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Lug 03, 2023 Vincenzo Carulli 1021volte

3 giugno, una maratona alle Svalbard-Spitsbergen, tra orsi e ragazze danesi

3 giugno, una maratona alle Svalbard-Spitsbergen, tra orsi e ragazze danesi R. Mandelli, da V. Carulli

Erano ormai diversi anni che stavamo inseguendo questo obiettivo. Avevo notato per la prima volta la Spitsbergen Marathon nel 2018. Un’idea davvero stimolante, una maratona ufficiale che si svolge nel posto più a nord del mondo, alle Svalbard: un salto vicinissimo al Polo Nord!

Corse organizzate da società di Viaggi: Vade retro, nemmeno per idea!

Eccovi il link al sito web: https://spitsbergenmarathon.no

Incuriosito, pensavo sulla scia di antichi ricordi, alle imprese di grandi esploratori del passato, di cui più o meno tutti abbiamo sentito parlare …

Nel 1926, Amundsen e l'ingegnere aeronautico italiano Umberto Nobile con altre 14 persone fecero la prima traversata dell'Artico sul dirigibile Norge, progettato proprio da Nobile. Partirono da Baia del Re (Ny-Ålesund, non molto lontano da Spitsbergen) l'11 maggio 1926. Il giorno successive, il 12 Maggio all'1:30 (GMT) fu sorvolato il Polo Nord, dove furono lanciate le bandiere dei 3 stati che avevano contribuito alla spedizione: Italia, Norvegia e Stati Uniti. Il volo proseguì in direzione dell'Alaska, arrivando il 14 Maggio, senza incidenti per l’equipaggio. Il Norge tuttavia rimase danneggiato, fu venduto e smantellato poi in loco.

La successiva spedizione scientifica al Polo Nord, ideata con l’utilizzo di un altro dirigibile (Italia), promossa e comandata dallo stesso Nobile, purtroppo non ebbe  successo.  Il dirigibile Italia, giunto alla Baia del Re il 6 Maggio 1928, effettuò alcuni voli esplorativi su vaste aree artiche. Ma al terzo volo, per cause tuttora sconosciute, precipitò sul pack. Parte della navicella con 10 uomini dell'equipaggio, tra cui lo stesso Nobile, riuscirono a ripararsi nella nota “Tenda Rossa” e da li lanciarono I segnali di soccorso. Gli altri 6 uomini dell’equipaggio rimasero intrappolati all'interno dell'involucro che andò disperso e non furono più ritrovati.

Gli sforzi per il salvataggio furono imponenti, con la partecipazione di mezzi da parte di Italia, Francia, Germania, Finlandia, Norvegia, Svezia e URSS, e ci vollero 48 giorni prima di riuscire a salvare tutti gli occupant della tenda. Purtroppo Amudsen che partecipava alla ricerche perì  con altri soccorritori.

Beh, le Svalbard di oggi non sono certo quelle del secolo scorso, ma sono senz’altro l’avamposto abitato più a nord del nostro pianeta.  Meno di tremila abitanti, che vivono in una area “non incorporata del regno di Norvegia” in un regime giuridico particolare, regolamentato da uno specifico Trattato internazionale ( cfr https://it.wikipedia.org/wiki/Trattato_delle_Svalbard).

Capirete la sopresa, questa piccola comunità in capo al mondo, è capace di organizzare una maratona internazionale, con gente che vi si reca da tutte le parti del mondo.

Motivazione più che sufficiente, bisognava assolutamente partecipare. Vi confesso che trovare amici con cui condividere questa avventura non è stato poi così difficile. È bastato lanciare un sasso nello stagno al nostro gruppo.

Mario Ferri non si tira mai indietro, è bastata una telefonata per dirgli che volevo mi accompagnasse al vicino al Polo Nord … (e mentre gliene parlavo mi veniva da ridere!).

E poi una coppia inossidabile di amici, Daniela Gallia ed Enzo Torti, con cui stiamo condividento tante avventure.

La logistica a questo punto era essenziale. Il costo dei pernottamenti e il cibo avrebbero inciso significativamente sulla fattibilità del viaggio, potevano rappresentare una sorpresa fin troppo amara. La soluzione è stata quella di affittare un appartamento completo di cucina, per essere autonomi. Del resto si andava alle Svalbard, dove gli alimenti e quanto essenziale per la gente sul posto li devono trasportare con nave o in aereo.

Il primo tentativo era andato a vuoto, ci eravamo organizzati, avevamo iscrizione e biglietti aerei … ma con la diffusione della pandemia Covid non c’era possibilità di andare da nessuna parte. Siamo quindi stati costretti a rimandare.

Al secondo tentativo, superata la pandemia, al momento in cui abbiamo vinto le indecisioni abbiamo avuto la spiacevole sorpresa del costo dei biglietti aerei. Troppo costosi … abbiamo preferito rimandare …

Il terzo tentativo l’abbiamo programmato per tempo, e fortunatamente è andato tutto bene.

Anche Enzo, che pochi giorni prima della partenza aveva avuto un problema al polpaccio causa stress pregresso, dopo aver fatto I necessari controlli si è rassicurato e ha deciso di partire. Per inciso, va evidenziata la gentilezza e la disponibilità degli organizzatori della maratona e del nostro host che ci ha affittato l’appartamento, Abbiamo rimandato il viaggio per un paio di volte e loro, molto pazientemente, hanno preservato le nostre iscrizioni ed prenotazioni, senza richiedere oneri aggiuntivi.

