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Giovedì, 24 Maggio 2018 12:50

Recensione scarpe: Hoka One One Elevon

La nuova Elevon di Hoka One One è il nuovo gioiello della casa americana e va a completare, assieme a Cavu e Mach, il nuovo catalogo Fly.
Elevon, del nuovo catalogo performance, è la scarpa più ammortizzata da allenamento, risultando molto versatile rispetto alle sorelle Bondi o Clifton, più reattiva ed elastica.
Va a sostituire la "vecchia" Vanquish, cambiando completamente le caratteristiche della calzatura. A prima vista appare molto simile, ma a differenza della precedente porta una nuova intersuola fatta da due materiali differenti: lo strato superiore è in Pro Fly, mentre il fondo è in schiuma stampata a iniezione.

 


Il tutto, assieme alla geometria della scarpa, conferisce grandissima elasticità e ritorno di energia, garantendo un’ammortizzazione incredibile, ma allo stesso tempo moltissima spinta.
La zona del tallone presenta una clip in TPU che stabilizza l’appoggio, il che rende la scarpa adatta anche a distanze molto lunghe.
La nuova tomaia è in mesh elasticizzato termosaldato senza cuciture, confortevolissima e traspirante. La geometria dell'avampiede è molto avvolgente e filante, ma grazie alla nuova tomaia non comprime e si adatta anche a piante medio-larghe.
Una scarpa che sin dai primi chilometri percorsi dà l'idea della stabilità e della elasticità, meno accentuato l'effetto marshmellow delle intersuole classiche, ma molto più facile da usare a ritmi veloci.
Elevon è molto versatile, adatta ad atleti di qualsiasi peso su distanze medio lunghe per chi vuole una scarpa protettiva, ma molto elastica e reattiva.

 

HOKA ONE ONE ELEVON

categoria: massima ammortizzazione

peso uomo: 291 gr.

drop: 5 mm. (31mm.-26mm.)

 

Mercoledì, 16 Maggio 2018 13:10

Recensione scarpe: Saucony Triumph ISO4

Prima di scrivere questa recensione, ho voluto effettuare un test completo arrivando a percorrere i canonici 700 km che vedono la fine “sportiva” di una scarpa da running di questo tipo per relegarla ad accessorio per le uscite casual. 

Sono un entusiasta possessore di Saucony da un paio d’anni e ne ho “brasate” diverse paia (al momento di scrivere sono all’ottavo paio), tutte della linea Triumph ISO. 

Il mio primo acquisto di questo marchio sono state le Triumph Powergrid ISO 2 e devo dire che, per quanto mi riguarda, il marchio si è salvato in extremis facendo uscire il modello successivo giusto nel momento in cui stavo cambiando calzatura. 

Il primo modello da me provato, infatti, è stato una grandissima delusione: dopo pochissimi chilometri, infatti, la tomaia ha dato segni di cedimento e poco dopo sono apparsi due vistosi buchi nella parte superiore e nella parte laterale su entrambe le calzature. Sicuramente la volontà di alleggerire dove possibile ha dato qualche problema e su una scarpa top di gamma direi che non è accettabile. Ottima, invece la suola e la protezione anche per runners con un peso importante. 

Come detto, ero convinto di cambiare calzatura, ma ho notato sullo scaffale del negozio il modello successivo, la ISO 3, con importanti modifiche: per prima cosa la tomaia era stata rinforzata proprio nei punti dove si era verificato il problema, indice del fatto che si trattasse di un difetto della progettazione e non del paio in mio possesso, mentre la leggerezza era stata ritrovata grazie a dei fianchetti quasi trasparenti in rete plastica che permettevano quindi di utilizzare più tessuto per i punti critici senza aggiungere grammi nel complesso. La bontà della suola era rimasta e, addirittura, i tecnici della casa erano riusciti a migliorarne il grip, il confort e la reattività, a tutto vantaggio delle prestazioni. Insomma, ho voluto dare fiducia al marchio grazie proprio a queste modifiche, che denotano attenzione ai particolari e volontà di proporre un prodotto quanto più perfetto possibile. Che dire: mi sono trovato così bene con il modello ISO 3 da acquistarne 5 paia (le uso prevalentemente per allenamenti lunghi anche se si comportano molto bene anche per allenamenti veloci, pur sempre consci di avere ai piedi delle scarpe che non sono assolutamente “minimal”). Il passaggio alle ISO 4 è stato, quindi, del tutto naturale, una normale evoluzione di un modello che mi ha dato molte soddisfazioni. 

