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Mag 03, 2018 Massimo Muratori 255volte

Badia Moscheta (FI) – 5° Mugello Ultra Trail

Una fase della gara Una fase della gara Comitato organizzatore - R. Mandelli

Passaggio all’Inferno e ritorno 

I pareri erano tutti concordi: con chiunque avessi parlato, avevo sempre ricevuto ottime informazioni sulla gara organizzata dalla Mugello Outdor ASD  in collaborazione con la Unità Montana dei Comuni del Mugello con partenza e arrivo in località Badia Moscheta nei pressi di Firenzuola: il Mugello Ultra Trail, appunto, con le due distanze di 23 e 60 km.

Dopo un paio d’anni nei quali ero arrivato fuori tempo con l’iscrizione, quest’anno mi sono mosso per tempo (a essere sincero, come al solito, ha fatto tutto mia moglie Marina) e domenica 29 aprile alle 6.00 ero alla partenza della gara lunga, un viaggio che ha confermato le buone cose di cui avevo sentito. 

Andiamo per ordine: già al sabato, arrivati alla partenza per il ritiro pettorali, ci si rende conto che le cose le vogliono fare per bene: controllo scrupoloso del materiale obbligatorio, come da regolamento, e chi era arrivato senza veniva rimandato al parcheggio  (300 metri più in alto) a prendere lo zaino. Una gentilissima quanto giovane ragazza indica agli addetti che io non avevo fatto il controllo stesso: quando scherzando le faccio notare che, avendo il capello bianco, non intendo certo fare meschine figure e il controllo l’avevo fatto velocemente rispetto a chi mi precedeva e quindi ero stato fatto passare avanti, finisce tutto in ridere.

Piero Sisti e Giovanni Zorn,  componenti la direzione di gara, conducono e illustrano uno dei più coinvolgenti briefing ai quali abbia avuto occasione di assistere: il primo con un filmato molto ben realizzato che illustra con immagini e interviste quello che sarà il percorso di gara e quanto è sentita la corsa da parte della gente del luogo, il secondo con una descrizione della storia della gara e di come sia cresciuta in 5 anni alternando nel “racconto“ - perché di racconto si tratta - momenti storici, privati e tecnici che portano ad un coinvolgimento emotivo veramente unico in chi all’indomani correrà sui sentieri mugellani. Veramente bravi!

Domenica mattina, sveglia molto prima dell’alba visto che, nonostante la sollecitudine di Marina nell’iscrizione, eravamo a dormire a 30’ dalla partenza; con un clima sorprendentemente mite ci troviamo alle prime luci schierati per un partenza subito in salita che sarà tale più o meno per 7 km, per poi dare modo di riprendere fiato con alcuni km di crinale.

In sintesi, possiamo comunque dire che la gara lunga sarà costituita da due blocchi molto simili con due lunghissime salite più o meno impegnative e due altrettanto lunghe discese che ci faranno passare dal versante Romagnolo a quello Toscano scendendo fino ai 400 metri di quota, per poi tornare in Romagna superando la cima Coppi della gara  posta a 1148 m di quota.

Il tutto godendo di panorami e atmosfere estremamente gradevoli con passaggi all’interno di boschi secolari, nei pressi e addirittura dentro cascate d’acqua, su crinali a volte veramente selvaggi dove la sensazione non è certo quella di essere a pochi km in linea d’aria da paesi e strade asfaltate: il terreno in ottime condizioni favorisce i corridori più veloci e comunque semplifica la vita ai ritardatari come chi scrive; la pioggia e il conseguente fango avrebbero reso le cose assai più complicate.

Bene si è detto fin qui degli organizzatori, ma è cosa nota che nell’animo di chi si cimenta in questo difficile ruolo alberga sempre una piccola dose di salutare sadismo e anche qui non poteva essere diverso: ecco che gli ultimi tre km di gara vengono percorsi alla fine di una illusoria discesa altrettanto lunga e, dopo aver superato l’unico autentico guado bagnato della gara (essendo tutti i precedenti fattibili sui sassi visto il basso livello dell’acqua), si entra all’interno di un vero e proprio canyon dal molto esplicativo nome di Valle dell’Inferno. Diciamo subito che in circostanze più favorevoli di spirito e gambe la passeggiata avrebbe meritato ben più lusinghieri pensieri per la sua unicità e bellezza, con un sentiero che a mezza costa corre sul versante destro orografico della valle regalando ottimi scorci sul sottostante ruscello, ma nel corridore al 57° km  quelli che vengono alla mente sono  grosso modo a livello di improperi  ispirati da gambe e polmoni ormai cotti, quando dopo ogni curva e ogni su e giù la meta appare ancora lontana.

Ma come ogni cosa, anche l’Inferno ha avuto termine per lasciarci nuovamente entrare nell’atmosfera assai più dolce della Badia cha dall’anno mille accoglie viandanti in passato, ma oggi per un giorno trasformati in trailers.

Terminiamo con un doveroso cenno a quanto solitamente fa da contorno alle gare e che non sempre è di buon livello: al Mugello, invece, pasta party pre e post gara, pacco gara, gestione di partenze e arrivi, parcheggi, presenza di volontari sul percorso, ristori e - cosa più importante - simpatia e gentilezza sono stati di alto livello. Di solito, si dice: "diamo un voto 9 perché con il 10 non si può migliorare oltre", ma in questo caso faccio fatica a trovare qualcosa di storto, Inferno a parte, perciò 10 e aspettiamo per la lode.

Classifica 60 km 

Luca Carrara                      6.08’54”

Marco Tramet                   6.10’23”

Davide Schiaratura          6.26’20”

 

Elisabetta Marzocco       6.42’13”

Cristiana Follador            7.13ì19”

Moira Guerrini                  7.29’ 15” 

 

Classifica 23 km 

Eddy Nani                           1.54’59”

Daniele Cappelletti        1.58’42”

Gabriele Pace                   2.4’01” 

 

Ginevra Cusseau              2.30’45”

Sophie Andrey                  2.41’21”

Elisabetta Negra               2.45’26”

 

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