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Mercoledì, 20 Gennaio 2021 20:58

A qualcuno in Fidal importerà qualcosa dei podisti?

Premesso che alle prossime elezioni delle supreme cariche in Fidal, fissate per il 31 gennaio, noi podisti (ovvero, le nostre società) conteremo come il due di coppe, mentre servirebbe almeno un due di denari o un due di bastoni: perché, fuori di metafora (come da anni scrive Sebastiano Scuderi) vota solo chi fa attività su pista e conta in base ai risultati della pista… ecco, appunto dopo questo preambolo, diciamo che a noi stradisti o trailer l’esito delle elezioni lascia piuttosto indifferenti, perché il nostro “Partito” (bè, diciamo, “movimento”) non sarà rappresentato nel nuovo Parlamento o Governo.
La sola speranza è che fra gli eletti (e soprattutto, l’Eletto), ammesso che non gli resti solo da “spazzare i locali” (marchio di Walter Brambilla su Trekkenfild n. 89) siccome tutto il resto è già deciso, qualcuno dal di fuori, un po’ per sentito dire, si prenda carico anche degli stradisti: che, come ha calcolato Scuderi, rappresentano il 58,5% del totale dei tesserati Fidal, sostengono con le tessere e le tasse federali tutto l’apparato, ma – appunto - hanno percentuali risibili al voto.

http://podisti.net/index.php/commenti/item/6814-dopo-il-disastro-affidiamoci-a-l-anno-che-verra.html

Allora, che speranze ci danno gli eleggibili? Ho dato un’occhiata comparativa ai programmi ufficiali dei tre  candidati, e alle loro ultime comunicazioni; e qui espongo le personali impressioni, che in nessun modo coinvolgono il resto della redazione e la linea editoriale di Podisti.net. Sono solo le idee di chi sul petto si appunta due medaglie: 1) quella di campione Fidal 2020 over 65 per le 6 ore di corsa 2) la squalifica di due mesi per aver vivacemente criticato nel 2019 una sentenza di tribunale federale; il che, da giornalista con 41 anni di tessera, mi fa entrare nella schiera cui appartengono Giovannino Guareschi (reo di aver criticato De Gasperi ed  Einaudi), e Can Dundar, caporedattore del principale giornale  turco di opposizione appena condannato a 27 anni, ma anche Giulio Regeni e Patrick Zaky (naturalmente, la mia ‘pena’ fa il solletico rispetto a quelle subite dai citati; ma siamo sempre nel giro dell’articolo 21 della Costituzione).
Dunque (ancora per citare Guareschi nella sua premessa al Don Camillo del 1948) siete “padronissimi di rompermi un candelotto in testa”, alla testa mia, non alla testata che mi sopporta da 6+5 anni, perché si tratta della “voce della mia coscienza. Roba mia personale, affari interni miei”.

Credo ci si possa sbrigare in breve col programma di Roberto Fabbricini, nelle cui 20 pagine le parole podismo, running, strada non compaiono MAI. C’è la parola master, col riconoscimento che questi rappresentano “circa metà dei tesserati. Un ambito fatto di adulti che svolge la propria attività in larga parte in autonomia, spesso senza una guida tecnica”. Per loro si promette “valorizzazione tecnica”, “creazione della figura dell’Istruttore Master”, un “dipartimento dedicato all’attività Master” e un calendario che eviti “il mero ricalco dell’attività assoluta”. Il tutto ispirandosi “alla cultura dell’etica, con vincoli di collegialità, sostenibilità e compatibilità di bilancio”: in mancanza di altre considerazioni, desumiamo che gli stradisti continueranno a sovvenzionare la maggior parte del bilancio federale, e dovranno dividersi i nuovi istruttori federali coi master che fanno il salto con l’asta o i 400 ostacoli.

Qualcosa di più, incredibilmente, appare dal programma del candidato ‘continuista’, e tuttora il favorito (seppure non favoritissimo), il generale Vincenzo Parrinello, che dedica un paragrafo del suo programma al “Mondo strada”: attualizzata la problematica alla luce della pandemia, che sulla base del “distanziamento sociale” (termine erroneo, che comunque vuol dire i due metri di distanza obbligatori), impone “una rivisitazione dell’attuale sistema-strada”. Occorrono “regole semplici che accrescano la loro partecipazione e orgoglio di appartenenza alla Fidal. Guardare al sistema di chi corre o cammina, anche con finalità diverse: per la salute, per il benessere, per sfuggire allo stress quotidiano, per stare insieme, per migliorare la loro qualità di vita, come un sistema inclusivo”.
Belle parole, e nel concreto? Anche qui “creare un dipartimento specifico che si occupi di questo mondo e che sappia rispondere alle loro esigenze in modo chiaro e semplificato”: sulla base (e qui cominciano un po’ a fischiare le orecchie) della “Run Card, che ha dato alcune risposte alle esigenze del mondo della strada”: risposte – aggiungo - soprattutto alle casse federali, molto meno alle società storiche degli stradisti. E attenzione alla parte finale, su trail e ultramaratone: vogliamo “riportare alla Federazione e alle sue realtà territoriali tutto ciò che è organizzazione dell’attività atletica in forma agonistica, in presenza di classifiche individuali, facendo finalmente chiarezza sul ruolo fondante e primario della Federazione nella pratica delle discipline dell’atletica leggera agonistica. E di quelle “no stadia” in particolare, comprese le varie forme particolari di pratica come le “Ultra-Distanze”, il “Nordic e Fit Walking”, e altre”.
Questo vuol dire che tutte le corse con classifica (alias competitive) potrebbero essere svolte solo dentro la Fidal. Dunque, via gli EPS, via le convenzioni? Generale, “vogliamo i colonnelli” anche nella cronoscalata delle Tre Croci e alla Tre Monti di Imola?

A questo punto, rimane il terzo candidato, Stefano Mei ovvero l’Associazione “Orgoglio Del Riscatto”. Se ci dobbiamo fondare solo sulle parole scritte (scusate: webinar e forum non ne ascolto), è indubbio che Mei, sia pur non avendo nella sua carriera risultati al di fuori della pista e del cross, ha dedicato a noi podisti uno spazio oltremodo significativo. Cominciando addirittura dal 24 luglio, quando ci si illudeva che il podismo potesse davvero cominciare (ma chi scrive, per praticarlo sul serio, andò in Svizzera), e Mei tributò un doveroso omaggio alle gare svoltesi, tra difficoltà crescenti, nei primi due mesi dell’anno, “da Terni a Napoli, da Santa Margherita Ligure a San Felice al Circeo, da Verona a Carrara e tantissimi altri, capaci di animare le strade e le città italiane con buona parte dei circa 100.000 atleti tesserati FIDAL che partecipano abitualmente o saltuariamente a questo tipo di competizioni”, lamentando lo stop successivo. Seguivano queste parole sante:
“Quello del running si è dimostrato un sistema oliato, capillare e dall’enorme potenziale, spesso più sfruttato che valorizzato, ma che ha saputo ugualmente trovare le proprie idee ed i propri accorgimenti per riuscire ad essere efficace ed attrattivo, come dimostrano i numeri e le continue innovazioni messe in campo, persino durante il lockdown”.
Più ambivalente il discorso sulla Runcard, “tra condivisione e controllo”, con la promessa di “lavoro di ascolto della base e di analisi di questo strumento”, anche all’interno di “un organo consultivo permanente, rappresentativo dei vari format chilometrici, delle competenze e dei riconoscimenti organizzativi, nonché della compagine dei runners e delle loro società, finalizzato all’interlocuzione costante e continua”.
Dico che l’”interlocuzione” è un po’ poco, ma è meglio dei colonnelli inviati alle corse su strada per irreggimentarle. Si ammette che “il running vive grazie al lavoro di migliaia di realtà organizzative, solide ed autonome”, da aiutare con “possibili azioni di co-marketing e comunicazione condivisa con gli organizzatori”, col “bisogno di tarare meglio le tasse federali” (qui ti voglio: carta canta!).
Notevole anche il desiderio (la promessa?) di “evolvere alcuni regolamenti, lavorando anche sul piano dell’interazione con il legislatore, proseguendo l’iter relativo alla partecipazione degli stranieri e la partecipazione alle competizioni anche in chiave ludico-sportiva-turistica”: tradotto, non vessare gli stranieri che vogliono correre da noi sotto maree di carte più o meno bollate. Infine si parla di ripensare alle attuali classificazioni mediante “label” e di “strumenti di promozione integrata delle manifestazioni sul territorio nazionale ed extra-nazionale”.

Ma chi si ricorda più, come scrivevano Vecchioni e Lo Vecchio mezzo secolo fa, del “bene di luglio”?  (Non lo posso portare - Tutto il bene che ho dato - Te lo devo lasciare - Questa sera che ho pianto). È tempo di votare, e degli ultimi appelli; non faccio dietrologie e dunque non mi chiedo se le dernier cri di Mei, datato venerdì scorso 15 gennaio, sia concepito per colmare lo svantaggio che gli viene attribuito nei confronti del generalissimo. Strumentali o no, queste parole mi hanno colpito e le riprendo qua, non con intenti pubblicitari ma per inchiodare ad esse (non con chiodi ma con le spille per appuntarsi il pettorale!) chi le ha messe per iscritto. Faccio una scelta dei passi più significativi:

Il settore del “non stadia”, ovvero l’insieme di tutte quelle discipline di corsa e di camminata sportiva che si svolgono al di fuori di una pista, è cresciuto in questi anni con numeri esponenziali, ma la Federatletica sembra considerarlo esclusivamente un bancomat cui attingere a piene mani (ricordiamo che ben oltre il 50% dei tesserati e degli eventi a carattere nazionale fa capo proprio a questo settore). Il movimento si sente più un ostaggio che una risorsa attiva della FIDAL, cui invece dovrebbe fare riferimento con orgoglio e senso di appartenenza”.
Occorre dunque lavorare a
“- calendario con sovrapposizioni o accavallamenti di eventi di pari livello, se non eccessive vicinanze di luoghi e date;
- regolamenti da revisionare, a partire dai meccanismi di catalogazione degli eventi che talvolta non inquadrano il valore della manifestazione e spesso non incentivano gli organizzatori ad ambire ad un livello superiore, soprattutto a fronte di servizi carenti o addirittura mancanti, non quindi tali da giustificare l'aumento dell'impegno organizzativo e di spesa a loro richiesti;
- assenza di una sezione semplice, specifica e facilmente accessibile del “running” sulle piattaforme federali, con aree più complete ed immediate sia per gli appassionati che per i neofiti.
Non secondario il tema RunCard, strumento nato con l'intento di avvicinare molti appassionati della corsa al mondo federale, ma che si è tramutata in un altro strumento poco apprezzato dalla base per la sua concorrenzialità e che quindi andrà modificata o sostituita da altri strumenti che possano tutelare meglio atleti, società e organizzatori”.

Mi pare ci sia stata un’evoluzione negli ultimi sei mesi, meno benevola per la Runcard. Sulla linea di quanto già detto è il resto del messaggio, che prospetta “la creazione di un organo di commissione apposito per il running e lo sviluppo di una comunicazione innovativa ed efficace. La neo-commissione dovrebbe fungere da filtro tra la base ed il Consiglio, con il compito di svolgere un attento lavoro di ascolto e sintesi delle varie criticità o delle nuove proposte per portarle alla discussione dell'organo di governo”.
Non siamo ancora alla rappresentanza con diritto di voto, ma almeno potremmo farci “ascoltare”, e avere una “cassa di risonanza di questo movimento e delle tante storie che racchiude, in collaborazione con una parte della famiglia dell'Atletica Italiana che ha investito quasi da sola su se stessa, cercando autonomamente risorse sui territori e nel mondo dell'imprenditoria, innovandosi, evolvendosi tecnologicamente e creando reti, comunità e circuiti che stanno spingendo ulteriormente la crescita esponenziale in atto”.

Il tutto dunque dovrebbe portare ad “una Federatletica al passo con i tempi e davvero attenta a tutti i propri tesserati”.

Così sta scritto: noi non voteremo, e se possibile, dato che il 31 gennaio è domenica, andremo a correre. Poi aspetteremo la rituale “lunga maratona” dei ballottaggi, degli apparentamenti, uhm, delle desistenze, delle astensioni e dei “responsabili-costruttori” in cambio di un sottosegretariato: per sapere alla fine se comanderanno i colonnelli, e i loro tribunali federali, o i centomila che calpestano o calpesterebbero strade e sentieri.

 

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QUI LA STATISTICA COMPLETA (EXCEL)

Caro amico ti scrivo, così mi distraggo un po’
, cantava Lucio Dalla venti anni fa: ma c’è poco da distrarsi, se Dio vuole il 2020 è passato, ora bisogna affrontare il 2021.

Come diceva Trilussa, la statistica è la scienza secondo la quale se tu mangi un pollo e io digiuno, abbiamo mangiato mezzo pollo a testa; ma per avere una visione obbiettiva della realtà occorre fare comunque ricorso ai dati.

L’esame dei risultati del 2020 dell’attività su strada non lascia spazio all’ottimismo.

Partiamo dalle Maratone: dalle 52 del 2019 siamo scesi a 13, e le presenze da  53.019 a 3.197, vale a dire 39 gare e 49.822 partecipanti in meno, pari al -94%

Le 13 manifestazioni vedono prevalere gli EPS con 7: da notare le due manifestazioni UISP di Rieti “3 maratone in 3 giorni estate” e “5 maratone in 5 giorni autunno”, che porterebbero a 15 le maratone effettive disputate, contro 6 FIDAL .

I classificati FIDAL sono 2.147 (67,2) e EPS 1.050  (32,8).

Nella classifica delle manifestazioni per numero di arrivati, al primo posto troviamo Terni con 622, seguita da San Felice Circeo 436 e Salsomaggiore 399.

Queste cifre esprimono chiaramente più di ogni parola la situazione: nel 2019 al primo posto c’era Roma con 8.817, seguita da Firenze 7.449 e Milano 6.308.

Per quanto riguarda i tempi Reggio Emilia, grazie al Campionato Italiano, ottiene il primo posto sia nel maschile con 2h14’30” che nel femminile con 2h29’42”, ma con soli 75 classificati contro i 2.448 del 2019 (per onestà va precisato che l’edizione 2020 alla fine è stata presentata non come la classica maratona di Reggio, ma come campionato italiano disputato a Reggio, oltre tutto su un tracciato inusuale).
Carrara è seconda nel maschile 2h21’11” e terza nel femminile 2h52’52”, Terni terza nel maschile con 2h35’42” e seconda nel femminile con 2h46’51”.

Nel 2019 al primo posto della classifica maschile trovavamo Milano con 2h06’51”, al secondo Roma con 2h09’16”, terza Venezia con 2h11’14”.

Nella classifica femminile Roma era prima con 2h26’43”, seconda Firenze 2h27’35” e terza Venezia con 2h28’30”

Aspetto non secondario, la perdita stimata di 120.000 euro da parte della FIDAL tra tasse di approvazione e partecipazione gare.

Esaminiamo ora il panorama delle Maratonine o Mezze maratone.

Le manifestazioni nel 2019 erano 246: FIDAL 180, EPS  66, nell’ultimo anno sono scese a 37: FIDAL 22, EPS 15; i partecipanti totali erano 194.118: FIDAL 162.499, EPS 31.619, sono passati a 33.112: FIDAL 25.418, EPS 7.694, vale a dire 209 manifestazioni  e 161.006 partecipanti in meno con una perdita dell’83%.

Nella classifica delle manifestazioni per numero di arrivati, al primo posto Verona con 5.205, seguita da Napoli 4.780 e Barletta 2.051: nel 2019 Roma-Ostia 8.548, Milano 6.720, Napoli 5.539.

Per quanto riguarda i tempi, notevole Napoli sia nel maschile 1h00’27” che nel femminile 1h08’05”, molto bene anche Verona 1h01’012 e 1h11’49” rispettivamente; al terzo posto nel maschile Trino 1h04’54”, e Terni nel femminile 1h15’03”.

Nel 2019 aveva brillato la Roma – Ostia con 1h00’36” e 1h07’15”, poi, nel maschile, Padova con 1h00’54” e Milano 1h00’57”, nel femminile seconda Trento 1h09’19” e ancora Milano 1h10’17”

La perdita FIDAL stimata è  di 300.000 euro, che sommata alle 120.00 delle maratone porta il totale a 420.000, ma questa è solo la punta dell’iceberg. Il problema trascurato è tutto il complesso delle manifestazioni non stadia, manca una statistica globale, ma le manifestazioni territoriali, cioè regionali e provinciali, presentano una voragine che dovrebbe aggirarsi sui 2 milioni di euro tra tasse di approvazione e di partecipazione.
È necessario e ormai indifferibile sostenere e rilanciare tutta l’attività periferica, dove la partecipazione media è sui 300 atleti, perfettamente gestibile con il protocollo COVID 19, che prevede un massimo di 500 partecipanti distanziati di un metro e mascherina per i primi 500 metri. Si tratta solo di crederci e di intervenire con autorevolezza, superando la foglia di fico delle “gare d’interesse nazionale”.

A parte l’aspetto pecuniario, il Podismo ha la sua ragion d’essere nelle manifestazioni competitive e non competitive: continuare ad ignorarne il valore sociale e civile, oltre che sportivo e salutare,  denota ancora una volta la miopia di una cultura diffusa che ha più volte dato dell’untore a chi cercava solo un po’ di serenità (oltre che di mantenimento della forma, cioè della salute) in questo momento così travagliato.

Non conosco altri modi così felici come la corsa per risolvere provvisoriamente misteri cosmici, avventure, persino sventure. Provvisoriamente, purtroppo. Ma poi, perché dire purtroppo? Se avessi soluzioni definitive, smetterei di correre, e non sarebbe un bene: così scriveva Gian Paolo Ormezzano nella prefazione al libro  “Correre in Salute e in Allegria”, quarantacinque anni fa.

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Come previsto, saranno tre i contendenti al trono di Giomi: il complesso meccanismo delle candidature ha escluso Saverio Gellini, che non è riuscito a trovare 7.000 voti a favore della sua candidatura, mentre i “magnifici tre” sono riusciti ad avere nel complesso 40.200 voti, il 58% dei disponibili: Parrinello 18.500 (46 % dei voti espressi), Mei 12.500 (31 %), Fabbricini 9.200 (23 %). Se la situazione si ripetesse il 31 gennaio, si dovrebbe andare al ballottaggio tra Parrinello e Mei; è tuttavia significativo che 30.000 voti siano andati “persi”, e converrebbe, forse, chiedersi il perché.

