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La fatica, della corsa e della vita

16 AGOSTO 2025 | Di padre Pasquale Castrilli

16 agosto 2025. Sono tante le iniziative solidali nel mondo dello sport. Gare e manifestazioni collaterali che dimostrano sensibilità e attenzione verso chi ha avuto la sventura di nascere in contesti difficili o di rovinare la propria esistenza con azioni scellerate.

Anche la corsa a piedi non lesina impegno nella direzione del bene. Potremmo fare un lungo elenco di iniziative solidali cominciate decenni fa. Alcune si sono evolute nel tempo assumendo la forma delle charity nelle maratone più importanti, nostrane ed estere.

C’è forse una relazione naturale tra la corsa a piedi e la solidarietà? A me sembra di rintracciarla in particolare nella dimensione della fatica.

I podisti la conoscono molto bene questa parola. Negli allenamenti più impegnativi e soprattutto nelle competizioni, la fatica è un’amica che prima o poi bussa alla porta chiedendo di essere accolta (e forse anche apprezzata). Si fatica dopo aver percorso i due terzi di una maratona, in una gara in salita, oppure quando il corpo dice “basta” e la mente non è d’accordo. E’ una dimensione organica e non solo. Essa investe totalmente per trasformarsi in uno stato d’animo che può influire sul rendimento generale.

La fatica in realtà fa parte della vita degli esseri umani. A volte è fatica di vivere o di resistere in situazioni particolarmente difficili e stressanti. Altre volte è la fatica generata da un imprevisto o da una vera e propria ‘rottura’ nel mondo degli affetti o del lavoro. Queste difficoltà condizionano la vita perché creano disagi di varia natura. La vita diventa una salita affannosa piena di intoppi e tribolazioni.

E’ forse per questo motivo che i podisti capiscono bene chi vive in situazioni di difficoltà esistenziale o economica e si sentono vicini e attenti agli altri. I podisti sembrano avere un rapporto simbiotico con la fatica. Non conoscono i suoi opposti e anche quando devono riposare cercano il “riposo attivo” perché quello assoluto è visto come una sventura. Sono uomini di fatica, manovali dello sport, disposti al sacrificio per raggiungere obiettivi. Pietro Mennea valorizzava l’impegno serio degli atleti e amava dire che “la fatica non è mai sprecata. Soffri, ma sogni”.

Anche l’amico don Marco Bottoni di Lodi mi scriveva sulla fatica dopo il suo recente viaggio in bici da Milano a Roma in occasione del Giubileo dei giovani: “Nulla come la fatica ci restituisce la consapevolezza che abbiamo bisogno di Dio, che solo con lui ce la possiamo fare”. Una frase che, oltre agli orizzonti credenti, indica una direzione: nella fatica bisogna imparare a non contare solo su se stessi, ma ad affidarsi.

 


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