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Lug 10, 2019 387volte

Castelvetro (MO), 4° Vertical Ospitaletto: ma che classifiche sono?

Almeno i primi tre sono certi... Almeno i primi tre sono certi... Comitato organizzatore

3/9 luglio – La prima data è quella dell’effettuazione della gara, la seconda quella della diramazione della classifica: tanto tempo c’è voluto all’Uisp Modena per fornire dati sballatissimi, che ti fanno passare la voglia di pagare 8 euro per una competitiva. Comunque, veniamo al lato sportivo.

Dopo un’edizione diurna allestita per la prima volta la mattina dell’Epifania 2017, e la conversione in serale d’inizio estate (nello stesso 2017, poi il 29 giugno dell’anno scorso), la competitiva in salita sul percorso utilizzato in allenamento dall’olimpionico Stefano Baldini (il cui tempo di 25:00 rimane quello da battere ed è segnato vicino alla linea di partenza, nell’estrema periferia sud di Castelvetro in corrispondenza di una discesa ‘direttissima’ da Levizzano) riprende sotto le cure di Andrea Baruffi (16° l’anno scorso nel giorno del 50° compleanno) e Sonia Del Carlo, simpatica mamma-atleta col sorriso da ragazzina, vincitrice femminile nel 2018, che qui si è impegnata prima con le iscrizioni tardive e la distribuzione pettorali, poi col ristoro di metà percorso, stoicamente sotto l’acqua (“i bicchieri si riempivano da soli”, mi ha detto poi), infine come ‘scopa’ al seguito dell’ultimo concorrente. Purtroppo del tutto insufficiente l’allestimento delle strutture d’arrivo; a questo punto, sarebbe meglio tornare alla vecchia ruspante Sassuolo-Montegibbio degli anni Novanta, dove era tanto se davano i primi tre arrivati, e gli altri… tutti a pari merito con mezzo chilo di pasta in omaggio.

Il tempo da battere, su questo percorso (più lungo di circa 150 metri rispetto al 2017, e che il mio Gps dichiara di 6,970 con 375 metri di ascensione) era il 31:16 di Miller Artioli nel 2018, e per il lato femminile il 36:45 della citata Del Carlo.

Per quanto ci si possa fidare dei dati diffusi ora (diciamo, da 0 a 01,%), il numero degli arrivati risulta stazionario rispetto all’ultima edizione (9 donne e 58 uomini, tra i quali uomini - secondo le classifiche – Gasparini Giorgia, Cavalieri Daniela, Fontana Elisa, Deriu Sara, Barile Maria, Prato Donatella, Gandolfi Cecilia; per ignoranza non mi pronuncio su Montecchi Nube); malgrado la serataccia che ha sconsigliato taluni dal venire, col rischio di trovarsi l’auto devastata dalla grandine (annunciata) come già dieci giorni prima. Quota di iscrizione, come si diceva, portata a 8 euro rispetto ai 5 dell’anno scorso, senza pacco-gara; atmosfera decisamente amichevole, quasi ruspante (sebbene mancasse, rispetto all’anno scorso, la sezione dei walkers non competitivi), e conclusa dal rituale ristoro a base di frutta estiva.

Il tracciato è piacevole, e dopo un inizio in moderata pendenza, dal secondo km in  poi si inerpica per una salita regolare ma non durissima fino a raggiungere il crinale che separa la valle di Castelvetro (del torrente Guerro) dalla valle del Panaro, sopra Marano: il “muro” più sensibile è al 4° e 5° km; chi ha buona memoria locale, pensi alle estinte Scandiano-Tre Croci o Vezzano-Canossa.

Tra i reduci gloriosi, abbiamo visto Giuseppe Cuoghi, coi suoi racconti che spaziano dai giri a tappe dell’Elba (lofi) e Fassa (togo), al fresco (nel senso di recente) Diecimila di Campogalliano (“sì, c’erano più premi che corridori; poveretti, avranno incassato sì e no da pagare lo speaker…; e c’era il solito personaggio che prima della gara faceva i suoi abituali discorsi, che la gara non gli interessa, poi ha corso a ufo con pettorale personalizzato”), fino alla prossima Casaglia-San Luca di cui è partecipante fisso. Lì, state sicuri che gli daranno un crono, mentre da questa classifica appare senza tempo nella graduatoria generale, e neppure nominato in quella maschile.

