Maratona di Tokyo, il racconto di Eugenio Di Prinzio
Un’altra major nel palmares di questo abruzzese di origine ma emiliano di adozione, vive attualmente a Rubiera. Oggi in pensione, dopo 40 anni di servizio nella polizia, Eugenio è appassionato di corsa.
Ha 62 anni e corre dal 2010, quindi come tanti ha cominciato tardi, ma poi non si è più fermato; corre per stare bene, per divertirsi, per turismo, ma vive la corsa anche come elemento di condivisione, al punto che 16 anni orsono con un gruppo di amici ha fondato la Podistica Interforze di Modena, associazione di 100 tesserati e di cui è oggi presidente.
Uno stop nel 2022 causa protesi alle anche non gli ha certo fatto perdere l’entusiasmo.
Tra le tante maratone corse c’è New York, la preferita, partecipata 4 volte, ma anche Atene, Valencia e quelle nostrane, come Roma, Firenze, Rimini e , invitabilmente, quella “di casa”, Reggio Emilia. Ha messo in fila anche un certo numero di mezze maratone.
Ora è stata la volta di Tokyo; è riuscito ad avere il pettorale grazie al ballottaggio, poi si è organizzato il viaggio in totale autonomia.
Una bella esperienza che gli rimarrà a lungo nel cuore, in un paese ed un popolo che basa la propria filosofia di vita sul rispetto. Una grande città (14 milioni di abitanti, il solo nucleo urbano) perfettamente organizzata; lato organizzazione maratona praticamente impeccabile, tutti sanno cosa fare, minime code al ritiro pettorale. Si arriva alla partenza con la metropolitana, biglietto incluso nell’iscrizione, si arriva facilmente ai cinque varchi di ingresso, dove accedono i quasi 40.000 partenti ( n.d.r. sono stati 37.244 i classificati, 27.519 uomini e 9.725 donne).
Altre cose che lo hanno colpito: nessuno abbandona rifiuti o abiti a terra, file interminabili di bagni, volontari ovunque che ti assistono in ogni momento. Il percorso è oggettivamente un po’ monotono, tanti e infiniti vialoni, ma l’incitamento è continuo, non ti senti certo mai solo, e gli ultimi quattro chilometri sono un apoteosi, se li è goduti sino all’ultimo metro, salutando a sua volta gli spettatori.
E all’arrivo ha pensato alla gioia di aver conquistato la sesta stella, qui si chiude un ciclo, ma pensa già al prossimo.
Ringrazia Tokyo e la maratona per tutte le emozioni che gli hanno dato.