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Gen 31, 2019 1629volte

Las Palmas (Gran Canaria, SP), 10° Gran Canaria Maraton

Ultimi arrivi mentre l'Oceano aspetta... Ultimi arrivi mentre l'Oceano aspetta... F. Marri - R. Mandelli

27 gennaio – Tre anni dopo torno a questa maratona, e soprattutto a quest’isola saldamente europea, verso cui si vola low cost (160 euro a/r prenotando un mese prima, e aerei sempre pienissimi). Siamo nell’ Africa sub-sahariana per il clima (tra i 21 e i 27 gradi nell’aria, tra i 19 e i 21 in acqua), e siamo nell’Europa del nord per l’organizzazione, come si capisce già dai cartelli dell’aeroporto, la cui prima lingua è il tedesco, la seconda l’inglese. Non una cicca o una cartaccia in spiaggia, e se tu pedone ti avvicini sulle strisce le auto si fermano; trasporti pubblici efficientissimi.

Le Canarie sono spagnole da metà Quattrocento, nessuno ha pensato di ‘restituirle’ negli anni Sessanta, cosicché ci si va con tutta sicurezza; migliaia di svedesi, di tedeschi e dintorni le hanno scelte come residenza della terza età, ma anche gli italiani si fanno notare: tra gli ultimi arrivati, incontrerò (nei km finali della maratona) la coppia reale Andrea Accorsi/Monica Barchetti, che hanno dato l’addio alla loro maratona di Crevalcore e si godranno il resto della vita lì dove la benzina costa 1,050 al litro, e una corsa in autobus di 30 km sta sui 3 o 4 euro.

Da sei anni, la maratona di Gran Canaria è stata adottata dal supermaratoneta pratese giramondo Mario Ferri, con l’appoggio di un altro maratoneta italiano, Ugo Fabbri, da tempo residente qui, a beneficio degli amici italiani che vogliano correrla e passare una settimana di vacanza ‘attiva’: dal giovedì al lunedì approfitto dell’offerta, che per un prezzo davvero amichevole mi porta in un albergo di superlusso nella zona delle spiagge di Maspalomas (patrimonio Unesco per le mitiche dune), con l’aggiunta di escursioni quotidiane e del trasporto in pullman da/per l’aeroporto, da/per la partenza della maratona. Ci troviamo così in una cinquantina di italiani, prevalentemente supermaratoneti (il più prolifico è il romagnolo Lorenzo Gemma, che ha largamente superato le 800 maratone concluse; ma attenzione anche al “sindaco di Mantova ” Marco Simonazzi, e allo stesso Ferri, che da quando nel 2014 ha raggiunto le 500 maratone ha smesso di contarle): condivideremo spiagge, ascensioni alla cima più alta dell’isola (quasi 2000 metri),  colazioni e cene abbondantissime nello stile “all you can eat”, due piscine, palestra e così via.

Last but not least, c’è la maratona, che da un paio d’anni si svolge su giro unico e non sul doppio 21,097 come agli inizi, e quest’anno non ha lesinato sforzi (leggi: ingaggi di africani) per ottenere tempi-record. Come è andata?

I due giornali ‘canarini’, “Canarias 7” e “La provincia”, nell’edizione del lunedì contengono entrambi un inserto speciale di 20 pagine dedicato alla corsa: ma a differenza delle gazzette nostrane foraggiate, che generalmente ricopiano le veline ufficiali magnificando tutte le cose ottime e tacendo le critiche; e a differenza dei giornaloni italiani, che esprimono il cosiddetto pensiero unico, impostano i loro resoconti su due punti di vista pressoché opposti.

Abbastanza positivo “La provincia”, che segnala come grazie ai tempi ottenuti la gara si collochi ora tra le prime sette spagnole, e quest’anno abbia migliorato cinque dei suoi record sulle tre distanze principali (maratona, mezza, 10 km). Unico neo, le lamentele dei residenti per le forti limitazioni al traffico automobilistico (il che, per noi podisti, è un pregio).

