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Maurizio Lorenzini

Maurizio Lorenzini

appassionato di atletica, istruttore Fidal e runner

 Quanto sono “lunghi” 12 secondi distribuiti su 100 chilometri? Poco, pochissimo, eppure è andata proprio così nella cittadina di Chandler (Arizona, Stati Uniti), su un circuito di 11 chilometri.

Jim Walmsley, maratoneta classe 1990 con 2h15’ di primato personale sulla maratona, ha chiuso la sua fatica nel tempo di 6:09:26, a 12 secondi dall’attuale record del mondo di 6:09:14, stabilito nel 2018 dal giapponese Nao Kazami. 

La prestazione di Walmsley è di assoluto rilievo, se si pensa che ha corso per 100 chilometri alla media di 16,241 km/ora che, tradotto secondo i classici riferimenti podistici, significa 3’41"/km. Un risultato ancora più rilevante se si considera che l’atleta americano, nel corso dell’ultimo giro, ha urtato una recinzione, ferendosi alla spalla sinistra, come si vede dalla fotografia. 

Un tentativo di record un po’ particolare, sponsorizzato da Hoka One One che nell’occasione proponeva le nuove scarpe Project Carbon X 2, ciò che io intendo essere come la risposta ai brand Nike e Adidas, che sino ad ora sembrano dividersi il mercato delle scarpe più veloci.

Alla partenza di queste prove, che si doveva svolgere in contemporanea (fusi orari a parte) negli Stati Uniti e in Giappone, a Chiba, erano accreditati diversi altri atleti del team Hoka One One: Elov Olsson; Aiko Kanematsu; Yoshiki Otsuka; Catriona Jennings; Camille Herron.

Le gare sulla distanza dei 100 chilometri riportano alla mente le imprese di Giorgio Calcaterra, che nell’ormai lontano 2011 coprì il percorso del Passatore (di certo non pianeggiante come in questa occasione) nel tempo di 6h25:36.

Ora sarà interessante seguire gli sviluppi di questa nuova scarpa, Project Carbon X 2, appena introdotta sul mercato italiano da Hoka One One, società che sta ricevendo sempre più consensi, anche nella corsa su strada.

Una gara storica, non solo perché si corre per la quarantesima edizione, ma per tutto quello che si porta dietro. Gara che ho corso varie volte, sempre con ricordi che mi sono rimasti impressi nella mente e nel cuore. Manifestazione ripartita dopo la tremenda alluvione del 2002, che si era portata via la strada che nella Valle del Cervo conduce a Piedicavallo, grazie alla volontà del GAC Pettinengo e di Claudio Piana, popolare organizzatore di queste parti.

Il percorso di snoda da via Lamarmora, nel centro di Biella, a Piedicavallo, sono 650 metri di dislivello ben distribuiti su una distanza di 19 chilometri. La pendenza non è quindi impossibile, sono solo gli ultimi mille metri ( da Ponte Pinchiolo all’arrivo) che possono presentare il conto, in particolare se hai speso troppo prima: una vera e propria rampa, meglio… tenere la sguardo in basso. Però l’arrivo a Piedicavallo, e la bellezza di un paese dove pare si sia fermato il tempo, vale da solo la pena e la fatica.

Una gara storica che deve la sua importanza anche al fatto che qui si sono misurati atleti di altissimo livello: Franco Arese, Gianni Demadonna, Rita Marchisio, giusto per citarne alcuni.

Ora, più che mai, c’è voglia di tornare a correrla, nel rispetto delle normative. Di seguito il comunicato degli organizzatori, che spiega come si possa svolgere, il prossimo 21 marzo.

NOVITA': LA GARA DIVENTA NAZIONALE BRONZO

Con l'edizione 2021 la Biella-Balma-Piedicavallo ha acquisito lo status di “Manifestazione Nazionale Bronze di Corsa su Strada Fidal”: un salto di qualità importante, ma allo stesso tempo un impegno maggiore ad organizzare un grande evento. Stando agli attuali regolamenti Fidal e al Dpcm in vigore, tutti i runners tesserati Fidal o Eps potranno prendervi parte QUALSIASI SIA IL COLORE della regione/provincia di residenza. Non sarà invece possibile accettare iscrizioni da parte di atleti non tesserati, salvo nuove decisioni in merito da parte del governo.

I PERCORSI

Il percorso di entrambe le gare ricalca quello degli ultimi anni. La partenza della Biella-Piedicavallo avverrà alle ore 10 del mattino da piazza Vittorio Veneto, in zona pedonale: i concorrenti percorreranno via Italia, via Dante, via Repubblica e via Galilei, uscendo dal centro cittadino ed iniziando la salita verso la Valle Cervo percorrendo tutta la strada provinciale 100 che termina proprio la sua corsa a Piedicavallo. Una piccola deviazione si è resa necessaria in località Balma, proprio sul luogo di partenza della gara “corta” (prevista anche questa alle ore 10) in quanto la strada principale è ancora interrotta dopo l'alluvione dello scorso ottobre. La lunghezza totale è di 18,7 chilometri con un dislivello positivo di 615 metri. Dalla Balma (frazione di Campiglia Cervo), invece, gli atleti dovranno affrontare i 7 chilometri più duri con un dislivello di 330 metri che culmina con l'ultima ripidissima salita finale di circa 1 chilometro. Le strade saranno aperte al traffico veicolare.

ISCRIZIONI

Le iscrizioni sono aperte sul sito www.biellasport.net. Il costo è di 20 euro per la Biella-Piedicavallo e di 10 euro per la Balma-Piedicavallo. Per l’iscrizione c’è tempo sino a giovedì 18 marzo compreso. NON saranno accettate il giorno della gara. L’iscrizione non comporta il pagamento della quota che verrà saldata esclusivamente il giorno della gara al momento del ritiro del pettorale. Tutti gli iscritti devono essere in regola con il tesseramento Fidal (o Eps) e con la visita medico-sportiva agonistica.

REGOLAMENTO ANTI-COVID

Al momento del ritiro del pettorale a tutti gli iscritti verrà misurata la temperatura corporea e non sarà consentita la partecipazione a coloro a cui sarà riscontrata temperatura di 37,5° o superiore. Tutti i partecipanti sono tenuti a consegnare firmata l'autocertificazione Covid scaricabile dal sito www.biellasport.net.

Alla partenza i concorrenti dovranno presentarsi con la mascherina che sarà indossata anche per i primi 500 metri di gara. La mascherina dovrà essere portata con sé e reindossata correttamente subito dopo aver tagliato il traguardo e da quel momento tenuta sempre, anche all'aperto.

Se non varieranno le regole imposte dal dpcm in corso, prima della partenza dal proprio domicilio, gli atleti saranno obbligati a compilare una autocertificazione che attesti la legittimità dello spostamento, giustificato dalla partecipazione a gara nazionale di corsa su strada. 

