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Gen 02, 2019 Carlo Magni 428volte

Ahmed Ouhda e i nipotini, italiani di oggi e di domani

L'atleta, l'articolista, i nipotini tifosi L'atleta, l'articolista, i nipotini tifosi Ouhda - Magni

È domenica 30 dicembre. Il 2018 sta per chiudersi ed il 2019 bussa alle porte. Oggi il sole è arrivato a scaldare un po’ la terra, quindi decido di uscire a correre dopo mezzogiorno, meta il circuito (in asfalto) esterno alla pista di atletica del “Saletti” di Nembro, a pochi chilometri da Bergamo.  

Vorrei fare qualche chilometro più brillante del solito, per cui dopo un venti minuti di riscaldamento inizio ad aumentare l’andatura. Neanche il tempo di pensare alle buone sensazioni che il corpo mi restituisce, che sento alle spalle il passo cadenzato di un atleta. Mi supera a gran velocità, ha la maglia della nazionale italiana, corre perfettamente e le gambe arrivano a toccare le natiche. Santo cielo, chi è questo fenomeno? mi chiedo. Insomma, corro da vent’anni e conosco tutti qua in zona, qualche volta ho fatto allenamento con Migidio Bourifa, Giovanni Gualdi ed Emanuele Zenucchi.

Passo sulla linea d’inizio giro, con il ragazzo ormai in fondo al piccolo strappettino che porta alla curva in mezzo al bosco. Incredibile, due piccoli bambini mi corrono vicino, applaudono e sorridono. Mi prende una gioia incontenibile e mi dimentico dell’atleta, ormai lontano. Chi saranno questi piccoli tifosi? Li ritroverò alla fine del chilometro e cento metri che caratterizza il giro?

Sì, sono ancora lì, vanno avanti e indietro, applaudono ancora, sorridono e gridano “Ciao”, “Bravo”.

È la prima volta, in molti anni passati sulla ciclopedonale del fiume Serio, che qualcuno m’incoraggia così! Continuo a correre, ma le domande nella testa iniziano a farsi pressanti. Chi sono questi splendidi bambini? Che ci fanno al “Saletti”?

Arriva subito la risposta quando l’atleta azzurro mi supera di nuovo. Lo salutano: quindi si conoscono! Certo non può essere il padre, mi pare troppo giovane. Passano i giri, aumentano i chilometri e la stanchezza, ogni tot vengo doppiato, ma i bambini non smettono di battere le mani, anche se adesso si sono seduti su una panchina.

Ora sono io che li saluto, con la mano. Faccio ancora un giro e poi rifiato un po’, mi dico: ma lo spilungone mi sorpassa proprio sulla linea e si ferma. Allora stoppo anch’io la corsa e mi avvicino. “Ma chi sei?” – gli chiedo. “Ciao!” – dice lui. “Sono Ahmed Ouhda”.

Ecco svelato l’arcano. Ahmed Ouhda, di Gromo, in Alta Val Seriana, 21enne atleta azzurro, allenato egregiamente dal tecnico molisano Pasquale Venditti. Ha partecipato un mese fa agli europei di cross a Tilburg in Olanda, mentre nel giugno scorso ha vinto la medaglia d’argento dei 10.000 metri ai Giochi del Mediterraneo under 23 a Jesolo.

Avrei dovuto riconoscerlo subito, ma andava troppo forte! Nel 2017 ha vinto l’ultima edizione della “Mezza sul Serio”, che organizzavo con gli amici Luciano Merla e Luca Bosio, nell’ordine presidente e fotografo ufficiale de “La Recastello Radici Group di Gazzaniga”.

Iniziamo a parlare e mi dice che sta preparando alcuni cross, per poi dedicarsi alla stagione su pista e strada. L’allenamento di oggi prevedeva un Fartlek da 4’ forte e 2’ piano. Per intenderci, girava a 2’55” al km! In 36’ ha percorso 11,8 km, alla media di 3’03”. “Cavoli, è un bell’andare” - gli dico.
Si avvicinano i bambini, si chiamano Suly e Maryam, tre e cinque anni. Sorridono ancora, sono timidi, ma quando chiedo al fratello di Ahmed se possiamo fare una foto, subito si mettono in posa felici, tanto quanto lo sono anch’io. Che bello, abbiamo condiviso alcuni momenti delle nostre vite: Ahmed è marocchino di nascita, ma bergamasco d’adozione. Ha ottenuto la cittadinanza italiana da poco più di tre anni, ma è più italiano lui di tanti nostri compatrioti. Sono orgoglioso che un ragazzo semplice, sorridente e con tanta voglia di far fatica ci rappresenti in giro per il mondo, indossando la maglia della nazionale.

Chi meglio del compianto presidente del Sudafrica Nelson Mandela, ventisette anni in carcere per la difesa dei diritti civili, può descrivere la giornata di oggi, dove la corsa mi ha fatto incrociare (e non credo sia un caso) Ahmed Ouhda e i suoi splendidi nipotini, gli italiani del futuro?  

“Lo sport ha il potere di cambiare il mondo. Ha il potere di suscitare emozioni.  Ha il potere di unire le persone come poche altre cose al mondo. Parla ai giovani un linguaggio che capiscono. Lo sport può creare speranza dove prima c'era solo disperazione. È più potente di qualunque governo nel rompere le barriere razziali. Lo sport ride in faccia a ogni tipo di discriminazione.”

Buone corse a tutti, da una terra di podismo e integrazione come la Bergamasca.

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