Ma veniamo alle novità di questo modello: per prima cosa la tomaia è stata ulteriormente rinforzata con alcuni inserti nei punti strategici, donando ancora più resistenza nelle zone più critiche. Il materiale utilizzato è l’ISOFIT (che la casa definisce un’unione di fodera interna e gabbia mobile che crea un fit più dinamico, si adatta alla forma del piede e ne asseconda i movimenti) La linguetta risulta molto avvolgente e abbondantemente imbottita, caratteristica che personalmente non prediligo ma che offre molto confort evitando punti di pressione nel caso di allacciature troppo strette. I lacci, sempre molto sottili ma resistenti, sono ancorati alla tomaia con dei tiranti che permettono un’ottima distribuzione della pressione dell’allacciatura e fungono anche da struttura per la parte laterale della scarpa, che risulta sempre molto salda una volta allacciata, pur senza mai dare un’impressione di costrizione. 

La suola, evoluzione di quella dei modelli precedenti, vede il materiale ammortizzante, che la casa chiama EVERUN (definito come un composto in gomma con maggiori proprietà di trazione e drenaggio), disposto lungo tutta la lunghezza dell’intersuola, a differenza di quanto visto nei modelli precedenti in cui era presente solo in alcuni punti strategici. Il grip, grazie ad un’ottimo disegno della parte gommata a contatto con il suolo, è impeccabile sia sull’asciutto sia sul bagnato, permettendo anche alcune escursioni su sterrati facili. Il drop di 8 millimetri risulta un buon compromesso per rendere questa scarpa una vera e propria “multiuso”. 

Queste le caratteristiche prettamente tecniche e tecnologiche: ma come sono queste Saucony? Che dire, dopo averne consumate diverse, e dopo aver percorso più di ottocento chilometri con il modello ISO 4 (ho già acquistato il secondo paio) posso ritenermi molto soddisfatto dell’acquisto. 

Si tratta di una scarpa importante, sia dal punto di vista degli ingombri sia dal punto di vista del peso (306 grammi dichiarati dalla casa), adatta sicuramente per alti chilometraggi, allenamenti non esasperati, pur garantendo un’ottima reattività e una buona tenuta anche alle alte velocità, e pesi non proprio “piuma”. L’utilizzo ideale, a mio modestissimo parere, è per i lunghi e i lunghissimi corsi dai 4:00/4:15 min/km in su, ma si rivela molto stabile, grazie al supporto denominato “support frame” sul tallone, anche viaggiando a 3:30 min/km senza cedimenti o fastidiosi “galleggiamenti” tipici di scarpe della stessa tipologia (A3). Ottime le rifiniture e la durata della suola che non ha mai dato segni di cedimento e, anche dopo 700 km, risulta poco usurata. Io le alterno a scarpe più minimal e performanti (nello specifico Adidas Adizero Boston 6 e Adidas Adizero Adios 3) per svolgere allenamenti rigeneranti, lunghi e lunghissimi, percorsi con qualche sterrato non impegnativo e ogni qualvolta mi serve avere ai piedi scarpe più protettive e morbide (ad esempio le utilizzo sempre per la mia prima uscita dopo una maratona o una gara tirata per non mettere eccessivamente sotto stress tendini e articolazioni e permettere un recupero più soft).
Diverse le colorazioni disponibili tra cui anche un modello color “Blue Jeans” che permetterà di usare la scarpa in modo più “casual” una volta raggiunto il chilometraggio massimo. Il prezzo, trattandosi di un top di gamma, non è sicuramente basso (195 euro di listino), ma si possono trovare ottime offerte sia in rete sia in diversi negozi specializzati.

Mercoledì, 09 Maggio 2018 12:56

Recensione scarpe: Asics Gel Nimbus 20

Attesa da tutti, l'icona di Asics nella categoria massima ammortizzazione si presenta al pubblico con un restyling completo.

A prima vista poche differenze estetiche, ma le novità sono ovunque. La prima e fondamentale è quella che riguarda la geometria della scarpa, allargata nella zona dell'avampiede dove lo spazio per le dita è aumentato, ma rimane molto stabile grazie alla nuova tomaia in mesh Fluid skin 360°, molto più traspirante e leggera della precedente.

A livello della tomaia altra novità: sono gli intagli a stella nella zona degli occhielli che fan sì che la flessione della scarpa non influisca sulla tomaia creando grinze e pieghe che possono causare vesciche o altri fastidi durante la corsa.