CLASSIFICHE E MONTEPREMI

Nonostante le chiare problematiche legate al momento storico, gli organizzatori sono riusciti a mantenere un montepremi in denaro e tanti premi in natura per i migliori classificati grazie al prezioso apporto di numerosi partner: Officina Andrea Ramella Bon, Termoidraulica Naccarato Gianni, Sergent Major, Eurometallica, Botalla Formaggi, MA Service, Lauretana, Microtech, Menabrea e Ab Bonandini. I primi 5 uomini e le prime 5 donne della Biella-Piedicavallo e i primi 3 uomini e le prime 3 donne della Balma-Piedicavallo si divideranno un montepremi totale di ben 1750 euro. Dal 6° classificato della corsa lunga e dal 4° classificato della corsa corta, verranno consegnati ben 188 premi in natura riservati ai primi 5 di ognuna delle 9 categorie d'età della Biella-Piedicavallo e ai primi 3 di ognuna delle 9 categorie d'età della Balma-Piedicavallo. Tutti i premi di categoria saranno distribuiti alla riconsegna del pettorale, mentre le premiazioni assolute sono previste a partire dalle 12.30 in zona traguardo. 

SERVIZI AGLI ATLETI

E' assicurato il servizio medico al traguardo e la presenza di una ambulanza lungo il percorso. Sul tracciato saranno i volontari dei gruppi AIB Biella Orso e Valle Cervo a vigilare sugli atleti.

Compreso nel costo di iscrizione il servizio di trasporto borse dalle partenze all'arrivo, mentre per chi lo desidera è stato attivato (al costo di euro 12 a persona) il servizio navetta con bus per il rientro a Biella dopo la gara: partenza da Piedicavallo alle ore 13.30. La prenotazione deve essere fatta all'atto dell'iscrizione.

Alla riconsegna del pettorale verrà fornito all'atleta il pacco gara comprendente premio di partecipazione e ristoro: è stato annullato, non essendo previsto dalle normative anti-covid il classico ristoro di fine gara tutti insieme. Lungo il percorso sono previsti posti di rifornimento idrico dove verranno consegnate bottiglie di acqua sigillata.

 L'ALBO D'ORO

Nell'albo d'oro della Balma-Piedicavallo troviamo 2 vittorie per Francesco Carrera e una per Andrea Nicolo in ambito maschile, dove il record del percorso è di Carrera, a segno nel 2019 in 24'58”.

Tra le donne un successo a testa per Rachele Young, Miriam Di Vincenzo e Arianna Reniero: quest'ultima nel 2019 ha chiuso in 32'13” siglando il record del percorso.

Per quanto concerne la Biella-Piedicavallo il percorso è variato molte volte nel corso degli anni, anche se solo di qualche centinaio di metri in più o in meno. Il valsesiano Italo Quazzola nel 2019 ha siglato il record di quello attualmente in uso con il tempo di 1h04'28”, mentre tra le donne è Giorgia Morano a detenerlo, con il tempo di 1h17'57” nel 2018. 

Nelle 39 edizioni fin qui disputate sono stati ben 30 vincitori differenti in ambito maschile e 28 in quello femminile. Vincitori multipli sono Bruno Bruera (3 volte nel 1987, 1988 e 1990), Matteo Avataneo (1984, 1991 e 1994), Franco Arese (1973 e 1974), Gianbattista Bassi (1975 e 1976), Giuseppe Moretti (1980 e 1983), Walter Durbano (1986 e 1995) e Alberto Mosca (2014 e 2018).

Tra le donne il record di vittorie appartiene a due atlete che sono salite per quattro volte sul primo gradino del podio: Clara Sacchetti nel 1972, 1973, 1974 e 1976; Beatrice Distolfo nel 1991, 1994, 1995 e 1996. tre le vittorie di Lara Giardino (2001, 2016 e 2017), due quelle di Silvia Silvia Bracco Jacolino (1979 e 1980) e Margherita Zublena (1985 e 1988).

 

 

Il pezzo di Sebastiano Scuderi, LEGGI QUI, contiene un’analisi tanto impietosa quanto lucida e precisa sullo stato delle gare agonistiche; nel 2020 il covid ha generato una riduzione del calendario agonistico pari all’83% (sommando le gare Fidal e quelle degli enti di promozione sportiva, EPS), con una perdita economica secca per le casse federali, per diversi brand e sponsor e per gli organizzatori di gare, in particolare quelli dei grandi eventi. Certo che ci sono dei settori dello sport che hanno registrato perdite, in termini assoluti, ben più importanti, ma nel nostro ambito il danno è stato decisamente considerevole. Mi vengono anche in mente tutti gli operatori con partita iva, la cui attività è strettamente correlata alle manifestazioni sportive, sono migliaia. E qui non c’è la cassa integrazione, anzi gli interventi economici a sostegno sono stati sinora ridicoli.

Altrettanto significativo il danno, sia pure non in termini strettamente economici, procurato ai praticanti dell’atletica leggera, sia in pista che in strada, in particolare quelli che amano confrontarsi nelle gare agonistiche.

Questo è quanto accaduto, e tuttora sta accadendo.

Ora da più parti organizzatori e podisti si chiedono, si possono fare le gare? La risposta è sì. Sulla questione morale (ovvero se sia giusto gareggiare in questo periodo), non entro nel merito, ognuno la vede come crede e decide di conseguenza, rispettando le scelte altrui. In ogni caso non è l’obiettivo di questo mio articolo.

Le gare SI POSSONO FARE, nel rispetto delle normative e dei protocolli, ma anche delle regole dettate dal buon senso. Capisco perfettamente gli organizzatori che rinunciano alla propria manifestazione, lo scoraggiamento è tanto e giustificato, si teme di non starci dentro nei costi, di avere pochi partecipanti, tuttavia bisogna dividere ciò che SI PUO’ FARE da ciò che invece non è “tecnicamente” fattibile.

La normativa che consente le gare agonistiche ormai dovrebbe essere nota a tutti, leggere anche QUI. Tale normativa è riferibile alla federazione di atletica leggera e contempla solo le gare di livello nazionale inserite nel calendario; in pratica sono tutte le gare sulle distanze di 5 e 10 chilometri, mezza maratona e maratona. 

Chiarita la legittimità delle gare, la domanda immediatamente successiva è …ne vale la pena, dal punto di vista degli organizzatori? E’ ovvio a tutti che le gare eventualmente organizzate di questi tempi non hanno, ne’ possono avere, le medesime caratteristiche di quelle fatte in tempi normali: la componente sociale è inevitabilmente ridotta, buona parte della festa che spesso si tiene attorno alla gara viene a mancare. Diventa invece predominante l’aspetto agonistico o comunque la voglia di partecipare, di esserci, di mantenere la tradizione di ritrovarsi. Esempio molto pratico: è chiaro che se la gara agonistica è il contorno di una sagra paesana con massiccia presenza di persone è comprensibile rinunciare. Per tutte le altre situazioni ci si devono porre le domande, e darsi delle risposte in base alle quali scaturirà la decisione di organizzare o meno la propria gara.

