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Ago 23, 2018 620volte

Engadiner Sommerlauf : vale sempre la pena correrla

Un tratto del percorso Un tratto del percorso Brunner Alphafoto

Torno volentieri quasi ogni anno a correre in Engadina, una splendida valle svizzera che offre percorsi unici, come quello della Engadiner Sommerlauf; una scelta fatta da quasi 200 italiani, in occasione della 39^ edizione. Si parte da Sils e si arriva a Samedan, sono 25 chilometri, l’altimetria dice che alla fine si scende di un centinaio di metri, tuttavia le (non poche) risalite lungo il percorso dicono che c’è anche un certo dislivello positivo. Si corre su un fondo che alterna asfalto a sterrato e sentieri boschivi; e a chi , come a me, piace il genere, pare proprio un’esperienza unica, anche grazie al contesto che ti circonda; è proprio questo a rendere la fatica meno… faticosa, a condizione di lasciare il GPS a casa: del resto quando si corre in montagna il crono dovrebbe essere valutato in modo meno critico.

 

Trasporto gratuito degli atleti dall’arrivo alla partenza, nella graziosa cittadina di Sils. Servizi igienici, deposito borse, ristoro pre gara, non manca nulla di quello che deve esserci, perfino un warm up un tantino diverso dal solito, niente a che vedere con la classica corsetta di riscaldamento; qui, invece, una bella ragazza da un palco comanda le operazioni a suon di musica.
Noto, con piacere, che fa meno freddo di altre occasioni in passato, infatti la temperatura è di 12 gradi; buona l’idea della partenza alle 10.00, sia perché consente a molti di arrivare in giornata, sia perché fa meno freddo.

 

Il percorso è sempre lo stesso, ormai consolidato: primi chilometri facili, solo un paio di brevi salite al km 4 e 9, da affrontare comunque con giudizio. Dopo il passaggio a Saint Moritz, proprio a fianco della pista di atletica che vede spesso grandi atleti ad allenarsi, si fiancheggia l’omonimo laghetto e poco dopo inizia il tratto più faticoso, sono circa 1500 metri dove si sale sempre, con un paio di strappi piuttosto duri. Dal km 16 all’arrivo si corre sempre in discesa, con passaggi nel bosco che da soli meritano di esserci, poi si esce a Celerina, girando intorno alla chiesa di origine greco-romana di San Gian (parte della costruzione risale all’anno 1100).

 

Questi ultimi chilometri possono risultare complicati perché sempre esposti al sole, o più semplicemente perché le energie cominciano a mancare. Arrivo alla ProMoulins Arena di Samedan, con lo speaker che chiama per nome (quasi) tutti, uno per uno.

 

I plus di questa manifestazione sono molti, ecco perché il titolo “vale sempre la pena di correrla”: il percorso è bello e vario, assolutamente senza traffico, nemmeno biciclette e si corre in uno scenario unico. Una distanza perfetta per chi pensa ad una maratona autunnale, prima dei classici lunghi. Un’organizzazione all’altezza della situazione che cura anche alcuni importanti dettagli: inutile il ristoro dopo pochi chilometri, invece ottima la distribuzione in quelli successivi, sono ben 6 dal km 7 all’arrivo.

 

Un motivo in più per quanto mi riguarda? La presenza di mia figlia: attratta dalla mia descrizione della gara ha voluto esserci ed alla fine era felicissima della sua personale esperienza.

 

I lati meno positivi della manifestazione: sostanzialmente uno, i costi, soprattutto per noi italiani non sono certo bassi, è auspicabile che venga pensata qualche formula in prospettiva (convenzioni alberghiere, sconti per gruppi, etc) magari già dal 2019, anno in cui si correrà l’edizione numero 40.

 

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