L'intersuola a due densità è migliorata nella zona a contatto col piede dove il nuovo FluidRide garantisce molta elasticità in più. Inoltre, gli inserti ammortizzanti sono in una nuova mescola Gel adattiva.

La sensazione è quella di un maggiore ritorno di energia grazie a questo, la scarpa si adatta a quanto spingi e a quanto pesi, a prescindere dall'utente.

 Questa calzatura, nei primi km di utilizzo, a livello di intersuola, può sembrare più rigida e secca rispetto alle versioni precedenti, ma basta un breve "riscaldamento" della suola e la scarpa diventa subito elastica e confortevole.

Personalmente mi ha ricordato le piacevoli sensazioni della vecchia Nimbus 16, sicuramente più leggera e reattiva delle precedenti versioni.

Questa è una scarpa iperprotettiva, adatta ad allenamenti su distanze medio-lunghe, adatta a pesi medio-alti e per chi vuole il massimo della protezione articolare, sicuramente una delle edizioni meglio riuscite della casa nipponica.

 

ASICS GEL NIMBUS 20

categoria: neutral cushioning (neutra, massima ammortizzazione)

peso uomo: 305 gr.

peso donna: 250 gr.

drop: 10 mm.

 

Venerdì, 20 Aprile 2018 22:09

Recensione scarpe: Mizuno Wave Knit R1

Mizuno lancia sul mercato il suo nuovo gioiello tecnologico, dietro a questo nuovo nome si nasconde la sua icona più longeva.

Infatti la Wave Knit R1 non è altro che una versione deluxe della Wave Rider 21, della quale mantiene la stessa intersuola (U4icX sotto al tallone e U4ic su tutta lunghezza con wave concavo).

La vera rivoluzione è la nuova tomaia Knit in una maglia sintetica ultra leggera e traspirante che conferisce confort, flessibilità, traspirazione con un ottimo avvolgimento del piede.

Wave Knit R1 è una scarpa molto versatile: già dai primi utilizzi si capisce che è veloce quando serve, ma è anche ammortizzante e confortevole, una scarpa che dà il massimo a ritmi medio alti (l'ideale sotto i 4’30" al km secondo me), grazie alla sua elasticità e reattività, ma con la piacevole sorpresa delle ultime nuove intersuole della casa nipponica.

 

 

Infatti, da due anni a questa parte, chi non si è mai avvicinato a Mizuno considerandola secca, rigida e troppo performante è letteralmente tornato sui sui passi: le nuove mescole U4ic-U4icX sono decisamente morbide, elastiche e reattive, quasi da far pensare di non avere Mizuno ai piedi.

Wave Knit R1 è una scarpa per atleti di peso medio-alto adatta a distanze medie (fino alla mezza per tutti i tipi di allenamenti) o gare lunghe (maratona), per atleti di peso medio-basso per tutti gli utilizzi, dall'allenamento alla gara.

Decisamente una scarpa da provare!

 

MIZUNO WAVE KNIT R1

scarpa neutra con massima ammortizzazione

peso uomo 270 gr.

drop 12 mm.

 

Giovedì, 29 Marzo 2018 21:33

Recensione scarpe: Hoka One One Clifton 4

La scarpa icona di Hoka One One, cambiata molto dalla versione precedente, la Clifton 4 si propone al pubblico con una intersuola geometricamente identica alla precedente, ma con una doppia densità orizzontale, tutta in Full EVA, una parte più densa a contatto col piede e la seconda più morbida ed elastica a contatto col suolo.
Il battistrada leggermente ridisegnato, ma sostanzialmente sulla falsariga del precedente.

Questa nuova concezione rende la scarpa più reattiva e performante senza alterarne protezione e comfort. 
Sicuramente rispetto all'edizione precedente si percepisce meno l'effetto "mashmallow" dell'intersuola, personalmente in poche uscite mi sono adattato trovando la risposta, anche se leggermente più secca, molto più veloce e fluida.

La tomaia è costruita con un nuovo mesh ingegnerizzato molto più traspirante della versione precedente, anche se leggermente più "ruvido" a contatto col piede. Soletta interna Ortholite, molto confortevole.

Cambia la forma dell'avampiede e della punta, che nella versione 4 è più stretta e filante. Personalmente la versione precedente (più tondeggiante) comprimeva meno il piede anche se, come in tutte le scarpe da running, in pochi chilometri la scarpa si adatta tranquillamente: quindi, ragazzi, nessun allarme se ai primi utilizzi un pizzico di fastidio lo puàòdare, ma è solo un piccolo adattamento della tomaia.