Ogni organizzatore dovrà valutare bene tutti gli aspetti della manifestazione: percorso, logistica, disponibilità di personale, analisi dei costi…e ovviamente avere tutte le autorizzazioni del caso.

Non entro qui nel dettaglio di ogni singola voce, è un (arduo) compito di ogni singolo organizzatore, tuttavia in base ad un paio di domande ricevute (e problemi esposti) porto un esempio pratico di fattibilità in materia di percorso. Chi ha una gara su più giri ha delle difficoltà oggettive a impedire o comunque gestire ricongiungimenti e sorpassi da parte degli atleti più veloci (diciamo sotto i 4’-4’30/km), una soluzione può essere quella di separare proprio questi atleti facendoli correre, anticipatamente, una batteria separata. Oltre al vantaggio appena descritto, si ridurrebbe la quantità dei partenti in unica soluzione (che comunque potrebbe essere scaglionata in relazione al numero dei partenti) e ne beneficerebbe lo spettacolo. Ovvio che questo è facilmente fattibile per gare brevi, fino a 10 chilometri, un po’ più complicato per le distanze più lunghe, la manifestazione durerebbe troppo. Altrimenti si deve procedere con gare a giro unico, convertendo quelle a più giri su altro percorso. Fattibile? Ogni organizzatore farà le proprie valutazioni. Nuovo percorso = nuova certificazione, quindi ulteriori costi? Beh, io credo che di fronte al coraggio ed all’entusiasmo di chi vuole organizzare le gare la federazione possa, anzi debba, mettersi una mano sul cuore e sul portafoglio.

Ovviamente è solo un esempio di soluzioni adottabili, si tratta di analizzare con attenzione tutti i passaggi, le criticità, valutare bene la logistica. Ma se autorità ed enti locali danno il benestare (salvo specifiche problematiche locali, anch'esse dovrebbero avere interesse alla ripartenza di tutte le attività, incluse quelle sportive) e si ha davvero voglia, le gare si possono fare.

Insomma, le gare si possono fare, d’altronde, se si vuole, da qualche parte bisognerà pur ripartire, le esperienze fatte in tempi recenti confermano la possibilità di gareggiare: mezze di Pisa e Trino Vercellese, Ecomaratona del Barbaresco, mezza e maratona di Pescara, le varie corse trail/montagna.

La voglia di tornare a correre fuori dal recinto e dai dintorni di casa propria, ma anche di gareggiare, c’è tutta, lo dimostrano i numeri partecipativi delle gare sopra menzionate, è ragionevole pensare che la risposta dei podisti sarebbe positiva.

Naturalmente l’auspicio è di uscire quanto prima da questa terribile pandemia, e ciò vale ben oltre le questioni sportive.

Sabato, 02 Gennaio 2021 23:54

La corsa in salita e quella in discesa

Correre in salita significa dover vincere una maggiore forza di gravità, dato che dobbiamo spostare il nostro corpo verso l’alto: ovviamente fatica ed impegno aumentano in relazione alla pendenza da superare, oltre al passo che intendiamo tenere.

Gli allenamenti dovrebbero essere interpretati in relazione alle nostre capacità del momento. Chi non ha mai corso in salita deve procedere con gradualità, ad esempio alternando dei tratti al passo e scegliendo pendenze agevoli (5-8%).

A cosa serve correre in salita? Sintetizzando: a diventare più forti, attraverso il potenziamento muscolare; a usare maggiormente i piedi ed i polpacci, fattore di estrema importanza perché i podisti in genere spingono con le cosce (quadricipiti). A utilizzare di più anche le braccia, quando si corre in piano tendenzialmente seguono il corpo, in questo caso avviene un po’ il contrario. Se nella corsa in piano il movimento delle braccia ha un’importanza relativa, quando si procede in salita diventano fondamentali. Se il movimento non è corretto risulterà molto più difficile avanzare, per rendersene conto basta provare, anche solo correndo per pochi metri, a tenere incollate le braccia ai fianchi.

Quanto bisogna correre in salita? Se si vuole enfatizzare la forza muscolare si dovranno privilegiare i tratti brevi, da ripetere un buon numero di volte: ad esempio frazioni da 50-80 metri da ripetere 10 volte. La pendenza non dovrà essere eccessiva perché non scada troppo l’azione di corsa, si dovrà recuperare bene per 1-2 minuti, camminando o stando fermi (magari in discesa al passo, ritornando al punto iniziale).

E se i tratti corsi in salita sono più lunghi? Se le frazioni sono di 5-10 minuti tendenzialmente si migliora la soglia anaerobica, se invece si va oltre (oltre 15 minuti) ci si muove sempre di più nell’ambito della resistenza. Da fare attenzione alle pendenze, se diventano eccessive (superiori al 5-8%) oltre al rischio di non riuscire a correre così a lungo, si perde facilmente l’assetto corretto, si avanza solo di forza perdendo elasticità nei movimenti e nell’azione di spinta.    

La corsa in montagna

È molto diversa da quella in salita, dato che si alternano tratti con diverse pendenze, sia positive che negative. Se si guardano i calendari dei campionati nazionali si potranno notare delle differenze: gare di sola salita oppure in montagna, con percorsi misti.

La definizione di corsa in montagna è piuttosto ampia perché fatica ed impegno sono molto differenti in relazione alle diverse condizioni, al fondo (poco o molto irregolare), pendenze da superare più o meno significative, altitudini alle quali si corre e lunghezza del percorso.

Anche il rapporto con il cronometro, croce e delizia degli stradisti, cambia completamente: ha poco senso un riscontro cronometrico di 60 oppure di 50 minuti su un percorso di 10 chilometri, la velocità è condizionata in relazione alle condizioni della prova.

Il modo di correre è totalmente diverso. In salita si devono accorciare i passi e tenere i piedi il più possibile aderenti al suolo (terreno permettendo), per ridurre in parte la fatica; non è proibito alternare dei tratti di cammino quando le pendenze sono più severe, in genere quando superano il 10% e sono lunghe, tra l’altro c’è un punto oltre il quale si procede più velocemente camminando piuttosto che di corsa. Ostinarsi a voler correre anche quando la pendenza è proibitiva può significare arrivare senza forze in cima alla salita e avere bisogno di un tempo di recupero più ampio: è facile in questo frangente essere superati da chi più saggiamente ha affrontato la salita camminando e adesso si ritrova più energie e brillantezza.

