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Lunedì, 12 Ottobre 2020 22:00

Elezioni federali tra eccezioni e obiezioni

Dopo tanti pensamenti, finalmente venerdì 9 ottobre l’Oracolo si è pronunciato:

Il nostro statuto dice che le elezioni devono tenersi entro l’anno in cui si effettuano i Giochi Olimpici, quindi dal 1° gennaio al 31 dicembre 2021. Abbiamo però pensato di farle il prima possibile per non incidere pesantemente su quello che sarà il futuro quadriennio. È una scelta presa da tempo e condivisa con i consiglieri federali, che oggi l’hanno approvata all’unanimità. La ritengo la data migliore possibile. I comitati regionali possono votare dal 1° gennaio al 15 marzo: avendo scelto noi il 31 gennaio, lasciamo la possibilità ai comitati di svolgere le proprie elezioni prima dell’assemblea nazionale” (dall’intervista rilasciata dal presidente Fidal il 9 ottobre, dopo il Consiglio Federale).

Per meglio comprendere tale decisione è necessario fare un riassunto delle puntate precedenti.

Fin dall’inizio il CONI aveva tentato di mantenere in vita il suo apparato per tutto il 2021:

il 2 luglio al termine della 1102^ riunione della Giunta Nazionale aveva approvato una Norma transitoria per l’Assemblea elettiva per il rinnovo delle cariche del quadriennio 2021 – 24 in Emergenza COVID 19, che “consente a tutti gli organismi la POSSIBILITA’ di celebrare le assemblee elettive in una finestra temporale più aperta e che parte da settembre 2020 e arriva come termine ultimo al 17 ottobre 2021” -  questo in quanto i Giochi Olimpici dovrebbero svolgersi dal 23 luglio 2021 – “Successivamente verrà nominato un Commissario ad acta nella persona di Michele Signorini per l’inserimento negli Statuti di una norma transitoria ad hoc

Concludeva “tale delibera sarà esecutiva all’esito della formale approvazione dell’Autorità di Governo vigilante in materia di sport

Da notare che si parla di possibilità, non di obbligo e, infatti si designa un Commissario ad acta per modificare gli Statuti, bastava quindi rivolgersi a Michele Signorini per votare tranquillamente dal momento che la finestra veniva aperta da settembre 2020.

Ma la data del 15 marzo 2021 è il termine ultimo stabilito dal Ministero dello Sport e della Gioventù, non una “formale approvazione dell’Autorità di Governo Vigilante” (bizantinismo incredibile), non una scelta della FIDAL, che ha tentato fino all’ultimo di restare in sella fin dopo le Olimpiadi.

La scelta attuare di votare il 31 gennaio - “xe pezo el tacon del buso” - comporta una serie di arrangiamenti sostanziali allo Statuto ben più gravi di una piccola modifica transitoria, come ad esempio “pur essendo stati spostati al 2021 i Giochi Olimpici estivi causa emergenza COVID 19,  le Assemblee elettive verranno regolarmente svolte nel 2020 in ottemperanza a una norma di legge

Infatti è già stato stabilito che varranno i voti acquisiti nel 2019, mentre lo Statuto, Articolo 35 comma 4, prevede che “le Società hanno diritto ad un diverso numero di voti in base alla collocazione nelle classifiche di categoria, compilate alla fine dell’anno precedente quello in cui si svolgono le Assemblee Nazionali, Regionali e Provinciali” e, quindi, a gennaio 2021 dovrebbero essere ricalcolati in base all’attività svolta nel 2020.

Questa decisione pone poi un altro grave problema: dal momento che le firme di appoggio delle candidature del Presidente e dei Consiglieri Nazionali devono essere depositate almeno 40 giorni prima dello svolgimento dell’Assemblea Elettiva, potranno essere apposte da chi è in regola col tesseramento 2020, e anche le candidature seguiranno questa regola, ma poi nel 2021 potrà votare  ed essere eletto solo chi si è tesserato per il nuovo anno: come la mettiamo? Si farà un’altra eccezione alle regole?

C’è da considerare che causa COVID 19  i tesseramenti si sono bloccati: quante delle 27.800 Società per un totale di 68.995 voti (situazione 2019)  saranno disposte a rinnovare a tamburo battente  il tesseramento solo per partecipare alle elezioni?  A parte la spesa minima di 180 euro - tesseramento di quattro dirigenti, un medico e un tecnico - con scarse  prospettive per il 2021, più 200 euro (sempre al minimo) di riaffiliazione, ricordiamo che lo stato di emergenza è appena stato prorogato al 31 gennaio 2021. E dopo?...

 
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Venerdì, 09 Ottobre 2020 22:36

Elezioni Fidal, finalmente la data: 31 gennaio 2021

Una battaglia durata diversi mesi tra chi voleva rinviarle a dopo le Olimpiadi 2021 (ex 2020), il direttivo attuale (direi ovviamente), e chi pretendeva il rispetto delle regole, ovvero il quadriennio olimpico. Si faranno il 31 gennaio 2021, in tempo utile per programmare le attività, soprattutto in prospettiva Olimpiadi, con l’auspicio che si facciano. Ricordo che era stata imposta la data del 15 marzo come termine ultimo per le elezioni.

Il passaggio interessante, che in realtà a me pareva scontato, è che si manterranno gli attuali vertici per quanto riguarda la direzione tecnica. Ecco nel dettaglio quanto deciso, come si legge dal sito Fidal:

Al fine di dare l’opportuna continuità al lavoro degli atleti azzurri e dei rispettivi tecnici personali in funzione dei Giochi Olimpici di Tokyo, il Consiglio ha deliberato: 1) di confermare la Direzione tecnica, la struttura tecnica e la struttura sanitaria fino al 30 settembre 2021; 2) di confermare per il 2021 il regolamento di erogazione delle indennità ad atleti e tecnici dell’Atletica élite club; 3) di approvare l’elenco Atletica élite club e Progetti speciali 2021; 4) di procedere agli incontri di programmazione tecnica al fine di definire i relativi accordi con atleti e tecnici personali.

Purtroppo il meccanismo elettivo resta sempre lo stesso: piccole e medie società, tecnici, è altamente improbabile, come già avvenuto in passato, che si rechino a Roma per le votazioni. In un’epoca dove la tecnologia pare così largamente diffusa e utilizzata, risulta poco comprensibile l’impossibilità di votare online. Si provi a pensare alle iscrizioni alle gare, è tutto online, quale è la difficoltà di farlo in questa circostanza?  

Le elezioni dei comitati regionali dovranno essere effettuate nella finestra temporale 1 gennaio – 15 marzo. Sarà interessante vedere quali si muoveranno prima del 31 gennaio, senza attendere gli esiti del nazionale, quasi a rivendicare, in senso propositivo, la propria autonomia e indipendenza.   

Ora quindi avanti con i candidati sinora dichiaratisi: Stefano Mei, il primo a muoversi; poi Vincenzo Parrinello e Roberto Fabbricini, persone ben note in ambito federale, con una lunga militanza nei più svariati ruoli. Altri new entry? Non impossibile ma certamente difficile, tre mi paiono già tanti. Invece altamente probabile che importanti personaggi del mondo dell’atletica supportino uno dei candidati già presenti, magari perché convinti della bontà del programma, oppure molto più banalmente per la ricerca di un posto al sole nel prossimo consiglio.

Che vinca il migliore, sperando sia davvero così.

 
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Lunedì, 28 Settembre 2020 17:03

Mentre a Roma ci si pensa su…

Pochi giorni dopo il mio “grido di dolore”  sulle elezioni FIDAL sono usciti i comunicati di Roberto Fabbricini e Stefano Mei , che sostanzialmente confermano le preoccupazioni  di chi vive nell’Atletica da diversi lustri:  non nelle sale del potere, ma a contatto con la dura realtà di ogni giorno.

A Padova – scrive Fabbricini – il Presidente mi ha comunicato che la data del voto sarà quella del 15 marzo, lo ha deciso lui ? Lo comunicherà lui al Consiglio d’inizio novembre così da mettere tutti davanti al fatto compiuto. Il danno alla programmazione di regolamenti e calendari è evidente, l’anno 2021 sarà un anno monco

Dal canto suo Mei  scrive: “Il 5 novembre scade il quadriennio e ancora non abbiamo certezze su una data per l’Assemblea elettiva. L’attuale Consiglio Federale sta dando delle interpretazioni particolari dello Statuto e della Legge Melandri cercando di procrastinare il più possibile, non si capisce per quale motivo, la data. Presidente, quando votiamo?”.

Mei pone l’accento sulla poca consistenza delle motivazioni addotte per giustificare questa “melina” in corso: la “scusa” è che essendo prevista dallo Statuto la convocazione dell’Assemblea elettiva  nell’anno di svolgimento delle Olimpiadi estive, cioè il 2021, questa non si può effettuare nel 2020 perché potrebbe comportare ricorsi da parte delle Società.

In realtà “del doman non v’è certezza”: nessuno può garantire che le Olimpiadi si svolgeranno nel 2021, Rio ha annullato il Carnevale del prossimo anno, tanto per fare un esempio; e poi, con le elezioni spostate al 2021 si genera un grave problema, che, questo sì, comporterà ricorsi a valanga da parte delle società. Lo Statuto, infatti, stabilisce che al termine di ciascun anno agonistico la Segreteria  Federale compilerà le graduatorie nazionali, sulla base delle quali verranno attribuiti i VOTI: da qui diverse possibili anomalie  rispetto all’attuale situazione, considerando anche che si sono persi almeno sei mesi di attività. Inoltre il tempo necessario per i nuovi calcoli sposterà sicuramente lo svolgimento delle Assemblee regionali di un paio di mesi; prima di marzo, quindi, non sarà possibile procedere alle elezioni.

Dal momento poi che “Gli organi del CONI restano in carica quattro anni. I componenti che assumono le funzioni nel corso del quadriennio restano in carica fino alla scadenza degli organi” , nel lasso di tempo di almeno sei mesi questi organi potranno svolgere solo l’ordinaria amministrazione, con evidenti riflessi negativi su tutta l’attività.

E’ questo il grande timore espresso da Fabbricini, comune a tutti coloro che vivono la realtà operativa del “fronte” e che spesso lo “Stato Maggiore” ignora.

Chi prenderà in mano il cerino acceso dovrà fare i conti (è proprio il caso di dirlo) col COVID 19 e la sua eredità.

Il bilancio FIDAL viaggia ogni anno sui 25 milioni di uscite difficilmente contraibili; dall’altro lato le entrate hanno solo quattro grandi capitoli: Quote di affiliazione (31 %), Entrate proprie (15,5 %), Sponsor (10,5 %) , Sport e salute (43%).

Nell’anno in corso le quote e soprattutto le entrate proprie sono scese paurosamente, col blocco di febbraio i tesseramenti si sono arrestati, la ripresa dell’attività su strada tarda a venire, per cui la maggior parte dei podisti non ha fatto la visita agonistica e non si è tesserato; idem dicasi per i Runcard, si aspetta il 2021 per vedere l’evoluzione della situazione, stiamo tutti …aspettando Godot.

Teniamo poi conto che la Federazione ha già annunciato la gratuità dei tesseramenti del settore promozionale (5 – 15 anni) e delle quote di affiliazione.

E’ chiaro che solo un Consiglio Nazionale eletto a novembre, e tutti i Consigli Regionali eletti a ottobre, possono affrontare la situazione con ragionevoli possibilità di resilienza. L’attendismo non paga, non ha mai pagato, come insegna la storia. Nell’anno 219 a.C. Annibale pose l’assedio alla città spagnola di Sagunto, i cui ambasciatori vennero d’urgenza a Roma per chiedere aiuti. Il senato romano ci pensò su per 8 mesi, e nel frattempo Annibale conquistò e rase al suolo la città: Tito Livio commentò il fatto con una frase passata alla storia nella forma “dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur”. Nel 2006 la frase venne tragicamente riproposta dal cardinale Pappalardo, arcivescovo di Palermo, per commentare l’assassinio del generale Dalla Chiesa, maturato mentre a Roma ci si stava pensando su. Qui per ora morti non ce ne sono, ma il vizietto della dilazione non è venuto meno.

 

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Come noto, la Norma transitoria per l'assemblea elettiva per il rinnovo delle cariche nel quadriennio 2021 - 24 / emergenza COVID 19, emessa dal CONI, consente a tutti gli organismi la possibilità di celebrare le assemblee elettive in una finestra temporale più aperta, che parte da settembre 2020 e arriva come termine ultimo al 17 ottobre 2021(il termine è stato ristretto dal Governo alla fine di marzo).

Considerando che siamo a metà settembre e la procedura richiede che l'assemblea elettiva sia indetta dal Consiglio Regionale e convocata dal Presidente in via ordinaria a mezzo di avviso pubblicato sul sito internet federale, ed invio di messaggio di posta elettronica agli indirizzi comunicati all'atto dell'affiliazione almeno 15 giorni prima della data di effettuazione, a tutti gli affiliati aventi diritto al voto della Regione, molti Presidenti hanno chiesto alla Federazione Nazionale come procedere.

La risposta ricevuta è quanto meno sconcertante:

Gentili Presidenti, a seguito di alcune richieste di chiarimento pervenute in merito allo svolgimento delle prossime Assemblee Regionali,  di seguito si riporta il testo dell’art. 25 comma 2 dello Statuto Federale, al quale si rinvia integralmente:

- L’Assemblea regionale dovrà essere convocata dal Presidente Regionale, in via ordinaria, nell’anno di svolgimento dei Giochi Olimpici estivi (NOTA: in questo caso, quindi, nell’anno 2021) a mezzo avviso pubblicato su sito internet federale e invio di messaggio di posta elettronica agli indirizzi comunicati all’atto dell’affiliazione, almeno 15 giorni prima della data di effettuazione, a tutti gli affiliati aventi diritto al voto della regione’ “.

Evidentemente sembra che la Federazione ignori che nel 2018 la Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato e IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA promulgato  la seguente legge:  

Art. 1  

Modifica all'articolo 3 del decreto legislativo  23 luglio 1999, n. 242  

  1. All'articolo 3 del decreto legislativo 23 luglio 1999, n. 242 e successive modificazioni, il comma 2 e' sostituito dal seguente:  

«2. Gli organi del CONI restano in carica quattro anni. I componenti che assumono le funzioni nel corso del quadriennio restano in carica fino alla scadenza degli organi. Il presidente e gli altri 

componenti della giunta nazionale, ad eccezione di quelli di cui  all'articolo 6, comma 1, lettera b), non possono svolgere piu' di tre mandati. Le previsioni di cui al presente comma si applicano anche ai presidenti e ai membri degli organi direttivi delle strutture territoriali del CONI».  

 

C’è poi un problema di equità foriero di possibili contestazioni: i VOTI che ogni società  ha attualmente a disposizione sono il frutto dell’attività svolta nel 2019, e col disastro COVID 19  che ha bloccato per mesi gli allenamenti e ridotto  le gare e i campionati, quali graduatorie verranno fuori? Sicuramente i voti a disposizione nel 2021 saranno diversi da quelli del 2020 penalizzando alcuni e favorendo altri.
Ma queste elezioni s’hanno da fare, anche perché con l’andamento della pandemia chi può garantire che le Olimpiadi si svolgeranno nel 2021?

 

 
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Dunque, a quanto pare, il pasticciaccio brutto del Giro dell’Umbria riservato solo ai tesserati FIDAL si è felicemente risolto: la Federazione Italiana di Atletica Leggera ci ha ripensato, spostando l’evento nel calendario regionale.  La qual cosa, per chi conosce i complessi meccanismi con cui l’Ente pubblico sta irreggimentando da anni il podismo amatoriale,  rende automaticamente la competizione accessibile anche a quei figli di un Dio minore degli iscritti agli Enti di promozione sportiva.

Ora, cercando di non scatenare inutili polemiche autodistruttive,  mi pare doveroso informare il lettore in merito ai passaggi che hanno condotto ad un tale cambiamento,  anche perché alcuni dirigenti umbri della FIDAL, in privato, mi hanno più volte esortato a riportare con la massima fedeltà i fatti, compresi quelli legati alla vicenda in oggetto.

