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Gen 20, 2021 789volte

A qualcuno in Fidal il podismo comincia a importare?

Dalla pista alla strada... coi consigli di Mandelli? Dalla pista alla strada... coi consigli di Mandelli? Roberto Mandelli

Premesso che alle prossime elezioni delle supreme cariche in Fidal, fissate per il 31 gennaio, noi podisti (ovvero, le nostre società) conteremo come il due di coppe, mentre servirebbe almeno un due di denari o un due di bastoni: perché, fuori di metafora (come da anni scrive Sebastiano Scuderi) vota solo chi fa attività su pista e conta in base ai risultati della pista… ecco, appunto dopo questo preambolo, diciamo che a noi stradisti o trailer l’esito delle elezioni lascia piuttosto indifferenti, perché il nostro “Partito” (bè, diciamo, “movimento”) non sarà rappresentato nel nuovo Parlamento o Governo.
La sola speranza è che fra gli eletti (e soprattutto, l’Eletto), ammesso che non gli resti solo da “spazzare i locali” (marchio di Walter Brambilla su Trekkenfild n. 89) siccome tutto il resto è già deciso, qualcuno dal di fuori, un po’ per sentito dire, si prenda carico anche degli stradisti: che, come ha calcolato Scuderi, rappresentano il 58,5% del totale dei tesserati Fidal, sostengono con le tessere e le tasse federali tutto l’apparato, ma – appunto - hanno percentuali risibili al voto.

http://podisti.net/index.php/commenti/item/6814-dopo-il-disastro-affidiamoci-a-l-anno-che-verra.html

Allora, che speranze ci danno gli eleggibili? Ho dato un’occhiata comparativa ai programmi ufficiali dei tre  candidati, e alle loro ultime comunicazioni; e qui espongo le personali impressioni, che in nessun modo coinvolgono il resto della redazione e la linea editoriale di Podisti.net. Sono solo le idee di chi sul petto si appunta due medaglie: 1) quella di campione Fidal 2020 over 65 per le 6 ore di corsa 2) la squalifica di due mesi per aver vivacemente criticato nel 2019 una sentenza di tribunale federale; il che, da giornalista con 41 anni di tessera, mi fa entrare nella schiera cui appartengono Giovannino Guareschi (reo di aver criticato De Gasperi ed  Einaudi), e Can Dundar, caporedattore del principale giornale  turco di opposizione appena condannato a 27 anni, ma anche Giulio Regeni e Patrick Zaky (naturalmente, la mia ‘pena’ fa il solletico rispetto a quelle subite dai citati; ma siamo sempre nel giro dell’articolo 21 della Costituzione).
Dunque (ancora per citare Guareschi nella sua premessa al Don Camillo del 1948) siete “padronissimi di rompermi un candelotto in testa”, alla testa mia, non alla testata che mi sopporta da 6+5 anni, perché si tratta della “voce della mia coscienza. Roba mia personale, affari interni miei”.

Credo ci si possa sbrigare in breve col programma di Roberto Fabbricini, nelle cui 20 pagine le parole podismo, running, strada non compaiono MAI. C’è la parola master, col riconoscimento che questi rappresentano “circa metà dei tesserati. Un ambito fatto di adulti che svolge la propria attività in larga parte in autonomia, spesso senza una guida tecnica”. Per loro si promette “valorizzazione tecnica”, “creazione della figura dell’Istruttore Master”, un “dipartimento dedicato all’attività Master” e un calendario che eviti “il mero ricalco dell’attività assoluta”. Il tutto ispirandosi “alla cultura dell’etica, con vincoli di collegialità, sostenibilità e compatibilità di bilancio”: in mancanza di altre considerazioni, desumiamo che gli stradisti continueranno a sovvenzionare la maggior parte del bilancio federale, e dovranno dividersi i nuovi istruttori federali coi master che fanno il salto con l’asta o i 400 ostacoli.

