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Set 28, 2020

Gareggiano ancora in pochi

Alcuni dei partecipanti alla Salomon City Trail di ieri Alcuni dei partecipanti alla Salomon City Trail di ieri Foto: R Lollini

Abbiamo appena lasciato alle spalle un fine settimana con una prima gara “vera” e che possiamo definire quasi di massa. Gli organizzatori della Milano Salomon City Trail sono soddisfatti e ne hanno ben donde in quanto si sono lanciati in una scommessa vincente ovvero quella di organizzare la gara ben sapendo che nel futuro non c’era certezza. Specialmente al momento del lancio. Bravi loro. Al netto delle dichiarazioni sempre molto entusiastiche degli uffici stampa, la somma degli arrivati al traguardo sulle tre distanze, secondo la società di cronometraggio si avvicina a quota 2100. Non male, così come era andata a bene agli organizzatori della mezza e dei dieci chilometri a Monza nel weekend del 12-13/9 us. A memoria almeno un migliaio di finisher.

Tutto ciò premesso, è inevitabile constatare come a fronte di una offerta di gare nuovamente in crescita, ma sempre nettamente inferiore al periodo precedente alla pandemia, in numeri assoluti gli atleti che s’infilano scarpette e pettorale sono molto meno rispetto a prima. Il tutto malgrado gli organizzatori stiano seguendo con attenzione tutti i protocolli relativi a distanziamento, partenza in ondate successive, controlli della temperatura corporea ed in qualche caso anche tamponi sul posto. Offerta bassa, ma domanda ancora più fiacca se vogliamo usare un linguaggio da economisti.

Se pensiamo alla Salomon City Trail, a cui ho assistito da volontario sul tracciato, i pettorali sarebbero dovuti andare a ruba. Ci sarebbero voluti i bagarini anche perché l’organizzazione aveva anche fissato un numero massimo, peraltro non raggiunto, sempre per esigenze di sicurezza. Il Trail era una gara che avrebbe dovuto ingolosire i maratoneti e gli amanti della maratonina. A parte la 5 chilometri, forse più per un pubblico di neofiti, si potevano correre anche i 10k. Distanza gettonatissima.

E invece niente. La gente resta a casa o per meglio dire corre, ma non gareggia. Forse per la paura di ammalarsi o ancora peggio di contagiare qualche familiare specialmente quando si è di fronte a soggetti più deboli? Possibilissimo. Però io non sono in virologo e non ho nemmeno una laurea in medicina, quindi lascio ad altri tuttologi una dettagliata analisi e relative farneticazioni dal basso della loro ignoranza. Mentre siamo arrivati ad 1.000.000 (un milione) di morti. Mi è anche toccato leggere che molte delle vittime sarebbero morte comunque e quindi… Aggiungo io, magari con meno sofferenze e più tardi rispetto all’accelerazione portata dal virus.

Ma torniamo alla ricerca dei motivi. Gli “assenti” non fanno gare agonistiche in quanto non sono tesserati per questa stagione? Se per il tesseramento giovanile questa potrebbe essere un’ipotesi in quanto di solito molti ragazzi si tesserano solo a primavera (quando quest’anno si è bloccato tutto), per i senior, considerate tutte le gare invernali e che il nuovo tesseramento scatta appena inizia l’anno nuovo questa non sembra una giustificazione valida. Ed in ogni caso se non avessero rinnovato oppure fosse scaduta la visita medica di idoneità, si sarebbero potuti buttare nelle non competitive. Ad esempio a Milano e Monza sui 10 chilometri.

Lascio proseguire ai lettori che vorranno intervenire in questa analisi con le loro opinioni e le loro esperienze personali in questo periodo.

Rodolfo Lollini – Redazione Podisti.net