Decisamente critico invece “Canarias 7”, che rileva il calo di partecipazione, con soli 4343 partenti nelle tre gare (969 nella maratona, con 880 arrivati; 1535 nella 21), e numeri mortificanti nel campionato delle Canarie, proclamato all’ultimo momento e celebrato da soli 7 partecipanti (una sola donna, ‘campionessa’ con 4.59). Le accuse vanno alla Fidal locale, che profonderebbe denari senza criterio, e ai politici che si fanno fotografare sorridenti, davanti a una “caramella con un involucro luccicante, ma che scartata e assaggiata lascia un sapore amaro”. Devo però dire che nel 2016 i finisher della gara più lunga furono 654, dunque ci si può ancora consolare; e che due sezioni a parte delle classifiche ufficiali (http://grancanariamaraton.com/web/en/resultados/) elencano un centinaio tra ritirati e squalificati (oltre ai non partenti, tra cui il validissimo supermaratoneta riminese Alfredo Sboro, richiamato dolorosamente in patria dalla morte della mamma).

La diversità fra i due giornali appare anche dalle classifiche, complete in entrambi ma date da “Canarias 7” secondo i tempi lordi, da “La provincia” secondo il real time, col risultato che il piazzamento a volte non corrisponde al tempo (cioè ti trovi davanti gente che ha un tempo effettivo peggiore).

Non c’è comunque discussione per i primi posti: il vincitore della maratona, il keniano Julius Kiprono (2.12:08 ovvero 2.12:03), batte il secondo (suo connazionale, come pure il terzo)  di due minuti; la keniana Shelmith Nyawira con 2.33 precede di ben 12 minuti l’etiope Fantu Zewude. Completamente africani i podi delle due gare maggiori, se si esclude il terzo posto nella 21 della croata Matea Parlov.

Un po’ di gloria per l’Italia grazie alla vittoria in maratona nella categoria F 70 della romana Paola Cenni in 5.18:05. Un po' meno per i 29 squalificati, tra cui 5 o 6 italiani, soprattutto donne... A titolo di curiosità segnalo che il mio Gps ha dato una lunghezza complessiva di 42,880 e un dislivello di 425 metri: fate conto di aver corso in un paesaggio ligure, teoricamente sul mare, ma con saliscendi continui.

Si parte alle 8,30, insieme, per i 21 e i 42 (staremo insieme nei primi e negli ultimi 8 km). Il tracciato è complessivamente piacevole, panoramico e monumentale insieme (specie per il passaggio dall’antica capitale La Vegueta tra i km 25 e 30, e gli ultimi esaltanti 3 km lungo la spiaggia di Las Canteras); perfettamente chiuso al traffico veicolare e protetto dai pedoni – comunque educatissimi - grazie a un transennamento quasi continuo. Una decina i controlli col tappetino chip, rinforzato da giudici che fanno la spunta manuale. Ristori e spugnaggi regolari (anche se le spugne sono rettangoli ‘normali’, e non più nella forma dell’isola come nel tempo che fu). Forte l’incitamento del pubblico e dei tanti addetti lungo il percorso; orchestrine e gruppi di percussionisti completano la festa. Medagliona rettangolare di cm 11x9, più maglietta di finisher che si  aggiunge all'altra maglietta compresa nel pacco gara. Unica cosa meno piacevole, le docce freddine (per forza, se le collochi in un campo di calcio, quelli dopo i primi 11 le troveranno sempre fredde); soluzione di riserva, personalmente praticata, è il bagno nell’oceano, proprio sotto l’arrivo.

Del resto, per noi del gruppo italiano (cui si aggiunge, curiosamente, “Ronaldinho”, alias Haroldinho Abauna, l’olandese visto un mese fa a Castelfusano, dove pure era la taxista romana Laura Mancinelli, oggi arrivata insieme a me), è una festa, degnamente conclusa dalla cena di domenica sera combinata tra Ferri e la direzione dell’hotel. Torneremo ancora? Non farlo sarebbe un peccato, ma ci sono tante altre Canarie, ciascuna con la sua maratona, che non ci si può permettere di perdere.

Informazioni aggiuntive

Fotografo/i: Ferri - Gianaroli - Marri e altri

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