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Maurizio Lorenzini

Maurizio Lorenzini

appassionato di atletica, istruttore Fidal e runner

Bella davvero questa gara in serale, giunta alla seconda edizione e organizzata dall’ASD Castel Rozzone. Sono 2 giri uguali per un totale di 7 chilometri, tortuosi, quindi un percorso vario e …..divertente. Si trattava anche della prima delle cinque tappe del circuito Diamond Cup, giunto alla sua sesta edizione.

Vince la gara maschile Salvatore Gambino, dopo il doppio primato nella stagionale primaverile, personal best alla maratona di Milano (2:22:24) ed alla mezza della Stralugano (1:06:31), alleggerisce nel periodo estivo correndo distanze più brevi. L’atleta del DK Runners Milano qui chiude in 22:52, davanti a Roberto Avogadro (23:05, Cus Bergamo Atletica) e Matteo Fabbris (23:34, G.Apinistico Vertovese).

Gara femminile che vede vincitrice Alice Colonnetti (Bracco Atletica), col tempo di 27:06, seguita da Antonia Giancaspero (27:27, La Michetta)  che poi dividerà generosamente il suo premio tra gli amici, e Katiuscia Bielli Nozza (27:35, Runners Bergamo).

Gara bella e bene organizzata, ci si iscrive online e si paga sul posto; niente di più facile e immediato per chi corre, tuttavia il costo era lo stesso anche per i ritardatari per cui molti, anzi troppi, saltavano la (comoda) registrazione online creando qualche problema di traffico alla segreteria iscrizioni, comunque ben risolto

Costo di iscrizione veramente modesto (6 euro), costo che ormai ritroviamo anche nelle tapasciate, ma questa è una gara Fidal con tutte le sue implicazioni (compreso i costi). Premi per primi 5 assoluti M/F e i primi 5 di ogni categoria Fidal, pacco gara e ristoro consistente, compreso gli apprezzatissimi ghiaccioli. A disposizione deposito borse e docce, difficile chiedere di più. In fondo nessuna sorpresa, quelli dell’Atletica Castel Rozzone le cose le sanno fare bene, basti ricordare la loro mezza. Un vero peccato abbiano alzato bandiera bianca dal 2018, del resto era difficile divincolarsi dalla morsa dei costi Fidal, ricordiamo l’obbligo per le mezze maratone di passare da gara regionale, 400 euro, a gara nazionale, 1200 euro; evidente che manifestazioni di 4-5-600 partecipanti non riescano più a starci dentro.

Percorso super presidiato per i 302 classificati, in lieve incremento rispetto al 2018 (282), nessuna “interferenza” neanche per i meno veloci. Alle 22.30, un’ora dopo il termine della gara, la piazza del Castello era completamente sgombra e tornata a disposizione di tutti, anche questo è un pregio.

Prossima tappa a Pontoglio (BG), il 26 luglio, sempre in serale.

 

Mercoledì, 10 Luglio 2019 17:52

Bressanone (BZ) - Ladinia Trail

Prima edizione di questa gara che affianca la maratona dolomitica, la Brixen Dolomiten Marathon, che invece compie 10 anni nel miglior modo possibile: tempo molto bello e record di partecipanti classificati, 547 contro i 401 del 2018 (dati complessivi singoli più staffettisti).

Il Ladinia Trail è invece un new entry della manifestazione, unitamente alla Ultra Trail di 81 chilometri, quest'ultima da corrersi esclusivamente in coppia; a differenza delle altre due gare si parte da San Martino in Badia, una graziosa località situata a 1170 metri di altitudine, nella valle omonima, dopo un trasferimento di circa un’ora in bus da Bressanone. Bravo lo speaker che nel pregara racconta luoghi e percorso in 4 lingue diverse (tedesco, italiano, inglese e ladino).

Sono 96 i partenti, 86 i classificati. Il percorso è impegnativo, inizialmente previsto di 21 chilometri poi modificato in 28, a causa di forte innevamento sui sentieri. Il dislivello positivo totale di 1850 metri promette un impegno fisico non da poco. Primi chilometri belli e facili, addirittura in discesa il primo mille, con un passaggio emozionante da un soggiorno per anziani, dove batto il cinque ad un arzillo nonnetto. Fino al km 5 si corre nel bosco, in leggera salita, poi diventa davvero difficile, sono quasi 1000 metri di dislivello in 8 chilometri, il tratto che ho trovato più duro, che si esaurisce intorno ai 2100 metri di quota. Seguono circa 8 chilometri di salite e discese (dislivello negativo di oltre 500 metri) mai troppo impegnative, lo scenario circostante è da favola, cime dolomitiche e montagne a perdita d’occhio; fa piuttosto caldo, si soffre in modo particolare nei tratti fuori dal bosco. Poco dopo il km 20 il percorso è per diversi tratti su un sentiero alpino, talvolta anche un po’ esposto. Si rientra nel bosco per uscire a pochi chilometri dall’arrivo, situato a Cima Plose, 2452 metri di altezza. Ultimo tratto che torna a salire di brutto, sembra di non arrivare mai, infatti alla fine i chilometri saranno più di 28… altro che sconti.

La gara maschile è stata vinta dallo svedese David Lingfors, tempo finale di 2:57:04, con abbondante margine sul secondo, Paul Willeit che arriva quasi in volata con Thomas Guadagnini, tempi rispettivamente di 3:13:34 e 3:13:43.

Tra le donne vince l’atleta locale (53enne!) Heidi Dapunt, (4:13:05), dopo un lungo testa a testa con Ilaria Pedri (4.14:15). A seguire Rosmarie Psenner (4:38:12).

L’inserimento del Ladinia Trail all’interno del palinsesto Brixen Marathon è stata un’ottima idea, si corre sempre in contesti meravigliosi: cito solo la vista spettacolare che si gode dal passo delle Erbe, in particolare il Catinaccio d’Antermoia, ma i punti dove merita di fermarsi a guardare, o quantomeno distrarsi per un attimo dalla fatica, sono molti di più.

Una gara per tutti? Si, a condizione di avere una buona preparazione atletica di base sulle lunghe distanze, tipo quella del maratoneta, per intenderci, o comunque l’abitudine a “stare sulle gambe” per diverse ore su percorsi impegnativi, con molta salita. Ancora più importante avere familiarità con la montagna: ci sono diversi tratti dove si corre, e cammina, su veri e propri sentieri alpini, con alcuni passaggi un tantino esposti. Una gara che può essere vissuta bene anche come escursione. Meglio se venisse dato un tempo massimo superiore alle 6 ore.

Esordio sostanzialmente positivo nel calendario delle maratone per questa Valle d’Aosta Marathon, la prima manifestazione in regione sulla distanza dei 42195 metri. Sono stati 333 gli atleti classificati sulle tre gare in programma, di cui 186 sulla maratona.

Si sa quante sono le preoccupazioni quando si organizza una “prima”, in particolare quando, come nel caso delle maratone, si tiene impegnato un percorso per così tante ore: i ristori, il presidio, i volontari. Ho corso la mezza, un giro unico da ripetersi due volte per la maratona, e ho trovato quasi tutto in ordine; piccoli dettagli da sistemare ma personalmente promuovo la manifestazione, anche dopo aver ascoltato il parere di diversi partecipanti. Dopo la mia gara ho risalito il percorso fino al km 32 (in bicicletta), appurando che anche ai meno veloci non sono mancati i ristori, né l’assistenza dei volontari. A proposito di questi ultimi, sono rimasto colpito sia dalla loro giovane età, sia dalla loro partecipazione, incitavano e incoraggiavano con grande veemenza.

Una prima edizione impreziosita dalla presenza di Giorgio Calcaterra, personaggio che non ha certo bisogno di presentazioni, e non solo nel mondo delle maratone ed ultra. Ma assolutamente apprezzata anche la partecipazione di un forte atleta locale, Renè Cuneaz (personale di 2:15:32 in maratona), che dopo aver fatto un 3000 metri in 8’25 la sera precedente, ha scelto Pont Saint Martin per un allenamento di fondo medio, correndo la mezza maratona.

La maratona ha visto la vittoria di Giorgio Calcaterra col tempo di 2:52:38, ha preceduto Marco Bonfiglio, al rientro alle gare (2:55:47) e Nicolino Catalano (3:02:18).

Tra le donne la vincitrice è stata Mirela Hilaj (3:35:25), davanti a Elena Daniela Dadda (3:41:39) e Cristina Costa (3:46:07).

Nella mezza ha vinto, direi ovviamente, Renè Cuneaz, suo il tempo di 1:16:07. A seguire Andrea De Biasio (1:25:22) e Luigi Gentile (1:26:54). Un’atleta locale, Sara Trevisan, è stata la prima delle donne (1:37:11); seconda Debora Boffa (1:38:57, terza Elena Gagliardi (1:41:25).

Infine la 10 chilometri. Uomini: 1) Alberto Norbiato 35:39 2) Manuel Accurso 37:46 3) Diego Merivot 37:52. Donne: Federica Barailler 38:53 2) Stefania Canale 41:52 3) Elisa Vitton 41:52

Il percorso: tutto asfaltato, salvo un brevissimo tratto, con diverse ondulazioni che però, a mio avviso, non aumentano più di un tanto la fatica. Semmai è stato il caldo nel secondo giro ad impegnare maggiormente i partecipanti alla maratona. Un percorso che valuto gradevole e mai noioso, in particolare per l’attraversamento di alcune caratteristiche frazioni e per gli scenari circostanti. Piacevole anche il fatto di correre diversi chilometri al fianco prima del torrente Lys e poi del fiume Dora Baltea.

VIDEO

 

Martedì, 04 Giugno 2019 16:44

Gozzano (NO) - 3^ Quadrortathon

Sono state quattro maratone in quattro giorni, tutte diverse tra loro, difficile annoiarsi. Ma anche la possibilità di correre per metà distanza o anche solo 10 chilometri. Insomma, c’erano distanze e percorsi per tutti i gusti podistici. Alla fine di ogni giornata erano previste gite e divagazioni di ogni tipo, per ritemprarsi dalla fatica e divertirsi tra amici.

La gara regina restava la maratona, inevitabilmente dominata dall’inglese Adam Holland, forte atleta ormai conosciuto da queste parti, in particolare per le partecipazioni alla Orta10in10; nel 2017 realizzò l’impresa di correre dieci maratone in giorni consecutivi nel tempo totale di 27:38:36, pari ad una media di 3’56/km! Alla Quadrortathon vince col tempo finale complessivo di 13:11:45.

Tra le donne è Giulia Ranzuglia a risultare la più veloce, con 18:40:34. 

Ecco cosa è successo alla Quadrortathon 2019. Le classifiche di giornata e quella generale riepilogativa sono in fondo all'articolo.

1 giugno, Maratona del Vergante. KM 42.195 dislivello m 1.122. Partenza dal lido Gozzano, si risale la valle dell'Agogna fino ad Invorio. Giro di boa della 10km. Da qui si arriva nell’alto Vergante (giro di boa della mezza) una splendida balconata sul lago Maggiore stando in quota per strade bianche nel bosco fino sopra Gignese, il paese degli ombrelli, punto più alto a 700 metri (arrivo mezza maratona). Una lunga discesa in una valle solitaria ricca di torrenti porta a Sovazza e Armeno, per poi ridiscendere a Gozzano. Cena Baita Cai sul Mottarone.

Classifica di giornata, maschile e femminile: totale 87 arrivati

1) Adam Holland 3:05:29 2) Marco Rossi 3:19:54 3) Andreiu Blaise 3:31:39

1)Monica Pilla 3:31:14 2) Silvia Torricelli 3:44:03 3) Giulia Ranzuglia 4:41:46 

2 Giugno, Maratona del Mottarone. Km 42.195 dislivello m 1.178. Partenza dal lido di Gozzano. Salita da Vacciago, Madonna della Bocciola balcone sul Lago (giro di boa della 10 km). Si attraversano i caratteristici paesini di Miasino ed Armeno (giro di boa della mezza). Poi si attacca la salita al Mottarone dalla cui sommità si gode la vista di sette laghi: Orta, Maggiore, Mergozzo, Varese, Besozzo, Comabbio, Monate e Biandronno (arrivo della mezza) Ritorno sullo stesso percorso. Alla sera in tutto relax giro in battello del lago d’Orta, visita ad Orta e cena sull’isola di San Giulio.

