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Feb 01, 2024 725volte

La Corrida resta sempre la più amata

La Corrida resta sempre la più amata Roberto Mandelli (da Italo Spina)

31 gennaio – Nel giorno in cui Modena diventa la capitale italiana del podismo (perché si corre solo qui, dove è festa, e perfino Gian Carlo Chittolini risale da Tirrenia per respirare l’aria buona della storia atletica nostrana) in 605 sono venuti per correre la gara competitiva, targata con la cifra tonda 50 anche se bisognerebbe farci la tara, come già spiegavo – da veterano che ne ha corse 40 – l’anno scorso:

https://podisti.net/index.php/cronache/item/9736-una-corrida-di-nuovo-italiana-grazie-a-aouani-e-palmero.html.
Certo, dalla prima edizione del 1973 al 2024 sono passati 51 anni, dunque 52 edizioni teoriche: ma nel 2021 non si è fatta per Covid, nel 2022 si è fatta ad aprile su un percorso ridotto a 8 km e per 86 partecipanti; e se andiamo più indietro, nel 1993 e 1994 la Corrida era proprio morta, tant’è vero che al suo posto si fece una “Camminata di S. Geminiano” non competitiva. Dunque facendo le sottrazioni arriveremmo a 48; sebbene, per noi modenesi la corsa del 31 gennaio è sempre la Corrida, e le mie sunnominate 40 partecipazioni comprendono anche (per esempio) i famigerati 1993 e 1994 (una delle volte per cui grido, nonostante tutto, viva Roncarati!); più altre 5 in cui avevo il pettorale non competitivo. Dunque, facciamo pur finta di credere che questa fosse la Corrida n. 50, e anche la n.1 d.B.M. (dopo-Brighenti-Marescalchi, la coppia storica di speaker sulla cui assenza ci si interrogava). E facciamo anche finta di credere che i non competitivi fossero 4500 come recita il comunicato ufficiale della società organizzatrice (che peraltro quantifica in oltre 6000 la presenza annuale dei non competitivi suddetti).

https://www.lafratellanza.it/la-corrida-rimane-italiana-con-ursano-e-del-buono/

A occhio, non mi sembravano né 6000 né 4500: certo, c’erano 500 cadetti o giù di lì (paganti?); ma devo dire che a mia memoria non siamo mai andati così forte nel 1° km, quando si corre tra le bancarelle, e negli altri anni ci si fermava o procedeva di passo. Ma se davvero ci fossero stati tanti non comp, malgrado il prezzo esoso di 7 euro (+2 sull’anno scorso), cui si aggiungono i 20 € dei competitivi (+5 sul 2023, e con ulteriore aggiunta del sovrapprezzo-Endu), vorrebbe dire che la Fratellanza ha fatto dei calcoli giusti, allo stesso modo delle società che mettono in vendita le loro azioni al massimo prezzo compatibile con l’assorbimento del mercato. Il numero dei classificati è cresciuto di una settantina di unità, questo è un fatto non contestabile:  aggiungo che comunque tutti, comp e non comp, hanno ricevuto buoni spesa per 10 euro, la maglietta celebrativa, le piade e la rituale bottiglia di aceto balsamico (sebbene Giangi abbia da eccepire sulla sua qualità), e i comp uno zampone in più.

Facendo dunque tutte le tare possibili sui grandi numeri, i fatti dicono che, in una corsa non propriamente classificabile come parterre de rois, i vincitori sono stati Luca Ursano e Federica Del Buono (29enne figlia di un eccellente mezzofondista degli anni Sessanta e allenata da Massimo Magnani), secondo i dettagli raccontati nel comunicato stampa ufficiale (da cui attingo).

