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Ott 07, 2020 Simona Bacchi & Alessandro Mascia 123volte

Marendole (PD): i giri di valzer sul Drago

Si corre col sorriso Si corre col sorriso Roberto Mandelli

Nonostante la settimana scorsa, a San Marino, avessimo ufficialmente fatto ritorno alle maratone dopo il lockdown, questa la possiamo definire la nostra prima competizione di lunga distanza “italiana” da fine febbraio scorso.
Dobbiamo dire grazie al coraggio di un piccolo ma energico gruppetto di organizzatori veneti capitanato da Demetrio Galante, affiancato dal suo braccio destro Stefano Gemo, che per il terzo anno mettono in scena la 6 ore del Drago a Marendole, una località sita nelle campagne appena fuori dal centro di Monselice.
Le distanze consentite andavano dalla 6 ore, alla maratona fino alla 21 km; circa 150 gli atleti iscritti nelle varie performance, la prevalenza degli atleti ha scelto di utilizzare tutto il tempo consentito. Molti i volti conosciuti tra i partecipanti, anche se una parte del ‘clan’ ha optato, anche per comodità logistica, per la partecipazione alle maratone di Rieti.
Un ampio parcheggio (adiacente ad un centro sportivo inutilizzabile per ovvi motivi) ci ha accolti in una mattina già calda e assolata. Sbrigate le necessarie pratiche per confermare l'iscrizione on line, ci aspettava, su di una lunga fila di tavoli di legno a margine del percorso, una cassetta personale contenente il pettorale, una mascherina monouso, il chip e ogni genere di alimento, dolce e salato, che potesse servire per sostenere una corsa lunga: banane, mele, cracker, merendine, cioccolate, integratori, acqua e birra. Nel corso della gara poi, sempre in ogni cassettina è stata aggiunta una confezione di riso freddo senza carne, pesce e formaggi, così da poter essere consumato da chiunque (grande segno di rispetto per ogni tipo di sensibilità alimentare), uno scaldacollo con il logo della corsa e la medaglia finisher; la postazione personale così collocata ha permesso di avere accesso anche alle borse del cambio per ogni necessità.
Il giro, misurato in poco meno di 1.100 mt è un anello gradevolmente vario; la partenza e il contagiri posto davanti alla chiesa prima di una rampetta morbida, ma a lungo andare impegnativa, seguita poi da una lunga discesa fino ad arrivare su un cavalcavia presidiato da 2 simpatici alpini, che nonostante ci vedessero ogni 10 minuti non ci hanno mai fatto mancare un saluto o un sorriso. Il percorso proseguiva poi su un rettilineo ghiaiato sull'argine di un canale fino a tornare al centro del paese con una svolta secca in discesa. Il caldo si è fatto sentire per le prime 5 ore di corsa, fino a quando un velocissimo acquazzone ci ha lavato via la fatica per affrontare l'ultima ora di corsa. Ogni dettaglio è stato studiato così perfettamente da far sembrare tutto possibile anche in un periodo così complicato. Un grande applauso a questi ragazzi che ci hanno regalato finalmente una di quelle domeniche che tanto ci sono mancate. 

 
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