Bene, in base agli elementi in mio possesso,  le cose hanno avuto la seguente evoluzione: 

  1. a) all’inizio il Giro dell’Umbria, da sempre organizzato da Sauro Mencaroni, uomo pratico che mal digerisce le pastoie burocratiche, era stato inserito nel calendario nazionale, su pressione della stessa FIDAL la quale, in caso contrario, non avrebbe concesso la propria egida.
  2. b) Il buon Mencaroni, confidando in un successivo ripensamento – così come è di fatto avvenuto -  aveva pubblicato on-line un regolamento nel quale si specificava l’esclusiva partecipazione dei tesserati Fidal, lasciando però inalterata nei volantini la vecchia definizione di ‘corsa open’.
  3. c) Sabato scorso esce l’articolo su Podisti.net in cui viene criticata l’ennesima scelta della FIDAL, dopo la corsa di Castiglione del Lago, di escludere gli atleti appartenenti agli Eps,

https://podisti.net/index.php/commenti/item/6377-gare-umbre-vietate-per-gli-iscritti-agli-eps-i-loro-dirigenti-sono-ancora-vivi.html

e magicamente accade il miracolo:  il Giro dell’Umbria viene spostato nel calendario regionale,  tornando ad essere una competizione open.

  1. d) La notizia mi viene comunicata in un severo messaggio su Facebook dal mio vecchio amico Patrizio Lucchetti, delegato regionale Fidal per il settore non stadia, il quale mi dice che in realtà la decisione era già stata presa da una quindicina di giorni e che il buon Mencaroni si era chiaramente confuso,  pubblicando un regolamento errato.  Sarà: ma interpellato,  il notissimo organizzatore umbro riferiva di aver  anch’egli saputo della modifica all’ultimo momento.
  2. e) A conferma che qualcosa nella comunicazione della FIDAL è andato storto – anche perché sulla buona fede dei suoi dirigenti mi sento più sicuro di Muzio Scevola - dobbiamo registrare che solo lunedì 10 agosto il Giro dell’Umbria è stato calendarizzato come gara regionale nel sito della FIDAL. Mentre il giorno precedente la stessa corsa a tappe era scomparsa anche dal calendario nazionale.  Dunque solo a partire da questa data i “tapascioni” aderenti agli Eps hanno ufficialmente scoperto di non essere più emarginati da una delle kermesse più affascinanti della verde Umbria.

 Ora,  nel ribadire agli amici della FIDAL che chi scrive non possiede poteri medianici e che, pertanto,  non possiamo leggere nella mente di chiunque,  mi sembra comunque evidente che nell’era delle nuove regole del podismo - imposte dall’Ente preposto dal CONI a gestire e regolare l’attività del nostro settore - molte cose non funzionino affatto.  In tal senso l’emergenza sanitaria ancora in atto sembra aver messo ancor più in chiaro gli elementi critici di una situazione che, in forza delle nuove norme sancite con la convenzione in vigore tra FIDAL ed EPS, non sembra particolarmente vantaggiosa per il movimento nel suo complesso.

  In particolare, la differenziazione tra gare nazionali e gare locali stabilita dalla FIDAL, oltre a costituire un elemento che disincentiva la partecipazione,  tende a creare molta incertezza e confusione presso la vasta platea dei podisti amatoriali.

  Tant’è, a conferma di ciò, che mentre scrivo questo articolo, nel sito della FIDAL un’altra corsa molto popolare in Umbria, la “Corrigubbio”,  compare sia come gara nazionale sia come corsa regionale, generando dubbi amletici che, ne sono certo, molto presto verranno fugati, come sollecitamente accaduto per il Giro dell’Umbria. 

  D’altro canto,  a monte di tutto, sarebbe interessante capire la ratio che ha spinto il potere pubblico ha creare una serie di differenziazioni che prima, nel mondo dei “tapascioni” ( che per la Treccani  sono“coloro che partecipano alle gare senza intenti agonistici, per il puro piacere di portare a termine il percorso”) non esistevano.  Chissà che un giorno non ce lo spieghino con dovizia di particolari.

 

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Registriamo l’ennesimo capitolo oscuro dei rapporti tra FIDAL ed Enti di promozione sportiva, i tanto bistrattati EPS che per molti anni hanno spontaneamente alimentato il podismo amatoriale in Italia nelle sue molteplici sfaccettature.  Ma da quando l’Ente pubblico ha deciso di stringere il cordone delle regolamentazioni, arrivando ad imporre la bizzarra runcard al popolo dei cosiddetti tapascioni,  l’equilibrio basato su una pacifica coesistenza sembra essersi completamente rotto, almeno nella mia piccola ma sportivamente agguerrita regione: l’Umbria.
In questo contesto, a partire dall’entrata in vigore della vigente convenzione tra la FIDAL e i citati EPS, si è fin da subito verificato un impressionante travaso di iscrizioni a vantaggio della medesima FIDAL la quale - è sempre bene rammentarlo - è una associazione di diritto privato riconosciuta dal CONI.
In pratica è accaduto che, nel mare magno delle nuove regole e divieti imposti da chi per molto tempo si è essenzialmente concentrato sull’attività agonistica di alto livello,  per pura praticità la maggior parte dei dirigenti e degli atleti in attività ha optato per una unica affiliazione ed un'unica tessera, quella FIDAL  per l’appunto.  Mentre per i pochi che hanno deciso di non abbandonare il proprio Ente di promozione sportiva,  declinando anche l’opzione di una runcard che non elimina completamente le discriminazioni  tra sportivi che partecipano alle stesse gare,  le cose si sono fatte veramente difficili.  Essi hanno dovuto,  per mantenere in piedi ciò che resta di una gloriosa tradizione amatoriale,  rinunciare alle più popolari competizioni umbre, come L’Invernalissima, la Strasimeno e la Mezza Maratona città di Foligno,  insieme a tutte le altre gare della Penisola inserite nel calendario nazionale della FIDAL. 
Tuttavia, con l’arrivo del Covid-19, le cose sembra che abbiano preso una piega ancor più negativa per gli amatori i quali,  avendo abbandonato da tempo ambizioni olimpiche,  ambirebbero a gareggiare in modo libero, pur nell’ambito di una medesima cornice di regole di base valide per tutti.  Infatti,  come già mi ero permesso di segnalare nella corsa svoltasi il 26 luglio in quel di Castiglione del Lago,  anche al di fuori dei succitati grandi eventi di respiro nazionale la FIDAL umbra sta imponendo l’esclusione di tutti gli iscritti agli EPS, come nel caso del Giro dell’Umbria, corsa a tappe organizzata per la diciottesima volta dall’eclettico Sauro Mencaroni e in programma dal 1° al 4 ottobre 2020.   Una competizione, quest’ultima, che nasce e si sviluppa proprio nel piccolo mondo antico degli Enti di promozione sportiva e che per la prima volta nella sua storia vedrebbe esclusi proprio coloro i quali hanno sempre offerto un decisivo contributo di partecipazione.  
Ora, sebbene l’ottimo Mencaroni si stia prodigando per far togliere questo autolesionistico divieto federale,  ciò che per l’ennesima volta si nota con grande evidenza è il ‘silenzio assordante’ di chi rappresenta ufficialmente gli stessi Enti di promozione sportiva.  Un atteggiamento imbarazzante che sta accompagnando la progressiva monopolizzazione di un settore, quello del podismo amatoriale,  il quale si è sempre fondato sulla spinta del tutto volontaristica di un popolo di veri e disinteressati appassionati. 
Io e tanti altri amici che credono nel valore libero e spontaneo dell’attività  amatoriale vorremmo sapere, di fronte ad una vera e propria eutanasia sportiva, se i vertici degli EPS hanno ancora intenzione di svolgere un ruolo o hanno deciso tacitamente di chiudere sostanzialmente bottega in favore di un podismo completamente statalizzato.

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Come previsto in base alla Legge Melandri, il rinvio delle elezioni del CONI e delle sue Federazioni non è consentito, dunque la “finestra” da settembre 2020 a novembre 2021 non dovrebbe esistere. D’altra parte ogni Federazione è libera di scegliere quando tenerle, il Nuoto ha già deciso per il prossimo settembre, tutto fa pensare che il 29 novembre ad Ostia ci sarà l’Assemblea elettiva, con mascherina e altre limitazioni legate al COVID 19.

Tra poco, quindi, la campagna elettorale FIDAL dovrebbe prendere vigore, intanto già si sono presentati i tre schieramenti con i relativi programmi: solita “aria fritta” verrebbe da dire leggendo le solite frasi ad effetto che fanno da paravento ad una pochezza e inadeguatezza disarmante. Per non essere come l’Abate Casti all’epoca dell’Impero Asburgico a Milano (“non dirò mai bene…”) ho provato a leggere i tre “proclami”, e per par condicio ne parlo in ordine alfabetico. Per meglio inquadrare i personaggi ho tenuto conto dei relativi curricula, più ponderosi dei loro programmi.

Roberto Fabbricini, romano, 75 anni, da quasi 50 uomo CONI, impiegato in quasi tutti gli sport, dall’Hockey al Calcio, un uomo per tutte le stagioni.

Parla di “scelte coraggiose e competenti” e in effetti è l’unico che pone l’accento sul problema delle Società Militari: “Come spostare 700.000 euro destinati ai militari al gruppo AEC (Club élite) per atleti civili al fine di “favorire la permanenza nella propria società degli Under 20 e 23”?

Iniziativa nobile, resta però il fatto che non affronta il problema dalla base: anche se gli atleti ricevessero un sussidio durante la loro carriera, al termine dovrebbero cercarsi un lavoro, cosa alquanto problematica e vero scoglio finora insuperabile. Bisognerebbe, veramente, rifondare la FIDAL e creare una carriera professionistica per gli atleti, scaricando i vetusti CdS, che danno solo gloria e voti per le assemblee alle società, e inventando un Campionato Italiano di Atletica Leggera, come il Calcio, il Basket, il Volley e il Baseball.

Altro punto personale: Fabbricini è l’unico che tratta del Settore Master, “metà dei tesserati”, anche se la formazione tecnica specifica e l’istruttore Master auspicati non trovano riscontro nella mentalità della categoria.

Per il resto è allineato alle sviolinate generali “contributi agli allenatori, struttura tecnica centrale e regionale dialoganti, contributi alle società”; non è certo in linea con l’incipit  “rinnovata visione dell’atletica italiana.”

Bello anche lo slogan di Stefano Mei “semplice per cambiare, libero per ascoltare”.

Mei, poliziotto spezzino, 57 anni, vive a Forlì, dopo una brillante carriera come atleta, un po’ meno come “politico”: il 6 novembre 2016 nello scontro con Alfio Giomi prese solo 29.408 voti, pari al 38,14 %.

E’ l’unico che presenta un chiaro programma elettorale, tutto proiettato sull’atletica top, sulla trasparenza, sui contributi alle società, l’imparzialità, premi e incentivi ai tecnici; ma infine inciampa con il NO alla Run Card, dimenticando il contratto stipulato dalla Federazione con Infront nel 2018 che scade nel 2024.

Un tentativo di “captatio benevolentiae” verso le società che accusano Runcard di “rubare” i loro atleti.

Già esplicitata la squadra che scenderà in campo: tre del Consiglio uscente: Sabrina Fraccaroli, Alberto Montanari e Ida Nicolini, poi, in ordine alfabetico, Piero Allegretti, Piero Coin, Filippo Di Mulo, Alessio Faustini, Antonio Paone, Maurizio Salvi.

Vincenzo Parrinello, catanese di 62 anni, generale della Finanza, una carriera all’interno dell’apparato, come Fabbricini, dal 1985,  non solo nell’Atletica, d’altra parte è il Presidente  di tutti gli sport delle Fiamme Gialle da vent’ anni, è stato il vice di Giomi nelle ultime due legislature.

Capeggia “Insieme per l’Atletica”, un gruppo di 40 “volonterosi”, riuniti per dare un nuovo impulso all’atletica, ma il programma (ancora non definitivo) non sembra dare grandi idee di cambiamento: “trasparenza, rispetto delle regole, collegialità, meritocrazia” sono voci che abbiamo sentito troppe volte, sarà  importante conoscere la squadra che metterà in campo. Del Consiglio uscente sono presenti Elio De Anna, Gerardo Vaiani Lisi e Oscar Campari: non sono ancora state esplicitate le candidature, ma i nomi più gettonati, oltre ai tre suddetti, sono, in ordine alfabetico, Annarita Balzani, Maurizio Damilano, Roberto De Benedittis, Andrea De Lazzari, Roberto Frinolli, Giacomo Leone, Dino Ponchio  e Clelia Zola.

Un panorama desolante, accoccolato nel Nirvana che da trent’anni avvolge la nostra Atletica, sempre più lontana dai problemi veri che la pandemia ha messo ancor più drammaticamente in luce.

Il blocco dell’attività su strada ha praticamente prosciugato le casse della Federazione, eppure si continua a parlare solo di ripresa dell’attività su pista, che è finanziata proprio dalla strada.

Nei programmi non si parla mai degli organizzatori delle corse su strada, che per metà dovranno probabilmente alzare bandiera bianca e chiudere per sempre, né dei master, quelli effettivi, che rubano il tempo alla famiglia per praticare il loro sport, che non è solo attività fisica, ma anche e soprattutto stile di vita, di relazione con gli altri, di quell’ “avvicinamento sociale” nemico del “distanziamento” attuale; il nostro Ottaviani se n’è andato, purtroppo, ma molti, probabilmente, l’anno prossimo appenderanno le scarpe al chiodo.

Altra “tribù” trascurata, i Giudici, elemento essenziale e imprescindibile dell’Atletica: la maggior parte è “in ferie”, il volontario senza motivazione perde anche la volontà.

Andando alla radice del male, la legge elettorale è il problema dei problemi.

Il sistema basato sulle graduatorie ha generato un’oligarchia, che tende a conservare le proprie posizioni nel proprio interesse, quindi restia a cercare nuove soluzioni e osare sperimentazioni innovative.

Tenendo d’occhio solo il “delta del Po” si arriva a non avere più atleti di livello internazionale avendo quasi prosciugato la sorgente del Monviso.

E’ interessante esaminare come si è svolta la prima assemblea dopo il nuovo Statuto, che non prevede più la presenza dei delegati regionali, ma direttamente delle società.

Delle 2.352 società affiliate con 104.611 voti a disposizione erano presenti  316 dirigenti per un totale di 50.668 voti con 407 deleghe per altri 26.203 voti, totale 76.871.

Come ho già avuto modo di rilevare, il problema dei problemi è il sistema di voto, erano presenti fisicamente 316 su 2.352 società, cioè il 13,5 % con il 48,43 % dei voti, con le deleghe 723, vale a dire il 30,73% con il 73,48% dei voti.

Non parliamo della “farsa” di atleti e tecnici, rispettivamente con 136 e 155 votanti.

Giomi ha esaltato il superamento di quota 200.000 nei tesseramenti: leggendo gli ultimi dati si nota che i  Master con i Runcard, i Fit e nordic walking sono il 55% dei tesserati, i giovani il 31%  e gli “atleti” il 14%: dunque il podismo rappresenta il salvadanaio della Federazione, peccato che non se ne parli assolutamente e si continui a destinare risorse al settore assoluto e alla pista coi risultati sotto gli occhi di tutti.

Solo un candidato indipendente, arrivato, naturalmente, penultimo nelle votazioni, Cesare Manzotti, ha avuto il coraggio di rompere il politicamente corretto ricordando a Giomi e all’assemblea che erano 60 anni che l’atletica non prendeva medaglie ai Giochi olimpici e “ringraziandolo” per il “pizzo” a carico degli organizzatori di maratone e mezze maratone!

E’ questo il problema nemmeno affrontato, alla strada chi ci pensa?

 
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Un piccolo passo in avanti, per molti inutile, insignificante, non risolverà nulla. Forse è così, ma se ci guardiamo indietro di due mesi, col nulla assoluto, qualche gara si potrebbe fare se gli enti locali lo consentiranno e soprattutto se c’è ancora un briciolo di entusiasmo. Non è superfluo ricordare che qui si parla di gare Fidal.

Ma vediamo qualche passaggio, nel dettaglio.

Partenze con crono individuale: nulla cambia rispetto a prima e, aggiungo io, nulla risolve, tranne che non si parli di gare a bassissima partecipazione, che peraltro devono pagare elevate tasse gare.

Partenze scaglionate, massimo 50 atleti, batterie ogni tre minuti. Obbligo di indossare la mascherina sino al via. Anche questo era già previsto col precedente protocollo. Gare ad elevata partecipazione durerebbero troppo, se concepite in città o comunque su percorsi interessati al traffico sarebbe un problema.