Le  squadre presentate comprendono personaggi che da almeno 30 anni praticano o hanno praticato l’atletica ai livelli più alti: se vogliamo fare una media delle età la “meno giovane” è quella di Fabbricini, 55 anni, poi Parrinello 52 e infine Mei 51. Cosa c’è allora che non va?

Per comprendere una malattia è necessaria l’anamnesi del paziente e, quindi, è indispensabile conoscerne le origini.

“Il CONI ai sensi del D. Lgs n° 242/1999 riconosce una sola Federazione Sportiva Nazionale per ciascuno sport e una sola Disciplina Sportiva Associata per ciascuno sport che non sia già oggetto di una Federazione Sportiva Nazionale.”

Fu così che la FIDAL cominciò ad occuparsi del “podismo” in quanto corsa su strada, ma il movimento era nato spontaneamente non oltre il 2 dicembre 1973 con l’austerity proclamata dal Governo Rumor (amplificando il numero di manifestazioni che si svolsero già nel 1972, alcune anche prima).

Come tutti i fenomeni spontanei, il podismo non aveva regole, solo correre in compagnia, molto lontano dal clima della pista dove tutto è regolato e controllato: così i due mondi rimasero separati in casa.

Solo quattro anni fa la Federazione ha cercato col Progetto Running di mettere ordine nell’attività che si svolge fuori dallo stadio, ma con un problema di base, non conoscerne l’animus e, quindi, non prendere le decisioni più consone al mondo dei runners.

Gli ultimi dati disponibili (2019) danno questa situazione: atleti 34.230 (15,5 %), giovani 78.203 (36 %), master 105.454 (48,5 %).

Considerando che i Master partecipano quasi esclusivamente all’attività non stadia, e a loro sommiamo i 52.797 Runcard, otteniamo  un totale di 158.251, che porta al 58,5 % i  “fuori pista” della FIDAL nel suo complesso.

Il mondo non stadia tra approvazioni e tasse di partecipazione, oltre naturalmente ai tesseramenti delle società podistiche e dei loro atleti, è il maggior sostegno economico della Federazione; nonostante ciò lo Statuto dà potere solo alle Società che svolgono attività su pista, in quanto i voti vengono calcolati sulle graduatorie e sui campionati su pista. Questo perché lo Statuto è fermo, salvo piccoli ritocchi, da almeno 30 anni.

Sarebbe necessario prevedere un capitolo nuovo per le Società podistiche, dando gli stessi punteggi della pista per le stesse tipologie di atleti in base al Ranking previsto dal Run Project e che dovrebbe essere già disponibile.

Si potrebbero dare voti alle società classificate nella Supercoppa non stadia per i Campionati Italiani Master strada 10 km e maratonina, cross e montagna, oggi piuttosto snobbata.

Inoltre, sulla base dei referti della Commissione Monitoraggio Manifestazioni, si dovrebbero dare voti alle migliori società organizzatrici di manifestazioni inserite nel calendario nazionale: questo invoglierebbe a richiedere la collocazione nel calendario nazionale e ad una maggiore cura  nella gestione delle manifestazioni.

Questo passo avanti darebbe un riconoscimento ed una nuova dignità alle società podistiche meritevoli, con conseguente miglioramento del sentimento di appartenenza alla Federazione.

L’evoluzione della cultura federale deve necessariamente portare ad un superamento della propria struttura, centrale e periferica, da ente parastatale  “tutto chiacchiere e distintivo”, col passaggio a strumento di supporto delle Società impegnate sul territorio, come detta l’articolo 23 dello Statuto, Funzione Organi Territoriali:

“I Comitati Regionali ed i Comitati Provinciali, laddove costituiti, costituiscono il nucleo di coordinamento e indirizzo delle società sportive operanti nel territorio e ne rappresentano le istanze, oltre a essere la struttura operativa e di rappresentanza della FIDAL sul territorio curandone i rapporti con le autorità sportive e pubbliche di competenza”.

E’ chiaro che questa evoluzione deve necessariamente passare attraverso l’esame delle risorse a disposizione e delle procedure.

Occorre prima di tutto stabilire il fabbisogno di personale di ogni Comitato, in secondo luogo redigere un mansionario che dia precise disposizioni secondo la regola chi fa, che cosa, quando e a chi si deve rispondere.

Altro  punto da attivare, la necessità di avere una Federazione sempre a disposizione, non è accettabile una chiusura totale soprattutto nelle feste di fine anno quando le società hanno più bisogno di essere supportate: le ferie collettive vanno disciplinate.

Ma il personale da solo non basta, occorre una guida per ogni settore di attività importante: pista, cross, montagna, strada, master, scuola, rapporti con Gruppo Giudici di Gara, amministrazione e bilancio, regolamenti, risultati e classifiche, comunicazione e marketing, un “assessore” per uno o più settore a seconda della dimensione operativa del Comitato e un Coordinatore che diriga “l’orchestra”.

Come fare? La soluzione più semplice ed economica  è rappresentata dai Consiglieri Regionali, la cui funzione oggi è poco produttiva: una riunione ogni tre mesi in cui si vengono a discutere piani già (quasi) stabiliti senza un reale  coinvolgimento.

Dal momento che per Statuto devono esercitare la loro opera gratuitamente, si potrebbe stabilire un obiettivo concreto, misurabile e raggiungibile, e alla fine della stagione elargire un premio operativo per chi ha raggiunto l’obiettivo, un incentivo tangibile e un riconoscimento del lavoro svolto.

La domanda ovvia è: con quali mezzi? I  Comitati Provinciali non sono oggi più così necessari come quando nacquero, cioè quando non esisteva lo sviluppo tecnologico di oggi ed era necessario recarsi alla struttura FIDAL più vicina possibile per ogni esigenza.

Oggi le Province non esistono (quasi) più per legge, anche se il malcostume italico le fa sopravvivere, anche il CONI le ha superate: la presenza sul territorio può essere assicurata da una figura che già esiste nello Statuto, il Delegato Provinciale vale a dire  un Responsabile di zona per aree più omogenee. Ad esempio la “provincia” VCO potrebbe avere un Responsabile per il Verbano, uno per l’Ossola e uno per il Cusio, senza struttura e solo con rimborsi spese.

Le risorse finanziarie devono essere indirizzate primariamente per i progetti essenziali, e per quelli secondari solo se è possibile, è per questo che è necessario e indispensabile stabilire le priorità:

 

  1. Revisione dello Statuto
  2. Struttura operativa
  3. Personale: fabbisogno, compiti e mansionario
  4. Dirigenza: attribuzioni e riconoscimenti
  5. Ristrutturazione del territorio

Il cambiamento è sempre un momento di crisi, che genera ansia, ma non c’è peggior cosa che vivere rimpiangendo il passato senza immaginare il futuro e impegnarsi per realizzarlo.

 
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23 dicembre - La raccolta delle firme al primo giro, quello che determina l’ammissione alla corsa presidenziale, ha detto chi certamente non sarà della partita elettorale: Saverio Gellini. BUONATLETICA può parzialmente consolarsi col fatto che quattro componenti della squadra si sono candidati in quota atleti e tecnici, tra questi Massimo Magnani, persona nota nel mondo dell’atletica.

Quindi per la successione ad Alfio Giomi sarà una partita a tre: Roberto Fabbricini, Vincenzo Parrinello, Stefano Mei, candidati che hanno storie molto diverse tra loro. La sensazione è che Stefano Mei, atleta dal prestigioso trascorso nell’atletica, possa idealmente rappresentare una “rottura” col sistema; Parrinello una sorta di continuità, in quanto vice presidente di Fidal dal 2012. Fabbricini è persona che ha ricoperto numerosi incarichi a livello dirigenziale nel mondo dello sport.

La sensazione, e anche qualcosa di più, è che ci sia un discreto equilibrio, e che probabilmente non si vincerà al primo turno. Comunque il d-day è il prossimo 31 gennaio.

Di seguito il comunicato emesso da Fidal, con l’elenco completo di tutti i candidati, per le varie posizioni.

Saranno tre i candidati alla presidenza della Federazione Italiana di Atletica Leggera che si confronteranno nell’Assemblea Nazionale Ordinaria elettiva, in programma il 31 gennaio prossimo a Roma. In ordine alfabetico: Roberto Fabbricini, Stefano Mei e Vincenzo Parrinello. L’ufficializzazione è giunta quest’oggi, al termine della riunione della Commissione elettorale nazionale, che ha definito l’elenco completo delle candidature al Consiglio federale: correranno in 23 per la carica di consigliere in quota dirigenti (disponibili 8 posti); otto gli aspiranti (per due posti) in quota tecnici, otto anche i candidati tra gli atleti (sempre per due posti). Tre, infine, i candidati al ruolo di presidente del Collegio dei Revisori.

Fabbricini, Mei, Parrinello: tre nomi di elevato profilo per la successione al presidente uscente, Alfio Giomi, che lascerà la guida della Federazione completando il suo secondo mandato da capofila dell’Atletica Italiana. Roberto Fabbricini, romano, 75 anni, è stato atleta (sprinter) di buon valore in gioventù, compiendo successivamente un lungo percorso dirigenziale, nella Federazione (dove è stato in due occasioni anche Segretario Generale) e nel CONI; nel Comitato Olimpico Nazionale ha ricoperto, tra gli altri, i prestigiosi incarichi di Responsabile della Preparazione Olimpica e di Segretario Generale (quest’ultimo, dal 2013 al 2018). Stefano Mei, spezzino, 57 anni, vanta un luminoso passato da atleta (42 presenze in azzurro), il cui vertice è senza dubbio rappresentato dal titolo europeo dei 10000 metri conquistato a Stoccarda 1986 (la gara della celebre tripletta tricolore Mei-Cova-Antibo); successivamente è stato consigliere federale (2001-2004 e 2008-2012), e quattro anni fa sfidante ufficiale di Alfio Giomi (fu sconfitto all’Assemblea Nazionale svoltasi ad Ostia). Vincenzo Parrinello, catanese, 62 anni, generale della Guardia di Finanza, e comandante del Gruppo polisportivo delle Fiamme Gialle, è l’attuale vicepresidente vicario della Federazione Italiana di Atletica Leggera (eletto in Consiglio federale per la prima volta nel 2012, e confermato per il mandato successivo); vanta una lunga esperienza da dirigente sportivo in ambito nazionale (tra gli altri incarichi, quello di vicecommissario della FISI nel periodo 2011-2012) e internazionale (nel CISM, il Consiglio Internazionale dello sport militare).
L’ultima volta che la FIDAL registrò tre candidati per la presidenza fu nel 1994: accadde in occasione dell’Assemblea Nazionale Straordinaria svoltasi a Roma, al Foro Italico, dove si confrontarono Gianni Gola (poi confermato presidente federale), Adriano Rossi e Pietro Mennea (il campione olimpico di Mosca ritirò la propria candidatura poco prima del voto).
Di seguito, tutti i candidati all'Assemblea Nazionale elettiva del 31 gennaio 2021 (tra parentesi, il numero di posti disponibili):

1. Presidente federale (1)

FABBRICINI ROBERTO

MEI STEFANO

PARRINELLO VINCENZO

2. Consiglieri in quota dirigenti (8)

BALDO SERGIO

BALZANI ANNA RITA

CAMPARI OSCAR

CANACCINI FABIO

CANTALES CARLO

CASSANI GIULIANA

CAVINI MASSIMO

DE BENEDITTIS ROBERTO

DEL NAIA SANDRO

FRACCAROLI SABRINA

IULIANO OTTAVIANO

KNOLL ANNELIES

LA GUARDIA ANTONIO

LAH BARBARA

LUCCHI GIANFRANCO

MICHELETTI ANNA BEATRICE

PETTARIN GUIDO GERMANO

PISCINI ALESSIO

SCAGLIA RENATA

SCORZOSO GIUSEPPE

TUBIA ODDONE

VANNI GRAZIA MARIA

ZINI TIZIANO

  1. Consiglieri in quota atleti (2)

CAIROLI SIMONE

DI MARCO YURI

MAGNANI MARGHERITA

MARCHI ROSA

MELLONI EDOARDO

PISTONE ANITA SEBASTIANA

STRATI LAURA

VAIANI LISI GERARDO

    4. Consiglieri in quota tecnici (2)

ALTOMARE DOMENICO

ARTUSO ELISABETTA

CONDURELLI MONICA

DI MOLFETTA DOMENICO

MAGNANI MASSIMO

MORANDI FERNANDA

RUGGERI STEFANO

SELLITTO DANIELA

 

Presidente Collegio Revisori dei Conti (1)

Dott. Francesco DE FEO

Dott. Donato FORESTA

Dott. Angelo GUIDA

 

 
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Apprezzabile iniziativa di Italia Road Running, l’associazione di Organizzatori di gare di corsa su strada, che in vista delle imminenti elezioni per la Presidenza e il Consiglio della Federazione di Atletica (il prossimo 30 gennaio), ha sondato i quattro candidati Presidenti, cercando di cogliere le loro idee e i loro intenti nei confronti proprio della corsa su strada, che ha risentito gravemente della pandemia per covid-19.

Il seguente comunicato, oltre a ribadire gli intenti dell’Associazione, riporta quindi una dichiarazione di ciascuno dei quattro candidati: Roberto Fabbricini, Saverio Gellini, Stefano Mei, Vincenzo Parrinello.  

Il comunicato:

“Italia Road Running ha iniziato il suo percorso e raccolto molte adesioni tra le società che organizzano eventi di massa e che si occupano soprattutto di running.

IRR vuole essere un’associazione dove si trovino risposte equilibrate per tutti, con rispetto ovviamente della qualità e della dimensione delle manifestazioni. Sarà dunque necessario creare un meccanismo di governance dove eventi Gold, Silver e Bronze (peraltro con un riferimento ad un sistema di classificazione che si ritiene vada modificato) convivano e camminino verso un unico traguardo, per mutuare un’espressione cara al nostro mondo.

La costruzione del sistema non può nascere da un un’investitura della Federazione ma da un riconoscimento della rappresentanza dell’associazione da costruire, che in prospettiva deve partire da basso, a livello provinciale/regionale con la presenza nei comitati regionali e la costituzione di commissioni running a livello regionale con l’obiettivo primo della salvaguardia dei calendari con regole certe che evitino il sovrapporsi di date delle manifestazioni.

È un percorso che vorremmo trasparente e partecipato, senza nasconderci la difficoltà che oggi prefigura.

È una partenza che richiede dialogo e una partecipazione costruttiva da parte di quanti intendono essere parte del processo senza protagonismi. Un work in progress che se ha come obiettivo la formazione di una Lega delle corse su strada (prevista dallo Statuto della Federazione), deve del tutto evitare una proliferazione delle rappresentanze e far nascere il sistema dagli organizzatori evitando che sia la Federazione a calare dall’alto un sistema proconsolare di rappresentanza.

La Federazione, come abbiamo detto, è la nostra casa, e chiunque arriverà al vertice della struttura federale, dovrà rapportarsi con una serie di problematiche della nostra realtà.

Per questo abbiamo chiesto delle risposte ai candidati, con la preghiera di inserire nel loro programma elettorale anche una sezione dedicata al no stadia.

Roberto Fabbricini, Saverio Gellini, Stefano Mei, Vincenzo Parrinello (in rigoroso ordine alfabetico) si sono resi disponibili a dialogare con noi, per questo a loro va il nostro ringraziamento.

Vi riportiamo fedelmente  le risposte che ci hanno voluto dare. Riteniamo importante aver destato la loro attenzione sul tema, in modo che le loro posizioni possano essere per il nostro mondo un elemento importante da valutare anche in sede di votazione.

ROBERTO FABBRICINI

Innanzitutto desidero ringraziarvi per l’incontro che abbiamo avuto e nel corso del quale mi sono state illustrate le varie problematiche che devono affrontare gli organizzatori della attività delle corse su strada.

Confermo che nel mio programma la Federazione dovrà occuparsi di tutte le discipline senza che ci siano differenze di trattamento e di attenzione. Nessuno dovrà mai sentirsi come si usa dire “figlio di un Dio minore”.

Se nel futuro prossimo avrò l’onore di occuparmi responsabilmente di Atletica dovremo lavorare insieme per far sì che le corse su strada abbiano la giusta e doverosa attenzione della Federazione grazie ad un indifferibile rapporto tra il Consiglio Federale e i vostri rappresentanti da voi indicati.

SAVERIO GELLINI

In relazione agli scambi intervenuti col nostro portavoce Massimo Magnani, e in forza del vostro documento, dopo la presentazione della mia candidatura, confermo la nostra disponibilità a sostenere le vostre istanze e a farne oggetto del nostro programma elettorale che già prevede linee guida dedicate al mondo della corsa su strada e dell’Outdoor Running in genere.

