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Set 26, 2022 padre Pasquale Castrilli 500volte

Le nuove sfide dello sport: convegno da giovedì

Correre da buon Samaritano Correre da buon Samaritano Preti di corsa

Il 29 e 30 settembre si svolge in Vaticano il Summit internazionale sullo sportSport per tutti – coesivo, accessibile e a misura di ogni persona” per rispondere all’appello di papa Francesco sull’importanza sociale, educativa e spirituale dello sport. Ne parliamo con don Gianni Buontempo del “Dicastero per i laici, la famiglia e la vita”, principale promotore del Congresso. Gianni, che ha corso alcune maratone sotto le tre ore, è anche un appassionato ciclista e amante delle escursioni in montagna. Fa pure parte del gruppo dei ‘pretisempredicorsa’ protagonisti di un libro pubblicato nel 2020, ed anni fa ha percorso in bici in solitaria il percorso da Roma al santuario di Częstochowa in Polonia.

Don Gianni, perché questo convegno?

L’idea è nata pensando alla condizione globale di “ripartenza” che si sta vivendo dopo gli eventi drammatici della pandemia. Si è spesso detto che bisogna trasformare le crisi in occasioni di crescita e che perciò molte cose vanno ripensate dopo questo periodo che ha messo in discussione tutto. Questo vale anche per il mondo dello sport. Una delle prime relazioni del convegno avrò per titolo “New challenges in sport today. Change or be changed” (“Le nuove sfide nello sport oggi. Cambiare o essere cambiati”). C’è urgenza di rivedere e di cambiare molte cose nel mondo dello sport per orientare verso il meglio il cambiamento, altrimenti la realtà stessa imporrà cambiamenti traumatici e molte organizzazioni sportive saranno costrette a chiudere, spesso proprio quelle più vicine ai giovani e alle persone svantaggiate. Ci sono ancora molte disuguaglianze da colmare: ad esempio, in molti paesi lo sport non è accessibile a chi non appartiene alle classi sociali più elevate e quasi ovunque il divario fra sport professionistico e sport “popolare” è cresciuto enormemente, in termini di finanziamenti, di persone coinvolte, di partecipazione della gente... Papa Francesco ha parlato spesso dell’importanza sociale, educativa e spirituale dello sport. Ci siamo chiesti allora, in questo tempo di progettazione e di ristrutturazione post-pandemia, come gettare nuove fondamenta perché lo sport svolga davvero questo ruolo sociale, educativo e spirituale che il Papa auspica.

Quali sono i contenuti del Summit? Chi vi parteciperà?

Il Summit vuole indicare delle mete comuni e anche sollecitare un impegno concreto in favore dei cambiamenti da promuovere. Questo evento non rappresenta una novità. Infatti il Summit vuole proseguire idealmente un cammino iniziato con l’Incontro internazionale “Sport at the service of humanity” (“Lo sport a servizio dell’umanità”) organizzato nell’ottobre 2016, seguito poi da “Dare il meglio di sé”, il primo documento integrale della Santa Sede sullo sport pubblicato il 1 giugno 2018.
https://www.podisti.net/index.php/commenti/item/1919-dare-il-meglio-di-se-lo-sport-e-la-fede.html

Parteciperanno all’incontro dirigenti e delegati di varie istituzioni ed organizzazioni sportive e intergovernative, allenatori, atleti professionisti e amatori, rappresentanti di diverse confessioni cristiane e di altre religioni e altri partecipanti legati al mondo dello sport fra cui anche rifugiati, ex detenuti, persone con disabilità fisica e intellettiva. Provengono da circa 40 paesi in rappresentanza di tutti i continenti. Fra le persone che interverranno ci saranno Thomas Bach, Presidente del CIO (Comitato Olimpico Internazionale), Giovanni Malagò, Presidente del CONI, Tim Shriver, Presidente di Special Olympics, il vescovo Emmanuel Gobillard, Delegato ecclesiale per i Giochi Olimpici di Parigi 2024, l’atleta Tegla Laroupe, campionessa mondiale di mezza maratona.

Le parole-chiave del Summit sono tre: “coesione”, “accessibilità”, “a misura di ogni persona”. Ce le spieghi meglio?

In sintesi si vuole dire questo. Sport “coeso” indica la necessità di ritrovare una unità interna nel mondo dello sport, colmando anzitutto la distanza che divide lo sport di base, amatoriale e popolare, e lo sport professionistico, spesso esasperato, legato al profitto e sempre più “separato dalla realtà”. Per sport “accessibile” si intende uno sport che non si riduca all’esclusiva di un élite, ma diventi sempre più aperto e “a portata di mano” anche a chi vive situazioni di povertà, di migrazione, di marginalità sociale, di guerra, di detenzione carceraria. Infine sport “a misura di ogni persona” significa offrire la possibilità della pratica sportiva anche a quelle persone che hanno disabilità fisiche, mentali o disagi psicologici di ogni tipo.

Sei un appassionato podista e ciclista. Partendo dalla tua esperienza sportiva, come si concretizza il valore sociale e inclusivo dello sport?

Lo sport per me è stata un’occasione straordinaria per fare nuove amicizie al di fuori delle persone che normalmente frequento e stabilire rapporti di stima e rispetto con tante persone che condividono la mia stessa passione. Ho sperimentato questa capacità dello sport di creare socialità e amicizia soprattutto come prete. Molti, specialmente nelle nostre società occidentali, sono prevenuti e quasi diffidenti nei confronti della Chiesa e della fede. Ma tante volte mi è capitato di fare conoscenza con alcune di queste persone direttamente “sul campo”, durante le gare di corsa su strada, o di trail running in montagna, o durante i miei viaggi in bici. Poi, quando ho detto loro che ero prete, sono rimasti stupiti e quasi disorientati, e l’amicizia “sportiva” che si era oramai creata ha aiutato a superare i pregiudizi che avevano e ad avviare ad un dialogo anche su tanti altri temi al di fuori dello sport. Questa capacità dello sport di creare legami e abbattere pregiudizi l’ho ritrovata in tanti altri campi. Potrei citare le bellissime esperienze di amicizia nate con i detenuti durante alcuni eventi sportivi di solidarietà a cui ho partecipato o l’affetto che si è creato per le persone disabili, anch’esse coinvolte in competizioni “miste” o che semplicemente spingevamo in carrozzina in gare di corsa.
Lo sport è davvero un potente mezzo che avvicina le persone e aiuta a superare preclusioni dovute alle differenze sociali, razziali e religiose.

 

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