Classifica di giornata, maschile e femminile: totale 84 arrivati

1) Adam Holland 3:26:34 2) Marco Rossi 3:40:52 3) Daniele Santinato 3:54:47

1) Eleonora Rachele Corradini 3:56:32 2) Mirela Hilaj 4:14:05 3) Kris Benedan 4:21:44 

3 Giugno, Maratona della Madonna del Sasso km. 42.195 dislivello m.739, Partita dal lido di Gozzano e salita a Pogno (giro di boa della 10 Km). Poi in Val Sesia attraverso il passo della Cremosina (giro di boa della mezza). Poi dolcemente fino a Valpiana in un silenzioso bosco di larici arriva fino alla Madonna del Sasso, la rupe da cui si domina tutto il lago. Si scende attraverso Boleto, il paese dei porcini (Boletus Edulis), a Pella e poi tutta sul Lago fin quasi a Ronco in omaggio alle 10in10, e ritorno a Gozzano. Alle 19,30 Party al Ristorante del lido di Gozzano.

Classifica di giornata, maschile e femminile: totale 73 arrivati

1) Adam Holland 3:29:21 2) Daniele Santinato 3:43:97 3) Andreiu Blaise 4:14:37

1) Alice Fajoli Modignani 4:17:29 2) Giulia Ranzuglia 4:41:31 3) Daniela Macaluso 4:59:13

4 Giugno, Maratona del Lago d’Orta. Km 42,195 dislivello m. 350. Giro completo del Lago d’Orta partendo dal lido di Gozzano e procedendo in senso antiorario. A Orta si passa davanti al ristorante di Cannavacciuolo (giro di boa 10 Km) Periplo del promontorio di Orta, Imolo (Giro di boa della mezza). Lungolago di Pettenasco e Omegna. Bagnella. Salita panoramica a Nonio e Cesara. Quindi discesa a Pella fino ad arrivare a Gozzano. Party finale sulla spiaggia alle 16:00 con premiazioni dei finisher delle 4 giornate

Classifica di giornata, maschile e femminile: totale 78 arrivati

1) Adam Holland 3:10:21 2) Alessandro Ponchione 3:32:36 3) Daniele Santinato 3:43:29

1) Sandra Hausmann 3:55:24 2) Alice Fajoli Modignani 4:17:43 3) Kirsi Burzio 4:21:00

Saranno in molti a ricordare questa 14^ edizione e sono tante le ragioni per essere soddisfatti. Certamente gli organizzatori, che hanno visto ancora volta tanta gente arrivare a Lugano e, soprattutto, tornare a casa felice dell’esperienza vissuta; da queste parti si dà un grande valore a questa cosa.

Gli atleti: a tutti i livelli si sono registrate prestazioni di rilievo che, tradotto in “numeri”, significa aver migliorato le proprie prestazioni. Ma mettiamo in fila le cose e cominciamo dalla cronaca della gara.

Si corre subito veloci, un gruppetto di africani tirato …. da un bianco, Salvatore Gambino, con Francesco Carrera nei dintorni. Già al passaggio del km 5 restano in tre: i due etiopi Antanayehu Dagnachew, Abera Ketema e il keniano Philimon Kipkorir, si corre intorno a 2’55/km. Al femminile allunga decisamente l’etiope Yenenesh Dinkesa, con Sara Dossena poco dietro e, non lontana, Catherine Bertone. Poco prima del km 10 si sfila Kipkorir, che perde via via diversi metri, procedono appaiati Dagnachew e Ketema. Al km 11 i due si guardano, si parlano; questa indecisione produce un paio di chilometri più lenti, Dagnachew sembra averne di più e allora allunga decisamente, non è un vero e proprio cambio di ritmo, ma una costante progressione.

Continua la gara in solitudine della Dinkesa, la Dossena non molla, la tiene a vista, ma la distanza aumenta. Chissà, magari senza i problemi dei giorni precedenti……Mantiene salda la sua terza posizione la Bertone, poco dietro Elisa Stefani.

Sia al maschile che al femminile le posizioni si cristallizzano per restare tali fino all’arrivo, però da notare la splendida corsa di Dagnachew; dal km 18 al 19 gli prendo un 1.000 metri corso a 2’49/km, ormai la vittoria è sicura ma “sente” che può anche fare il record della manifestazione. Così è stato, 1:00:53: Stralugano, grazie a questo atleta, conferma di essere la mezza maratona più veloce in Svizzera, migliorando il primato che già deteneva (Cosmas Jairus Kipkoge, 1:00:55, anno 2016). Secondo posto per Ketema (1:02:57) e terzo per Kipkorir (1:03:08). Primo europeo ed italiano è Francesco Carrera, chiude sesto con record personale in 1:05:53.

Nella gara femminile conclude in solitaria la Dinkesa, vincendo in 1:09:22, lontana ma non lontanissima dal record della gara (Diana Kipyokei, 1:08:40, anno 2018). Invece davvero vicina al suo personal best Sara Dossena, chiude in 1:10:19, a soli 9 secondi dalla sua migliore prestazione (Udine 2018). Catherine Bertone invece il personale lo realizza con 1:13:02, facendo meglio del precedente 1:13:36, ottenuto proprio qui, nel 2016. Quarta Elisa Stefani in 1:13:50, anche lei porta a casa il suo personal best, dopo averlo sfiorato alla Stramilano. Quinta Elena Romagnolo (1:15:32), con due partecipazioni olimpiche era l’atleta col curriculum più prestigioso al via della Stralugano. “ho finito correndo alla Gervasoni”, questa la simpatica auto ironia nel commentare la sua gara. Io dico bene così, era alla sua seconda mezza maratona, una distanza che non è certo nelle sue corde e nel suo “tartan”.

Da qui in avanti si susseguono gli arrivi degli atleti, sono in molti a festeggiare la loro partecipazione con il record personale: certamente le condizioni meteo erano ideali per correre forte, altrettanto vero che quando stai bene diventa tutto più facile. Certo che questo è un percorso che aiuta a correre veloce.

Il titolo dice “una bella Stralugano anche per gli italiani” e così è davvero stato. Per Sara Dossena, che si conferma in ottima forma e ciò fa bene sperare in prospettiva mondiali di Doha (ricordiamo che è stata selezionata insieme a Catherine Bertone e Giovanna Epis). Bene anche Bertone e Stefani, doveroso ricordare che venivano dalla maratona di Praga, dove hanno chiuso rispettivamente in 2:31:07 e 2:33:36 (personal best per Elisa Stefani), ecco altri che sono andati davvero forte (chiedo sin d’ora scusa se mi dimentico di qualcuno, che sarò felice di includere se mi verrà ricordato).

In campo maschile già detto della bella prova di Francesco Carrera, in un ottimo periodo di forma, a fine aprile aveva già fatto il suo personale sui 10.000 metri (29:29). Poi Salvatore Gambino, una partenza che più lanciata non si può, voleva impressionare gli africani? A seguire invece la gara perfetta, che lo ha portato all’8° posto e a migliorare sensibilmente il suo primato: da 1:07:31 a 1:06:31. Claudia Gelsomino, 11^ con 1:20:02, crono che rappresenta la migliore prestazione italiana categoria SF50.  Silvia Radaelli: aveva un conto aperto con Stralugano, lo ha regolato alla grande, si migliora con 1:17:25 e con la 7^ posizione in classifica. Matteo Vecchia, polverizza il suo personale di 1:16:28 (Stralugano 2018), portandolo a 1:14:33. Michele Belluschi, ha corso in 1:08:10, non ha fatto il personale però credo che da tempo non corresse su questi livelli. Valentina Dameno con 1:23:03 manca di 10 secondi il personale ma esce da Stralugano con la convinzione che il miglioramento è dietro l’angolo. Infine, Manuela Manca, penso fosse l'atleta che veniva da più lontano, dalla Sardegna. Tempo finale 1:21:45.

A completare il buon successo degli italiani, la sera precedente Sara Galimberti aveva vinto la CityRun 10 km col buon tempo di 35:03.  

Insomma, una bella gara che ha dato soddisfazione agli atleti più veloci ma anche ai mille italiani che hanno partecipato, tra mezza maratona, CityRun di 10 km e la Vertical al Monte Bré. Le testimonianze raccolte dicono di una generale soddisfazione dei partecipanti per il percorso, l’organizzazione ed i servizi offerti, sarà per questo che ogni anno gli italiani “pesano” il 30-35% sul totale.

 

Arrivederci al 16 e 17 maggio 2020, quando si correrà la 15^ edizione.

Il doping, ahimè, è un problema sempre più attuale, lo testimoniano i numerosi casi registrati negli ultimi tempi, hanno coinvolto atleti di alto livello ma talvolta anche amatori.

Alla mezza Maratona del Naviglio di domenica 19 maggio a Cernusco, c’è stato un controllo sui primi 4 atleti italiani classificati, ciò ha generato qualche rumorosa lamentela da parte di uno di loro, Giuseppe Molteni, seguita nei giorni successivi dal responsabile sanitario del suo gruppo sportivo, il dr. Rodolfo Malberti, Atletica Desio, il quale così ci ha sintetizzato:

7 Stranieri (Africa) su primi 10 arrivati. Al nostro Molteni e gli altri due Italiani (Belluschi e Soffientini)  7°,9°, 10°, controllo antidoping ! A loro Noo ! Loro invitati, alloggiati e senza antidoping. I nostri …mah.

Non è ora di chiedere alla FIDAL il controllo obbligatorio a chiunque arrivi nei primi 3, e a estrazione   almeno 2, oltre quelli a podio, nei primi 10 arrivati, ovunque in Italia?

Quei pochi soldi a disposizione di  Fidal, Tan, Wada, CONI,  Ministero della Salute, etc…, li si spendano per il doping mirato ai vincitori, anche, soprattutto, stranieri.

Che senso può avere per Noi gareggiare, pagando pure l’iscrizione, ed essere sottoposti all’antidoping, senza aver guadagnato medaglie e soldi, come loro? Lo sport è uguale per tutti, anche nel doping. Roma , Milano etc., iniziamo a capire chi vince con le gambe, la testa ed il cuore e chi con sostanze dopanti, illecite.

Alle maratone o mezze di Verbania, Verona, Ravenna etc.,  io c’ero. Solo Italiani al doping, compreso Nasef. Vietato a me, medico sociale, l’accesso. Cosa irregolare, e lo dico dopo anni di professionismo nel calcio. Il medico sociale deve tutelare il proprio atleta e salvaguardarlo dal doping degli avversari. Ma ai kenioti, anche se vincitori, non hanno fatto controlli.

Non è un circo in cui vedere degli uomini di colore correre: è Sport.

La domanda, in sostanza, è: perché prendete noi italiani e non gli africani che hanno vinto?

Non entro nel merito delle considerazioni personali del dr. Malberti (atleti invitati, alloggiati, stranieri che non vengono controllati, presenza del medico sociale ai controlli, etc), al quale ho fornito chiarimenti e dato informazioni corrette, invece proviamo a fare chiarezza sul punto centrale, ovvero i controlli.

Sui campi di gara esistono più modalità di controllo, o meglio, diverse entità che provvedono a tali controlli.

1 -Nado Italia (deriva dall’agenzia mondiale antidoping – WADA), che opera all’interno della galassia del Coni, riceve attraverso le varie federazioni, Fidal nel nostro caso, il calendario delle manifestazioni e decide autonomamente su quali procedere, più frequentemente i campionati di specialità;

2- Ministero della Salute, anche qui l’autonomia operativa è totale, però gli obiettivi sono diversi rispetto a Nado, perché si tratta soprattutto di tutela sanitaria, e vengono effettuati quasi esclusivamente su cittadini italiani, per ovvi motivi.

C’è poi un terzo operatore, che sono i Carabinieri, a quanto mi risulta, il numero di controlli sinora effettuati è molto limitato.

Il Ministero della Salute (che è intervenuto a Cernusco sul Naviglio) si occupa solo dei cittadini italiani (oppure stranieri residenti in Italia): come detto, opera con l’obiettivo della tutela sanitaria, anche dal punto di vista della prevenzione. Questo non ha a che vedere con l’attività di Nado Italia che, invece, si propone di individuare e punire gli atleti che utilizzano sostanze illecite con l’obiettivo di alterare/ migliorare le proprie prestazioni. Un ulteriore prova del compito istituzionale del Ministero della Sanità, viene dal fatto che agisce anche nell’ambito delle gare promozionali, quindi organizzate da Enti di Promozione Sportiva (UISP, CSI, etc), un ambito nel quale Nado non opera per nulla.