Alla fine, coi coniugi ed amici, siamo partiti in sei, ed è stato emozionante. Dapprima il viaggio aereo, sorvolando la Norvegia fino a Tromsö, per poi ripartire verso Nord sorvolando il Mar di Groenlandia per arrivare a lambire l’Oceano Glaciale Artico, mentre all’orizzonte si cominciava a delineare la nostra destinazione.

Siano stati davvero fortunati, era una giornata di sole spettacolare, e sorvolare le Svalbard con quelle particolari montagne ricoperte di ghiaccio, così bianche, per poi scendere fino ad atterrare con tutto intorno un panorama ricoperto di ghiaccio,  è stato davvero emozionante.

E la fortuna ci ha assistito, abbiamo avuto tre giorni di sole totale, giornate luminosissime (il sole infatti ruotava in cielo attorno a noi), e si stava benissimo. Avevamo portato giacconi molto pesanti, ma con la temperatura appena sopra lo zero, e quel sole, abbiamo avuto un clima fresco e gradevolissimo. Temo sia una ulteriore conferma del riscaldamento globale.

Il giorno dopo l’arrivo era quello della maratona. I partecipanti non erano molti, dal sito risultano essere stati iscritti 126 in tutto, con runner locali e altri da tante parti del mondo. Di italiani eravamo solo noi quattro. Alla partenza eravamo forse un po’ troppo coperti, temendo la bassa temperatura, che con quel sole così luminoso in realtà non era affatto un problema.  Il percorso in due giri andava su e giù per la piccola città di Longyearbyen fino ad uscire dalle zone abitate; abbastanza vario, con variazioni in quota per vedere il panorama e le strutture tipiche delle miniere di carbone che erano state la ragione degli insediamenti nel passato. La maratona quindi sembrava più un trail che una di quelle cittadine cui siamo siamo abituati.
Proprio ai limiti della città erano presenti gli assistenti di gara, armati con il fucile !!!  Sì, ce ne eravamo dimenticati ma l’organizzazione  prende particolari misure di sicurezza. Alle Svalbard, gli abitanti, uscendo dal centro abitato, portano il fucile per difendersi dai possibili attacchi degli orsi. Durante la maratona mi è capitato di incontrare due signore che facevano trekking armate di fucile!!!

Anche stavolta ce la siamo presa comoda: tra mancanza di allenamento, il timore di sentir tornare qualche acciacco al ginocchio, e forse la particolarità del luogo, mi sono ritrovato senza energie.

Enzo e Daniela sono andati avanti serenamente. Enzo poi, con il fresco, sembrava avesse ritrovato nuove energie. Anche Mario, che temeva di essere completamente fuori forma, è andato benissimo. L’unico un po’ affaticato ero io, ma mi sono consolato con il panorama, ed ho colto l’occasione per fare molte foto: immancabile quella che ci riprende sotto il cartello di pericolo “attenti agli orsi” !!!

Anche gli organizzatori della maratona sono stati molto generosi. Abbiamo completato la maratona in 97 persone, e loro hanno deciso di premiare I primi tre di ogni categoria. Una piacevole sorpresa.

Così, tutti noi abbiamo avuto dei premi: Enzo è arrivato primo di categoria, Mario lo ha seguito a ruota, arrivando secondo, e Daniela che ha sacrificato le sue potenzialità per fare compagnia ad Enzo (sofferente di qualche disturbo poco prima di partire), ha avuto anche lei un premio di categoria. Io… ho fatto solo lo spettatore.

Dopo la partecipazione alla maratona, abbiamo dedicato il tempo alle visite ed escursioni. Ci sono molti tour operator che offrono diverse possibilità. Sin dai primi tentativi organizzativi, avevo notato la presenza di “Poli Arctici”, un tour operator gestito da Stefano, che si è dato tempo fa un nuovo progetto di vita. Purtroppo non abbiamo avuto possibilità di incontrarci perché in quei giorni era in viaggio. Agli inizi di giugno le offerte erano comunque un po’ limitate, quindi abbiamo deciso per una escursione in nave per vedere i ghiacciai ed altri insediamenti. Una opportunità tranquilla e di tutto relax, per arrivare in prossimità del pack, con lastre di ghiaccio sul mare e le foche placidamente stese a riposare.

Il tempo è trascorso rapidamente e siamo ripartiti con un’altra giornata piena di sole.

In aeroporto, Mario, istrionico come sempre, ha fatto conoscenza con un paio di atlete danesi, che come noi erano venute per la maratona. Le avevamo notate, ma non era possibile stargli dietro, altro che “lepri”! Quando si sono riviste all’aeroporto e salutate sono entrate subito in empatia e  si è creato un bel rapporto di amicizia . Nel piccolo aeroporto si notavano solo loro.

Daniela ed Enzo avevano accennato a Mario e le sue centinaia di maratone, con lui che si inorgogliva tutto, per poi scoprire che  la maggiore delle due danesi ne aveva corse oltre 730 .. e restare a bocca aperta. La più giovane delle due oltretutto era arrivata prima donna assoluta alla nostra maratona , mentre lui penultimo assoluto (ma sempre dentro il tempo rigorosamente limite, e comunque secondo di categoria). 
Il tempo era trascorso, e con voli differenti si ripartiva.

Che effetto, ripensando ai filmati dell’epoca che ci presentano gli esploratori del tempo alle prese con giornate grigie e venti gelidi... che dire, tutto sembra cambiare così in fretta che alle volte non trovi nemmeno il tempo di pensarci.

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