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Apr 07, 2020 3354volte

Cronache, fatti e follie dei giorni nostri

Cronache, fatti e follie dei giorni nostri Foto R.Mandelli

Stiamo vivendo male, inevitabile reagire altrettanto male? Forse, ma sino ad un certo punto.

Prendo ad esempio alcuni episodi emblematici delle difficoltà delle persone.

L’apoteosi di “io resto a casa, restate a casa, etc” la si raggiunge in tanti modi; è recente l’iniziativa del sindaco di Cagliari di esporre cartelli che è un eufemismo definire inquietanti  LEGGI QUI. Per qualcuno si tratta di messaggi forti ma doverosi per raggiungere l’obiettivo (state a casa); per qualcun altro, ed io tra questi, terrorismo mediatico. C’è già tanta paura, incertezza, non c’è bisogno di aggiungerne ulteriore.  L’instabilità mentale dei soggetti mentalmente più deboli dove potrebbe portare?

Altri messaggi pericolosi: la sindaca di Bareggio (MI), con un linguaggio che ha davvero poco dell’istituzionale, invita i cittadini a buttare secchi d’acqua addosso a quelli che stanno fuori. Responsabilità ed equilibrio, soprattutto di questi tempi, dovrebbero guidare le scelte ed i comportamenti di chi riveste ruoli sociali di un certo rilievo. Come reagirà la popolazione locale a questi “inviti”?

Questo invece un altro risultato, figlio dei tempi che viviamo. Un 50enne di Ponte delle Alpi (BL), forse esasperato dalla clausura, decide di fare una passeggiata in solitudine, ma si perde e chiama i soccorsi. Probabilmente non si trattava di una semplice camminata, bensì di un’escursione vera e propria, se non addirittura un’arrampicata, dato che viene recuperato tra le rocce. Intervento effettuato da elicottero che lo issa tramite un verricello, elemento che confermerebbe la tesi che di tutto stava facendo, tranne che passeggiare. Follia! Adesso magari il prossimo che (realmente) passeggerà intorno a casa verrà preso a male parole? Oppure qualche sindaco di quelle parti, magari sotto pressione mediatica, imporrà il lock down ai propri concittadini?

Sono fatti, episodi, diversi l’uno dall’altro però legati da un filo conduttore: la difficoltà di tutti di convivere con una situazione di grande difficoltà.

Purtroppo non si è ancora trovato il bandolo della matassa, dicasi l’anti coronavirus, ci vorrà anzi parecchio tempo; al netto di alcune sperimentazioni, l’infezione viene curata solo per le sue possibili complicanze, quindi è una terapia di supporto attraverso antipiretici, somministrazione ossigeno, ventilazione assistita per pazienti con insufficienza respiratoria, e…poco altro. Non è batterica (quindi gli antibiotici non funzionano), la bravura del personale medico (credetemi, i nostri sono davvero bravi) riesce a limitare i danni. Il fatto è che il farmaco più importante di cui si dispone è il nostro stesso organismo, nella sua capacità di reagire al virus. E’ evidente a tutti, o così dovrebbe essere, che le persone in buono stato fisico, come gli sportivi praticanti, posseggano maggiori difese, esattamente ciò che ci viene da una sana e ragionata attività fisica.

Nell’attesa che il tutto si evolva positivamente e ragionevolmente in tempi decenti (i segnali pare ci siano) cerchiamo davvero di convivere con la situazione utilizzando un altro importante “farmaco”, ma pare anche tra i più difficili da trovare: il buon senso. Vale per tutti, nello sport come nella vita di tutti i giorni. Invece da una parte abbiamo persone che qualche volta non rispettano le regole e dall’altra una sorta di psicosi da coronavirus da parte di giustizialisti, talvolta un po’ psicopatici. Usiamo il nostro buon senso per distinguere anche da soli quali siano le attività rischiose e quelle che non lo sono, a pensarci non è poi così difficile. E’ indiscutibile che muoversi faccia bene, al corpo e alla mente, è altrettanto ovvio e indiscutibile che si debba farlo con buon senso. Non ce lo possono imporre per decreto, e tra l’altro le misure sinora adottate si prestano a parecchi dubbi, incluso quello che le nostre autorità siano quantomeno confuse.

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