A titolo di curiosità e per dare un’indicazione sull’attività del Ministero della Salute, nel 2017 sono stati controllati complessivamente 1.211 atleti, riscontrando 30 casi di positività; nella metà dei casi i principi attivi riscontrati sono gli agenti anabolizzanti. Le gare interessate in ambito atletica leggera sono state 21.

 

Nonostante le condizioni meteo poco favorevoli è stata una mezza da record in ambito maschile: ha vinto il ruandese Noel Hitimana, tempo finale 1:03:36, davanti al keniano Paul Mwangi (1:03:27), terzo posto per un altro keniano, Peter Gitau (1:06:32). Davvero appassionante il finale di gara con Mwangi che entra in pista a 300 metri dall’arrivo con 10 metri di vantaggio, sembra fatta, ma Hitimana recupera e vince in volata. Sia il primo che il secondo classificato battono di oltre un minuto il record della gara (precedente James Mburugu Murithi, 2018, 1:04:29).

Primo italiano è Michele Belluschi (1:10:16-Atl. Recanati), che precede Giuseppe Molteni (1:12:08-Atl. Desio) e Andrea Soffientini (1:13:34-Azzurra Garbagnate).

Gara femminile corsa su ritmi lenti, condizionata sin dall’inizio dalle scelte tattiche delle atlete, oltre che dal meteo: le africane corrono insieme sino agli ultimi chilometri, quando si scatena la bagarre. Vince l’etiope Addisalem Belay Tegegn  (seconda nell'edizione 2018) col tempo di 1:18:53, davanti alla connazionale Wolkeba Asmerawork Bekele, che staccata solo negli ultimi 500 metri ha chiuso in 1:18:59. Anche la terza classificata, la keniana Mary Wanjohy Wangari, arriva poco distante dalle prime (1:19:04).

Prima italiana è Emanuela Mazzei (1:27:36-Cambiaso Risso), seconda Elena Zambelli (1:29:37-G.P. Casalese), terza Tania Calloni (1:32:03-Corro Ergo Sum).

Gli organizzatori riferiscono che per la prima volta, dopo 23 edizioni, il meteo non ha sorriso alla manifestazione; semmai negli anni precedenti è stato il caldo a condizionare le prestazioni. In realtà, quasi per magia, al colpo di pistola ha smesso di piovere ma certamente il percorso non era nelle migliori condizioni possibili. Nonostante questo si è assistito ad una gara maschile di alto livello: quando gli atleti che partecipano sono forti, lo sono anche più delle condizioni meteo.

Il Comitato Organizzatore della Mezza del Naviglio ringrazia tutti gli atleti per la partecipazione, ed anche manifesta un sincero apprezzamento a volontari, vigili e tutti coloro i quali si sono adoperati per garantire la sicurezza sul percorso e la regolarità della gara.

Per le statistiche: atleti iscritti 634, partenti 560, classificati 549.

Il colpo di pistola alle ore 11.00 del 12 maggio ha sancito la conclusione di questa 38^ edizione, che verrà ricordata per il record di team partecipanti (52) ma anche per la quantità di grandine caduta sulla pista di atletica: si sono vissuti momenti difficili sabato dalle 18 alle 19, ma poi la gara è proseguita e si è conclusa regolarmente.

La vittoria al maschile, in qualche modo annunciata, è andata al team Don Kenya A, che nell’arco delle 24 ore ha totalizzato 358,304 chilometri; al secondo posto la Michetta, 340,800, al terzo Euroatletica 2002, 336,544.

Piace rilevare per chi, come me, ama la formula classica, che i primi tre posti sono occupati da squadre che hanno fatto questa scelta, ovvero correre per 24 ore con 24 frazionisti.

A seguire Canottieri Milano A (327,687) e Vegan Running Team ((327,583). Curioso notare lo scarto tra questi team, solo 104 metri dopo 24 ore di gara.

Al femminile la prima squadra è stata la Michetta Girls (279,350 km), secondo il GS Zeloforamagno Girls (253,505); terza Ortica Team Girls, 248,985. Quarto posto Tapa Girls (240,436), quinto per Athletic Team Girls (236,572).  

La frazione più veloce è stata quella della 14esima ora di gara, che partiva alle 24: Mohammed Morchid (Team Don Kenya A), ha percorso 18,4 chilometri, alla notevole media di 3’15/km.

Una curiosità, nata da una scommessa tra amici del Don Kenya Run: alle 2 di notte correva Francois Marzetta, gli è stato chiesto se era capace di battere il suo record sui 1000 metri (2’38). Ha accettata la sfida, ha fatto un lungo riscaldamento, indossato le chiodate e si è fatto il primo mille della sua frazione in 2’37! Salvo poi fermarsi, cambiare le scarpe e concludere la sua frazione (con 16,400 km).

Costantin Bostan invece, le frazioni se l’è fatte tutte da solo. Ha alternato le stampelle alla protesi e alla fine ha coperto la distanza di 79,808 km.

Premiazioni per tutte le squadre partecipanti alla 24 x 1 ora, come è sempre stato nello spirito di questa manifestazione.

Infine, per chi vi scrive è inevitabile il richiamo ad un’altra edizione, anno 2012: con 358,304 chilometri Don Kenya ha avvicinato, ma non battuto, la prestazione del team Podisti.Net, pomposamente auto-definitosi “Dream Team”. Infatti nell’occasione fu raggiunta e superata la soglia dei 360 chilometri, più precisamente 360,800 km. In quella squadra c’erano Tito Tiberti, Paolo Finesso, Fabrizio Sutti, Saturnino Colombo, ma c’erano anche Roberto Cella, Salvatore Gambino, Emanuele Bertolotti che in questa ultima edizione hanno corso col team Don Kenya. Un'altra curiosità: del team Podisti.Net faceva parte anche Matteo Vecchia, oggi capitano , e giocatore, proprio del suo team vincente Don Kenya.

Capita che ogni tanto le previsioni meteo ci prendano e così purtroppo è stato oggi a Peschiera Borromeo. Alle ore 18.00 si è scatenato l'inferno sul campo sportivo Borsellino, con gazebo ribaltati e un paio di centimetri di grandine sulla pista; si è arrivati ad ipotizzare la sospensione della gara, o quantomeno la neutralizzazione, entrambe le soluzioni sdegnosamente rifiutate da chi correva. Show must go on. Fortunatamente il tutto è durato solo mezzora, sia pure se la violenza del temporale ha prodotto danni sensibili alle strutture dei team.

Per quanto riguarda la classifica, la squadra favorita, Don Kenya Runners A, ha scavato una voragine tra se e gli inseguitori; in particolare la frazione dalle 21 alle 22 ha visto un Salvatore Gambino particolarmente in palla girare alla media di 3'20/km, totalizzando quindi 18 chilometri percorsi nell'arco dei suoi 60 minuti. I chilometri totali percorsi dal suo team al giro di boa sono 198.

Rispetto al precedente aggiornamento, cambia la seconda posizione, adesso occupata dal team Michetta A, con un totale di 186 chilometri. Mantiene invece il terzo posto Euroatletica 2002, con 184,800 km tallona da vicino la Miichetta A.

Dal mio punto di vista fa piacere evidenziare che le prime tre posizioni sono occupate da team che hanno scelto la formula tradizionale, quella classica, che prevede 24 frazionisti a coprire le 24 ore di gara. 

In ambito femminile adesso è prima assoluta la Michetta Girls (152,400 km), seguita dal GS Zeloforamagno Girls (km 130,400) e Tapa Girls (km 128,800).

Costantin Bostan, l'atleta disabile che ricordo ha deciso di correre in solitudine le 24 ore di gara, a metà percorso ha totalizzato 49,6 chilometri, continuando ad alternare tratti con e senza stampelle, utilizzando quindi la protesi nel secondo caso.

Ora arriva la notte, il momento per certi aspetti più bello e più magico, la temperatura è di 11 gradi, quando alla partenza erano 22.    

 

 

 

Un appuntamento che si rinnova, infatti con questa sono 38 le edizioni della 24 x 1 ora, intitolata a Giuditta e Bruno De Angelis. Record di team presenti alla manifestazione (precedente 47, anno 2018), sono ben 52 con alcuni esordienti ma soprattutto tante conferme, del resto questa gara è entrata da anni nel cuore e nelle scelte di molti podisti. 

Sono team, o semplicemente gruppi di amici, che ogni anno vengono sempre più attrezzati per supportare l’impegno di un giro completo dell’orologio; aumentano i camper, le tende e, soprattutto, aumentano le “cucine da campo”. Si corre ma anche si griglia in continuo, una gioia per chi ha concluso la sua fatica, una sofferenza per chi corre perché l’aria si riempie di profumi che distraggono dal proprio impegno. 

Sulla carta favorito il team Don Kenya Runners, che schiera atleti di spessore: tra questi Alessandro Claut, Francois Marzetta, Mohammed Morchid e Salvatore Gambino. Ma la festa, perché anche di questo si tratta, la fanno tutti, forse in particolare i partecipanti meno competitivi che vivranno questa partecipazione come momento di aggregazione e divertimento, probabilmente una delle poche situazioni nelle quali la corsa è sport un po’ meno individuale.

Eppure per qualcuno si tratta proprio di una prova in solitudine: si tratta di Costantin Bostan, che ha perso una gamba all’età di 19 anni ed ha trovato nella corsa una ragione in più per reagire alla sua disabilità. Correrà da solo per 24 ore, con le stampelle o con la protesi. 

Tutte le foto saranno disponibili su Podisti.Net, si ringrazia sin d’ora Aldo Nanni 

Aggiornamento classifica ore 14.00, dopo 3 ore di gara, primissime posizioni 

Team maschili

Don Kenya Team A, 46,400 km percorsi

Canottieri Milano A, 44,400 km

Euroatletica 2002, 42,800 km

Di rilievo la prestazione di Alessandro Claut, ha coperto la distanza di 17,200 km (doppiandomi un numero imprecisato di volte, ho perso il conto) 

Team femminili

Ortica Team Girls , 34,800 km, pari distanza percorsa dalla Michetta Girls

GS Zeloforamagno Girls, 33,200 km

 

Lunedì, 06 Maggio 2019 17:42

Eliud Kipchoge : un breaking 2 di troppo?

E’ di queste ore la notizia che Eliud Kipchoge tenterà nuovamente di andare sotto le due ore, ma non sarà alla maratona di Berlino, gara che peraltro sembrava essere nei suoi programmi. Invece sarà un altro esperimento da laboratorio, dopo quello di Monza nel 2017, quando in condizioni ottimali sfiorò il sub due ore, infatti concluse in 2:00:25.

Il tentativo si terrà questa volta a Londra, in Inghilterra, si dice che avverrà nel mese di ottobre. Non sarà invece Nike a sostenere e supportare tutta l’operazione, bensì una società operante nel settore della petrolchimica, Ineos, posseduta dall’uomo più ricco in terra britannica, Jim Ratcliffe.

Pare che il magnate si sia convinto dell’operazione dopo aver visto all’opera Kichoge alla recente maratona di Londra, vinta con autorità con un tempo poco sopra le due ore e due minuti, in condizioni non ottimali e quindi un tempo vicinissimo alle due ore in una prova a lui dedicata.

Fin qui la notizia, ora ci saranno commenti di ogni sorta. Certamente sarà una grande azione di marketing, per 6 mesi si farà di tutto per creare aspettativa, le notizie verranno date poco alla volta: prima il periodo, poi il giorno, l’ora, la località, ci saranno delle altre scarpe “special edition”, magari anche un abbigliamento ancora più sofisticato.

Dico subito che non mi piace: se era giusto un tentativo a carattere esplorativo, il secondo è di troppo. Un remake che non so se funzionerà bene, proprio in quanto rifacimento di un qualcosa già visto e anche se riuscirà nell’intento resterò della mia idea. Ero presente a Monza ed ho potuto ammirare da molto vicino Kipchoge, uno spettacolo unico in una condizione particolare, che secondo me doveva restare tale.