Clifton è una scarpa che consiglio a chi cerca una scarpa protettiva e leggera, adatta a pesi medio-alti per allenamenti di qualsiasi distanza: nonostante il peso ridotto della scarpa, la protezione rimane massima.

HOKA ONE ONE CLIFTON 4
scarpa neutra
categoria cushioning/massima ammortizzazione
peso uomo: 265 gr drop 5mm (29mm-24mm)
peso donna: 215 gr drop 5mm (28mm-23mm)

Venerdì, 23 Febbraio 2018 16:56

Recensione scarpe: Brooks Transcend 5

E siamo arrivati alla Transcend numero 5, una scarpa che continuo a considerare ottima nella sua categoria, che ricordo essere quella di massima protezione ed ammortizzamento; per gli affezionati alle sigle ed alle classificazioni, anche se abbondantemente superate, la categoria A3. In realtà Brooks, e con ragione, la classifica come "support", quindi A4, sia pure se il risultato di limitare l'eccesso di pronazione viene ottenuto in modo completamente diverso, grazie ad una particolare struttura (infatti non sono presenti i classici inserti anti pronazione). 

Viene sempre il dubbio che la spinta a rinnovare i modelli sia maggiormente generata da necessità di marketing e di essere (a tutti i costi) innovativi, piuttosto che da specifiche e reali esigenze di miglioramento del prodotto. Scrivo questo perché, pur avendo iniziato ad utilizzare le nuove Transcend 5, non ho ancora mandato in pensione la precedente serie 4, una scarpa che mi ha dato ampia soddisfazione. Ho dovuto mettercela tutta per accorgermi e percepire le reali differenze tra il nuovo ed il vecchio modello, qualcosa effettivamente c’è. Mi riferisco in particolare alla conchiglia che avvolge il tallone: quando si parla di caratteristiche delle scarpe si tende a focalizzare l’attenzione sulla capacità di proteggere nelle fasi di appoggio, in particolare quella di limitare gli eccessi di pronazione. Tutto giusto, ci mancherebbe, ma non dimentichiamoci della necessità di mantenere in posizione il tallone, che nell’azione della corsa (in particolare nelle fasi di appoggio e rullata) deve essere ben protetto, evitando eccessive rotazioni. La combinazione del nuovo guide rail e della conchiglia della Transcend 5 fanno sì che questo avvenga in modo naturale. Interessante rilevare che il risultato di tenere in posizione il tallone è stato ottenuto senza eccessive forzature, o scomodi blocchi, evidentemente i materiali utilizzati sono pensati per ottenere il miglior risultato possibile. Obiettivo centrato.

Per ciò che riguarda l’intersuola, altro elemento su cui Brooks ha lavorato per Transcend 5, si promette un maggiore ammortizzamento pari al 25% (precedente BioMoGo DNA vs nuovo Super DNA). Difficile accorgersi, ma certamente faccio atto di fiducia verso Brooks, se la merita. Dopo tutto se sono arrivato al quinto paio di Transcend un motivo ci sarà. La Transcend 5 resta una scarpa da “fare fondo”, “da maratona”, o comunque da molti chilometri, da ritmi lenti o relativamente lenti, per runner di peso medio o comunque non leggerissimi; intendo dire che se pesate 60 chili e correte sotto i 4’/km ci sono certamente modelli più adeguati in termini di prestazione, ma comunque la Transcend 5 resta molto valida per tutte le sedute di scarico e defaticamento, anche per i runner più efficienti.

Una considerazione generale: non è mai esistita, e mai esisterà, una scarpa che vada bene per tutti, ogni runner ha le proprie caratteristiche. Provate a pensarci quando entrerete in un negozio per il vostro prossimo paio di scarpe, in particolare se non avete una lunga esperienza di running: peso, ritmi di corsa, distanze, fondo su cui correte, obiettivi…sono tante le variabili ma con una certezza, la maggior parte dei chilometri (diciamo il 70-80%) si corrono a ritmi bassi. Una convinzione che ho potuto confermare con la mia recente esperienza sugli altopiani in Kenya, stando a fianco (e talvolta correndo insieme) ai fortissimi atleti keniani. Penso che potrebbe stupire la scoperta che Bedan Karoki (recente il suo 58:50 in mezza maratona) fa lunghi riscaldamenti a 5’/km; ve lo assicuro, altrimenti non riuscivo a stargli dietro.

