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Dic 30, 2017 1636volte

Addio a Gianni Vaccari, tra i grandi del podismo modenese

Gianni Vaccari e la nipote Daniela Montanari Gianni Vaccari e la nipote Daniela Montanari foto di Fabio Marri

Il 29 dicembre si è spento, dopo due anni di lotta contro una malattia indomabile, Gianni Vaccari, una tra le personalità più spiccate del podismo modenese ma ben noto, come organizzatore, un po’ in tutta Italia. Nato nel 1948, tipografo di professione, podista praticante a livello amatoriale (citando a memoria, credo che abbia nel suo carnet varie maratone sotto le 3h 30’), è però come presidente della sezione podismo della Polisportiva Madonnina di Modena che ha lasciato una traccia indimenticabile e probabilmente irraggiungibile.

Fin che fu in forze, la Classica della Madonnina rimase a fine gennaio un appuntamento fisso e ambito del calendario podistico non solo modenese e reggiano, ma nazionale: non a caso, dal tempo della sua malattia in poi, cioè dal gennaio 2017, la corsa è stata declassata a non competitiva, come sarà anche nel prossimo mese.

Molti altri furono gli appuntamenti podistici della provincia che Gianni inventò e continuò a organizzare: dalla camminata di Freto in giugno, a quella in occasione del 25 aprile che gravitava sulle stesse zone attorno al corso del fiume Secchia, alle gare di quartiere (cui tentava di dare anche un piccolo carattere agonistico, cosa altrimenti aborrita) e persino a una tappa fissa del campionato provinciale di corsa campestre. Ultima nata, “Lesy in corsa”, gara abbinata ad una festa della frazione di Lesignana, pochi km a nord di Madonnina (per chi c’è stato, al km 27 della fu-maratona di Carpi): lì credo di averlo incontrato l’ultima volta, rallegrandomi per quello che sembrava un arresto del male.

A proposito della maratona, che alla Madonnina aveva la sua svolta decisiva verso Carpi, vincendo l’indifferenza dei modenesi Gianni fu il primo a organizzare un tavolo di rifornimenti solidi (che nei primi anni non erano previsti) e di tifo per i podisti che passavano avvertendo già i primi sintomi della stanchezza; e partecipò fin quasi all’ultimo alla logistica della partenza da Maranello e alla gestione dell’arrivo della 21 km.

 Gran parte di questo, senza il suo impulso, è scomparsa: Natale e Capodanno passeranno invano, senza i raduni autogestiti che promuoveva sulle prime colline modenesi (Fogliano, Solignano, Valle), cui arrivavano anche centinaia di partecipanti che alla fine restavano a scherzare davanti agli immancabili tè, spumante, torte casalinghe e panettoni. Come sono scomparsi i viaggi in pullman da lui organizzati (nei primi tempi in società col quasi coetaneo e compagno di squadra Mauro Zavatta, scomparso nel 2013) verso corse prestigiose fuori regione, come la maratonina di Riva del Garda, ma anche all’estero: Bühlertal in Germania, Linz in Austria, Plitvice in Croazia. La Madonnina fu presenza fissa al giro a tappe dell’Elba, giovandosi anche di uno ‘statuto speciale’ che le consentiva (dopo lunghe trattative, e anche una rottura sfiorata qualche anno fa) di non sottostare all’obbligo degli alberghi e prezzi decisi dall’organizzazione.

Ma Gianni era presente a quasi tutte le tapasciate modenesi: resta nelle orecchie il gridolino in falsetto col quale annunciava il suo arrivo, partendo dalla coda del gruppo (da buon presidente, era stato l’ultimo ad abbandonare la tenda societaria per completare le iscrizioni dei ritardatari) e rimontandoci via via, in modo anche da controllare che tutto andasse bene dalle ultime alle prime posizioni.

La sua fine è forse anche un simbolo del tramonto di quel podismo spontaneo, amatoriale, libero e allegro che ci ha accompagnato dalla nostra giovinezza degli anni Settanta fino ad un oggi del quale non vediamo bene il domani.

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