Ma da sportivo ho ammirato molto di più la sua maratona di Berlino, quando vinse con un fantastico 2:01:39. Oppure recentemente a Londra, vinta in 2:02:38; il testa a testa con avversari che hanno cercato fino all’ultimo di reggere il suo passo, cedendo solo verso la fine e non arrivandogli nemmeno troppo lontani (Geremew 2:02:54 e Wasihun 2:03:15). Ecco, mi piacerebbe rivedere questo grande atleta a Berlino o altre grandi maratone, misurarsi con gli altri specialisti, in una gara vera, questo sarebbe un autentico spettacolo. Anche se non sarà breaking 2.

In ogni caso il tentativo si farà, chissà quali altre diavolerie si escogiteranno; a Monza c’erano una ventina di pacer ad alternarsi, formavano una specie di piramide a proteggere Kipchoge anche dal vento laterale. Una enorme macchina apripista predisposta ad hoc a tagliare l’aria; rifornimenti ogni volta che voleva, bastava un cenno e qualcuno gli passava quanto richiesto.

Questi furono i tempi dei passaggi a Monza, a Londra si farà di meglio?

5km: 14’14”

10km: 28’21”

15km: 42’34”

20km: 56’49”

Mezza maratona: 59’57”

25km: 1h11’03”

30km: 1h25’20”

.

 

Lunedì, 06 Maggio 2019 15:03

Como : RuninComo

Vento, tanto vento, e anche freddo. Ecco le gare dove quando ci sei, e mentre le corri, ti chiedi chi te lo ha fatto fare, invece alla fine sei felice di poter dire “io c’ero”.

Questa la personale sintesi della mia partecipazione alla RuninComo 2019, corsa ieri in condizioni oggettivamente difficili. A qualcuno, date le condizioni, sarà venuto il dubbio che in fondo si poteva rinunciare (cosa che hanno fatto in 200, tra competitiva e non, che non hanno ritirato il pettorale), dubbio subito risolto dai quasi 600 classificati, perché in fondo le gare più difficili sono quelle più stimolanti, l’idea di una gara epica stuzzica sempre il podista. Se ciò non bastava, per decidere di partire era sufficiente guardare negli occhi Aurelio Martinelli, organizzatore della gara, oppure chiunque dello staff di Aries Como: chissà da quante ore erano in piedi per garantire lo svolgimento della manifestazione. Nonostante tutto.

Si parte, come ormai da tradizione, dal Tempio Voltiano, proprio in riva al lago; il vento che viene da nord regala ai partecipanti schizzi e docce improvvise nei primissimi tratti del percorso. Un vento che soffiava generalmente contrario al senso di marcia fino a metà percorso, nei tratti in salita era davvero difficile correre. Poi ti aiuta, e anche molto, sulla via del ritorno, se non ti sei esaurito fino a quel punto.

Tempi finali inevitabilmente appesantiti, per tutti. La gara maschile è vinta da Michele Belluschi (1:11:33-Atl. Recanati), che ha preso la testa della gara sin dai primi chilometri, per mantenerla sempre. Manuel Sella (ASD Sport e Benessere) conclude al secondo posto in 1:13:41, Terzo è Ernest Nti, 1:14:25.

Gara femminile vinta da Alice Parisi (Ethos Running Team), che col tempo di 1:30:33 prevale di pochissimo sull’inglese Elaine Burgess (Podistica Pontelungo), distaccata di soli 6 secondi. Terza Ilaria Lanzani (PBM Bovisio Masciago), tempo 1:31:46.

Alla gara di 8 chilometri erano 300 gli iscritti, 228 i classificati, inoltre 135 coloro che hanno concluso la 21 chilometri. Peccato per le gare dei bambini, una perla di questa manifestazione, non si sono corse, del resto …”safety first”.

In una giornata difficile per il meteo e tante altre gare in concomitanza, la mezza di Como continua a mantenere i suoi numeri, in media 600 classificati negli ultimi anni alla gara competitiva, con scostamenti minimi anno dopo anno. Un percorso tanto impegnativo quanto spettacolare, ben presidiato in tutti i punti critici. Anche la logistica è molto valida, tutte le operazioni si svolgono all’interno dello stadio Sinigaglia (Como calcio), nel caso specifico oltre a docce, spogliatoi, deposito borse e gli altri servizi, offriva un discreto riparo al vento.

Sarà anche per tutte queste ragioni che molti vengono e poi tornano negli anni successivi alla RuninComo.

5 maggio - Nella maratona vinta da Almahjoub Dazza (2:05:58) e da Salpeter Lonah Chemtai (2:19:46), il vento e la temperatura di 5 gradi alla partenza non hanno impedito a Catherine Bertone ed Elisa Stefani di correre una grande maratona.

Si conferma ad alti livelli Catherine Bertone, 7^ assoluta col tempo di 2:31:07, ovviamente prima di categoria SF45, di cui detiene il record del mondo col fantastico tempo di 2:28:34. Catherine quindi continua a confermarsi ad alti livelli, anche se il tempo passa; già, domani compie 47 anni, auguri da parte di tutta redazione di Podisti.Net; questi vanno anche ad Elisa Stefani, che invece i suoi 33 anni li ha compiuti ieri. Un passaggio veloce alla mezza, 1:14:19, forse troppo veloce e poi tanta esperienza per concludere col suo quarto miglior tempo di sempre. Sorprende, ma forse non più di un tanto, per chi la conosce, Elisa Stefani: col tempo finale di 2:33:36 (9^ assoluta), polverizza il suo precedente personal best (Reggio Emilia 2012 - 2:37:54), dopo avere corso a Valencia 2018 in 2:38:16. Una distribuzione degli sforzi da provetta maratoneta, infatti è passata alla mezza in 1:17:20, registrando quindi uno split negativo.

Per il resto, gara di livello, come da tempo accade in Repubblica Ceca e non solo per la maratona: il circuito RunCzech prevede diverse gare, in particolare mezze maratone. Dietro Dazza (atleta del Marocco) si classificano rispettivamente Dawit Wolde (2:06:18) e Aychew Bantie (2:06:23), entrambi etiopi.

Gara apparentemente meno combattuta quella femminile, con Salpeter (Israele), già vincitrice della maratona di Firenze nel 2018, che poco dopo la mezza prende il largo e scava una voragine tra sé e le inseguitrici. Il secondo posto è di Shitaye Eshete (2:22:39 -Marocco), il terzo dell’etiope Genet Yalew (2:24:34).

Sono 7.294 i classificati, contro i 6.951 del 2018. Primo italiano Walter Matthias, 57° assoluto col tempo di 2:39:27.

 

Domenica, 05 Maggio 2019 18:41

Saronno (VA): Running Day

Niente male questa 12^ edizione del Running Day, gara nazionale Fidal sulla distanza di 10 chilometri percorso omologato e certificato Fidal), nell’occasione valevole come campionato provinciale. Partenza e arrivo in piazza Libertà, proprio nel centro di Saronno.

Veniamo subito alla gara competitiva, che ha fatto registrare 257 classificati, leggermente meglio del 2018 (243).

Nella gara maschile vince con relativa facilità Ademe Cuneo (Atl. Cento Torri) col tempo di 31:57; un ottimo tempo, se consideriamo che ha un personale sui 10.000 metri di 31:52. Non male nemmeno il secondo classificato, Giuseppe Molteni (32:59-Atl.Desio), tornato a correre bene dopo un periodo piuttosto difficile causa infortuni. Chiude il podio Marco Alberio (33:22-Atl. Azzura), col tempo di 33:22 ritocca il suo precedente personale (33:25).

Tra le donne presenza graditissima quella di Elena Romagnolo Cus Pro Patria, due partecipazioni olimpiche e due finali. E’ tornata a correre il Running Day e…. ha battuto sé stessa, nel senso che ha fatto il record della manifestazione, 34:59. Secondo posto in 38:21 per Elisa Migliorini (Runner Team 99); figlia d’arte per quanto riguarda la sua professione di fisioterapista (papà Sergio è un noto medico sportivo), da giovanissima ha fatto praticamente tutte le specialità dell’atletica. Terza e nemmeno troppo lontana da Elisa è stata Aqdeir Najla (Bracco Atletica), atleta maggiormente dedicata al mezzofondo, che ha chiuso in 38:37.

Questo per quanto riguarda le gare agonistiche ma siccome, come si dice da queste parti “no fun, no run”, nel menu si trovava anche una non competitiva (300 iscritti), per chi era meno allenato o semplicemente voleva correre senza l’assillo del cronometro. Un giro oppure due, quindi 5 o 10 chilometri, sullo stesso percorso della gara competitiva.

Per quanto mi riguarda sono tornato volentieri a correre questa gara, mi era piaciuta nel 2018 e confermo il pieno gradimento di questa edizione. Al tempo avevo rilevato un’unica criticità, relativamente ad alcuni tratti poco illuminati, risolta in questa occasione. Per il resto: deposito borse, spogliatoi/docce, WC chimici, pasta party, premiazioni delle categorie, oltre ovviamente agli assoluti …. difficile chiedere di più. Anche il tempo ha rispettato la gara, alla faccia delle previsioni, infatti ha cominciato a piovere solo durante le premiazioni.

Doveroso il ringraziamento da parte degli organizzatori a tutti quelli che hanno collaborato alla riuscita: Alpini, Vigili, Protezione Civile e, ovviamente, tutto lo staff del Running Saronno.

 

Martedì, 30 Aprile 2019 12:02

Calze a compressione, parliamone

Si sta diffondendo sempre più l’utilizzo di calze specialistiche da utilizzare nel running, non solo durante la corsa. Probabilmente il via lo ha dato una certa Paula Radcliffe, una decina di anni fa; successivamente si è compreso che non era solo una buona idea di “marketing”, in realtà i vantaggi nell’utilizzo di determinati prodotti c’erano davvero.

Le calze a “compressione” si basano su un principio molto semplice, favoriscono il ritorno venoso, cosa che genera una migliore ossigenazione.

Detto questo, in estrema sintesi, per saperne di più e con l’obiettivo di dare un utile contributo alla chiarezza in materia, ci siamo rivolti a Manuela Corona, responsabile di BV Sport, una delle aziende impegnate nel settore.

Buongiorno Manuela, cominciamo proprio da qui: l’azienda BV Sport

Buongiorno a voi. BV Sport nasce dalla volontà di due medici angiologi francesi, uno dei quali, il dottor Michael Prufer; è stato medaglia d’oro alle Olimpiadi di Albertville, nella specialità sci di velocità, chilometro lanciato.

Il binomio tra professione e passione per lo sport ha portato questi medici a studiare ed inventare un nuovo concetto di calza a contenzione/compressione progettata per migliorare in modo significativo il recupero e la performance muscolare dello sportivo: il sistema Booster Veines Sport. 

Come funziona, in pratica, il sistema Booster?

Partendo dal principio che le grandi problematiche dello sportivo si riscontrano a livello del polpaccio è stato messo a punto un sistema esclusivo di compressione “Calf Support”, focalizzato sul polpaccio e che migliora in maniera significativa il ritorno venoso, favorendo l’ossigenazione dei muscoli, dei tendini e dei legamenti. 

Ogni runner ha esigenze diverse, non fosse altro per questioni anatomiche, oltre al fatto che le pressioni non possono essere uguali lungo tutto il polpaccio, e non solo. Precauzioni, accorgimenti, suggerimenti?

Infatti, negli ultimi 10 anni, il centro R&S BV Sport, con l’intento di rendere i propri prodotti ancor più precisi e completi, ha elaborato una calza concepita sulla lavorazione di diversi tipi di maglie a rigidità variabile (ultra-leggere/leggere/semi-rigide/rigide) che esercitano delle pressioni specifiche a livello del polpaccio, della tibia e della caviglia: la compressione selettiva.

Questo concetto unico, studiato e brevettato da BV Sport, rispetta l’anatomia e la fisiologia dello sportivo, permette un miglior ritorno venoso, ottimizza il carico muscolare nel momento d’impatto del piede al suolo e riduce in modo significativo le vibrazioni e le oscillazioni che si creano durante l’attività sportiva. 

Quindi questi prodotti sono specificamente studiati per lo sport?

E’ chiaro che tutti i nostri studi si sono concentrati sulle esigenze dello sportivo e quindi sulla necessità di migliorare il ritorno venoso soprattutto accelerando l’eliminazione delle tossine che si accumulano a livello del polpaccio.