E’ Luca Ursano, portacolori dell’Atletica Vomano, a raccogliere l’eredità di Iliass Aouani conquistando la ventiduesima vittoria italiana alla Corrida di San Geminiano. L’atleta che per qualche anno ha vissuto e si è allenato a Modena ha vinto per distacco una gara che nei primi due chilometri ha visto Moslim Labouiti, sesto alla fine, fare l’andatura staccando gli avversari. Lo stesso Ursano è stato il primo a riportarsi sul battistrada seguito poi dal campione italiano in carica di maratona Francesco Agostini e dal burundese Jean Marie Vianney Niyomukiza. Per tutta la fase centrale della gara è sempre stato Ursano a fare il ritmo per poi stroncare le resistenze prima di Agostini e poi di Niyomukiza. L’atleta classe 1999 si è presentato solitario sul traguardo all’interno del Parco Novi Sad fermando il cronometro sull’ottimo tempo di 39’12”, con 24 secondi di vantaggio sul burundese dell’Unicusano Livorno e 50 su Agostini. Ai piedi del podio il primo modenese, Alessandro Giacobazzi, che non riesce così a confermarsi sul podio come un anno fa. Ottimo decimo posto anche per l’altro portacolori della Fratellanza Alessandro Pasquinucci che ha chiuso le sue fatiche in 41’39”.

Federica Del Buono, invece, è la nuova regina della Corrida di San Geminiano al femminile che raccoglie lo scettro da Elisa Palmero. La rappresentante dei Carabinieri Bologna si conferma in un ottimo stato di forma chiudendo con il tempo di 44’26” e infliggendo quasi due minuti di distacco alla prima inseguitrice, la keniana Emily Chepkemoi Cheroben che aveva preso le redini della gara nei primissimi chilometri. Partenza un pelo più conservativa, invece, quella della Del Buono che ha poi presto accelerato e fatto il vuoto alle sue spalle. Terzo gradino del podio, poi, per Sara Galimberti, mentre al quarto posto si è classificata la russa Mariya Reznichenko.

Bel pomeriggio soleggiato, come quasi sempre succede per San Geminiano (chissà se ha il suo effetto la benedizione con indulgenza plenaria impartita a mezzogiorno dal Vescovo, con la mediazione televisiva di don Alberto Zironi e di suor Federica Galli, che ha rilanciato l'omelia secondo cui, essendo Modena “la Venezia della via Emilia”, deve usare le sue pietre per costruire ponti e non muri). I podisti più competitivi scelgono addirittura la canottiera, quelli mezzani la maglietta a maniche corte (molti quella celebrativa). Stando alle foto e alla personale visione, non sono molti quelli che, per star leggeri, rinunciano anche a… indossare il pettorale: ma qualcuno c’è, almeno un paio di appartenenti a una rinomata società e noti per correre preferibilmente in compagnia di donne, e siccome stavolta non ne hanno trovate forse si vendicano rinunciando anche al pettorale. Boccaccia mia statte zitta: già c’è uno che, beccato pubblicamente senza pettorale in una Corrida del 2015, da allora non mi saluta più, lui e i suoi ascendenti (è presente pure stavolta, chissà se pagante o no); un altro ha ripreso a salutarmi, ma anche oggi persiste nel correre senza contrassegni e agguanterà la donna (lei, con pettorale) solo nel dopogara.

Si parte, come premesso, senza il rituale grido brighentiano “ed è Corrida!”; Angelo Giaroli mi segnala “il mio amico”, in fascia tricolore, sul podio, e gli rammento quell’anno pre-elettorale in cui c’erano tutti gli aspiranti onorevoli, compresa la transfuga catapultata Beatrice Lorenzin. Il primo curvone è insolitamente privo della consueta sosta da traffico (addirittura il primo km sarà tra i miei migliori, a 5:25); un po’ più stretto Canalchiaro, e mi chiedo: ma perché non mettono le bancarelle sul lato destro, acciottolato secondo la vigente propensione al falso archeologico, lasciando a noi podisti la parte lastricata della strada?

Ma arriva presto via Luosi, l’incrocio con via Barozzi dove Gianni Ferraguti (una istituzione) segnala la possibile svolta a destra per la mini-Corrida. Quasi tutti tiriamo dritto, e mi piace ricordare una giovane mamma che farà tutto il giro, più o meno alla mia andatura, spingendo la carrozzina col suo bimbetto cui insegna a leggere i cartelli chilometrici (come al solito, l’ultimo km è molto più lungo…).