Resta sempre vincente, a mio avviso, la scelta di dotarsi di almeno due paia di scarpe: se restate in casa Brooks potrebbero essere Transcend 5, oppure Glycerin, opure Ghost + Launch, ma quasi tutti i marchi dispongono di scarpe con le quali correre a lungo ed altre invece da utilizzare per le prove corte e veloci, sia in allenamento che in gara. Se ci pensate bene non è una spesa più, e certamente è una spesa fatta meglio. Un principio che vale per (quasi) tutti i runner.

Concludo la recensione e, sperando che Brooks non se ne abbia a male dico che, se trovate in commercio le “vecchie” Transcend 4, non esitate ad acquistarle; probabilmente sono in vendita a prezzi interessanti e se come tipologia fanno al caso vostro, saranno capaci di accompagnarvi con soddisfazione per molti chilometri. Se le conoscete già comprate ad occhi chiusi. Se non le avete ancora provate può essere un’idea cominciare adesso. Se vi trovate bene poi passerete alle Transcend 5. E poi alle 6, alle 7….perchè i brand corrono veloci, anche di più degli stessi runner.

Martedì, 23 Gennaio 2018 15:42

Recensione scarpe: Topo Athletic Fli-Lyte 2

Marca e Modello: Topo Athletic Fli-Lyte 2

Modello precedente: Topo Athletic Fli-Lyte

Specifiche tecniche principali categoria: Scarpa per allenamenti e gare a ritmi medi e veloci rivolta a favorire una “corsa naturale”

Differenziale (tallone/avampiede): 3 mm (20mm / 23mm) Peso: 239 gr (peso rilevato per taglia EU 42,5)

Utilizzo principale: allenamenti e gare su strada a ritmi medi e veloci. Per atleti di peso medio caratterizzati da un appoggio neutro, alla ricerca di una scarpa in grado di favorire una corsa naturale grazie ad una struttura “rispettosa” della forma e dei movimenti naturali del piede

Il mio parere in un Flash: Libertà e “natural running” senza eccessi …. Stiamo assistendo all’affermarsi di nuove proposte nel mondo del running. Proposte (spesso retaggio positivo delle passate esperienze “minimal”) volte a farci riscoprire capacità motorie insite in noi umani, ed in particolare in noi runners, ma spesso sopite. Mi riferisco alle immense capacità dei nostri piedi molte volte costretti in calzature troppo strette ed affusolate. Calzature esteticamente ineccepibili ma non di certo ideali per favorire una biomeccanica naturale del piede che si possa dipanare in tutto corpo. Topo Athetics questo proposito ha intrapreso la missione di farci “muovere meglio e modo più naturale”, così dice il motto Topo. Fli-Lyte 2 rappresenta per me uno dei migliori prodotti per riavvicinarsi in maniera seria e completa ad una corsa naturale. Questa Topo è, senza eccessi, caratterizzata da tutto quello che serve per aiutarci a riscoprire un movimento più libero e non edulcorato da calzature troppo sofisticate e spesso eccessivamente protettive. La forma dell’avampiede, grazie al suo profilo intelligentemente ergonomico, assicura tutto lo spazio necessario per una ampia ed efficace disposizione delle dita e del metatarso. Il tutto senza però avere inutili spazi liberi impossibili da sfruttare. Il drop basso (3mm) rappresenta una importante spinta verso appoggi ideali senza però arrivare all’ integralismo del drop zero. Chi ci legge sa che per noi, prima di tutto, viene la corsa in salute quindi è sempre importante arrivare all’utilizzo di drop così bassi con cautela passando da una transizione dolce. Tutto il resto della calzatura è ben congeniato per lasciare la massima libertà di movimento all’insegna di un’ottima qualità costruttiva. Anche l’occhio vuole la sua parte, avrei personalmente gradito un’estetica più cool e colorata.

