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Set 19, 2022 Fabrizio Sandrelli 124volte

Cengio (SV) - Trail dei lupi: correndo coi lupi nella valle del Bormida

18 Settembre -  Come mi hanno assicurato, i lupi ci sono davvero sui colli della val Bormida (ramo di Millesimo), nella zona delle basse langhe, terra di confine tra Liguria e Piemonte. Io, però, fortunatamente, non li ho incontrati, i lupi. In compenso ho corricchiato, o meglio, girovagato per più di tre ore in uno scenario naturale di rara bellezza, tra boschi, castagneti, pascoli, greti di torrenti, antichi casolari, stradine e sentieri impervi e panorami limitati da un lato dalla cerchia lontana delle Alpi e dall’altro dal mare che si intravvedeva (o meglio si intuiva) appena,  verso sud, nell’ “aere luminoso”. Una gara “non competitiva”, questo “trail dei lupi” organizzato dall’ “Atletica Gillardo” su due distanza, i 21 e 10 km, ma con tanto di pacco gara (qualche gadget più la bella maglietta-ricordo),  medaglia e classifiche (vedi il sito della manifestazione: https://www.traildeilupi.com/). Partenza fissata per le nove presso il centro sportivo, dove mi presento in largo anticipo, verso le sette del mattino, per espletare le operazioni di iscrizione (quota di 25 euro, ma c’era la possibilità di iscriversi anche online, risparmiando qualcosa) e firmare la “manleva”. Presenti in tutto un centinaio di persone, tra cui noto alcuni milanesi (gruppo “La Michetta)” e perfino un mantovano (il sottoscritto), ruzzolato quaggiù il giorno prima, dopo un lungo viaggio in treno di sei ore. Effettuato un breve passaggio per le vie di Cengio, con attraversamento della Bormida, la strada sale subito ripida verso i colli, pregiato territorio di “caccia” per i cercatori di tartufi. Altezze non vertiginose (siamo più o meno attorno ai 700 metri), ma pendenze di tutto rispetto, con lunghi tratti in mezzo a una fitta boscaglia, intervallati da altri in falsopiano, lungo estese praterie con vista spettacolare sul territorio circostante. Al primo “punto di ristoro” (solo acqua), chiedo a un addetto a che chilometro siamo, ma questi mi risponde che non ne ha la più pallida idea. Pazienza, l’importante e non avere più gente alle spalle e poter così percorrere  adagio e in santa pace vertiginose discese e ardite salite senza l’ansia di doversi scansare per far posto a chi sopraggiunge.  Il silenzio è perfetto, il sole sfolgorante, l’aria limpida e carezzevole, la natura intatta: che vuoi di più dalla vita, a quest’età? In verità, il tarlo del competitivo rode ancora, dentro di me, e giungo all’amara conclusione  che, probabilmente, solo poco tempo addietro avrei impiegato almeno un’ora in meno (alla fine saranno più di tre ore) per coprire  lo stesso percorso.  Poco prima del tratto finale, a lato del sentiero, in mezzo alla folta vegetazione, scorgo un cippo e una croce: è il ricordo di tre partigiani caduti in questo luogo nel novembre 1944 “sognando libertà”.  Io, più meschinamente, mi limito a sognare l’arrivo, che sopraggiungerà dopo una lunga discesa su di un viottolo molto accidentato attraverso la foresta e un altro tratto pianeggiante e più piacevole su sentiero erboso lungo le rive di un torrentello in secca. Qualche applauso saluta il mio ritorno a Cengio, all’alba delle 12 e 20. Alle mie spalle arriverà solo una signora. Tutti gli altri stanno già sfollando o sorseggiando una birra al bar. Poco dopo ci sarà tempo per una telefonata rassicurante al fratello e alla madre  e per una doccia ristoratrice. Seguono pasta party finale (La pasta era un po’ troppo al dente, per i miei gusti, ma va bene lo stesso) e corsetta supplementare verso la stazione, per iniziare il viaggio di ritorno a casa, verso altri colli meno scoscesi di quelli affrontati in questa magnifica mattinata di inizio autunno, in un angolo di terra ligure che vale veramente la pena di visitare.

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