Inoltre, la selettività delle pressioni, come detto, ci permette di diversificare la rigidità delle maglie utilizzate: la compressione rinforzata al polpaccio si differenzia totalmente, ad esempio, dalle maglie alleggerite a livello della tibia dove pressioni troppo forti potrebbero essere controproducenti soprattutto per chi soffre di periostiti o di altri problemi a livello del tibiale. 

La precedente domanda era meno banale di quanto potesse sembrare; si tende ad assistere ad un uso sempre più ampio di questi prodotti, anche da chi non pratica sport, ma soffre di problematiche circolatorie (esempio varici.)

Ecco, importante chiarire questo passaggio: una persona affetta invece da patologie vascolari deve necessariamente essere seguita da uno specialista affinché la indirizzi al prodotto più efficace per la patologia di cui soffre.

Le calze terapeutiche hanno compressioni diverse dalle nostre perché vanno a curare disfunzioni di cui noi non ci possiamo occupare. 

Veniamo alla domanda che interessa a tutti quelli che corrono e vorrebbero…andare più veloci: si può sostenere che le calze a compressione, assodato che si utilizzi il prodotto giusto, migliorano le prestazioni?

La prestazione di un atleta, i suoi tempi, non possono essere variati o alterati dall’utilizzo di un gambale compressivo. Tuttavia se riusciamo ad agevolare l’atleta diminuendo il fenomeno delle “gambe pesanti”, ritardando la soglia dell’affaticamento, riducendo il rischio di dolori muscolari o crampi e conferendogli un ottimo “comfort” durante la sua sessione sportiva, allora credo proprio che siamo riusciti ad apportare un nostro supporto.

Non dimentichiamo che i Booster agiscono sull’eliminazione delle tossine ma anche sul trattenimento muscolare riducendo le vibrazioni.

Mi sento comunque di evidenziare che 20 anni di ricerca scientifica, 4 studi clinici e 5 brevetti internazionali nonché 10 000 atleti ad alto livello che utilizzano il nostro BOOSTER ELITE ci incoraggiano a proseguire sull’evoluzione di questi prodotti che, siamo certi, conferiscano un sostegno importante. 

Quando utilizzare la calza Booster?

Booster è una calza privata del piede studiata appositamente affinché la si possa abbinare a qualsiasi tipologia di sport: la si indossa e poi si utilizza il calzino più appropriato alla disciplina sportiva che si andrà ad intraprendere.

Non è indicata per il riposo o la fase del sonno: la mancanza del piede potrebbe creare problematiche in situazioni di sedentarietà. Invece esistono altri prodotti studiati per la fase del recupero e per il benessere quotidiano, ma hanno pressioni che si differenziano da quelle utilizzate per lo sforzo. Pertanto “pollice alzato” per tutti i runner, per allenamento, brevi e/o lunghe distanze e, naturalmente, per gareggiare. 

Qualche suggerimento pratico, anche per il mantenimento del prodotto?

Come tutti i capi di abbigliamento sportivi, affinché abbiano una durata nel tempo, necessitano di qualche riguardo:

  • lavaggio a mano, o in lavatrice, a temperature che non superino i 30°
  • se in lavatrice, possibilmente, all’interno di una rete per bucato e, dove possibile, impostando il programma apposito per capi sportivi
  • evitare l’uso di asciugatrice e non deporre su fonti di calore tipo il radiatore. I capi tecnici sono dotati di elastomero che, surriscaldandosi, comprometterebbe la durata del capo stesso.
  • non stirare
  • evitare l’uso di mollette 

 

 

 

Sfida spettacolo doveva essere e così è stato, anche se la padronanza assoluta di Kipchoge è stata chiara. Di certo non è stata Mo Farah contro Eliud Kipchoge, troppa differenza, perlomeno allo stato attuale. Benissimo Yassine Rachik, polverizza la sua precedente miglior prestazione (2:12:09), chiudendo al nono posto in 2:08:05.

Ha vinto Eliud Kipchoge col tempo record della manifestazione, 2:02:38 (precedente 2:03:05), a seguire due etiopi, Geremew (2:02:54, nuovo record personale) e Mule Wasihun (2:03:15).

Una gara che ha visto ben presto i protagonisti formare un gruppetto e correre su ritmi con proiezioni finale sotto le due ore e due minuti! (passaggio 5 k = 14:23, 10 k = 29:05) . Ritmi che hanno consigliato a Mo Farah di defilarsi in fondo, talvolta staccarsi, sempre assistito da una lepre a lui dedicata. Qui non ci si può certo dire che sia stata la sua consueta scelta  di partire da dietro, di certo non vale quei tempi (o quantomeno non ancora). Sono tre le lepri affiancate a fare il ritmo, non c’è vento, ma stare “a ruota” ad oltre 20 km/h è vantaggioso.  Yassine Rashik corre sin dall’inizio su tempi notevoli (passaggio ai 10 k in 29:49). Dopo il km 30 non ci sono più pacer, la testa della gara vede Kipchoge sempre in testa con Geremew, Kitata e Wasihun. Inizia la selezione, lenta ma inesorabile: prima di stacca Kitata, poi Wasihun e poi Geremew, davvero troppo forte Kipchoge, che pare aver controllato la gara in ogni singolo momento.

Tra le donne vince Birgid Kosgei in 2:18:20, nuovo record personale, davanti a Vivian Cheruiyot (2:20:25), quindi doppietta keniana. Terzo posto per l’etiope Roza Dereje, tempo finale 2:20:51. Solo quinta Mary Keitany, una delle favorite.

Una gara femminile relativamente più tranquilla, si corre per buona parte sopra i 3’20/km. Esplode dopo la mezza e ancora di più verso il km 30, con Kosgei, Cheruiyot e Dereje che staccano Keitany. E’ poi la volta di un’accelerazione impressionante di Birgid Kosgei, che vola diversi chilometri appena sopra i 3’/k. La gara sembra essere ad una svolta, ed invece Cheruiyot torna sotto. La Kosgei potrebbe avere un impatto negativo sotto il profilo psicologico e invece non è così: riparte, e questa volta l’azione è quella buona e definitiva.

Intanto giusto rilevare che c’è un bel pezzo di Italia in questa maratona di Londra 2018: Birgid Kosgei e Mosinet Geremew sono atleti della Rosa Associati, complimenti. Poi volevo ricordare una mia bella esperienza in Kenya, ci sono stato nel 2018 a visitare e “vivere” alcuni Training Camp del dottor Gabriele Rosa. Tra questi quello di Kapsait, quasi 3.000 metri di altezza, un posto dove è lecito chiedersi come si faccia a vivere, non c’è niente. Qui ho conosciuto Brigid Kosgei, uno scricciolo di poco più di 40 chili; aveva appena terminato un duro allenamento in salita, dopo questo ha fatto un altro po’ di strada per andare a prendere l’acqua con i secchi per farsi la doccia. Durante il pranzo ho chiaccherato a lungo con lei: timida, dolce, sempre sorridente, quasi imbarazzata dell’importanza che le veniva associata. Il dr. Rosa mi disse “guardala bene, e ricordala, questa è una grande atleta che molto presto diventerà grandissima”.

Eccola qua, a vincere Londra, dopo Chicago. Difficile pensare si fermi qui.

Sabato, 27 Aprile 2019 12:05

Milano: Walk& Middle Distance Night

SERVIZIO FOTOGRAFICO

Si è vista davvero una bella atletica al Campo XXV Aprile di Milano, in una manifestazione organizzata dal Cus Pro Patria. Mezzofondo, anche prolungato, con l’esordio di un 10.000 metri di alto livello, che ha visto cadere molti primati personali. Serata perfetta dal punto di vista climatico: infatti la pioggia, annunciata da tanti, non è vista proprio.

Vediamo le principali gare.

5.000 metri donne: davanti a tutte la keniana Caroline Gitonga (15.42.20-R2gether), già vincitrice a Torino sulla 10 k T-Fast in 32:02, ma è importante quello che si è visto dietro. Splendido secondo posto della promessa, di categoria e di fatto, Francesca Tommasi (C.S. Esercito) che polverizza il precedente personale, portandolo alla soglia dei 16 minuti (16.03.83). Molto bene anche Giovanni Epis (Carabinieri), anche lei al nuovo personale di 16.07.18. Peccato per una prima parte di gara relativamente lenta, se da una parte c’è un pochino di rammarico, dall’altra la consapevolezza che i margini di miglioramento ci sono tutti.

10.000 metri uomini. La gara che ha prodotto più record personali, una prima volta all’interno del Walk&Middle Distance che meglio non poteva andare. Pacer per avvicinare i 28 minuti ma anche i 29, in questo modo ci sono state state diverse “gare nelle gare”, a rendere più spettacolare la competizione. Ben 8 atleti sotto i 30 minuti: vince James Kibet (R2gether), con un ottimo 28:23, ma del resto questo atleta ha un pb di 13:11 sui 5.000 metri. Ma ciò che ha entusiasmato è quello che si visto dietro: Italo Quazzola (Casone Noceto) corre sempre più forte e anche bene. Una gara condotta con abilità e tenacia lo porta ad abbattere con margine il muro dei 29 minuti (28:48). Ma molto bene anche altri italiani, in tanti si sono portati a casa il nuovo personal best: a cominciare dai compagni di team Francesco Carrera (29:29) e Ahmed Ohuda, categoria promesse (29:31). Nadir Cavagna (Valle Brembana), terzo all’arrivo con 29:29, poi Riccardo Mugnosso (29:37-DK Runners). Anche Pietro Sonzogni (Valle Brembana) e Pasquale Selvarolo (Casone Noceto), finiscono sotto i 30 minuti migliorando i propri limiti, chiudono rispettivamente in 29:55 e 29:56

1500 metri donne. Gara che vedeva il ritorno di Marta Zenoni in pista aperta; l’atleta dell’Atl. Bergamo 1959 ha vinto in 4.14.63, a un soffio dal suo personale di 4.14.50, il che fa bene sperare in prospettiva. Bene anche Laura Dalla Montà (Assindustria Padova), battuta in volata può consolarsi con 4.14.84, un miglioramento di 7 secondi sul precedente personale. Terza Eleonora Vandi (4.18.32 (Atl. Macerata).

1500 metri uomini. Anche qui cadono i primati personali: vince davanti a tutti Pietro Arese (Safatletica Piemonte), nuovo pb di 3.45.71 dopo una gara condotta quasi sempre in testa. Seguono Soufiane El Kabbouri (3.46.26-Cus Torino) e Matteo Spanu (Atl.Malignani), anche lui col nuovo record di 3.46.38. Di notevole rilievo tecnico la prestazione di Luigi Ferraris (Valle Brembana), con 3.51.62 realizza la miglior prestazione italiana SM40 (precedente Davide Raineri, 3.53.11).

In chiusura, un meeting importante: giunto alla sua nona edizione ha saputo qualificarsi negli anni come appuntamento dove gli atleti possono trovare le migliori condizioni; ottima l’idea di inserire un 10.000 metri.

Come ormai noto, l’edizione 2019 della maratona di Roma è stata organizzata direttamente da Fidal, questo perché non c’erano i tempi tecnici (e invece molti ricorsi aperti) per assegnare l’organizzazione ad uno dei partecipanti al bando di concorso.

Ora il Comune di Roma (ma credo che Fidal sia stata parte attiva in merito), alla conclusione delle procedure previste dal bando, ha aggiudicato in via preliminare la manifestazione, per il triennio 2020-2022, ad Infront, società che dovrebbe avvalersi della collaborazione di Italia Marathon Club, cioè il gruppo che ha sempre organizzato la maratona di Roma sino al 2018.

Ora ci sono i cosiddetti tempi tecnici: 30-60 giorni per verificare il rispetto delle procedure e la correttezza di tutti i percorsi seguiti e confermare l’aggiudicazione.

Tutto finito? tutto chiaro? Forse. Ricordiamo i vari ricorsi pendenti, è possibile che i perdenti (RCS Active Team, Atleticom e 42195, gli altri contendenti) non siano soddisfatti dell’esito e, eventualmente, presentino altre “obiezioni” in merito. Tra queste, chissà, il rapporto Fidal/Infront. 