Informazioni generali Intento del fabbricante: Creare una scarpa per allenamenti quotidiani medio/veloci e gare, per uso su strada, dal peso contenuto, non invasiva verso la naturale conformazione del piede ed in grado di predisporre il runner ad una corsa naturale. Tomaia La tomaia della Fli-Lyte 2 balza all’occhio per l’elevata qualità, il senso di consistenza e durabilità. I progettisti ToPo sono anche riusciti a contenere molto il peso ed a garantire una discreta flessibilità. In zona anteriore della scarpa si nota immediatamente il profilo che richiama in maniera netta (ma bilanciata e gradevole) la forma del piede. Abbiamo tutto lo spazio necessario pur senza “navigare nel vuoto”. La conchiglia in zona tallone è quasi minimale. Moderatamente flessile, dal basso profilo, lontana dalla zona di flessione della caviglia, a tutto vantaggio delle libertà di movimento, garantendo però nel contempo una calzata sicura. La zona stringhe è ai massimi livelli come capacità di avvolgere il collo del piede assicurando, nel contempo, la massima libertà di movimento. Le stringhe sono piatte e stabili e lavorano di concerto con una linguetta stabile e dallo spessore bilanciato. Avrei gradito una linguetta più morbida e meno abrasiva. Soprattutto con calzini molto sottili o in caso di non utilizzo del calzino stesso, la linguetta (soprattutto nella parte inferiore) mi ha creato qualche fastidio in termini di abrasione con una piccola riduzione del buon confort generale assicurato dalla Fli-Lyte 2. A proposito di calzino, ritengo che, per cogliere al meglio le peculiarità di un prodotto rivolto alla corsa naturale, sia particolarmente utile l’utilizzo di calze sottili. Ancora meglio se caratterizzate dalla forma a 5 dita in grado di non limitare in nessun modo il naturale, libero ed ampio movimento di tutto il piede.

Struttura / intersuola / suola: Drop 3mm. Avampiede 20mm – Tallone 23mm Come si deve per una calzatura rivolta alla corsa naturale il pacchetto suola intersuola deve essere il più sincero possibile. In questo senso i progettisti ToPo hanno sviluppato una struttura completamente in EVA su tutta la lunghezza caratterizzata da inserti antiabrasione nei punti di maggior usura. Ho sperimentato con la Fli-Lyte 2 uno dei migliori compromessi tra portanza/reattività/ammortizzazione Il connubio suola intersuola resiste bene allo schiacciamento e fornisce il minimo di ammortizzazione necessaria per far si che il corpo percepisca stimoli chiari e netti per mantenersi (o, pian piano, tornare a farlo) nella condizione di “allerta” ed adattamento continuo necessaria per una corsa sana e caratterizzata da una crescita attiva. Elementi di cui, troppo spesso, calzature esageratamente protettive ci hanno privato. In aggiunta il basso profilo non è affetto da fastidiose variazioni di assetto tipiche di molte calzature iperammortizzate. La reattività non manca, non stiamo parlando di certo di una racer, ma ritengo la Fli-Lyte 2 adatta ad allenamenti medio veloci così come per gare fino alla mezza maratona. Solo dopo un completo adattamento mi spingerei oltre. Il drop 3mm è di certo basso e rappresenta la porta di’ingresso per il drop zero: tanto amato dai cultori del “natural” a tutto tondo. Personalmente non sono un integralista del drop zero, ritengo più importante l’equilibrio generale della calzatura (a prescindere dal drop) nell’ottica di fornire proposte grazie cui l’utente possa scegliere. Il tutto alla ricerca delle migliori condizioni biomeccaniche possibili e tipiche di ogni persona. Non mi stancherò mai di raccomandare per il corretto e sicuro uso dei bassi differenziali un adattamento paziente e graduale …. Rispettiamoci.

Primo contatto: Già prendendola in mano, nel toglierla dalla scatola, si capisce che la Fli-Lyte 2 è un prodotto solido, con pochi fronzoli e , nella sua semplicità, tanta sostanza. Semplicità, sostanza ma anche innovazione. Aspetti innovativi che è importante siano percepiti ed intrapresi da chi si approccia o già pratica la corsa naturale. Per il neofita del “nautural running” caratteristiche come la forma fasciante sulla zona centrale del piede che vira in verso l’ampio spazio in punta, il basso drop, l’assenza di complessi elementi ammortizzanti vanno focalizzati in anticipo. L’intento è gestire al meglio un corretto e graduale processo di transizione. Un processo che può essere diverso (più o meno rapido) da runner a runner ma che va comunque messo in conto. Con la Fli-Lyte 2 ci si troverà infatti ad attivare comparti muscolari diversi da quelli in genere si reclutano con scarpe tradizionali. Qualche runner troopo abituato alle classiche forme affusolate, si troverà inizialmente spiazzato da tanto spazio disponibile in zona anteriore. Si avrà l’impressione di uno scarso feeling tra piede e scarpa. Si tratta però di una sensazione iniziale, giusto il tempo che le dita si rilascino e, grazie alla ampia superficie di presa, si coglierà una sensazione di libertà ed efficienza impagabile. Tanto gratificante che per molti runner, da quel momento in poi, sarà irrinunciabile. Il drop basso, unito al ridotto spessore del pacchetto suola intersuola, dona subito una sensazione di attivazione muscolare del piede. Appoggio dopo appoggio i segnali che arrivano al corpo sono chiari, poco edulcorati. Si istaura quella sensazione di “stabilità naturale” che solo calzature “smart” sanno dare. Si nota subito anche la leggerezza della Fli-Lyte 2, il che enfatizza la sensazione di libertà. Via allora … liberi di correre verso nuovi “vecchi” orizzonti ….