Nello specifico, confermo che in caso di assunzione di responsabilità nel governo della Federazione Italiana di Atletica Leggera:

La nostra volontà non è solo quella di lavorare a modifiche dello Statuto sull’attribuzione dei voti, affinché anche gli organizzatori possano avere voce in capitolo nella Governance Federale, ma vi è la piena disponibilità a candidare, nella squadra del nostro Movimento, uno e se possibile anche due vostri rappresentanti, nel ruolo di Consigliere Federale.
La nomina della Commissione Corse su Strada, con compiti consultivi e di orientamento della politica federale in ambito corse su strada e Outdoor Running. Nella Commissione dovranno sedere: i rappresentanti degli organizzatori eventualmente eletti nel Consiglio della Federazione, altri due di organizzatori, un rappresentante di società sportiva, un rappresentante di organismi territoriali della Federazione, un tecnico federale, un giudice, un/a segretario/a. 
La formulazione di calendari diversificati (Federale e Nazionale), di cui quello Federale con valenza tecnica, cioè rappresentato solo da manifestazioni con requisiti funzionali alla partecipazione degli atleti di interesse federale (cioè atleti qualificati). Una diversa classificazione delle manifestazioni, che preveda l’inserimento nel Calendario Federale non semplicemente legato al pagamento di una tassa gara, ma con parametri e criteri improntati alla qualità organizzativa.
Semplificazione e adeguamento dei Regolamenti al contesto internazionale per le attività Outdoor Running.
Superamento del limite della partecipazione degli atleti stranieri con certificato medico, con l’applicazione del principio che i partecipanti stranieri sono vincolati alle normative sanitarie in vigore nei loro Paesi di provenienza, come avviene per le gare in pista e/o cross: peraltro è già possibile metterlo in atto, seguendo le indicazioni di World Athletics.
Un lavoro sinergico fra il Settore Tecnico Federale e gli organizzatori di Corse su Strada e dell’Outdoor Running per lo sviluppo, la crescita e la valorizzazione degli atleti italiani.
Servizi di comunicazione della Federazione (spazi televisivi) per la valorizzazione delle manifestazioni inserite nel Calendario Federale.
Servizi di consulenza della Federazione verso nuove forme di sviluppo societario alle società Master. 
Totale revisione della RUN CARD, fino alla sua completa cancellazione. 
Tutto questo sarà possibile se si lavorerà insieme e se oltre a quanto farà il nostro Movimento in chiave elettorale, anche il vostro organismo sensibilizzerà i vostri associati, gli organizzatori in genere e le società Master a sostenerci nella competizione elettorale, nazionale e regionale, per questo ritengo sia utile un incontro fra le parti (webinar dedicato), nel quale approfondire le tematiche indicate. 
Il nostro Portavoce è a vostra disposizione per tutti i chiarimenti del caso e per gli aspetti organizzativi dell’eventuale webinar.
BUONATLETICA A TUTTI!

STEFANO MEI

Cari amici,
io ed il mio gruppo vi inoltriamo questa lettera per condividere in maniera chiara, semplice e soprattutto in forma scritta quelli che sono gli intendimenti che immaginiamo per l’atletica del domani, lo sport di cui siamo appassionati, ma soprattutto quello sport che comprende al proprio interno un gesto naturale come quello della corsa, nell’atletica strutturata sia in pista, che nel cross, sia in montagna, che su strada. 
Discipline che conosco bene personalmente visto che mi hanno permesso di vivere alcune delle pagine più belle della mia vita da atleta e non solo, ma che soprattutto mi hanno donato tanta esperienza che ho portato con me nel mio successivo percorso da dirigente sportivo, esperienza che oggi vorrei restituire il più possibile allo sport che mi ha formato ed aiutato ad essere l’uomo che sono. 
Tra i tanti temi che spero di poter affrontare da presidente ci sarà sicuramente quello del rapporto con la scuola, della riorganizzazione e della modernizzazione della Federazione, ma non in forma secondaria auspico di poter tornare a far sentire acceso in tutti coloro che vivono l’atletica il senso di appartenenza alla FIDAL. 
Il mondo delle corse su strada in questi anni è cresciuto, si è evoluto, spesso molto più di quello della pista o di altre specialità, quasi esclusivamente per merito, energie e risorse proprie, vivendo talvolta male le scelte (o le imposizioni) che la Federazione ha preso e calato dall’alto, spesso allontanando piuttosto che affiancando gli appassionati e gli addetti del settore. 
Oggi a nostro avviso serve invece una nuova filosofia di approccio, ma soprattutto serve un percorso di condivisione e di strutturazione congiunta di regolamentazioni, calendari, strumenti, servizi e progetti che permettano alla FIDAL, alle società sportive, agli atleti, agli organizzatori ed a tutti coloro che orbitano attorno al mondo dell’atletica “non stadia” di sentirsi parte integrante di un unico sistema comune. 
Abbiamo avuto modo di leggere il manifesto di “Italia Road Running” e ci ha positivamente colpito la forte compatibilità di alcune riflessioni presenti nel documento con alcune idee e ragionamenti da noi ipotizzati, a partire dalla necessità di cercare meccanismi di rappresentanza per un settore che accomuna la metà dei tesserati ed oltre 3000 eventi in Italia. 
So bene che avete piena consapevolezza che non vi siano i tempi tecnici necessari a provvedere ad una modifica statutaria che fornisca al running un peso elettorale diverso nella composizione del Consiglio Federale, ma di certo nessuno potrà vietare di creare un organo ufficiale interno alla Federazione atto a permettere il confronto e la rappresentanza del running in FIDAL dal giorno seguente le elezioni: sarà istituita una commissione “ad hoc”, operativa e non di semplice facciata, che possa discutere, con riconoscimento istituzionale, i tanti temi critici da sottoporre con continuità al Consiglio. 
Servirà questo tavolo per rappresentare tutte le categorie, ma anche per analizzare problemi e scenari, a partire dalla RunCard con le sue ricadute ed il suo valore o disvalore per il sistema (verificando dei meccanismi di progressivo disincentivo qualora non fosse possibile rivederne l’utilizzo attuale per normative o impegni vincolanti già assunti dalla FIDAL); andranno analizzate anche le risorse e le tasse conseguenti le catalogazioni delle manifestazioni che ad oggi non corrispondono sempre ad adeguati servizi riconosciuti dalla Federazione, servizi che dovrebbero essere funzionali e proporzionali alle cifre versate dagli organizzatori. 
Così, mentre auspichiamo che la “Mozione Lupi” possa proseguire il proprio percorso con il comune supporto e giungere a migliorie di sempre maggior utilità e praticità per gli atleti stranieri (sperando di poterli equiparare quanto più possibile ai partecipanti italiani), riteniamo però fondamentale che la Federazione affronti, al fianco dei propri affiliati, questo tema, insieme a quello delle assicurazioni, della responsabilità sulle certificazioni mediche (da parte di atleti, società e organizzatori), ma anche del marketing territoriale e del turismo sportivo. Andranno sviluppate piattaforme, tavoli di confronto e progettualità che possano contribuire alla crescita di tutto il comparto running, valutando anche le importanti ricadute economiche che questo settore induce direttamente ed indirettamente nelle aree in cui si innesta, oltre che sulle casse federali.
Il tutto sognando, casomai, la possibilità che il progetto “Casa Italia” possa vedere una propria declinazione anche per l’ambito non esclusivo degli eventi internazionali più connessi alla pista. 
Non è secondaria la necessità che la FIDAL possa fornire ai soggetti affiliati dei servizi contemporanei e funzionali alle proprie necessità (app, piattaforme integrate, accessi ai database, streaming, TV, comunicazione, consulenze, ecc…), proporzionali alle tasse richieste, rendendo la Federazione un ulteriore volano a supporto dello sviluppo degli eventi; tutto ciò potrebbe realizzarsi anche grazie ad accordi e collaborazioni che potranno risultare utili a qualsiasi realtà presente in ogni angolo del paese, ma soprattutto invogliando le manifestazioni a migliorare il proprio ranking/lable a fronte di un corrispettivo attenzionamento concreto e tangibile, sia per gli organizzatori che per i partecipanti. 
Sarà altresì indispensabile un confronto utile a rendere il sistema running sinergico con quello della promozione giovanile, studiando percorsi condivisi per avvicinare i giovani (ed anche i meno giovani) all’intero mondo dell’atletica, per costruire assieme una società migliore basata sui sani principi del nostro sport… scovando casomai assieme i futuri Baldini, Leone, Poli o Bordin. 
La nostra visione è chiara, aperta e soprattutto piena di entusiasmo, quello stesso che vediamo e ritroviamo nella vostra iniziativa, nelle vostre manifestazioni, nei vostri toni e nei vostri sguardi, quelli che hanno alimentato quella competenza che ha portato il mondo del running quasi a “farsi strada” da solo; energie che riteniamo di poter arricchire con le nostre, con l’auspicio di poter condividere quel percorso/sogno che c’è dietro il nome di “Orgoglio del Riscatto”, ovvero quello di riportare l’atletica tutta ai vertici degli sport più seguiti, praticati e ricercati dagli italiani.
Sempre disponibile ad ogni tipo di delucidazione, spiegazione o integrazione di quanto sin qui brevemente riassunto, anche con un eventuale confronto diretto, vi ringrazio per l’attenzione e vi saluto sportivamente.

VINCENZO PARRINELLO

Innanzitutto Vi ringrazio per la gradevole chiacchierata e per il documento inviato e che ho letto con particolare interesse. 
Prima di entrare nel merito delle singole questioni ritengo assolutamente necessario rappresentarvi, come già ho avuto modo di dirvi per le vie brevi, che ciò che ho detto e che cercherò di sintetizzare in questa mail rappresenta ciò che penso a titolo personale. 
A differenza di chi fa promesse mancando di rispetto, a mio avviso, alla sua dignità e a quella dell’interlocutore, desidero evidenziare che ogni decisione nella Federazione, che “eventualmente” avrò l’onore e il piacere di presiedere, spetterà al Consiglio Federale: non sono assolutamente disposto a derogare al principio della collegialità!
Fatta questa doverosa premessa nel rispetto di quanto stabiliscono le norme vigenti, in primis lo Statuto, ritengo auspicabile una rappresentanza del vostro movimento. Mi permetto di ricordare che giovanissimo ho fatto parte della Lega Pallavolo quando si cominciavano a mettere le basi di quello che oggi è un esempio di governance a cui penso voi vi ispirate. 
In relazione al vostro peso elettorale ancora una volta mi vedo costretto non per gloria personale ma per verità dei fatti a ricordare che nel 2014, in occasione dell’Assemblea straordinaria, proprio io ho proposto, argomentato e sostenuto con determinazione una vostra significativa presenza nel sistema elettorale, proposta che è stata ahimè sonoramente bocciata dall’87% dei votanti. 
Ancora oggi sono convinto della bontà della mia proposta, ma allo stesso modo da persona che vuol vivere in uno stato di diritto devo prendere atto della volontà della maggioranza. 
In merito a quanto poi proponete circa il database, la partecipazione degli stranieri, la comunicazione, la centrale acquisti, la produzione TV e marketing, la consulenza legale e amministrativa, come ho già avuto modo di dire chiaramente, sono tutte iniziative che messe adeguatamente a sistema, nel rispetto dei ruoli e delle prerogative di ognuno degli attori, porterebbero, senza alcun’ombra di dubbio, beneficio non solo al mondo no stadia ma a tutto il mondo dell’atletica. 
Nel ribadirvi la mia completa disponibilità a qualsiasi confronto serio, costruttivo e nell’esclusivo interesse dell’atletica colgo l’occasione per inviarvi i più cordiali saluti, Vincenzo.

 
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Venerdì, 27 Novembre 2020 22:51

Fidal Lombardia: un aiuto concreto alle società

Un bel passo da parte del comitato lombardo verso le società, dopo quello fatto da Fidal nazionale che prevedeva la gratuità del tesseramento 2021 per le categorie esordienti, ragazzi e cadetti.

In soldoni si tratta di 100.000 euro da destinare alle 550 società lombarde.

Ecco un passaggio del presidente Fidal Lombardia Gianni Mauri:

Per FIDAL Lombardia è uno sforzo economico notevole, ma è doveroso aiutare più che si può le nostre società e fornire uno stimolo per rinnovare l’affiliazione anche per la stagione 2021, uno stimolo importante soprattutto per quelle società che hanno avuto pochissime occasioni per gareggiare in questa sfortunata stagione. Già in piena prima ondata la Lombardia aveva manifestato la propria volontà di venire incontro ai club con una proposta di intervento molto consistente inoltrata a FIDAL nazionale”. 

Ecco come verrà declinato l’intervento:

-entro il 30 dicembre 2020, 170 euro per le società con affiliazione del settore giovanile; invece 220 euro per quelle con affiliazione di tutti i settori

-un secondo rimborso di 80 euro (quindi in totale 250) per le società con solo settore giovanile; 130 euro (quindi in totale 350) per tutte le altre. Questo rimborso avverrà nella prossima stagione

- un impegno a destinare l’avanzo di bilancio con l’idea di riuscire a coprire l’intero costo di affiliazione del 2020

Infine, mi piace evidenziare una notizia che poco ci azzecca con le società sportive, ma tanto bene farà ad una categoria tanto importante quanto mediamente poco considerata: si tratta di un finanziamento per supportare la preziosa attività del GGG (Gruppo Giudici Gara). Servirà a migliorare un parco attrezzature spesso vetusto, ma anche a dotare i giudici di divise adeguate all’immagine che l’atletica leggera merita di presentare. Mi permetto di aggiungere che non sarebbe male organizzare anche dei corsi di istruzione ed aggiornamento, i regolamenti sono cambiati ed io … non ricordo nemmeno quando ho partecipato all’ultimo che è stato fatto.

 

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Venerdì, 27 Novembre 2020 20:12

FIDAL: assegnati i primi campionati italiani 2021

25 Novembre - L’odierno Consiglio Fidal ha assegnato numerosi Campionati Italiani per il 2021. Di seguito date e sedi:

23 gennaio: Ostia (RM), Cds Marcia, Prima prova (km 50 U, km 35 D, Km 20 Sen/Pro/Jun U/D)
6-7 febbraio: Ancona, Campionati Italiani Juniores e Promesse Indoor
13-14 febbraio 2021: Ancona, Campionati Italiani Allievi indoor
20-21 febbraio: Ancona, Campionati Italiani Assoluti indoor
21 febbraio: Palo del Colle (BA), Campionati Italiani di cross Master
27-28 febbraio: Molfetta (BA), Campionati Italiani di lanci invernali
5-7 marzo: Ancona, Campionati Italiani Master Indoor
2 maggio 2021: Molfetta (BA), Campionato Italiano Assoluto 10.000 metri
12-13 giugno: Torino, Cds Assoluto, Finale bronzo
12-13 giugno: Agropoli (SA), Cds Assoluto, Finale B
18-20 giugno 2021: Firenze, Campionati Italiani Juniores e Promesse
30 luglio-1 agosto: Grosseto, Campionati Italiani Allievi
17-19 settembre: Rieti, Campionati Italiani Master.

Varata al contempo una prima versione del Calendario attività 2021, che sarà pubblicato nei prossimi giorni.

 

 
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Venerdì, 27 Novembre 2020 19:01

La FIDAL riduce le quote di tesseramento 2021

27 Novembre - Importanti, e quasi agognate, decisioni sull’imminente tesseramento 2021 da parte del Consiglio federale della Federazione Italiana di Atletica (riunito oggi in videoconferenza) a sostegno delle società affiliate e degli stessi atleti; misure che si aggiungono a quelle già approvate in varie fasi nel corso del 2020.

Le decisioni riducono di fatto i costi di tesseramento per il 2021: per gli atleti fino ai 18 anni d’età, e per quelli dai 65 anni in avanti, il costo del tesseramento 2021 sarà completamente azzerato; per gli atleti delle categorie Juniores, Promesse e Seniores fino ai 65 anni, la Fidal Nazionale cancella la quota di propria spettanza, lasciando inalterata quella destinata ai Comitati Regionali: in parole povere, il costo del tesseramento per gli Juniores per l’anno 2021 sarà di 6 euro (contro i 10 attuali), mentre per la categoria Promesse e per i Seniores fino ai 65 anni d’età sarà di 12 euro (contro i 20 attuali).

Tale intervento sarà finanziato con una quota del contributo integrativo di Sport e Salute pari a circa 1,2 milioni di euro; nel corso del prossimo Consiglio federale, fissato per il prossimo 18 dicembre, verrà approvata la delibera esecutiva che disciplinerà le nuove quote di tesseramento, ma in questa fase è stato chiarito che le società che avessero già proceduto al tesseramento 2021 saranno rimborsate della parte eccedente rispetto alle nuove quote.

L’intervento approvato in data odierna si aggiunge ad un complesso di altri già deliberati nelle precedenti riunioni del Consiglio (tra questi: l’abbattimento della quota di affiliazione spettante alla FIDAL, ma garantendo la quota spettante ai Comitati Regionali FIDAL; contributi legati all’attività agonistica: rimborsi chilometrici, contributi per società che organizzano Campionati federali, proroga al 2021 della validità dei tesseramenti delle categorie promozionali - Esordienti, Ragazzi, Cadetti - sottoscritti per l’anno 2020, ecc.), e che assommano a circa 3 milioni di euro.

 
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Le manifestazioni sono una cosa seria, che va guidata con professionalità e passione; per l’atleta la gara è il momento della verità, la finalizzazione di tutto il lavoro, i sacrifici e le speranze di settimane o di mesi, per il podista un momento di socializzazione e di divertimento con la speranza del premio finale.

Il tempo del podismo “ruspante” è tramontato, oggi molti podisti hanno il satellitare per controllare l’esatta lunghezza del percorso, chiedono spogliatoi, gabinetti e possibilmente le docce, la custodia delle borse (visti i frequenti furti che purtroppo avvengono); insomma la festa patronale con ricchi premi e cotillon è sempre meno apprezzata.

Certo non è facile né agevole organizzare una manifestazione, è piuttosto una corsa ad ostacoli degna delle dodici fatiche di Ercole.

Prima di tutto l’iter burocratico: richiesta annuale di inserimento nel calendario federale nazionale o territoriale, indicando una data alternativa a quella indicata, anche se quasi sempre questa non è negoziabile perché legata a qualche avvenimento sul territorio.

Ricevuta l’autorizzazione all’organizzazione, con la pubblicazione del calendario, si deve inviare il regolamento della manifestazione per l’approvazione, unitamente al 30% della tassa relativa. 

C’è poi la parte organizzativa sul territorio: richieste delle autorizzazioni agli organi competenti (Comune, Regione, ANAS, Carabinieri, Polizia eccetera); reperimento dei fondi; reclutamento dei collaboratori non solo interni, ma anche e soprattutto esterni (Protezione Civile, ANA, Carabinieri in pensione, eccetera); medico di servizio e ambulanza con defibrillatore.

Segue la definizione dei premi di classifica con relativa scaletta - oggi ci sono una ventina di categorie per un minimo di cento premi individuali, più quelli di società  - e del premio di partecipazione per tutti gli iscritti.

Una volta approvato il budget di spesa inizia la ricerca del fornitore al minor costo possibile, tenendo conto delle tasse da pagare alla FIDAL o all’EPS, e delle regalie ai collaboratori.

L’ultimo impegno, il più delicato, è la predisposizione di tutti i servizi previsti nel dispositivo, l’assegnazione ad ogni collaboratore dei suoi compiti, il controllo puntuale di ogni particolare; il giorno della gara, tutto deve essere in ordine; non parliamo poi dell’emergenza Covid attuale, che si spera finirà nel prossimo anno.

