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Nov 14, 2023 padre Pasquale Castrilli 860volte

L’anima della maratona: il Papa per Assisi

Il papa e S. Francesco, secondo Giotto e scolari Il papa e S. Francesco, secondo Giotto e scolari

Che un papa scriva un messaggio per una maratona è una notizia (era accaduto per il Giubileo del 2000, alla partenza da piazza S. Pietro della maratona con la benedizione di Giovanni Paolo II). E’ per questo motivo che vogliamo tornare sul telegramma di papa Francesco alla maratona di Assisi dello scorso 5 novembre. Il successore di Pietro ha inviato questo testo al vescovo di Assisi mons. Domenico Sorrentino: "Auspico che il significativo evento costituisca una provvida occasione per promuovere i valori umani, cristiani e francescani che allo sport possano assicurare un’anima e una spinta ideale”.

La maratona è definita “significativo evento”. Lo è nella vita degli atleti che si preparano a correre la distanza regina dando il meglio di sé nella giornata di gara. Lo è senz’altro per le loro famiglie. Un podista che corre le maratone deve fare un certo chilometraggio distribuito in almeno quattro allenamenti settimanali, e se ha famiglia, questa deve in qualche modo integrarsi con il ‘progetto maratona’ che diventa quindi un evento significativo per tutto il nucleo familiare. Spesso penso che la medaglia, al termine di una maratona, vada messa al collo di tutta la famiglia del corridore!

La maratona è “occasione per promuovere i valori umani”. Certamente la corsa a piedi sottolinea e incarna i valori umani dell’amicizia, della solidarietà e dell’onestà. Sono purtroppo ancora tanti gli atleti che ricorrono al doping svilendo e mercificando lo sport. Inoltre anche nel mondo del podismo nostrano sono presenti personaggi che si improvvisano allenatori e preparatori atletici senza avere alcun titolo.

La corsa promuove anche “valori cristiani” come il sacrificio. Chi corre le lunghe distanze impegna tempo e risorse per questa passione. Si esce con tutte le temperature e condizioni atmosferiche, si incastrano gli allenamenti nella vita lavorativa e familiare, a volte si sacrificano serate con gli amici o giorni di vacanza. Ma è un sacrificio gradito, forse avvertito come tale più dagli altri che dal podista stesso.

E infine promuove “valori francescani” a cominciare, direi, dall’umiltà e dalla povertà. Fa bene allo sport e alla maratona che i suoi protagonisti siano umili, che parlino l’essenziale, che siano realistici e concentrati su sé stessi. E poi la povertà incarnata dal santo di Assisi. La corsa non muove i grandi denari di altri sport, inoltre per essere praticata non ha bisogno di costosissime attrezzature.

Il messaggio del papa si conclude affermando che i valori “assicurano un’anima e una spinta ideale” alla maratona. Uno sport con l’anima diventa occasione di incontro, dialogo e fraternità. Le maratone sono sempre una festa di popolo, grandi processioni che si muovono tra i sette e i venti chilometri all’ora per le strade di città, paesi e campagne con un traguardo comune da raggiungere. Ognuno cerca di progredire e di essere migliore (che non significa necessariamente essere “il” migliore).

Leggendo il testo di papa Francesco mi sono tornate alla mente le parole di Haruki Murakami (‘L’arte di correre’, 2009): “Proprio nello sforzo enorme e coraggioso di vincere la fatica riusciamo a provare almeno per un istante la sensazione autentica di vivere. Raggiungiamo la consapevolezza che la qualità del vivere non si trova in valori misurabili in voti, numeri e gradi, ma è insita nell’azione stessa, vi scorre dentro”.

Alla partenza della San Francesco Marathon è stato osservato un minuto di silenzio e preghiera per la pace, per i bambini morti e per le vittime della guerra, per ricordare la Terra Santa e ogni luogo dove si vive il flagello della guerra. Si corre, ma non ci si estrania dalla “valle di lacrime”.

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