Due ristori, di sola acqua; il massimo del tifo è concentrato sullo storico cavalcavia autostradale di Cognento da fare due volte, dove come sempre c’è Fabio Marranci da Firenze, e più avanti, occasionalmente, l’elegante dietologa Chiara Mezzetti, quest’anno appiedata da problemini e a riposo prudenziale in vista della sperata laurea a campionessa regionale di cross tra dieci giorni. Il ponte, negli anni antichi era teatro di qualche inversione di marcia da parte di chi voleva accorciarsi il percorso di un km abbondante (ricordo le rampogne comuni con Brighenti, a suo tempo valido corridore); ma da qualche anno c’è un controllo chip al km 7,5 e allora non si sgarra più, e comunque il saluto tra chi risale e chi scende in senso opposto è uno dei momenti più belli della Corrida (ciao, Paolo Giaroli; e chissà se c’è ancora Gianluigi Fiori che col suo bandierone rallegrava le corride dei Settanta/Ottanta, e finì perfino sulla copertina del calendario podistico).

Filano via in fretta le gemelle ‘apuane’ Lucaci (dietro c’è anche una terza sorella), poco dopo la veterana siculo-reggio-parmense Rosa Alfieri (che arriverà seconda nella sua categoria, poco dietro la bolognese Francesca Battacchi); poi un nugolo di ragazze della Fratellanza dietro cui si affretta l’elegantissima Elisa Ragazzi, il cui coniuge Fabrizio Gentile sta volando verso il secondo posto M45. Il maratoneta mirandolese Manuel Guerzoni, di conserva col compagno di squadra Antonio Botte, è ampiamente sotto la prospettiva fatidica dell’ora (quella che distingue i fortissimi dagli altri); per 11 secondi ci starà dentro pure l’altro compagno Paolo Pedrielli, reduce da New York.

Irrimediabilmente fuori da quella linea siamo noi che ci sorpassiamo scambiando qualche impressione volante: puntuale il sorpasso partito al km 3 da Maurito Malavasi ed Emilia Neviani, al 5 da Angelo Giaroli, al 7 da Vanni Casarini (“caro Marri…!” è il suo saluto usuale nel ricordo di uno sprint sul lago di Garda), al 10 da Paolino Malavasi, all’ultimo km da due ragazze del Torrile, Maddalena e Marzia: competitivi o no, siamo tutti nella stessa barca. Mentre incalzano i plotoni dei cadetti coi loro canti bellicosi che promettono di morire per la patria sui campi di battaglia.

E dopo il periglioso sottopasso delle Costellazioni e il rientro in città col fiato in gola (Caco Borsari, perché non ti vedo più nel tuo punto prediletto sotto il semaforo?), alla spicciolata arriviamo noi dalla lunga fedeltà alla Corrida: in 1h10 Maurizio Pivetti, 1.11 Guido Menozzi già eroe di Tromso, 1.13 Angelo Giaroli, 1.16 il superfedelissimo Elvino Gennari tante volte protagonista al Passatore (un altro po’, e quasi mi prendeva), 1.40 Ideo Fantini, fino al sempre presente Giuseppe Cuoghi che chiude gli arrivi, di fianco alla pista da hockey che lo vide protagonista negli anni Settanta, in 2.01:40.

Solo acqua e una mela al ristoro finale (Giangi sogghigna via whatsapp), compensano varie società con dispiego di bevande e dolciumi davanti alle rispettive tende (la sopraggiunta dott. Mezzetti vigila che la sangria sia analcoolica, e mi fulmina vedendomi addentare un cioccolatino). Lunga la fila e poco organizzata (come l’anno scorso) la distribuzione del premio ai non competitivi, malgrado l’abnegazione degli addetti (tra cui la campionessa e organizzatrice Monica Barchetti).

Premiazioni non più all’interno del Palasport, ma sul posto, più sobrie e non infestate dai compunti saluti dei poltronari del comitato d’onore. Ci si attarda lì fuori, nei festeggiamenti e nei complimenti, finché il sole tramonta, per la cinquantesima volta (o giù di lì) sulla corsa - nonostante tutto - più amata dai modenesi.

Informazioni aggiuntive

Fotografo/i: Domenico Petti
Fonte Classifica: ENDU

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