Finita la gara si deve fare l’inevitabile bilancio: numero dei partecipanti in linea con le previsioni, nessun incidente significativo, chiusura in pareggio, tutto è andato bene. Ma talvolta non è così e l’organizzatore si chiede il perché: è qui che bisogna intervenire.

Capire esattamente cosa chiede il podista non è facile, ogni persona ragiona in base alla propria educazione, alla propria cultura ed ha esigenze e scala di valori diverse dagli altri.

La Federazione deve, o dovrebbe, impostare un autentico rapporto di collaborazione con gli organizzatori fornendo assistenza prima, durante e dopo la manifestazione, soprattutto snellendo al massimo l’iter burocratico; e invece, dulcis in fundo, scatta la tassa di approvazione, a cui si è aggiunta negli ultimi anni quella “di partecipazione”, odiata come la tassa sul macinato (un’anticipazione dell’Iva lanciata dal governo italiano nel 1869, che provocò un forte aumento del prezzo del pane), che oggi procura alla Federazione un introito annuale complessivo di circa quattro milioni, che si aggiunge ai quasi otto delle affiliazioni e tesseramenti, per un totale pari alla metà dell’attivo federale (previsto in quasi 25 milioni di euro per il 2020).

La tassa, tecnicamente parlando, è un qualcosa che si versa come corrispettivo di una prestazione; in realtà è diventata un’imposta mascherata, cioè non viene pagato solo il servizio, ma anche una parte delle spese di funzionamento della Federazione; senza questo accorgimento il costo dell’affiliazione delle società sarebbe molto superiore ai 350 euro attualmente richiesti, con effetti contrari al risultato che si vuole ottenere.

Cinque anni fa, dopo oltre quarant’anni dall’affermazione del podismo come sport di massa, la FIDAL si pose l’obiettivo di dar vita ad una riforma delle competizioni non stadia e, principalmente, della corsa su strada, dando regole precise a cui uniformarsi, forte del mandato del CONI che le attribuisce il compito di “disciplinare e autorizzare le manifestazioni di atletica leggera in Italia”.

Fu inviato un questionario a tutti i Comitati Regionali con 13 argomenti essenziali su cui esprimere le proprie considerazioni e i suggerimenti opportuni.

Alla fine del 2015 i Comitati Regionali furono convocati a Roma per la presentazione del Run Project da realizzare in tre anni: 2016 anno zero, 2017 entrata in vigore delle nuove norme, 2018 messa a regime del sistema con eventuali aggiustamenti.

Il 2017 fu un anno felice con un incremento di 5.480 partecipanti nelle maratone e oltre 207.000 presenze nelle mezze maratone. Probabilmente gli organizzatori avevano creduto nella bontà del Progetto, ma i risultati, soprattutto dal punto di vista economico, furono deludenti, e il 2018 e il 2019 ne pagarono le spese; per non parlare di questo annus horribilis.

La FIDAL sconta il suo “peccato originale”, la mentalità da pista, che privilegia le regole e le prestazioni, cioè l’élite, la ragion stessa della sua esistenza.

Esistono poi anche dei pregiudizi nei confronti degli organizzatori delle gare su strada, legati alla scarsa conoscenza della realtà: basti pensare che la possibilità di una tassazione agevolata, con sconti dal 40 al 60 % è prevista per “Società per cui è plausibile pensare che le entrate derivanti da manifestazione di Running siano reinvestite in attività giovanile e su pista”. In pratica si parte dal presupposto che organizzare una manifestazione abbia come fine il lucro, un surplus che si possa reinvestire!

Partendo da questa premessa, è “logico” stabilire tasse di approvazione, che, per i tre gradi Gold, Silver e Bronze sono, per la maratona 4500, 3600 e 1500 euro, per le Mezze 3000, 2400 e 900; a cui poi aggiungere la tassa di un euro per ogni iscritto. Nelle intenzioni è scritto “riformulare la tassazione per l’approvazione delle manifestazioni affinché tutte le manifestazioni di running italiane possano stare sotto egida federale ed affinché il ruolo di servizio della Federazione sia evidente”.

Ma quale servizio ? Gli 11 parametri minimi per avere la qualifica Bronze, o i 10 su 13 per essere Silver,  o i 13 su 16 per essere Gold sono validi, ma sono a carico dell’organizzatore: la FIDAL si limita a fornire l’opera dei giudici, che, come si sa, sono volontari rimborsati solo delle spese vive, qualora le sostengano, In realtà la tassa di approvazione è percepita come una rendita feudale che i vassalli devono al Signore.

Il problema è “la stanza dei bottoni”: finché una legge elettorale ancorata ad uno Statuto obsoleto darà privilegi solo alla casta che svolge attività su pista, consentendo che la maggioranza dei voti sia in mano al dieci per cento delle società, nulla potrà cambiare.

(Vedi l'attuale distribuzione dei votihttp://podisti.net/index.php/classifiche/14778-elezioni-fidal-distribuzione-voti.html?date=2020-11-18-00-00 )

Invece, occorre tenere conto non solo delle graduatorie basate sulle prestazioni su pista, ma anche a quelle su strada, premiare gli organizzatori delle manifestazioni realizzate con cura e professionalità.

La nascita della nuova associazione degli organizzatori Italia Road Running è l’occasione giusta per promuovere finalmente la corsa su strada: l’unione fa la forza, speriamo che sia la volta buona.

 

BILANCIO preventivo FIDAL 2020
  ENTRATE   USCITE
AFFILIAZIONI 7.718.000   AREA TECNICA  4.956.000
ENTRATE  PROPRIE 3.908.000   ORGANIZZAZIONE 1.738.200
SPONSOR 2.650.000   FUNZIONAMENTO 4.140.760
SPORT & SALUTE 10.700.000   PERSONALE 4.430.000
    TERRITORIO 122.000
    GRANDI EVENTI 3.068.500
    INTERNAZIONALE 107.600
    MARKETING E COMUNICAZIONE 355.000
    CENTRO STUDI 128.000
    RUNCARD 285.000
    PRIVACY 28.000
    COMITATI REGIONALI 5.618.127
  24.976.000     24.977.187

 

 

 
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E’ di questi giorni l’attacco portato ad Alfio Giomi, presidente Fidal in uscita, da parte del candidato Roberto Fabbricini. La questione riguarda l’assegnazione dei campionati europei del 2024, che vede in concorrenza Roma e Katowice (Polonia), decisione prevista per il 10 novembre.

A prima vista, forse con una lettura un po' cattiva, pare proprio di leggere la preoccupazione di chi (Fabbricini, nel caso vincesse le elezioni) potrebbe trovarsi una cosa gestita da altri e chi (Giomi) fatica a mollare la presa, sia pure dopo 8 anni di presidenza Fidal (due mandati).

Fabbricini dice:  

Nel momento in cui la pandemia che ci assale ha messo a terra il mondo intero da tutti i punti di vista… non mi pare giustificabile l’insistenza con cui il presidente uscente Alfio Giorni e il suo gruppo dirigente continuano a sostenere la candidatura di Roma, considerando l’organizzazione degli Europei 2024 come un’occasione di irripetibile convenienza e prestigio. Non appare chiaro a chi converrebbe allestire questa manifestazione e chi trarrebbe prestigio da tutto ciò…. Chi dovrebbe supportarla nell’aspetto finanziario, dovrebbe farlo con atti di impegno vincolante e non con generiche espressioni di intento”.

La risposta di Giomi è piuttosto articolata:

“Dico la verità, ho trovato fuori luogo, pretestuoso, intempestivo l’intervento di Roberto Fabbricini, dirigente dalla grande esperienza, contro la candidatura dl Roma a organizzare gli Europei di atletica 2024…”.

Si commette un errore di valutazione, gli Europei a Roma, a distanza di 50 anni da quelli del 1974, godrebbero della massima espressione, compresa quella tecnica. Non solo, sono parecchi gli atleti azzurri che arriverebbero in quel periodo alla loro massima maturazione”.

“Sono giorni importanti, decisivi per l’evento, e tengo a dire che quella dl Roma non è una candidatura improvvisata, tutt’altro, si avvale del pieno appoggio di governo, regione Lazio, Roma capitale, Coni e Sport e Salute” ha aggiunto.

“Il Consiglio federale ha approfondito la candidatura e mi ha dato mandato, nel caso in cui dovessimo vincere, di firmare l’accordo con la European Athletics – spiega Giomi – Lavoreremo negli eventuali tre mesi che rimangono per costruire una governance. Non è escluso che mi trovi ad avere un ruolo nell’organizzazione dell’evento. Continuerò a lavorare, secondo il progetto, poi deciderà il Consiglio federale. Una cosa è certa: me ne vado senza chiedere niente in cambio”.

Ora, ci sono diversi passaggi che fanno venire più di un dubbio sulla legittimità, o quantomeno opportunità, del suo operato; partiamo dal fatto che si è sostanzialmente autocandidato a gestire gli Europei 2024 (sempre in caso di vittoria di Roma), attraverso il suo consiglio federale. In definitiva, si autoassegna un ruolo prendendo un mandato che di fatto impegna il prossimo consiglio federale: tutto normale così? Mah.

Che Giomi voglia stare a bordo della nave, in un modo o nell’altro, è certo; del resto lui è convinto di aver fatto bene, lo ha sempre ribadito, anche dopo il disastro delle Olimpiadi di Rio 2016, e più recentemente in un’intervista ad un giornale toscano (Tirreno del 10 ottobre). Estrapolo alcuni passaggi:

Mi auguro che ci sia continuità tecnica, questa strategia ha portato a risultati incontrovertibili che sono sotto gli occhi di tutti. Abbiamo dato orizzonti nuovi all’atletica italiana…….. Pensate alla rivoluzione della corsa su strada, all’invenzione della Runcard………... Le tantissime cose fatte ci hanno a volte messo anche in crisi: una federazione che passa da 170mila a 270mila tesserati qualche scotto lo paga.

Al di là dei bilanci lo sguardo rimane proiettato al futuro, visto che in ballo c’è ancora la candidatura per gli Europei di Roma 2024, con il verdetto per l’assegnazione atteso per il 10 novembre.

Qualcuno potrebbe dire...ma di che parla? Rivoluzione della corsa su strada (beh, a suo modo c’è stata, ma lasciamo stare i risultati). I tesserati da 170 a 270.000…quando erano ben più di 200.000 già all’inizio del suo primo mandato (che doveva essere l’unico, lo aveva dichiarato mille volte). Runcard? un danno senza fine per i gruppi sportivi, e via così.

In ogni caso il suo sguardo “rimane proiettato al futuro”. Nel 2024 avrà 76 anni, mi pare giusto che si preoccupi del suo avvenire, in un paese dove gli anziani pare proprio che siano un problema, invece che una risorsa.  

 

 
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30 Ottobre - La Fidal, Federazione Italiana di Atletica Leggera, ha pubblicato sul proprio sito il “Protocollo organizzativo temporaneo - non stadia”, in base alle alla pubblicazione del Dpcm sulla Gazzetta Ufficiale del 25 ottobre 2020, relativo alle competizioni su strada (corsa, marcia e nordic walking) e off-road (corsa in montagna, trail running e corsa campestre).

La Federazione specifica che il nuovo protocollo “si intende temporaneo e passibile in ogni momento di aggiornamento sulla base dell’evoluzione della normativa generale”.

Ecco di seguito le modiche apportate rispetto al precedente:

  • Ripristinata la necessità da parte degli organizzatori di inserire le gare solo in calendario nazionale;
  • Ripristinato quanto finora riferito solo allo sport a porte chiuse: il nuovo Dpcm non permette più la presenza di pubblico in occasione delle competizioni all’aperto;
  • Tolta la possibilità di effettuare partenze con blocchi da 50 atleti in griglia senza mascherina. Rimane in vigore la possibilità di svolgere manifestazioni a cronometro con partenza di un atleta alla volta o in griglie di massimo 500 atleti distanziati almeno 1 metro tra di loro e con obbligo di indossare la mascherina prima dell’ingresso in griglia, durante la permanenza in griglia e fino ad almeno 500 metri dopo la partenza.

Al seguente link, l’intero testo: 

DOWNLOAD (pdf) – PROTOCOLLO ORGANIZZATIVO TEMPORANEO NON STADIA (agg. 30 ottobre)

 
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Lunedì, 12 Ottobre 2020 22:00

Elezioni federali tra eccezioni e obiezioni

Dopo tanti pensamenti, finalmente venerdì 9 ottobre l’Oracolo si è pronunciato:

Il nostro statuto dice che le elezioni devono tenersi entro l’anno in cui si effettuano i Giochi Olimpici, quindi dal 1° gennaio al 31 dicembre 2021. Abbiamo però pensato di farle il prima possibile per non incidere pesantemente su quello che sarà il futuro quadriennio. È una scelta presa da tempo e condivisa con i consiglieri federali, che oggi l’hanno approvata all’unanimità. La ritengo la data migliore possibile. I comitati regionali possono votare dal 1° gennaio al 15 marzo: avendo scelto noi il 31 gennaio, lasciamo la possibilità ai comitati di svolgere le proprie elezioni prima dell’assemblea nazionale” (dall’intervista rilasciata dal presidente Fidal il 9 ottobre, dopo il Consiglio Federale).

Per meglio comprendere tale decisione è necessario fare un riassunto delle puntate precedenti.

Fin dall’inizio il CONI aveva tentato di mantenere in vita il suo apparato per tutto il 2021:

il 2 luglio al termine della 1102^ riunione della Giunta Nazionale aveva approvato una Norma transitoria per l’Assemblea elettiva per il rinnovo delle cariche del quadriennio 2021 – 24 in Emergenza COVID 19, che “consente a tutti gli organismi la POSSIBILITA’ di celebrare le assemblee elettive in una finestra temporale più aperta e che parte da settembre 2020 e arriva come termine ultimo al 17 ottobre 2021” -  questo in quanto i Giochi Olimpici dovrebbero svolgersi dal 23 luglio 2021 – “Successivamente verrà nominato un Commissario ad acta nella persona di Michele Signorini per l’inserimento negli Statuti di una norma transitoria ad hoc

Concludeva “tale delibera sarà esecutiva all’esito della formale approvazione dell’Autorità di Governo vigilante in materia di sport

Da notare che si parla di possibilità, non di obbligo e, infatti si designa un Commissario ad acta per modificare gli Statuti, bastava quindi rivolgersi a Michele Signorini per votare tranquillamente dal momento che la finestra veniva aperta da settembre 2020.

Ma la data del 15 marzo 2021 è il termine ultimo stabilito dal Ministero dello Sport e della Gioventù, non una “formale approvazione dell’Autorità di Governo Vigilante” (bizantinismo incredibile), non una scelta della FIDAL, che ha tentato fino all’ultimo di restare in sella fin dopo le Olimpiadi.

La scelta attuare di votare il 31 gennaio - “xe pezo el tacon del buso” - comporta una serie di arrangiamenti sostanziali allo Statuto ben più gravi di una piccola modifica transitoria, come ad esempio “pur essendo stati spostati al 2021 i Giochi Olimpici estivi causa emergenza COVID 19,  le Assemblee elettive verranno regolarmente svolte nel 2020 in ottemperanza a una norma di legge

Infatti è già stato stabilito che varranno i voti acquisiti nel 2019, mentre lo Statuto, Articolo 35 comma 4, prevede che “le Società hanno diritto ad un diverso numero di voti in base alla collocazione nelle classifiche di categoria, compilate alla fine dell’anno precedente quello in cui si svolgono le Assemblee Nazionali, Regionali e Provinciali” e, quindi, a gennaio 2021 dovrebbero essere ricalcolati in base all’attività svolta nel 2020.

Questa decisione pone poi un altro grave problema: dal momento che le firme di appoggio delle candidature del Presidente e dei Consiglieri Nazionali devono essere depositate almeno 40 giorni prima dello svolgimento dell’Assemblea Elettiva, potranno essere apposte da chi è in regola col tesseramento 2020, e anche le candidature seguiranno questa regola, ma poi nel 2021 potrà votare  ed essere eletto solo chi si è tesserato per il nuovo anno: come la mettiamo? Si farà un’altra eccezione alle regole?

C’è da considerare che causa COVID 19  i tesseramenti si sono bloccati: quante delle 27.800 Società per un totale di 68.995 voti (situazione 2019)  saranno disposte a rinnovare a tamburo battente  il tesseramento solo per partecipare alle elezioni?  A parte la spesa minima di 180 euro - tesseramento di quattro dirigenti, un medico e un tecnico - con scarse  prospettive per il 2021, più 200 euro (sempre al minimo) di riaffiliazione, ricordiamo che lo stato di emergenza è appena stato prorogato al 31 gennaio 2021. E dopo?...

 
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Venerdì, 09 Ottobre 2020 22:36

Elezioni Fidal, finalmente la data: 31 gennaio 2021

Una battaglia durata diversi mesi tra chi voleva rinviarle a dopo le Olimpiadi 2021 (ex 2020), il direttivo attuale (direi ovviamente), e chi pretendeva il rispetto delle regole, ovvero il quadriennio olimpico. Si faranno il 31 gennaio 2021, in tempo utile per programmare le attività, soprattutto in prospettiva Olimpiadi, con l’auspicio che si facciano. Ricordo che era stata imposta la data del 15 marzo come termine ultimo per le elezioni.

Il passaggio interessante, che in realtà a me pareva scontato, è che si manterranno gli attuali vertici per quanto riguarda la direzione tecnica. Ecco nel dettaglio quanto deciso, come si legge dal sito Fidal:

Al fine di dare l’opportuna continuità al lavoro degli atleti azzurri e dei rispettivi tecnici personali in funzione dei Giochi Olimpici di Tokyo, il Consiglio ha deliberato: 1) di confermare la Direzione tecnica, la struttura tecnica e la struttura sanitaria fino al 30 settembre 2021; 2) di confermare per il 2021 il regolamento di erogazione delle indennità ad atleti e tecnici dell’Atletica élite club; 3) di approvare l’elenco Atletica élite club e Progetti speciali 2021; 4) di procedere agli incontri di programmazione tecnica al fine di definire i relativi accordi con atleti e tecnici personali.

