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DNF e BONK: quando il running si ferma e costringe a capire davvero la corsa.

27 APRILE 2026 | Di Pietro De Biasio
Immagine di Pietro De Biasio

Ci sono parole che nel podismo pesano più di un cronometro. Non fanno rumore, ma lasciano il segno. Non si urlano al traguardo, ma si leggono nelle classifiche o si vivono, in silenzio, lungo un percorso. Podisti.net, da sempre, prova a raccontare fatti e storie. Lo fa entrando dentro le gare, ma anche dentro ciò che le precede e ciò che resta dopo. Non si limita al risultato, ma prova a dare voce a chi corre, a chi organizza, a chi vive il podismo ogni giorno, lontano dai riflettori. Raccontiamo i numeri, certo, ma soprattutto quello che c’è dietro: le scelte, gli errori, le sensazioni, i momenti che non finiscono in classifica ma che spesso fanno la differenza. Perché ogni gara è un intreccio di dettagli, e ogni podista porta con sé una storia diversa. Podisti.net prova a metterle insieme, senza rumore, con l’idea che capire il running significhi prima di tutto saperlo ascoltare.

Ma abbiamo anche un altro compito, forse meno visibile e altrettanto importante: informare. Dare strumenti, spiegare, aiutare a capire cosa succede davvero dentro una gara. Perché correre non è soltanto mettere un piede davanti all’altro. È conoscere, interpretare, scegliere. E allora partiamo da due parole che ogni podista, prima o poi, incontra. DNF e BONK.

La prima la trovi scritta accanto al tuo nome, quando qualcosa non è andato come previsto. È l’acronimo di Did Not Finish. Non ha finito. Una sigla fredda, quasi burocratica, che però dentro si porta una storia. Un infortunio, una giornata sbagliata, una crisi improvvisa. O, più semplicemente, una scelta. Perché fermarsi non è sempre una sconfitta. Nel podismo, a volte, è un atto di intelligenza. Capire quando non è giornata, quando il corpo manda segnali chiari, quando andare avanti significherebbe peggiorare la situazione. Il dnf non cancella il lavoro fatto. Non cancella le settimane di allenamento, le sveglie all’alba, i chilometri accumulati. Racconta solo che quel giorno, su quel percorso, la gara non è finita. Ma il percorso di un atleta continua.

Poi c’è il bonk. Una parola che i podisti italiani traducono con “il muro”. Ma che, in realtà, è qualcosa di ancora più preciso. È il momento in cui il corpo si svuota. Letteralmente. Le scorte di glicogeno si esauriscono, le gambe diventano pesanti, il passo si accorcia, la testa rallenta. Non è solo stanchezza. È una crisi energetica. Arriva spesso senza avviso, soprattutto nelle lunghe distanze. Quando si parte troppo forte, quando si gestisce male il ritmo, quando l’alimentazione non è adeguata. E quando arriva, non si negozia. Ti costringe a rallentare. A volte a camminare. A volte a fermarti. È una lezione dura, il bonk. Ma è anche una delle più formative. Perché insegna che correre non è solo allenarsi. È saper gestire. Il ritmo, prima di tutto. Poi il carburante. E infine la pazienza. Chi lo ha vissuto almeno una volta, difficilmente lo dimentica.

Ecco perché Podisti.net ha anche questo compito. Non solo raccontare chi vince, chi resiste, chi attraversa il tempo. Ma spiegare cosa succede davvero dentro una gara. Dare un significato a quelle parole che spesso si leggono senza comprenderle fino in fondo. Perché dietro un dfn c’è una scelta e dietro un bonk c’è una lezione. E dietro ogni corsa, in fondo, c’è sempre qualcosa da imparare.


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