La corsa in montagna non si può improvvisare: a parte le ovvie considerazioni, ma che è sempre utile tenere presente sulle condizioni del clima (che valgono anche per le semplici escursioni), l’impegno fisico richiesto è molto elevato ed è necessario avere una buona preparazione di base, in particolare se le altitudini sono considerevoli.

La corsa in discesa

Tendenzialmente meno faticosa ma…dipende.

Se la pendenza è eccessiva si è portati a frenare, anche per una questione di equilibrio, in particolare se ci sono molte curve. Diciamo che tutto risulta relativamente facile con pendenze contenute (5,6%); nel contesto di una gara si possono utilizzare i tratti in discesa per recuperare velocità (quindi tempo), ma può risultare una strategia vincente anche quella di utilizzare questi tratti per recuperare energia, magari spesa in eccesso in precedenza per una salita “cattiva”.  Sono scelte entrambi valide, tutto dipende dallo stato fisico (ma anche mentale) in cui ci si trova in quel momento. Quando le pendenze diventano considerevoli (10% e oltre) le cose si complicano non poco: in discesa si frena, i quadricipiti (parte anteriore delle cosce) sono costretti ad un super lavoro, se le discese sono brevi va ancora tutto bene, se invece proseguono per lunghi tratti ci sembra che possano esplodere per la fatica. Il paradosso è che ad un certo punto si arriva quasi a rimpiangere la salita! Che fare? Mettere in atto tutti gli accorgimenti che possano limitare i danni (chi non è abituato a correre in discesa si ritroverà per alcuni giorni parecchi dolori alle cosce): innanzitutto lavorare sull’assetto di corsa, è necessario contrastare l’inevitabile tendenza ad arretrare il busto, abbassare il più possibile il baricentro e le ginocchia, procedere con falcate più brevi. Poi conviene, in particolare quando il percorso lo consente (esempio su tornanti o comunque curve ad ampio raggio) sfruttare la parte con minore pendenza, anche se ciò comporta un leggero allungamento della strada da percorrere. Infine, utilizzare bene le braccia, allargandole adeguatamente per trovare maggiore stabilità ed equilibrio.

Correre di tanto in tanto su percorsi anche solo collinari potrà darci qualche vantaggio quando decideremo di avventurarci in una corsa in montagna, oppure un trail. Qualcuno potrebbe chiedersi…ma perché correre in salita e in discesa? Al solito ci sono diversi punti di vista, dai quali scaturiscono scelte diverse; sono molti i motivi, ne estrapolo solo uno, a mio avviso il principale, correre nella natura.

Un’ultima nota sulle scarpe: chiaramente molto dipende dalla natura del terreno, ma generalmente delle buone scarpe da trail vanno quasi sempre bene.

 
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SERVIZIO FOTOGRAFICO
31 dicembre 2020 - Spettacolare il confronto odierno sulla pista di guida sicura "Safety Park" di Vadena (Bolzano), in una edizione particolare della BOclassic, causa covid; proprio questa circostanza ha imposto un rigido protocollo sanitario, con tutti i presenti, atleti, giornalisti, fotografi, addetti all’organizzazione, che hanno dovuto sottoporsi a tampone (veloce) prima di accedere all’area della gara. Complessivamente sono stati 140 i tamponi effettuati, a quanto risulta tutti negativi.

La prima gara a partire, in perfetto orario, è stata quella femminile, sulla distanza dei 10 chilometri; un’altra novità di questa edizione, dato che di norma le donne correvano sui 5 chilometri. Percorso ovviamente diverso dal consueto, certificato e omologato Fidal, su giri di 975,18 metri, molto veloce.

Una considerazione da parte di chi, come noi, eravamo presenti (con Stefano Morselli): la RAI, che ben poco fa per l’atletica leggera, qui ha fatto la voce grossa, impedendo ai fotografi di piazzarsi centrali sul traguardo impedendoci di fatto di fare la cosa più importante, belle foto d'arrivo a vantaggio della stessa manifestazione.

BOclassic 2020

BOclassic 2020 | di Stefano Morselli

Pubblicato da Podisti.Net - Community Page su Domenica 3 gennaio 2021

 

La cronaca: Gloria Kite davanti a far da lepre, come avevamo annunciato QUI nel pezzo di lancio della gara, che guida il gruppo delle atlete africane. Km 2: Kipkemboi non è soddisfatta del ritmo e si mette a condurre la testa, con Tuitoek. Km 5, sempre davanti Kipkemboi, il passaggio è più lento di 3 secondi sul record del mondo in gara di sole donne (tempo finale di 30:29). Km 7, sono in tre ormai a giocarsela, Kipkemboi, Tuitoek e Tanui, che resta sempre coperta, peggiora il dato sul record, + 10 secondi; le italiane Epis e Lonedo procedono insieme, si ritira Martina Merlo. Km 9, ormai sfumato il record del mondo si corre per vincere. Nella lunga volata finale è Kipkemboi (all’esordio sulla distanza) che si avvantaggia e vince in 30:42, davanti a Tuitoek (30:43) e Tanui (30:46). Quindi tre keniane ai primi tre posti. Prima europea Sofia Yaremchuk (33:11). Prima italiana è Giovanna Epis, in 34:12 che nel finale supera di poco Rebecca Lonedo (34:17); seguono Maria Chiara Cascavilla (34:48) e Ludovica Cavalli (34:58).

BOclassic Donne


Quindi sfuma il record del mondo, per 13 secondi. Tanti? Pochi? Non sembrano pochissimi, tuttavia osservando la gara, a tratti parsa un tantino tattica, e vedendo l’ultimo mille corso sotto i 3’/km, viene da dire che forse si poteva fare. Poi è chiaro che la situazione climatica, con temperature poco sopra lo zero, di certo non aiutava su questa distanza. Ai microfoni mi è parsa delusa della sua prestazione Giovanna Epis, ma viene da una stagione di alto livello e di grandi prestazioni, e oltretutto da una maratona corsa tre settimane orsono. Io dico sì può solo che farle i complimenti. Brava Giovanna.  

La gara maschile: non è superfluo dire che molte delle aspettative erano su Yeman Crippa, sul suo tentativo di fare il record europeo (su quello italiano, 13:40, c’erano pochi dubbi), anche se il belga Hendrix era un avversario molto ostico. Si dovrebbe correre a 2’25/km, per chiudere di poco sotto 13:18 (attuale record europeo, del francese Jimmy Gressier). Anche qui prevista la lepre, l’ugandese Albert Chemutai. Km 2, l’etiope Worku Tadese (18 anni) si mette in testa e prende qualche metro. Km 3, peggiora leggermente il dato sul record europeo, + 4 secondi, Crippa resta bene attaccato alla testa della gara, poco più indietro Hendrix. Al km 4 peggiora ulteriormente il gap sul record, +9 secondi; forse anche per questo Crippa prende decisamente l’iniziativa, cambia passo e mette in fila gli avversari. Cedono due dei favoriti, gli etiopi Muktar Edris e Telahun Bekele. Ai 500 metri Oscar Chelimo (Uganda) stacca Crippa e prende un buon vantaggio, Crippa viene superato da Hendrix e da Iguider Abdelaati (Marocco). Vince Chelimo in 13:16, secondo posto per Hendrix, che manca il record europeo di un solo secondo, Crippa, record italiano, è quarto dietro Iguider.