(F.M.) D'altra parte, i nomi-parlanti dei dirigenti di Infront, quasi tutti di matrice tedesca, promettono ... una lotta dura (Streit, come il direttore del reparto finanza e amministrazione), cavoli, anzi "vino acido" (Sauerwein, come il direttore del ramo Italia) per chi volesse opporsi, e addirittura pustole e vaiolo (Blatter) per gli oppositori più decisi.
Ma al di là dei giochi di parole, come ricaviamo dal Corriere della sera (F. Giambertone, 12-2-2015), il presidente generale di Infront Philippe Blatter  (54 anni), nipote di Joseph a lungo presidente della Fifa (fino a quando, nel 2015, dovette dimettersi venendo successivamente squalificato per 6 anni insieme a Platini), figlio di Marco già direttore del Coni svizzero, nel 2015 vendette Infront Sports & Media, la più grande società del mondo di “servizi che ruotano intorno allo sport” al cinese Wanda Dalian Group per oltre un miliardo di euro. Infront era nata dopo la bancarotta di ISL  (International Sport and Leisure), l’agenzia di marketing stretta collaboratrice della Fifa per vent’anni, e si era aggiudicata subito i diritti tv del Mondiale 2002 e del 2006, con una grandiosa impennata del fatturato.
Dunque, su Roma calano i Goti, e chissà se sarà la vorta bbona per arrivare a una maratona alla pari con le più grandi del mondo.

Domenica, 07 Aprile 2019 16:56

Arona (NO) - 10 K Arona

Piove in riva al lago Maggiore, ma nemmeno troppo, anche se certamente una giornata col sole avrebbe reso merito alla spettacolarità del percorso e di questi luoghi. Si parte a Nord di Arona, in zona Antico Porto Commerciale, per poi procedere verso sud, correndo sempre sul lungo lago. Sono due giri da circa 5 chilometri.

Vince quasi in volata Marco Giudici (Sport project VCO), col tempo di 31:33, su El Mehdi Maamari (31:35 – Fulgor Prato Sesia). Terzo posto per Francesco Nicola (32:15 – Ermenegildo Zegna).

In campo femminile prevale Francesca Durante (37:05 – Atl. Fanfulla); seguono Giada Licandra (37:35 – Atl. Canavesana) e Debhora Li Sacchi (38:43 – Olimpia Runners).

Percorso decisamente veloce, qualche fastidio per la pioggia, che non si può definire “battente”, e per il fondo scivoloso, ma solo nei brevi tratti in porfido. Per il resto molti i tratti filanti dove si può spingere bene, certo che bisogna averne per farlo. Andata e ritorno sul lungo lago con giro di boa dopo circa 2,5 km, giustamente e correttamente attrezzato di tappeto di rilevamento. Dopo essere transitati in zona arrivo, si riparte per i secondi 5 chilometri.

Come spesso accade in queste gare non molto conosciute, i partecipanti sono relativamente pochi, ma buoni, cioè forti; i primi 90 (sul totale di 238 classificati) hanno corso sotto i 4’/km, per rientrare nei primi 150 bisognava andare sotto i 4’30/km.

Se non mi sbaglio, di questi tempi è la prima 10 chilometri su strada classificata “gara nazionale, livello bronze”, su percorso omologato e certificato. Dall’1 gennaio 2019, infatti, anche le distanze su 5 e 10 chilometri devono rientrare nel calendario nazionale Fidal; a prescindere dalle opinioni che si possono avere in merito sull’opportunità di questa nuova invenzione, in soldoni significa che, oltre alla certificazione del percorso (400 euro), la tassa gara passa a 750 euro (regionale = 400). Queste sono le cifre a mia conoscenza, poi è possibile che il cuore tenero di qualche comitato regionale abbia consentito un approccio più morbido con le nuove normative.

Ma la cosa che, a mio avviso sorprende, è che per questa 10 k è stata fatta subito la richiesta di gara nazionale; coraggio? Incoscienza? Ambizione di crescita? C’è probabilmente un po’ di tutto nella decisione, certamente registriamo subito che la gara è bene organizzata: deposito borse, spogliatoi, ristoro ben fornito, tutto al riparo della pioggia. La sede di partenza ed arrivo, piazza del Popolo, è stata bene attrezzata per rispondere alle esigenze. Rimane un potenziale problema di parcheggio, in particolare se i numeri cresceranno, cosa che auspico perché Andrea Ponti e tutto lo staff della Podistica Arona hanno lavorato proprio bene.

Capitolo costi di iscrizione: ormai sono lontani i tempi dove ci si chiedeva quando saremmo arrivati all’euro/chilometro, una soglia ormai raggiunta e superata da tutte le 10 k. Anche qui il range era 12-15 euro (18 il giorno della gara).Personalmente credo che nella valutazione si debba tenere conto di tutto l’insieme offerto, ma soprattutto del percorso e della tipologia di gara; a fronte di una gara nazionale, che prevede un percorso certamente preciso e confrontabile, e che ciò comporta un costo elevato per chi organizza, i soldi si possono considerare ben spesi

Partita con la pioggia ed arrivata col sole, queste le condizioni climatiche della 25^ Maratona Internazionale di Roma, per l’occasione organizzata direttamente dalla Federazione Italiana di Atletica Leggera.

Il “colpo” della giornata lo ha fatto la 22enne etiope Alemu Megertu, che vince col record femminile della manifestazione, 2:22:52. Il podio, tutto etiope, vede al secondo posto Muluhabt Tsega (2:26:41) e terzo Chaltu Negesse (2:30:45). Bene Laila Soufyane, al rientro dopo la maternità chiude al quarto posto col tempo di 2:34:54, nemmeno lontanissimo dal suo personale di 2:32:29 (Valencia 2015).

Tutto sommato più avvincente la gara maschile: vince Tebalu Zawude Hevi, tempo di 2:08:37. Anche qui l’Etiopia occupa tutti i gradini del podio. Secondo Tesfa Wokneth (2:09:17), terzo Yihunilign Adane (2h09:53). Gara relativamente tranquilla fino al km 32, quando i pacer esauriscono il loro lavoro si scatena la bagarre, che purtroppo esclude il nostro Daniele Meucci. Già in leggero ritardo al km 30, decide di ritirarsi.
Il vincitore cambia passo al km 36, qui inizia la sua progressione che lo porterà a vincere con buon vantaggio sul secondo. Interessante notare che la seconda metà della gara è stata corsa dal vincitore ben più velocemente della prima (il cosiddetto negative split), infatti dopo il passaggio al km 21,097 in 1:05:01, ha coperto la seconda mezza in 1:03:36.

Complimenti ad Ahmed Nasef: nonostante i suoi 44 anni chiude in 2:16:57, primo italiano e 11esimo assoluto.

Davvero numerosa la partecipazione alla Stracittadina, i dati riferiscono di 18.000 presenze, nella maratona i classificati risultano essere 8692, di cui l'ultima è stata Federica Stroppa che ha chiuso in 6:41:07.

Questa sera la maratona di Roma sarà trasmessa in differita su RaiSport, con inizio ore 22.40.

Si apre il mese di aprile, che prevede tante importanti maratone, in Italia e in un Europa. Qui parliamo di Roma, Milano e Rotterdam, perché più coinvolti, per alcune ragioni; ma si correrà anche a Vienna, Hannover, Bonn ecc. Seguiranno poi Parigi (14 aprile: in Italia ci sarà l'antica Russi), Boston (15 aprile), Londra (28 aprile), ma anche la nostra Padova, stessa data di Londra. Invece il 21 aprile non c’è nulla ad alto livello, nemmeno mezze maratone: la Pasqua viene rispettata, e per i patiti in crisi d'astinenza ci sarà la terza delle quattro maratone consecutive a Rieti e dintorni. Oppure il 25 ci sarà la 50 km di Romagna a Castelbolognese.

Partendo da Milano, sembra si vada verso il record di partecipazioni, visto che sono stati dichiarati “quasi 8.000 iscritti” (oltre a “quasi 4.000 staffette”). Va bene, facciamo atto di fiducia, poi i conti si faranno alla fine, magari anche col meteo, che potrebbe rappresentare una buona giustificazione per eventuali risultati al di sotto delle premesse, e promesse. Non ancora svelata la lista dei top runner, siamo invece certi della presenza del toscano Stefano La Rosa, viene dato in buona forma, potrebbe migliorare il suo primato personale (2:11:08 – Siviglia 2018).

Roma, che ha raggiunto il tetto dei 10.000 iscritti, corre più veloce, quantomeno nelle informazioni relative agli atleti élite, con la solita pattuglia di africani. Ecco quelli accreditati coi migliori tempi: gli etiopi Abayneh Ayele Woldegiorgis (PB 2h06:45), Tebalu Zawude Heyi (PB 2h07:10), Demise Teshome Brihanu (PB 2h08:20), Workneh Tesfa Tiruneh (PB. 2h08:51), Dereje Tesfaye Gebrehiwot (PB 2h08:17.

Invece queste le migliori donne, sono etiopi: Muluhabt Tsega, che solo 22enne ha già corso in 2:25:48, e Asnakech Mengistu Egigayehu (pb di 2:25:50). Per l’Italia correrà Laila Soufyane, che rientra alle gare dopo essere diventata mamma.

Per l’Italia maschile torna a gareggiare sulla distanza Daniele Meucci, sarà interessante vedere con quali risultati dopo il cambio di coach (da Massimo Magnani a Daniele Caimmi-Giada Berucci). Chissà se è già pronto per abbassare il suo personal best (2:10:45 – Otsu, Giappone 2018).

Doveroso segnalare Ahmed Nasef, già due volte campione italiano di maratona, che a 44 anni continua a correre forte.

Di Rotterdam  riferiamo perché è una delle maratone più veloci in Europa (salvo problemi di vento), ma soprattutto perché ci sarà la nostra Giovanna Epis, che ormai dovrebbe aver ben smaltito la delusione per la mancata partecipazione, causa infortunio, alla maratona europea di Berlino. Se le statistiche valgono qualcosa, c’è da ben sperare: la ragazza si è sempre migliorata nelle sei maratone sinora corse, da 2:39:28 di Firenze 2015 a 2:29:41 di Siviglia 2018.

E con questa sono 18 le edizioni della maratona di Cernusco Lombardone, un bel traguardo, se consideriamo le crescenti difficoltà di organizzare gare, in particolari sulle distanze tradizionali, come appunto la mezza maratona.

I numeri dicono 290 iscritti e 261 classificati, contro i 255 del 2018 (267 nel 2017); viene da dire che in questa manifestazione c’è uno zoccolo duro che tiene nel tempo. Cresce la staffetta, alla seconda edizione fa registrare 50 coppie regolarmente classificate, contro le 37 del 2018.

Loris Mandelli (Pol. Carugate) vince la maratonina in 1:11:32, davanti all’atleta locale Paolo Pizzato (1:12:06), vincitore della scorsa edizione. Terzo posto per Giuseppe Molteni (1:13:52 – Atletica Desio), che per due volte qui era arrivato primo (2015 e 2016).

Nella gara femminile piuttosto vicine le prime tre posizioni: prima Elvira Marchianò (La Fenice – 1:30:50), seconda Marinella Guida (X Bionic Team – 1:31:27), terza Valeria Vergani (Green Sport – 1:32:12).

Maratonina a staffetta con la coppia Roberto Dimiccoli e Mattia Parravicini che vince in 1:10:57; notevole il distacco sui secondi classificati, Giuseppe Neutro e Alessio Cipolletta (1:17:41); terzo posto per Stefano Mandelli e Lorenzo Pozzi (1:19:14).

Il percorso è sempre lo stesso, ormai super collaudato, di certo non facile per alcune salite, brevi ma impegnative, ed un tracciato che presenta almeno 15 chilometri di costanti ondulazioni. Si corre in minima parte su strade aperte al traffico, ma il disturbo è davvero limitato, probabilmente anche per l’educazione dei locali. Sempre la stessa anche la logistica, direi ottima, tutto è concentrato in un’area molto limitata.

Come da consuetudine, larga la base dei premiati: oltre ai primi 5 della classifica generale, andavano a premio i primi 5 di ogni categoria Fidal. Andando a pescare qualche prestazione interessante si trova il primo SM60, Gian Franco Mazzucchelli (1:27:06 – Team OTC); ma anche un SM65, Aurelio Moscato (1:28:36 – Polisportiva Libertas Cernuschese). Poi Giovanna Cavalli, Atletica Paratico, una ragazza del '59 che qui ha chiuso in 1:38:35. Ma il risultato che trovo più sorprendente è quello di Pierino Gamba (Marathon Team Bergamo), un SM70 che ha corso in 1:35:547. Chapeau. Invece, ormai non fa quasi più notizia Giorgio Binaghi Campana (Cus Bergamo Atletica), SM50, tempo finale 1:14:38 e quarto assoluto!