(Ma vedi sotto per l'aggiornamento alla mezzanotte del 25 gennaio)

Qualcosa di più, incredibilmente, appare dal programma del candidato ‘continuista’, e tuttora il favorito (seppure non favoritissimo), il generale Vincenzo Parrinello, che dedica un paragrafo del suo programma al “Mondo strada”: attualizzata la problematica alla luce della pandemia, che sulla base del “distanziamento sociale” (termine erroneo, che comunque vuol dire i due metri di distanza obbligatori), impone “una rivisitazione dell’attuale sistema-strada”. Occorrono “regole semplici che accrescano la loro partecipazione e orgoglio di appartenenza alla Fidal. Guardare al sistema di chi corre o cammina, anche con finalità diverse: per la salute, per il benessere, per sfuggire allo stress quotidiano, per stare insieme, per migliorare la loro qualità di vita, come un sistema inclusivo”.
Belle parole, e nel concreto? Anche qui “creare un dipartimento specifico che si occupi di questo mondo e che sappia rispondere alle loro esigenze in modo chiaro e semplificato”: sulla base (e qui cominciano un po’ a fischiare le orecchie) della “Run Card, che ha dato alcune risposte alle esigenze del mondo della strada”: risposte – aggiungo - soprattutto alle casse federali, molto meno alle società storiche degli stradisti. E attenzione alla parte finale, su trail e ultramaratone: vogliamo “riportare alla Federazione e alle sue realtà territoriali tutto ciò che è organizzazione dell’attività atletica in forma agonistica, in presenza di classifiche individuali, facendo finalmente chiarezza sul ruolo fondante e primario della Federazione nella pratica delle discipline dell’atletica leggera agonistica. E di quelle “no stadia” in particolare, comprese le varie forme particolari di pratica come le “Ultra-Distanze”, il “Nordic e Fit Walking”, e altre”.
Questo vuol dire che tutte le corse con classifica (alias competitive) potrebbero essere svolte solo dentro la Fidal. Dunque, via gli EPS, via le convenzioni? Generale, “vogliamo i colonnelli” anche nella cronoscalata delle Tre Croci e alla Tre Monti di Imola?

A questo punto, rimane il terzo candidato, Stefano Mei ovvero l’Associazione “Orgoglio Del Riscatto”. Se ci dobbiamo fondare solo sulle parole scritte (scusate: webinar e forum non ne ascolto), è indubbio che Mei, sia pur non avendo nella sua carriera risultati al di fuori della pista e del cross, ha dedicato a noi podisti uno spazio oltremodo significativo. Cominciando addirittura dal 24 luglio, quando ci si illudeva che il podismo potesse davvero cominciare (ma chi scrive, per praticarlo sul serio, andò in Svizzera), e Mei tributò un doveroso omaggio alle gare svoltesi, tra difficoltà crescenti, nei primi due mesi dell’anno, “da Terni a Napoli, da Santa Margherita Ligure a San Felice al Circeo, da Verona a Carrara e tantissimi altri, capaci di animare le strade e le città italiane con buona parte dei circa 100.000 atleti tesserati FIDAL che partecipano abitualmente o saltuariamente a questo tipo di competizioni”, lamentando lo stop successivo. Seguivano queste parole sante:
“Quello del running si è dimostrato un sistema oliato, capillare e dall’enorme potenziale, spesso più sfruttato che valorizzato, ma che ha saputo ugualmente trovare le proprie idee ed i propri accorgimenti per riuscire ad essere efficace ed attrattivo, come dimostrano i numeri e le continue innovazioni messe in campo, persino durante il lockdown”.
Più ambivalente il discorso sulla Runcard, “tra condivisione e controllo”, con la promessa di “lavoro di ascolto della base e di analisi di questo strumento”, anche all’interno di “un organo consultivo permanente, rappresentativo dei vari format chilometrici, delle competenze e dei riconoscimenti organizzativi, nonché della compagine dei runners e delle loro società, finalizzato all’interlocuzione costante e continua”.
Dico che l’”interlocuzione” è un po’ poco, ma è meglio dei colonnelli inviati alle corse su strada per irreggimentarle. Si ammette che “il running vive grazie al lavoro di migliaia di realtà organizzative, solide ed autonome”, da aiutare con “possibili azioni di co-marketing e comunicazione condivisa con gli organizzatori”, col “bisogno di tarare meglio le tasse federali” (qui ti voglio: carta canta!).
Notevole anche il desiderio (la promessa?) di “evolvere alcuni regolamenti, lavorando anche sul piano dell’interazione con il legislatore, proseguendo l’iter relativo alla partecipazione degli stranieri e la partecipazione alle competizioni anche in chiave ludico-sportiva-turistica”: tradotto, non vessare gli stranieri che vogliono correre da noi sotto maree di carte più o meno bollate. Infine si parla di ripensare alle attuali classificazioni mediante “label” e di “strumenti di promozione integrata delle manifestazioni sul territorio nazionale ed extra-nazionale”.