Purtroppo il meccanismo elettivo resta sempre lo stesso: piccole e medie società, tecnici, è altamente improbabile, come già avvenuto in passato, che si rechino a Roma per le votazioni. In un’epoca dove la tecnologia pare così largamente diffusa e utilizzata, risulta poco comprensibile l’impossibilità di votare online. Si provi a pensare alle iscrizioni alle gare, è tutto online, quale è la difficoltà di farlo in questa circostanza?  

Le elezioni dei comitati regionali dovranno essere effettuate nella finestra temporale 1 gennaio – 15 marzo. Sarà interessante vedere quali si muoveranno prima del 31 gennaio, senza attendere gli esiti del nazionale, quasi a rivendicare, in senso propositivo, la propria autonomia e indipendenza.   

Ora quindi avanti con i candidati sinora dichiaratisi: Stefano Mei, il primo a muoversi; poi Vincenzo Parrinello e Roberto Fabbricini, persone ben note in ambito federale, con una lunga militanza nei più svariati ruoli. Altri new entry? Non impossibile ma certamente difficile, tre mi paiono già tanti. Invece altamente probabile che importanti personaggi del mondo dell’atletica supportino uno dei candidati già presenti, magari perché convinti della bontà del programma, oppure molto più banalmente per la ricerca di un posto al sole nel prossimo consiglio.

Che vinca il migliore, sperando sia davvero così.

 
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Lunedì, 28 Settembre 2020 17:03

Mentre a Roma ci si pensa su…

Pochi giorni dopo il mio “grido di dolore”  sulle elezioni FIDAL sono usciti i comunicati di Roberto Fabbricini e Stefano Mei , che sostanzialmente confermano le preoccupazioni  di chi vive nell’Atletica da diversi lustri:  non nelle sale del potere, ma a contatto con la dura realtà di ogni giorno.

A Padova – scrive Fabbricini – il Presidente mi ha comunicato che la data del voto sarà quella del 15 marzo, lo ha deciso lui ? Lo comunicherà lui al Consiglio d’inizio novembre così da mettere tutti davanti al fatto compiuto. Il danno alla programmazione di regolamenti e calendari è evidente, l’anno 2021 sarà un anno monco

Dal canto suo Mei  scrive: “Il 5 novembre scade il quadriennio e ancora non abbiamo certezze su una data per l’Assemblea elettiva. L’attuale Consiglio Federale sta dando delle interpretazioni particolari dello Statuto e della Legge Melandri cercando di procrastinare il più possibile, non si capisce per quale motivo, la data. Presidente, quando votiamo?”.

Mei pone l’accento sulla poca consistenza delle motivazioni addotte per giustificare questa “melina” in corso: la “scusa” è che essendo prevista dallo Statuto la convocazione dell’Assemblea elettiva  nell’anno di svolgimento delle Olimpiadi estive, cioè il 2021, questa non si può effettuare nel 2020 perché potrebbe comportare ricorsi da parte delle Società.

In realtà “del doman non v’è certezza”: nessuno può garantire che le Olimpiadi si svolgeranno nel 2021, Rio ha annullato il Carnevale del prossimo anno, tanto per fare un esempio; e poi, con le elezioni spostate al 2021 si genera un grave problema, che, questo sì, comporterà ricorsi a valanga da parte delle società. Lo Statuto, infatti, stabilisce che al termine di ciascun anno agonistico la Segreteria  Federale compilerà le graduatorie nazionali, sulla base delle quali verranno attribuiti i VOTI: da qui diverse possibili anomalie  rispetto all’attuale situazione, considerando anche che si sono persi almeno sei mesi di attività. Inoltre il tempo necessario per i nuovi calcoli sposterà sicuramente lo svolgimento delle Assemblee regionali di un paio di mesi; prima di marzo, quindi, non sarà possibile procedere alle elezioni.

Dal momento poi che “Gli organi del CONI restano in carica quattro anni. I componenti che assumono le funzioni nel corso del quadriennio restano in carica fino alla scadenza degli organi” , nel lasso di tempo di almeno sei mesi questi organi potranno svolgere solo l’ordinaria amministrazione, con evidenti riflessi negativi su tutta l’attività.

E’ questo il grande timore espresso da Fabbricini, comune a tutti coloro che vivono la realtà operativa del “fronte” e che spesso lo “Stato Maggiore” ignora.

Chi prenderà in mano il cerino acceso dovrà fare i conti (è proprio il caso di dirlo) col COVID 19 e la sua eredità.

Il bilancio FIDAL viaggia ogni anno sui 25 milioni di uscite difficilmente contraibili; dall’altro lato le entrate hanno solo quattro grandi capitoli: Quote di affiliazione (31 %), Entrate proprie (15,5 %), Sponsor (10,5 %) , Sport e salute (43%).

Nell’anno in corso le quote e soprattutto le entrate proprie sono scese paurosamente, col blocco di febbraio i tesseramenti si sono arrestati, la ripresa dell’attività su strada tarda a venire, per cui la maggior parte dei podisti non ha fatto la visita agonistica e non si è tesserato; idem dicasi per i Runcard, si aspetta il 2021 per vedere l’evoluzione della situazione, stiamo tutti …aspettando Godot.

Teniamo poi conto che la Federazione ha già annunciato la gratuità dei tesseramenti del settore promozionale (5 – 15 anni) e delle quote di affiliazione.

E’ chiaro che solo un Consiglio Nazionale eletto a novembre, e tutti i Consigli Regionali eletti a ottobre, possono affrontare la situazione con ragionevoli possibilità di resilienza. L’attendismo non paga, non ha mai pagato, come insegna la storia. Nell’anno 219 a.C. Annibale pose l’assedio alla città spagnola di Sagunto, i cui ambasciatori vennero d’urgenza a Roma per chiedere aiuti. Il senato romano ci pensò su per 8 mesi, e nel frattempo Annibale conquistò e rase al suolo la città: Tito Livio commentò il fatto con una frase passata alla storia nella forma “dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur”. Nel 2006 la frase venne tragicamente riproposta dal cardinale Pappalardo, arcivescovo di Palermo, per commentare l’assassinio del generale Dalla Chiesa, maturato mentre a Roma ci si stava pensando su. Qui per ora morti non ce ne sono, ma il vizietto della dilazione non è venuto meno.

 

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Come noto, la Norma transitoria per l'assemblea elettiva per il rinnovo delle cariche nel quadriennio 2021 - 24 / emergenza COVID 19, emessa dal CONI, consente a tutti gli organismi la possibilità di celebrare le assemblee elettive in una finestra temporale più aperta, che parte da settembre 2020 e arriva come termine ultimo al 17 ottobre 2021(il termine è stato ristretto dal Governo alla fine di marzo).

Considerando che siamo a metà settembre e la procedura richiede che l'assemblea elettiva sia indetta dal Consiglio Regionale e convocata dal Presidente in via ordinaria a mezzo di avviso pubblicato sul sito internet federale, ed invio di messaggio di posta elettronica agli indirizzi comunicati all'atto dell'affiliazione almeno 15 giorni prima della data di effettuazione, a tutti gli affiliati aventi diritto al voto della Regione, molti Presidenti hanno chiesto alla Federazione Nazionale come procedere.

La risposta ricevuta è quanto meno sconcertante:

Gentili Presidenti, a seguito di alcune richieste di chiarimento pervenute in merito allo svolgimento delle prossime Assemblee Regionali,  di seguito si riporta il testo dell’art. 25 comma 2 dello Statuto Federale, al quale si rinvia integralmente:

- L’Assemblea regionale dovrà essere convocata dal Presidente Regionale, in via ordinaria, nell’anno di svolgimento dei Giochi Olimpici estivi (NOTA: in questo caso, quindi, nell’anno 2021) a mezzo avviso pubblicato su sito internet federale e invio di messaggio di posta elettronica agli indirizzi comunicati all’atto dell’affiliazione, almeno 15 giorni prima della data di effettuazione, a tutti gli affiliati aventi diritto al voto della regione’ “.

Evidentemente sembra che la Federazione ignori che nel 2018 la Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato e IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA promulgato  la seguente legge:  

Art. 1  

Modifica all'articolo 3 del decreto legislativo  23 luglio 1999, n. 242  

  1. All'articolo 3 del decreto legislativo 23 luglio 1999, n. 242 e successive modificazioni, il comma 2 e' sostituito dal seguente:  

«2. Gli organi del CONI restano in carica quattro anni. I componenti che assumono le funzioni nel corso del quadriennio restano in carica fino alla scadenza degli organi. Il presidente e gli altri 

componenti della giunta nazionale, ad eccezione di quelli di cui  all'articolo 6, comma 1, lettera b), non possono svolgere piu' di tre mandati. Le previsioni di cui al presente comma si applicano anche ai presidenti e ai membri degli organi direttivi delle strutture territoriali del CONI».  

 

C’è poi un problema di equità foriero di possibili contestazioni: i VOTI che ogni società  ha attualmente a disposizione sono il frutto dell’attività svolta nel 2019, e col disastro COVID 19  che ha bloccato per mesi gli allenamenti e ridotto  le gare e i campionati, quali graduatorie verranno fuori? Sicuramente i voti a disposizione nel 2021 saranno diversi da quelli del 2020 penalizzando alcuni e favorendo altri.
Ma queste elezioni s’hanno da fare, anche perché con l’andamento della pandemia chi può garantire che le Olimpiadi si svolgeranno nel 2021?

 

 
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Dunque, a quanto pare, il pasticciaccio brutto del Giro dell’Umbria riservato solo ai tesserati FIDAL si è felicemente risolto: la Federazione Italiana di Atletica Leggera ci ha ripensato, spostando l’evento nel calendario regionale.  La qual cosa, per chi conosce i complessi meccanismi con cui l’Ente pubblico sta irreggimentando da anni il podismo amatoriale,  rende automaticamente la competizione accessibile anche a quei figli di un Dio minore degli iscritti agli Enti di promozione sportiva.

Ora, cercando di non scatenare inutili polemiche autodistruttive,  mi pare doveroso informare il lettore in merito ai passaggi che hanno condotto ad un tale cambiamento,  anche perché alcuni dirigenti umbri della FIDAL, in privato, mi hanno più volte esortato a riportare con la massima fedeltà i fatti, compresi quelli legati alla vicenda in oggetto.

Bene, in base agli elementi in mio possesso,  le cose hanno avuto la seguente evoluzione: 

  1. a) all’inizio il Giro dell’Umbria, da sempre organizzato da Sauro Mencaroni, uomo pratico che mal digerisce le pastoie burocratiche, era stato inserito nel calendario nazionale, su pressione della stessa FIDAL la quale, in caso contrario, non avrebbe concesso la propria egida.
  2. b) Il buon Mencaroni, confidando in un successivo ripensamento – così come è di fatto avvenuto -  aveva pubblicato on-line un regolamento nel quale si specificava l’esclusiva partecipazione dei tesserati Fidal, lasciando però inalterata nei volantini la vecchia definizione di ‘corsa open’.
  3. c) Sabato scorso esce l’articolo su Podisti.net in cui viene criticata l’ennesima scelta della FIDAL, dopo la corsa di Castiglione del Lago, di escludere gli atleti appartenenti agli Eps,

https://podisti.net/index.php/commenti/item/6377-gare-umbre-vietate-per-gli-iscritti-agli-eps-i-loro-dirigenti-sono-ancora-vivi.html

e magicamente accade il miracolo:  il Giro dell’Umbria viene spostato nel calendario regionale,  tornando ad essere una competizione open.

  1. d) La notizia mi viene comunicata in un severo messaggio su Facebook dal mio vecchio amico Patrizio Lucchetti, delegato regionale Fidal per il settore non stadia, il quale mi dice che in realtà la decisione era già stata presa da una quindicina di giorni e che il buon Mencaroni si era chiaramente confuso,  pubblicando un regolamento errato.  Sarà: ma interpellato,  il notissimo organizzatore umbro riferiva di aver  anch’egli saputo della modifica all’ultimo momento.
  2. e) A conferma che qualcosa nella comunicazione della FIDAL è andato storto – anche perché sulla buona fede dei suoi dirigenti mi sento più sicuro di Muzio Scevola - dobbiamo registrare che solo lunedì 10 agosto il Giro dell’Umbria è stato calendarizzato come gara regionale nel sito della FIDAL. Mentre il giorno precedente la stessa corsa a tappe era scomparsa anche dal calendario nazionale.  Dunque solo a partire da questa data i “tapascioni” aderenti agli Eps hanno ufficialmente scoperto di non essere più emarginati da una delle kermesse più affascinanti della verde Umbria.

 Ora,  nel ribadire agli amici della FIDAL che chi scrive non possiede poteri medianici e che, pertanto,  non possiamo leggere nella mente di chiunque,  mi sembra comunque evidente che nell’era delle nuove regole del podismo - imposte dall’Ente preposto dal CONI a gestire e regolare l’attività del nostro settore - molte cose non funzionino affatto.  In tal senso l’emergenza sanitaria ancora in atto sembra aver messo ancor più in chiaro gli elementi critici di una situazione che, in forza delle nuove norme sancite con la convenzione in vigore tra FIDAL ed EPS, non sembra particolarmente vantaggiosa per il movimento nel suo complesso.

  In particolare, la differenziazione tra gare nazionali e gare locali stabilita dalla FIDAL, oltre a costituire un elemento che disincentiva la partecipazione,  tende a creare molta incertezza e confusione presso la vasta platea dei podisti amatoriali.

  Tant’è, a conferma di ciò, che mentre scrivo questo articolo, nel sito della FIDAL un’altra corsa molto popolare in Umbria, la “Corrigubbio”,  compare sia come gara nazionale sia come corsa regionale, generando dubbi amletici che, ne sono certo, molto presto verranno fugati, come sollecitamente accaduto per il Giro dell’Umbria. 

  D’altro canto,  a monte di tutto, sarebbe interessante capire la ratio che ha spinto il potere pubblico ha creare una serie di differenziazioni che prima, nel mondo dei “tapascioni” ( che per la Treccani  sono“coloro che partecipano alle gare senza intenti agonistici, per il puro piacere di portare a termine il percorso”) non esistevano.  Chissà che un giorno non ce lo spieghino con dovizia di particolari.

 

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Registriamo l’ennesimo capitolo oscuro dei rapporti tra FIDAL ed Enti di promozione sportiva, i tanto bistrattati EPS che per molti anni hanno spontaneamente alimentato il podismo amatoriale in Italia nelle sue molteplici sfaccettature.  Ma da quando l’Ente pubblico ha deciso di stringere il cordone delle regolamentazioni, arrivando ad imporre la bizzarra runcard al popolo dei cosiddetti tapascioni,  l’equilibrio basato su una pacifica coesistenza sembra essersi completamente rotto, almeno nella mia piccola ma sportivamente agguerrita regione: l’Umbria.
In questo contesto, a partire dall’entrata in vigore della vigente convenzione tra la FIDAL e i citati EPS, si è fin da subito verificato un impressionante travaso di iscrizioni a vantaggio della medesima FIDAL la quale - è sempre bene rammentarlo - è una associazione di diritto privato riconosciuta dal CONI.
In pratica è accaduto che, nel mare magno delle nuove regole e divieti imposti da chi per molto tempo si è essenzialmente concentrato sull’attività agonistica di alto livello,  per pura praticità la maggior parte dei dirigenti e degli atleti in attività ha optato per una unica affiliazione ed un'unica tessera, quella FIDAL  per l’appunto.  Mentre per i pochi che hanno deciso di non abbandonare il proprio Ente di promozione sportiva,  declinando anche l’opzione di una runcard che non elimina completamente le discriminazioni  tra sportivi che partecipano alle stesse gare,  le cose si sono fatte veramente difficili.  Essi hanno dovuto,  per mantenere in piedi ciò che resta di una gloriosa tradizione amatoriale,  rinunciare alle più popolari competizioni umbre, come L’Invernalissima, la Strasimeno e la Mezza Maratona città di Foligno,  insieme a tutte le altre gare della Penisola inserite nel calendario nazionale della FIDAL. 
Tuttavia, con l’arrivo del Covid-19, le cose sembra che abbiano preso una piega ancor più negativa per gli amatori i quali,  avendo abbandonato da tempo ambizioni olimpiche,  ambirebbero a gareggiare in modo libero, pur nell’ambito di una medesima cornice di regole di base valide per tutti.  Infatti,  come già mi ero permesso di segnalare nella corsa svoltasi il 26 luglio in quel di Castiglione del Lago,  anche al di fuori dei succitati grandi eventi di respiro nazionale la FIDAL umbra sta imponendo l’esclusione di tutti gli iscritti agli EPS, come nel caso del Giro dell’Umbria, corsa a tappe organizzata per la diciottesima volta dall’eclettico Sauro Mencaroni e in programma dal 1° al 4 ottobre 2020.   Una competizione, quest’ultima, che nasce e si sviluppa proprio nel piccolo mondo antico degli Enti di promozione sportiva e che per la prima volta nella sua storia vedrebbe esclusi proprio coloro i quali hanno sempre offerto un decisivo contributo di partecipazione.  
Ora, sebbene l’ottimo Mencaroni si stia prodigando per far togliere questo autolesionistico divieto federale,  ciò che per l’ennesima volta si nota con grande evidenza è il ‘silenzio assordante’ di chi rappresenta ufficialmente gli stessi Enti di promozione sportiva.  Un atteggiamento imbarazzante che sta accompagnando la progressiva monopolizzazione di un settore, quello del podismo amatoriale,  il quale si è sempre fondato sulla spinta del tutto volontaristica di un popolo di veri e disinteressati appassionati. 
Io e tanti altri amici che credono nel valore libero e spontaneo dell’attività  amatoriale vorremmo sapere, di fronte ad una vera e propria eutanasia sportiva, se i vertici degli EPS hanno ancora intenzione di svolgere un ruolo o hanno deciso tacitamente di chiudere sostanzialmente bottega in favore di un podismo completamente statalizzato.

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Come previsto in base alla Legge Melandri, il rinvio delle elezioni del CONI e delle sue Federazioni non è consentito, dunque la “finestra” da settembre 2020 a novembre 2021 non dovrebbe esistere. D’altra parte ogni Federazione è libera di scegliere quando tenerle, il Nuoto ha già deciso per il prossimo settembre, tutto fa pensare che il 29 novembre ad Ostia ci sarà l’Assemblea elettiva, con mascherina e altre limitazioni legate al COVID 19.