La novità è invece rappresentata dall’opportunità di fare batterie fino a 200 atleti, con partenze stavolta ogni cinque minuti. La differenza rispetto a prima (oltre alla concessione sino ai 200 partenti) è che si dovrebbe mantenere la mascherina per i primi 500 metri. Si può intuire la “ratio”, ma è impensabile esercitare un controllo. Giudici che tra 200 persone ancora ammassate dovrebbero identificare, e squalificare, chi ha abbassato o si è tolta la mascherina? Dai, non scherziamo. Un altro passaggio si presta a critiche: il protocollo dice “200 atleti distanziati”, come? Di quanto?

Ovviamente Fidal precisa che tali partenze a batterie sono consentite solo nelle regioni che permettono i cosiddetti sport di contatto.

Insomma, cosa cambia per gli organizzatori? Tutto sommato poco, credo nulla per i grandi eventi. Le gare a bassa partecipazione (direi sino a 7-800 partecipanti) sarebbero fattibili, a condizione di starci dentro nei costi e che possono contare sulla buona volontà e disponibilità degli enti locali ( anche di accettare l’occupazione del suolo per tempi della manifestazione inevitabilmente più lunghi). Di certo sono impossibili le gare su più giri, dando ovviamente per scontato che i migliori partirebbero davanti, diventa inevitabile il ricongiungimento e il sorpasso.

Certo tutto questo fa un po’ sorridere vedendo ciò che accade in giro.

Una possibilità da valutare potrebbe essere quella di ridurre la distanza della gara, ad esempio una mezza maratona che diventa una 10 k, ciò darebbe almeno tre vantaggi: 1)riuscire a portare comunque avanti la manifestazione, ovviamente se questa è la volontà 2)impegnare strada e persone per un tempo inferiore 3)minori costi in termini di tassa gara.

Aggiungo un particolare, secondo me interessante: c’è voglia di gareggiare per tanti, necessità per molti, ad esempio i mezzofondisti. Infine, una 10 chilometri è una distanza alla portata di tanti, se non tutti.

 
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Comunicato ufficiale dell’organizzazione - Domenica 26 luglio storica per Castiglione del Lago perché è da qui che è ripartita l’intera atletica nazionale su strada. Prima gara del nuovo calendario e soprattutto prima gara organizzata secondo le normative sanitarie vigenti, la Cronometro del Trasimeno ha accolto 205 concorrenti, un numero superiore alle aspettative, e fra loro anche atleti di primissimo piano del panorama italiano.

La vittoria sui 5 km del tracciato disegnato sul lungolago è andata ad Ahmed Abdelwahed, 24enne delle Fiamme Gialle, già sul podio europeo U23 dei 3000 siepi, che ha sfruttato perfettamente l’evento umbro per tornare alle gare in questa stagione. 14’07” il suo tempo finale, con un vantaggio di 43” su un altro virgulto del mezzofondo nazionale, il bergamasco Ahmed Ouhda (Atl. Casone Noceto), mentre al terzo posto ha chiuso l’ascolano Stefano Massimi (Sef Stamura Ancona) a 47”. Quarto posto per il sardo Stefano Floris (Cagliari Atl.Leggera, 15’11”) e quinto per il primo dei concorrenti locali, Fabio Conti (Atl. Winner Foligno) in 15’13”. Il riscatto per l’atletica locale è arrivato dalle donne, con la vittoria che è andata a Silvia Tamburi (Atl. Avis Perugia), specialista delle più lunghe distanze, che in 18’08” ha prevalso per un solo secondo sull’altra umbra Chiara Belfico (Arcs Cus Perugia), a completare il podio Azzurra Ilari (Atl. Am. Osimo) in 18’22”.

Partenze scaglionate con 5 atleti rigorosamente divisi alla partenza e inseriti nelle griglie in base al tempo d’iscrizione, intervalli di un minuto tra una partenza e l’altra, servizi ridotti al minimo e organizzazione, curata da Atl. Avis Perugia e Gs. Filippide (le società storiche della Strasimeno) insieme all’Atl. Avis Magione, attentissima a osservare tutte le disposizioni dei protocolli stabiliti dalla Fidal e dal Governo. La prima edizione della Cronometro del Trasimeno ha riconciliato con l’atletica agonistica dimostrando che, anche in condizioni così particolari e certamente lontane dalla normalità, si può allestire un evento degno, con la dovuta attenzione e rispetto da parte di tutti, nella speranza che presto si possa tornare a sfidarsi come una volta, sprintando verso il traguardo.

 Il gioco a somma negativa imposto dalla Fidal

La prima gara ufficiale umbra post-Covid-19 rappresenta un esempio lampante della cosiddetta teoria dei giochi.  In questo caso giochi a somma negativa, in cui il vantaggio acquisito da un singolo attore – rappresentato in questo caso dalla Fidal - non è compensato dalla perdita complessiva che subisce l’intera platea di soggetti interessati. 

 Ciò si discosta molto dall’obiettivo che secondo il premio Nobel John Nash  (la cui figura è stata efficacemente tratteggiata in  A Beautiful Mind ,  interessante film del 2001  interpretato dal popolare Russell Crowe), secondo il quale esiste sempre un punto di equilibrio nei “giochi” in cui tutti gli attori in ballo raggiungono il massimo guadagno per sé e per l’intera collettività interessata.  Tutto questo è stato per l’appunto definito Equilibrio di Nash o Strategia del massimo.

Ora, e qui ovviamente casca l’asino, a Castiglione  del Lago, dove gli organizzatori avevano ottimisticamente stabilito un tetto massimo di 350 partecipanti alla corsa,  malgrado oltre due settimane di tempo per iscriversi online,  alla fine hanno tagliato il traguardo della cronometro 205 atleti.  Il che, considerando il lunghissimo stop imposto dalle autorità per una emergenza sanitaria che in Umbria non si è mai materializzata,  sembra un risultato assai deludente.  Soprattutto se ci aggiungiamo l’obbligo imposti agli incolpevoli organizzatori, i quali si sono prodigati in ogni modo per promuovere la corsa della ripartenza, di inserire la gara nel ‘lunare’ calendario nazionale della Fidal,  con un ulteriore aggravio di tasse da versare allo stesso ente, ma senza alcun ritorno evidente sul piano della partecipazione.  Partecipazione che poteva essere ben più alta se si fosse permesso di correre anche a quei figli di un Dio minore che svolgono la propria attività sotto l’egida di un qualunque ente di promozione sportiva.  Ma questo rappresenta l’evidente frutto avvelenato della “strategia del minimo” adottata da tempo dalla stessa Fidal, con la quale “convincere” con mezzi sbrigativi l’intero movimento podistico amatoriale a passare in blocco sotto la sua ala protettrice, in cui dominano le prescrizioni imperative, i divieti e gli oboli da versare per i motivi più fantasiosi.

  In quanto alla cronometro in oggetto, che ha visto la presenza dell’intero stato maggiore della Fidal umbra, con i giudici e i cronometristi costretti ad indossare le mascherine sotto il sole cocente di luglio, sembra che si sia svolto tutto con la massima regolarità.  Tuttavia due fatti hanno suscitato una certa ilarità.  Il primo ha coinvolto l’amico di vecchia data Patrizio Lucchetti, delegato Fidal umbro per le corse su strada il quale, mentre il resto dei suoi colleghi restavano impassibili a respirare la loro anidride carbonica sotto il sole cocente, da persona intelligente ha pensato bene di gestire le partenze scaglionate senza la asfissiante mascherina.  Cosa buona e giusta che è servita senz’altro a preservare la sua salute, oltre che segnalarlo tra le persone più ragionevoli all’interno dell’ente pubblico. 

  Ma il massimo della comicità involontaria è stato raggiunto con l’ultima batteria, quella dei 5 top runner presenti, fatti partire con un grande distacco rispetto a chi li precedeva.  Ebbene, per poterli fotografare al via nel modo ritenuto più conveniente ai fini dell’immagine pubblica, anziché  tenerli distanziati con le modalità imposte a tutti gli altri, sono stati richiamati e riallineati gomito a gomito secondo la vecchia metodologia in uso prima della pandemia.  Che dire, probabilmente il virus dei top runner sarà differente, così come recitava un famoso spot pubblicitario di qualche anno addietro.

  Tuttavia è certamente differente la visione di tanti appassionati che si battono per uno sport amatoriale liberalizzato e privo di zavorre burocratiche, così come esiste in gran parte del mondo civile, rispetto al regno dei protocolli e dei regolamenti farraginosi che sembrano riprodursi per autopoiesi, regno che in questo momento storico è decisamente rappresentato dalla Fidal.

 
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Il sito della Federazione di Atletica leggera ha provveduto, come ogni settimana, a pubblicare le novità dei protocolli FIDAL per la ripresa delle attività, in continuo aggiornamento.

L’aggiornamento del 17 luglio riguarda in special modo le manifestazioni territoriali (cioè locali, non nazionali: ndr), alle quali potranno sempre partecipare gli atleti di interesse nazionale.

Ecco, di seguito, l’intero testo:

“Relativamente allo svolgimento di manifestazioni territoriali, è sempre consentita la partecipazione fuori regione agli atleti di interesse nazionale. A tal fine si specifica che sono riconosciuti atleti di interesse nazionale anche tutti coloro che abbiano acquisito il diritto a partecipare ai Campionati Assoluti e di categoria 2020, avendo raggiunto gli standard di partecipazione nel 2019 e nel 2020. Le manifestazioni dovranno sempre svolgersi nel rispetto di quanto autorizzato con l’aggiornamento del 2 luglio 2020; in particolare, le gare degli 800 metri e superiori dovranno ovviamente rispettare il numero di partecipanti per ogni singola serie/batteria previsto dal citato aggiornamento”.

Per l’aggiornamento del 2 luglio: https://www.podisti.net/index.php/notizie/item/6273-la-fidal-apre-al-mezzofondo-nelle-regioni-dove-sono-permessi-gli-sport-di-contatto.html

 

 
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Questo il pronunciamento del Ministro dello sport, Vincenzo Spadafora, che con una lettera inviata al Coni LEGGI QUI spiega le ragioni per le quali le elezioni non si possono rimandare. 

Ecco il passaggio specifico:

“….la delibera votata il 2 luglio, che prevedeva una finestra da settembre 2020 a fine 2021 per le elezioni a seguito del rinvio delle Olimpiadi di Tokyo, risulta in contrasto con la normativa vigente «che non contempla l'ipotesi di proroga della durata del mandato degli organi» di Coni e federazioni «oltre il formale termine di legge».

Giova ricordare che le elezioni coincidono con l’anno olimpico, quindi ogni 4 anni. Lo spostamento delle Olimpiadi di Tokio al 2021 aveva fatto ipotizzare uno scivolamento in avanti delle elezioni, perlomeno questo è ciò che chiedeva il presidente del Coni, Giovanni Malagò, questo è certamente quanto auspicava l’attuale consiglio della Federazione Italiana di Atletica Leggera, in testa il Presidente Alfio Giomi. Le motivazioni tecniche addotte a sostenere la tesi del rinvio (continuità del lavoro svolto, mancanza di tempi per organizzare un nuovo staff, etc) francamente parevano piuttosto deboli, invece sembrava una buona idea per restare a bordo un altro anno. (nota personale: anche a dispetto dei risultati poco confortanti sinora ottenuti). 

Quindi elezioni da tenersi con le usuali modalità e tempistiche, queste ultime potrebbero risultare allungate per problemi congiunturali, ma di certo da farsi ben prima delle Olimpiadi di Tokio. Ricordo che elezioni Fidal erano calendarizzate nel mese di novembre, e per ovvi motivi (Olimpiadi di Tokio) sarebbe il caso di non andare troppo oltre.

Finisce tutto qui? Mah, vediamo i prossimi passi del Coni, il Presidente Malagò tante volte ha mostrato capacità non indifferenti di giocare le sue partite.

A me personalmente pare una scelta logica quella di votare nei tempi canonici, certamente perché questo dice la legge, ma altrettanto perché se si prova ad immaginare un ennesimo rinvio, causa pandemia, delle Olimpiadi di Tokio, che accadrebbe? Si andrebbe avanti ad oltranza con gli attuali vertici?  

 

 
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1 Luglio - Il Consiglio Federale tenutosi ieri ha approvato il bilancio consuntivo 2019 e ha provveduto all’integrazione e alla formalizzazione del piano di interventi in favore delle società affiliate deliberato il 27 maggio scorso.

In particolare, il bilancio consuntivo 2019 è stato approvato con un avanzo d’amministrazione pari ad Euro 203.970, un risultato che, oltre a rafforzare la struttura patrimoniale della Federazione, libera risorse per le associazioni sportive: è stato formalizzato il pacchetto di interventi per le attività di base, tra i quali spiccano gli 800.000 Euro inseriti a questo scopo nei bilanci dei Comitati Regionali, la destinazione alle società che gestiscono impianti del 50% dell’avanzo di esercizio 2019 (circa 100.000 Euro), e la cancellazione della quota di affiliazione 2021, finanziata, tra Centro e Territorio, con l’ulteriore 50% del risultato 2019, il residuo della quota delle Maglie Azzurre, e minori spese (tra queste, quelle che erano previste per le Feste regionali).

Significativa la conferma di oltre il 50% (esattamente al 52,93%) della quota di autofinanziamento, nonostante un incremento dei contributi pubblici, rispetto all’analoga voce 2018, valutabile intorno al 17%.

Ne viene quindi un parziale accoglimento della richiesta di tante ASD, con il taglio delle spese di affiliazione: resteranno tuttavia da pagare le quote dei tesseramenti individuali per il 2021, ad eccezione delle categorie giovanili (esordienti, ragazzi e cadetti) per le quali è confermato il prolungamento automatico al 2021.  

 
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In questi giorni sono apparse sulla stampa notizie più o meno curiose sul “tempio dell’atletica” piemontese: chi conosce come vanno le cose nel nostro Bel Paese non ha bisogno di tante parole, ma per chi le ignora abbiamo voluto seguire l’iter della vicenda ed esporre con semplicità e chiarezza lo svolgimento della stessa.

Lo stadio di atletica leggera di Torino fu realizzato nel 1959 all’interno del Parco Ruffini, otto corsie, 7200 posti nelle tribune; dal 1963 ospitò un Meeting internazionale inaugurato da Livio Berruti e per vent’anni fu vetrina dei migliori atleti mondiali; sospeso il meeting per dodici anni, riprese per altri diciotto, con l’intitolazione dal 2000 al presidentissimo Primo Nebiolo, e la perla di Antonietta Di Martino che l’8 giugno 2007 stabilì il nuovo record di salto in alto a 2,02.

Nel 2009 venne eseguito il rifacimento totale della pista, omologata fino al 30 giugno del 2023.

In data 21 marzo 2017 fu confermata l’idoneità della pista fino alla data stabilita, ma furono rilevate alcune criticità, che richiedevano un intervento di sistemazione.

Il 23 novembre 2018 la Giunta Comunale approvò lavori di parziale rifacimento, affidati con determinazione dirigenziale del 17 ottobre 2019 alla società Agrogreen per “ripristino di parte della pavimentazione sportiva della pista per l’Atletica Leggera con nuova superficie sintetica di circa 370 mq. dello stesso spessore ed impronta della superficie esistente”; il progetto aveva avuto  il parere favorevole del CONI il 12 agosto 2019.

Il responsabile dell’impianto con la ditta appaltatrice e la ditta fornitrice del materiale Mondo accertarono che i tratti più ammalorati erano le corsie 3, 4 e 5 del rettilineo di arrivo e la pista del salto in lungo.

La Società Mondo fece presente di aver esaurito le scorte e produsse appositamente 500 mq dello stesso  spessore, impronta e colore della superficie preesistente: il nuovo materiale assumerà nel tempo per effetto degli agenti atmosferici e dell’usura caratteristiche simili a quelle del materiale precedente.

I lavori sono stati seguiti e controllati dall’architetto Stefano Longhi della Commissione impiantistica FIDAL, una laurea a pieni voti presso il Politecnico di Torino, vice presidente del Cus Torino con un passato sportivo come nazionale Junior nel disco e nel peso.

Tutto bene quindi…, ma il 9 giugno appare sul sito FIDAL la Circolare SmarTrack che modifica il ponderoso trattato 2019, relativo agli impianti di atletica leggera: 66 pagine per addetti ai lavori.

