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Set 28, 2020 Sebastiano Scuderi 294volte

Mentre a Roma ci si pensa su…

Mentre a Roma ci si pensa su… Roberto Mandelli

Pochi giorni dopo il mio “grido di dolore”  sulle elezioni FIDAL sono usciti i comunicati di Roberto Fabbricini e Stefano Mei , che sostanzialmente confermano le preoccupazioni  di chi vive nell’Atletica da diversi lustri:  non nelle sale del potere, ma a contatto con la dura realtà di ogni giorno.

A Padova – scrive Fabbricini – il Presidente mi ha comunicato che la data del voto sarà quella del 15 marzo, lo ha deciso lui ? Lo comunicherà lui al Consiglio d’inizio novembre così da mettere tutti davanti al fatto compiuto. Il danno alla programmazione di regolamenti e calendari è evidente, l’anno 2021 sarà un anno monco

Dal canto suo Mei  scrive: “Il 5 novembre scade il quadriennio e ancora non abbiamo certezze su una data per l’Assemblea elettiva. L’attuale Consiglio Federale sta dando delle interpretazioni particolari dello Statuto e della Legge Melandri cercando di procrastinare il più possibile, non si capisce per quale motivo, la data. Presidente, quando votiamo?”.

Mei pone l’accento sulla poca consistenza delle motivazioni addotte per giustificare questa “melina” in corso: la “scusa” è che essendo prevista dallo Statuto la convocazione dell’Assemblea elettiva  nell’anno di svolgimento delle Olimpiadi estive, cioè il 2021, questa non si può effettuare nel 2020 perché potrebbe comportare ricorsi da parte delle Società.

In realtà “del doman non v’è certezza”: nessuno può garantire che le Olimpiadi si svolgeranno nel 2021, Rio ha annullato il Carnevale del prossimo anno, tanto per fare un esempio; e poi, con le elezioni spostate al 2021 si genera un grave problema, che, questo sì, comporterà ricorsi a valanga da parte delle società. Lo Statuto, infatti, stabilisce che al termine di ciascun anno agonistico la Segreteria  Federale compilerà le graduatorie nazionali, sulla base delle quali verranno attribuiti i VOTI: da qui diverse possibili anomalie  rispetto all’attuale situazione, considerando anche che si sono persi almeno sei mesi di attività. Inoltre il tempo necessario per i nuovi calcoli sposterà sicuramente lo svolgimento delle Assemblee regionali di un paio di mesi; prima di marzo, quindi, non sarà possibile procedere alle elezioni.

Dal momento poi che “Gli organi del CONI restano in carica quattro anni. I componenti che assumono le funzioni nel corso del quadriennio restano in carica fino alla scadenza degli organi” , nel lasso di tempo di almeno sei mesi questi organi potranno svolgere solo l’ordinaria amministrazione, con evidenti riflessi negativi su tutta l’attività.

E’ questo il grande timore espresso da Fabbricini, comune a tutti coloro che vivono la realtà operativa del “fronte” e che spesso lo “Stato Maggiore” ignora.

Chi prenderà in mano il cerino acceso dovrà fare i conti (è proprio il caso di dirlo) col COVID 19 e la sua eredità.

Il bilancio FIDAL viaggia ogni anno sui 25 milioni di uscite difficilmente contraibili; dall’altro lato le entrate hanno solo quattro grandi capitoli: Quote di affiliazione (31 %), Entrate proprie (15,5 %), Sponsor (10,5 %) , Sport e salute (43%).

Nell’anno in corso le quote e soprattutto le entrate proprie sono scese paurosamente, col blocco di febbraio i tesseramenti si sono arrestati, la ripresa dell’attività su strada tarda a venire, per cui la maggior parte dei podisti non ha fatto la visita agonistica e non si è tesserato; idem dicasi per i Runcard, si aspetta il 2021 per vedere l’evoluzione della situazione, stiamo tutti …aspettando Godot.

Teniamo poi conto che la Federazione ha già annunciato la gratuità dei tesseramenti del settore promozionale (5 – 15 anni) e delle quote di affiliazione.

E’ chiaro che solo un Consiglio Nazionale eletto a novembre, e tutti i Consigli Regionali eletti a ottobre, possono affrontare la situazione con ragionevoli possibilità di resilienza. L’attendismo non paga, non ha mai pagato, come insegna la storia. Nell’anno 219 a.C. Annibale pose l’assedio alla città spagnola di Sagunto, i cui ambasciatori vennero d’urgenza a Roma per chiedere aiuti. Il senato romano ci pensò su per 8 mesi, e nel frattempo Annibale conquistò e rase al suolo la città: Tito Livio commentò il fatto con una frase passata alla storia nella forma “dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur”. Nel 2006 la frase venne tragicamente riproposta dal cardinale Pappalardo, arcivescovo di Palermo, per commentare l’assassinio del generale Dalla Chiesa, maturato mentre a Roma ci si stava pensando su. Qui per ora morti non ce ne sono, ma il vizietto della dilazione non è venuto meno.

 

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