Tra poco, quindi, la campagna elettorale FIDAL dovrebbe prendere vigore, intanto già si sono presentati i tre schieramenti con i relativi programmi: solita “aria fritta” verrebbe da dire leggendo le solite frasi ad effetto che fanno da paravento ad una pochezza e inadeguatezza disarmante. Per non essere come l’Abate Casti all’epoca dell’Impero Asburgico a Milano (“non dirò mai bene…”) ho provato a leggere i tre “proclami”, e per par condicio ne parlo in ordine alfabetico. Per meglio inquadrare i personaggi ho tenuto conto dei relativi curricula, più ponderosi dei loro programmi.

Roberto Fabbricini, romano, 75 anni, da quasi 50 uomo CONI, impiegato in quasi tutti gli sport, dall’Hockey al Calcio, un uomo per tutte le stagioni.

Parla di “scelte coraggiose e competenti” e in effetti è l’unico che pone l’accento sul problema delle Società Militari: “Come spostare 700.000 euro destinati ai militari al gruppo AEC (Club élite) per atleti civili al fine di “favorire la permanenza nella propria società degli Under 20 e 23”?

Iniziativa nobile, resta però il fatto che non affronta il problema dalla base: anche se gli atleti ricevessero un sussidio durante la loro carriera, al termine dovrebbero cercarsi un lavoro, cosa alquanto problematica e vero scoglio finora insuperabile. Bisognerebbe, veramente, rifondare la FIDAL e creare una carriera professionistica per gli atleti, scaricando i vetusti CdS, che danno solo gloria e voti per le assemblee alle società, e inventando un Campionato Italiano di Atletica Leggera, come il Calcio, il Basket, il Volley e il Baseball.

Altro punto personale: Fabbricini è l’unico che tratta del Settore Master, “metà dei tesserati”, anche se la formazione tecnica specifica e l’istruttore Master auspicati non trovano riscontro nella mentalità della categoria.

Per il resto è allineato alle sviolinate generali “contributi agli allenatori, struttura tecnica centrale e regionale dialoganti, contributi alle società”; non è certo in linea con l’incipit  “rinnovata visione dell’atletica italiana.”

Bello anche lo slogan di Stefano Mei “semplice per cambiare, libero per ascoltare”.

Mei, poliziotto spezzino, 57 anni, vive a Forlì, dopo una brillante carriera come atleta, un po’ meno come “politico”: il 6 novembre 2016 nello scontro con Alfio Giomi prese solo 29.408 voti, pari al 38,14 %.

E’ l’unico che presenta un chiaro programma elettorale, tutto proiettato sull’atletica top, sulla trasparenza, sui contributi alle società, l’imparzialità, premi e incentivi ai tecnici; ma infine inciampa con il NO alla Run Card, dimenticando il contratto stipulato dalla Federazione con Infront nel 2018 che scade nel 2024.

Un tentativo di “captatio benevolentiae” verso le società che accusano Runcard di “rubare” i loro atleti.

Già esplicitata la squadra che scenderà in campo: tre del Consiglio uscente: Sabrina Fraccaroli, Alberto Montanari e Ida Nicolini, poi, in ordine alfabetico, Piero Allegretti, Piero Coin, Filippo Di Mulo, Alessio Faustini, Antonio Paone, Maurizio Salvi.

Vincenzo Parrinello, catanese di 62 anni, generale della Finanza, una carriera all’interno dell’apparato, come Fabbricini, dal 1985,  non solo nell’Atletica, d’altra parte è il Presidente  di tutti gli sport delle Fiamme Gialle da vent’ anni, è stato il vice di Giomi nelle ultime due legislature.

Capeggia “Insieme per l’Atletica”, un gruppo di 40 “volonterosi”, riuniti per dare un nuovo impulso all’atletica, ma il programma (ancora non definitivo) non sembra dare grandi idee di cambiamento: “trasparenza, rispetto delle regole, collegialità, meritocrazia” sono voci che abbiamo sentito troppe volte, sarà  importante conoscere la squadra che metterà in campo. Del Consiglio uscente sono presenti Elio De Anna, Gerardo Vaiani Lisi e Oscar Campari: non sono ancora state esplicitate le candidature, ma i nomi più gettonati, oltre ai tre suddetti, sono, in ordine alfabetico, Annarita Balzani, Maurizio Damilano, Roberto De Benedittis, Andrea De Lazzari, Roberto Frinolli, Giacomo Leone, Dino Ponchio  e Clelia Zola.

Un panorama desolante, accoccolato nel Nirvana che da trent’anni avvolge la nostra Atletica, sempre più lontana dai problemi veri che la pandemia ha messo ancor più drammaticamente in luce.

Il blocco dell’attività su strada ha praticamente prosciugato le casse della Federazione, eppure si continua a parlare solo di ripresa dell’attività su pista, che è finanziata proprio dalla strada.

Nei programmi non si parla mai degli organizzatori delle corse su strada, che per metà dovranno probabilmente alzare bandiera bianca e chiudere per sempre, né dei master, quelli effettivi, che rubano il tempo alla famiglia per praticare il loro sport, che non è solo attività fisica, ma anche e soprattutto stile di vita, di relazione con gli altri, di quell’ “avvicinamento sociale” nemico del “distanziamento” attuale; il nostro Ottaviani se n’è andato, purtroppo, ma molti, probabilmente, l’anno prossimo appenderanno le scarpe al chiodo.

Altra “tribù” trascurata, i Giudici, elemento essenziale e imprescindibile dell’Atletica: la maggior parte è “in ferie”, il volontario senza motivazione perde anche la volontà.

Andando alla radice del male, la legge elettorale è il problema dei problemi.

Il sistema basato sulle graduatorie ha generato un’oligarchia, che tende a conservare le proprie posizioni nel proprio interesse, quindi restia a cercare nuove soluzioni e osare sperimentazioni innovative.

Tenendo d’occhio solo il “delta del Po” si arriva a non avere più atleti di livello internazionale avendo quasi prosciugato la sorgente del Monviso.

E’ interessante esaminare come si è svolta la prima assemblea dopo il nuovo Statuto, che non prevede più la presenza dei delegati regionali, ma direttamente delle società.

Delle 2.352 società affiliate con 104.611 voti a disposizione erano presenti  316 dirigenti per un totale di 50.668 voti con 407 deleghe per altri 26.203 voti, totale 76.871.

Come ho già avuto modo di rilevare, il problema dei problemi è il sistema di voto, erano presenti fisicamente 316 su 2.352 società, cioè il 13,5 % con il 48,43 % dei voti, con le deleghe 723, vale a dire il 30,73% con il 73,48% dei voti.

Non parliamo della “farsa” di atleti e tecnici, rispettivamente con 136 e 155 votanti.

Giomi ha esaltato il superamento di quota 200.000 nei tesseramenti: leggendo gli ultimi dati si nota che i  Master con i Runcard, i Fit e nordic walking sono il 55% dei tesserati, i giovani il 31%  e gli “atleti” il 14%: dunque il podismo rappresenta il salvadanaio della Federazione, peccato che non se ne parli assolutamente e si continui a destinare risorse al settore assoluto e alla pista coi risultati sotto gli occhi di tutti.

Solo un candidato indipendente, arrivato, naturalmente, penultimo nelle votazioni, Cesare Manzotti, ha avuto il coraggio di rompere il politicamente corretto ricordando a Giomi e all’assemblea che erano 60 anni che l’atletica non prendeva medaglie ai Giochi olimpici e “ringraziandolo” per il “pizzo” a carico degli organizzatori di maratone e mezze maratone!

E’ questo il problema nemmeno affrontato, alla strada chi ci pensa?

 
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Un piccolo passo in avanti, per molti inutile, insignificante, non risolverà nulla. Forse è così, ma se ci guardiamo indietro di due mesi, col nulla assoluto, qualche gara si potrebbe fare se gli enti locali lo consentiranno e soprattutto se c’è ancora un briciolo di entusiasmo. Non è superfluo ricordare che qui si parla di gare Fidal.

Ma vediamo qualche passaggio, nel dettaglio.

Partenze con crono individuale: nulla cambia rispetto a prima e, aggiungo io, nulla risolve, tranne che non si parli di gare a bassissima partecipazione, che peraltro devono pagare elevate tasse gare.

Partenze scaglionate, massimo 50 atleti, batterie ogni tre minuti. Obbligo di indossare la mascherina sino al via. Anche questo era già previsto col precedente protocollo. Gare ad elevata partecipazione durerebbero troppo, se concepite in città o comunque su percorsi interessati al traffico sarebbe un problema.

La novità è invece rappresentata dall’opportunità di fare batterie fino a 200 atleti, con partenze stavolta ogni cinque minuti. La differenza rispetto a prima (oltre alla concessione sino ai 200 partenti) è che si dovrebbe mantenere la mascherina per i primi 500 metri. Si può intuire la “ratio”, ma è impensabile esercitare un controllo. Giudici che tra 200 persone ancora ammassate dovrebbero identificare, e squalificare, chi ha abbassato o si è tolta la mascherina? Dai, non scherziamo. Un altro passaggio si presta a critiche: il protocollo dice “200 atleti distanziati”, come? Di quanto?

Ovviamente Fidal precisa che tali partenze a batterie sono consentite solo nelle regioni che permettono i cosiddetti sport di contatto.

Insomma, cosa cambia per gli organizzatori? Tutto sommato poco, credo nulla per i grandi eventi. Le gare a bassa partecipazione (direi sino a 7-800 partecipanti) sarebbero fattibili, a condizione di starci dentro nei costi e che possono contare sulla buona volontà e disponibilità degli enti locali ( anche di accettare l’occupazione del suolo per tempi della manifestazione inevitabilmente più lunghi). Di certo sono impossibili le gare su più giri, dando ovviamente per scontato che i migliori partirebbero davanti, diventa inevitabile il ricongiungimento e il sorpasso.

Certo tutto questo fa un po’ sorridere vedendo ciò che accade in giro.

Una possibilità da valutare potrebbe essere quella di ridurre la distanza della gara, ad esempio una mezza maratona che diventa una 10 k, ciò darebbe almeno tre vantaggi: 1)riuscire a portare comunque avanti la manifestazione, ovviamente se questa è la volontà 2)impegnare strada e persone per un tempo inferiore 3)minori costi in termini di tassa gara.

Aggiungo un particolare, secondo me interessante: c’è voglia di gareggiare per tanti, necessità per molti, ad esempio i mezzofondisti. Infine, una 10 chilometri è una distanza alla portata di tanti, se non tutti.

 
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Comunicato ufficiale dell’organizzazione - Domenica 26 luglio storica per Castiglione del Lago perché è da qui che è ripartita l’intera atletica nazionale su strada. Prima gara del nuovo calendario e soprattutto prima gara organizzata secondo le normative sanitarie vigenti, la Cronometro del Trasimeno ha accolto 205 concorrenti, un numero superiore alle aspettative, e fra loro anche atleti di primissimo piano del panorama italiano.

La vittoria sui 5 km del tracciato disegnato sul lungolago è andata ad Ahmed Abdelwahed, 24enne delle Fiamme Gialle, già sul podio europeo U23 dei 3000 siepi, che ha sfruttato perfettamente l’evento umbro per tornare alle gare in questa stagione. 14’07” il suo tempo finale, con un vantaggio di 43” su un altro virgulto del mezzofondo nazionale, il bergamasco Ahmed Ouhda (Atl. Casone Noceto), mentre al terzo posto ha chiuso l’ascolano Stefano Massimi (Sef Stamura Ancona) a 47”. Quarto posto per il sardo Stefano Floris (Cagliari Atl.Leggera, 15’11”) e quinto per il primo dei concorrenti locali, Fabio Conti (Atl. Winner Foligno) in 15’13”. Il riscatto per l’atletica locale è arrivato dalle donne, con la vittoria che è andata a Silvia Tamburi (Atl. Avis Perugia), specialista delle più lunghe distanze, che in 18’08” ha prevalso per un solo secondo sull’altra umbra Chiara Belfico (Arcs Cus Perugia), a completare il podio Azzurra Ilari (Atl. Am. Osimo) in 18’22”.

Partenze scaglionate con 5 atleti rigorosamente divisi alla partenza e inseriti nelle griglie in base al tempo d’iscrizione, intervalli di un minuto tra una partenza e l’altra, servizi ridotti al minimo e organizzazione, curata da Atl. Avis Perugia e Gs. Filippide (le società storiche della Strasimeno) insieme all’Atl. Avis Magione, attentissima a osservare tutte le disposizioni dei protocolli stabiliti dalla Fidal e dal Governo. La prima edizione della Cronometro del Trasimeno ha riconciliato con l’atletica agonistica dimostrando che, anche in condizioni così particolari e certamente lontane dalla normalità, si può allestire un evento degno, con la dovuta attenzione e rispetto da parte di tutti, nella speranza che presto si possa tornare a sfidarsi come una volta, sprintando verso il traguardo.

 Il gioco a somma negativa imposto dalla Fidal

La prima gara ufficiale umbra post-Covid-19 rappresenta un esempio lampante della cosiddetta teoria dei giochi.  In questo caso giochi a somma negativa, in cui il vantaggio acquisito da un singolo attore – rappresentato in questo caso dalla Fidal - non è compensato dalla perdita complessiva che subisce l’intera platea di soggetti interessati. 

 Ciò si discosta molto dall’obiettivo che secondo il premio Nobel John Nash  (la cui figura è stata efficacemente tratteggiata in  A Beautiful Mind ,  interessante film del 2001  interpretato dal popolare Russell Crowe), secondo il quale esiste sempre un punto di equilibrio nei “giochi” in cui tutti gli attori in ballo raggiungono il massimo guadagno per sé e per l’intera collettività interessata.  Tutto questo è stato per l’appunto definito Equilibrio di Nash o Strategia del massimo.

Ora, e qui ovviamente casca l’asino, a Castiglione  del Lago, dove gli organizzatori avevano ottimisticamente stabilito un tetto massimo di 350 partecipanti alla corsa,  malgrado oltre due settimane di tempo per iscriversi online,  alla fine hanno tagliato il traguardo della cronometro 205 atleti.  Il che, considerando il lunghissimo stop imposto dalle autorità per una emergenza sanitaria che in Umbria non si è mai materializzata,  sembra un risultato assai deludente.  Soprattutto se ci aggiungiamo l’obbligo imposti agli incolpevoli organizzatori, i quali si sono prodigati in ogni modo per promuovere la corsa della ripartenza, di inserire la gara nel ‘lunare’ calendario nazionale della Fidal,  con un ulteriore aggravio di tasse da versare allo stesso ente, ma senza alcun ritorno evidente sul piano della partecipazione.  Partecipazione che poteva essere ben più alta se si fosse permesso di correre anche a quei figli di un Dio minore che svolgono la propria attività sotto l’egida di un qualunque ente di promozione sportiva.  Ma questo rappresenta l’evidente frutto avvelenato della “strategia del minimo” adottata da tempo dalla stessa Fidal, con la quale “convincere” con mezzi sbrigativi l’intero movimento podistico amatoriale a passare in blocco sotto la sua ala protettrice, in cui dominano le prescrizioni imperative, i divieti e gli oboli da versare per i motivi più fantasiosi.

  In quanto alla cronometro in oggetto, che ha visto la presenza dell’intero stato maggiore della Fidal umbra, con i giudici e i cronometristi costretti ad indossare le mascherine sotto il sole cocente di luglio, sembra che si sia svolto tutto con la massima regolarità.  Tuttavia due fatti hanno suscitato una certa ilarità.  Il primo ha coinvolto l’amico di vecchia data Patrizio Lucchetti, delegato Fidal umbro per le corse su strada il quale, mentre il resto dei suoi colleghi restavano impassibili a respirare la loro anidride carbonica sotto il sole cocente, da persona intelligente ha pensato bene di gestire le partenze scaglionate senza la asfissiante mascherina.  Cosa buona e giusta che è servita senz’altro a preservare la sua salute, oltre che segnalarlo tra le persone più ragionevoli all’interno dell’ente pubblico. 

  Ma il massimo della comicità involontaria è stato raggiunto con l’ultima batteria, quella dei 5 top runner presenti, fatti partire con un grande distacco rispetto a chi li precedeva.  Ebbene, per poterli fotografare al via nel modo ritenuto più conveniente ai fini dell’immagine pubblica, anziché  tenerli distanziati con le modalità imposte a tutti gli altri, sono stati richiamati e riallineati gomito a gomito secondo la vecchia metodologia in uso prima della pandemia.  Che dire, probabilmente il virus dei top runner sarà differente, così come recitava un famoso spot pubblicitario di qualche anno addietro.

  Tuttavia è certamente differente la visione di tanti appassionati che si battono per uno sport amatoriale liberalizzato e privo di zavorre burocratiche, così come esiste in gran parte del mondo civile, rispetto al regno dei protocolli e dei regolamenti farraginosi che sembrano riprodursi per autopoiesi, regno che in questo momento storico è decisamente rappresentato dalla Fidal.

 
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Il sito della Federazione di Atletica leggera ha provveduto, come ogni settimana, a pubblicare le novità dei protocolli FIDAL per la ripresa delle attività, in continuo aggiornamento.

L’aggiornamento del 17 luglio riguarda in special modo le manifestazioni territoriali (cioè locali, non nazionali: ndr), alle quali potranno sempre partecipare gli atleti di interesse nazionale.

Ecco, di seguito, l’intero testo:

“Relativamente allo svolgimento di manifestazioni territoriali, è sempre consentita la partecipazione fuori regione agli atleti di interesse nazionale. A tal fine si specifica che sono riconosciuti atleti di interesse nazionale anche tutti coloro che abbiano acquisito il diritto a partecipare ai Campionati Assoluti e di categoria 2020, avendo raggiunto gli standard di partecipazione nel 2019 e nel 2020. Le manifestazioni dovranno sempre svolgersi nel rispetto di quanto autorizzato con l’aggiornamento del 2 luglio 2020; in particolare, le gare degli 800 metri e superiori dovranno ovviamente rispettare il numero di partecipanti per ogni singola serie/batteria previsto dal citato aggiornamento”.

Per l’aggiornamento del 2 luglio: https://www.podisti.net/index.php/notizie/item/6273-la-fidal-apre-al-mezzofondo-nelle-regioni-dove-sono-permessi-gli-sport-di-contatto.html

 

 
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Questo il pronunciamento del Ministro dello sport, Vincenzo Spadafora, che con una lettera inviata al Coni LEGGI QUI spiega le ragioni per le quali le elezioni non si possono rimandare. 

