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Ago 08, 2020 Claudio Romiti 810volte

Gare umbre vietate per gli iscritti agli EPS: i loro dirigenti sono ancora vivi?

Gare umbre vietate per gli iscritti agli EPS: i loro dirigenti sono ancora vivi? Foto Roberto Mandelli

Registriamo l’ennesimo capitolo oscuro dei rapporti tra FIDAL ed Enti di promozione sportiva, i tanto bistrattati EPS che per molti anni hanno spontaneamente alimentato il podismo amatoriale in Italia nelle sue molteplici sfaccettature.  Ma da quando l’Ente pubblico ha deciso di stringere il cordone delle regolamentazioni, arrivando ad imporre la bizzarra runcard al popolo dei cosiddetti tapascioni,  l’equilibrio basato su una pacifica coesistenza sembra essersi completamente rotto, almeno nella mia piccola ma sportivamente agguerrita regione: l’Umbria.
In questo contesto, a partire dall’entrata in vigore della vigente convenzione tra la FIDAL e i citati EPS, si è fin da subito verificato un impressionante travaso di iscrizioni a vantaggio della medesima FIDAL la quale - è sempre bene rammentarlo - è una associazione di diritto privato riconosciuta dal CONI.
In pratica è accaduto che, nel mare magno delle nuove regole e divieti imposti da chi per molto tempo si è essenzialmente concentrato sull’attività agonistica di alto livello,  per pura praticità la maggior parte dei dirigenti e degli atleti in attività ha optato per una unica affiliazione ed un'unica tessera, quella FIDAL  per l’appunto.  Mentre per i pochi che hanno deciso di non abbandonare il proprio Ente di promozione sportiva,  declinando anche l’opzione di una runcard che non elimina completamente le discriminazioni  tra sportivi che partecipano alle stesse gare,  le cose si sono fatte veramente difficili.  Essi hanno dovuto,  per mantenere in piedi ciò che resta di una gloriosa tradizione amatoriale,  rinunciare alle più popolari competizioni umbre, come L’Invernalissima, la Strasimeno e la Mezza Maratona città di Foligno,  insieme a tutte le altre gare della Penisola inserite nel calendario nazionale della FIDAL. 
Tuttavia, con l’arrivo del Covid-19, le cose sembra che abbiano preso una piega ancor più negativa per gli amatori i quali,  avendo abbandonato da tempo ambizioni olimpiche,  ambirebbero a gareggiare in modo libero, pur nell’ambito di una medesima cornice di regole di base valide per tutti.  Infatti,  come già mi ero permesso di segnalare nella corsa svoltasi il 26 luglio in quel di Castiglione del Lago,  anche al di fuori dei succitati grandi eventi di respiro nazionale la FIDAL umbra sta imponendo l’esclusione di tutti gli iscritti agli EPS, come nel caso del Giro dell’Umbria, corsa a tappe organizzata per la diciottesima volta dall’eclettico Sauro Mencaroni e in programma dal 1° al 4 ottobre 2020.   Una competizione, quest’ultima, che nasce e si sviluppa proprio nel piccolo mondo antico degli Enti di promozione sportiva e che per la prima volta nella sua storia vedrebbe esclusi proprio coloro i quali hanno sempre offerto un decisivo contributo di partecipazione.  
Ora, sebbene l’ottimo Mencaroni si stia prodigando per far togliere questo autolesionistico divieto federale,  ciò che per l’ennesima volta si nota con grande evidenza è il ‘silenzio assordante’ di chi rappresenta ufficialmente gli stessi Enti di promozione sportiva.  Un atteggiamento imbarazzante che sta accompagnando la progressiva monopolizzazione di un settore, quello del podismo amatoriale,  il quale si è sempre fondato sulla spinta del tutto volontaristica di un popolo di veri e disinteressati appassionati. 
Io e tanti altri amici che credono nel valore libero e spontaneo dell’attività  amatoriale vorremmo sapere, di fronte ad una vera e propria eutanasia sportiva, se i vertici degli EPS hanno ancora intenzione di svolgere un ruolo o hanno deciso tacitamente di chiudere sostanzialmente bottega in favore di un podismo completamente statalizzato.

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