Da quanto si legge, non essendo un nuovo impianto, ma un retopping o rattoppo all’italiana, non si possono svolgere fasi interregionali e finali dei Campionati di Società, i campionati individuali Assoluti, Junior e Allievi e i Meeting internazionali; dunque nel più prestigioso impianto del Piemonte, l’unico a otto corsie, si possono svolgere solo le manifestazioni promozionali e Master.

Leggendo poi la circolare si scopre tutto il complesso e oneroso iter per arrivare ad avere un impianto omologato: minimo tre visite di controllo, gratuita la prima, € 800 + IVA le altre; gli oneri di collaudo a seconda dell’impianto vanno da € 3.000 a € 8.500 + IVA; l’omologazione vale 14 anni, ma dopo 7 anni è obbligatoria la verifica delle condizioni, per altri € 1.100 + IVA.

La domanda sorge spontanea: quante amministrazioni comunali avranno voglia di realizzare nuovi impianti di atletica leggera? Quante avranno la possibilità di stanziare € 200.000 (minimo) per un rattoppo, che porta con sé un declassamento della struttura?

A queste condizioni l’atletica leggera ha un futuro?

La risposta dovrebbe venire dai tre litiganti (pardon, candidati), che si presenteranno alle elezioni FIDAL, la cui data è ancora nel grembo di Giove Malagò.

 
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Intervistato da Radio Radio, il generale Vincenzo Parrinello, dirigente delle Fiamme Gialle, attuale  vicepresidente vicario della Fidal e uno dei tre candidati alla Presidenza per il dopo Giomi, ha sostenuto che secondo il suo parere le elezioni per rinnovare le cariche nella Federazione di Atletica dovrebbero avvenire dopo i Giochi di Tokyo e quindi nel 2021, allungando il quadriennio olimpico di durata dell' incarico per gli attuali presidenti e consiglieri.  

Ecco le sue parole: ““Premesso che naturalmente rispetterò quanto sarà disposto dalle istituzioni competenti, lascio agli esperti le valutazioni di carattere tecnico-giuridico ma, se posso esprimere un mio giudizio, ritengo che sia più opportuno che le elezioni si svolgano nel 2021, dopo i Giochi Olimpici, per due motivi: uno di carattere razionale e l’altro etico-morale.

Innanzitutto ritengo che non sia razionale modificare la governance delle federazioni e del Coni a pochi mesi dai Giochi Olimpici di Tokyo: tra l’altro, a seguito della riforma, l’attività olimpica è di competenza esclusiva del Coni e quindi non sarebbe opportuno che un ente modifichi la sua governance a pochi mesi dall’evento clou della sua attività.

“C’è poi un motivo etico-morale: la difficoltà in cui si trovano e soprattutto si troveranno le nostre società sono davanti agli occhi di tutti. Nei prossimi mesi sarà necessario raccogliere ogni risorsa economica, finanziaria e umana per aiutarle a ripartire con slancio. Sarebbe sbagliato, in un momento di simile difficoltà, pensare ad una campagna elettorale che avrebbe luogo tra le macerie. Tralascio poi le difficoltà di carattere logistico sottolineando che mi fanno sorridere le soluzioni paventate in merito a fantasiose votazioni online, dimenticando due requisiti fondamentali: l’assoluta certezza nella provenienza del voto e la sua segretezza”.

Ha poi ribadito “l’intenzione di candidarmi alla presidenza della Fidal“, precisando di aver chiesto “a tutti gli amici, nel momento in cui è scoppiata la pandemia, di astenersi da qualsiasi attività di natura elettorale, diretta o indiretta. Ho ritenuto assolutamente fuori luogo, se non addirittura offensivo, parlare di elezioni in un momento in cui l’Italia contava migliaia di morti in tutto il Paese.Oggi in una fase di ripresa abbiamo deciso di ripartire con calma e con la massima serenità e proprio sabato ci riuniremo in videoconferenza per decidere modalità, tempi e obbiettivi, a breve, medio e lungo termine. Votare nel 2021 è vero che potrebbe, in caso di esito favorevole delle elezioni, ridurre a tre anni il mio mandato, ma ritengo che dovremmo smettere di pensare a ciò che più ci conviene o che più piace alla gente. Dobbiamo fare quello che la nostra coscienza ritiene sia più giusto“.

 

 
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Si è tenuto oggi il consiglio federale, tanti gli argomenti all’ordine del giorno (forse troppi); delusione per i master, le loro società e gli organizzatori delle corse su strada. Dico subito che non vedo come potesse cambiare qualcosa, in termini di decisioni per le gare su strada, con l’attuale scenario imposto dal governo, non certo da Fidal. Per ora è stato comunque formalmente confermato lo stop dell'attività agonistica sino al 14 giugno.

Al via invece l’attività su pista, si riparte con i meeting il 16 luglio (campionati italiani da fine agosto) e poi praticamente sì gareggia quasi ogni settimana, sino a metà/fine ottobre. Il Golden Gala torna a Roma, il 17 settembre. 

Per quanto riguarda il supporto economico è stato confermato quanto già previsto nel bilancio di previsione ma, almeno per ora, nulla che faccia pensare a destinazioni verso il settore master (costo tesseramento, affiliazione ASD, etc). Qui credo che qualcosa andasse fatto, o quantomeno prospettato in via preventiva: l’insofferenza del settore master è alle stelle e rappresenta una voce molto importante delle entrate nelle casse federali. 

Tornando alla pista niente di nuovo sui meccanismi ed i metodi di selezione, un minimo di coraggio potevano mettercelo; nonostante la possibilità di altri metodi di valutazione (target numbers e ranking), si va avanti col vecchio sistema dei minimi: tempo da ottenere sotto data, se ti dice bene e imbrocchi la gara giusta festeggi, altrimenti anche se sei un’atleta di valore rischi di restare fuori. Resto invece molto perplesso sulle gare oltre i 400 metri, col sistema attuale e le relative linee guida non sono fattibili. Nessuna indicazione è emersa, sia pure se sono messe in calendario gare con distanze 800, 1500, 3.000, 5.000 e 10.000 metri. Aggiungo che se queste gare non si potranno fare, come ottenere i minimi?  

Ecco il testo completo del comunicato Fidal:

ATLETICA, LE DECISIONI DEL CONSIGLIO: DATE DEI MEETING E SOSTEGNO A SOCIETÀ
Si è riunito oggi in videoconferenza il Consiglio federale, insieme ai presidenti dei Comitati Regionali, per discutere e deliberare sui numerosi e complessi provvedimenti dedicati alla ripartenza dell’attività, al sostegno delle società affiliate e al nuovo calendario della stagione agonistica. La riunione è stata anche l’occasione per dare il bentornato al Segretario Generale Fabio Pagliara. Ad aprire i lavori è stato il presidente FIDAL Alfio Giomi che ha ufficializzato la nuova sede del Golden Gala Pietro Mennea per il 2020: la tappa romana della Wanda Diamond League, in programma giovedì 17 settembre, si terrà nella suggestiva cornice dello Stadio dei Marmi di Roma, con il decisivo supporto organizzativo di Sport e Salute. “L’edizione 2020 del Golden Gala potrà diventare una vera e propria immagine di ripartenza per tutto lo sport italiano – le parole del presidente federale – ma in questo momento voglio anche ringraziare pubblicamente la Regione Campania e il Comune di Napoli per il supporto che ci hanno garantito nel progetto che avrebbe dovuto portare l’edizione di quest’anno al San Paolo di Napoli”.

Giomi è poi entrato nel merito dei temi del Consiglio: “Da subito abbiamo cercato di immaginare come uscire da questo momento durissimo, e da sempre abbiamo lavorato nell’ottica di essere pronti per ripartire: stiamo facendo di tutto per tenere in piedi l’attività nonostante l’emergenza Covid-19, affrontando un muro di difficoltà. Oggi inauguriamo una nuova fase con un timing chiaro. Portiamo a termine qualcosa di imponente, che mai si era fatto prima, e lo facciamo con un pieno spirito di collaborazione con i Comitati Regionali”. È intervenuto in apertura anche il Direttore tecnico Antonio La Torre per sottolineare il massiccio lavoro svolto dalla struttura tecnica con la piattaforma AtleticaViva Online che ha ospitato oltre 100 tutorial degli atleti azzurri e 60 webinar nazionali con 7500 presenze.

SOCIETÀ: PRIMI FONDI SUBITO – Uno dei temi principali all’ordine del giorno era quello relativo al piano di interventi a favore delle società, per le quali si è disposto una sorta di doppio binario: definire, da un lato, i criteri di distribuzione per assegnare i fondi già previsti nel bilancio di previsione 2020 (che ammontano a 1.238.000 Euro), e tracciare, dall’altro, la strada su come assegnare le nuove risorse che saranno a disposizione. Risorse frutto sia di economie sul documento di previsione attuale, sia di utilizzo del risultato consolidato dell’esercizio 2019. Nello specifico, per quanto riguarda la quota già stanziata: per il Progetto Qualità e Continuità (oltre 320mila euro) saranno confermate le classifiche 2019, con il 50% dei fondi che verrà distribuito subito; ulteriori 500mila euro saranno ripartiti alle società sulla base dei primi 24 classificati tra gli allievi e gli juniores, i primi 12 tra le promesse, i primi 16 tra gli assoluti, nei rispettivi campionati italiani, e alle prime 36 società classificate ai campionati italiani a squadre. Tra gli altri provvedimenti che concorreranno al monte risorse in favore delle associazioni sportive, va segnalato che rimarrà a disposizione dei Comitati Regionali, per interventi sul territorio, il 50% dell’avanzo di amministrazione 2019, e il 100% di quello del 2020, e la già annunciata estensione a tutto il 2021 della validità dei tesseramenti per le categorie promozionali (Esordienti, Ragazzi, Cadetti) sottoscritti per il 2020. 

VARIAZIONE DI BILANCIO - Il Consiglio federale ha dato il via libera alla seconda nota di variazione al Bilancio preventivo 2020, pari a 2.241.742 euro tra minori costi e minori ricavi, frutto di un lungo e dettagliato lavoro dei consiglieri Sabrina Fraccaroli e Matteo De Sensi con il supporto degli uffici federali. “Un’operazione che ha l’obiettivo di mettere in sicurezza il bilancio federale, interessando 85 voci di costo - le parole del presidente Giomi - ma senza prevedere alcun taglio per le società: è segno di grande attenzione e rispetto per i nostri associati”.

CAMPIONATI ITALIANI INDIVIDUALI E DI SQUADRA SU PISTA - Il Consiglio federale, deliberando anche il prolungamento della sospensione dell’attività agonistica fino al 14 giugno 2020, in osservanza del DPCM del 17 maggio 2020, ha confermato lo schema di calendario 2020 che era stato proposto dal gruppo di lavoro su Regolamenti e Calendario coordinato dal presidente federale Alfio Giomi, e composto dal vicepresidente vicario Vincenzo Parrinello, dai consiglieri Oscar Campari ed Elio De Anna, supportati nel compito dalla Direzione tecnica e dall’Area Organizzazione. Queste le date e le sedi:

Campionati Individuali e di Squadra Assoluti (1^ prova) a Padova: 28-29-30 agosto
Campionati Individuali e di Squadra - Festa dell’Endurance (2^ prova) a Modena: 17-18 o 24-25 ottobre
Campionati Individuali e di Squadra Allievi a Rieti: 11-12-13 settembre
Campionati Juniores/Promesse individuali e U23 a Squadre a Grosseto: 18-19-20 settembre
Campionati Individuali Master ad Arezzo: 9-10-11 ottobre 

MONTAGNA - Definite anche le date per il recupero di alcuni eventi della corsa in montagna. I Campionati Assoluti e Master Lunghe Distanze a Casto (BS) sono in programma il 4 ottobre, seguendo richiesta di WMRA (la gara è anche tappa della World Cup di corsa in montagna 2020).

CALENDARIO MEETING NAZIONALI - È stato poi approvato il nuovo calendario, ancora in via di ultimazione, del Progetto Meeting 2020. Su questo tema, va ricordato che la Direzione Tecnica sta definendo ulteriori meeting nazionali e regionali in funzione della ripresa dell’attività da parte degli atleti top. 

Savona, 16 luglio
Castiglione della Pescaia (GR), 25 luglio 
Trieste, 1 agosto 
Nembro (BG), 5 agosto (attesa conferma entro primi di giugno)
Lignano (UD) 18 agosto (attesa conferma entro primi di giugno)
Rovereto (TN), 8 settembre 
Padova, 13 settembre
Conegliano (TV), 27 settembre
Chiari (BS), 27 settembre (meeting nazionale giovanile Cadetti/Allievi)

ASSOLUTI, IL PROGRAMMA TECNICO - Luce verde anche per il nuovo regolamento dei Campionati Italiani 2020. Possono partecipare agli Assoluti gli atleti italiani e gli atleti stranieri che hanno acquisito la qualifica di “italiano equiparato”, appartenenti alle categorie Seniores, Promesse, Juniores e Allievi, che nella corrente stagione agonistica (anche indoor) e in quella precedente (anche indoor) abbiano conseguito risultati tecnici uguali o migliori dei minimi A di partecipazione richiesti, da realizzare entro la settimana precedente lo svolgimento della manifestazione. 

1^ Prova: CAMPIONATI ITALIANI INDIVIDUALI ASSOLUTI

UOMINI

    Corse piane: 100-200-400-800
    Corse ad ostacoli: 110-400
    Salti: alto-asta-lungo-triplo
    Lanci: peso-disco-martello-giavellotto
    Staffetta: 4x100
    Prove Multiple: Decathlon

DONNE

    Corse piane: 100-200-400-800 
    Corse ad ostacoli: 100-400
    Salti: alto-asta-lungo-triplo
    Lanci: peso-disco-martello-giavellotto
    Staffetta: 4x100
    Prove Multiple: Eptathlon

2^ Prova: CAMPIONATO ITALIANO “FESTA DELL’ENDURANCE”

UOMINI

    Corse mezzofondo: 1500-5000-10.000
    Corsa con siepi: 3000
    Marcia: km 10 (Strada)

DONNE

    Corse mezzofondo: 1500-5000-10.000
    Corsa con siepi: 3000
    Marcia: km 10 (Strada) (Trofeo Annarita Sidoti)

In merito alla staffetta 4x400 si rimanda a ulteriori approfondimenti.

DELEGHE VICESEGRETARI - Sono state delegate fino al 30 giugno 2020, e comunque fino alla revoca anche anticipata, che potrà avvenire con comunicazione dello stesso Segretario Generale per cessazione dell’impossibilità di seguire le funzioni delegate, al Vice-Segretario Maria Putzu le funzioni svolte dal Segretario Generale in materia di organi collegiali, carte federali, organi di giustizia, affari legali, progetto running, e al Vice-Segretario Marco Sicari le funzioni svolte dal Segretario Generale in materia di affari del personale, funzionamento, innovazione e digitalizzazione.

MASTER - Tra le delibere, anche quella di proporre a EMA la candidatura di Grosseto a ospitare i Campionati Europei Master Non Stadia del 2022, avanzata dalla società Asd Track and Field Master Grosseto.

 
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26 Maggio - Nel momento di maggiore difficoltà dopo l’epidemia per il coronavirus, e il conseguente blocco dell’attività con pesanti danni per tutte le Società affiliate, alla vigilia del Consiglio Federale di domani 27 maggio, Stefano Mei, candidato alla presidenza della FIDAL per il prossimo quadriennio olimpico, alla guida di “Orgoglio Del Riscatto”, ha scritto una lettera aperta all’attuale presidente Giomi e al Consiglio Federale, chiedendo urgenti e concreti interventi a favore delle suddette Società.

In particolare, si chiede di restituire l’intera (o parte) quota di tesseramento relativa al 2020 e   l’erogazione di contributi a favore delle stesse facendo ricorso “agli avanzi di gestione, a capitoli di spesa non più impegnati o ad altre sezioni del bilancio che vedranno una minore priorità”.

Di seguito la lettera indirizzata al Consiglio Federale:

Gentile Presidente,
Gentili Consiglieri,

cosa accadrebbe se le Società sportive non riuscissero a ripartire dopo questi ultimi mesi?

