Chiacchierate col Fisioterapista: 2 – L’importanza della postura in ambito sportivo e le linee guida in materia di posturologia
N.d.R. : Proseguono le nostre chiacchierate col fisioterapista Mattia Plati entrando nel vivo dei singoli problemi. In questa seconda puntata parleremo della postura
Le linee guida nel mondo scientifico rappresentato la maggior evidenza in un particolare ambito e ci guidano nelle scelte concrete nella cura e nella prevenzione. Nel 2017 sono state emanate dal nostro Ministero della Salute le “Linee guida nazionali sulla classificazione, inquadramento e misurazione della postura e delle relative disfunzioni”, in cui si sottolinea l’importanza di un approccio integrato che coinvolge varie figure sanitarie tra cui fisioterapisti, preparatori atletici, medici dello sport e molte altre figure professionali, per valutare le eventuali disfunzioni posturali che possono predisporre a infortuni (1) .
Una postura corretta è quella che permette la massima efficacia del gesto, in assenza di dolore e nella massima economia energetica: si tratta quindi di una distribuzione equilibrata delle forze durante la corsa, così da ridurre il rischio di infortuni e migliorare l’efficienza del movimento.
Ogni “faulty posture” comporta un maggiore sforzo sulle strutture di supporto e il venir meno di un efficiente equilibrio del corpo sulla sua base di appoggio. Pertanto, nel tempo, può divenire causa di insorgenza di una disfunzione posturale sintomatologicamente attiva.
L’interazione tra le varie componenti è molto complessa e in linea con la grande capacità adattativa del nostro sistema. Questo fenomeno sinergico della postura avviene attraverso l’integrazione per vie riflesse, sottocorticali o corticali tra le afferenze visive, oto-vestibolo-occlusali, propriocettive (artro- muscolo-tendineo-legamentoso-fasciali), esterocettive (cutanee) ed endocettive (sistema viscerale).
I diversi sistemi recettoriali sono strettamente correlati tra loro e, pertanto, sono in grado d’influenzarsi reciprocamente.
Le 5 raccomandazioni delle linee guida.
1. La valutazione dell’allineamento posturale deve prevedere uno standard di posizione.
L’allineamento scheletrico ideale, utilizzato come standard, comporta una minima quantità di stati tensili muscolari che conducono alla massima efficienza del corpo. Ogni stato tensile, anche su un singolo muscolo, si ripercuote in altri muscoli di diversi distretti corporei, creando ulteriori stati tensili che possono contribuire all’alterazione della postura standard, fino ad arrivare, perdurando nel tempo, a un vero e proprio disturbo posturale come la scoliosi.
2. La diagnosi clinica di una disfunzione posturale richiede la valutazione dell’allineamento tra cranio e segmenti corporei.
Il corpo umano può essere considerato un sistema biomeccanico, costituito dalle seguenti unità funzionali posturali: la mandibola e il cranio, collegati dall’articolazione temporo-mandibolare (ATM); la cintura scapolo-omerale, con le articolazioni acromio-clavicolare, sterno-clavicolare e scapolo-omerale; la cintura pelvica, con le articolazioni sacro-coccigea, sacro-iliaca e ileo-femorale; gli arti inferiori con il complesso piede-caviglia, che ne orienta l’allineamento tridimensionale.
3. La diagnosi di disfunzione posturale necessita anche di specifiche indagini strumentali.
L’utilizzo quindi di strumenti come analisi video, piattaforme di analisi del movimento e test di forza per individuare squilibri e disfunzioni sono fondamentali per oggettivare la situazione e poter comprendere quale delle variabili posturali incide maggiormente sulla problematica in essere.
4. L’esame clinico di un disturbo posturale deve prevedere un percorso in senso cranio-caudale.
L’adattamento della postura eretta umana si è realizzato, evolutivamente, a partire dal livello craniale (vista, occlusione, ossa mascellari e apparato vestibolare), in senso discendente verso il rachide cervicale, dorsale e lombosacrale e gli arti inferiori.
Questa indicazione dovrebbe guidare il clinico a considerare il movimento e il gesto sport-specifico in maniera più approfondita e globale.
5. Al fine di conseguire un miglioramento dello stato di salute dell’individuo si deve prevedere non solo il trattamento degli aspetti sintomatici del soma, ma anche quello delle condizioni causali.
Un’alterazione recettoriale può determinare disallineamenti e disturbi posturali. I comuni trattamenti non sono sufficienti poiché hanno effetto terapeutico sulle conseguenze e non sulle cause. Tali terapie possono apportare benefici sintomatici temporanei.
Solo il trattamento delle cause del disturbo posturale legato all’alterazione recettoriale potrebbe essere risolutivo. Pertanto, l’esame clinico di un disturbo posturale deve prevedere la valutazione del funzionamento corretto dei recettori a livello dell’occhio, dell’orecchio, dell’apparato stomato-gnatico, della colonna vertebrale, del complesso piede-caviglia, e dell’apparato cutaneo. Da qui nasce la definizione di malato posturale: una persona che non riesce a trovare miglioramento con le terapie tradizionali e che ha bisogno di esami clinici e strumentali specifici per poter arrivare alla risoluzione della problematica.
L’analisi della postura di partenza andrà poi integrata con il modello prestativo del mondo del running per poter trovare la giusta chiave nella risoluzione della problematica sport-specifica.
Conclusioni.
Le problematiche posturali nel running rappresentano una sfida importante per la salute e la performance degli atleti. L’applicazione delle linee guida ministeriali sulla posturologia del 2017 ci permettono di adottare un approccio sistematico, volto alla prevenzione, alla diagnosi precoce e alla riabilitazione delle alterazioni posturali.
Investire nella corretta postura non solo migliora l’efficienza della corsa, ma contribuisce anche a ridurre il rischio di infortuni e a garantire una pratica sportiva più sicura e duratura.
(1) https://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2717_allegato.pdf
Interessante articolo!
Complimenti al collega Mattia!!!