BOclassic Uomini


Le classifiche:

10 chilometri, donne
1-Margaret Kipkemboi (Kenya), 30:43
2-Dorcas Tuitoek (Kenya), 30:44
3-Norah Tanui (Kenya), 30:47
4-Gloria Kite (Kenya), 32:27
5-Janet Kisa (Kenya), 33:04
6-Sofia Yaremchuk (ASD ACSI Italia Atletica), 33:12
7-Giovanna Epis (C.S. Carabinieri), 34:13
8-Rebecca Lonedo (Atl. Vicentina), 34:17
9-Maria Chiara Cascavilla (A.S. La Fratellanza), 34:48
10Ludovica Cavalli (Trionfo Ligure), 34:58
 

5 chilometri, uomini
1-Oscar Chelimo (Uganda), 13:17
2-Robin Hendrix (Belgio), 13:19
3-Iguider Abdelaati (Marocco), 13:20
4-Yeman Crippa (Fiamme Oro), 13:20 (RECORD ITALIANO)
5-Worku Tadese (Etiopia), 13:23
6-Muktar Edris (Etiopia), 13:24
7-Telahun Bekele (Etiopia), 13:26
8-Yassine Bouih (Fiamme Gialle), 13:59
9-Pietro Riva (Fiamme Oro), 14:04
10-David Nikolli (Cento Torri), 14:13
11-Federico Riva (Fiamme Gialle), 14:38
12-Said El Otmani (G.S. Esercito), 14:41
13-Marouan Razine (G.S. Esercito), 14:44
14-Markus Ploner (ASV Sterzing), 14:47 

In conclusione, sono state due belle gare, certamente più avvincente quella maschile.

La distanza dei 5 chilometri su strada è una novità di questi ultimi tempi, arrivata anche per la necessità di tenere vivo l’interesse in un 2020 davvero difficile per l’atletica leggera; il botto lo ha fatto Joshua Cheptegei, che ha corso a Montecarlo in 12:51. Anche per l’Italia è una nuova distanza, infatti per la maggior parte degli atleti in effetti si è trattato di esordio, e diventata gara nazionale omologata (e tassata di conseguenza). Da poco, per decisione di World Athletics, anche le gare su strada, sulle distanze di 5 e 10 chilometri, sono valide ai fini del record del mondo.

Le voci dei protagonisti

Oscar Chelimo (vincitore): “È stata veramente una gara meravigliosa. Faceva molto freddo, ma mi ero preparato per queste temperature, allenandomi a partire dalle 5 di mattina."

Margaret Chelimo Kipkemboi (vincitrice): “Sono felice. La gara è stata buona. Oggi le temperature erano basse, ma le condizioni sono state buone. Però sono contenta, è la seconda volta che vinco qui. Non ho fatto il record, ma ho fatto del mio meglio e va bene così.”

Yemaneberhan Crippa (miglior atleta italiano, quarto): “Purtroppo il record non è arrivato. Devo ringraziare però l’organizzazione che ha messo in piedi questa cosa, che ha creato le condizioni per fare un record. CI ho provato e nell’ultimo giro ho fatto un po’ di fatica. C’era gente che ne aveva più di me. Ora il 2020 è finito, testa quindi al 2021 e speriamo che sia migliore per tutti.”

Giovanna Epis (migliore atleta italiana): "Oggi è stato faticoso, il freddo mi ha impedito di correre come volevo e ho cercato di mantenere un ritmo che mi permettesse di arrivare. È andata un po' di sotto alle aspettative, ma per me il risultato è arrivato il 13 dicembre a Reggio Emilia (titolo di campionessa italiana nella maratona, ndr). Ringrazio l'organizzazione che ha reso possibile questa gara stellare.”


Il Commenti di Stefano Morselli:
Stando sul posto e riguardando le foto ho potuto notare alcuni dettagli interessanti, il primo dei quali è relativo alla prestazione del vincitore della gara maschile, il diciannovenne Oscar Chelimo al secondo giro era ultimo nel gruppo di testa e pure staccato di 4/5 metri dal penultimo (come si nota dalla foto sottostante), poi, dopo mezzo giro (500 metri), me lo sono ritrovato in testa al gruppo, impressionante se pensiamo che poi ha vinto anche la gara con una volata fantastica.
Da sottolineare oltre a Crippa, gli italiani Bouih (13'59"), Riva (14'04") e Nicolli (14'13") autori di prove cronometriche soddisfacenti.
La gara donne è stata meno spettacolare, il livello tra le prime 3 keniane e le altre è stato subito evidente, dalla Epis non potevamo aspettarci tempi veloci dopo la grande maratona di Reggio Emilia, peccato aver visto la Merlo ritirarsi dolorante.
Da sottolineare, inoltre, l'ottimo servizio messo in piedi dagli organizzatori con l'Azienda Sanitaria dell'Alto Adige per il Test Antigenico rapido che, in 10 minuti ha fornito l'esito e a distanza di poche ore, ha recapitato via mail il certificato ufficiale.
Christiane Warasin della "Läuferclub Bozen - Raiffeisen" ci ha comunicato che son state testate 150 persone, tra atleti ed addetti ai lavori, e tutte sono risultate negative al test, un dato molto positivo.

 

23 dicembre - La raccolta delle firme al primo giro, quello che determina l’ammissione alla corsa presidenziale, ha detto chi certamente non sarà della partita elettorale: Saverio Gellini. BUONATLETICA può parzialmente consolarsi col fatto che quattro componenti della squadra si sono candidati in quota atleti e tecnici, tra questi Massimo Magnani, persona nota nel mondo dell’atletica.

Quindi per la successione ad Alfio Giomi sarà una partita a tre: Roberto Fabbricini, Vincenzo Parrinello, Stefano Mei, candidati che hanno storie molto diverse tra loro. La sensazione è che Stefano Mei, atleta dal prestigioso trascorso nell’atletica, possa idealmente rappresentare una “rottura” col sistema; Parrinello una sorta di continuità, in quanto vice presidente di Fidal dal 2012. Fabbricini è persona che ha ricoperto numerosi incarichi a livello dirigenziale nel mondo dello sport.

La sensazione, e anche qualcosa di più, è che ci sia un discreto equilibrio, e che probabilmente non si vincerà al primo turno. Comunque il d-day è il prossimo 31 gennaio.

Di seguito il comunicato emesso da Fidal, con l’elenco completo di tutti i candidati, per le varie posizioni.