L’Atletica italiana è stata pesantemente colpita dalla pandemia in atto in tutte le proprie diramazioni, in prevalenza a causa del periodo di lockdown e delle varie misure di contenimento messe in campo dalle istituzioni sportive e non. D’un tratto si è interrotto il corso ordinario della stagione agonistica, degli allenamenti, delle manifestazioni e di tutta la programmazione posta in essere tra Federazione, Comitati, Tecnici, Atleti e Società sportive.

Queste ultime rappresentano il mattone fondante e principale del nostro movimento: sono i pilastri su cui pesa l’esistenza stessa del nostro sport, impegnate ogni giorno sui territori nel reclutamento, nell’avviamento, nel perfezionamento, nell’assistenza e nell’organizzazione di tutte le figure che incontriamo sui nostri campi, sia in allenamento che in gara, assorbendo, inoltre, dall’economia locale tante risorse economiche e umane che poi fungono da benzina per il motore federale.

Abbiamo stimato che ad oggi almeno l’85% delle Società sportive è ancora fermo con le proprie attività!

Per questo abbiamo più volte ribadito in queste settimane una linea a nostro avviso prioritaria su tutte le altre: è necessario sostenere le Società e farlo fin da subito!

Ci sono realtà che gestiscono impianti e hanno comunque dovuto far fronte alle utenze e alla manutenzione, altre che sostentano la maggior parte degli atleti non militari e che si sentono in difficoltà nei confronti di impegni presi con i propri tesserati, siano essi anche tecnici e collaboratori; altre ancora che hanno costruito negli anni delle reti territoriali per la promozione dell’Atletica e che vedono piste e palestre vuote, ma anche le tantissime che organizzano corsi, manifestazioni ed eventi in ogni parte dello stivale e che hanno già anticipato risorse nella programmazione dei propri appuntamenti in calendario, e così via… ecco, è a tutte queste realtà che va il nostro pensiero ed è a loro che crediamo che la Federazione debba dare supporto e sostegno, non soltanto discutendo sulle importanti linee guida utili alla ripresa delle attività, ma anche e soprattutto immettendo liquidità nel sistema (e NO, non è denaro da distogliere ad altre attività).

Vanno aiutate quelle Società che sono economicamente esposte fornendo un po’ di linfa vitale a quelle compagini che purtroppo rischiano di non proseguire la propria stagione e la propria esistenza, compromettendo così la pratica stessa dell’Atletica in alcuni territori.

Per questo chiediamo formalmente al Consiglio Federale e al suo Presidente di stabilire rapidamente dei parametri chiari, precisi, trasparenti, oggettivi ed equi, da condividere subito con tutti gli attori dell’Atletica italiana, ed erogare quelle somme già nelle disponibilità della Federazione e di cui già si è fatta menzione nei recenti verbali, attingendo a strettissimo giro agli avanzi di gestione, a capitoli di spesa non più impegnati o ad altre sezioni del bilancio che vedranno una minore priorità, se non addirittura il disimpegno.

Oltre ai più ampi interventi che potranno essere valutati dalla Federazione, riteniamo che la Federazione possa cogliere i seguenti suggerimenti di immediata applicazione e che rispettano i suddetti requisiti:

  • rimborso parziale o totale dei costi di tesseramento 2020 (e NON l’estensione del tesseramento al 2021); 
  • identificazione di parametri oggettivi per assegnare contributi alle società che gestiscono impianti (in base al tipo di spese sostenute);
  • erogare un parziale contributo, proporzionale al totale erogato nella stagione 2019 (ad esempio pari ad almeno il 50% del totale di contributi e rimborsi maturati nella scorsa annualità), su cui effettuare un conguaglio al termine della stagione 2020.

Certi che la sensibilità del Consiglio su tale argomento prevarrà su ogni altra sorta di logica o richiesta, restiamo coerenti con la nostra disponibilità nel contribuire alla rinascita della nostra Atletica.

Stefano Mei e il Direttivo di Orgoglio Del Riscatto

 
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Venerdì, 22 Maggio 2020 12:05

FIDAL: si può dare di più!

Sono sempre più stupito per la sostanziale inerzia federale in un anno di rinnovo cariche, anche se probabilmente, causa Coronavirus, le elezioni slitteranno. Da che mondo è mondo, in periodo preelettorale, la giunta uscente cerca di fare qualcosa di più per dare un buon ricordo ed accaparrarsi i voti degli indecisi. Qui invece regna l’inazione o il “braccino corto”, ecco tre esempi di quanto si poteva fare e non si è fatto:

Caccia all’untore runner: durante il periodo delle limitazioni all’attività motoria, i runner sono stati spesso apostrofati mentre correvano, anche se nel rispetto delle regole. Talvolta si è passati dalle parole ai fatti. Aggressioni, sputi, sassate, come descrivevamo in questo pezzo. Avete sentito una voce levarsi dalla FIDAL, per ricordare a tutti che il teorema “tutti a casa” aveva delle eccezioni se si correva in sicurezza e nel rispetto delle norme? Niente.

Rimborsi: anche sui soldi sono andati lunghi e non si sono sforzati molto. Mentre altre federazioni rimborsavano prontamente tasse gara per manifestazioni non disputate e decidevano o annunciavano sconti sulle tariffe per la prossima stagione sportiva, in FIDAL si sono mossi in ritardo e solamente regalando il tesseramento giovanile anche per il 2021. Non molto, visto che tanti non avevano ancora fatto il tesseramento. Per i master ovviamente, nessuna mossa, ma tanto si sa che sono solo vacche da mungere. Idem per le società che avevano pagato per manifestazioni cancellate o già rimandate all’anno prossimo. Leggete qui il bel pezzo del collega Lorenzini su questo tema.

Possibilità di dare evidenza all’atletica: questa invece temo che sarà una bella occasione persa. Il campionato del "dio calcio” sarà fermo fino a quasi metà giugno. Sport se ne vede pochino alla televisione. Ma perché non organizzare una gara elite sui 3 o 5 chilometri in un parco da trasmettere in diretta televisiva. Una bellissima passerella per il nostro sport. Invece si pensa solo ai campionati assoluti che saranno ad agosto, vedi qui l’annuncio,  quando i media saranno concentrati su calcio, motorismo ed altri eventi sportivi con più appeal. Una ghiotta occasione persa, si poteva fare ai primi di giugno, come hanno già fatto in Norvegia (ecco qui il pezzo del collega Annoscia, sempre bravo e puntualissimo ad informarci su quanto accade nel mondo). E non venitemi a dire che ci sarebbero stati dei problemi per il contagio, protocolli o quant’altro. Spiegatemi allora com’é possibile che in serie A si allenino 11 contro 11 e noi non si possa fare una gara con una ventina di atleti d’interesse nazionale. Anzi due, una maschile ed una femminile. Evento infinitamente meno pericoloso di una serata di movida in una città a Vostra scelta o del gioco dei bambini in un pomeriggio ai giardini pubblici.

Si può dare di più, cantavano Morandi, Tozzi e Ruggeri a Sanremo nel lontano 1987, canzone vecchia, ma testo tuttora valido in via Flaminia Nuova a Roma.

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Un tema molto dibattuto, e non solo in Lombardia. Le norme emanate dal governo nazionale hanno autorizzato la riapertura, dettando tutta una serie di precauzioni da prendere ed è proprio questa la prima difficoltà. Sono regole tanto doverose quanto difficili da applicare, non si tratta solo di chiudere gli spogliatoi, bensì di esercitare il controllo degli ingressi contingentando il numero di persone; sanificare gli attrezzi, avere dei teli da sostituire per il salto in alto, disporre di mascherine e guanti e di garantire lo smaltimento, disporre di strumenti per misurare la temperatura corporea……

Quali sono i centri sportivi, riferendomi in particolare alle piste di atletica, che possono/vogliono garantire tutto questo? Al momento non è previsto alcun contributo a sostegno, pertanto si tratterebbe solo di iniziative private, eventualmente autorizzate dai singoli comuni. Scrivo “eventualmente” perché sappiamo come spesso diversi comuni si siano mossi autonomamente.

Oppure, caso Lombardia (ma sono certo ci siano altre simili realtà in Italia), appassionati di atletica, tecnici, dirigenti, gli stessi atleti, che si mettono a disposizione per mandare avanti la baracca dell’atletica. Proprio grazie a queste persone sono stati aperti diversi centri sportivi, eccone alcuni:

XXV aprile (MI); Sesto SG (MI); Legnano (MI); Lodi; Canegrate (MI); Saronno (VA); Cairate (VA); Vigevano (PV); Mariano Comense (CO); Rovellasca (CO); Brembate (BG); Alzano (BG); Rodengo Saiano (BS); Concesio (BS); Nave (BS); Rezzato (BS). Altri apriranno a breve, come Bergamo (Via delle Valli); Chiari (BS).

Ma si tratta di un elenco che si aggiorna costantemente, è buona cosa rivolgersi al comitato lombardo per informazioni:   Il presidente del Comitato Regionale FIDAL Lombardia Gianni Mauri (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.); i vicepresidenti Roberto Goffi (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.) e Luca Barzaghi (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.); il segretario generale Rolando Perri (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.), ma anche ai comitati provinciali di pertinenza. Sono a disposizione delle società per tutte le problematiche inerenti e per agevolare l'opera di ripresa, in maniera sicura e controllata, delle attività. 

Qui sotto riporto un comunicato di Fidal Lombardia, che cerca di spiegare come stanno le cose. Il titolo è quantomai opportuno “Facciamo chiarezza”, perché dall’esterno non è facile comprendere le dinamiche che ci sono dietro queste scelte.

In relazione alle ordinanze emanate da Regione Lombardia e dai Comuni in merito alla ripresa dell’attività negli impianti sportivi, si ravvisa che spesso tali ordinanze sono in contraddizione tra loro e che in alcuni casi permettano la pratica all’aperto, in altri casi consiglino la pratica all’aperto, in altri casi ancora permettano oppure neghino l’uso degli impianti sportivi.

La Federazione Italiana di Atletica Leggera, nel pieno rispetto delle norme emanate dal Governo nazionale, ha consentito, al momento, esclusivamente l’allenamento in forma individuale degli atleti di interesse nazionale come da elenchi inviati alle società.  È evidente che FIDAL Lombardia non può predisporre piani di riapertura dell’attività sportiva sulla base di decine di ordinanze comunali di differente contenuto. Pertanto, la Federazione continuerà ad attenersi alle disposizioni del Governo nazionale che per loro natura stabiliscono regole e parametri uguali per tutto il territorio nazionale.

Si sottolinea infine che, laddove le ordinanze locali lo consentano, la riapertura dell’attività esula dalle autorizzazioni federali per la ripresa dell’attività e per l’eventuale riapertura degli impianti. La responsabilità di tali aperture ed il rispetto di tutti i protocolli igienico-sanitari sono di esclusiva competenza e responsabilità di chi ha la responsabilità della gestione (Comuni, Fondazioni, Privati, Società Sportive ecc) e nel pieno rispetto di tutte le tutele previste dai protocolli di sicurezza sanitaria che devono essere rispettati verificando inoltre la validità delle coperture assicurative per lo svolgimento dell’attività all’interno degli impianti sportivi.

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5 Maggio - “L'impressione è che siamo solo all'inizio della querelle”, concludeva Maurizio Lorenzini nel suo preciso pezzo: https://www.podisti.net/index.php/commenti/item/6045-elezioni-fidal-rinviate-anzi-no.html; e una nuova puntata è stata scritta oggi, con il pezzo apparso sul "Corriere dello Sport" a firma Franco Fava, dal titolo: “Malagò riflette: elezioni pre-Tokyo?”.

In effetti, la pandemia che ha portato al rinvio al 2021 dei Giochi Olimpici di Tokyo ha creato il grande problema delle elezioni del CONI e delle varie Federazioni, tra le quali la FIDAL.

Farle svolgere come previsto nel 2020 o rinviarle nel 2021, dopo i Giochi Olimpici, “quindi non più al termine del tradizionale quadriennio olimpico, ma a quello che è divenuto ormai un quinquennio? Sul posticipo confliggono da una parte la Carta Olimpica, che indica l’appuntamento con le urne dei Comitati Olimpici all'indomani dell'Olimpiade, dall'altra la legge Melandri del 1999, che impone il rinnovo delle cariche ogni quattro anni”.

Il presidente del CONI, Giovanni Malagò, si era detto inizialmente favorevole al rinvio a fine 2021 delle assemblee elettive federali, con le elezioni Coni a seguire nella primavera 2022, ma sta forse cominciando a riflettere e vedere la questione in maniera un po’ diversa.  

Infatti, come scrive Fava: “nelle consultazioni avute la scorsa settimana, il presidente Malagò avrebbe avanzato l'ipotesi di un rinvio di soli pochi mesi. Causa anche le difficoltà a convocare assemblee di centinaia di delegati per ogni federazione il prossimo autunno, Malagò starebbe pensando di proporre la fase elettiva tra gennaio e febbraio 2021. Si pensa al voto telematico, che favorirebbe un taglio dei costi, ma solleverebbe dubbi tecnici e legali (remote, interventi candidati in streaming e presenza di un notaio).
A scalpitare per elezioni nei tempi stabiliti sono federazioni importanti come l'atletica, il cui presidente Giorni non è ricandidabile. I tre aspiranti - Roberto Fabbricini, Stefano Mei e Vincenzo Parrinello (attuale vice in Fidal) - sarebbero favorevoli a impegnarsi a non modificare, se eletti, la struttura tecnica a pochi mesi dai Giochi. Tra le federazioni favorevoli a vario titolo a un rinvio al 2021 spiccano anche calcio, ciclismo e rugby. Altri fanno notare che in caso di cancellazione di Tokyo, si creerebbe un pericoloso corto circuito”.

E, in effetti, c’è molto da meditare su quest’ultima frase: in caso di annullamento definitivo dei Giochi Olimpici, cosa accadrebbe? Presidenti e consiglieri fin quando rimarrebbero in carica?

Speriamo si possa decidere a breve, trovando la miglior soluzione: per il futuro del nostro sport.

 
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Da tempo è in atto un confronto tra gli organizzatori delle gare su strada e la Federazione; tutto è partito dai famosi certificati medici, con l’obiettivo di ridurre le problematiche che limitano fortemente la partecipazione degli stranieri. Poi si sono identificati altri buoni motivi per continuare il dialogo, non fosse altro grazie al coronavirus. 

Pare proprio che in merito al modo di procedere siano nate delle controversie, formalmente lamentate dal gruppo delegati running (rappresentano tutte le gare gold e silver) con la lettera che segue. Come si può notare, pare che il segretario Fidal, Fabio Pagliara, non abbia atteso un documento che i rappresentanti stavano predisponendo, invece muovendosi direttamente presso i comitati regionali. 

Questa la lettera che abbiamo ricevuto: 

Spett. redazione podisti.net

Nei giorni scorsi sono apparse sui media alcune dichiarazioni da parte del Segretario della Fidal, nelle quali si parlava di una collaborazione con il gruppo delegati running e della stesura di un documento a più mani, a seguito dei suggerimenti ricevuti dagli organizzatori. 

Da parte del nostro gruppo di delegati running, ancora non c’era stata una risposta ufficiale sull’argomento, sul quale abbiamo invece chiesto agli organizzatori delle gare Gold  e Silver di ricevere delle indicazioni per poter  fare delle controproposte condivise alla Federazione. 

Vi inoltriamo una lettera appena inviata al Segretario, nella quale come gruppo prendiamo le distanze dalle affermazioni del segretario sulla condivisione del documento bozza presentato dallo stesso, ripromettendoci di dare dei suggerimenti che siano frutto, sì, di una presa di coscienza delle condizioni imposte dall’emergenza, ma anche di una realistica prospettiva di ciò che si può e di ciò che invece non si può fare.

Firmato, I delegati Running 

Questo il testo della lettera inviata al segretario: 

Caro Segretario,

abbiamo avuto modo di apprendere che la Federazione starebbe scrivendo a quattro mani con i rappresentanti degli organizzatori delle Linee Guida per tornare alla pratica agonistica delle corse su strada.

Lo abbiamo appreso dalle sue interviste al Corriere dello Sport e dal blog di Cesare Monetti, oltre che da una mail inviata ai Presidenti Regionali nella quale la Fidal conferma che la bozza Linee Guida discende dai suggerimenti ricevuti dai Presidenti Regionali e dal gruppo di lavoro formato dagli organizzatori di maratone e mezze Gold e Silver. 