Ecco il passaggio specifico:

“….la delibera votata il 2 luglio, che prevedeva una finestra da settembre 2020 a fine 2021 per le elezioni a seguito del rinvio delle Olimpiadi di Tokyo, risulta in contrasto con la normativa vigente «che non contempla l'ipotesi di proroga della durata del mandato degli organi» di Coni e federazioni «oltre il formale termine di legge».

Giova ricordare che le elezioni coincidono con l’anno olimpico, quindi ogni 4 anni. Lo spostamento delle Olimpiadi di Tokio al 2021 aveva fatto ipotizzare uno scivolamento in avanti delle elezioni, perlomeno questo è ciò che chiedeva il presidente del Coni, Giovanni Malagò, questo è certamente quanto auspicava l’attuale consiglio della Federazione Italiana di Atletica Leggera, in testa il Presidente Alfio Giomi. Le motivazioni tecniche addotte a sostenere la tesi del rinvio (continuità del lavoro svolto, mancanza di tempi per organizzare un nuovo staff, etc) francamente parevano piuttosto deboli, invece sembrava una buona idea per restare a bordo un altro anno. (nota personale: anche a dispetto dei risultati poco confortanti sinora ottenuti). 

Quindi elezioni da tenersi con le usuali modalità e tempistiche, queste ultime potrebbero risultare allungate per problemi congiunturali, ma di certo da farsi ben prima delle Olimpiadi di Tokio. Ricordo che elezioni Fidal erano calendarizzate nel mese di novembre, e per ovvi motivi (Olimpiadi di Tokio) sarebbe il caso di non andare troppo oltre.

Finisce tutto qui? Mah, vediamo i prossimi passi del Coni, il Presidente Malagò tante volte ha mostrato capacità non indifferenti di giocare le sue partite.

A me personalmente pare una scelta logica quella di votare nei tempi canonici, certamente perché questo dice la legge, ma altrettanto perché se si prova ad immaginare un ennesimo rinvio, causa pandemia, delle Olimpiadi di Tokio, che accadrebbe? Si andrebbe avanti ad oltranza con gli attuali vertici?  

 

 
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1 Luglio - Il Consiglio Federale tenutosi ieri ha approvato il bilancio consuntivo 2019 e ha provveduto all’integrazione e alla formalizzazione del piano di interventi in favore delle società affiliate deliberato il 27 maggio scorso.

In particolare, il bilancio consuntivo 2019 è stato approvato con un avanzo d’amministrazione pari ad Euro 203.970, un risultato che, oltre a rafforzare la struttura patrimoniale della Federazione, libera risorse per le associazioni sportive: è stato formalizzato il pacchetto di interventi per le attività di base, tra i quali spiccano gli 800.000 Euro inseriti a questo scopo nei bilanci dei Comitati Regionali, la destinazione alle società che gestiscono impianti del 50% dell’avanzo di esercizio 2019 (circa 100.000 Euro), e la cancellazione della quota di affiliazione 2021, finanziata, tra Centro e Territorio, con l’ulteriore 50% del risultato 2019, il residuo della quota delle Maglie Azzurre, e minori spese (tra queste, quelle che erano previste per le Feste regionali).

Significativa la conferma di oltre il 50% (esattamente al 52,93%) della quota di autofinanziamento, nonostante un incremento dei contributi pubblici, rispetto all’analoga voce 2018, valutabile intorno al 17%.

Ne viene quindi un parziale accoglimento della richiesta di tante ASD, con il taglio delle spese di affiliazione: resteranno tuttavia da pagare le quote dei tesseramenti individuali per il 2021, ad eccezione delle categorie giovanili (esordienti, ragazzi e cadetti) per le quali è confermato il prolungamento automatico al 2021.  

 
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In questi giorni sono apparse sulla stampa notizie più o meno curiose sul “tempio dell’atletica” piemontese: chi conosce come vanno le cose nel nostro Bel Paese non ha bisogno di tante parole, ma per chi le ignora abbiamo voluto seguire l’iter della vicenda ed esporre con semplicità e chiarezza lo svolgimento della stessa.

Lo stadio di atletica leggera di Torino fu realizzato nel 1959 all’interno del Parco Ruffini, otto corsie, 7200 posti nelle tribune; dal 1963 ospitò un Meeting internazionale inaugurato da Livio Berruti e per vent’anni fu vetrina dei migliori atleti mondiali; sospeso il meeting per dodici anni, riprese per altri diciotto, con l’intitolazione dal 2000 al presidentissimo Primo Nebiolo, e la perla di Antonietta Di Martino che l’8 giugno 2007 stabilì il nuovo record di salto in alto a 2,02.

Nel 2009 venne eseguito il rifacimento totale della pista, omologata fino al 30 giugno del 2023.

In data 21 marzo 2017 fu confermata l’idoneità della pista fino alla data stabilita, ma furono rilevate alcune criticità, che richiedevano un intervento di sistemazione.

Il 23 novembre 2018 la Giunta Comunale approvò lavori di parziale rifacimento, affidati con determinazione dirigenziale del 17 ottobre 2019 alla società Agrogreen per “ripristino di parte della pavimentazione sportiva della pista per l’Atletica Leggera con nuova superficie sintetica di circa 370 mq. dello stesso spessore ed impronta della superficie esistente”; il progetto aveva avuto  il parere favorevole del CONI il 12 agosto 2019.

Il responsabile dell’impianto con la ditta appaltatrice e la ditta fornitrice del materiale Mondo accertarono che i tratti più ammalorati erano le corsie 3, 4 e 5 del rettilineo di arrivo e la pista del salto in lungo.

La Società Mondo fece presente di aver esaurito le scorte e produsse appositamente 500 mq dello stesso  spessore, impronta e colore della superficie preesistente: il nuovo materiale assumerà nel tempo per effetto degli agenti atmosferici e dell’usura caratteristiche simili a quelle del materiale precedente.

I lavori sono stati seguiti e controllati dall’architetto Stefano Longhi della Commissione impiantistica FIDAL, una laurea a pieni voti presso il Politecnico di Torino, vice presidente del Cus Torino con un passato sportivo come nazionale Junior nel disco e nel peso.

Tutto bene quindi…, ma il 9 giugno appare sul sito FIDAL la Circolare SmarTrack che modifica il ponderoso trattato 2019, relativo agli impianti di atletica leggera: 66 pagine per addetti ai lavori.

Da quanto si legge, non essendo un nuovo impianto, ma un retopping o rattoppo all’italiana, non si possono svolgere fasi interregionali e finali dei Campionati di Società, i campionati individuali Assoluti, Junior e Allievi e i Meeting internazionali; dunque nel più prestigioso impianto del Piemonte, l’unico a otto corsie, si possono svolgere solo le manifestazioni promozionali e Master.

Leggendo poi la circolare si scopre tutto il complesso e oneroso iter per arrivare ad avere un impianto omologato: minimo tre visite di controllo, gratuita la prima, € 800 + IVA le altre; gli oneri di collaudo a seconda dell’impianto vanno da € 3.000 a € 8.500 + IVA; l’omologazione vale 14 anni, ma dopo 7 anni è obbligatoria la verifica delle condizioni, per altri € 1.100 + IVA.

La domanda sorge spontanea: quante amministrazioni comunali avranno voglia di realizzare nuovi impianti di atletica leggera? Quante avranno la possibilità di stanziare € 200.000 (minimo) per un rattoppo, che porta con sé un declassamento della struttura?

A queste condizioni l’atletica leggera ha un futuro?

La risposta dovrebbe venire dai tre litiganti (pardon, candidati), che si presenteranno alle elezioni FIDAL, la cui data è ancora nel grembo di Giove Malagò.

 
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Intervistato da Radio Radio, il generale Vincenzo Parrinello, dirigente delle Fiamme Gialle, attuale  vicepresidente vicario della Fidal e uno dei tre candidati alla Presidenza per il dopo Giomi, ha sostenuto che secondo il suo parere le elezioni per rinnovare le cariche nella Federazione di Atletica dovrebbero avvenire dopo i Giochi di Tokyo e quindi nel 2021, allungando il quadriennio olimpico di durata dell' incarico per gli attuali presidenti e consiglieri.  

Ecco le sue parole: ““Premesso che naturalmente rispetterò quanto sarà disposto dalle istituzioni competenti, lascio agli esperti le valutazioni di carattere tecnico-giuridico ma, se posso esprimere un mio giudizio, ritengo che sia più opportuno che le elezioni si svolgano nel 2021, dopo i Giochi Olimpici, per due motivi: uno di carattere razionale e l’altro etico-morale.

Innanzitutto ritengo che non sia razionale modificare la governance delle federazioni e del Coni a pochi mesi dai Giochi Olimpici di Tokyo: tra l’altro, a seguito della riforma, l’attività olimpica è di competenza esclusiva del Coni e quindi non sarebbe opportuno che un ente modifichi la sua governance a pochi mesi dall’evento clou della sua attività.

“C’è poi un motivo etico-morale: la difficoltà in cui si trovano e soprattutto si troveranno le nostre società sono davanti agli occhi di tutti. Nei prossimi mesi sarà necessario raccogliere ogni risorsa economica, finanziaria e umana per aiutarle a ripartire con slancio. Sarebbe sbagliato, in un momento di simile difficoltà, pensare ad una campagna elettorale che avrebbe luogo tra le macerie. Tralascio poi le difficoltà di carattere logistico sottolineando che mi fanno sorridere le soluzioni paventate in merito a fantasiose votazioni online, dimenticando due requisiti fondamentali: l’assoluta certezza nella provenienza del voto e la sua segretezza”.

Ha poi ribadito “l’intenzione di candidarmi alla presidenza della Fidal“, precisando di aver chiesto “a tutti gli amici, nel momento in cui è scoppiata la pandemia, di astenersi da qualsiasi attività di natura elettorale, diretta o indiretta. Ho ritenuto assolutamente fuori luogo, se non addirittura offensivo, parlare di elezioni in un momento in cui l’Italia contava migliaia di morti in tutto il Paese.Oggi in una fase di ripresa abbiamo deciso di ripartire con calma e con la massima serenità e proprio sabato ci riuniremo in videoconferenza per decidere modalità, tempi e obbiettivi, a breve, medio e lungo termine. Votare nel 2021 è vero che potrebbe, in caso di esito favorevole delle elezioni, ridurre a tre anni il mio mandato, ma ritengo che dovremmo smettere di pensare a ciò che più ci conviene o che più piace alla gente. Dobbiamo fare quello che la nostra coscienza ritiene sia più giusto“.

 

 
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Si è tenuto oggi il consiglio federale, tanti gli argomenti all’ordine del giorno (forse troppi); delusione per i master, le loro società e gli organizzatori delle corse su strada. Dico subito che non vedo come potesse cambiare qualcosa, in termini di decisioni per le gare su strada, con l’attuale scenario imposto dal governo, non certo da Fidal. Per ora è stato comunque formalmente confermato lo stop dell'attività agonistica sino al 14 giugno.

Al via invece l’attività su pista, si riparte con i meeting il 16 luglio (campionati italiani da fine agosto) e poi praticamente sì gareggia quasi ogni settimana, sino a metà/fine ottobre. Il Golden Gala torna a Roma, il 17 settembre. 

Per quanto riguarda il supporto economico è stato confermato quanto già previsto nel bilancio di previsione ma, almeno per ora, nulla che faccia pensare a destinazioni verso il settore master (costo tesseramento, affiliazione ASD, etc). Qui credo che qualcosa andasse fatto, o quantomeno prospettato in via preventiva: l’insofferenza del settore master è alle stelle e rappresenta una voce molto importante delle entrate nelle casse federali. 

Tornando alla pista niente di nuovo sui meccanismi ed i metodi di selezione, un minimo di coraggio potevano mettercelo; nonostante la possibilità di altri metodi di valutazione (target numbers e ranking), si va avanti col vecchio sistema dei minimi: tempo da ottenere sotto data, se ti dice bene e imbrocchi la gara giusta festeggi, altrimenti anche se sei un’atleta di valore rischi di restare fuori. Resto invece molto perplesso sulle gare oltre i 400 metri, col sistema attuale e le relative linee guida non sono fattibili. Nessuna indicazione è emersa, sia pure se sono messe in calendario gare con distanze 800, 1500, 3.000, 5.000 e 10.000 metri. Aggiungo che se queste gare non si potranno fare, come ottenere i minimi?  

Ecco il testo completo del comunicato Fidal:

ATLETICA, LE DECISIONI DEL CONSIGLIO: DATE DEI MEETING E SOSTEGNO A SOCIETÀ
Si è riunito oggi in videoconferenza il Consiglio federale, insieme ai presidenti dei Comitati Regionali, per discutere e deliberare sui numerosi e complessi provvedimenti dedicati alla ripartenza dell’attività, al sostegno delle società affiliate e al nuovo calendario della stagione agonistica. La riunione è stata anche l’occasione per dare il bentornato al Segretario Generale Fabio Pagliara. Ad aprire i lavori è stato il presidente FIDAL Alfio Giomi che ha ufficializzato la nuova sede del Golden Gala Pietro Mennea per il 2020: la tappa romana della Wanda Diamond League, in programma giovedì 17 settembre, si terrà nella suggestiva cornice dello Stadio dei Marmi di Roma, con il decisivo supporto organizzativo di Sport e Salute. “L’edizione 2020 del Golden Gala potrà diventare una vera e propria immagine di ripartenza per tutto lo sport italiano – le parole del presidente federale – ma in questo momento voglio anche ringraziare pubblicamente la Regione Campania e il Comune di Napoli per il supporto che ci hanno garantito nel progetto che avrebbe dovuto portare l’edizione di quest’anno al San Paolo di Napoli”.

Giomi è poi entrato nel merito dei temi del Consiglio: “Da subito abbiamo cercato di immaginare come uscire da questo momento durissimo, e da sempre abbiamo lavorato nell’ottica di essere pronti per ripartire: stiamo facendo di tutto per tenere in piedi l’attività nonostante l’emergenza Covid-19, affrontando un muro di difficoltà. Oggi inauguriamo una nuova fase con un timing chiaro. Portiamo a termine qualcosa di imponente, che mai si era fatto prima, e lo facciamo con un pieno spirito di collaborazione con i Comitati Regionali”. È intervenuto in apertura anche il Direttore tecnico Antonio La Torre per sottolineare il massiccio lavoro svolto dalla struttura tecnica con la piattaforma AtleticaViva Online che ha ospitato oltre 100 tutorial degli atleti azzurri e 60 webinar nazionali con 7500 presenze.

SOCIETÀ: PRIMI FONDI SUBITO – Uno dei temi principali all’ordine del giorno era quello relativo al piano di interventi a favore delle società, per le quali si è disposto una sorta di doppio binario: definire, da un lato, i criteri di distribuzione per assegnare i fondi già previsti nel bilancio di previsione 2020 (che ammontano a 1.238.000 Euro), e tracciare, dall’altro, la strada su come assegnare le nuove risorse che saranno a disposizione. Risorse frutto sia di economie sul documento di previsione attuale, sia di utilizzo del risultato consolidato dell’esercizio 2019. Nello specifico, per quanto riguarda la quota già stanziata: per il Progetto Qualità e Continuità (oltre 320mila euro) saranno confermate le classifiche 2019, con il 50% dei fondi che verrà distribuito subito; ulteriori 500mila euro saranno ripartiti alle società sulla base dei primi 24 classificati tra gli allievi e gli juniores, i primi 12 tra le promesse, i primi 16 tra gli assoluti, nei rispettivi campionati italiani, e alle prime 36 società classificate ai campionati italiani a squadre. Tra gli altri provvedimenti che concorreranno al monte risorse in favore delle associazioni sportive, va segnalato che rimarrà a disposizione dei Comitati Regionali, per interventi sul territorio, il 50% dell’avanzo di amministrazione 2019, e il 100% di quello del 2020, e la già annunciata estensione a tutto il 2021 della validità dei tesseramenti per le categorie promozionali (Esordienti, Ragazzi, Cadetti) sottoscritti per il 2020. 

VARIAZIONE DI BILANCIO - Il Consiglio federale ha dato il via libera alla seconda nota di variazione al Bilancio preventivo 2020, pari a 2.241.742 euro tra minori costi e minori ricavi, frutto di un lungo e dettagliato lavoro dei consiglieri Sabrina Fraccaroli e Matteo De Sensi con il supporto degli uffici federali. “Un’operazione che ha l’obiettivo di mettere in sicurezza il bilancio federale, interessando 85 voci di costo - le parole del presidente Giomi - ma senza prevedere alcun taglio per le società: è segno di grande attenzione e rispetto per i nostri associati”.

CAMPIONATI ITALIANI INDIVIDUALI E DI SQUADRA SU PISTA - Il Consiglio federale, deliberando anche il prolungamento della sospensione dell’attività agonistica fino al 14 giugno 2020, in osservanza del DPCM del 17 maggio 2020, ha confermato lo schema di calendario 2020 che era stato proposto dal gruppo di lavoro su Regolamenti e Calendario coordinato dal presidente federale Alfio Giomi, e composto dal vicepresidente vicario Vincenzo Parrinello, dai consiglieri Oscar Campari ed Elio De Anna, supportati nel compito dalla Direzione tecnica e dall’Area Organizzazione. Queste le date e le sedi:

Campionati Individuali e di Squadra Assoluti (1^ prova) a Padova: 28-29-30 agosto
Campionati Individuali e di Squadra - Festa dell’Endurance (2^ prova) a Modena: 17-18 o 24-25 ottobre
Campionati Individuali e di Squadra Allievi a Rieti: 11-12-13 settembre
Campionati Juniores/Promesse individuali e U23 a Squadre a Grosseto: 18-19-20 settembre
Campionati Individuali Master ad Arezzo: 9-10-11 ottobre 

MONTAGNA - Definite anche le date per il recupero di alcuni eventi della corsa in montagna. I Campionati Assoluti e Master Lunghe Distanze a Casto (BS) sono in programma il 4 ottobre, seguendo richiesta di WMRA (la gara è anche tappa della World Cup di corsa in montagna 2020).