Sensazioni all’utilizzo: “Footloose” diceva un noto film anni ottanta … Negli anni ottanta iniziava ad affermarsi il fenomeno dei sofisticati dispositivi “shock abssorpition” nelle scarpe da rannuning. Nella Fli-Lyte 2 non aspettiamocene la presenza. Quello che colpisce è la sincerità della calzatura, grande feeling a terra, facilità movimento ed appoggio e stacco che sono linfa per i nostri piedi troppo spesso costretti in affusolate calzature poco rispettose della biomeccanica naturale del piede. La Fli-Lyte 2 è certamente più adatta a chi tende per natura ad atterrare in avampiede. Questo però non è un obbligo tassativo. Un appoggio di tallone non troppo pesante non porta a dolori ai talloni. Il drop 3 garantisce quel minimo di sicurezza anche a chi “tallona” leggermente e perdona quelle le difettosità biomeccaniche che nella maggioranza di noi si generano dopo tanti kilometri. Il peso ridotto, l’ottima flessibilità, il citato feeling a terra e la buona portanza donano alla Fli-Lyte 2 anche ottime doti dinamiche in termini di performance. Si percepisce infatti un’ottima reattività che rende la calzatura adattissima ad allenamenti e gare a ritmi medio veloci …… Nelle mie (umili) “sperate” poco sotto i 4’/km la Fli-Lyte 2 ha risposto in modo ineccepibile. Penso che nel parco scarpe del runner moderno una scarpa di questo tipo ci stia bene. Il suo utilizzo oculato, dopo un corretto adattamento, può a mio parere portare sensazioni e soddisfazioni che val la pena sperimentare. Buone corse!!!....naturalmente …..

Plus: Ottima sensazione di libertà nei movimenti con conseguente “natural feeling” Perfetto mix tra la sensazione di presa avvolgente sul piede e la massima libertà in zona anteriore Peso ridotto

Minus: Colori ed aspetto grafico migliorabili Linguetta poco confortevole a contatto con la pelle o utilizzando calze molto sottili

Martedì, 05 Dicembre 2017 18:14

Recensione scarpe: Brooks Levitate

Leviteranno davvero le prestazioni dei runner che calzeranno le Levitate? La traduzione dall’inglese all’italiano, a dire il vero un po’ forzata, serve per introdurre il nuovo prodotto di casa Brooks, da poche settimane in vendita sul mercato italiano. 

Un prodotto decisamente nuovo, cambiano i materiali, le caratteristiche costruttive; per queste ultime mi limito a riportare alcune principali note del produttore, che trovate in fondo all’articolo, mentre preferisco concentrarmi sugli aspetti più facilmente percepibili e comunque più importanti per chi corre. 

A mio avviso nella gamma Brooks le Levitate si inseriscono molto bene tra Ghost e Glycerine, scarpe protettive, per tanti chilometri e sostanzialmente adatte a tutti (salvo problemi di accentuata pronazione) e le Launch, scarpa più reattiva e più idonea per ritmi più veloci e/o runner più leggeri. In realtà la suddivisione non dovrebbe essere così netta tra il primo e il secondo caso, dato che anche per i podisti più pesanti e/o meno veloci sarebbe una buona cosa effettuare le prove corte e/o veloci con scarpe che favoriscono la spinta, fermo restando che la maggior parte dei chilometri andrebbe percorsa con scarpe più protettive. Al tempo stesso anche i più podisti più efficienti e performanti dovrebbero correre buona parte dei chilometri, tipicamente quelli a ritmo lento, con scarpe più ammortizzate. 

Il differenziale, o drop (la differenza da terra in termini di altezza tra tallone e avampiede), è di 8 mm, a mio avviso il giusto compromesso per salvare tendini ed articolazioni (un drop medio-alto limita l’estensione del tendine ed il carico del tricipite surale), senza sacrificare in modo eccessivo spinta e reattività (un drop medio – basso favorisce la corsa sull’avampiede). 