Siamo a rilevare che il fitto scambio di idee di cui si parla nei suddetti articoli, tra noi e la Federazione, in realtà ad oggi si limita all’aver ricevuto da parte della Federazione stessa una bozza di Linee Guida, non in esclusiva, e poi una nuova bozza che veniva presentata come lavoro comune anche fra Delegati Running e Federazione. Il che non è.

Siamo a contestare tale modo di descrivere i rapporti fra ufficio Running e Delegati delle maratone e mezze Gold e Silver che fino ad oggi limita il confronto all’invio unidirezionale da parte vostra delle bozze di Linee Guida da presentare al Governo. Da parte nostra stavamo preparando una risposta che raccogliesse le posizioni del maggior numero possibile di organizzatori. 

Gli organizzatori si pongono in questo momento più di un problema sul ritorno alla normalità, sul superamento della paura e degli effetti del virus, per poter eliminare il distanziamento sociale, per tornare a stare insieme a gareggiare. I mass event comportano necessariamente forti assembramenti in partenza, arrivo e nelle fasi preliminari e successive alle gare. Le manifestazioni sono esperienze di socialità e comportano spostamenti sul territorio, in funzione turistico-sportiva, la presenza di pubblico, sponsor che vogliono esser legati a feeling positivi.

La situazione attuale non permette tutto questo e stiamo verificando noi con gli organizzatori Gold e Silver, su cui pesano responsabilità e costi delle manifestazioni, se e come in questa situazione sia il caso di rimettere in moto. Le nostre risposte non tarderanno ad arrivare.

La invitiamo però a non richiamare la nostra condivisione di decisioni della Federazione, né in interviste, né in comunicazioni ufficiali ad altri organismi federali perché questo non corrisponde alla realtà dei fatti.

Ne approfittiamo anche per ribadire che i temi del dialogo da aprire subito fra Fidal e organizzatori riguarda anche la proposta da noi inviata e che chiedeva per il 2021

- l’abbandono delle tasse gara

- l’eliminazione delle tasse di affiliazione delle società

- il procrastinare la validità delle tessere di tutte le categorie al 31/12/2021 ed il mantenimento dei label delle gare per il 2021.

Su questo restiamo in attesa di risposta da parte della Federazione. Questo tema è nelle corde delle decisioni che la Fidal può assumere ed è stato presentato in modo formale e preciso. Vorremmo una risposta, a maggior ragione ora che apprendiamo che la Federnuoto e la Federazione del Volley hanno previsto l’azzeramento di questi costi e di costi similari per le loro società, mentre la Fidal ha parlato di un intervento ai soli iscritti delle categorie promozionali, i cui costi di tesseramento sono fra l’altro irrisori rispetto a quelli delle categorie master, che sono quelle maggiormente interessate ai nostri eventi di massa.

I protocolli di sicurezza si muovono al momento verso una situazione ignota e hanno bisogno di interpretare scenari in divenire. Vorremmo poter interpretare con la Fidal quanto sentiamo da organizzatori e runner e difendere quelle posizioni per le responsabilità che portiamo sul futuro della corsa. Questa volta non è scontato che affrontando la situazione senza una cassetta degli attrezzi adeguata e senza capire le esigenze di tutti, vi sia un futuro anche per la Federazione.

Ci riserviamo infine di inviarvi entro la entrante settimana le osservazioni sulla bozza di linee guida inviateci.

I Delegati Running

Lorenzo Cortesi (Venice Marathon)

Ferruccio Demadonna (Trento Running Festival)

Laura Duchi (Roma-Ostia)

Stefano Righini (maratona di Ravenna)

 

 
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Non sarà da fare i salti di gioia ma il gesto è da apprezzare. Nell’ambito delle iniziative di sostegno alle associazioni sportive, la federazione ha deciso di prorogare il tesseramento al 2021 per alcune categorie del settore giovanile, più precisamente quella degli esordienti (sono 3 fasce, nati da 2009 al 2015); ragazzi (nati nel 2007 e 2008) e cadetti (nati nel 2005 e 2006).

In realtà bisogna dire che difficilmente se ne potrà usufruire già nel corso del 2020, proprio per l’assenza di gare; inoltre non so al momento del blocco (febbraio) quanti tesseramenti erano già stati effettuati. In ogni caso la sostanza è che nel 2021 non si dovrà pagare la quota annuale.

Ma, come si dice, in soldoni di quanto/cosa stiamo parlando? Queste tre categorie insieme totalizzano circa 70.000 tesserati, su un totale di circa 300.000.  Dal punto di vista prettamente economico non sono grandi cifre, anche se messe insieme un peso ce l’hanno; secondo il tariffario ufficiale Fidal per la categoria degli esordienti è previsto un costo annuo pari a tre euro, invece 10 per ragazzi e cadetti. Ovviamente le singole società possono chiedere contributi per la copertura delle notevoli spese che devono sostenere, salvo interventi degli sponsor (ahimè, generalmente pochini per il settore giovanili): pensate a divise, borse, affitto campi sportivi, tecnici, etc.

E i master? A noi tocca aspettare, di certo la situazione è sempre più grave. Francamente non penso solo/soprattutto al costo del tesseramento (costo base 20 euro/anno), invece a tutte attività che i gruppi sportivi mettono in piedi; diversi di questi organizzano gare che però non si possono e non si potranno fare per lungo tempo, ed invece costituiscono un’entrata importante per la sopravvivenza del gruppo sportivo. Ma anche tutte le attività collaterali, come organizzazione corsi, per alcuni i costi di affitto dei centri sportivi e iniziative sociali di vario tipo.

Fidal dovrebbe porre attenzione a questa categoria, che rappresenta un importante entrata nelle casse federali. Non si tratta solo dell’introito derivante dal costo del tesseramento, peraltro si tratta di qualche milione di euro, ma tutto ciò che è connesso alle attività dei master, in primis la partecipazione alle gare. Una mezza maratona livello “bronze” costa 1200 euro, poi c’è la nota “tapascion tax”, un euro a partecipante/gara, giusto per citare le prime cose che vengono in mente. Oggi il master è arrabbiato perché non può correre come vuole, non potrà gareggiare per un bel po', non vede l’ora di riprendere. E’ chiaro che ciò non dipende dalla federazione, ma un occhio di riguardo per la categoria è meritato. Anzi dovuto.

 
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Martedì, 28 Aprile 2020 12:34

La presidente Fidal Agrigento scrive a Giomi

Volentieri rilanciamo questo appello che la presidente del Comitato provinciale Fidal Agrigento, la campionessa della strada Liliana Scibetta, ha lanciato al proprio presidente nazionale. In una stagione in cui l’attività è ferma, ma i ‘costi costanti’ rimangono invariati; in cui, per esempio (venendo al mondo civile), le assicurazioni auto (almeno alcune) offrono la riduzione delle tariffe data la minore o nulla incidenza del traffico, o i teatri rimborsano le quote di abbonamento non godute, o – infine – dal governo centrale giungono, o almeno sono promessi, sussidi a imprese o famiglie, sarebbe stonato che la Fidal mantenesse le proprie ‘tasse’, sia quelle di tesseramento per un’attività che non c’è, e ancor più i taglieggiamenti come quello indicato al punto 6. [F.M.]

Carissimo Presidente della Fidal Alfio Giomi,

chi scrive è Liliana Scibetta presidente del Comitato Provinciale della FIDAL di

Agrigento.

La gravissima crisi sportiva e finanziaria che sta colpendo tutto il mondo sportivo ed in particolare il “nostro mondo”, quello dell’Atletica Leggera, se da un lato sta destando allarme e preoccupazione, dall’altro non può e non deve scoraggiarci.

Ad oggi, nell'ottica di una ripresa che al momento appare ancora lontana, deve essere nostra priorità cominciare a riprogrammare la ripartenza, per questo mi appello a Lei affinché sin d’ora si cominci a delineare e a tracciare un percorso di incentivi a sostegno dell’Atletica Leggera.

Le società oggi sono in gravissime difficoltà, ancora di più quelle siciliane, penalizzate dalla posizione geografica, dalla carenza di impianti e dai costi esosi che le stesse sono costrette ad affrontare, quando devono prendere parte alle manifestazioni programmate fuori dal territorio siciliano.

Stesso discorso vale per gli organizzatori delle manifestazioni, che si troveranno, oltre al quasi azzeramento di sponsorizzazioni, a dovere fare i conti con aumenti di costi relativi alla sicurezza sanitaria, imposti a seguito delle nuove disposizioni in materia di lotta al Covid 19.

Per questo e, alla luce del prolungarsi della situazione di criticità, credo che la Federazione, dovrebbe sin da ora, cominciare ad emanare delle linee guida e prospettare aiuti a sostegno delle società martoriate dall’emergenza sanitaria.

A tal proposito mi permetto di mettere nero su bianco, una serie di proposte che potrebbero rappresentare il volano per poter rilanciare con entusiasmo e nel migliore dei modi la prossima stagione agonistica.

 

1- Esenzione tassa di affiliazione 2021 per le A.S.D. affiliate per la stagione 2020;

2- Riduzione del 50% della tassa di tesseramento per il 2021 per i gli atleti già tesserati nel 2020;

3-  Sostegno alle A.S.D. che promuovono l’attività promozionale;

4- Riduzione drastica delle tasse di tesseramento delle figure come Dirigenti, Tecnici e medici;

5- Creazione di un fondo che sostenga le A.S.D. geograficamente penalizzate, che nel corso della stagione 2021, parteciperanno a C.D.S.;

6- Abolizione in via straordinaria della tassa gare di € 1 a partecipante per le gare su strada;

7- Sostegno agli organizzatori attraverso convenzioni con società di cronometraggio e di protezione civile, per l’abbattimento dei costi di cronometraggio e sicurezza.

Tutto ciò costituirebbe oltre che un aiuto non indifferente per le società, dirigenti ed atleti, un meraviglioso segnale di vicinanza delle Federazione e uno stimolo per andare avanti.

L’occasione è gradita per augurarle un caro saluto ed un buon lavoro.

 

Agrigento 27 Aprile 2020 

FIDAL Comitato Provinciale di Agrigento c.o. Palazzo CONI – 92100 – Agrigento

Il Presidente

Liliana Scibetta

 
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Venerdì, 17 Aprile 2020 12:36

Tornare a correre, e non solo: Fidal propone

Forse qualcosa succede, sul fronte Fidal. Si potrebbe anche dire…finalmente. Si tratta di una proposta mirata a favorire gli allenamenti degli atleti tesserati; la trovo concettualmente ben congegnata e strutturata, tenendo presente le difficoltà attuali. Questo il titolo della proposta:

PROPOSTA DI LINEE GUIDA PER LA REALIZZAZIONE DI UN DISCIPLINARE DI ACCESSO E MODALITA’ DI SVOLGIMENTO DELLE ATTIVITA’ DI ALLENAMENTO NEGLI IMPIANTI DI ALTETICA LEGGERA IN PREVISIONE DELLA LORO RIAPERTURA DURANTE IL PERIODO DELL’EMERGENZA DA COVID-19

Ovviamente le criticità sono molte, tuttavia personalmente apprezzo il tentativo di ripartire, sia pure con tutte le precauzioni e limiti del caso. Si tratta comunque di una proposta, che le autorità competenti, in primis l’Istituto Superiore di Sanità, dovranno valutare e sperabilmente approvare. Sono iter che di norma nel nostro paese prendono parecchio tempo, figuriamoci in tempi di coronavirus ma…cerchiamo di essere ottimisti.

Leggendo il documento ci sono le risposte alle domande che è inevitabile porsi. Ecco le principali:

Quali sono gli impianti di atletica leggera? Essenzialmente le piste ed i centri sportivi, quindi solo luoghi circoscritti dove è facile disciplinare gli ingressi ed i controlli. Fermo restando alcune limitazioni (no utilizzo spogliatoi, palestre, etc) sarà necessario mettere a disposizione mezzi e persone per gestire il tutto, cosa non facile, e non solo per un problema di costi. Si potrà correre anche attorno alla pista (perimetro esterno), sempre che il centro abbia un ingresso di controllo.

Chi dovrà occuparsi dell’organizzazione? I gestori dei centri, i quali dovranno mettere in atto tutte le misure idonee a garantire la sicurezza. Si legge che Fidal non fornirà contributi economici diretti, invece si conterà sul supporto delle società sportive, che dovranno mettere a disposizione un adeguato numeri di addetti.

Quando si potrebbe partire? Non c’è una data precisa, di certo dopo il 4 maggio o comunque dopo il via libera del governo

Cosa si potrà fare nei centri sportivi? Allenamento per tutte le specialità dell’atletica leggera, e solo questo, sono da escludere le competizioni di ogni tipo. Naturalmente anche gli allenamenti stessi non potranno svolgersi liberamente, ma seguendo una serie di regole ed indicazioni.

Chi può beneficiare dell’iniziativa: tutti gli atleti tesserati Fidal, a partire dai cadetti e fino ai master. Per questi ultimi ci sono delle riserve nelle fasce superiori a M/F 60, per le quali potrebbe essere richiesto un approfondimento in sede di valutazione. Anche le categorie ragazze/i e le attività delle scuole di atletiche potrebbero essere ricomprese in determinati casi (esempio centri sportivi di gestione diretta Fidal)

Ci sono molti altri aspetti che potete leggere nel documento allegato.

Di certo non sarà la stessa cosa di prima, però ripartire sarebbe già un bel segnale. Non sarà semplice; ad esempio, secondo quanto proposto da Fidal ci vorranno almeno 4 addetti dedicati al controllo, oltre al personale per le pulizie, perché è chiaro che si dovrà provvedere alla sanificazione dei locali, degli attrezzi. Ci saranno limitazione orarie nell’utilizzo della pista, quindi si può immaginare un intasamento in certe fasce, tipicamente 18-21). Non credo proprio si potranno fare i “lunghi”, anche le ripetute probabilmente dovranno essere ridotte come distanza; salti e lanci dovranno essere ben coordinati.

In definitiva, io auspico che tale proposta verrà accettata, e confido che non si mettano per traverso governatori e amministratori di enti locali, di questi tempi ne abbiamo visti di interventi quantomeno discutibili (quelli che ...la corsa non è attività motoria…). E possibilmente che si possa “tornare in pista” anche in tempi rapidi. Ripartiamo lentamente, ma… ripartiamo.

Resta un dubbio, un grosso dubbio: si potranno raggiungere i centri sportivi? Autocertificazione?

 

 
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Si sapeva che era una possibilità assolutamente concreta, lo aveva “bisbigliato” lo stesso presidente Giomi: “Sarebbe un peccato non poter completare il nostro lavoro fino alle Olimpiadi, per il bene stesso degli atleti”. Sulla legittimità della scelta di continuare con l’attuale consiglio federale si è discusso e si discuterà ancora, ma pare che esista la possibilità di una deroga al mandato che prevede il quadriennio (non a caso coincidente con le Olimpiadi), in considerazione dell’eccezionalità della situazione. 

Semmai ci sarebbe argomentare sul “bene degli atleti”: se da una parte è ovvio che esiste un programma in atto, dall’altro non si può dare per scontato che “un altro” programma non sarebbe stato ugualmente valido, o forse anche migliore, visti i risultati sinora ottenuti. Al tempo stesso gli eventuali subentranti avrebbe chiaramente tenuto in considerazione il programma sinora svolto; infine, un periodo di 8 mesi apparirebbe adeguato per presentarsi al meglio a Tokio 2021 (23 luglio – 8 agosto, LEGGI QUI). Aggiungo, ancora, che sono gli atleti a correre, saltare e lanciare, certamente non i componenti del consiglio federale.

Insomma, seppure la decisione di continuare abbia più di un senso, il dubbio che si tratti anche di una scelta opportunistica, ovvero un anno in più di poltrona, c’è tutto. Ora comunque speriamo che tutti i componenti del consiglio federale affrontino con serietà e senso di responsabilità quest’ultima fase, e che da questo lavoro venga fuori un qualcosa di buono dal loro mandato, sinora deludente.

La decisione di rinviare le elezioni ovviamente riguarda tutte le federazioni sportive; di riflesso certamente anche le elezioni regionali saranno rinviate. Il presidente del Coni, Giovanni Malagò, ha precisato che la decisione è stata presa in accordo col CIO e col ministro dello sport, Vincenzo Spadafora, persona che sinora non pare abbia brillato sulle decisioni in materia di sport.

