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Set 06, 2021 530volte

Una Marcialonga memorabile e di buon augurio

Una Marcialonga memorabile e di buon augurio Roberto Mandelli

5 settembre – I lettori sono stati informati tempestivamente sulla gara dal comunicato ufficiale

http://podisti.net/index.php/in-evidenza/item/7651-moena-cavalese-tn-19-marcialonga-running-coop-nel-segno-del-kenya.html

cui abbiamo aggiunto qualche foto personale, e adesso snoccioliamo le impressioni, come al solito, dal di dentro.

La cifra di “1300 runners” data dagli organizzatori sembra un po’ esagerata, dato che l’ordine d’arrivo annota 764 arrivati individuali e 47 staffette da 3 componenti; anche ammettendo una percentuale esagerata di ritirati o ftm, non credo si arrivi al migliaio (e d’altronde gli arrivati del 2019 risultarono 812).

Con tutto ciò, a memoria non ricordo, nelle partecipazioni a corse tra il settembre del 2020 e questa tarda estate 2021, tanta gente per strada: e va notato che questa prima domenica di settembre ha concentrato, più o meno nel raggio di un centinaio di km, una serie di gare prestigiose (basti citare la Cortina-Dobbiaco, abbastanza similare come tipologia, e qui spostata rispetto alla collocazione temporale originaria).

Moena è ancora affollatissima, e lo merita: l’albergo suggerito dall’organizzazione (comodo, ottimo, non troppo caro rispetto ai servizi offerti; e guardate il panorama dal mio balcone alle foto 10-11) era pieno, non specificamente di podisti; ma bastava passeggiare per le piazzette del centro, al sabato, per riconoscersi fra colleghi, semmai perduti in quest’ultimo anno e mezzo, e felicemente recuperati in nome della Marcialonga: ammirate per esempio la foto 9 e invidiatemi pure per il ‘contorno’. Lo stesso accadeva al traguardo di Cavalese, dove si davano gli ultimi ritocchi alle strutture d’arrivo (foto 1-4, 6-7) collocate simbolicamente sotto lo storico “Banco della Ragione”, il luogo dove si amministrava la giustizia: qui non si bara, il chip ti dà all’istante tempo e piazzamento (e la benevolenza degli organizzatori consentirà qualche decina di minuti di ‘comporto’ rispetto al tempo massimo).

La consegna dei pettorali, a Moena, avviene nella massima tranquillità, in adiacenza a una mostra sulla Grande Guerra (che qui, al passo San Pellegrino, vide contrapposte le trincee austriache e italiane), e ad una all’aperto sui 50 anni della Marcialonga sciistica; ovviamente col rispetto di tutti i protocolli. Addirittura nel giardino che fiancheggia la partenza, alla domenica mattina è possibile accedere solo con greenpass e mascherina (foto 18).

Partenza scaglionata nell’arco di un quarto d’ora, e c’è tutto il tempo per spogliarsi, corricchiare nei paraggi, entrare nel recinto sacro previa misurazione della temperatura (35°6 la mia; come al solito, dico che dovrebbero escludermi per pericolo di … crollo), consegnare le sacche per il traguardo; poi ci si porta sulla linea del via e si parte quando si vuole perché il tintinnio del chip ti rassicura che avrai il tuo real time, l’unico che dovrebbe contare anche per il futuro nelle gare di massa.

Molto precise le indicazioni degli organizzatori: la gara misura 25,780 (dieci metri di differenza rispetto al mio Gps!), dai quasi 1200 della partenza scende fino agli 860 del km 22, poi risale ai 1000 di Cavalese: dunque gara con un dislivello in discesa di circa 350 metri, ma con 140 di salita, soprattutto nell’ultima parte, ma assaggi già da Predazzo dopo 8 km.

