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Mar 17, 2019 944volte

21 di Reggio dal di dentro: assolta "dum modice corrigatur"…

21 di Reggio dal di dentro: assolta "dum modice corrigatur"… Foto di Stefano Morselli

Una delle ragioni della nascita di Podisti.net, vent’anni fa, fu il fastidio che ci davano i comunicati ufficiali degli organizzatori, invariabilmente all’insegna dell’ “ottimo e abbondante”, spesso recepiti senza cambiare una virgola dai giornali e riviste specializzate (le quali semmai ci aggiungevano manciate di punti esclamativi in proporzione delle prebende assegnate alla testata o dei pacchi gara o inviti a pranzo per il singolo giornalista).

I comunicati continuano ad arrivare, semmai più smaliziati di un tempo; quando li leggiamo, se alla gara non c’eravamo possiamo solo tentare di leggere sotto le righe e di verificare le notizie coi dati ufficiali, ad esempio le classifiche. Se invece ci siamo, raccontiamo come l’abbiamo vista noi, e questo fanno pure, ancora, alcuni amici che ci mandano i loro report. Gli organizzatori non sono contenti della scopertura di certi altarini, e nel dopogara si dedicano alla caccia di “giornalisti” dello stile del Mollica televisivo, che non nega superlativi e pronostici di Oscar sicuri a chicchessia; e insomma, ogni settimana le corse nazionali sarebbero sempre una Grande Bellezza.

Anche noi a volte ci entusiasmiamo, eppure non riusciamo a tacere di fronte a banalità come le docce fredde o il percorso tra le auto o i prezzi eccessivi. Il che non significa che di quella gara sia tutto negativo: in ogni competizione c’è sempre del buono, a cominciare dall’abnegazione di chi la organizza (in gran parte associazioni dilettantistiche senza fini di lucro), dalle crescenti difficoltà economiche e burocratiche, ecc. Pochi giorni fa mi ha scritto Pietrospino Chittolini: “tu sei critico, ma io non mi sono mai lamentato perché le critiche servono a migliorarsi”.

Allora, eccomi a raccontare (dopo Morselli, e cominciando a vedere la documentazione fotografica che sta divenendo giustamente ricchissima), questa seconda edizione de “La 21 di Reggio”: seconda con questo tracciato, ma 22^ come “Camminata di Santa Croce”, una maratonina che si svolgeva d’inverno sul tratto nord, extraurbano, all’incirca i km 5-16 del percorso attuale.

I numeri non si discutono anche se (come direbbe un elemento di spicco del comitato organizzatore, la docente di statistica Isabella Morlini) vanno ‘pesati’. Se allora il comunicato ufficiale apre con “Oltre ogni previsione: in 3500 a La 21 di Reggio Emilia”, “Numeri da capogiro”, preciseremo che di questi 3500 circa 2200 (“stima approssimativa”, bontà loro) erano i partecipanti ai 1200 metri papà+figlio (cioè 1100 coppie); poi c’erano 650 partecipanti alle non competitive di 5 e 10 km (scarsi); infine 70 partecipanti alla 10 km e 573 alla vera e propria 21km, prova del campionato regionale Uisp di corsa su strada.
Anzi, offro un assist agli organizzatori: la mezza maratona è stata corsa e conclusa da almeno 600 competitivi, ma per ragioni che mi sfuggono le classifiche ufficiali Endu hanno due pagine finali piene di DNS (che, mi dicono, significa Did Not Show, in soldoni “Non partito”, o comunque “non apparso”). Ebbene, parecchi di questi DNS non solo sono partiti ma sono anche arrivati (citerò solo la Stefania carpigiana – vedere foto arrivo Teida n. 576 -, il Giancarlo tifoso del Sassuolo che vista la recente batosta ha rinunciato a correre in neroverde – foto Teida 533- , il Massimo da Formigine che arriva sempre: ma nella lista DNS c’è perfino, spietatamente, Morlini Isabella, che al km 5 correva – vedi foto Morselli 68/69 – poi ha dato la sua supervisione alla gara – foto Teida 597 e seguenti - !). Dato che l’ultima classificata ha impiegato 2h27, mi sono chiesto se per caso il tmax era 2:30; ma nel regolamento, fra le varie amenità presenti (compresa la segnalazione che gli spogliatoi saranno separati tra maschi e femmine, e che tra i servizi offerti c’è il pettorale – ma non le spille!-) non ce n’era nessuna relativa al tempo massimo.
C’era invece l’indicazione del prezzo d’iscrizione a 15 euro, che diventavano però 16,50 per diritti di segreteria: beninteso, procapite, così che l’Emilia da Sassuolo che ne ha iscritti 8 della sua società ha speso 12 euro in più. Insomma, lo stile ryanair (prezzi netti e prezzi lordi) si fa strada anche nel podismo. La cifra (cresciuta di 2 € dal 2018) è altina, a queste latitudini, ma pienamente tollerata in campo nazionale. Proprio il Giancarlo DNS mi raccontava, in corsa, di un suo amico reduce dalla Roma-Ostia, 35 euro e ristori scarsissimi. E i numeri danno ragione ad Atletica Reggio: 600 paganti per una mezza sono una cifra ragguardevole da queste parti, dove già 300 sarebbero considerati un successo. Dunque, avanti pure: Shylock può continuare a chiedere la sua libbra di carne perché Antonio non la giudica eccessiva.
Semmai faranno meditare i soli 70 partecipanti della 10 km (per 10 euro!): pochi, e nonostante ciò soggetti a un pasticcio enorme, che il CU addolcisce in questo modo: “successo nella 10 km del padrone di casa Salvatore Franzese (Atletica Reggio, 30’44), con tanto di “giallo”, ovvero un errore di percorso e un secondo posto poi corretto in primo, in accordo con Andrea Bergianti (“retrocesso” al secondo posto in 31’24)”. Errore di percorso significa che una staffetta o un segnalatore ha dormito (vedi sotto): successe a Venezia nel 2017, a Milano e nella sublime Davos molti anni fa. Quello che non capisco sono i 40” di distacco assegnati a tavolino: un calcolo statistico-matematico ha stabilito che se Franzese avesse fatto il percorso giusto ci avrebbe messo quel tempo lì? Dio ci guardi dal VAR anche nel podismo…