Saranno tre i candidati alla presidenza della Federazione Italiana di Atletica Leggera che si confronteranno nell’Assemblea Nazionale Ordinaria elettiva, in programma il 31 gennaio prossimo a Roma. In ordine alfabetico: Roberto Fabbricini, Stefano Mei e Vincenzo Parrinello. L’ufficializzazione è giunta quest’oggi, al termine della riunione della Commissione elettorale nazionale, che ha definito l’elenco completo delle candidature al Consiglio federale: correranno in 23 per la carica di consigliere in quota dirigenti (disponibili 8 posti); otto gli aspiranti (per due posti) in quota tecnici, otto anche i candidati tra gli atleti (sempre per due posti). Tre, infine, i candidati al ruolo di presidente del Collegio dei Revisori.

Fabbricini, Mei, Parrinello: tre nomi di elevato profilo per la successione al presidente uscente, Alfio Giomi, che lascerà la guida della Federazione completando il suo secondo mandato da capofila dell’Atletica Italiana. Roberto Fabbricini, romano, 75 anni, è stato atleta (sprinter) di buon valore in gioventù, compiendo successivamente un lungo percorso dirigenziale, nella Federazione (dove è stato in due occasioni anche Segretario Generale) e nel CONI; nel Comitato Olimpico Nazionale ha ricoperto, tra gli altri, i prestigiosi incarichi di Responsabile della Preparazione Olimpica e di Segretario Generale (quest’ultimo, dal 2013 al 2018). Stefano Mei, spezzino, 57 anni, vanta un luminoso passato da atleta (42 presenze in azzurro), il cui vertice è senza dubbio rappresentato dal titolo europeo dei 10000 metri conquistato a Stoccarda 1986 (la gara della celebre tripletta tricolore Mei-Cova-Antibo); successivamente è stato consigliere federale (2001-2004 e 2008-2012), e quattro anni fa sfidante ufficiale di Alfio Giomi (fu sconfitto all’Assemblea Nazionale svoltasi ad Ostia). Vincenzo Parrinello, catanese, 62 anni, generale della Guardia di Finanza, e comandante del Gruppo polisportivo delle Fiamme Gialle, è l’attuale vicepresidente vicario della Federazione Italiana di Atletica Leggera (eletto in Consiglio federale per la prima volta nel 2012, e confermato per il mandato successivo); vanta una lunga esperienza da dirigente sportivo in ambito nazionale (tra gli altri incarichi, quello di vicecommissario della FISI nel periodo 2011-2012) e internazionale (nel CISM, il Consiglio Internazionale dello sport militare).
L’ultima volta che la FIDAL registrò tre candidati per la presidenza fu nel 1994: accadde in occasione dell’Assemblea Nazionale Straordinaria svoltasi a Roma, al Foro Italico, dove si confrontarono Gianni Gola (poi confermato presidente federale), Adriano Rossi e Pietro Mennea (il campione olimpico di Mosca ritirò la propria candidatura poco prima del voto).
Di seguito, tutti i candidati all'Assemblea Nazionale elettiva del 31 gennaio 2021 (tra parentesi, il numero di posti disponibili):

1. Presidente federale (1)

FABBRICINI ROBERTO

MEI STEFANO

PARRINELLO VINCENZO

2. Consiglieri in quota dirigenti (8)

BALDO SERGIO

BALZANI ANNA RITA

CAMPARI OSCAR

CANACCINI FABIO

CANTALES CARLO

CASSANI GIULIANA

CAVINI MASSIMO

DE BENEDITTIS ROBERTO

DEL NAIA SANDRO

FRACCAROLI SABRINA

IULIANO OTTAVIANO

KNOLL ANNELIES

LA GUARDIA ANTONIO

LAH BARBARA

LUCCHI GIANFRANCO

MICHELETTI ANNA BEATRICE

PETTARIN GUIDO GERMANO

PISCINI ALESSIO

SCAGLIA RENATA

SCORZOSO GIUSEPPE

TUBIA ODDONE

VANNI GRAZIA MARIA

ZINI TIZIANO

  1. Consiglieri in quota atleti (2)

CAIROLI SIMONE

DI MARCO YURI

MAGNANI MARGHERITA

MARCHI ROSA

MELLONI EDOARDO

PISTONE ANITA SEBASTIANA

STRATI LAURA

VAIANI LISI GERARDO

    4. Consiglieri in quota tecnici (2)

ALTOMARE DOMENICO

ARTUSO ELISABETTA

CONDURELLI MONICA

DI MOLFETTA DOMENICO

MAGNANI MASSIMO

MORANDI FERNANDA

RUGGERI STEFANO

SELLITTO DANIELA

 

Presidente Collegio Revisori dei Conti (1)

Dott. Francesco DE FEO

Dott. Donato FORESTA

Dott. Angelo GUIDA

 

 
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Giovanni Grano ha vinto il campionato italiano migliorandosi ancora una volta, alla sua undicesima maratona; dal suo esordio a Pisa, nel 2012, quando chiuse in 2:20:45, a questa di Reggio Emilia, dove ha portato il suo personale ad un grande e promettente 2:14:31.

Di origine molisane (Bojano, provincia di Campobasso), vive e lavora in terra svizzera, dal 2016. Ha un dottorato di ricerca in informatica, una specialità per la quale era complicato trovare sbocchi nella sua terra d’origine. Da qui il passaggio a Zurigo, sia pure dopo un transito di un anno a Parma, è stato per certi aspetti quasi automatico perché le opportunità di lavoro qui sono davvero buone, nel suo campo.

Ecco Giovanni, partiamo proprio di qui, da Zurigo: che città e che realtà hai trovato? E con la lingua tedesca?

Direi ottime, mi sono integrato perfettamente senza problemi, peraltro in un contesto internazionale. Tanti gli stranieri, anche italiani, si parla correntemente la lingua inglese. Il tedesco? Lo “parlicchio”, ma non è un proprio un problema. La città è veramente splendida, perfettamente organizzata.


Zurigo è una città… a misura di runner?

Assolutamente sì, tra l’altro sin dall’inizio della mia permanenza mi sono trovato con altri atleti di un team di Zurigo, e questo ha facilitato la pratica dell’atletica. Poi tante possibilità di correre nella natura che circonda la città, piste ciclabili ovunque. Pensa che sino a poco tempo fa abitavo in un posto dove ne avevo una proprio sotto casa, sino a 40 chilometri lungo il fiume Glatt, uno sterrato ben corribile dove ho macinato parecchi lunghi. Ma più in generale è una città dove tutti gli sport sono facili da praticare, questa caratteristica è rappresentativa della gente che ci abita, del loro modo di intendere la vita.

Andiamo alla maratona di Reggio Emilia, gara che ho (intensamente) vissuta dal vivo; vista da fuori mi è parsa la tua gara perfetta, una vittoria che è parsa persino facile. E’ andata così?