Ma chi si ricorda più, come scrivevano Vecchioni e Lo Vecchio mezzo secolo fa, del “bene di luglio”?  (Non lo posso portare - Tutto il bene che ho dato - Te lo devo lasciare - Questa sera che ho pianto). È tempo di votare, e degli ultimi appelli; non faccio dietrologie e dunque non mi chiedo se le dernier cri di Mei, datato venerdì scorso 15 gennaio, sia concepito per colmare lo svantaggio che gli viene attribuito nei confronti del generalissimo. Strumentali o no, queste parole mi hanno colpito e le riprendo qua, non con intenti pubblicitari ma per inchiodare ad esse (non con chiodi ma con le spille per appuntarsi il pettorale!) chi le ha messe per iscritto. Faccio una scelta dei passi più significativi:

Il settore del “non stadia”, ovvero l’insieme di tutte quelle discipline di corsa e di camminata sportiva che si svolgono al di fuori di una pista, è cresciuto in questi anni con numeri esponenziali, ma la Federatletica sembra considerarlo esclusivamente un bancomat cui attingere a piene mani (ricordiamo che ben oltre il 50% dei tesserati e degli eventi a carattere nazionale fa capo proprio a questo settore). Il movimento si sente più un ostaggio che una risorsa attiva della FIDAL, cui invece dovrebbe fare riferimento con orgoglio e senso di appartenenza”.
Occorre dunque lavorare a
“- calendario con sovrapposizioni o accavallamenti di eventi di pari livello, se non eccessive vicinanze di luoghi e date;
- regolamenti da revisionare, a partire dai meccanismi di catalogazione degli eventi che talvolta non inquadrano il valore della manifestazione e spesso non incentivano gli organizzatori ad ambire ad un livello superiore, soprattutto a fronte di servizi carenti o addirittura mancanti, non quindi tali da giustificare l'aumento dell'impegno organizzativo e di spesa a loro richiesti;
- assenza di una sezione semplice, specifica e facilmente accessibile del “running” sulle piattaforme federali, con aree più complete ed immediate sia per gli appassionati che per i neofiti.
Non secondario il tema RunCard, strumento nato con l'intento di avvicinare molti appassionati della corsa al mondo federale, ma che si è tramutata in un altro strumento poco apprezzato dalla base per la sua concorrenzialità e che quindi andrà modificata o sostituita da altri strumenti che possano tutelare meglio atleti, società e organizzatori”.

Mi pare ci sia stata un’evoluzione negli ultimi sei mesi, meno benevola per la Runcard. Sulla linea di quanto già detto è il resto del messaggio, che prospetta “la creazione di un organo di commissione apposito per il running e lo sviluppo di una comunicazione innovativa ed efficace. La neo-commissione dovrebbe fungere da filtro tra la base ed il Consiglio, con il compito di svolgere un attento lavoro di ascolto e sintesi delle varie criticità o delle nuove proposte per portarle alla discussione dell'organo di governo”.
Non siamo ancora alla rappresentanza con diritto di voto, ma almeno potremmo farci “ascoltare”, e avere una “cassa di risonanza di questo movimento e delle tante storie che racchiude, in collaborazione con una parte della famiglia dell'Atletica Italiana che ha investito quasi da sola su se stessa, cercando autonomamente risorse sui territori e nel mondo dell'imprenditoria, innovandosi, evolvendosi tecnologicamente e creando reti, comunità e circuiti che stanno spingendo ulteriormente la crescita esponenziale in atto”.

Il tutto dunque dovrebbe portare ad “una Federatletica al passo con i tempi e davvero attenta a tutti i propri tesserati”.

Così sta scritto: noi non voteremo, e se possibile, dato che il 31 gennaio è domenica, andremo a correre. Poi aspetteremo la rituale “lunga maratona” dei ballottaggi, degli apparentamenti, uhm, delle desistenze, delle astensioni e dei “responsabili-costruttori” in cambio di un sottosegretariato: per sapere alla fine se comanderanno i colonnelli, e i loro tribunali federali, o i centomila che calpestano o calpesterebbero strade e sentieri.

