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Giu 12, 2019 Mario Liccardi 11202volte

Un tapascione dopato a sua insaputa

Liccardi e Luisa Betti, dilettanti in lotta coi professionisti dell'antidoping Liccardi e Luisa Betti, dilettanti in lotta coi professionisti dell'antidoping Roberto Mandelli

Antefatto

Il nostro amico Mario Liccardi, ingegnere ultrasettantenne e supermaratoneta, aveva pubblicato sul sito del Club Supermarathon un articolo autoironico sulla propria partecipazione alla 6 ore di Monselice del 18 maggio scorso (di cui parlammo in http://podisti.net/index.php/cronache/item/4021-monselice-pd-6-h-in-pista-individuale-e-a-squadre.html ), avanzando l’ipotesi che il suo buon risultato cronometrico fosse anche merito dell’essersi fatta, qualche giorno prima della gara, un’iniezione di cortisone (Bentelan), su prescrizione medica, per ovviare a una grave forma di allergia. Apriti cielo! Sui social, e poi su un sito abbastanza frequentato stante la pervasività del suo autore, valanghe di accuse delle vestali dell’antidoping, con ripubblicazione delle pletoriche e sesquipedali norme antidoping internazionali: concepite (ovviamente) per gli atleti professionisti, ma che negli ultimi tempi, con un accanimento degno di miglior causa, colpiscono amatori ignari, semplici ‘pazienti’ che, anziché mettersi su un divano a guardare la tv in attesa che la malattia passi, nelle feste comandate ‘osano’ fare sport!

Pochi giorni dopo, avevamo dato notizia della sospensione di un altro amatore over Sessanta, arrivato 156° (sic) a una mezza maratona, beccato perché trovato positivo ad un farmaco che assumeva per ragioni mediche. La notizia ha suscitato reazioni nei nostri lettori: trascriviamo qui i loro commenti:

1.Secondo me non dovreste pubblicare i dati di un atleta in fase di accertamento e che prende una pillola per la pressione che secondo me non migliora le prestazioni anzi lo penalizza pure

2. Quindi se un atleta assume Triatec 5mg + 25mg Ramipril/idriclorotiazide per abbassare la pressione sanguigna dovuta ad ipertensione, direi "malattia" comune nel nuovo millennio, perfino nei giovani per il troppo stress, e assolutamente non meno comune (anzi...) nelle persone di età avanzata, VOI MI VORRESTE DIRE CHE NON POSSONO GAREGGIARE PERCHÉ DOPATI !? Ragazzi ma stiamo scherzando!?

 3. Più che altro è un problema di mala informazione. Perché c'è pochissima chiarezza a riguardo in ambito amatoriale. E invito le organizzazioni competenti a verificare bene come stanno realmente le cose prima di "sputtanare" (scusate il termine) una persona!!!

 

Ciò premesso, ecco le riflessioni di “Mariolino”: che, ripeto, non è stato beccato, ma ha inteso porre sul tavolo la questione di come è gestita oggi la lotta al doping. Quanto a me, che lo conosco da almeno 20 anni, e che ci litigo tutte le settimane per ragioni politiche (ricordo ancora un ‘pubblico’ dibattito, che coinvolse anche altri podisti, sulle farmacie favorite o sfavorite da una legge Bersani sospetta di collegamenti familiari, mentre stavamo affrontando il tratto in salita della maratona di Reggio), credo di poter dire che Liccardi meriti, più che indulgenza, piena assoluzione; e che le agenzie antidoping farebbero bene a perseguire i pesci grossi, o almeno quelli medi (quelli che ogni domenica portano a casa prosciutti ed eurini in gare secondarie, e risultano misteriosamente sempre affetti da asma), piuttosto che prendersela con le persone normali che si curano e poi vanno a correre. [Fabio Marri]

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Cari amici vicini e lontani che dopo aver letto il seguente articoletto http://www.clubsupermarathon.it/ultramaratone/4522-sei-ore-in-pista-di-monselice-il-mago-della-pioggia-un-po-dopato.html mi avete massacrato su facebook, mi corre l’obbligo di segnalarvi quanto appresso elencato:

Non sono un atleta dopato.

Non sono neppure un atleta.

Sono solo un tapascione domenicale avanti negli anni e forse un po’ distratto, che prende la vita con leggerezza.