Certamente sapevo di stare bene, ero tranquillo e ciò aiuta non poco. Ci tenevo molto al titolo italiano, per cui la strategia di gara era finalizzata a questo, poi è venuto fuori anche il personale, cosa che però non mi ha sorpreso, anzi. Col senno di poi avrei forse potuto rischiare di più, andando dietro ai due ruandesi, Irabaruta e Nzikwinkunda, ma un passaggio alla mezza in 1:05 era un po’ troppo veloce (n.d.r. anche per loro visto che nella seconda parte hanno pagato oltre due minuti). Dopo la mezza, passata in 1:07:20, ho allungato perché il ritmo era relativamente lento, dopo i primi 10 K in 32:06 ed i secondi in 31:53, e preso subito del margine, con una fatica controllata, nonostante il passo più veloce (dal km 20 al km 30 in 31:26). Poi restando solo c’era meno stimolo a spingere ancora più forte, comunque seconda mezza leggermente più veloce.


Come sei arrivato a questa gara, numero di uscite, chilometri percorsi? So che quantitativamente fai meno strada rispetto agli standard.

Forse è vero, ma faccio quello che sinora mi è servito e mi ha ripagato, in futuro si vedrà. Raramente supero i 140 km/settimanali, allenandomi una volta al giorno è difficile fare di più, tendo a lavorare maggiormente sulla qualità, tagliando la seconda uscita, quella meno significativa in termini di crescita. Aumentare il numero delle uscite? Ciò deve essere compatibile col lavoro e con la…qualità della vita extra atletica, comunque fino a questo momento è stata la scelta giusta.

Esperienza in Kenya, so che ci hai…provato.

Già, proprio così, a Iten, un’esperienza molto bella abortita dopo solo 10 giorni, sono dovuto scappare via per il covid. Tutto davvero bello, ho corso con Sondre Moen, bella persona e grande atleta. In realtà da quelle parti è tutto strutturato per fare atletica di livello, trovi sempre qualcuno per correre bene. L’altitudine di 2400 metri, unita a percorsi ricchi di saliscendi, ti fa faticare tanto ma al tempo stesso ti premia in termini di resa.  

Programmi a breve e medio termine?

Fermo restando la difficoltà di programmare, data la situazione, vorrei certamente correre una maratona in primavera; pensavo ad esempio ad Amburgo, già fatta nel 2015 e 2019 (rispettivamente i tempi sono stati 2:17:24 e 2:17:00).


La maratona più bella sinora corsa, non necessariamente in termini di migliore prestazione?

Pochi dubbi, anzi proprio nessuno, Berlino: lo scenario, il contesto, la qualità degli atleti ed il percorso, tutto concorre per ottenere la migliore prestazione possibile ma anche la soddisfazione personale fine a sé stessa.

Il tuo futuro nell’atletica, che ci vedi?

Beh, innanzitutto il miglioramento dei risultati tecnici, quindi sostanzialmente quelli cronometrici. Poi nel 2022 ci saranno i campionati mondiali ed europei, la prospettiva di una maglia azzurra costituisce un’ambizione unica e genera una forte motivazione; se per i mondiali la vedo dura, a livello europeo (sono sei i posti disponibili) potrei e dovrei farcela.

Grazie Giovanni, ti auguro il meglio per tutto, intanto… buon Natale.

Grazie a te Maurizio, al piacere di incontrarci nuovamente, auguri a te ed a tutto lo staff di Podisti.Net.


 

 

 
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Reggio Emilia, il 13 dicembre, ha laureato campione d’Italia in maratona Giovanna Epis. Abbiamo lasciato qualche giorno per “smaltire” l’euforia degli ottimi risultati ottenuti, con Giovanna che ha vinto la gara assoluta, migliorandosi nel crono per l’ottava volta consecutiva su otto maratone corse. Dall’esordio a Firenze nel 2015 (2:39:28) a questo notevole 2:28:03 a Reggio Emilia.

Giovanna, vittoria, titolo italiano e nuovo personale, cosa chiedere di più?

Poco altro, almeno per adesso, però si guarda avanti, al sogno che si chiama Olimpiadi di Tokio, che si materializzerà. Almeno spero … questa pandemia di danni ne ha già fatti anche troppi, può anche bastare così. E ovviamente non mi riferisco solo alle Olimpiadi ed allo sport in genere.

A proposito di Olimpiadi, in realtà tu il pass (n.d.r. minimo olimpico 2:29:30) lo avevi già, grazie al 2:29:11 ottenuto a Rotterdam (2019), ed allora perché questa maratona di Reggio Emilia? Poteva essere Valencia?

Tante ragioni: volevo un titolo italiano che non vincevo da dieci anni, da quando ero promessa, e farlo nella distanza oggi per me più importante ha un significato ancora maggiore. La federazione mi ha, giustamente, richiesto una conferma, intesa come una prova di efficienza. Inoltre, non correvo una maratona da aprile 2019 (Rotterdam) e le prospettive di poterne correre una in primavera appaiono … complicate, con un calendario gare piuttosto incerto. Valencia? Molto onestamente, ci abbiamo provato col manager Gianni Demadonna…niente da fare.


Andiamo alla gara di Reggio Emilia, ero presente e grazie al tipo di percorso ho potuto seguirti in molti punti, rendendomi conto di una gara praticamente perfetta. Come l’hai vissuta?

Certamente bene, come sempre accade quando in gara riesci a fare tutto ciò che hai in mente. Venivo da un buon periodo (n.d.r. ai campionati mondiali di mezza maratona in Polonia, in ottobre, ha portato il suo personale a 1:11:14), avevo in mente una maratona entro fine anno, si trattava quindi di finalizzare la preparazione su questa distanza. Di norma il periodo non è inferiore ad 8 settimane, questa volta invece ridotto a 4. Sapevo di avere una base veloce, c’era qualche dubbio sulla tenuta; per questa ragione, per le possibili incognite, sono partita più prudente e non mi sono preoccupata che la forte svedese Charlotta Fougberg dopo pochi chilometri avesse preso il largo, anche se la vedevo sempre. Poi ho visto che stavo proprio bene ed ho aumentato, prima raggiungendo la svedese e poi staccando Clementine Mukandanga (n.d.r. poi arrivata terza con una seconda mezza molto più lenta della prima).

Gli organizzatori di Reggio Emilia hanno dovuto inventarsi un percorso totalmente nuovo, causa le note restrizioni. Tu come lo hai trovato?

Ottimo! Non mi trovo a disagio su percorsi in circuito con più giri, anzi il contrario, sul piano mentale mi aiutano; ci sono più riferimenti, sai cosa ti aspetta. E anche il cavalcavia da ripetere 4 volte in fondo non impegnava molto.    

