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Mag 29, 2018 648volte

Zola Predosa (BO), 32° Challenge: 34 bagnati ma onesti (più gli attavolati)

Le dolci colline emiliane Le dolci colline emiliane Roberto Mandelli

È cominciato da poco il 32° Challenge (pronuncia normale: Sallànsz) della provincia di Bologna, camminate estive serali generalmente in servigio dei festival dell’Unità - sempre meno, e sempre più tristi - : ma insomma quando mancheranno li rimpiangeremo. Come rimpiangiamo già, quest’anno, la cancellazione del Challenge di Crespellano, la corsa pedecollinare probabilmente più bella di tutte.

Rimane la vicina e affine Zola Predosa, sebbene su un tracciato ridotto a poco più di 6 km: però con un dislivello di 200 metri che consente in salita di ammirare a sinistra la vicina Madonna di San Luca (e in basso Calderino, ricordo di antichi passaggi per la estinta Bologna-Zocca); in discesa, di spingere lo sguardo su Monteveglio, Bazzano e la pianura brumosa su cui un paio di volte passò la maratona “del trenino” Vignola-Bologna, assolutamente non rimpianta.

Come di consuetudine nei “Sallànsz”, la partenza ufficialmente prevista alle 19,30 è più libera che mai: a Zola poi, dove tra il festival e la partenza vera e propria ci sono 300 metri da percorrere in autonomia, non è mai capitato di vedere troppa gente aspettare l’ora giusta. Infatti alle 19,27, quando lo “starter” ormai disperato ha ordinato il rompete le righe, all’attacco della salita eravamo in 34, che incrociavamo i molti di più che arrivavano in senso opposto, pronti a fiondarsi sul premio di partecipazione (le tradizionali 6 uova) e soprattutto sui ristorantini in attesa: la vera motivazione perché nei festival si continuino ad allestire gare podistiche.

Una ragione in più, oggi, i partenti anticipati potevano accamparla: i nuvoloni neri che rinserravano l’afa, e i tuoni che minacciavano scrosci. Hanno resistito nell’attesa Cuoghi della Cavazzona e Giangi da Campogalliano (mentre il suo amico Bandieri si è attendato al riparo in un ristorante, senza prendere il via); siamo partiti ancora all’asciutto, ma dopo un quarto d’ora esatto è cominciato a piovere, e ce la siamo beccata, prima leggera e piacevole, poi più scrosciante, fino a un km dall’arrivo, quando è praticamente smessa. Una specie di nuvoletta di Fantozzi, che comunque non ci ha fatto male e ha reso forse più gradevole la salita tra i vigneti dei primi 5 km.

Discesa molto più veloce, e probabilmente accorciata rispetto ai tempi antichi quando si attraversava anche una fattoria con relativi sterrati. Ottimo il servizio agli incroci, rinforzato anche da alcuni vigili ufficiali. C’era perfino un ristoro dopo meno di 3 km.

Per niente segnalato l’arrivo: o meglio, quello ufficiale stava dall’altra parte della strada, ai citati 300 metri dal festival, ma per chi voleva proseguire di corsa, l’unico segno che era davvero finita erano le due reincarnazioni della tabaccaia di Amarcord che distribuivano le uova, e di fianco un tè decisamente saporito. I ristoranti democratici erano pronti a inghiottire chi non sentisse l’attrazione per il rientro in Nazionale di Balotelli.

 

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