E ancora, Lolo Tiozzo, appena tornato giù da Gaiato con la sua Podissima autogestita (oh, attento, con l’aria che tira e le spie che ci sono in giro, hai controllato che non ci fosse nessuno squalificato, ex dopato ecc. ecc.?); e Massimo Bedini, che dove c’è una competitiva non manca mai pur sapendosi abbonato all’ultimo posto (“a un 5000 in pista non mi hanno accettato perché sarei rimasto da solo e doppiato per troppi giri…”). Sembra che sia arrivato ultimo anche stavolta, a 13 minuti dal penultimo, Lolo: Cuoghi doveva essere molto avanti, e invece?

Afa, aria pesante, nuvole nerissime e lampi accompagnano le fasi preliminari. Si parte, chi in canottiera, chi con l’impermeabile. Le prime gocce cadono dopo un quarto d’ora e per un po’ sono di refrigerio per noi che siamo tutti sudatissimi; poi esagerano un po’, ma senza arrivare a quei picchi che si potevano temere, e anzi dopo tre quarti d’ora smettono quasi del tutto. La fioca illuminazione delle nostre lampade è molto rinforzata dai lampi che accendono a giorno l’ambiente, con la chiesa di Ospitaletto illuminata ad aspettarci un po’ più in alto. E si arriva tutti (Cuoghi compreso, alla faccia della classifica), dai 28:07 del vincitore Luca De Francesco a 1.06:39 attribuito a Bedini (siccome ero sul traguardo vicino a chi annotava i tempi, mi permetto di ritenerlo un cronometraggio ottimistico).

Migliorano i tempi di percorrenza maschili (con beneficio d’inventario): il 31:16 di Artioli del 2018 è abbassato di 3 minuti abbondanti da De Francesco. Secondo Andrea Bergianti, ben distanziato a 2’20”; terzo Davide Benincasa a 3’18”.

Resiste invece il record femminile di Sonia Del Carlo, con 36:45: la vincitrice 2019, Francesca Venturelli, impiega quasi due minuti in più (38:33), surclassando peraltro la seconda, Valeria Montanari, di quasi 4 minuti (42:15), che a sua volta distacca di un minuto esatto la terza, Sabrina Cuoghi.

Rilevamento cronometrico ‘all’antica’, con lo speaker che detta il numero di pettorale alla cronometrista-giudice d’arrivo, e i tempi che vengono trascritti al riparo dal maltempo nell’esiguo ingresso delle scuole, dove è sistemato anche il tavolo del ristoro: ma non so se questo basti a spiegare il ritardo con cui è diramato l'ordine d'arrivo ufficiale, e specialmente i seri dubbi sulle classifiche delle retrovie. Il sottoscritto per esempio legge ora di essere arrivato 12 secondi dietro Cecilia Gandolfi (indicata come M), e appena un secondo dietro la coppia madonninara Claudio Rossetto-Simona Malavasi. Sarà stato il buio, ma Claudio non l’ho mai visto nelle vicinanze (penso fosse davanti), mentre Simona Malavasi mi ha passato dopo 3 km e si è progressivamente allontanata, diciamo di almeno 100 metri se non di più: altrocché un secondo, e tra me e lei c'erano 4-5 persone.

Lasciamo perdere, pensiamo alla gioia della corsa in sé e all’allegria generale subito dopo l’arrivo; poi si discende alla base: alcuni a piedi, magari scortati da un ciclista, gli altri con le auto disponibili in quota. A metà della discesa, una famigliola di caprioli (mamma e due cuccioli) sta per attraversare la strada, e sosta prudentemente a lato durante il nostro transito. Passata è la tempesta, la temperatura è piacevolmente scesa di una decina di gradi, nessun danno alle auto: se non guardiamo ai numeri, ci possiamo accontentare.

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