Tutti bravi, bravi e forti. Ma brava anche Margherita Cantù, classe 1957; ho condiviso con lei una parte di gara, ha sofferto, stretto i denti ed alla fine portato a casa il tempo di 1:54:25. Una performance interessante, se consideriamo che sul veloce percorso di Vittuone aveva impiegato 1:55:33, si può immaginare che un prossimo miglioramento del crono per questa ragazza non sia poi così difficile.

Presenza durante la gara e alle premiazioni addirittura di due presidenti Fidal, Giampaolo Riva (comitato Lecco-Como) e Gianni Mauri (comitato Lombardia).

La Polisportiva Libertas Cernuschese ha ringraziato, oltre alla sindaca Giovanna De Capitani (che ha partecipato alle premiazioni), le autorità locali, i vigili, tutti i volontari e gli associati del gruppo sportivo.

Arrivederci al 30 marzo 2020.

Ecco una gara davvero storica che riesce a sopravvivere nei tempi moderni, e non è cosa da poco. Nata nel 1971 per volontà di Ismar Pasteris, cui è intitolata oggi la manifestazione, ha subito un’interruzione di ben undici anni; correva l’anno 2002 quando una tremenda alluvione nella Valle Cervo si era portata via la strada, quella che ieri ed oggi è il percorso di gara. Una manifestazione rinata grazie al GAC Pettinengo e Claudio Piana, popolare organizzatore di queste parti.

L’ho corsa più volte, prima e dopo l’alluvione, cosa è cambiato? Viene da dire: poco, salvo il fatto che si correva nel mese di giugno, invece dalla sua rinascita è in marzo. Per il resto la “magia” è sempre la stessa: si parte da via Lamarmora, dal centro di Biella, 400 metri di altezza, si arriva a Piedicavallo (1050 metri), 650 metri da superare con relativa facilità, perché distribuiti su poco più di 19 chilometri.

Invece sono gli ultimi mille metri, quelli che portano da Ponte Pinchiolo a Piedicavallo, a rappresentare una sorta di via Crucis, in particolare se hai speso troppo prima. La rampa finale è (quasi) da vertical, meglio tenere lo sguardo in basso, per non farsi del male e prendere da cattivi pensieri. Però l’arrivo a Piedicavallo vale da solo la pena di correre questa gara, qui finisce la Valle Cervo e la stessa strada, iniziano i sentieri montani che portano in Valsesia. Una storia, o leggenda, più o meno accreditata, sostiene che il nome Piedicavallo derivi dal fatto che in tempi antichi la località si potesse raggiungere solo a cavallo.

Oggi è un paese di nemmeno 200 abitanti, festoso e accogliente come pochi quando arriva la gara. Ma c’è davvero tanta storia in questa gara, non solo perché dura da tanti anni, ma perché da qui sono passati tanti grandi atleti. Qualche nome? Un certo Franco Franco Arese, mezzofondista che non disdegnava di cimentarsi su distanze più lunghe ed in salita: ai tempi i criteri di allenamento erano diversi da oggi. Ha vinto nel 1973 e 1974, realizzando il record della gara (1:05:26). Record che durò per otto anni, fino a quando un altro grande atleta, Gianni Demadonna, fermò il cronometro a 1:04:42. Nella stessa edizione Rita Marchisio vinse in 1:16:42. Tempi record che tuttora resistono e pare difficile possano venir battuti.

Ma su questo percorso tanti altri nomi importanti si sono confrontati: Franco Ambrosioni, Luciano Acquarone, Walter Durbano, Luciano Allegranza, e altri ancora.

I numeri di questa gara sono sempre stati bassi, quantomeno in rapporto alle potenzialità ed al bel “prodotto” offerto, forse sempre lo rimarranno. 300 nell’anno record (2016), quantomeno dopo il 2012, l’anno della rinascita. In realtà le statistiche riferiscono di 451 nel 1974, forse dovuto a qualche coincidenza o ricorrenza particolare. Sarà la difficoltà del percorso? E’ possibile, eppure è proprio bello. Forse Biella non è così facile da raggiungere? E’ quasi equidistante da Torino e Milano, un centinaio di chilometri, chissà se viene vista poco “piemontese” dai torinesi, oppure troppo lontana dai milanesi. Certo che da qualche anno in pari data si corre la Stramilano.

Dalla neve di alcune recenti edizioni ai 20 gradi di quella corsa il 24 marzo. Meglio così, forse. In ogni caso presto o tardi ci rivedremo, cara Biella-Piedicavallo.

 

 

 Il vincitore e allora primatista Arese intervistato nel 1973

 

SERVIZIO FOTOGRAFICO

Già, capita di non poterle correre le gare, ogni tanto prevale il buonsenso (che raramente alberga negli amatori) ed allora ci si accontenta di vederle. E raccontarle.

Ed è stata davvero un bel vedere questa Stramilano edizione numero 44, festeggiata col botto. Record vero, con 6718 atleti e 'diversamente atleti' passati sotto la finish line, dato che batte il precedente di 6359 (anno 2017). Al solito nelle manifestazioni è meglio fidarsi dei numeri veri, quelli che possono vedere e verificare tutti; le euforie da ufficio stampa, magari indotte dagli stessi organizzatori, spesso fanno … sbagliare i conti.

Anche i tempi dei vincitori non sono stati niente male, certamente gli oltre 20 gradi già alle 10.30 della partenza non hanno aiutato, ma è nel corso della gara che troppi atleti hanno fatto molti chilometri in solitudine, e chi se ne intende sa quanto questo sia importante, in particolare quando si cerca il massimo della prestazione.

Diciamo subito della bella gara di Lorenzo Dini (Fiamme Gialle), quinto col tempo di 1:03:35, che gli vale il personale sulla distanza (precedente Verona 2019, 1:03:53). L’allievo livornese di Stefano Baldini, sia pure con poca esperienza nella mezza maratona ed avendo corso da solo per molti chilometri, mostra una certa predisposizione per i 21097 metri.

Alla fine ha vinto… uno sconosciuto, comunque un atleta del quale si sapeva molto poco, infatti nel corso della conferenza stampa post gara c’è stato un certo imbarazzo nel descriverlo.  Il vincitore Kibor Vincent Raimoi (classe 1996) viene dal Kenya, più precisamente da Nyahururu (contea di Laipikia, Rift Valley), cittadina sede di una delle gare nazionali più importanti, una 10 k dove il 50esimo classificato vale già 29 minuti. Un’area geografica situata a 2300 metri di altitudine che sforna ogni anno atleti di alto livello. Raimoi gareggia spesso in Giappone, era alla sua prima gara in Europa, anche se ha fatto il pacer a Padova nel 2018. Col tempo di oggi, 1:00:10, polverizza il precedente primato (1:01:49, 2018, Tachikawa-Giappone). Ha un personale di 13:35 sui 5.000 metri e di 28:30 sui 10.000, tempo che oggi ha battuto… di passaggio sui 10.000 (28:20)!.

Vittoria quindi con tempo vicinissimo ai sub 60 minuti, dopo una gara avvincente con quello che dai più era indicato come favorito (nonostante fosse all’esordio sulla mezza maratona), il keniano Kipchoge Jairus Birech, fratello minore di quel Cosmas Birech, vincitore della maratona di Roma nel 2018 e per tre volte della Stralugano. Birech ha cominciato ad allungare già al km 10, passato in 28’15, un piccolo vantaggio incrementato sino ad una ventina di secondi, poco oltre il km 15. Poi è iniziata la rimonta di Raimoi, che ha raggiunto e superato Birech negli ultimi chilometri di gara. Terzo un altro keniano, spesso presente in Italia, Paul Tiongik (Alpi Apuane), a chiudere in 1:02:07, nuovo personal best.

Detto di Lorenzo Dini, il podio italiano si completa con Yassine El Fathaoui (1:05:31, Circolo Minerva) e Riccardo Mugnosso (1:07:12, DK Runners).

Gara femminile che ha visto il trionfo di Priscah Jeptoo, argento alla maratona mondiale di Daegu e alle Olimpiadi di Londra 2012. C’erano oggettivi dubbi sulla sua condizione, dopo una maternità e recenti problemi fisici: spazzati via tutti, ha corso da leader controllando la gara sino al km 15, poi “ha cambiato”, come si usa dire in gergo. Ha vinto la gara in 1:08:27, davanti all’etiope Dinke Meseret Meleka (1:10:39) e a un’altra keniana, Lucy Wambui Murigi (1:11:45), già vincitrice di Stramilano 2017 e campionessa mondiale in carica di corsa in montagna. Prima europea la svizzera Mathys Maude, tempo 1:13:46.

Prima italiana è stata Elisa Stefani (1:14:04, ASD Brancaleone); secondo posto per Sarah Giomi (1:17:12, A.S. Dribbling) e terzo per invece per Elisabetta Iavarone (1:18:00, ASD Lieto Colle).

Alla fine per me è stata davvero una bella esperienza, anche se si… fatica a non correre (chi corre mi capisce). Il pass mi ha permesso di girare liberamente prima, durante e dopo la gara: tra gli atleti, i colleghi giudici, i tanti volontari. Di cogliere le espressioni, prima preoccupate perché si teme sempre che qualcosa possa andare storto, poi felici, degli organizzatori (magari un po' meno nelle ore successive, per le critiche che arrivavano dai partecipanti); cito tra i tanti Michele Mesto e Andrea Alzati, due colonne portanti di questa manifestazione. Bravi davvero tutti, a cominciare dai 6718 che ce l’hanno fatta, ma anche quelli che per qualche ragione non ci sono riusciti. Ci saranno tante altre occasioni per loro.

Il comunicato degli organizzatori in merito ai problemi sul percorso, pubblicato ieri sera

Buonasera runner, questo post è rivolto ai partecipanti della Stramilano Half Marathon. In molti ci avete segnalato i disagi dovuti alla mancanza di rifornimenti. Purtroppo il caldo eccessivo, che ha superato quello anticipato dalle previsioni meteo ufficiali, ha creato maggiori esigenze di idratazione nei primi due/tre punti di ristoro, portando ad un incredibile (e ben oltre i soliti standard) consumo di acqua. Volevamo scusarci con chi ha dovuto fare i conti con questo problema, non era assolutamente nostra intenzione far rimanere nessuno senza "carburante". Speriamo che una volta tagliato il traguardo siate riusciti a reintegrare quanto perso durante la gara presso il Villaggio Atleti dove l'acqua non mancava. Vi ringraziamo per esserci stati ed aver dato il vostro contributo a questa grande edizione.

Lo staff di Stramilano.

Regolamenti poco chiari? Problemi di comunicazione? C’è un po’ di tutto in ciò che è accaduto alla recente Scarpadoro di Vigevano, mezza maratona che nell’occasione valeva per l’assegnazione del titolo regionale assoluto.

Un titolo che, rispetto ad anni orsono, non è più assegnato alle sole categorie junior, promesse e senior (quindi gli over 35 sarebbero stati esclusi), bensì aperto a tutti i partecipanti. Insomma, chi corre più forte è il campione, a prescindere dalla categoria di appartenenza. 

A Vigevano in prima battuta le classifiche erano state stilate sulla base delle precedenti normative, successivamente si è provveduto a modificarle ed ora sono corrette a tutti gli effetti. Per precisione, e a beneficio della regolarità della gara, va detto che non cambia nulla in relazione all’ordine di arrivo.

Questo il testo completo della comunicazione di Fidal Pavia

 

Dalle verifiche effettuate dai GGG successivamente alla chiusura della 13^ edizione della Scarpadoro HM svoltasi lo scorso 17 Marzo 2019 a Vigevano si sono evidenziate alcune imprecisioni nella compilazione delle classifiche ufficiose valide per il Campionato Regionale Individuale Assoluto.

A chiarimento e ad integrazione di dette classifiche, valide per il Campionato Regionale Lombardo Individuale di HM, di seguito riportiamo le prime 3 prime 3 posizioni del Campionato Regionale Assoluto di HM.