 

 
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Il 27 marzo ci sarà una riunione del consiglio federale, già programmata da tempo. La ragione principale, per quanto a mia conoscenza, è (era?) la rivisitazione del calendario gare, completamente rivoluzionato dagli eventi legati al coronavirus.  C’è chi ha semplicemente annullato l’edizione 2020 ed altri invece che cercano disperatamente una data, facile prevedere un affollamento nel periodo settembre-novembre, organizzatori che magari si litigheranno i clienti/podisti a colpi di sconti e offerte speciali. Non sarà facile, per nessuno. In ogni caso la mia impressione è che, in base al recente sviluppo della situazione, sia oggi prematuro fare ipotesi di calendario, anche se sarebbe bello, una sorta di segnale che la vita sportiva riprenderà. Sarà quindi una riunione dalla quale emergerà poco o nulla.

Alfio Giomi, presidente della Fidal:

Quando questa mattina, dopo aver letto delle ennesime, immani difficoltà in cui si sta dibattendo il nostro Paese, mi sono apprestato ad approfondire i temi del Consiglio federale del 27 marzo, mi sono chiesto quanto fosse congruo, in un momento come questo, pensare all’attività sportiva. E la risposta è stata: lo è più di sempre, perché ci aiuta ad affrontare una fase difficilissima, sapendo che ne usciremo e che c’è un domani. È quindi con questo spirito che affrontiamo le difficoltà di oggi, preparandoci al meglio per quando finiranno. 

Dobbiamo però ammetterlo: quando tutto questo sarà finito, non potremo ripartire come se nulla fosse stato. I tempi per il ritorno alla normalità saranno lunghi, e dovremo, tutti insieme, organizzarci per superarli al meglio. Con questo spirito ci prepariamo alla riunione di Consiglio del 27 marzo, nell’ambito del quale costruiremo e rafforzeremo tutti quegli strumenti che ci consentiranno di superare l’ostacolo. Sarà allora, che i valori fondanti dell’Atletica Italiana potranno fare la differenza.


Tutti insieme, ce la faremo.

Un messaggio un po’ banale, un po’ scontato, ma forse in questo momento è difficile dire di più. Invece ci sono dei problemi da mettere sul tavolo, certamente molto meno gravi rispetto a quanto sta accadendo, tuttavia si deve pensare che la vita continua, deve continuare. Non credo che sia blasfemo cominciare a pensare o immaginare il dopo coronavirus, vale per tutte le attività, vale per l’atletica. Ed allora, nel frattempo, piacerebbe sapere cosa sta effettivamente facendo la federazione rispetto al movimento dell’atletica; la domanda più immediata riguarda gli atleti che possono o potrebbero concorrere per le gare più importanti; il primo pensiero va alle Olimpiadi di Tokio (se si faranno) ma anche più semplicemente ai campionati italiani. Per accedere ci vogliono dei minimi, in termini di tempi e misure, ma senza gare, come si fa ad ottenerli? Prima ancora, in mezzo a tutti gli stop che la situazione impone, come possono allenarsi? Per chi vale la possibilità di farlo? Fidal ha definito una lista di atleti autorizzati, questi i criteri:  

Atleti-di-interesse-nazionale-ecco-i-requisiti

Con questo si definisce un primo elenco di atleti che potrebbero allenarsi. Bene, ma dove? Gli atleti dei gruppi militari (Esercito, Aeronautica, Fiamme Gialle, etc) di norma hanno a disposizione i propri centri sportivi, opportunità utile soprattutto per le specialità classiche dell’atletica (salti, lanci, prove veloci e multiple, mezzofondo). Per tutti gli altri è più complicato, semplicemente perché i centri sportivi sono chiusi. A proposito degli altri: ci sono diversi atleti che non appartengono ai gruppi militari, né sono inclusi nella lista “atleti di interesse nazionale”, eppure posseggono già i minimi per i campionati italiani. Ne cito alcuni che mi vengono subito in mente: Omar Bouamer (29:48 sui 10.000 mt), Francesco Carrera (29:29, 10.000 mt), Nicola Bonzi (1:05:14, mezza maratona). Allargando il discorso ci sono altri atleti meno noti ma comunque in possesso dei cosiddetti “minimi”, che sono ad esempio in campo maschile 3:51 per i 1500 metri; 31’ per i 10.000; 9’20 per i 3.000 mt siepi. Quali possibilità riserva loro la federazione di potersi allenarsi? Vale a tutti gli effetti l’autocertificazione?

In mezzo a tutti questi discorsi c’è un’altra complicazione: grazie alla battaglia scatenata contro chi corre allenarsi per strada diventa un’attività ad alto rischio, sono in aumento gli episodi di intolleranza.

 

 
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In questo particolare momento nero del mondo tutto, e dello sport in particolare, legato all’emergenza Coronavirus, un’interessante intervista del presidente Alfio Giomi è stata pubblicata sul sito della Fidal.

Il presidente, dopo aver riconosciuto all’atletica il ruolo di “grande agenzia educativa, capace di stare alle regole”, evidenzia l’importanza delle società che “sono il punto di riferimento del movimento” e si dice pronto a raccoglierne le istanze; al contempo si dice pronto per il prossimo Consiglio Federale (del 27 marzo, in teleconferenza) a formalizzare nuove ipotesi per il nuovo calendario nazionale, per essere pronti non appena si potrà ripartire.

Per quanto riguarda le Olimpiadi di Tokyo, Giomi dichiara che la preparazione degli atleti va avanti, che occorre continuare ad allenarsi, pur tra le mille difficoltà del momento, pensando che i Giochi Olimpici si svolgano regolarmente, come i susseguenti Europei di Parigi.

Conclude dichiarando che è tutto in itinere per il Golden Gala di Napoli del 28 maggio, come per tutti gli altri eventi internazionali che l’Italia dovrebbe ospitare.

Di seguito il testo integrale:

La famiglia dell’atletica italiana sta attraversando giorni difficili, come l’intero Paese. Qual è il sentimento comune?

“Più che mai, questo momento è la dimostrazione che l’atletica è una grande agenzia educativa, capace di stare alle regole. E di farlo anche con il sorriso, come dimostrato dal gran numero di foto e video che sono arrivati per la nostra campagna sui social network per sensibilizzare agli allenamenti da casa. Emerge la capacità del nostro mondo di guardare avanti, cercando di cogliere gli aspetti positivi, e con un sentimento di appartenenza: essere distanti ma uniti e far tutti parte della stessa comunità”.

Come sta lavorando la Federazione per sostenere le società che operano sul territorio?

“Le società restano il nostro primo pensiero. Sono il punto di riferimento e più che mai in questo momento sono le forze che sul territorio interpretano meglio le necessità delle migliaia di tesserati. A questo proposito, stiamo preparando un questionario che approveremo nel Consiglio federale del 27 marzo per raccogliere le istanze, farcene carico e presentarle al Governo quando sarà il momento: penso alle esigenze delle società che gestiscono impianti, o che utilizzano impianti di proprietà altrui, o agli organizzatori di eventi, insomma vogliamo continuare a far sentire che c’è grandissima attenzione per tutti i club”.

Tantissimi i rinvii: come si lavorerà sulle nuove date?

“Dopo il prossimo Consiglio federale, sentito il parere dei Comitati Regionali e degli organizzatori, formalizzeremo varie ipotesi per un nuovo calendario nazionale, in modo da essere pronti immediatamente a ripartire, quando sarà possibile. Ovviamente la ripresa sarà graduale ma il nostro primo obiettivo è che i ragazzi possano tornare ad allenarsi. Poter operare in spazi ampi come un campo d’atletica ci può favorire, sempre nel massimo rispetto delle regole, come fatto fin dall’inizio, perché la salute è l’aspetto principale da tutelare”.

È l’anno olimpico. In attesa di ulteriori indicazioni dal CIO, che linea si è data la Federazione?

“Un messaggio chiaro: la stagione va avanti, la preparazione va avanti. Dobbiamo continuare ad allenarci pensando che i Giochi olimpici si svolgano regolarmente. Ma non solo Tokyo: subito dopo ci dovremo far trovare pronti per gli Europei di Parigi. Conosco le difficoltà ma anche la grande capacità di adattamento di tecnici e di atleti: così si riesce ad andare avanti. Rispettare le indicazioni del Governo potrà farci uscire prima di tanti altri Paesi da questa situazione mai vissuta al mondo”.

La Diamond League, proprio oggi, ha rinviato le prime tre tappe 2020. Com’è la situazione per il Golden Gala di Napoli del 28 maggio?

“Più che mai in itinere. Siamo alla finestra e monitoriamo ciò che accade. Valuteremo l’evolvere della situazione, tenendo conto anche del calendario del calcio e della disponibilità degli atleti stranieri”.

E per gli altri eventi internazionali che l’Italia ospiterà quest’anno?

“Stessa cosa: monitoriamo giorno per giorno, è inutile fare fughe in avanti. Per l’incontro internazionale di staffette del 2-3 maggio a Rieti siamo al limite, diventa molto complesso. Per quanto riguarda invece gli Europei under 18 che sono in calendario dal 16 al 19 luglio, sempre a Rieti, continuo a restare fiducioso”.

 

PS: Sull'acquiescenza della Fidal al quasi-divieto di correre per i podisti normali, si veda qui:

http://podisti.net/index.php/in-evidenza/item/5930-nuova-ordinanza-attivita-motoria-solo-nei-pressi-di-casa-e-da-soli.html

 

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E’ vero, in questo momento ci sono altre emergenze, ma il 29 novembre a Ostia ci sarà l’assemblea ordinaria FIDAL per l’elezione del nuovo Presidente e del Consiglio Nazionale, che dovranno guidare la nostra atletica lontano dal virus che ormai l’ha posta in quarantena da trent’anni, un tempo forse eccessivo.

Al momento ci sono tre candidature, ma deludenti: Roberto Fabbricini, 75 anni, nel CONI dal 1972,  sempre nelle zone alte del potere sportivo; un uomo per tutte le stagioni, da Federcalcio a Sport e Salute, nessuna o quasi esperienza nell’atletica, non ha ancora presentato un programma, solo la disponibilità a riunire l’Atletica sotto una sola bandiera.

Stefano Mei, 57 anni, buon passato da atleta, consigliere nazionale nel 2001 e 2009, già candidato alle scorse elezioni, è l’unico che ha presentato un programma in cui si parla solo di atletica top e in pista; oltre a tutto denota una scarsa conoscenza della Federazione mettendo al bando la Runcard, senza ricordare che il contratto (,rinnovabile) con Infront scade nel 2024, e uno dei pilastri è proprio la Runcard; ma forse è una concessione alle  società che la osteggiano.

A giorni dovrebbe uscire il programma dei “Volonterosi”, capeggiati dal Generale Vincenzo Parrinello 62 anni, da otto vice di Alfio Giomi, un altro Comandante delle Fiamme Gialle come Gianni Gola, che salì al potere proprio trent’anni fa: non è certo una garanzia di discontinuità e rinnovamento.

E’ stato pubblicato in questi giorni il prospetto con i voti a disposizione delle società, e quindi si possono cominciare a fare delle considerazioni.

Stranamente ci sono meno voti a disposizione, 68.630 contro i 106.667 del 2016, difficile capire il perché vista la complessità dei calcoli che tengono conto di 24 voci: di cui solo quattro dedicate ai Master, con 777,5 voti, quattro ai Cadetti (11.055) e due alla Montagna (55).

Ci sono poi 10 punti a testa per le 2.780 società, pari a 27.800, e 395 per gli organizzatori di manifestazioni in pista. Il resto (28.911) viene assegnato in base all’attività assoluta su pista. Il totale fa 68.994,5 voti, ma 364,5 vengono persi per arrotondamenti.

Si conferma, insomma, l’errore di concetto esistente: praticamente i voti vengono attribuiti solo per l’attività su pista. In 30 anni non si sono rivisti i criteri della loro attribuzione, la strada è completamente ignorata, pur essendo almeno il 60% dell’attività federale; i Master e la montagna ricevono un quantitativo ridicolo se non offensivo.

Ho esaminato i dati delle ultime elezioni FIDAL: Giomi fu eletto con 47.469  voti pari al 61,56 %, Mei ne prese 29.408, 38,14% ; bianche 237 , 0,30%

Ciò vuol dire che non furono assegnati 29.553 voti, cioè più del risultato di Mei.

Ancor più significativo il fatto che le società votanti furono 740, ma 407 con deleghe, di fronte alle 2.462 aventi diritto: praticamente il 23,5% decise la governance della FIDAL per il quadriennio 2017 – 2020. Gridare allo scandalo non sarebbe eccessivo.

Dai conti fatti, questa volta le società che possono contare da 10 a 50 voti sono 2.514, con 34.980 voti pari al 51 %; le altre sono 266 col 49%. Se consideriamo che le liste in campo saranno forse tre, ma quasi sicuramente uno dei contendenti si ritirerà, troviamo che se le società “podistiche”, anziché dare la delega alle società che contano, formassero una lista “aria pura”, cosa potrebbe succedere?

Il problema è  trovare chi  possa portare al successo un Movimento  “Aria Pura”: ho in mente alcuni nomi, ma preferisco che sia il “popolo” ad esprimersi. Mi limito a tracciare un personale identikit: deve essere giovane (40 – 50 anni), avere un passato di discreto atleta, deve conoscere e amare sia la pista che la strada, essere un valido organizzatore e, soprattutto, aver voglia e tempo di impegnarsi.
Naturalmente a lui si deve poter affiancare un valido gruppo di collaboratori che non vadano in Consiglio solo per fare gli interessi della propria società, insomma una squadra di persone serie che diano una ventata di freschezza. Insomma, sarebbe ora di smettere con la rassegnazione e il fatalismo.

“Sembra sempre impossibile, finché non viene realizzato” (Nelson Mandela).

                                                       
                                                       

% SOCIETA'

   

60

30,4

4,9

3,1

0,9

0,7

100

                                   

% VOTI

   

24,2

26,8

14,2

16,7

8,7

9,4

100

                                   
                                                       

regione

voti

%

regione

società

   

MILITARI

   

%

LOMBARDIA

13.205

19,2

LOMBARDIA

557

20

 

FF.GG

163 + 305

468

0,7

VENETO

7.473

10,9

PUGLIA

252

9,1

 

E.I.

107 + 117

224

0,3

LAZIO

5.819

8,5

LAZIO

237

8,5

 

FF.OO

360

360

0,5

EMILIA R

5.493

8

VENETO

230

8,3

 

A.M.

101

101

0,2

PIEMONTE

5.301

7,7

PIEMONTE

208

7,5

 

FF.AA.

93

93

0,1

TOSCANA

4.667

6,8

EMILIA R

186

6,7

 

CC BO

156

156

0,2

PUGLIA

4.074

5,9

SICILIA

170

6,1

     

1402

2

SICILIA

3.007

4,4

TOSCANA

145

5,2

         

FRIULI VG

2.790

4,1

CAMPANIA

118

4,2

         

CAMPANIA

2.578

3,8

SARDEGNA

113

4,1

 

CUSI

     

MARCHE

2.321

3,4

FRIULI VG

98

3,5

 

PR

380

   

SARDEGNA

2.185

3,2

MARCHE

87

3,1

 

TO

364

   

LIGURIA

1.895

2,8

ABRUZZO

68

2,5

 

MI

351

   

TRENTO

1.547

2,2

LIGURIA

63

2,3

 

GE

218

   

ABRUZZO

1.524

2,2

UMBRIA

52

1,9

 

PA

185

   

BOLZANO

1.307

1,9

CALABRIA

48

1,7

 

PG

150

   

UMBRIA

1.221

1,8

TRENTO

44

1,6

 

CT

125

   

CALABRIA

738

1,1

BOLZANO

47

1,6

 

TS

122

   

BASILICATA

621

0,9

BASILICATA

32

1,2

 

CA

111

   

VDA

498

0,7

MOLISE

16

0,6

 

PI

109

   

MOLISE

366

0,5

VDA

9

0,3

 

PD

93

   
 

68.630

100

 

2780

100

 

VA

88

   
             

PV

84

   
             

SS

76

   
             

BO

72

   
             

FE

53

   
             

CASSINO

40

   
             

BA

36

   
             

NA

29

   
             

URBINO

26

   
             

VR

23

   
             

CAMERINO

13

   
             

FG

10

   
             

SA

10

   
             

UD

10

   
             

VE

10

   
             

LE

10

   
               

 

 

 
                                                     
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Per comprendere un fatto occorre risalire alle origini, “chi non conosce la storia è destinato a ripeterne gli errori.”