La conchiglia è piuttosto morbida, ad esempio rispetto ad un altro prodotto Brooks top di gamma, le Transcend, di questo beneficeranno in particolare i runner che privilegiano la calzata "morbida" a livello del tallone. Più in generale questo prodotto è davvero azzeccato da questo punto di vista, in quanto a confort e comodità siamo ai massimi livelli, la calzata risulta subito facile, nessuna particolare necessità di adattamento. In corsa la sensazione è ampiamente confermata, si potrebbe quasi dire che dimentichi di avere le scarpe ai piedi. Tutto questo non vuole dire che le scarpe più rigide, e secche, non vadano bene, sono due diverse concezioni costruttive, poi è il podista che decide.

 Ritorno di energia: su questo aspetto Brooks ha puntato molto nel progettare e costruire le Levitate. Secondo le prove effettuate in laboratorio si ha un ritorno pari al 70%, in pratica si ha una dispersione delle forze impresse solo del 30%, un dato davvero ragguardevole.  Nella corsa è difficile misurare questi parametri, però con le Levitate si percepiscono nettamente flessibilità e morbidezza, unite ad un discreto effetto “rimbalzante”.  Proprio per questo effetto l’impressione è che per godere al massimo del ritorno di energia (ma è più corretto dire minore dispersione di energia) si debba correre a ritmi elevati, o relativamente elevati. Quindi bene per i runner più efficienti ma anche per tutti gli altri, in particolare se utilizzano le Levitate per prove veloci, sia in allenamento che in gare brevi. 

I lacci sono elasticizzati, il che potrebbe far pensare ad un’allacciatura non ferma e salda come si vorrebbe, tuttavia credo si tratti soprattutto di abitudine, un fatto mentale, dato che la maggior parte delle scarpe presenti sul mercato hanno lacci rigidi. E’ ovviamente sempre possibile sostituirli, ma suggerisco di provare prima ad abituarsi con quelli “di serie”.

 Inusuale il colore dell’intersuola (completamente nuova), argentata, un look che conferisce un carattere “tecnologico” alle Levitate. La tomaia Fitknit è molto diversa da qualunque altro prodotto di casa Brooks, l’idea è quella di garantire maggiore traspirabilità. Credo che l’obiettivo sia centrato, ma lo vedremo meglio nella prossima estate. 

Le Levitate pesano 344 grammi nella mia misura, US 10,5 (44,5). Non avevo fatto caso al peso prima di usarle, sono rimasto sorpreso perché l’impressione, piuttosto netta, è stata subito quella di una scarpa decisamente più leggera. A questo concorre una struttura molto morbida e flessibile. 

Per Brooks si aggiunge quindi un nuovo, nuovissimo prodotto ad una gamma già molto completa, difficile non trovare la giusta soluzione per …i propri piedi e le proprie caratteristiche di runner.   

Brooks Levitate è la prima scarpa a disporre dell’esclusiva intersuola con tecnologia DNA AMP. Creata da Brooks in collaborazione con BASF, questa rivoluzionaria tecnologia consiste in un nuovissimo sistema di ammortizzazione con base in poliuretano (PU), espressamente studiato per garantire un ritorno di energia mai provato prima. La base del DNA AMP è una schiuma in poliuretano che si espande in modo naturale, restituendo l’energia nel momento stesso in cui viene applicata la forza. Per garantire un’esperienza amplificata, Brooks ha inserito la schiuma in una pellicola in poliuretano termoplastico (TPU), che resiste all’espansione orizzontale per restituire l’energia direttamente al corridore. Il risultato è un composto tecnico che garantisce un eccezionale ritorno di energia, impreziosito da un’affascinante finitura cromata.

Oltre all’esperienza energizzante della scarpa, Brooks Levitate è dotata di una tomaia integrata in Fit Knit che avvolge delicatamente il piede, assecondandone i movimenti e adattandosi costantemente alla sua forma. Il Fit Knit di Brooks utilizza un processo di cucitura a maglia circolare per dare vita a una tomaia tecnica progettata per garantire la traspirabilità dove ce n’è più bisogno e la struttura dove è necessario. La suola della scarpa è flessibile, grazie al design a forma di freccia, e aiuta i corridori a passare rapidamente dal tallone alla punta, senza disperdere energia.

 

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