Parlando di allenamenti nella prospettiva di questa maratona, nel periodo di massimo carico, quanti allenamenti e quanti chilometri per settimana?

Circa 170-180, ripartiti su 12-13 uscite.


Ed ora, un periodo lungo prima delle Olimpiadi, come gestirlo? Peraltro in un periodo durante il quale le gare sono a rischio.

Gare a parte, sulle quali possiamo solo aspettare le evoluzioni della pandemia, sto valutando varie opzioni; certamente mi piacerebbe allenarmi col caldo, o con meno freddo. Visto il buon esito di Reggio Emilia non credo proprio che farò maratone. Comunque questo è un problema che lascio tutto e volentieri a coach Rondelli … davvero bravo a seguirmi da quando abbiamo iniziato 3 anni orsono, le ha “imbroccate” tutte, saprà fare la cosa giusta anche stavolta.

E’ cambiato qualcosa nel tuo modo di allenarti negli ultimi anni?

Tutto sommato non molto negli allenamenti veri e propri, invece dopo Doha ho tratto gran beneficio dal lavoro in palestra e di questo devo ringraziare Gymmo-PT-Studio di Milano, da Stefano Pozzi a tutto lo staff.

Luca Tocco è tuo compagno nella vita ma anche di allenamenti, ma se vai avanti a correre così forte…. riuscirà a starti dietro?

Beh, dai, ha rallentato, ma non così tanto… Adesso ha ripreso dopo un serio infortunio al polpaccio, ma non ha fretta, anche perché non ci sono gare.

Grazie Giovanna, in bocca al lupo per tutto, e buon Natale.

Grazie a te, buon Natale a voi tutti di Podisti.Net ed ai lettori.

 

 

         

  

 

 

 
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21 dicembre - E' notizia di ieri, Yuki Kawauchi, 33 anni, ha corso per la centesima volta sotto il tempo di 2:20; è accaduto alla maratona di Hofu (Giappone), dove è giunto secondo col tempo di 2:10:26. Non è certo il fatto di aver corso 100 maratone (Kawauchi ne ha corse ben di più, anche se non ho dati precisi in merito) a fare clamore, bensì il livello delle prestazioni.

Per dare un'idea del valore assoluto di queste performance basti pensare che il nostro Giorgio Calcaterra ha corso solo 19 volte sotto 2:20, anche se lo fatto in un solo anno (2000).

Kawauchi ha un personal best di assoluto rilievo, 2:08:14, realizzato a Seoul (Corea) nel 2013 e continua a correre ad alti livelli (o solo buoni, dipende da che punto di vista guardiamo). Possiede buoni tempi anche sulle distanze inferiori, come 29:02 sui 10.000 metri (2010), 1:02:18 sulla mezza maratona (2012); nel 2020 ha corso quest’ultima distanza in 1:05:16, tempo che non ha alcuna logica relazione con quello fatto alla maratona corsa ieri, chiusa in 2:10:26. Tecnicamente sono dati che non stanno proprio in piedi, ma è comunque evidente che sia un atleta più resistente che veloce. Ha corso soprattutto nel suo paese, il Giappone; da quelle parti spesso capita di registrare prestazioni pazzesche, magari in gare che non appaiono nei calendari ufficiali, (WA, AIMS, etc), ma Kawauchi ha corso forte le maratone anche altrove, Amburgo, Australia, Zurigo, New York… con tempi compresi tra 2:09 e 2:13.

La sua prestazione più “famosa”, quella che lo ha portato alla ribalta, resta tuttavia alla maratona di Boston, quando vinse col tempo di 2:15:58, un crono certamente non eccezionale ma motivato da condizioni meteo proibitive, con pioggia battente lungo tutto il percorso e temperature intorno a 4-5 gradi. Eppure, intervistato all’arrivo, ebbe a dire che vinse proprio grazie a quelle difficili condizioni, che avevano fortemente influenzato la gara degli atleti africani. In effetti si lasciò dietro un certo Geoffrey Kirui (arrivato secondo in 2:18:23), che aveva un personale di 2:06.

E ora, quale sarò il suo prossimo obiettivo? Certamente le Olimpiadi di Tokio 2021 (con la speranza che si facciano). Chissà se questo atleta insisterà a correre tante maratone, sia pure a buon livello, oppure tenterà di migliorarsi dal punto di vista cronometrico. Di certo quantità e qualità non vanno d’accordo, e se corri 8-10 maratone all’anno è difficile pensare di abbassare i tuoi tempi.

 

 

 
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SERVIZIO FOTOGRAFICO 
13 dicembre 2020 - La prima impressione su questa manifestazione è netta: premiato il coraggio di ripartire, peraltro nel rispetto delle regole. Addirittura cresciuti i numeri dei partecipanti, 343 classificati nel 2019, 376 nel 2020. Cresciuta anche la qualità, se nel 2019 solo tre atleti maschi avevano terminato sotto i 70 minuti, questa volta ben dieci sono arrivati entro quel tempo. Situazione simile anche al femminile, con record del percorso, ma vediamo nel dettaglio cosa è accaduto oggi.

Gara uomini risolta solo nel finale, con il forte Italo Quazzola (Casone Noceto) che chiude con un ottimo 1:04:21, precedendo il sempre valido Renè Cuneaz (Cus Pro Patria) che torna a correre sulla mezza a buoni livelli, suo il tempo di 1:04:56. Terzo posto per Omar Bouamer (1:05:27).

Sesto posto e titolo di campione regionale per Dario De Caro (1:07:42, Cus Torino).

Tra le donne prevale Silvia Oggioni, forte atleta della Pro Sesto all’esordio sulla distanza, che con 1:15:46 fissa il nuovo record del percorso. Bene Sara Boggiato (Aeronautica Militare), seconda in 1:16:38. Terza Federica Frigerio (1:23:36, CUS Brescia).

Elisa Rullo (Cral Reale Mutua) è la nuova campionessa regionale, quinta in 1:25:59.

Alla fine sono stati 376 gli atleti che hanno terminato la gara; se la testa della gara ha prodotto riscontri tecnici di assoluto interesse, non meno importanti quelli delle varie categorie master, ecco alcuni esempi dei vincitori.

SF50, Simona Bolchini, Sport Project VCO, 1:31:22

SF 60, Cristina Frontespezi, Atl. Roata Chiusani, 1:38:47

SM55, Enrico Eula, Atl. Paratico, 1:20:36

SM 60, Antonio Zoppo, Dynamiyk Fitness, 1:21:25

Ovviamente contenti gli organizzatori del GS Torball Club e del Gruppo Podistico Trinese; il loro sforzo ed il loro impegno sono stati premiati. E’ bene evidenziare che per soddisfare le regole sanitarie tutto è stato più complicato, e anche costoso, dal punto di vista logistico. Bene anche il meteo, giornata fredda ma col sole dopo tanti giorni di pioggia.

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