Il bullismo verso i runner non ha pietà per nessuno
Che uscire a correre, seppur nel rispetto delle normative a livello nazionale e locale sia diventata un’impresa è ormai un fatto assodato. Molti podisti ci hanno rinunciato. L’insulto da parte di altri cittadini, l’istigazione all’odio fomentata anche da rappresentanti delle istituzioni: uscire a correre richiede una forza d’animo non comune. Quindi immaginatevi quando il runner è una persona che ha già gravi problemi psicologici per i quali la corsa è una importante medicina. E’ quanto è successo recentemente nel ferrarese, dove un podista è stato ripreso a male parole dal vicesindaco della sua città che poi ha postato il video per metterlo alla gogna mediatica.
Peccato che la corsa gli sia stata prescritta dai medici come unica strategia per fronteggiare lo stress che spesso lo affligge. Talmente elevato che l’ha portato a cercare due volte il suicidio. Problemi psicologici certificati dal centro di salute mentale della città estense dopo l’entrata in vigore dei vari decreti relativi al Coronavirus. Quindi redatti da esperti ben consci di quanto stavano scrivendo. Prescrivendogli di continuare a correre. Certificati portati con se dal runner in questione, ma allo sceriffo tutto ciò poco importava. Altro bell'esemplare di politico da social media, alla ricerca dell'ennesimo post accattivante per aumentare i consensi. Fa niente se mistificando la realtà. Forte coi deboli che non si possono difendere.
A questo punto potremmo indicare il nome di questo amministratore e magari elencare anche qualche difettuccio che lo riguarda e che non si confanno alla morale ed al decoro richiesti dal suo ruolo, ma ci fermiamo qui. Diciamo solo, a lui ed agli altri bulli: avanti così che andate bene. Eh si, siamo noi runner il problema del Coronavirus.