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A Milano cento grattacieli… ma zero piste omologate!

5 AGOSTO 2025 | Di Rodolfo Lollini
Il rinnovato skyline del Milano City Life a cornice di una gara agonistica (Foto: R. Lollini)

Impazzano in questi giorni la notizia e gli sviluppi relativi all’inchiesta sull’urbanistica milanese. Seguono i commenti, le prese di posizioni delle varie parti politiche, le difese d’ufficio da una parte ed i processi anticipati dall’altra. Noi non intendiamo unirci a queste discussioni in quanto non facciamo politica ed inoltre non ci occupiamo di grattacieli, progetti a partire da una SCIA e compagnia bella.

Il nostro core business, per usare dei termini anglosassoni spesso utilizzati nella capitale economica (e morale?) del paese, è la corsa. E invece su questo argomento commentiamo e diamo giudizi. Anche molto duri. E quello che vediamo a Milano, in un trend che dura da decenni, a prescindere dal colore politico della giunta, è molto negativo.

Parliamo delle piste di atletica. Nel 1987 il capoluogo lombardo era dotato di 10 piste di atletica, sempre che non ce ne siamo scordati qualcuna. Nel caso scriveteci o fate un commento in calce a questo articolo, grazie. Sia ben chiaro, parliamo di piste pubbliche, senza considerare le private, come quelle del Centro Fenaroli, dell’Università Cattolica o lo Schuster. 

Dopo quarant’anni, quante sono? Sono aumentate, visto l’aumento del movimento? No. 

In 4 ci hanno lasciato definitivamente, pace all’anima loro: Cappelli, Colombo, Forza e Coraggio, Redaelli-Rogoredo. Già questo dimezzamento dovrebbe fare suonare più di un campanello di allarme, ma per qualche inguaribile ottimista che pensa si tratti del frutto di una “razionalizzazione”, entriamo in maggiori dettagli.

Sono restate 6, poche ma buone? No, chiuse o non omologate!

Delle piste superstiti, quella del CS Sarca, gestita dal CUS Milano, è più corta dei 400 metri omologabili. Il Giuriati, rifatto con i soldi del Politecnico, presenta una pista con “difformità”. Al Saini, dove, con notevoli fondi del PNRR, si parla di oltre 30 milioni di euro, sono previsti importanti lavori, il cantiere ci risulta fermo. Peraltro da tempo la pista non era omologata. Il Carraro è nominalmente aperto, ma unicamente per la corsa e con un bel grado d’immaginazione perché l’anello è ormai preda della vegetazione. Per ri-omologare servirebbe un rifacimento completo. Al momento non previsto… Anche il “XXV Aprile” che ha la pista usurata ed è super utilizzato, non è più omologato. Per ultima abbiamo lasciato la ciliegina sulla torta, l’Arena Civica. Rifatta nel 2020, già nel 2022 era piena di tagli (mistero misericordioso dopo solo due anni) e fu necessario un intervento di recupero. Discutibile anch’esso, visto che nel 2025 è già necessario il rifacimento completo, in quanto è completamente sfregiata in molti punti. Chiusa per lavori.

Concludendo, oggi nella fantasmagorica Milano Olimpica è impossibile organizzare dei meeting regionali, non parliamo di eventi a livello nazionale o internazionale. Parliamo del capoluogo di una regione con quasi 60000 tesserati di cui ben 20000 in provincia di Milano e oltre 750 gare all’anno. E stiamo citando solo i numeri FIDAL, senza calcolare tutti gli appassionati non iscritti ad una società e i tesserati degli altri Enti di Promozione Sportiva.

Forse, per tornare alle notizie di questi giorni con cui abbiamo aperto l’articolo, sarebbe bastato dedicare un po’ dei fondi delle “opere di urbanizzazione” richieste ai costruttori dei tanti nuovi grattacieli. Per realizzare nuove piste e mantenere funzionanti quelle esistenti.

Per il momento ci fermiamo qui, alle piste all’aperto. La prossima volta racconteremo la barzelletta degli impianti indoor e purtroppo non c’è niente da ridere.

Rodolfo Lollini – Redazione Podisti.net


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