiosità, le scrissi un paio di lettere. Con mia grande sorpresa dopo circa un mese mi arriva una lettera da parte sua, con una bella foto, lei che era sopra una moto, Honda CBR 400. Per farla breve, questa ragazza di nome Vassilissa o qualcosa del genere, non mi ricordo bene, mi scrisse tutta la lettera in inglese perfetto. La ragazza scoprì che era un appassionata di moto come me e di una vita diciamo alla easy rider, vestiva tutta in pelle, con capelli lunghi a treccine modello rasta. Restammo in contatto per un paio di mesi, scrivendoci in continuazione, e mandandoci fotografie a vicenda; oramai ero preso di questa situazione, ci raccontavamo i nostri viaggi ideali, ognuno nella sua città, i nostri sogni, le nostre aspettative. Eravamo due sbarbatini insomma. Un bel giorno ricevetti una sua lettera d'invito a casa sua a Plovdiv, non sapevo neanche dove fosse di casa questo posto, ci misi un mese prima di pensarci, e così partii all'avventura, ma non in moto perché era ancora un’impresa impossibile varcare il confine. Presi invece un volo della Air Malev, a quei tempi si entrava con il visto, e l'agenzia di viaggi insieme al ticket rilasciò anche il necessario visto. 

Arrivai un pomeriggio a Sofia, l'aeroporto sembrava un avamposto di guerra, militari con i mitra in mano, uno sguardo da comunista e cani al seguito. Lei mi aspettava oltre la transenna degli arrivi con la mia foto in mano, manco fossi un primo ministro. Mentre lei dal vivo era molto meglio che in foto, lei a quei tempi aveva circa la mia età, anzi forse 2 o 3 anni in più di me. Era vestita come le piaceva, jeans di pelle nera attillato, topettino bianco e una bella taccata da 8, forse 10, su stivali da motocross, insomma era un bel tipo a vederla, poi con i suoi capelli lunghi tipo rasta faceva far più sangue di una fiorentina alta quattro dita, tanto sangue. Dall'aeroporto prendemmo il treno, 5 ore di tragitto da Sofia a Plovdiv, il viaggio solo io e lei nello scompartimento, faceva più freddo che fuori, ad ogni modo la natura aiuta sempre... ed arriviamo a Plovdiv. Primo impatto, una città molto tetra, scura, con vialoni desolati, luci dei lampioni molto soffuse, e casermoni, blocchi di cemento dappertutto. Comunque la cosa non mi interessava molto, in quel momento pensavo ad aver finalmente conquistato la Bulgaria. Lei abitava con la madre , praticamente erano due appartamenti contigui, in uno c'era lei da sola, e a fianco la madre, con le porte comunicanti, la madre sembrava una sciura tranquilla, nel senso che si era visto arrivare la figlia in casa con lo straniero, e  ci preparò una bella cena e bevemmo anche del vino locale se non ricordo male; in ogni caso dell'alcool veramente tosto che mi spaccò in due. Nottata da dimenticare...

L’indomani mi fece fare il tour della città il centro di Plovdiv molto carino, rimanemmo lì due giorni, mi fece conoscere i suoi amici, anche loro tutti bikers, tutti con moto d'epoca per quei tempi che averle adesso chissà quanto varrebbero.

 La vera vacanza iniziò quando mi propose questo un viaggio “on the road” in moto da Plovdiv a Varna, sul mar Nero, 500 chilometri in sella alla sua Honda. Accettai con tanto entusiasmo, guidammo entrambi fino a destinazione, godendoci ore di panorami, e fermandoci nei vari chioschi di legno per mangiare e bere vino; arrivammo esausti a Varna, una sua cara cugina sposata ci ospitò per tre giorni a casa sua. Varna a quei tempi si presentava ancora un po' allo stato brado: qualche barettino, una disco, spiagge non ancora attrezzate, insomma tipica città comunista di quei tempi. Passammo questi tre giorni in allegria con lei e sua cugina ci fece fare tutto il giro del parentado. Poi venne il giorno che bisognava ritornare a Plovdiv. Il viaggio di ritorno fu traumatico, ad un certo punto dopo neanche cento chilometri si buca la gomma della moto, ed era già notte fonda, tutto era chiuso, così ci toccò fare l'autostop; ci raccolse un tipo con un Ape Piaggio da guerra, e ci caricammo su anche la moto. Un viaggio infernale, al freddo seduti dietro al cassone, a bere grappa, ma non si arrivava mai, si viaggiava a 50 km/ora, si arrivò a casa all'alba spaccati di brutto, ma tutto sommato ancora che ci penso mi vien da ridere da quante ne avevamo combinate. Gli ultimi cinque giorni li passammo tranquilli; il giorno della partenza fu brutto lasciarci e sapere che forse non ci si saremmo rivisti più, almeno quella era la sensazione ...Infatti dopo essere tornato a Pavia, ci mandammo per alcuni mesi delle lettere, fin quando la cosa scemò e ognuno di noi perse le proprie tracce come era prevedibile. Aspettavo che aprissero i confini ma ci vollero 5 anni....

A dir la verità mi piacerebbe un sacco sapere che piega ha preso la sua vita, se si e' sposata, se ha avuto figli o peggio ancora se è morta. 

Scusate se con questa storia vi ho annoiato, ma quando sono atterrato in Bulgaria mi è venuto questo senso di nostalgia al cuore, casi della vita....

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