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Dic 02, 2017 Paolo Reali 188volte

Valencia Marathon, una “fiesta” mobile

Valencia Marathon, una “fiesta” mobile Foto tratta dal sito della manifestazione

La nota frase del romanzo di Ernest Hemingway in effetti, si riferisce alla Parigi dello scrittore degli anni della sua giovinezza, ma mi è piaciuto apostrofare così la mia esperienza a Valencia.

E’ sempre una grande emozione partecipare ad una maratona, ma la Trinidad Alfonso EDP Valencia Marathon sa dare qualcosa in più.

Era febbraio quando ho deciso di acquistare il pettorale tramite un agenzia specializzata e così, ho comprato tutto il pacchetto per 5 giorni di soggiorno in questa città che non conoscevo, in compagnia di mia moglie e mia figlia. Era tanto che desideravo correre questa maratona dichiarata, ancora una volta, la gara con il circuito "mas llano" d'Europa ossia, il più pianeggiante d'Europa e il più veloce di tutta la Spagna, ma avevo sempre rimandato per un motivo o per un altro.

Giovedì 16 novembre partiamo per Valencia in aereo: ho il piacere scambiare due chiacchiere con Giorgio Calcaterra, già conosciuto nelle varie altre ultra.

Arrivati alla meta, approfittiamo per un giro in centro, giusto per prendere confidenza con la città e assaggiare l’immancabile paella valenzana poi, di corsa verso a “Città delle Arti e delle Scienze”: un complesso architettonico composto da cinque differenti strutture, suddivise all'interno di tre aree tematiche: arte, scienza e natura, progettato dall’architetto Santiago Calatrava e costruito sul vecchio letto del fiume Turia. Un esempio di architettura organica, che grazie a tecniche d'avanguardia armonizza gli elementi della tradizione mediterranea del mare e della luce con i contenuti attraverso un contrasto di colori; l'azzurro dell'acqua e il bianco del cemento.

L’Expo è realizzato all’interno del Museo delle scienze Principe Felipe, un edificio la cui forma ricorda vagamente lo scheletro di un enorme dinosauro.

La sera ci raggiungono Alfio, simpaticissimo podista di Rimini che riserba per il giorno della maratona una delle sue piacevolissime sorprese ed Elga, la moglie. Con loro e con un altra coppia, conosciuta sul posto, condivideremo questo nostro viaggio e sarà l'inizio di un'amicizia. Il running è anche questo: incontrare e conoscere persone con le quali sorridere e divertirsi senza parlare di tempi e performance varie… Sembra di conoscerli da sempre.

Già il giorno prima della gara si svolge una ‘’passerella’’ di 5 km lungo il vecchio letto del fiume, la Breakfast Run, che ci dà modo di assaporare il clima ‘’caliente’’ che vi sarà l’indomani.

La domenica arriviamo in gruppo, in largo anticipo sul campo di partenza così che abbiamo la possibilità di prepararci a dovere e riscaldarci con tutta calma.

La partenza è scaglionata in tre gruppi a distanza di circa 6 minuti l’uno dall’altro. Il primo via viene dato alle ore 08.30, a seguire il secondo alle ore 08.36, il terzo alle ore 08.42 per finire con il quarto, alle 08.48.  

 

Negli attimi prima di partire la tensione aumenta e sale l'adrenalina sempre più per poi arrivare al quel colpo di pistola che libera finalmente da tutte le tensioni dei giorni prima, dai dolori in tutto il corpo determinati dall’ansia, per lasciare il posto alla concentrazione, necessaria al raggiungimento di quell’estasi che solo chi fa gare del genere può assaporare.

Pronti via…ed è un susseguirsi di emozioni; due ali di folla ci sostengono sin da subito. La fatica dei 42 Km è mitigata dal calore di questa città incredibile, dalla passione che traspare nei volti di decine e decine di bambini che tendono le loro mani come a voler incrociare quelle dei campioni. E perché no, la partecipazione a questi eventi ci rende in effetti tali, tutti sullo stesso piano dei primi.

I miei amici mi dicevano ‘’vai a Valencia e corri 42,195 km e quando sentirai i dolori possederti non preoccupartene, ci sarà sempre il popolo valenciano che con il suo "animo animo" ti condurrà al traguardo’’. Quest’affermazione ha trovato conferma in una fiesta impressionante fatta di musica colori e partecipazione vera da parte del pubblico.

Il ritmo è buono e passo alla mezza con un buon margine, come riferimento cronometrico ho la maratona di Ravenna chiusa finalmente sotto le 4 ore, tutto procede per il meglio e sento che l’obbiettivo fatidico si può raggiungere. Il tifo all’approssimarsi del centro diventa da stadio, i lunghi e larghi rettilinei sono invasi da masse urlanti di persone che inneggiano ognuno al proprio beniamino e con le loro braccia protese si stringono verso noi corridori, aprendosi poi al nostro passaggio come il Mar Rosso fece con Mosè.

E’ il nostro Stelvio, la nostra Cima Coppi, il nostro momento di gloria tutto per noi. Cartelli, bandiere, trombette, orchestrine che suonano gradevoli musiche di tutti i generi: è tutto un frastuono che ci serve da incitamento. Man mano che i chilometri scorrono la stanchezza incombe, tra il trentacinquesimo e il quarantesimo chilometro è il momento più difficile, ma poi tutto svanisce; i battiti cardiaci e le gambe aumentano ad il corpo sembra più leggero, spinto da un sospiro, quello dell’emozione che provo nello scorgere i miei familiari. Accelero, il cartello indicante il 41° km è lì proprio li davanti a me, solamente 1 km e 195 metri mi separano dalla fine. E’ la sublimazione della fatica, ora c’è solo emozione, il magone in gola, i brividi in tutto il corpo e un pianto irrefrenabile, convulso, di felicità, di gioia, di commozione ma anche di liberazione. Una curva secca e siamo agli ultimi 200 metri da correre lungo quella splendida passerella azzurra sull’acqua.

Anche questa è stata la mia maratona di Valencia... oltre a tante altre emozioni…

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