La mia prima maratona a Calderara 35 anni fa, così come il mio primo Passatore.

Non avendo ambizioni di classifica per mancanza di physique du rôle, non sono interessato ai risultati cronometrici, anche se un po’ di sano agonismo male non fa.

Mi interessa invece l’esperienza della corsa “a tutto tondo”: il viaggio per raggiungere il luogo della manifestazione, il ritrovarsi fra amici e la documentazione fotografica del percorso; nei casi in cui la gara offra spunti di riflessione, mi piace scriverci su, meglio se in termini ironici e/o autoironici.

Non essendo (ancora) smartphone-dipendente, non uso curiosare sui social per distribuire like a destra e manca. Non ho tempo e voglia di curare la mia pagina facebook che contiene quasi esclusivamente video, immagini e scritti non miei.

Sono venuto a conoscenza dei post che mi riguardano tramite un amico che cortesemente me li ha inviati.

Fatta questa premessa, vengo al cosiddetto dunque.

Essendo allergico ai pollini di graminacee, in primavera mi curo con farmaci antistaminici. In alcuni periodi in cui la concentrazione di polline nell’aria è molto alta ricorro alla bisogna anche a San Bentelan, per me un vero e proprio farmaco salvavita in più di una occasione, fra cui uno shock anafilattico causato dalla puntura di una fottuta vespa-calabrone qualche anno fa. Anche se è evidenziato sul retro di ogni scatola, solo di recente ho realizzato che il Bentelan è una sostanza dopante. Non ci avevo fatto mai caso! Per me è sempre stato solo un farmaco antiallergico, non si finisce mai di imparare.

La folgorazione è avvenuta alla Sei ore in pista di Monselice, quando ho collegato l’ottima prestazione non solo alle mie caratteristiche di “mago della pioggia” e a un discreto grado di forma, ma anche all’iniezione di cortisone fatta qualche giorno prima.

So bene che la legge non ammette ignoranza ma, nel marasma di norme che regolano la nostra vita, chissà quante volte abbiamo infranto e infrangiamo, senza volere, qualche paragrafo, comma o codicillo.

L’articolo sopracitato, volutamente sintetico e esagerato, avrebbe voluto essere autoironico: un record personale in odor di doping! Dopo il massacro sul web, mi sono reso conto di essere stato alquanto sprovveduto.

Ho approfondito e scoperto come, nel caso in cui si sia sotto un possibile effetto di sostanze dopanti, per gareggiare senza il rischio di essere squalificato non sia sufficiente consegnare il certificato medico all’Organizzatore, ma occorra seguire un complesso iter di regole Fidal riportato in calce alla presente nota (**). Esiste anche un video che vorrebbe essere “esplicativo”, disponibile però solo in lingua inglese.

Secondo i cari amici vicini e lontani che dopo due o tre sganassoni ben piazzati mi hanno messo fuori combattimento, cosa dovrei fare per correre in maniera regolare? Per quelle poche volte all’anno in cui potrei risultare dopato (che non conosco a priori), dovrei sbizzarrirmi a riempire mille scartoffie da inviare a Fidal (almeno 3 settimane prima della gara) per avere la cosiddetta esenzione TUE o ATUE (chissà quale sarà quella giusta?) Perché non dovrebbe bastare il certificato medico da consegnare in sede di iscrizione all’organizzazione della maratona? Troppo facile! Ho provato a dare una scorsa all’elenco infinito delle sostanze proibite dalla WADA (World Anti Doping Agency) e c'è da perderci la testa, chissà quanta gente si dopa e non lo sa.

Non provo alcun risentimento verso gli amici vicini e lontani che senza sapere se sono bello o brutto, alto o basso, biondo o castano, piccolino o grandicello, destrorso o sinistrorso, mi hanno dipinto come un dopato seriale oppure, a dir bene, come un imbecille patentato.

Per finire, un dubbio mi assale: dopo l'ex ministro dello sviluppo Claudio Scajola assolto per la compravendita dell'appartamento al Colosseo avvenuta "a sua insaputa" [e l’assoluzione in appello dell’ex presidente della regione Emilia-Romagna, che senza accorgersene aveva firmato carte false per fare avere finanziamenti europei alla ditta di suo fratello, ovviamente senza sapere che fosse di suo fratello: F.M.] i cari amici vicini e lontani assolveranno me per aver corso a Monselice dopato (forse) una tantum a mia insaputa?