Aggiornamento 18 marzo: dopo un deciso intervento di Christian Mainini nelle vesti di referente Uisp regionale per l'atletica leggera e coordinatore nazionale dei giudici di gara Uisp, l'ordine d'arrivo  è stato riportato a quello sancito "dal campo", ribadendosi che gli organizzatori, sebbene mossi da intenti, diciamo così, morali, non hanno il potere di modificare arbitrariamente i risultati.

Quanto a segnalazioni sbagliate, un vero e proprio sabotaggio è stato tentato negli ultimi 150 metri della 21 km da un personaggio munito di altoparlante ma soprattutto di sci (sci-munito), che all’ingresso nella piazza della Vittoria, dove arrivavamo da destra ma dovendo raggiungere il traguardo posto sulla sinistra, anziché instradarci  su una specie di S con prima curva a sinistra e subito dopo a destra (bastava la bandiera girata dalla parte giusta!), insisteva a dire “competitivi dritto!”, mandandoci a finire giusto in mezzo al gruppone dei non comp e di chi stava al tavolo del ristoro. Personalmente, dopo una cinquantina di metri, e mentre XL-speaker Brighenti si occupava di altre facezie, sono stato richiamato all’ordine dal Teidino Gabriele (per fortuna, non era in gioco il mio piazzamento di categoria, terzo su 3); altri si sono consultati fra sé, altri hanno deciso in autonomia. Commento concorde alla fine: ma proprio il più *** dovevano mettere in fondo? Sono andato a dirglielo, dopo l’arrivo: mi ha risposto che per lui “dritto” vuol dire sinistra-destra, mentre quello che noi intendevamo per “dritto”, secondo lui era “a destra”. Vabbè, per fortuna, quando “la diritta via era smarrita”, appare Virgilio e ti porta… all’inferno.

Classifiche mediante chip Sdam: tempo lordo e tempo effettivo coincidono, il che significa che il rilevamento fatto in partenza (o meglio, dopo 200 metri) non vale, e in mancanza di rilevamenti intermedi, vale solo il gun-time. Misurazione del percorso (by Uisp) sostanzialmente esatta, basta non guardare alle segnalazioni intermedie che erano piuttosto random soprattutto nel tratto extraurbano.
Il giro mi è piaciuto, soprattutto nei primi 5 km all’interno della città, con passaggio da tutti i monumenti e i luoghi da vedere di una città che non ha stellette Touring ma il poco che ha sa valorizzarlo; bellino anche il tratto dal Campo Volo a Gavassa e la Villa Curta di un’antica gara all’insegna del tosone, infine presso l’antica fabbrica Locatelli ora benissimo risistemata.
Poche auto a rompere, soprattutto a Villa Curta e, meno plausibilmente, sulla via Emilia Centro nei km 19-20; ottimo il controllo dei vigili negli incroci (nell’ultima rotonda, gran festa hanno fatto i vigili a una rossa di capelli e di maglietta che si chiamava Ross, nell’atto che mi sorpassava con sospiri assai seducenti).

Scarsini i ristori, soprattutto a base di acqua (tè solo se ti fermavi ad aspettare che l’unica addetta riempisse il bicchiere, a parte l’ultimo ristoro); scarsissimo il ristoro all’arrivo (acqua e qualche biscottino). Mai visto neanche uno spicchio di limone.
Sotto le attese il pacco gara, che per i primi 400 iscritti prometteva una maglia Macron, eppure a me che avevo il pettorale 303 è toccata una maglia “Fitness low cost”, contenuta in una busta marcata “Articoli pubblicitari – promozionali – da regalo”; si aggiungano due bustine di integratori e un pacchetto di “caplètt”, peso non indicato ma suppongo 250 grammi, scadenza 15 aprile. Medaglia plastimetallica trasparente, originale almeno per questo. Si attendeva anche un omaggio di “Correre”, indicato tra gli sponsor, ma non si è visto.

Spogliatoi “separati” ma abbastanza poco frequentati, se è vero che molte ragazze preferivano sottoporsi alla delicata operazione di cambio della biancheria intima sotto gli asciugamani (stile dopo il bagno a mare) nella palestra, storica sede di ritrovo alle prime maratone di Reggio.
Con tutto ciò, compagni di corsa mi hanno assicurato che rispetto al mezzo disastro dell’anno passato c’erano stati miglioramenti netti. Dunque, chi sono io per criticarla? Soltanto uno che di maratonine, dal 1987 a oggi, ne ha corse trecentotrentatré.

VIDEO

 

Informazioni aggiuntive

Fotografo/i: Teida Seghedoni Stefano Morselli Nerino Carri Domenico Petti
Fonte Classifica: Endu.it

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