La FIDAL nacque nel 1898 come Unione Podistica Torinese, e viene riconosciuta dal CIO come unica Federazione per l’Atletica Leggera in Italia.

Nel frattempo, con la rivoluzione industriale in atto, si formarono all’interno delle aziende i circoli dei lavoratori per utilizzare il tempo libero. Nacquero così i Centri di Promozione Sociale nei quali lo sport era al primo posto.

Le due realtà andarono affiancate senza disturbarsi, anzi gli Enti di Promozione Sportiva svolgevano un compito importante anche nel settore giovanile, sia dal punto di vista dell’attività motoria che nella cura del vivaio in accordo con le Società di Atletica Leggera.

Tutto saltò con l’avvento del Fascismo che si appropriò di tutta la vita sociale italiana, dai Boy Scout agli Enti alla FIDAL.

Nel primo dopoguerra si cercò di tornare alla normalità: sulle ceneri del GUF sorse il CUSI per gli universitari, le ACLI fondarono una loro Unione Sportiva, i Salesiani avevano le polisportive PGS, all’interno dei centri ricreativi aziendali si formarono altre aggregazioni, che non potevano sfuggire ai fini politici dell’epoca, per cui il Fronte Popolare creò l’UISP, De Gasperi la Libertas e Almirante la Fiamma: la politica era entrata a piedi uniti nello sport, ci fu l’ENDAS che cercò di riportare lo sport al centro dell’associazionismo, ma con scarsi risultati; anche la Confindustria, preoccupata per la nuova situazione, fondò lo CSAIN nel quale sarebbero dovuti confluire tutti i dopolavori industriali.

La situazione si fece ancor più magmatica con l’esplosione del podismo negli anni ’70, e così il CONI decise di regolamentare la materia, legando il riconoscimento degli Enti ad alcune condizioni: Statuto in linea con le regole del CONI, minimo 1000 società affiliate, 100.000 tesserati, presenza in almeno 15 regioni. A fronte di ciò il CONI s’impegnava a dare dei contributi che tenessero conto del numero di società e tesserati, e dell’attività svolta.

Oggi sono ben 15 gli Enti riconosciuti, la cui sopravvivenza è legata al numero di tesserati, e questa è la vera origine della disputa, più gente si tessera e più soldi s’incassano: se si fosse stabilita l’unicità del tesseramento si sarebbe fatta chiarezza e pulizia, con questo sistema il CONI rischia di pagare più volte lo stesso soggetto (tesserato per Enti diversi).

Altro errore del CONI, l’aver affidato alla FIDAL il podismo: decisione logica dal punto di vista formale, ma errata dal punto di vista pratico; è come affidare al sovrintendente alla Scala un concerto di Jovanotti in quanto trattasi di “musica”. La soluzione corretta sarebbe stata riconoscere una Federazione Podistica Italiana.

Aggravante, il ritardo con cui fu presa la decisione, ben 26 anni dopo la nascita del podismo: anni durante i quali si era creata una situazione di gestione spontanea dove accanto alla FIDAL agivano gli Enti più attivi e spregiudicati, e una nebulosa di organizzatori improvvisati difficilmente controllabile.

Il CONI per mettere pace puntò sulle Convenzioni tra FIDAL ed EPS, ma, come sosteneva Otto von Bismarck e insegna la storia, i trattati sono “chiffons de papier”, pezzi di carta, se non c’è la volontà di rispettarli.

La Federazione allora, quattro anni fa decise di prendere il toro per le corna e lanciò il Run Project, riforma del sistema delle competizioni FIDAL.

Perno del sistema, la Regola 240 del Regolamento Tecnico Internazionale, ovvero l’attribuzione esclusiva alla FIDAL delle gare su distanze standard: 10 km, 15 km, 20 km, Mezza maratona, 25 km, 30 km, Maratona, 100 km e staffetta su strada sulla distanza della Maratona.

La base legale è che l’omologazione delle distanze e dei risultati è attribuita esclusivamente alla FIDAL.

Ovviamente, varata la legge trovato l’inganno: prima di tutto il termine “Maratona” è generico e usato in tante occasioni, sia nel podismo (ad es. “Maratona delle Canalette” di 16 km), e al di fuori dell’atletica, la Maratona Telethon per esempio, o le maratone parlamentari per approvare la legge di bilancio: su questo, non esiste il copyright della Fidal, Secondo: basta scrivere 21 o 42 km (invece di Maratonina o Maratona) e il gioco è fatto.

http://podisti.net/index.php/commenti/item/5818-il-29-marzo-a-capanne-pg-una-maratonina-da-20-km-e-la-coda.html

Naturalmente i risultati non saranno omologati e non potranno entrare nelle graduatorie federali, ma questo aspetto non interessa alla gran massa dei podisti. D’altra parte, a un M75 come me fa più piacere che non si veda il tempo impiegato…

 

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Lunedì, 24 Febbraio 2020 10:59

Imola, assegnati i titoli regionali di cross Fidal

23 febbraio - Assegnati a Imola (BO) i titoli regionali individuali di tutte le categorie e quelli societari master e giovanili di cross.
Poco oltre i 700 il numero di atleti classificati a questo appuntamento al Parco delle Acque Minerali di Imola, organizzato dalla Atl. Imola Sacmi Avis.

Le gare hanno preso avvio con le 3 serie master, 2 maschili e 1 femminile.
Nella prima gara, con i master 35-40-45-50, Elia Generali (Atl. Castenaso Celtic Druid) festeggia il suo primo Campionato Regionale da master, essendo "over 35" da quest'anno: vince alla grande la serie, aggiudicandosi quindi il titolo regionale sm35. Precede Jacopo Mantovani (Csi Sasso Marconi), 1° negli sm40 e Mohamed Errami (Circolo Minerva) 1° negli sm50; nell'altra categoria, sm45, il titolo regionale va a Faical Boumalik (Circolo Minerva).

Nella gara per i master da sm55 e oltre, 1° posto nella serie per Claudio Valeri (Avis Castel San Pietro) davanti a Marco Moracas (Fratellanza 1874 Modena). Gli altri titoli regionali sono assegnati a Daniele Dottori (Atl. Imola Sacmi Avis) negli sm60, Aris Giordani (Atl. Castenaso Celtic Druid) negli sm65, Araldo Viroli (Avis Castel San Pietro) negli sm70, Onelio Galeazzi (Atl. 75 Cattolica) negli sm75, Bruno Buonfiglioli (Atl. Castenaso Celtic Druid) negli sm80, Giovanni Sirotti /Atl. Mameli Ravenna) negli sm85.

Terza gara è stata la serie unica master femminile: Rosa Alfieri (Circolo Minerva), categoria sf50, ripete i primi posti di Bologna e Correggio, precedendo al traguardo le master più giovani. Le altre campionesse regionali di categoria sono Lisa Ferrari (Circolo Minerva) nelle sf35, Judit Varga (Edera Forlì), seconda assoluta nella serie e prima nelle sf40, Manuela Brasini (Atl. 85 Faenza) nelle sf45, Roberta Maestri (Circolo Minerva) nelle sf55, Paola Bertolucci (Atl. 85 Faenza) nelle sf60, Diana Raccagni (Lughesina) nelle sf65, Nadia Spezzati (Lughesina) nelle sf70, Mariagrazia Bedogni (Fratellanza 1874 Modena) nelle sf75.

Dopo i master è stata la volta delle categorie giovanili, iniziando con la categoria ragazze: le gemelle Sofia e Giada Ferrari (Corradini Rubiera) dominano la gara e precedono di parecchi secondi la terza classificata, Zoe Fiorentini (Atl. 85 Faenza).
Nei ragazzi altra doppietta degli atleti della Corradini Rubiera: vince Alessandro Casoni e 2° posto per Gilberto Ibraimo, mentre al 3° posto si piazza Lorenzo Correct (Atletica Parma Sprint).

Nelle cadette le prime 4 arrivano vicinissime l'un l'altra: campionessa regionale è Giulia Casadei (Libertas Rimini), seguita da Margherita Giannotti (Corradini Rubiera), Sara Arrigoni e Anna Galli (Atletica Parma Sprint).
Nei cadetti prevale Abraham Angino Asado (Polisportiva Centese) davanti ad Andrea Gaulli (Atletica Parma Sprint) e a Ignazio Pio Racciopoli (Atl. Piacenza).

Dopo le gare giovanili si sono assegnati i titoli regionali nelle categorie assolute. Nelle allieve non poteva certo essere messo in discussione il successo di Emma Casati (Atl. Piacenza), che vince la gara con oltre 1 minuto di vantaggio su Maria Celeste Veroli (Atl. Lugo) e Demetra Tarozzi (Pontevecchio Bologna).
Negli allievi Nicolò Cornali (Atl. Reggio) nel finale ha la meglio su Alessandro Pasquinucci (Fratellanza 1874 Modena) che aveva condotto inizialmente la gara; 3° posto per Mattia Marazzoli (Rcm Casinalbo).
Anche nelle juniores f. il successo di Sara Nestola (Self Montanari Gruzza) è piuttosto scontato, ma si difende bene la seconda classificata, Giulia Cordazzo (Fratellanza 1874 Modena) che mantiene un distacco contenuto di soli 32 secondi. Al 3° posto un'altra atleta della Fratellanza 1874 Modena, Francesca Badiali.

Negli juniores m. in 4 della Corradini Rubiera si piazzano nelle prime 5 posizioni. Vince il titolo regionale Federico Rondoni, 3° posto per Davide Vandelli, 4° Fabio Lusuardi, 5° Jose Catelani; fra loro si inserisce Gian Marco Ronchetti (Fratellanza 1874 Modena) che si piazza al 2° posto.

Nel cross lungo femminile successo per Giulia Pasini (Cus Parma), che precede Daniela Paterlini (Corradini Rubiera) e Giada Serafini (Fratellanza 1874 Modena). La Paterlini fu campionessa regionale nel cross assoluto 12 anni fa. Fra le promesse, 1° posto per Chiara Cocchi (Fratellanza 1874 Modena).
Nel cross corto femminile vince il titolo regionale Giada Fuligni (Modena Atletica), che precede Melania Tizzi (Endas Cesena) e Ralitsa Nenkova Mihaylova (Corradini Rubiera). Alla Fuligni va anche il titolo regionale promesse.

Nel cross lungo maschile doppietta degli atleti di Casone Noceto. Vince il titolo regionale assoluto e promesse Nfamara Njie, che precede il compagno di squadra Pasquale Selvarolo. 3° posto nella gara, fuori classifica, per l’ “ospite” Antonio Pio Catallo (US Foggia Atletica Leggera), e 3° posto in regione per Adimasu Angino Asado (Virtus Emilsider Bologna).

Nel cross corto maschile 1° posto per Pietro De Santis (Virtus Emilsider Bologna), che precede Marco Casini (Delta Sassuolo), che vince il titolo regionale promesse; 3° posto per Giacomo Mulloni (Virtus Emilsider Bologna).

Per master e categorie giovanili era la terza e ultima prova del C.d.S.
Nelle master donne l'Atl. 85 Faenza ha la meglio anche oggi sul Circolo Minerva per 10 punti e vince la classifica finale con un divario di 47 punti; 3° posto per la Lughesina.

Nei master uomini titolo regionale per l'Avis Castel San Pietro, che precede Atl. Castenaso Celtic Druid e Atl. Casone Noceto.

Nelle ragazze, dopo le prime 2 prove, la Corradini Rubiera vantava un bel vantaggio sulle altre compagini. Nella prova di oggi, con solo 4 atlete classificate, la Corradini si è piazzata al 5° posto, ma ha conservato il 1° posto nella classifica finale, precedendo Atl. 85 Faenza e Pontevecchio Bologna.

Anche nei ragazzi il titolo regionale è per la Corradini Rubiera, che nella prova di oggi consolida il 1° posto, come lo consolidano Atletica Parma Sprint e Atl. Lugo per il 2° e 3° posto.

Nelle cadette posizioni confermate con i primi 3 posti per Atletica Parma Sprint, Corradini Rubiera e Atl. Frignano Pavullo.

Nei cadetti il successo della Atl. Piacenza è nettissimo, con oltre 200 punti di vantaggio nella classifica finale, nei confronti della Corradini Rubiera e di Atletica Parma Sprint.

NdR. Come partecipante, posso solo elogiare la perfetta organizzazione logistica dell’evento, con un’ampia segnaletica sia stradale sia nel precisissimo dépliant, che ci ha permesso di raggiungere il luogo (a pochi passi dallo stadio, dove erano disponibili docce ampie e calde) e dall’autodromo, dove alle 10,30 è partita una non competitiva frequentata anche da alcuni crossisti che avevano finito la propria gara. Rapida l’esposizione delle classifiche e le conseguenti premiazioni. Unico neo, il percorso, non troppo vario, pressoché piatto e gravitante soprattutto nel pratone del ritrovo e nella sua immediata periferia: il bellissimo parco delle Acque Minerali offriva anche possibilità di salite, che per esempio erano state moderatamente concesse nella precedente prova di Correggio. Ma tutto scompare di fronte allo scampato pericolo della sospensione delle gare, che in mattinata era arrivata a una cinquantina di km da Imola, e purtroppo nel tardo pomeriggio si è estesa a tutta la regione, con la sensazione che non sia finita qui. [Fabio Marri]

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Antefatto:

http://podisti.net/index.php/notizie/item/5639-italiani-assoluti-di-canelli-6-mesi-di-inibizione-a-presidente-e-delegato-tecnico.html

e link interni, tra cui quello alla sentenza:

http://www.fidal.it/upload/files/Decisionen05_2020TF_AMANDOLA%2B6_Procn36PF45TF.pdf

Le sentenze vanno accettate, questo è indubbio, ma per evitare a qualche organizzatore brutte avventure sarebbe opportuno chiarire certi aspetti della complessa materia relativa all’organizzazione delle manifestazioni su strada.

L’organizzatore ha due obblighi fondamentali: la redazione del dispositivo e, se il percorso è su distanze standard, il certificato di omologazione.

Leggendo la sentenza sui “fatti” di Canelli sembra di capire che l’organizzatore ha commesso gravi mancanze organizzative e di percorso, ma la domanda che sorge spontanea è: se il dispositivo è stato approvato dalla FIDAL, e il percorso da un Giudice FIDAL specializzato, quale responsabilità si può addebitare all’organizzatore?

L’organizzatore deve presentare un regolamento tecnico organizzativo, ma il regolamento tecnico è stato redatto dalla FIDAL in quanto Campionato Italiano a firma Simone Fuso, il Delegato Tecnico, e vi si legge chiaramente:

ore 9 partenza Allieve km.6 (due giri)

9,35 Junior/Promesse/Senior femminili km. 10 (3 giri)

10,35 Junior/Promesse/Senior maschili km. 10 (3 giri)

Possibilità di modificare gli orari di domenica in base agli iscritti.

 

Altro punto non rispettato, la call room:

 

“l’accesso alla zona di partenza sarà stabilito dal Direttore di Riunione.

“Gli atleti accederanno alla zona di partenza attraverso il percorso obbligato e seguendo il giudice incaricato”

 

Nulla di tutto ciò è avvenuto, chi ci doveva pensare?

Per chiarire le responsabilità delle parti, l’articolo 39 delle Norme stabilisce il diritto dell’organizzatore ad usufruire del servizio di gestione tecnica della manifestazione: Delegato Tecnico, Direttore di gara, Direttore di Riunione, Giuria d’Appello.

Da tutto ciò sembrerebbe che la responsabilità dell’organizzatore termina il giorno della manifestazione, in cui il Gruppo Giudici Gare assume la totale conduzione e, quindi, la responsabilità dello svolgimento della  manifestazione.

Il responsabile organizzativo è a disposizione del Delegato Tecnico per ogni e qualunque necessità egli abbia, purché glielo chieda.

I rapporti tra tutti i soggetti coinvolti nelle manifestazioni devono essere ispirati a principi generali di cooperazione, mutualità e solidarietà: se la FIDAL chiede alle sue Società che organizzino le manifestazioni e i Campionati Federali dovrebbe, nell’interesse di tutti, stabilire in maniera inequivocabile i ruoli di ognuno.

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