Predazzo (terminal del mitico trenino della Val di Fiemme, da Ora) sarà l’unico paesone attraversato e ammirato per le strade del centro (mi commuovo vedendo la caserma della Guardia di Finanza dove un mio zio, allora militare diciannovenne, fu fatto prigioniero e buttato nei lager tedeschi l’8 settembre 1943, quando Badoglio e il re eroicamente scappavano); poi si va stabilmente su piste ciclabili, ben tenute e spesso al fresco del bosco, tenendo il lato sinistro della valle (mentre la leggendaria strada delle Dolomiti rimane sulla destra). Primo ristoro dopo 7,5 km, mentre i successivi 4 o 5 seguiranno a distanze più ravvicinate: acqua fresca, bevanda isotonica, gel, barrette o muesli o altre sostanze integrative sono più che sufficienti.
Ci sono anche vari pacemaker: chiacchiero per un km o due con quello dei 6/km, un vicentino con cui è bello parlare di Ultrabericus e di Sei comuni e non di solo podismo. Poi lo esorto ad andare via, perché gli sto rovinando la media…: alla mezza mi ‘schedano’ per 6:01/km, poi peggiorerò assai… sebbene la salitaccia finale, ‘corsa’ (per modo di dire) agli 8 e passa a km, mi permetta di raggiungere vari colleghi, specialmente di pianura (moltissimi gli emiliani e lombardi della Bassa) che fin lì mi erano stati davanti.

Ma nessuno sa veramente chi è davanti e chi dietro, data la divaricazione delle partenze. Tre controlli chip, di cui è significativo quello al 21,097, sia per darti il tempo sulla ‘mezza’, sia per farti vedere quanto vali sul piano, prima della salita verso Cavalese, un 150 metri verticali grosso modo lungo l’asta della funivia del Cermis, perlopiù sterrati e con un passaggio suggestivo nella galleria del citato trenino azzurro (che, mi raccontavano in casa, nel 1955 fece una fermata straordinaria perché al Fabio quinquenne scappava la pipì, e a bordo non c’era il wc…).
All’arrivo ci sono due tappetini: uno, un centinaio di metri prima, che consente allo speaker di individuarci e chiamarci tutti per nome; e l’altro finale, grazie a cui l’intertempo ci farà vedere a che media sapevamo reggere appunto per gli ultimi cento metri…

Percorso obbligato per l’uscita, dopo la medaglia caratteristica (due paia di sci verdi incrociati, mi sembrano: era lo stesso segno sull’asfalto delle strade), messa al collo e non consegnata in busta chiusa come purtroppo ci avevano abituato; sacchetto coi viveri al posto del tradizionale ristoro finale – e di fianco una fresca fontanella consente di bere e ripulirsi un po’ -, infine riconsegna delle sacche. C’è modo di ritrovare le splendide colleghe salutate in partenza (dalle foto 21-22 alle 24-26, con l’intermezzo del sorpasso impietoso documentato dalla 23); e poi, per chi vuole, c’è l’approdo al palasport distante qualche centinaio di metri, come l’ampio parcheggio gratuito.

Ci spargiamo nei ristoranti e pizzerie e gelaterie della zona, riconoscendoci di solito per le scarpette che ancora indossiamo (“ah, con te – mi dice un biondino nel tavolo vicino– abbiamo combattuto nell’ultimo km, ma io ero morto!” – beh, io più morto di te, visto che hai vinto tu, addirittura per 4 minuti secondo il real time), scambiandoci i primi pareri, tutti entusiasti.

Per me era la prima volta, per altri l’ennesima: se ci si ritorna, segno che questa Marcialonga ha tutti i requisiti per piacere.

 

 

Informazioni aggiuntive

Fotografo/i: D. Gianaroli - R. Mandelli

1 commento

  • Link al commento Venerdì, 10 Settembre 2021 09:07 inviato da Marcialonga

    Grazie Fabio per la precisa cronaca ma anche per l'entusiasmo.
    La concomitanza con Cortina Dobbiaco ci ha fatti un po' soffrire, ma il nostro impegno è stato massimo. I numeri non sono tutto, la soddisfazione del concorrenti vale di più, ma di sicuro vedere la classifica più nutrita in futuro non fa male! Alla prossima e buone corse

    Rapporto

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