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Ago 13, 2018 Sebastiano Scuderi 650volte

Berlino, siamo arrivati a sei: però…!

Yassine Rachik - Stramilano Half Marathon 2016 Yassine Rachik - Stramilano Half Marathon 2016 Foto di Roberto Mandelli

Nell’articolo “Berlino per risalire” pubblicato una decina di giorni prima degli Europei, avevo posto come limite minimo sei medaglie: dovrei essere soddisfatto, perché in effetti le medaglie portate a casa sono sei, anche se grazie ad un artificio poco gradito ai puristi; ma non è così per diversi motivi.

Tre medaglie, oro, argento e bronzo vengono dalla maratona, una dalla marcia e due solo dalla pista: ma se guardiamo bene, i 10000 e le siepi poco hanno a che vedere con la pista; nella mia regione Piemonte trovare nell’arco dell’anno gare dedicate a queste due specialità è un’impresa e anche a livello nazionale i 10000 hanno un campionato a  parte e il minimo per gli Italiani si può ottenere anche nei 10 km su strada (omologati, ovviamente).

In parole povere, la strada mantiene l’atletica non solo dal punto di vista finanziario, ma anche da quello agonistico.

La faraonica spedizione, 90 atleti e 140 accreditati ha partorito un topolino, con vuoti preoccupanti.

Nel settore femminile mancavano atlete nei 1500, 5000 e 10000, praticamente assenti i lanci col solo peso presente, e nei salti vuota l’asta;  nel triplo abbiamo un record poco lusinghiero, entrambe le atlete non classificate;  conclusione ? nessuna medaglia su pista.

Tutto da buttare, dunque ? Non proprio, prima di tutto le staffette a cominciare dalla 4 x 400, quinta, “tradita” da Libania Grenot nella finale, e la 4 x 100 settima col record stagionale, Yadisleidy Pedroso quinta nei 400 hs, poi  Daisy Osakue, quinta nel peso, nonostante tutto,  Alessia Trost ottava nell’alto, in chiara ripresa; ma mi è rimasta nel cuore Isabel Mattuzzi nei 3000 siepi, protagonista di una eliminatoria incredibile, quinta col personale  di 9’34”02; ha poi pagato lo sforzo nella finale. Ma l’atleta deve avere un pizzico di follia e buttare il cuore oltre l’ostacolo, l’attendismo e il timore di sbagliare sono il peggiore difetto.

Per questo motivo vanno elogiati Yemaneberhan Crippa, Johanes Chiappinelli e Yassine Rachik, i nostri tre bronzi, quasi quattro - se Crippa non avesse avuto nelle gambe i 10000.

Mi ha particolarmente colpito Rachik, da “vecchio” maratoneta ho trepidato fino alla fine, quel continuo guardare l’orologio e voltarsi indietro negli ultimi chilometri erano chiaro segnale che la benzina era agli sgoccioli, poi passato il traguardo è andato giù stremato: aveva veramente dato tutto, questo è un atleta, cioè nel senso greco di “guerriero”.

Abbiamo bisogno di ritrovare questo spirito, di lasciare spazio ai giovani, anche e soprattutto nella guida: basta coi vecchi rituali e con gli stucchevoli autoincensamenti. Andiamo sul concreto, fra un anno a Doha sarà ancora più dura, e non abbiamo se non poca stoffa e sarti d’antan.

 

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