CALENDARIO MEETING NAZIONALI - È stato poi approvato il nuovo calendario, ancora in via di ultimazione, del Progetto Meeting 2020. Su questo tema, va ricordato che la Direzione Tecnica sta definendo ulteriori meeting nazionali e regionali in funzione della ripresa dell’attività da parte degli atleti top. 

Savona, 16 luglio
Castiglione della Pescaia (GR), 25 luglio 
Trieste, 1 agosto 
Nembro (BG), 5 agosto (attesa conferma entro primi di giugno)
Lignano (UD) 18 agosto (attesa conferma entro primi di giugno)
Rovereto (TN), 8 settembre 
Padova, 13 settembre
Conegliano (TV), 27 settembre
Chiari (BS), 27 settembre (meeting nazionale giovanile Cadetti/Allievi)

ASSOLUTI, IL PROGRAMMA TECNICO - Luce verde anche per il nuovo regolamento dei Campionati Italiani 2020. Possono partecipare agli Assoluti gli atleti italiani e gli atleti stranieri che hanno acquisito la qualifica di “italiano equiparato”, appartenenti alle categorie Seniores, Promesse, Juniores e Allievi, che nella corrente stagione agonistica (anche indoor) e in quella precedente (anche indoor) abbiano conseguito risultati tecnici uguali o migliori dei minimi A di partecipazione richiesti, da realizzare entro la settimana precedente lo svolgimento della manifestazione. 

1^ Prova: CAMPIONATI ITALIANI INDIVIDUALI ASSOLUTI

UOMINI

    Corse piane: 100-200-400-800
    Corse ad ostacoli: 110-400
    Salti: alto-asta-lungo-triplo
    Lanci: peso-disco-martello-giavellotto
    Staffetta: 4x100
    Prove Multiple: Decathlon

DONNE

    Corse piane: 100-200-400-800 
    Corse ad ostacoli: 100-400
    Salti: alto-asta-lungo-triplo
    Lanci: peso-disco-martello-giavellotto
    Staffetta: 4x100
    Prove Multiple: Eptathlon

2^ Prova: CAMPIONATO ITALIANO “FESTA DELL’ENDURANCE”

UOMINI

    Corse mezzofondo: 1500-5000-10.000
    Corsa con siepi: 3000
    Marcia: km 10 (Strada)

DONNE

    Corse mezzofondo: 1500-5000-10.000
    Corsa con siepi: 3000
    Marcia: km 10 (Strada) (Trofeo Annarita Sidoti)

In merito alla staffetta 4x400 si rimanda a ulteriori approfondimenti.

DELEGHE VICESEGRETARI - Sono state delegate fino al 30 giugno 2020, e comunque fino alla revoca anche anticipata, che potrà avvenire con comunicazione dello stesso Segretario Generale per cessazione dell’impossibilità di seguire le funzioni delegate, al Vice-Segretario Maria Putzu le funzioni svolte dal Segretario Generale in materia di organi collegiali, carte federali, organi di giustizia, affari legali, progetto running, e al Vice-Segretario Marco Sicari le funzioni svolte dal Segretario Generale in materia di affari del personale, funzionamento, innovazione e digitalizzazione.

MASTER - Tra le delibere, anche quella di proporre a EMA la candidatura di Grosseto a ospitare i Campionati Europei Master Non Stadia del 2022, avanzata dalla società Asd Track and Field Master Grosseto.

 
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26 Maggio - Nel momento di maggiore difficoltà dopo l’epidemia per il coronavirus, e il conseguente blocco dell’attività con pesanti danni per tutte le Società affiliate, alla vigilia del Consiglio Federale di domani 27 maggio, Stefano Mei, candidato alla presidenza della FIDAL per il prossimo quadriennio olimpico, alla guida di “Orgoglio Del Riscatto”, ha scritto una lettera aperta all’attuale presidente Giomi e al Consiglio Federale, chiedendo urgenti e concreti interventi a favore delle suddette Società.

In particolare, si chiede di restituire l’intera (o parte) quota di tesseramento relativa al 2020 e   l’erogazione di contributi a favore delle stesse facendo ricorso “agli avanzi di gestione, a capitoli di spesa non più impegnati o ad altre sezioni del bilancio che vedranno una minore priorità”.

Di seguito la lettera indirizzata al Consiglio Federale:

Gentile Presidente,
Gentili Consiglieri,

cosa accadrebbe se le Società sportive non riuscissero a ripartire dopo questi ultimi mesi?

L’Atletica italiana è stata pesantemente colpita dalla pandemia in atto in tutte le proprie diramazioni, in prevalenza a causa del periodo di lockdown e delle varie misure di contenimento messe in campo dalle istituzioni sportive e non. D’un tratto si è interrotto il corso ordinario della stagione agonistica, degli allenamenti, delle manifestazioni e di tutta la programmazione posta in essere tra Federazione, Comitati, Tecnici, Atleti e Società sportive.

Queste ultime rappresentano il mattone fondante e principale del nostro movimento: sono i pilastri su cui pesa l’esistenza stessa del nostro sport, impegnate ogni giorno sui territori nel reclutamento, nell’avviamento, nel perfezionamento, nell’assistenza e nell’organizzazione di tutte le figure che incontriamo sui nostri campi, sia in allenamento che in gara, assorbendo, inoltre, dall’economia locale tante risorse economiche e umane che poi fungono da benzina per il motore federale.

Abbiamo stimato che ad oggi almeno l’85% delle Società sportive è ancora fermo con le proprie attività!

Per questo abbiamo più volte ribadito in queste settimane una linea a nostro avviso prioritaria su tutte le altre: è necessario sostenere le Società e farlo fin da subito!

Ci sono realtà che gestiscono impianti e hanno comunque dovuto far fronte alle utenze e alla manutenzione, altre che sostentano la maggior parte degli atleti non militari e che si sentono in difficoltà nei confronti di impegni presi con i propri tesserati, siano essi anche tecnici e collaboratori; altre ancora che hanno costruito negli anni delle reti territoriali per la promozione dell’Atletica e che vedono piste e palestre vuote, ma anche le tantissime che organizzano corsi, manifestazioni ed eventi in ogni parte dello stivale e che hanno già anticipato risorse nella programmazione dei propri appuntamenti in calendario, e così via… ecco, è a tutte queste realtà che va il nostro pensiero ed è a loro che crediamo che la Federazione debba dare supporto e sostegno, non soltanto discutendo sulle importanti linee guida utili alla ripresa delle attività, ma anche e soprattutto immettendo liquidità nel sistema (e NO, non è denaro da distogliere ad altre attività).

Vanno aiutate quelle Società che sono economicamente esposte fornendo un po’ di linfa vitale a quelle compagini che purtroppo rischiano di non proseguire la propria stagione e la propria esistenza, compromettendo così la pratica stessa dell’Atletica in alcuni territori.

Per questo chiediamo formalmente al Consiglio Federale e al suo Presidente di stabilire rapidamente dei parametri chiari, precisi, trasparenti, oggettivi ed equi, da condividere subito con tutti gli attori dell’Atletica italiana, ed erogare quelle somme già nelle disponibilità della Federazione e di cui già si è fatta menzione nei recenti verbali, attingendo a strettissimo giro agli avanzi di gestione, a capitoli di spesa non più impegnati o ad altre sezioni del bilancio che vedranno una minore priorità, se non addirittura il disimpegno.

Oltre ai più ampi interventi che potranno essere valutati dalla Federazione, riteniamo che la Federazione possa cogliere i seguenti suggerimenti di immediata applicazione e che rispettano i suddetti requisiti:

  • rimborso parziale o totale dei costi di tesseramento 2020 (e NON l’estensione del tesseramento al 2021); 
  • identificazione di parametri oggettivi per assegnare contributi alle società che gestiscono impianti (in base al tipo di spese sostenute);
  • erogare un parziale contributo, proporzionale al totale erogato nella stagione 2019 (ad esempio pari ad almeno il 50% del totale di contributi e rimborsi maturati nella scorsa annualità), su cui effettuare un conguaglio al termine della stagione 2020.

Certi che la sensibilità del Consiglio su tale argomento prevarrà su ogni altra sorta di logica o richiesta, restiamo coerenti con la nostra disponibilità nel contribuire alla rinascita della nostra Atletica.

Stefano Mei e il Direttivo di Orgoglio Del Riscatto

 
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Venerdì, 22 Maggio 2020 12:05

FIDAL: si può dare di più!

Sono sempre più stupito per la sostanziale inerzia federale in un anno di rinnovo cariche, anche se probabilmente, causa Coronavirus, le elezioni slitteranno. Da che mondo è mondo, in periodo preelettorale, la giunta uscente cerca di fare qualcosa di più per dare un buon ricordo ed accaparrarsi i voti degli indecisi. Qui invece regna l’inazione o il “braccino corto”, ecco tre esempi di quanto si poteva fare e non si è fatto:

Caccia all’untore runner: durante il periodo delle limitazioni all’attività motoria, i runner sono stati spesso apostrofati mentre correvano, anche se nel rispetto delle regole. Talvolta si è passati dalle parole ai fatti. Aggressioni, sputi, sassate, come descrivevamo in questo pezzo. Avete sentito una voce levarsi dalla FIDAL, per ricordare a tutti che il teorema “tutti a casa” aveva delle eccezioni se si correva in sicurezza e nel rispetto delle norme? Niente.

Rimborsi: anche sui soldi sono andati lunghi e non si sono sforzati molto. Mentre altre federazioni rimborsavano prontamente tasse gara per manifestazioni non disputate e decidevano o annunciavano sconti sulle tariffe per la prossima stagione sportiva, in FIDAL si sono mossi in ritardo e solamente regalando il tesseramento giovanile anche per il 2021. Non molto, visto che tanti non avevano ancora fatto il tesseramento. Per i master ovviamente, nessuna mossa, ma tanto si sa che sono solo vacche da mungere. Idem per le società che avevano pagato per manifestazioni cancellate o già rimandate all’anno prossimo. Leggete qui il bel pezzo del collega Lorenzini su questo tema.

Possibilità di dare evidenza all’atletica: questa invece temo che sarà una bella occasione persa. Il campionato del "dio calcio” sarà fermo fino a quasi metà giugno. Sport se ne vede pochino alla televisione. Ma perché non organizzare una gara elite sui 3 o 5 chilometri in un parco da trasmettere in diretta televisiva. Una bellissima passerella per il nostro sport. Invece si pensa solo ai campionati assoluti che saranno ad agosto, vedi qui l’annuncio,  quando i media saranno concentrati su calcio, motorismo ed altri eventi sportivi con più appeal. Una ghiotta occasione persa, si poteva fare ai primi di giugno, come hanno già fatto in Norvegia (ecco qui il pezzo del collega Annoscia, sempre bravo e puntualissimo ad informarci su quanto accade nel mondo). E non venitemi a dire che ci sarebbero stati dei problemi per il contagio, protocolli o quant’altro. Spiegatemi allora com’é possibile che in serie A si allenino 11 contro 11 e noi non si possa fare una gara con una ventina di atleti d’interesse nazionale. Anzi due, una maschile ed una femminile. Evento infinitamente meno pericoloso di una serata di movida in una città a Vostra scelta o del gioco dei bambini in un pomeriggio ai giardini pubblici.

Si può dare di più, cantavano Morandi, Tozzi e Ruggeri a Sanremo nel lontano 1987, canzone vecchia, ma testo tuttora valido in via Flaminia Nuova a Roma.

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Un tema molto dibattuto, e non solo in Lombardia. Le norme emanate dal governo nazionale hanno autorizzato la riapertura, dettando tutta una serie di precauzioni da prendere ed è proprio questa la prima difficoltà. Sono regole tanto doverose quanto difficili da applicare, non si tratta solo di chiudere gli spogliatoi, bensì di esercitare il controllo degli ingressi contingentando il numero di persone; sanificare gli attrezzi, avere dei teli da sostituire per il salto in alto, disporre di mascherine e guanti e di garantire lo smaltimento, disporre di strumenti per misurare la temperatura corporea……

Quali sono i centri sportivi, riferendomi in particolare alle piste di atletica, che possono/vogliono garantire tutto questo? Al momento non è previsto alcun contributo a sostegno, pertanto si tratterebbe solo di iniziative private, eventualmente autorizzate dai singoli comuni. Scrivo “eventualmente” perché sappiamo come spesso diversi comuni si siano mossi autonomamente.

Oppure, caso Lombardia (ma sono certo ci siano altre simili realtà in Italia), appassionati di atletica, tecnici, dirigenti, gli stessi atleti, che si mettono a disposizione per mandare avanti la baracca dell’atletica. Proprio grazie a queste persone sono stati aperti diversi centri sportivi, eccone alcuni:

XXV aprile (MI); Sesto SG (MI); Legnano (MI); Lodi; Canegrate (MI); Saronno (VA); Cairate (VA); Vigevano (PV); Mariano Comense (CO); Rovellasca (CO); Brembate (BG); Alzano (BG); Rodengo Saiano (BS); Concesio (BS); Nave (BS); Rezzato (BS). Altri apriranno a breve, come Bergamo (Via delle Valli); Chiari (BS).

Ma si tratta di un elenco che si aggiorna costantemente, è buona cosa rivolgersi al comitato lombardo per informazioni:   Il presidente del Comitato Regionale FIDAL Lombardia Gianni Mauri (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.); i vicepresidenti Roberto Goffi (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.) e Luca Barzaghi (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.); il segretario generale Rolando Perri (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.), ma anche ai comitati provinciali di pertinenza. Sono a disposizione delle società per tutte le problematiche inerenti e per agevolare l'opera di ripresa, in maniera sicura e controllata, delle attività. 

Qui sotto riporto un comunicato di Fidal Lombardia, che cerca di spiegare come stanno le cose. Il titolo è quantomai opportuno “Facciamo chiarezza”, perché dall’esterno non è facile comprendere le dinamiche che ci sono dietro queste scelte.

In relazione alle ordinanze emanate da Regione Lombardia e dai Comuni in merito alla ripresa dell’attività negli impianti sportivi, si ravvisa che spesso tali ordinanze sono in contraddizione tra loro e che in alcuni casi permettano la pratica all’aperto, in altri casi consiglino la pratica all’aperto, in altri casi ancora permettano oppure neghino l’uso degli impianti sportivi.

La Federazione Italiana di Atletica Leggera, nel pieno rispetto delle norme emanate dal Governo nazionale, ha consentito, al momento, esclusivamente l’allenamento in forma individuale degli atleti di interesse nazionale come da elenchi inviati alle società.  È evidente che FIDAL Lombardia non può predisporre piani di riapertura dell’attività sportiva sulla base di decine di ordinanze comunali di differente contenuto. Pertanto, la Federazione continuerà ad attenersi alle disposizioni del Governo nazionale che per loro natura stabiliscono regole e parametri uguali per tutto il territorio nazionale.

Si sottolinea infine che, laddove le ordinanze locali lo consentano, la riapertura dell’attività esula dalle autorizzazioni federali per la ripresa dell’attività e per l’eventuale riapertura degli impianti. La responsabilità di tali aperture ed il rispetto di tutti i protocolli igienico-sanitari sono di esclusiva competenza e responsabilità di chi ha la responsabilità della gestione (Comuni, Fondazioni, Privati, Società Sportive ecc) e nel pieno rispetto di tutte le tutele previste dai protocolli di sicurezza sanitaria che devono essere rispettati verificando inoltre la validità delle coperture assicurative per lo svolgimento dell’attività all’interno degli impianti sportivi.

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5 Maggio - “L'impressione è che siamo solo all'inizio della querelle”, concludeva Maurizio Lorenzini nel suo preciso pezzo: https://www.podisti.net/index.php/commenti/item/6045-elezioni-fidal-rinviate-anzi-no.html; e una nuova puntata è stata scritta oggi, con il pezzo apparso sul "Corriere dello Sport" a firma Franco Fava, dal titolo: “Malagò riflette: elezioni pre-Tokyo?”.

In effetti, la pandemia che ha portato al rinvio al 2021 dei Giochi Olimpici di Tokyo ha creato il grande problema delle elezioni del CONI e delle varie Federazioni, tra le quali la FIDAL.

Farle svolgere come previsto nel 2020 o rinviarle nel 2021, dopo i Giochi Olimpici, “quindi non più al termine del tradizionale quadriennio olimpico, ma a quello che è divenuto ormai un quinquennio? Sul posticipo confliggono da una parte la Carta Olimpica, che indica l’appuntamento con le urne dei Comitati Olimpici all'indomani dell'Olimpiade, dall'altra la legge Melandri del 1999, che impone il rinnovo delle cariche ogni quattro anni”.

Il presidente del CONI, Giovanni Malagò, si era detto inizialmente favorevole al rinvio a fine 2021 delle assemblee elettive federali, con le elezioni Coni a seguire nella primavera 2022, ma sta forse cominciando a riflettere e vedere la questione in maniera un po’ diversa.  

Infatti, come scrive Fava: “nelle consultazioni avute la scorsa settimana, il presidente Malagò avrebbe avanzato l'ipotesi di un rinvio di soli pochi mesi. Causa anche le difficoltà a convocare assemblee di centinaia di delegati per ogni federazione il prossimo autunno, Malagò starebbe pensando di proporre la fase elettiva tra gennaio e febbraio 2021. Si pensa al voto telematico, che favorirebbe un taglio dei costi, ma solleverebbe dubbi tecnici e legali (remote, interventi candidati in streaming e presenza di un notaio).
A scalpitare per elezioni nei tempi stabiliti sono federazioni importanti come l'atletica, il cui presidente Giorni non è ricandidabile. I tre aspiranti - Roberto Fabbricini, Stefano Mei e Vincenzo Parrinello (attuale vice in Fidal) - sarebbero favorevoli a impegnarsi a non modificare, se eletti, la struttura tecnica a pochi mesi dai Giochi. Tra le federazioni favorevoli a vario titolo a un rinvio al 2021 spiccano anche calcio, ciclismo e rugby. Altri fanno notare che in caso di cancellazione di Tokyo, si creerebbe un pericoloso corto circuito”.

E, in effetti, c’è molto da meditare su quest’ultima frase: in caso di annullamento definitivo dei Giochi Olimpici, cosa accadrebbe? Presidenti e consiglieri fin quando rimarrebbero in carica?

Speriamo si possa decidere a breve, trovando la miglior soluzione: per il futuro del nostro sport.

 
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