Aggiornamento (ore 23,59 del 25-1-21)

 Il vecchio programma di R. Fabbricini di 20 pagine, cui abbiamo fatto riferimento, è ancora leggibile (ore 23,30 del 25 gennaio) sulla pagina ufficiale del candidato fabbricini_programma.pdf (robertofabbricini.it) ; non sappiamo per quanto ancora, anche perché all’apertura Microsoft lancia il seguente avviso:

Questo sito è stato segnalato come non sicuro / Ospitato da www.robertofabbricini.it / Microsoft consiglia di non continuare con questo sito. È stato segnalato a Microsoft perché contiene minacce di phishing che potrebbero tentare di rubare informazioni personali o finanziarie.

Speriamo bene. Ma alle 18,52 di questo stesso giorno è stata inviata una nuova versione di 22 pagine, nella quale miracolosamente, a p. 14, si materializza la parola “strada”, come oggetto di una delle quattro commissioni da istituire in quanto “più urgenti”. Perché? Perché quello delle corse su strada “è un mondo estremamente eterogeneo che va dal master anziano fino al top runner”, e (aggiunge), investe non solo la Fidal ma “gli enti di promozione fino a Run Card”. Da qui nasce il sovraffollamento dei calendari con “sovrapposizioni di gare”, e l’ “idea” “ di una federazione che raccoglie le istanze per poter essere un supporto tecnico e normativo per i runners”. Meglio che niente, ma siamo molto sul generico, e quel “normativo” fa pensare a regole, obblighi, pretese (come quelle intuibili dal programma di Parrinello); manca ogni accenno ad una distribuzione di risorse nei confronti di un movimento che contribuisce in misura preponderante alle casse federali. A meno che ciò non salti fuori dal successivo paragrafo, aggiunto pure esso, sulla Runcard, “nata per gestire l’annoso problema di quella fetta di runners non tesserati per la federazione”, ma ora divenuta “per certi versi incomprensibile”, anche perché è gestita “dalla società Infront” in base a “un contratto che non è conosciuto all’esterno né per quanto attiene ai contenuti né per le condizioni”. E se non lo conosce un pluridirigente federale come lui… Che si ripromette di “intervenire su tutto quello che confligge con le Società di base tesserate per Fidal” (si intenda, depauperate dei loro iscritti).
Che questa aggiunta a 6 giorni dalle elezioni sia stata “elaborata grazie al contributo e al confronto continuo con le società” (come scrive la nota di accompagnamento), oppure piluccata dai programmi della concorrenza nella speranza di sottrarle qualche “costruttore” (come li chiamano adesso) o - non sia mai! - suggerita dal nostro contributo,:noi ve la riportiamo, con tempestività pari alla nostra equidistanza. Tanto, come già detto, gli “stradisti” praticamente non possono votare.

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2 commenti

  • Link al commento Domenica, 24 Gennaio 2021 00:13 inviato da Rudy Malberti

    Qualcosa di credibile?
    Innanzitutto quando vi saranno competizioni in Italia, Doping a tutti i primi 3 sul podio, poi 3 a sorte tra i primi 10.
    Così facciamo un passo verso la ""Selezione"".
    Poi gli Sponsor dovranno credere in questo Sport, soprattutto l'Endurance.
    Sta a Noi stimolare gli Sponsor, facendo capire che correre è " una cosa bella, seria, scevra da doping, diretta alla salute mentale e fisica di chi crede".
    Tapascioni o professionisti.
    Generali, ex Top Atleti...
    Chi ama comunicare e dirigere tale disciplina deve Innanzitutto affrontare questa battaglia con il senso di intraprendere un "hobby", un qualcosa in cui il giovane e lo sport possano credere; no interessi personali di scalata ai vertici.
    Lasciamo che a scalare siano gli Atleti.
    Rudy Malberti

    Rapporto
  • Link al commento Stefano Morselli Mercoledì, 20 Gennaio 2021 23:34 inviato da Stefano Morselli

    Quando Parrinello parla di riportare a casa le varie forme "no stadia", credo si riferisca ai settori come trail, ultratrail, ultra maratone, skyrunning, ecc. ecc. che, proprio a causa dei "sonni" della federazione, si sono organizzati da soli.
    In questi anni, malgrado Podisti.Net abbia più volte segnalato che, mentre la Fidal si disinteressava di queste discipline, le stesse si stavano organizzando da sole per farle le scarpe (vedi la Fisky per trail e skyrunning, s'è sostituita ad una Fidal incapace di incidere in questi settori).
    Adesso Parrinello vorrebbe correre ai ripari ma sarebbe utile capire con quale progetto, non basta riportare a casa i tesseramenti, occorrerebbe investire impegno e risorse per qualcosa di credibile per organizzatori ed atleti.

    Rapporto

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