Assoluto Uomini: 1° Class: Antonino Lollo - Atl. Bergamo 1959 Oriocenter - 1h10'09" 2° Class: Luca Ferro - Atl. Cento Torri Pavia - 1h13'00" 3° Class: Simone Tiziano Ferraro - ASD FTM - 1h13'05"

Assoluto Donne: 1^ Class: Karin Angotti - A.S.D. GP Garlaschese - 1h21'27" 2^ Class: Monica Pilla - Atl. San Marco U.S. Acli - 1h28'13" 3^ Class: Marta Lualdi - Atl. San Marco U.S. Acli - 1h29'58"

Le classifiche di cui sopra, che coincidono con i primi 3 posti dell'ordine di arrivo maschile e femminile della manifestazione, completano, per il campionato regionale, quelle relative alle categorie Juniores, Promesse e Seniores Under35 maschile e femminile. 

Domenica, 17 Marzo 2019 00:24

Ultrabericus : una bella scoperta

Succede che l’amico Roberto Matteucci ti parla bene di una gara cui ha partecipato, magari tu hai cominciato a fare qualche esperienza nelle corse trail e scoperto che ti piace; ecco allora che ti ritrovi, insieme, al via di questa 9^ edizione della Ultrabericus Trail, che parte e arriva proprio nel centro di Vicenza, dalla bella piazza dei Signori. Una formula adatta quasi a tutti, dai 22 km e 750 metri di dislivello positiva della “Urban”, fino al trail integrale, 65 chilometri e 2.500 metri. Nel mezzo una “twin Lui & Lei”, ovvero l’opportunità di dividersi amorevolmente la fatica a staffetta (34 e 31 chilometri). 

Noi optiamo per la versione Urban, pensando che possa già bastare.

Partenza alle 11, quindi comoda perché c’è tutto il tempo di arrivare e ripartire in giornata. Alle 10 invece era partito il trail integrale e la “Lui&Lei”. 

Un percorso, quello della Ultrabericus in versione Urban, che di Urban ha davvero poco, perlomeno in relazione ai tanti Urban e City Trail che riempiono di frequente i calendari podistici.

Pronti, via, e dopo un paio di chilometri si punta decisamente verso i Colli Berici, con una salita niente male, però seguita da un bel tratto in discesa nel bosco. Siamo a due passi dal centro della città, eppure è già un altro mondo. Tratti di sentiero e buon sterrato si alternano ad alcuni su asfalto. Poco prima del km 9 c’è un bel “tirone”, dove credo che anche i primi non abbiano potuto esimersi dal camminare, sia pure velocemente.

Si sbuca fuori ad Arcugnano, circa km 11, dove c’è il ristoro. Sarà l’unico, ma da regolamento bisogna portarsi dietro una serie di cose (fischietto, giacca antivento, liquidi), quindi l’occasione è quella di idratarsi ma anche riempire le scorte, oltre ad alimentarsi, c’è veramente di tutto! 

Da qui inizia il ritorno verso Vicenza, ancora salite e discese, su fondo prevalentemente sterrato ed erboso, talvolta all’interno di vigneti che tra poco cominceranno a germogliare. Alla fine i chilometri sono circa 20, ma poco o nulla conta in questa tipologia di gare; i risultati non sono mai confrontabili tra loro, tra l’altro alla Ultrabericus ogni anno viene cambiata la direzione, negli anni dispari si corre in senso antiorario, come avvenuto questa volta.

All’arrivo il ristoro è più ricco che non si può: panini, torte, frutta, bevande varie e birra in quantità industriale, giusto per un primo rabbocco, ma poi il pasta party completa, con gli interessi, il calcolo delle calorie spese. Prima ancora una doccia calda ed abbondante. 

Bello il percorso, vario, panoramico, discretamente impegnativo; per andare forte, o semplicemente soffrire meno, è opportuno allenarsi su tracciati collinari, ma anche le campestri risultano utili, qui il fondo è spesso irregolare, credo che in totale l’asfalto rappresenti al massimo un 20-25% sul totale. 

Voto massimo alla logistica, siamo in centro città eppure non manca nulla: spazi in abbondanza, spogliatoi, docce, deposito borse, tutto raccolto in qualche centinaio di metri rispetto a partenza/arrivo. 

Crescono ancora i numeri di questa manifestazione, evidentemente gradita a molti, oltre al sottoscritto: Integrale = 1022, Lui&Lei = 184, Urban = 428. Nel 2018 questi erano i numeri, nella stessa sequenza: 963, 99 e 342. 

Un ultimo dettaglio, decisamente apprezzabile: il prezzo di iscrizione è veramente quello che si legge, netto, niente balzelli o gabelle che fanno lievitare gli euri, un’abitudine piuttosto diffusa.

  

 

Lunedì, 11 Marzo 2019 16:34

Maratona di Barcellona da record

 

10 marzo - Cadono i precedenti record a questa 42,195 km spagnola, giunta alla sua 42esima edizione.

Certamente hanno giovato un percorso più veloce e delle condizioni meteo ottimali, con 10 gradi alla partenza; altrettanto la qualità degli atleti.

L’atleta del Barhain, ma di chiare origini etiopi, Alemu Bekele ha vinto in 2:06:04 realizzando il nuovo record della manifestazione e migliorando nettamente il suo personale (precedente di 2:11:20, Madrid 2018). Al secondo posto Abebe Negewo (2:06:49) e terzo col tempo di 2:06:54 il vincitore del 2018, Anthony Maritim. I primi tre classificati sono andati tutti sotto il precedente record della manifestazione.

Anche la etiope Kuftu Tahir ha fatto segnare il miglior tempo femminile, fissando il nuovo limite a 2:24:44, un miglioramento pazzesco rispetto al suo precedente, un 'modesto' 2:34:35 (Amburgo 2018). Seconda classificata la keniana Josephine Chepkoech, 2:25:20; terza in 2:25:35 Joy Kemuna, dichiarata del Kazakistan ma keniana secondo le liste IAAF. 

Il comitato organizzatore ha dichiarato 17.465 partecipanti, forse comprendendo la gara del giorno precedente, il 9 marzo; una manifestazione riservata ai giovani, nati dall’anno 2005 al 2014, con distanze da 400 a 1000 metri.

In realtà sono 13.803 i podisti classificati entro il tempo massimo stabilito in 6 ore.

486 gli italiani che hanno concluso la maratona: il più veloce è stato Marco Maderna (2:46:20, real time 2:46:14). Mentre la donna più veloce è stata Ombretta Riboldi (3:15:10, real time 3:14:13).

Domenica, 10 Marzo 2019 22:47

Parabiago (MI) : Parabiago Run

10 marzo - E con questa sono 8 le edizioni della Parabiago Run, gara competitiva sulla distanza di 10 km, oltre alle 5 e 10 chilometri non agonistiche, organizzazione a cura del gruppo sportivo Betti’s Grup Run. Temperatura perfetta per chi ha interpretato la gara con ambizioni cronometriche, ma condizioni meteo discrete anche per chi se l’è presa più comoda. 

Gara maschile vinta da Antonino Lollo, Atl. Bergamo 1959, che mostra di aver recuperato dopo un periodo non facile, 31:32 il suo tempo finale. Secondo posto per Manuel Molteni (32:12, GS Villa Guardia) e terzo per Andrea Secchiero (32:14, Atletica Desio). 

In campo femminile, tanto per non cambiare, continua a farla da padrona Claudia Gelsomino (Cardatletica), che chiude al primo posto col tempo di 36:27. A seguire Francesca Durante (37:30, Atl. Fanfulla Lodigiana) e Francesca Marin (38:32, Pro Patria Busto Arsizio). 

Gara complessivamente veloce, nonostante un tratto di circa 1000 metri di sterrato, tuttavia in condizioni discrete perché recentemente non è piovuto. Giusto evidenziare che il percorso, su due giri, è certificato ed omologato Fidal, quindi correttamente misurato e valido a tutti gli effetti per i primati personali, ovviamente per coloro i quali sono interessati a questo. 

Buona la logistica offerta dal Centro Sportivo Venegoni Marazzini, con deposito borse, docce e spogliatoi. Inoltre l’arrivo in pista, a mio avviso, ha sempre il suo fascino.

Ampia la base dei premiati: oltre agli assoluti, erano previsti i primi 5 di ogni categoria Fidal. 

Sono stati 578 i classificati nella gara competitiva, numeri che sostanzialmente raddoppiano con i non competitivi sui 5 e 10 chilometri. A puro titolo statistico, ma anche per indicare il livello qualitativo e la bontà del percorso, segnalo che 448 classificati sul totale di 578 hanno corso sotto i 5’/km, e oltre la metà sono arrivati entro 45’ (4’30/km). 

Infine, questa Parabiago Run era l’ultima prova del trittico TriTen, dopo le prove di Magenta e Trecate. Dunque oggi a Parabiago si sono svolte le premiazioni dei vincitori.

 

Forse comincia a non sorprendere più questa ragazza lombarda, che nella maratona giapponese di Nagoya, gara totalmente riservata al femminile (il che è un valore in più, data la mancanza di compiacenti pacer maschi), mette a segno un crono di assoluto rilievo: 2:24:00, che letteralmente polverizza il suo precedente personal best (2:27:53, Berlino 2018). Si tratta del terzo miglior tempo italiano “all time”, dopo quelli di Valeria Straneo (2:23:44, 2012) e Maura Viceconte (2:23:47, 2000).

Il passaggio alla mezza appare un po’ veloce rispetto alla seconda metà di gara, 1:11:17 contro 1:12:43, ma ciò è dovuto ad una prima parte leggermente più favorevole e al fatto che ha piovuto dopo circa 1 ora e 30 di gara.

Eppure si tratta solo della sua terza maratona, inevitabile pensare che ci possano essere ulteriori margini di miglioramento nella specialità.

Una sorpresa? Non certo per lei. Facile raccontare le cose dopo, ma questo è ciò che aveva dichiarato prima:

C’è solo da correre - le parole di Sara  - perché sto bene, arrivo qui preparata e parto fiduciosa. Anche gli ultimi allenamenti mi hanno detto che i ritmi nelle gambe ci sono, mi piacerebbe migliorare il record personale. La maratona è comunque una gara diversa da tutte le altre, lunga e imprevedibile, in cui conta la testa, ma non solo. Se si finiscono le energie prima del traguardo, non c’è niente da fare. Per me questa sarà la prima esperienza in una maratona tirata dall’inizio alla fine. Di solito né a New York né in un campionato come gli Europei si parte forte, visto che si pensa soprattutto alla posizione e alla tattica. Nelle altre ero arrivata in fondo ancora piuttosto fresca, stavolta è tutto da scoprire”

Insomma, rispetto per la distanza e le possibili difficoltà, ma anche consapevolezza dei propri mezzi, del proprio stato di forma, della voglia di riuscire. Dopo la botta di New York 2018, quando non aveva potuto gareggiare per infortunio, si è ripresa alla grande ed ecco il risultato.

Questo il commento del suo coach, Maurizio Brassini:

"Questa gara l’abbiamo studiata da tempo, la scelta di correre forte la prima mezza era assolutamente voluta, si pensava proprio ad un passaggio intorno a 1:11:30, ecco perché ha tirato per restare con le prime. Tutte correvano in questo modo, sapevano di rischiare qualcosa ma era giusto così. E la preparazione era improntata in questo modo. Doveva arrivare al km 34 col tempo di 1:55, e così è stato. Non è un percorso veloce come quelli delle maratone europee, il che mi fa pensare bene e positivo in prospettiva. Oggi Sara è molto più podista di ieri, ha abbandonato quasi totalmente la bicicletta".

Beh, visti i risultati… avanti a tutta, complimenti a Sara, ma decisamente anche al suo coach.

Per la cronaca la gara si è risolta a favore della namibiana Helalia Johannes (2:22:25), davanti alla keniana Visiline Jepkesho (2:22:58), terzo posto per Valary Jemeli (2:23:01). Sara Dossena è settima, in una manifestazione di alto livello.

Nelle prossime settimane sarà la volta delle altre azzurre a proseguire il percorso verso i campionati mondiali di Doha (settembre 2019), con la partecipazione ad una maratona: Giovanna Epis, Catherine Bertone, Valeria Straneo, Anna Incerti.

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