Post Scriptum

https://www.facebook.com/elena.vittorio.5/posts/2544803668865036

Elena di Vittorio, ultramaratoneta laureata in chimica farmaceutica (uno dei miei “amici vicini e lontani”), in un bel post dal titolo “Le azioni farmacologiche del cortisone, queste sconosciute”, conclude scrivendo: “I corticosteroidi assunti per non oltre una settimana continuativa producono innegabili vantaggi in termini di miglioramento di performance, riducendo la fatica ed il dolore, ottimizzando il metabolismo sotto sforzo e agendo in cooperazione con le catecolamine migliorano anche la performance cardiaca e provocano euforia”.

Segnalo di non aver mai assunto il Bentelan “per non oltre una settimana continuativa”. Lo prendo solo alla bisogna, poche volte nell’arco di maggio e giugno. Quest’anno, una volta sola. Non so quindi fino a che punto abbia mai influito nelle mie prestazioni sportive.

Ribadisco. Non ho mai voluto sdoganare l’uso di sostanze dopanti nello sport. Non avendo nulla a che fare con il doping, mi posso anche permettere di scherzarci su. E pazienza se molti hanno equivocato.

 

 

(**) Atleti Master ed esenzioni a fini terapeutici

Un’importante informazione arriva dal settore medico della Fidal a proposito delle esenzioni a fini terapeutici per gli atleti Master che devono per necessità utilizzare farmaci vietati dalle normative antidoping. Gli Atleti Master che intendono partecipare al Campionato Italiano Assoluto MASTER, manifestazione inserita nel TDP (piano di distribuzione dei controlli nazionale), ed, a maggior ragione a gare nazionali delle categorie assolute non master, devono presentare tale domanda alla apposita Commissione del CONI, passando attraverso la FIDAL. In questo caso troveranno tutto il disciplinare sul sito FIDAL con tutte le indicazioni relative alla modulistica (modulo da riempire correttamente e da firmare sia da parte dell’atleta che da parte del medico, accompagnato da certificato di idoneità alla attività sportiva agonistica, documentazioni e certificazioni sulla patologia richiedente la terapia, attestato di bonifico al CONI dei diritti amministrativi). Tutta la documentazione va inviata alla FIDAL che provvederà, dopo verifica, all’inoltro alla apposita Commissione per l’Esenzione a Fini Terapeutici (CEFT) del CONI. Gli Atleti Master che intendono gareggiare in manifestazioni Internazionali (Europei, Mondiali) EVAA o WMA, devono presentare una domanda di esenzione alla WMA inviando oltre alla domanda di esenzione (TUE o ATUE) anche la comprovante documentazione medica relativa, direttamente per fax (+358.9.6213379) o per e-mail (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.) a Karri Wichmann (FIN), che è stato delegato dalla WMA a questo scopo. Tutte le informazioni in questo senso, sono reperibili sul sito della WMA (www.world-masters-athletics.org) o della EVAA, European Veteran Athletics Association (www.evaa.nu). Si fa notare che la modulistica in uso è in tutti i casi quella internazionale WADA, e che i moduli TUE o ATUE vanno compilati completamente e correttamente ed in inglese o francese. La domanda abbreviata (ATUE) va compilata soltanto in caso di uso )di glucocorticosteroidi per uso locale, non sistemico, e per l’uso di salbutamolo, salmeterolo, formoterolo e terbutalina per inalazione. In tutti gli altri casi si compila il TUE standard, che va inviato con almeno 21 giorni di anticipo. Ulteriori informazioni sulla lista aggiornata di sostanze e metodi vietati e sulle domande di esenzione, sono reperibili sia sul sito FIDAL, che su sul sito della Agenzia Mondiale Antidoping, WADA (World Anti Doping Agency), che è www.wada-ama.org.

WADA. THE DOPING CONTROL PROCESS FOR ATHLETES

Il video di controllo antidoping fornisce agli atleti le informazioni di base sui loro diritti e responsabilità nel processo di controllo antidoping e delinea ogni fase del processo di selezione: atleta, notifica atleta, raccolta di campioni, analisi di laboratorio, e la gestione dei risultati

https://www.youtube.com/watch?time_continue=6&v=sWhudwnE3Fg

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